Zeffiro Ciuffoletti

LE FORME DELLA SOCIABILIT� E I PROCESSI DI POLITICIZZAZIONE

Lo spostamento del concetto di sociabilit� dal terreno sociologico, dove si era assestato fra Otto e Novecento ad opera di sociologi come Weber, Simmel e Gurvitch, a quello storiografico si deve certamente all'opera per molti versi magistrale di Maurice Agulhon, che ha aperto cos� nuovi campi e nuovi filoni di ricerca alla storiografia sul Settecento e sull'Ottocento. Tuttavia non vi � dubbio che proprio Agulhon si � limitato ad un uso efficace, ma del tutto empirico, del concetto di �sociabilit��, rifuggendo per carattere da riflessioni teoriche e metodologiche. L'aspetto, per me, particolarmente fecondo dell'opera di Agulhon sta in quel continuo e ritornante problema del rapporto fra sociabilit� e processi di politicizzazione. Nella ricerca, cio�, �dei modi di formazione del politico� 1, della selezione e organizzazione delle �lites e dei processi associativi che preludono ai moderni processi di politicizzazione.

Un filone di ricerca, quest'ultimo, che mi sembra particolarmente utile al rinnovamento della storia politica in Italia, dove la storiografia politica sta cercando di uscire dal binario morto di una storiografia troppo a lungo imbrigliata da motivi pratico‑politici 2.

Il rinnovamento della storiografia politica italiana, infatti, non pu� pi� prescindere dall'esigenza di confrontarsi con le sollecitazioni metodologiche nuove o innovative, come quelle provenienti dai modelli elaborati in sede normativa dai politologi e dagli scienziati della politica, o a da quelle fomite dalla scienza delle istituzioni e dei sistemi istituzionali e politici (leggi elettorali, sistemi di rappresentanza, modelli di governo e modelli di partito), oppure quelle provenienti dalle scienze sociali.

In questo senso il rinnovamento della storia politica attraverso lo studio delle dinamiche associative e delle strutture della sociabilit�, innate come fattore decisivo nel processo di acculturazione politica vericatosi nell'Europa occidentale fra il XVIII e il XX secolo, pu� costituire uno dei passaggi qualificanti. Si deve riconoscere che la storiografia politica italiana ha generalmente prestato scarsissima attenzione ai processi di politicizzazione e ancora meno alla formazione delle �lites. Solo negli ultimi anni si � cominciato a prestare attenzione a queste problematiche tanto importanti per comprendere la politica moderna e la stessa formazione dei partiti politici 3. Da qui l'attenzione e il costante richiamo agli studi sulla sociabilit� seguiti in area francese e in area tedesca, a cominciare dal diverso campo d'indagine che viene attribuito alla sociabilit�: nell'un caso, sulla scia dei lavori di Maurice Agholon e Daniel Roche 4, ci si rivolge alla sociabilit� �diffusa� e preistituzionale, nell'altro vengono prese in considerazione essenzialmente le forme strutturate e istituzionali della comunicazione 5.

Studi che sembrano, ormai, indispensabili anche in Italia per reimpostare lo studio della storia politica e delle forme associative, che ad essa presiedono, a partire dalle forme della comunicazione interpersonale prima nobiliari e poi borghesi, fino a prospettare un allargamento delle ricerche alle espressioni della sociabilit� popolare del secondo ottocento.

Per quanto riguarda gli studi francesi, che hanno privilegiato le forme di interrelazione sociale pro‑rivoluzionarie e poi quelle sorte durante la rivoluzione e quindi il vasto tessuto associativo ottocentesco, la storia delle forme e delle strutture della sociabilit� si � venuta integrando alla storia della politisation e quindi all'ancor pi� ampio processo di civilisation. Naturalmente gli studi francesi si sono rapportati inevitabilmente alle peculiarit� della storia della Francia, dove, proprio con la rivoluzione del 1789, si verific� un precoce impatto della borghesia e dei ceti popolari con la politica e le istituzioni politiche. In un certo senso la storiografia francese sulla sociabilit� non si � limitata allo studio del deperimento delle forme della sociabilit� aristocratico-nobiliare e d'ancien r�gime. Essa ha finito con il coinvolgere prima che altrove i ceti popolari, non a caso oggetto di largo interesse nello studio dei meccananismi di trasformazione e di assimilazione delle pratiche di sociabilit�. Le interrogazioni fra le dinamiche aggregative, interne alla societ� e alle istituzioni, dato il crescente spazio pubblico aperto dalle dinamiche rivoluzionarie, conferirono una dimensione politica alle relazioni di sociabilit�. Si cre�, cos�, una stretta correlazione fra adattamento delle forme di sociabilit� preesistenti e origine dell�associazionismo politico. Logge massoniche e associazioni paramassoniche, club, evidenziano in modo esplicito il profondo nesso esistente di sociabilit� e associazioni politiche di natura pro‑partitica 6.

Il nesso di sociabilit� e politica presenta nella fase rivoluzionaria tutta l� ambiguit� e la spinta tipiche delle fasi di trasformazione accelerata, poich� l�affermazione dell'identit� politico‑ideologica e della disciplina determinano il deperimento o la trasformazione delle preesistenti pratiche sociabilit� sorte sulla base di omogeneit� sociali, culturali o generazionali. Vecchio e nuovo si intrecciano e nelle nuove forme, aperte anche ai ceti popolari, i contenuti della solidariet� associativa dimostrano di mutare pi� velocemente delle �forme� di aggregazione. Si pensi, ad esempio, al ruolo delle logge massoniche nella fase pre‑rivoluzionaria in Francia e poi al loro deperimento nella fase rivoluzionaria.

Intorno alle logge avvenne un grande processo di ridefinizione delle della societ� civile. Con modalit� e fasi diverse prese corpo una profonda rielaborazione ideologica e culturale del principio di autorit�, un ripensamento complessivo della natura dei rapporti e delle relazioni sociali che coinvolse ampi strati delle �lites culturali del Settecento7.

Le logge rappresentarono insieme con le altre forme della nuova sociabilit� uno spazio privilegiato dove sperimentare forme inedite del vivere civile e dove si definirono le �lites sul piano culturale e morale prima che politico. La massoneria, che Daniel Roche definisce come uno dei modelli pi� importanti della nuova sociabilit� pre‑rivoluzionaria 8, pare come un importante canale di socializzazione, una sorta di informe crisalide, capace di contenere di volta in volta progetti e le strategie riturali, ideologie filosofiche o religiose disparate, indispensabile per capire pi� in profondit� quell'ampio processo storico di ridefinizione della societ� civile e della politica che prese le mosse dal Settecento per arrivare a influenzare la Rivoluzione del 1789 e di li la storia successiva della politica, nelle forme simboliche, nel linguaggio e persino nei programmi ideali.

Uno studio della massoneria come forma di lungo periodo della nuova sociabilit� in rapporto ai processi di politicizzazione � ancora tutta da fare per l'Ottocento. Tuttavia non vi � dubbio che dalle logge prende il via l'origine delle societ� latomistiche, che proprio nelle modalit� e nelle tecniche di affiliazione, nonch� nell'universo simbolico, rivelano le loro matrici paramassoniche 9. A partire dalla �crisalide� massonica le idee politiche della tradizione rivoluzionaria cominciano a serpeggiare nel continente, prendono forma nei caff�, nelle associazioni segrete, nelle tipografie clandestine. Uomini diversi per esperienze, cultura e origini sociali condividono un lessico e una simbologia, si ritrovano legati a forme di sociabilit� che esprimono al pi� alto livello la politicizzazione delle �lites che infiammeranno la lotta politica, susciteranno il bisogno di emancipazione nazionale e sociale e la esigenza di nuove forme politiche. Questo processo che va di pari passo alla diffusione di altre forme di sociabilit� come i circoli elettorali e le societ� di mutuo soccorso, oppure i club, i caffe, e le infinite associazioni culturali, segna la fase di incubazione della politica moderna prima della rivoluzione del 1848.

La dimensione politica nelle strutture della nuova sociabilit�, vale a dire la loro funzione in quanto veicoli del �discorso politico� e sedi sll'acculturazione politica, si fa, proprio a partire dalla rivoluzione del 1848 sempre pi� pregnante. L'addensarsi di pratiche di aggregazione e forme di comunicazione impersonale, fra le quali quelle aventi continuit� nel tempo e intensit� di relazioni, vale a dire le associazioni e i circoli in qualche misura strutturati, � un fenomeno attraverso il quale si pu� studiare la selezione delle nuove �lites, i luoghi dell'aggregazione politica di base, la formazione dell'opinione pubblica, lo spazio politico, e in sostanza i meccanismi su cui si regge la rappresentanza politica dei gruppi e degli interessi sociali. In altri termini queste forme della sociabilit� permettono di studiare quei fenomeni di modernizzazione che emergono nella societ� europea dell'Ottocento con l'ascesa dei ceti borghesi e poi di quelli popolari 10. In questo contesto, quindi, vanno studiati e situati i processi di politisation e i soggetti che se ne fecero protagonisti o �mediatori�. Dallo studio della sociabilit� si pu� arrivare all'analisi della formazione e della circolazione del discorso politico, superando lo scarto fra societ� e istituzioni e ritrovando nel sociale e nel vivo delle relazioni di gruppo gli elementi e i soggetti della politica, anche se �prima� degli apparati ideologici della comunicazione e delle organizzazioni politiche, cio� prima della forma partito.

Per quanto in Italia siamo appena agli inizi di uno studio di questo tipo, si deve dire che un primo lavoro di scavo � stato fatto. Si � studiato, cio�, la funzione delle numerose associazioni universitarie o studentesche che costituiscono un importante settore della storia organizzativa del liberalismo 11. Ma pi� che altro si � studiato quelle forme della sociabilit� che permisero la circolazione di idee politiche e pratiche sociali democratiche che prepararono le condizioni per la nascita dei grandi partiti popolari, repubblicano e socialista 12.

Proprio all'incrocio fra riflessione teorica dei democratici e diffusione delle pratiche di aggregazione popolari (associazioni e societ� di mutuo soccorso, che costituiscono un fenomeno di dimensione europea) si viene delineando un'idea moderna di democrazia. Un'idea legata al concetto di rappresentanza, fondata sul suffragio universale e sul sistema parlamentare, abbandonando i miti assembleari e di democrazia diretta alle frange pi� rivoluzionarie. Mentre il concentrarsi dell'attenzione intorno alla nozione di popolo induce i democratici ad approfondire l'analisi della societ� ed a ricercare forme di organizzazione della vita sociale capaci di assicurare lo sviluppo, accanto ad uno

stato democratico, di una societ� democratica (che ne �, insieme, presupposto e completamento) il diffondersi dell'associazionismo consente di risolvere quest'ultimo problema superando il particolarismo delle societ� liberali, senza correre il rischio di annullare le specificit� dividuali 13. L'associazionismo �, infatti, per i democratici non soltanto uno strumento di difesa di interessi che solo collettivamente possono essere ascoltati e tutelati, ma il luogo che rende possibile la formazione dell'indispensabile legame sociale e in cui matura un costume democratico. Negli spazi associativi i lavoratori non solo scoprono le forme moderne della solidariet�, ma, in quanto cittadini, si educano alla democrazia attraverso il ricorso agli strumenti stessi della democrazia. In questo senso l'associazione diviene il perno attorno al quale si costituisce la moderna societ� democratica, e nella quale agiscono i partiti, anch'essi incomprensibili nelle loro forme originarie senza la compresenza di organismi associativi di base, che presiedono al processo di politicizzazione e alla nascita della stessa �forma partito�.

1. Cfr. M. Malatesta, la storiografia della sociabilit� negli anni '80, in ,Cheiron�, 9‑10, 1988.

2. Cfr. G. Quagliariello, Il ritorno della storia politica, in Il Partito politico nella belle epoque, a cura di G. Quagliariello, Milano, 1990. Si veda anche Z. Ciuffoletti, Introduzioni a M. Ridolfi. Il circolo virtuoso. Sociabilit� democratica, associazionismo e rappresentanza politica nell'Ottocento, Firenze, 1990; P. Pombeni, La storia come scienza della politica, in Il Partito politico nella belle �poque, cit., pp. 61 e ss.

3.Cfr. M. Ridolfi, Il circolo virtuoso, cit., pp. 11‑24.

4.Cfr. E. Francoise ‑ R. Reikardt, Les fenomenes de sociabilit� en France du milieu du XVIII si�cle au milieu du XIX si�cle, in � Revue d'histoire modeme et contemporaine�, pp. 453‑479.

5.Cfr. M. Meriggi, Associazionismo borghese tra 700 e '800. Sonderweg tedesco e caso francese, in �Quaderni storici�, n. 71, 1989, pp. 589‑627. ,

6‑ Cfr. Z Ciuffolotti, La teoria della �cospirazione�, i nuovi modelli di sociabilit� e della massoneria, in Progettualit� e politica nella Rivoluzioni francese, Messina-Firenze 1989.

7-Ciuffoletti. La massoneria e le forme della sociabilit� nell'Europa del Settecento

in �il Vieusseux�, numero monografico a cura di Z Ciuffolotti, a. IV, 1991, pp. 3‑9

8. Cfr. D. Roche, Nuove forme di sociabilit� e filosofia dei Lumi nella Francia del XVIII secolo, in �i1 Vieusseux�, cit., pp. 10 e ss.

9. Cfr. J. Billingtan, Con il fuoco nella mente. Le origini della fede rivoluzionaria, Bologna, 1986.

10. Cfr. M. Ridolfi. Il circolo virtuoso, cit., p. 17.

11. Cfr. H. Ulltich, Il .Grande Partito Liberale�dall'Unit� alla prima guerra mondiale, in il partito politico nella belle �poque, cit., p. 113.

12. Cfr. M. Ridolfi, Il Partito della Repubblica. I repubblicani in Romagna e le origini del Pri nell'Italia liberale (1872‑1893), Milano, 1989; Id., Il circolo virtuoso, cit.

13. Cfr. F. Becco, Presentazione a Democrazia e associazionismo nel XIX secolo, a L di F. Bracco, Firenze, 1990,