Gabriel Naudé bibliotecario di Mazzarino

di Alessandro Gionfrida

Louis Jacob nel suo Trattato delle più belle biblioteche pubbliche e private... del 16441, elogiando Enrico II de Mesmes per la sua ricca e fra le più complete biblioteche di Parigi, definiva Gabriel Naudé2, suo bibliotecario e autore di un «dotto e curioso» libro a lui dedicato3, un «genio delle biblioteche».

Nel corso dei suoi studi e della sua attività professionale Naudé, bibliotecario e teorico dell'organizzazione della biblioteca pubblica, conobbe quasi tutti i tipi di biblioteche dell'età barocca e gli specifici ambienti culturali di cui queste erano espressione4.

Il primo incontro avvenne con le grandi biblioteche private seicentesche: nel 1622, a poco più di vent'anni, egli ricevette il prestigioso incarico di occuparsi della biblioteca di Enrico II de Mesmes a Parigi, incarico coperto fino al 16305.

Come ricorda Claude Jolly, le biblioteche dell'età barocca nacquero, infatti, soprattutto come collezioni private:

Des robins érudits (de Mesmes, de Thou) aux aristocrates bibliophiles (La Vallière) en passant par les principaux ministres du XVII siècle (Richelieu, Mazarin, Seguier, Colbert) [...] jamais les élites dans leur ensemble, quels que soient leur niveau ou leur nature (élites par la naissance, le savoir ou la fortune) n'auront consacré autant de temps et d'argent pour leurs bibliothèques6.

Dal 1630 al 1641 Naudé fu poi al servizio del cardinale di Bagno7 come bibliotecario e suo segretario personale in Italia. Sono questi gli anni dell'incontro con il fastoso ambiente culturale della Roma dei Barberini, dove il mecenatismo di Urbano VIII, un papa particolarmente vicino alla vita scientifica e letteraria della sua età tanto da prendervi parte «personalmente con le sue produzioni poetiche»8, promuoveva il lavoro degli studiosi che lí potevano disporre di tutti gli strumenti loro necessari, dalle tipografie alle numerose biblioteche ecclesiastiche o di proprietà della nobiltà della corte pontificia.

Dalla fine del Cinquecento alla prima metà del Seicento erano infatti sorti a Roma cinque grandi istituti di questo tipo: l'Angelica (insieme con l'Ambrosiana9 di Milano costituivano le uniche due biblioteche pubbliche del mondo cattolico), l'Aniciana10, l'Altemps11, la Vallicelliana12 e, soprattutto, la Barberiniana13. Quest'ultima, arricchita dal grande mecenate Francesco Barberini14, nipote di Urbano VIII, divenne il luogo di incontro dei più importanti e famosi eruditi e bibliotecari del momento, tra cui Leone Allacci15, Luca Holstenius16 e lo stesso Naudé, i quali collaborarono insieme a numerose ricerche bibliografiche.

Non va dimenticato inoltre che Naudé, come cliente dei Barberini e segretario del cardinal di Bagno, poté facilmente avere accesso alla Vaticana, una delle più ricche biblioteche del mondo cattolico17.

Successivamente egli divenne bibliotecario del cardinal Mazzarino e, insieme al ministro del re, si occupò di istituire una delle prime biblioteche pubbliche di Francia.

L'ultimo incarico di Naudé, dal 1650 al 1653 bibliotecario della regina di Svezia, Cristina, alla corte di Stoccolma18, lo pose in contatto con le biblioteche del mondo protestante.

Questo, in breve, il suo ricco curriculum professionale, un percorso che vede Naudé passare dalle biblioteche private a quelle ecclesiastiche, attraversare il nodo centrale della nuova politica culturale di Richelieu e Mazzarino con l'istituzione della prima biblioteca pubblica di Francia, fino all'incontro con la cultura protestante.

La funzione di bibliotecario, sostenuta da una forte passione intellettuale e da un'intensa attività di studio e di ricerca, rese Naudé particolarmente sollecito verso i problemi relativi all'organizzazione bibliotecaria (biblioteconomia, bibliografia, ecc.) e, più in generale, alle nuove necessità di organizzazione culturale del XVII secolo.

In altre parole, sempre considerando tutta l'attività intellettuale di Naudé come essenzialmente legata all'esperienza del «Libertinage érudits»19, è possibile riconoscere nel suo pensiero tre filoni fondamentali.

Il primo, stimolato dai suoi vastissimi interessi storico-eruditi, arriva, proprio attraverso un rigoroso esame delle notizie storiche e delle fonti del passato ed in generale di ogni conoscenza, a sviluppare una forma di razionalismo, non esente da forti venature scettiche, ma capace di sottoporre ad una severa critica le tradizioni del passato e le credenze soprattutto religiose.

Gli studi principali, frutto di questo suo atteggiamento critico, sono L'instruction à la France sur la vérité de l'histoire des frères de la Rose-Croix (Parigi, 1623) e la ben più matura Apologie pour tous les grands personnages qui ont été faussement soupçonnez de magie (Parigi, 1625), in cui Naudé sottopone ad una serrata critica i concetti di «magico» e «soprannaturale» della sua epoca20.

Nello stesso filone vanno inserite inoltre due opere che Naudé non riuscí mai a realizzare: dopo il 1632 medita infatti di scrivere un trattato, il De censura veri, che avrebbe permesso di discriminare il vero dal falso. Questo progetto va visto come il preambolo ad un altro lavoro anch'esso non realizzato: Elenchus rerum hactenus falso creditarum, un'opera che avrebbe dovuto servire come repertorio di tutte le falsità, superstizioni e leggende, un progetto che avrebbe anticipato il dizionario di Bayle21. Proprio questo suo razionalismo ha fatto di Naudé, come disse Pintard, un «Bayle en puissance»22.

L'altro importante aspetto del lavoro naudeiano è strettamente legato al suo pensiero politico. Accanto al razionalista e demistificatore delle credenze popolari troviamo infatti il Naudé assolutista che esordisce con il Marfore23 nel 1620, un testo dove ritornano alcuni elementi fondamentali della produzione naudeiana come «[...] l'odio per la 'populace' inaffidabile e creatrice di disordini, l'accettazione esplicita dell'assolutismo che farà di Naudé, per tutta la vita, anche nel periodo della fronda, un indiscusso partigiano della monarchia»24. E troviamo soprattutto il radicale fautore della ragion di Stato, l'autore delle Considerations politiques sur les coups d'état (Roma, 1639)25.

Infine, consideriamo il terzo aspetto del pensiero di Naudé, come abbiamo detto, stimolato dalla sua particolare sensibilità di bibliotecario: quello di «organizzatore di saperi e conoscenze»26, che fa di lui un autore capace di ricapitolare e riarticolare la tradizione intellettuale precedente al fine di reinserirla nel progetto di una nuova politica culturale. Proprio da qui parte, a nostro avviso, la possibilità di leggere l'impegno teorico e pratico del bibliotecario di Mazzarino nella creazione di una biblioteca pubblica secondo una precisa finalità politica che permetta di inquadrare nuovamente il rapporto esistente tra libertini eruditi e la monarchia assoluta di Richelieu e Mazzarino.

Il progetto di una nuova politica culturale si sviluppa con particolare evidenza nell'opera Addition à l'histoire de Louis XI27. Qui Naudé disegna un penetrante quadro dell'epoca di Luigi XI, rappresentato come un colto mecenate in un periodo di rinascita culturale. Luigi XI è il primo sovrano del Rinascimento francese e nulla ha da invidiare a Cosimo dei Medici, a Mattia Corvino e a tutti gli altri principi e mecenati del Quattrocento. Naudé, rivalutando la politica culturale di questo sovrano e quella di tutti i re di Francia dal Medioevo al Rinascimento, traccia una linea continua nella storia della letteratura francese che vede il potere monarchico, fin dal Medioevo, svolgere un ruolo fondamentale nella difesa e promozione delle lettere 28.

Al termine dell'opera Naudé, convinto del forte legame fra cultura e politica, rivolge un appello a Luigi XIII affinché si faccia promotore di un nuovo periodo di rinascita letteraria.

L'Addition, oltre a restituire il XV secolo alla tradizione letteraria francese, è in linea con la storiografia dell'età di Richelieu che aveva per fine la preparazione del nuovo capitolo della letteratura francese: quel capitolo che, solo in seguito, prenderà il nome di classicismo ma che già allora intendeva distinguersi dal Rinascimento dell'epoca di Francesco I, e creare «il secolo di Luigi XIII».

Grâce à Naudé, un siècle - le XV - était enfin rappelé, dans toute son importance, aux constructeurs du Classicisme français [...] Naudé convaincu que la politique est étroiment liée à la culture, il favorise la politique pour développer la culture. Ainsi, sur l'exemple d'Alexandre [...] des Médices, de Louis XI et de Francois I, il veut convaincre le roi de jeter les bases d'une nouvelle période lettéraire29.

Le due bibliografie di Naudé, la Bibliographia politica30 del 1633 e la Bibliographia militaris31 pubblicata postuma nel 1683 in Germania, sono inseribili in questo filone di pensiero.

La Bibliografia politica è un breve opuscolo in cui Naudé registra la letteratura sull'argomento (opere di politica, morale, diritto pubblico, ecc.), tracciando una sintetica ma puntuale storia del pensiero politico dall'età classica agli autori a lui contemporanei. Introduce, inoltre, nella lingua colta il termine «bibliografia» con un senso completamente nuovo per quei tempi, quello di descrizione e indicazione di libri32. L'opera risponde non solo ad un'esigenza erudita, ma è anche un tentativo di ordinare un materiale storico, tracciando l'evoluzione di quella disciplina con l'intenzione di fornire un'agile guida, un repertorio di facile e utile consultazione. Tutto questo senza però rinunciare ad una sua personale linea interpretativa «filoassolutista» del pensiero politico (Machiavelli e Bodin sono, tra gli autori politici esaminati nell'opera, tenuti in particolare considerazione).

Lo stesso può dirsi dell'altra Bibliografia, uno studio dei principali teorici e studiosi di arte militare, dall'antichità all'età moderna, dove vengono inoltre segnalati manoscritti inediti conservati in varie biblioteche. Anche quest'opera si prospetta come guida e organizzazione della letteratura, indicazione di documenti e presentazione critica dei contenuti.

Un altro importante lavoro di Naudé è il Syntagma de studio liberali del 163233. Nell'opera egli, dopo una panoramica sul pensiero pedagogico, espone le sue idee sulla finalità, sul valore degli studi e sui meriti delle diverse discipline, tracciando un suo metodo di apprendimento dei vari saperi a fini esplicitamente pedagogici; il tutto improntato ad un rigoroso criticismo che può considerarsi la somma delle sue riflessioni sul modo di cercare la verità.

Nel Syntagma il tema dell'organizzazione disciplinare risponde, a differenza delle opere precedenti, ad un'esigenza più teorica di definire un metodo generale di apprendimento, un metodo capace di vagliare, alla luce della verità, tutte le conoscenze relative alle varie discipline, per un possibile riordino globale del sapere.

Infine, un ultimo importante aspetto del Naudé organizzatore di saperi e conoscenze è rappresentato dalla sua attività di curatore di edizioni critiche, soprattutto di vari autori italiani del Rinascimento come Cardano, Nifo, Rorario, ecc.34.

A questo punto si pone una domanda: l'Addition, le Bibliografie, il Syntagma, le edizioni critiche di vari autori del Rinascimento, tutta questa attività di organizzazione culturale e di riordinamento di varie discipline, a chi è rivolta, a quali fini politici è destinata? Lo stesso Naudé, nell'Addition, ci dimostra che, senza una salda collaborazione tra monarchia e intellettuali, non può realizzarsi alcun progetto di rinascita culturale. La risposta va forse cercata nella sua attività di bibliotecario al servizio di Mazzarino.

A tale proposito è utile rivedere brevemente l'Advis pour dresser une bibliothèque, opera pubblicata nel 162735 e dedicata a Enrico II De Mesmes, divisa in 9 capitoli e una breve introduzione dove Naudé rivendica l'originalità dell'argomento trattato: l'organizzazione delle biblioteche.

Nel primo capitolo egli dichiara esplicitamente qual è lo scopo che lo ha indotto a scrivere l'Advis, il motivo unificante di tutta l'opera: convincere Enrico II De Mesmes a realizzare una biblioteca universale consacrata all'uso pubblico.

Nei capitoli successivi affronta e cerca di risolvere i problemi principali legati alla realizzazione di una tale biblioteca: la scelta dei libri (di quanti e quali testi essa debba essere composta) e la loro disposizione tale da renderli facilmente reperibili.

Per quel che concerne la scelta dei libri, l'autore ricorda che una biblioteca universale aperta al pubblico deve possedere tutti i principali autori delle varie discipline e soprattutto delle arti e delle scienze. Naudé definisce con chiarezza l'apparato bibliografico della sua biblioteca pubblica ideale. Per prima cosa, questa deve essere fornita di tutti i principali autori antichi e moderni, scelti nelle migliori edizioni, accompagnati dai migliori commenti che si trovano in ogni disciplina, senza dimenticare anche gli autori meno conosciuti. Secondariamente, tutti gli autori vecchi e nuovi nella loro lingua originale, coloro che hanno meglio trattato le parti di qualche scienza o disciplina in modo più approfondito e coloro che hanno commentato specificatamente qualche autore o libro particolare. Infine, le opere degli scettici che hanno mostrato la vanità di tutte le scienze (Agrippa di Netteshein e Sesto Empirico); le opere che hanno segnato l'inizio di una disciplina o che trattano argomenti poco comuni e altri testi necessari come manuali di consultazione (dizionari, repertori, raccolte di dati, ecc.)36. Nella biblioteca di Naudé un posto particolare è rivestito dagli autori della nuova scienza (Copernico, Keplero e Galilei)37 e dai pensatori eretici protestanti, soprattutto luterani e calvinisti, per le loro profonde conoscenze teologiche e religiose38.

Per ciò che concerne la disposizione e l'ordine da dare ai volumi, Naudé sa di affrontare un problema fondamentale per l'organizzazione e l'esistenza stessa di una biblioteca. Egli propone di distribuire i libri in sette classi principali (che chiama «facultez»): Teologia, Medicina, Giurisprudenza, Storia, Filosofia e Materie umanistiche, che a loro volta possono essere suddivise in sottoclassi.

Nell'ultimo capitolo, «Queil doit estre le but principal de cette bibliothèque», Naudé ritorna sull'argomento principale: la fondazione di una biblioteca pubblica. Ricorda le tre biblioteche pubbliche d'Europa, la Bodleian, l'Angelica e l'Ambrosiana, nelle quali «è possibile entrare liberamente e senza difficoltà»; accenna alla funzione del bibliotecario, che deve possedere due requisiti fondamentali: un'erudizione generale e una buona conoscenza dei libri, e dichiara, coerentemente con i suoi intenti, che ogni biblioteca dovrebbe essere aperta al pubblico.

L'Advis, sia come uno dei primi testi di biblioteconomia, sia nei suoi possibili sviluppi in senso storico-letterario, è facilmente inseribile tra le opere di Naudé che rispondono ad un'esigenza di organizzazione disciplinare. La stessa classificazione dei libri da lui proposta nell'Advis è anche una possibile ripartizione generale del sapere, delle specifiche competenze nelle varie discipline, colte anche nel loro divenire storico. Non a caso, nelle ultime pagine dell'opera, Naudé annuncia il proposito di ampliare e perfezionare ciò di cui l'Advis non era altro che un abbozzo: un'ampia e dettagliata storia delle lettere e dei libri, del progresso delle scienze e delle varie arti39, come forma compiuta del catalogo bibliotecario, una «Historia letteraria» che avrebbe preso il titolo di Bibliotheca Memmiana40.

Nell'Advis, come abbiamo detto, Naudé traccia in modo specifico un progetto di biblioteca pubblica ideale che, successivamente, realizzerà con Mazzarino.

La biblioteca pubblica moderna, in realtà, non nasce con Naudé, ma ha origini più antiche. In Europa, la Riforma dà un forte e decisivo impulso alla fondazione delle prime biblioteche pubbliche. Nella teologia luterana la libera interpretazione dei testi sacri, rivestendo un ruolo centrale, rende quanto mai necessaria la possibilità per tutti i fedeli di accedere ai luoghi del sapere dove questi testi vengono conservati41. In altre parole «con Lutero, libri e biblioteche, diventando un'arma dichiarata da adoperare nella lotta per le idee e gli interessi politici, acquistano un significato e un ruolo sociale e quindi pubblico che non perderanno mai più [...]»42. Anche Melantone, negli Ordinamenta Ecclesiastica, aveva ribadito l'importanza delle biblioteche e delle scuole per educare la collettività dei fedeli. Dello stesso avviso era stato Calvino (basti ricordare la fondazione della biblioteca e dell'università di Ginevra nel 1559).

La biblioteca Bodleiana, ricordata da Naudé come una delle prime biblioteche pubbliche in Europa, era di area protestante. Istituita nel 1609 da sir Thomas Bodlein, fervente antipapista, era aperta a qualsiasi studioso dietro permesso dell'università di Oxford43.

In ambito cattolico, le prime biblioteche pubbliche furono fondate alla fine del Cinquecento proprio in risposta al movimento riformatore. I primi ad occuparsene furono i Gesuiti e, a Roma, il circolo di S. Filippo Neri, Cesare Baronio e soprattutto Federico Borromeo44. Essi si resero conto dell'importanza dell'istituzione e controllo delle biblioteche per l'educazione della gioventú, la difesa della fede e il rinnovamento del clero.

In questo contesto culturale e dalla volontà di questi riformatori nacquero le prime biblioteche pubbliche cattoliche: l'Angelica45, fondata da Angelo Rocca alla fine del Cinquecento a Roma e l'Ambrosiana, istituita dal cardinale Federico Borromeo a Milano, il quale, molto probabilmente, conobbe il Rocca alla tipografia vaticana dove tutti e due, benché con compiti diversi, si occupavano dell'edizione della Bibbia latina.

L'Ambrosiana (la più importante del mondo cattolico), inaugurata il 7 dicembre 1609, possedeva già tremila volumi di stampati e dodicimila manoscritti46. Un'équipe di studiosi provvedeva alla cura di libri e manoscritti, ad agevolarne l'uso al pubblico, a intrattenere rapporti con gli eruditi, specialmente stranieri, oltre che ad occuparsi di ricerche bibliografiche con proprie pubblicazioni degli studi in materia.

Naudé ricordò così questa biblioteca, nell'Advis: «[...] elle surpasse tant en grandeur et magnificence que en obligeant le public beaucoup de celles d'entre les Romains, n'est ce pas une chose de tout extraordinaire qu'un chacun y puisse entrer à toute heure presque que bon luy semble»47.

Sembra tuttavia che, nel periodo trascorso come bibliotecario presso il cardinal di Bagno, la sua ammirazione per questa biblioteca fosse diminuita; egli criticò l'egoismo e l'inefficienza dei suoi bibliotecari.

L'incontro con l'Ambrosiana, «la biblioteca pubblica per eccellenza», rappresentò, in ogni caso, un evento molto importante per il futuro bibliotecario di Mazzarino; a questa Naudé si ispirò anche in seguito.

Le prime biblioteche pubbliche europee nascono dunque in un contesto culturale essenzialmente religioso, sia esso cattolico, protestante, luterano o calvinista.

Nell'Advis Naudé auspica l'apertura al pubblico di una biblioteca che, per qualità e vastità, sia veramente universale e soprattutto laica poiché la biblioteca naudeiana è, in primo luogo, un tesoro del sapere accessibile a tutti coloro i quali aspirano alla conoscenza ed in cui ciascuno può trovare argomenti e stimoli che più lo interessano, dalla quale è necessario eliminare il carattere privato delle ricche collezioni di libri della grande nobiltà laica ed ecclesiastica. Naudé infatti concepisce in termini decisamente moderni la biblioteca: innanzitutto critica le inutili forme di sperpero e di lusso poiché, sostiene, il denaro va speso per acquistare un maggior numero di volumi, non per rilegature lussuose, o per costose rarità bibliografiche. Arriva anche ad ammettere le traduzioni in francese dei testi più importanti, al fine di renderli accessibili a coloro che non conoscono bene le lingue straniere o il latino48. Dispone la biblioteca in modo tale che tutti gli interessati possano goderne.

Ma qual è il pubblico a cui Naudé si rivolge?

Le correnti di pensiero dell'epoca si riflettono non solamente nell'atteggiamento verso le biblioteche private, ma anche nella nozione di «pubblico» che si va formando, nozione che, se pur debitrice nei confronti della tradizione umanistica e rinascimentale, anticipa l'ideale della repubblica delle Lettere di cui faranno parte i dotti di tutto il mondo. Naudé ritiene che solo tra i dotti di tutti i ceti sociali, capaci di elevare il proprio pensiero al di sopra degli interessi particolari, si trovino i beneficiari della biblioteca pubblica.

L'Advis, oltretutto, risente in molti punti del razionalismo critico di Naudé, un razionalismo, come abbiamo visto, capace di denunciare strumentalizzazioni e falsificazioni affinché l'uomo dotto possa emanciparsi definitivamente da credenze e superstizioni. Nella sua biblioteca si possono dunque trovare gli autori della nuova scienza (Galilei, Copernico, ecc.) e numerosi pensatori protestanti.

Nel suo piano di riordinamento di saperi e conoscenze, che comincia a profilarsi proprio nell'Advis, rivestono un ruolo molto importante le novità scientifiche, i testi non religiosi o di religione diversa da quella cattolica, poiché soprattutto da queste fonti di conoscenza lo spirito critico del dotto può trovare profitto per una possibile comprensione della realtà.

E proprio con la sua biblioteca ideale, teorizzata nell'Advis e realizzata in seguito con Mazzarino, Naudé intuisce la possibilità di concretizzare, in collaborazione con la monarchia assoluta, il suo progetto di riordinamento di saperi e conoscenze in cui confluiscono idealmente e trovano realizzazione gli altri due aspetti del suo pensiero: quello politico-assolutista e quello razionalista, che rappresentano il contenuto ideologico della sua biblioteca pubblica ideale.

Per Naudé la biblioteca pubblica è la realizzazione teorica del suo progetto e soprattutto uno degli strumenti essenziali per forgiare un uomo autenticamente dotto che possa definirsi cittadino del mondo, in quanto nella biblioteca: «[...] Il se peut instruire et cognoistre les particularitez plus precises de tout ce qui est, qui fuit et qui peut estre en terre, en mer, au plus caché des cieux»49.

Il ruolo del dotto - nuova figura di intelletuale critico formatosi nella biblioteca - assume una grande importanza nell'opera di Naudé Les considerations politiques sur les coups d'estat. Nel quinto capitolo, «Quali requisiti deve avere il ministro con l'aiuto del quale si possono concertare i colpi di Stato», egli descrive le caratteristiche ideali del ministro del re che, grazie alle tre virtú fondamentali necessarie per governare saggiamente - forza, giustizia e prudenza -, incarna pienamente la figura del dotto. È lui, più del monarca, la vera guida dello Stato. È il dotto-ministro che guida l'azione del sovrano e che, grazie al suo spirito critico, è cosciente delle falsità della religione asservita al potere e del vuoto convenzionalismo su cui si basa lo Stato; ma che pure sa bene quanto, al fine di conservare la pace sociale e non ricadere nel caos (come quello delle guerre di religione), sia necessario appoggiare lo Stato assoluto. Nota Pessina:

[...] l'aspetto «positivo» del pensiero di Naudé è infatti legato solo alla raffigurazione dell'uomo dotto che, liberatosi attraverso il sapere, costruisce le gabbie necessarie al mantenimento del potere. [...] Paradossalmente, si può forse dire che il vero protagonista del bene dello Stato è in Naudé più l'uomo dotto che il principe: è infatti il dotto che giustifica, motiva ed indirizza l'azione del sovrano50.

Riprendiamo l'Advis. La biblioteca pubblica auspicata da Naudé è dunque rivolta ai dotti di tutta Europa, la maggior parte dei quali appartengono al terzo stato (lo stesso Naudé era di umili origini)51 ed hanno perciò bisogno di usufruire della liberalità dei grandi. Nel quinto capitolo delle Considerations, riguardo alla scelta dell'eventuale ministro, Naudé consiglia di assegnare l'incarico a un candidato di umili origini (egli usa qui il termine di uomo «mediocre»), in primo luogo perché alcuni requisiti essenziali, quali saggezza e intelligenza, niente hanno a che fare con la nobiltà; in secondo luogo perché i plebei «possono fare del bene e si devono temere molto meno». Riguardo ai letterati e ai dotti come possibili consiglieri e ministri, Naudé dice:

Non rifiuterò infine i letterati, dal momento che l'imperatore Alessandro si serviva spessissimo, nei suoi consigli militari e civili, di uomini colti e specialmente di coloro che conoscevano bene la storia e, considerando che il cardinale Richelieu è stato innalzato direttamente dal fondo della sua biblioteca al governo di Francia[...]52.

Tenendo conto della centralità della figura del dotto-ministro nel pensiero politico di Naudé, ci sembra di capire che la biblioteca pubblica dell'Advis non è solo la palestra per la formazione di un nuovo intellettuale, un cittadino del mondo liberato da ogni falsa credenza popolare e religiosa, ma si inserisce in un più ampio progetto politico.

La biblioteca pubblica e tutta l'attività di organizzazione culturale di Naudé possono allora venire intesi come strumenti per la formazione di una nuova classe dirigente (magari di umili origini) di dotti devoti alla monarchia e di un ministro di Stato che, come Richelieu «[...] è stato innalzato dal fondo della sua biblioteca».

In ogni caso, al di là di questa ipotesi, Naudé secolarizza la concezione tendenzialmente confessionale e religiosa della biblioteca pubblica cinquecentesca, legandola alla sua visione politica radicalmente assolutista.

Naudé poté realizzare la sua biblioteca ideale con Mazzarino, anche se un altro elemento contribuí in qualche modo alla sua creazione: il progetto di Richelieu relativo alle biblioteche pubbliche, progetto destinato a non realizzarsi. Naudé, benché non fece in tempo a divenire bibliotecario del cardinale, fu richiamato in Francia proprio da Richelieu per occuparsi della sua raccolta privata53.

Come è noto Richelieu fu un uomo di raffinata cultura. Possedeva un'immensa biblioteca di 6380 opere, realizzata con ogni mezzo, tra cui la confisca dell'intera biblioteca de La Rochelle54.

Facevano parte della sua collezione manoscritti e libri stampati in ebraico, arabo, turco, persiano, siriaco, greco, ecc.; numerose opere di teologia, soprattutto testi luterani e calvinisti, libri di storia profana e di storia francese. Sebbene figurassero tutti i classici latini e greci, Petrarca, Boccaccio ed Erasmo, la letteratura del XVI secolo e dell'inizio del XVII occupava un posto assai importante nella sua biblioteca.

Non si deve però credere che questo grande ministro fosse un semplice collezionista55. Egli aveva compreso tutta l'importanza, per uno Stato moderno, di queste preziose fondazioni, le biblioteche pubbliche. Non a caso aveva progettato di dotare la Francia di una grande istituzione destinata «aux hommes de lettres et d'erudition». Nel suo testamento emerge chiaramente il ruolo che ad essa intendeva dare: «Mon dessein est de rendre ma bibliothèque la plus parfaite et accomplie que je pourray, et la mettre en éstat qu'elle puisse non seulement servir à ma famille mais encore au public[...] »56.

Uno dei primi atti di Mazzarino, dopo la morte di Richelieu avvenuta il 5 dicembre 1642, fu proprio di offrire a Naudé il posto di bibliotecario nella sua collezione privata57.

Naudé cominciò subito ad arricchire la biblioteca del suo patrono. Si calcola che, in poco meno di un anno e mezzo, abbia acquistato dai librai parigini più di seimila volumi. Nel 1643 si presentò l'opportunità di comprare in blocco una delle più belle collezioni private di Parigi: la Biblioteca Cordesiana. Nel mese di gennaio, infatti, il canonico di Limoges J. Des Cordes, grande erudito e bibliofilo, morí. Mazzarino, acquistata la sua biblioteca, diede a Naudé l'incarico di occuparsi della redazione del catalogo di questa raccolta58. Successivamente Naudé (tra il 1644 e il 1647) intraprese numerosi viaggi in Italia, Svizzera, Germania, Olanda ed Inghilterra proprio al fine di acquistare libri. In pochi anni creò una fra le prime e più grandi biblioteche pubbliche di Francia. Mazzarino stesso arricchí ancora la sua collezione con l'acquisto della biblioteca di Philipsbourg. Il cardinale si occupava direttamente con Naudé della scelta delle opere che dovevano far parte della sua raccolta libraria.

La disposizione dei volumi fu affidata allo stesso Naudé. I locali della biblioteca (Hotel Tubeuf) erano composti di 6 stanze ed una grande galleria. Nella prima stanza erano conservati i libri di filosofia, giurisprudenza e una parte della collezione di teologia (Anselmo, S. Agostino, Alberto Magno, ecc., vicino a Cremonini e Campanella). Nella seconda sala i libri di chimica, astronomia, storia naturale, medicina ed i nuovi testi scientifici di Copernico, Galilei, Keplero, Marsenne, Moreau e Torricelli. Nella terza stanza le Bibbie in tutte le lingue, il Corano ed il Talmud. Nella quarta sala i manoscritti latini, greci ed orientali. Nella quinta sala il diritto canonico, i testi di politica e letteratura. Nella sesta sala i più importanti testi cristiani eretici (Calvino, Lutero, Beza, ecc.) e i testi ugonotti francesi. Tutto sembrava essere disposto come Naudé aveva auspicato nell'Advis. Nella galleria centrale, chiamata biblioteca delle colonne dallo stesso Naudé, egli vi dispose le opere più utili per gli studiosi di allora: la storia ecclesiastica, compresa quella delle altre religioni, la storia profana di tutte le più importanti nazioni d'Europa, 3.500 volumi di matematica, le opere dei padri della Chiesa, la scolastica, le Controversie, testi di quasi tutte le materie umanistiche, ed altro59.

Nel 1648 la biblioteca possedeva più di 40.000 volumi ed era senza dubbio una delle più importanti d'Europa. Mazzarino, alla fine del 1643, decise di aprirla al pubblico, realizzando finalmente i progetti di Naudé: «Le cardinal realisa aussitôt un projet sans doute conçu depuis longtemps: il ouvrit les portes à deux battants, et mit sa collection tout entière à la disposition du public»60.

La Fronda causò la temporanea dispersione di questa biblioteca61: il 28 dicembre 1651 il parlamento ne ordinò la vendita all'asta che ebbe termine nel febbraio 1652.

Naudé, in quel triste momento, decise di prendere la penna in difesa del suo patrono ma soprattutto della prima biblioteca pubblica di Francia e della politica culturale dell'assolutismo. Scrisse un appello al parlamento di Parigi, Advis à nosseigneurs de parlement, sur la vente de la bibliothèque de m. le cardinal Mazarin (Parigi, 1652)62, in cui difese strenuamente la sua biblioteca al pari di una figlia:    

Et pour moi qui la chérissois comme l'oeuvre de mes mains et le miracle de ma vie. [...] pourquoi ne puis je pas me promettre que votre bienveillance et votre justice ordinaire sauveront la vie à cette fille, ou pour mieux dire à cette fameuse bibliothèque63.

rammaricandosi per questo

[...] foudre lancé du ciel de votre justice sur un pièce si rare, si belle et si excellente, et que j'avois par mes veilles et labeurs reduite à une telle perfection, que l'on ne pouvoit pas moralement en désirer une plus grande64.

L'appello continua con una breve ma efficace descrizione di questa biblioteca che Naudé considerò «[...] la huitième merveille de l'univers»: composta da più di 40.000 volumi, tra cui alcuni manoscritti assai rari, provenienti da tutte le parti del mondo, trovati e portati dai più importanti ambasciatori di Francia e dallo stesso Naudé che intraprese numerosi viaggi appositamente per arricchire la collezione di Mazzarino. L'ordine parlamentare di venderla non considerava quanto essa fosse utile e preziosa al pubblico, «[...] au soulagement commun de tant de pouvres écoliers, religeux, étrangers, et de tant de personnes doctes et curieuses, qui devoient y trouver tout ce qui leur estoit necessaire»65.

Oltre all'Advis Naudé scrisse un'altra interessante ed originale opera in difesa di Mazzarino e della sua biblioteca, il Mascurat66, l'ultimo suo lavoro che, come il primo - il Marfore67 -, è un libello in favore della monarchia assoluta.

Il Mascurat, pubblicato anonimo nel 1650, contiene, a partire da un originario nucleo politico apologetico in difesa di Mazzarino, amplissime digressioni di carattere morale, letterario e storico che rendono il testo di difficile lettura, e ardua la possibilità di rintracciare il filo conduttore, il motivo unificante dell'opera68. Comunque, proprio in queste digressioni è possibile leggere molto spesso lo spirito criticista e antimetafisico di Naudé, il suo radicale assolutismo politico. In generale quest'opera, sia nel suo aspetto politico-apologetico, sia nelle sue digressioni erudite, andrebbe studiata in modo sistematico essendo uno dei testi naudeiani meno analizzati ma non certo meno importanti.

L'opera, impregnata della straordinaria erudizione di Naudé, si presenta come un lungo dialogo tra due amici: un libraio, e all'occorenza venditore di «Mazarinades», Saint Ange e un tipografo molto erudito, Mascurat (da cui prende nome l'opera).

A nostro avviso, è la serrata difesa del cardinale da tutte le accuse divulgate nei libelli frondisti il motivo unificante del Mascurat. Questa difesa, portata avanti da entrambi i protagonisti ma soprattutto da Mascurat, che incarna maggiormente lo spirito di Naudé, è condotta secondo due linee fondamentali. In primo luogo, vengono confutate tutte le accuse che attaccavano direttamente la persona di Mazzarino nella vita privata e nella condotta morale e che gettavano discredito sulla sua famiglia. Mascurat si preoccupa di dimostrare le origini nobili del cardinale e la sua discendenza dalla più antica nobiltà romano-italica, di difendere la sua moralità, ma soprattutto lo scagiona dall'accusa di essersi arricchito a spese dello Stato (pp. 90-130).

La seconda linea di difesa, particolarmente interessante, vede Naudé-Mascurat difendere la politica estera e interna di Mazzarino, dimostrando così l'appoggio dello stesso Naudé alla politica antispagnola e filoassolutista di Richelieu e del suo erede politico. Mascurat prende ad illustrare dapprima l'attività politica giovanile del cardinale, alle dirette dipendenze di Richelieu (pp. 60-66), per giungere infine a quella di ministro del Re e successore del du Plessis (pp. 430-440). Ricorda alcuni degli interventi di Mazzarino in politica estera, come il suo sostegno alla rivoluzione catalana (pp. 492-495) e a quella napoletana nel 1647-1648 (pp. 470-474), o l'audace progetto di conquistare lo Stato dei Presidi per strappare il dominio dell'Italia alla Spagna. Nel difendere la politica interna del cardinale, Naudé-Mascurat sottolinea la necessità, per lo Stato, dell'opera degli Intendenti reali, giustifica la pressione fiscale per alimentare la finanze del Re e mette in guardia dal pericolo delle rivolte aristocratiche (pp. 526-530).

Le ultime pagine del Mascurat contengono una breve apologia della ragion di Stato e considerazioni sulla necessità del principe di derogare al diritto comune, fatte nello stile delle Considerations (pp. 700-717).

Nell'opera vi si trovano esposte, per voce dei due protagonisti, l'intero complesso di idee di Naudé al punto che possiamo considerare il Mascurat il suo testamento spirituale, il sunto della sua straripante erudizione e, soprattutto, il suo ultimo messaggio in favore della monarchia assoluta che vacillava sotto i colpi della Fronda69.

Non può naturalmente mancare in quest'opera un esplicito rimando alla grande biblioteca di Mazzarino (pp. 242-256), alla politica culturale del cardinale e al suo mecenatismo nei confronti di molti letterati del tempo. A questo proposito Mascurat ricorda Balzac, Corneille, Madelenet («l'unico Orazio di quei tempi»), La Mothe Le Vayer, Colletet, Jacob (tutti grandi amici di Naudé), M. Aubery (storico ufficiale di Mazzarino), Allacci e molti altri letterati che beneficiarono della generosità del cardinale (pp. 236-240).

Le pagine relative alla biblioteca sono quindi comprese nel discorso in cui Naudé-Mascurat illustra la politica culturale di Mazzarino, una politica che ha come principale scopo la rinascita delle arti e delle scienze e di conseguenza cerca di instaurare una proficua collaborazione tra intellettuali e potere. Mascurat ricorda che, senza l'opera di Mazzarino, Parigi non avrebbe mai avuto una biblioteca pubblica: «[...] Paris ne seroit pas à la veille d'avoir une bibliothèque publique la plus belle qui soit au monde», più fornita dell'Ambrosiana e della Bodleian di Oxford, le più grandi biblioteche pubbliche di allora.

Nella discussione fra i due protagonisti dell'opera circa le funzioni di una biblioteca pubblica, Mascurat, che qui incarna totalmente lo spirito di Naudé bibliotecario, può affermare a piena voce:

Elle [la biblioteca] sera ouverte pour tout le monde sans excepter âme vivante, depuis les huit heures du matin iusquez a unze et depuis deux jusques a cinq du soir, [...] et le bibliotequaire et ses serviteurs seront obligez de donner aux estudiants tous les livres qu'ils pourront demander70.

Mascurat sottolinea la necessità, in una biblioteca pubblica, di non frapporre ostacoli alla ricerca di uno studioso; prosegue elogiando la biblioteca di Mazzarino, la più grande istituzione culturale che sia mai esistita in Francia e soprattutto «la plus advantageuse pour le progres des sciences et de lettres» (p. 243). Ne ricorda, citando il poemetto latino d'Aulberoche, gli studiosi più assidui frequentatori, fra cui Gassendi, Grozio, Colletet, Boilleau, Aubery e altri.

In seguito ricostruisce la storia della Mazzariniana dal 1642 al 1650, l'acquisto della biblioteca Cordesiana e le sue numerose spedizioni bibliografiche all'estero (pp. 253-256).

In queste pagine Naudé intende dimostrare come, nell'intenzione di Mazzarino, l'istituzione della biblioteca avesse un preciso scopo di promozione culturale e scientifica; a questo proposito il cardinale stesso si adoperò per proteggere molti letterati ed eruditi, tra i cui nomi spiccano i libertini della «Tetrade» (Gassendi, La Mothe, ecc.).

Già in un'altra opera, l'Addition, Naudé, nel ricordare l'azione di Luigi XI in favore della biblioteca reale e la figura del rettore dell'università di Parigi Robert Gaugin, poi bibliotecario di quel sovrano, aveva sottolineato l'importanza di una biblioteca nell'ambito di una politica di rinascita culturale. Naudé aveva dunque menzionato tutti quei re e papi mecenati del Quattrocento, contemporanei di Luigi XI, che avevano fondato grandi biblioteche (Cosimo e Lorenzo dei Medici a Firenze, Mattia Corvino a Buda, Federico a Urbino, Carlo V a Fontainbleau, Nicola V e Sisto IV a Roma) con il preciso intento di sviluppare un più ampio programma di promozione e di difesa della cultura. Inoltre, come abbiamo visto, in quest'opera egli aveva auspicato una collaborazione tra intelletuali e monarchia. E in quest'ottica va inquadrato, sempre nell'Addition, l'appello finale a Luigi XIII, in cui il futuro bibliotecario di Mazzarino cerca di persuadere il re a gettare le basi di un nuovo periodo di rinascita culturale. Per Naudé la cultura è sempre strettamente legata al potere.

E proprio con Naudé bibliotecario di Mazzarino sembra realizzarsi questa collaborazione tra intellettuali (in questo caso gli intellettuali libertini) e la monarchia francese. Che Naudé e gli altri libertini eruditi fossero sostenitori dell'assolutismo è un dato acquisito da tutta la storiografia contemporanea, da Pintard in poi. Il loro assolutismo è stato giustamente visto come una conseguenza logica del loro relativismo etico e della loro antropologia negativa, come un sostegno passivo della monarchia assoluta considerata, in sostanza, l'unico sistema politico capace di garantire la libertà intellettuale del dotto libertino71.

Preso atto di questo, bisogna anche tener conto che vi è stata una collaborazione diretta e attiva tra la monarchia di Richelieu e Mazzarino (una monarchia cattolica che al suo interno tollera una forte minoranza ugonotta, che combatte insieme alla repubblica olandese e alle altre nazioni protestanti, che a causa della guerra è costretta ad accentrare il potere e ad usare metodi straordinari per mobilitare tutta la nazione contro gli Asburgo)72 e i libertini eruditi. Questa alleanza tra libertini eruditi e la monarchia ministeriale di Richelieu e Mazzarino sembra finire con la restaurazione di Luigi XIV. Pierre Bayle, l'erede dei libertini eruditi, fu costretto a pubblicare le sue opere fuori dalla Francia. Ricorda giustamente G. Schneider che:

[...] la differenza tra Bayle e la cerchia dei libertini eruditi della prima metà del XVII secolo sta nel fatto che costoro, vincolatisi all'assolutismo, considerarono la doppia morale di Charron il comandamento dell'epoca, mentre Bayle scorse chiaramente la contraddizione, divenuta nel frattempo incolmabile, tra le pretese ideali e la deludente realtà dell'assolutismo cristiano di Francia. Egli stesso, del resto, corse il pericolo di esser annientato moralmente e fisicamente dalla macchina repressiva dello Stato73.

Tutta l'attività di organizzazione culturale di Naudé (i Syntagma, l'Addition, le Bibliografie, le edizioni critiche e soprattutto una delle prime biblioteche pubbliche di Francia), così come quella degli altri libertini74, sembra nascere proprio da questa collaborazione in cui il «dotto» libertino, come bibliotecario o precettore (si pensi a La Mothe Le Vayer precettore del Delfino), all'ombra del potere, non ha un ruolo passivo ma al contrario diventa il soggetto capace di dare un suo specifico contributo alla politica culturale della monarchia assoluta, la quale, con Richelieu e Mazzarino, compie un passo decisivo verso la «laicizzazione dello Stato».

Note

1. L. Jacob, Traicté des plus belles bibliothèques publiques et particulières, qui ont esté, et qui sont present dans le monde, Parigi, 1644, p. 544.

2. Su Naudé manca ancora una monografia esuriente, vi è comunque un'ampia letteratura. Riguardo alle opere in generale: C.A. Saint Beuve, Portraits littéraires, Parigi, 1864, vol. II, pp. 467-512, 522-524 (il grande erudito francese è stato il primo ad inquadrare storicamente Naudé; non a caso lo pone idealmente tra Montaigne e Bayle, vicino a Charron). L'ormai classico, fondamentale, R. Pintard, Le Libertinage érudit dans la première moitié du XVII siècle, Parigi, 1943, vol. I. Ricordiamo anche le due monografie americane: J.A. Clarke, Gabriel Naudé: 1600-1653, Hamden Connecticut, 1970; V. Rice James, Gabriel Naudé: 1600-1653, Baltimora, 1939. E ancora: E. Albrich, Der Advis pour dresser une bibliothèque von G. Naudé Inhalts-Verzeichnis-Inaugural-Dissertation zur Erlangung der Doktor-wurde einer hohen philosophischen Fakultät der Friedrich Alexander, Universität Erlangen, 1949; L. Bianchi, Tradizione scettica e ordinamento dei saperi in G. Naudé, in «Studi filosofici», VII, 1984, pp. 111-128; L. Bianchi, Libertinisme et conservatisme politique: le cas de G. Naudé, in «Tijdschrift voor de studie van de verlichting en van het vrije denken», 1986-1987, 14e - 15e jaargang, 1987, 4, pp. 385-404; L. Bianchi, Tra erudizione, critica e politica: Le Marfore di G. Naudé, in «Dimensioni», dicembre 1988 - marzo 1989, n. 50, pp. 46-61; L. Bianchi, Tradizione libertina e critica storica: da Naudé a Bayle, Milano, 1988 (su Naudé pp. 9-106); C. Bissel, Die bibliographia politica des Gabriel Naudé, Erlangen, 1966; R. Blum, Bibliotheca memmiana, untersuchungen zu G. Naudés Advis pour dresser une bibliothèque, pp. 209-232 in Festschrift, biblioteca docet Festgabe für Carl Wehemer Verlag der Erasmus Buchhandlung, Amsterdam, 1963; M. Bray, L'advis pour dresser une Bibliothèque di G. Naudé, in «Accademie e biblioteche in Italia», a. LXI, (1993), (44° n. s.), n. 1; F. Charles-Daubert, Gabriel Naudé entre la France et Italie au temps de Mazarin, in La France e l'Italie au temps de Mazarin, éd. J. Lenoy, Grenoble, 1985 (pp. 101-108); J.A. Clarke, Gabriel Naudé and the foundations of the scholarly library, in «Library Quaterly», n. 4, v. 39, 1969; M. Cochetti, Gabriel Naudé, Mercurius philosophorum, «Il bibliotecario», n. 22, 1989, pp. 61-103; C. Cordié, Il Mascurat di G. Naudé e la poesia del Folengo, ACME II, 3, 1949, pp. 88-124; J.W. Courteney, Gabriel Naudé, M.D. preminent savant bibliophile, filantropist, in «Annals of Medical history», New York, 1924, VI, pp. 303-311; B. Croce, La grande superiorità della filosofia italiana del Rinascimento rispetto alla francese di G. Naudé, in Aneddoti di varia letteratura, Bari, 1953, vol. II, pp. 160-162; D.E. Curtis, Progress and eternal recurrence in the works of Gabriel Naudé, in «Occasional papers in modern languages», University of Hall, 1967, IV; E. Dacier, En lisant G. Naudé, in «Archives et bibliothèques», 1935, I, II; V. De Caprariis, Politica ed erudizione nel pensiero di G. Naudé, in «Atti dell'accademia pontaniana», 1951-1952, IV; J. Freund, La situation exceptionelle comme justification de la raison d'état chez Gabriel Naudé, in Staatsräson Studien zur Geschichte eines Politischen, Begriffs, Berlin, 1975; P.O. Kristeller, Between the Italian Renaissance and the French Enlightenment: G. Naudé as an editor, in «Renaissance quartely», 1979, XXXII, n. 1, pp. 41-72; D.A.E. Lindasay, C.F. the Earl of Crawford and Balcares, G. Naudé and John Evelyn, in «The Library», 4th ser., 12 (1932), pp. 381-408; L. Marin, Pour une théorie baroque de l'action politique, introduzione all'edizione critica delle Considérations politique sur les coups d'éstat, Parigi, 1989; V. Martino, G. Naudé edil pensiero politico libertino, in «Annali della Facoltà di Magistero», Università di Bari, 1967, VI, pp. 173-200; G. Mirandola, Naudé a Padova: contributo allo studio del mito italiano nel secolo XVII, in «Lettere italiane», 1967, XIX, pp. 239-247; Mireaux, Naudé et la bibliothèque Mazarin, in «Revue des deux mondes», 15 novembre 1954; G. Morin, Un médicin bibliothécaire G. Naudé, in «Paris Méd.», 9 febbraio 1929, pp. I-IV; A. Pessina, Etica del privato e laicizzazione dello Stato: Naudé interprete di Charron, in «Rivista di filosofia neo-scolastica», 1979, LXXI, pp. 508-542; A. Pessina, Virtú e storia nella riflessione politica di Gabriel Naudé, in «Ricerche sulla letteratura libertina e letteratura clandestina nel Seicento», Firenze, 1983, pp. 287-295; F. Queyroux, Recherches sur Gabriel Naudé (1600-1653) érudit et bibliothècaire, in Positions des thèses soutenues par les élèves de la promotion de 1990 de l'Ecole Nationale des Chartres, Paris, 1990, pp. 133-140; A. Sacchetti Sassetti, Gabriel Naudé a Rieti (1635-1639), Rieti, 1962; A.L. Schino, Incontri italiani di G. Naudé, in «Rivista di Storia della filosofia», a. XLIV, n. s. 1/89, pp. 3-369; A. Serrai, G. Naudé Advis pour dresser une bibliothèque (1627), in «Il bibliotecario», n. 31, gennaio-marzo 1992, pp. 49-96; F. Simone, Un aspect negligé de l'Italianisme de G. Naudé, in L'Italianisme au XVII siècle, suppl. al n. 35 di «Studi francesi», XII (1968), pp. 31-37; G. Smith, G. Naudé, a librarian of the seventeenth-century, Library Association Record, 1899, pp. 423-31 e 482-93.

3. Si tratta dell'Advis pour dresser une bibliothèque scritto da Naudé nel 1627.

4. Sull'approccio specifico che comporta lo studio della storia delle biblioteche cfr.: A. Serrai, La storia delle biblioteche: un concetto da riformare, in «Il bibliotecario», n. 22, dicembre 1989, pp. 187-189; C. Jolly, Histoire des bibliothèques françaises: les bibliothèques sous l'Ancien Régime (1530-1789), Parigi, 1988, pp. 3-7, in cui l'autore si occupa anche del problema dello studio delle fonti per la storia delle biblioteche moderne.

5. Enrico II de Mesmes fu un classico rappresentante della «noblesse de robe», nominato consigliere del re nel 1608 ed eletto prevosto dei mercanti di Parigi nel 1618. Nel 1627 il re lo elevò alla dignità di «President à mortier» del parlamento di Parigi, carica che esercitò fino alla morte nel 1650. Su di lui L. Moreri, Le grand dictionnaire historique, Amsterdam, 1740, pp. 300-301. La biblioteca memmiana, fondata da Enrico I de Mesmes, cancelliere di Navarra, composta da più di 8.000 volumi tra cui numerosi manoscritti greci, latini, francesi, ecc. e una magnifica raccolta di classici editi da Aldo Manuzio, divenne un vero e proprio circolo, un luogo di incontro per studiosi di diverse tendenze fra cui Ugo Grozio, Lucas Holstë, i fratelli Dupuy, Fabri de Peiresc, ecc.

6. C. Jolly, op. cit., p. 6. «[...] alors que les principales bibliothèques médièvales étaient d'abord des bibliothèques écclesiastiques [...], alors que les grands bibliothèques du XIXe siècle seront en premier lieu des bibliothèques relevant de la puissance publique, celles de l'Ancien Régime sont avant tout des collections privées [...] les bibliothèques privées prennent une importance qu'elles n'ont jamais eue et qu'elles ne retrouveront plus». (C. Jolly, op. cit., p. 5).

7. Sul cardinal Bagno: G. Lutz, Kardinal Giovanni F. Guidi di Bagno; Politik und religion in Zeitalter Richelieus und Urbans VIII, Tubinga, 1971. Su Naudé e Bagno cfr. in particolare il capitolo «Bagno, G. Naudé und die Considerations politiques sur les coups d'etat», pp. 538-549, oltre ai testi già citati di R. Pintard (pp. 206-208), di J.A. Clarke (pp. 33-35) e Jacob (p. 639). Naudé si occupò anche della biblioteca personale del cardinal Bagni, ricordandone alcuni manoscritti di rime in provenzale: Les corrispondants de Peiresc, a cura di Ph. Tamizey de Larroque, Ginevra, 19722, t. II; Naudé, lettera del 16.6.1633, p. 3.

8. Pastor, Storia dei Papi, Roma, 1963, vol. XIII, Urbano VIII, 1632-1644, p. 801. Naudé indirizzò proprio ad Urbano VIII il famoso panegirico in difesa di Campanella: Panegirycus dictus Urbanus VIII Pont. Max. ob beneficia ab ipso in M. Thom. Campanellam Collata auth. Naudeo, Parigi, 1644.

9. Ricordiamo che la prima visita di Naudé all'Ambrosiana dovrebbe essere avvenuta durante il suo soggiorno a Padova nel 1626; egli ne lascia un'entusiastica descrizione nell'Advis pour dresser une bibliothèque del 1627. Sul suo soggiorno all'Università di Padova cfr. G. Mirandola, Naudé a Padova, cit., pp. 239-247. Di queste due biblioteche tratteremo piú avanti.

10. Sulle biblioteche romane in generale cfr. J. Connors, Delle biblioteche romane attorno all'Alessandrina, in Roma e lo studium Urbis. Spazio urbano e cultura dal Quattro al Seicento, atti del convegno, Roma 7-10 giugno 1989, pp. 486-497. La biblioteca Aniciana fu fondata dall'abate Costantino Gaetano intorno al 1595, il quale aveva pazientemente raccolto un gran numero di trascrizioni da testi manoscritti agiografici esistenti in varie biblioteche capitolari e monastiche. Sull'Aniciana e il suo fondatore cfr. S. Bertelli, Storiografi, eruditi, antiquari e politici, in E. Cecchi-N. Sapegno, Storia della letteratura italiana, Milano, 1967, vol. V, Il Seicento, pp. 319-403.

11. Sulla biblioteca Altemps, fondata nel 1610 dal duca Giovanni Angelo dell'omonima famiglia, cfr. Guide manuel des bibliothèques de Rome publié par l'Institut historique néérlandais, Roma, 1932, pp. 15-16. Naudé ricorda la biblioteca nella Lettera VI, Rieti, 29.3.1636, in Les corrispondants, cit., vol. I, p. 62.

12. Sulla biblioteca Vallicelliana, fondata nel 1581 dal portoghese Achille Stazio, discepolo di S. Filippo Neri, cfr. E. Pinto, La biblioteca Vallicelliana in Roma, Roma, 1932, pp. 28-74. Naudé ricorda questa biblioteca nella lettera delle Idi del novembre 1639, in Epistolae, Ginevra, 1667, p. 717.

13. Sulla biblioteca Barberini cfr. Pastor, op. cit., pp. 922-935; O.J. Bignami, La bibliothèque Vaticane de Sixte quarte à Pie XI, Città del Vaticano, 1973, pp. 114-115. Naudé ricorda la Barberiniana nella lettera XXXVII a Gassendi, Roma, 1632, in Epistolae, Ginevra, 1667 e, a proposito di alcuni manoscritti greci, nella lettera VIII, Rieti 26.5.1636, in Les corrispondants, cit., t. II, p. 70.

14. Riguardo al cardinale Francesco Barberini (1597-1679) cfr. Pastor, op. cit., pp. 257-258 e 920-935. «Tutto quanto la città annoverava di scienziati e di poeti si raccoglieva intorno al coltissimo principe della chiesa, il cui palazzo alle Quattro Fontane divenne la prima accademia d'Italia [...]» (p. 927). Cfr. inoltre: Dictionnaire des cardinaux, Parigi, 1857, pp. 314-315; G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Venezia, 1845, vol. IV, pp. 107-109.

15. Riguardo a Leone Allacci (Chio 1586 - Roma 1669), bibliotecario del cardinale Biscia, di Barberini e infine della Vaticana, cfr. Nicéron, Mémoires pour servir à l'Histoire des hommes illustres dans la république des lettres, Parigi, 1729, vol. VIII, pp. 91- 115; Pastor, op.cit., vol. XIII, pp. 187-189 e pp. 930-931; C. Mazzi, Leone Allacci e la Palatina di Heidelberg, Bologna, 1893; A.L. Schino, Incontri italiani di G. Naudé, cit., pp. 28-29; G. Spini, Ricerca sui libertini: la teoria delle imposture delle religioni nel Seicento italiano, Roma, 1950, p. 241. Naudé e Allacci collaborarono insieme ad alcune pubblicazioni.

16. Riguardo a Lucas Holstë (Amburgo 1596 - Roma 1661) bibliotecario alla Barberiniana e poi alla Vaticana prima dell'Allacci cfr. Nicéron, op.cit., vol. XXXI, pp. 236-247; Pastor, op. cit., vol. XIII, pp. 924-926; C. Rizza, Peiresc e l'Italia, Torino, 1965; A. Sorbelli, Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari e bibliofili italiani dal XIV al XIX secolo, Firenze, 1933. Su Naudé e Holstë, cfr. R. Pintard, op. cit., p. 950; J.A. Clarke, op. cit., pp. 45-46. Nell'edizione del Sallustio de diis et mundo dell'Allacci, a cui collaborò anche Holstë, vi è una lettera latina di Naudé dedicata proprio all'erudito amburghese (datam Romae, VI kd. jul., 1638, pp. 3-10). Holstenius, come Allacci, sostenne Naudé nella polemica sull'imitazione di Cristo. Il suo nome appare nel Testimonium adversus gersenistas triplex Lucae Holstenii, Parigi, 1652.

17. Sulla Vaticana in quel periodo cfr. A.J. Bignami, La Bibliothèque vaticane..., cit., pp. 108-135; Pastor, op.cit., vol. XIII, pp. 929-930. Naudé la ricorda nelle lettere a Dupuy (Lettres de G. Naudé a Dupuy (1632-1652), a cura di Ph. Wolfe, Alberta, 1982, e a Peiresc (Les corrispondants..., cit., p. 89).

18. Oltre alle opere già citate di J.A. Clarke e R. Pintard, cfr. C. Callmer, Königin Christina, ihre Bibliothekare und ihre Handschriften. Beiträge zur europäischen Bibliotheksgeschichte, Stoccolma, 1977, pp. 38, 45-48, 72-73.

19. Cfr. R. Pintard, op.cit. Sul libertinismo esiste ormai un'ampia letteratura. Sullo stato attuale delle ricerche cfr. R. Pintard, Les problèmes de l'histoire du Libertinage, notes et reflexions, in «XVII siècle», XXXII (1980), 2, pp. 131-162; T. Gregory, Il libertinismo nella prima metà del Seicento: stato attuale delle ricerche, in Ricerche sulla letteratura libertina e letteratura clandestina nel Seicento, atti del convegno di studi di Genova (30 ottobre - 31 novembre 1980), Firenze, 1981, pp. 3-48; F. Charles-Daubert, Le libertinage et la recherche contemporaine, in «XVII siècle», XXXVII (1985), 4, pp. 409-432.

20. «Il razionalismo critico di Naudé - analizzato con profondità da Pintard - lega infatti strettamente tra di loro erudizione e critica, al fine di operare una revisione di quei pregiudizi, errori e superstizioni che sono stati tramandati e che sempre di nuovo tendono a riproporsi» (L. Bianchi, Tradizione libertina e critica storica..., cit., pp. 17-18). Sull'Instruction e il movimento Rosacrociano nel Seicento cfr. F.A. Yates, L'Illuminismo dei Rosa Croce, Torino, 1972, pp. 127-132.

21. Pintard, op.cit., pp. 456-457.

22. Ivi, p. 450. «Naudé à vingt-cinq ans est un Fontanelle ou un Bayle en puissance, un Bayle plutôt, un Bayle dont le pas est ancore lourd, mais qui est parti pour aller loin».

23. G. Naudé, Le Marfore, ou discours contre les libelles, Parigi, 1620. L'opera, un breve discorso in 8° di sole trentadue pagine, è una serrata difesa del duca di Luynes, favorito di Luigi XIII, e una puntuale critica di quei libelli e opuscoli che lo attaccavano con accuse infamanti.

24. L. Bianchi, Tra erudizione, critica..., cit., p. 47.

25. Su Naudé politico, oltre alle opere già citate, cfr. Thuau, Raison d'état et pensée politique à l'epoque de Richelieu, Athènes, 1966, pp. 321-334;

26. Questo aspetto del pensiero di Naudé è stato ottimamente inquadrato da Bianchi nell'interessante articolo Tradizione scettica..., cit., pp. 111- 128.

27. G. Naudé, Addition à l'histoire de Louis XI, contenant plusieurs recherches curieuses sur diverses matières, Parigi, 1630.

28. Naudé dedica tutto l'VIII capitolo dell'Addition, intitolato «Che non solamente Luigi XI ma molti altri re di Francia hanno amato e favorito le Lettere», a dimostrare come i sovrani francesi, da Carlomagno a Luigi XI, fossero stati tutti mecenati e difensori della cultura.     

29. «Ce n'est pas Louis XIII qui l'écoutera, mais Louis XIV; de sorte que, après le Moyen-âge et la Reinassance, les deux premieres schèmas de l'histoire litteraire française, nous aurons, grâce aussi à cette originale méditation historiographique qu'est l'Addition de G. Naudé, le troisième schèma, qu'aura comme premier titre le siècle de Louis XIV». F. Simone, Un aspect negligé..., cit., pp. 31-37.

30. Gabrielis Naudei Parisini. Bibliographia politica ad nobiliss. et eruditiss. virum Iacobum Gaffarellum P. Oegidis priorem, & prothonotarium apostolicum. Superiorum permissu. Venetiis, apud Franciscum Baba. MDCXXXIII. L'opera è stata ristampata recentemente: G. Naudé, Bibliographia politica, Torino, 1963. Su quest'opera di Naudé cfr. C. Bissel, Die Bibliographia politica..., cit.

31. Gabriel Naudaei parisini Bibliographia militaris in Germania primum edita cura G. Schubarti. Iena ex officina nisiana CLXXXIII. L'opera, postuma, non è altro che la sezione bibliografica di un altro lavoro dato alle stampe quando Naudé era ancora in vita: Gabrielis Naudei Syntagma de studio militari ad illustrissimum Iuvenem Ludovicum ex comitibus Guidiis a Balneo Romae ex typographia Iacobi Faciotti. MDCXXXVII. Superiorum permissu. Su queste due opere cfr. M. Cochetti, G. Naudé, mercurius philosophorum, cit., pp. 91-93.

32. Cfr. Totok, Manuale internazionale di bibliografia, Milano, 1979, p. 21.

33. Gabrielis Naudei parisini syntagma de studio liberali. Ad illustrissimum adolescentium Fabricium ex comitibus Guidiis a Balneo. Nicolai March. Montisbelli F. Urbini. Apud Mazzantinum & Aloysium Ghisonum. Anno Domini MDCXXXII (una seconda edizione invariata veniva pubblicata l'anno dopo). Sul Syntagma cfr. Pintard, op. cit., pp. 457-458; M. Cochetti, Naudé mercurius philosophorum, cit., pp. 87- 88.

34. Su questo aspetto di Naudé editore del Rinascimento cfr. P.O. Kristeller, Between the Italian Reinassance..., cit.; B. Croce, La grande superiorità..., cit. Non a caso Busson ha definito Naudé lo «Stendhal du XVII siècle...» (H. Busson, La penseé religeuse française de Charron à Pascal, Parigi, 1933, p. 487).

35. Advis pour dresser une bibliothèque. Presenté à Monsigneur le President de Mesme. Par G. Naudé P. à Paris,chez François Targa, au premier pillier de la grand salle du palais, devant les Consultations. MDCXXVII. Avec privilege du Roi. Riguardo alle edizioni dell'Advis, la prima, quella del 1627, è oggi difficilmente reperibile. La seconda edizione, apparsa nel 1644, porta la menzione «rivista, corretta e aumentata», ma il testo è rimasto uguale eccetto una variazione nel numero delle pagine. Quanto all'indicazione «aumentata», significa che si è aggiunto al testo di Naudé Le traicté des plus belles bibliothèques dans le monde di L. Jacob che costituisce un libro a parte. Ricordiamo che a queste seguirono altre sei edizioni in francese (il nostro lavoro fa riferimento a quella del 1963, ristampa anastatica della 1a ed., con introduzione di H. Kunze, Veb edition, Leipzig), due traduzioni latine (Amburgo 1658, Helmestadt 1703), quattro traduzioni inglesi (1661, 1950, 1966, 1976), due traduzioni italiane (Napoli 1992, Bologna 1992) rispettivamente a cura di V. Lacchini e di M. Bray. Sull'Advis cfr. i testi già citati di M. Cochetti e di E. Albrich.

36. Ivi, p. 51. «Il ne faut aussi oublier toutes sortes des lieux communs, dictionaires, meslanges [...]» . Da questa esigenza nasceranno la due bibliografie scritte da Naudé successivamente.

37. Ivi, p. 42. «Que Copernic, Kepler et Galileus on tout changé l'astronomie[...]».

38. Ivi, p. 48. «Je croy qu'il n'y a point d'extravagances ou de danger d'avoir dans une bibliothèque [...] toutes les ouvres des plus doctes et fameaux heretiques, tels qu'ont esté Luther, Melanthon, Pomeran, Bucer, Calvin, Beze, Daneau [...]».

39. Ivi, pp. 121-122. «[...] l'histoire trés ample et particulière de lettres et de livres, le iugement et la censure des auteurs, le nom des meilleurs et plus necessaires en caque faculté, le fleau des plagiaires, les progres des sciences, la diversité des sectes [...]».

40. Cfr. R. Blum, Bibliotheca memmiana, cit. Blum sottolinea la dipendenza delle idee di Naudé dal programma di Bacone esposto nel De dignitate et augmentis scientiarum e in particolare della sua idea di Historia Litteraria.

41. Sulla nascita della biblioteca pubblica cfr. A. Serrai, Biblioteche e cataloghi, Firenze, 1983, pp. 3-25.

42. Ivi, p. 12.

43. Cfr. Pietas Oxoniensi. In memory of sir Thomas Bodley knt and the founding of the Bodleian Library, Oxford, 1902; Letters of sir Thomas Bodley to the university of Oxford, 1598-1611, Oxford, 1927; The life of sir Th. Bodley written by himself, Chicago, Mclurg, 1906.

44. Cfr. L. Ponelle, L. Bordet, S. Philippe Néri et la société romaine de son temps (1515-1595), Parigi, 1928, pp. 445-449; P. Gabrielli, Federico Borromeo, in «Archivio della Regia società di storia patria», 1933-34, pp. 157-257; M. Bendiscioli, Federico Borromeo e la ripresa del programma di riforma cattolica, in «Storia della città di Milano», 1957, X, pp. 303-350; C. Castiglioni, Il cardinale Federico Borromeo, Milano, 1964.

45. Sulla biblioteca Angelica, cfr. M. Castelbanco Albani della Somaglia, La biblioteca Angelica e il suo fondatore, in «La Bibliofilia», 1926-27, XXVIII, pp. 382- 93; E. Celani, La biblioteca Angelica 1605-1870, in «La Bibliofilia» 1911-12, XIII, pp. 2-8 e pp. 41-58; M. Morici, Del bibliofilo Angelo Rocca fondatore dell'Angelica, in «La Bibliofilia», 1900-1, II, pp. 357-62; P. Munafò, N. Muratore, La biblioteca Angelica, Roma, 1989; A. Serrai, Angelica vindicata, in Cataloghi e biblioteche, cit., pp. 24-44; Una scoperta sensazionale in Angelica: da Gesner a Passionei, in «Il bibliotecario», 1986, n. 7-8, pp. 81-103.

46. Sull'Ambrosiana cfr.: S. Bertelli, Storiografi, eruditi..., cit., vol. V, pp. 356-57; A. Ceruti, Biblioteca Ambrosiana, in Gli istituti scientifici, letterari ed artistici di Milano, Milano, 1880; A. Paredi, Storia dell'Ambrosiana, Milano, 1981; A. Serrai, Biblioteca Ambrosiana, in «Il bibliotecario», n. 32, giugno 1992, pp. 1-31.

47. Advis..., cit., p. 116.

48. «Secondement d'y mettre tous les vieux et noveaux auteurs dignes de considerations, en leur prope langue [...], et aussi leurs meilleurs versions latines, françois, ou telles qu'on les pourra trouver[...]», Advis..., cit. pp. 38-39.

49. Ivi, p. 21.

50. «Non basta più a Naudé il sapere la scelleratezza del mondo e il rifugiarsi dietro la maschera del consenso per salvaguardare la consistenza "morale", occorre mettere a frutto questa stessa consapevolezza volgendola alla costruzione dello Stato, affinché oltre alla propria consistenza "privata" anche quella storica, contigente ma determinante, sia salvaguardata dalle "follie del mondo". Come il Principe, l'uomo dotto ritrova la conciliazione tra interiorità e storicità divenendo artefice del proprio presente: il laceratore delle maschere ora coincide col suo costruttore». A. Pessina, Etica del privato..., cit., pp. 508-542.

51. G. Naudé è il secondo figlio di una modesta ma rispettabile famiglia. Suo padre Gilles aveva un piccolo ufficio nel dicastero delle Finanze a Parigi. La madre Marguerite Descamin non sapeva né leggere né scrivere. Sulle origini e la famiglia di Naudé cfr. Pintard, op.cit., pp. 156; Clarke, op. cit., p. 3; Rice, op. cit., p. 9.

52. G. Naudé, Considerazioni politiche sui colpi di Stato, trad. a cura di P. Bertolucci, Torino, 1958, p. 177. Cfr. anche la recente edizione critica delle Considerations, a cura di L. Marin, F. Marin e M.A. Perulli, Parigi, 1989.

53. Il 25 luglio 1642 muore il cardinale Guidi di Bagno e Naudé entra al servizio del cardinale Antonio Barberini (su di lui cfr. Enciclopedia cattolica, Città del Vaticano, 1949, p. 827), come segretario e bibliotecario della sua collezione privata. Ma un altro grande personaggio lo reclama a Parigi sempre in veste di bibliotecario: il cardinale Richelieu. Naudé lascia Roma verso la metà del gennaio del 1642 portando con sé le lettere di raccomandazioni di Antonio e Francesco Barberini. Ma, come ricorda la Cochetti, tale ufficio «[...] non fu mai rivestito da Naudé, il quale già nell'ottobre di quell'anno era entrato al servizio di Mazzarino, in qualità di bibliotecario». M. Cochetti, G. Naudé, Mercurius philosophorum, cit., p. 69.

54. Jacob, op.cit., pp. 278-286 e p. 478. Sulla biblioteca del cardinale Richelieu cfr. anche J. Artier, La bibliothèque du cardinal de Richelieu, in C. Jolly, op.cit., pp. 126-133.

55. Sul cardinale Richelieu e i suoi rapporti con il mondo dell'arte e della cultura, vi è un'ampia bibliografia, di cui ricordiamo: A. Adam, La culture et le pouvoir, in Plures Richelieu, Parigi, 1972; A. Adam, Histoire de la Litterature françoise: le Preclassicisme, Parigi, 1962; M. Carmona, La France de Richelieu, Parigi, 1984; J. Rousset, La Litterature de l'âge baroque en France, Parigi, 1953; F. Simone, Umanesimo, Rinascimento e Barocco in Francia, Milano, 1969; V.L. Tapié, Baroque et Classicisme, Parigi, 1957.

56. Il testamento di Richelieu, in Aubery, Histoire du cardinal duc de Richelieu, Parigi, 1660, pp. 616-617. Sull'intenzione di Richelieu di fondare una biblioteca pubblica, cfr. A. Franklin, Histoire de la Bibliothèque Mazarin, Parigi 1860, pp. 4, 14-16; Jacob, op.cit., p. 487.

57. Su Naudé e la biblioteca di Mazzarino, cfr. oltre ai testi già citati di F. Charles-Daubert, Franklin e Mireaux: P. Gasnault, De la bibliothèque de Mazarin à la bibliothèque Mazarine, pp. 1 35-145, in C. Jolly, op.cit.; L. Laborde, De l'organisation des bibliothèques dans Paris: le palais Mazarin, Parigi, 1845; Petit Radel, Recherches sur les bibliothèques anciennes et modernes jusqu'à la fondation de la bibliothèque Mazarine, Parigi, 1829; R.A. Wergert, Du palais Mazarin à la bibliothèque nationale, in Mazarin homme d'Etat et collectioneur, Parigi, 1961; M. Piquard, La bibliothèque Mazarine, Parigi, 1977.

58. Naudé scrisse Bibliothecae Cordesianae catalogus cum indice titulorum, Parisiis, MDCXLIII. Su questo catalogo cfr. M.G. Ceccarelli, Vocis et animarum Pinacothecae, Roma, 1990, pp. 1-4.

59. Sull'organizzazione della biblioteca cfr. l'opera di Naudé, Remise de la bibliothèque de Mons. le cardinal Mazarin par le Sieur Naudé entre les mains de Monsieur Tubeuf, Parigi, 1651, verbale stilato da Naudé il 14 febbraio 1651 circa il pignoramento della biblioteca di Mazzarino da parte di M. Tubeuf. Questi, che era amico del cardinale, aveva chiesto il pignoramento del suo palazzo (un chiaro espediente per bloccarne la vendita), quale garanzia per un debito insoluto. Il verbale, oltre alla disposizione dei locali, contiene la classificazione dei volumi della biblioteca.

60. Franklin, op. cit., p. 9.

61. Cfr. E.H. Kossmann, La Fronde, Leyden, 1954. Si veda anche anche Considérations politiques sur la Fronde. La Correspondance entre G. Naudé et le Cardinal Mazarin, a cura di K. Willis Wolfe et Ph. J. Wolfe, Paris-Seattle-Tübingen, 1991.

62. Franklin, nella sua opera, riporta quasi per intero l'Advis à nosseigneurs de Parlement di Naudé (pp. 63-69).

63. G. Naudé, Advis..., cit.

64. Ibidem.

65. Ibidem.

66. Jugement de tout ce qui a esté imprimé contre le cardinal Mazarin depuis le 6 janvier jusqu'au premier avril 1649, Parigi 1650, o Mascurat. Di quest'opera di Naudé esistono due edizioni, entrambe apparse nel 1650, la prima di sole 649 pagine e la seconda, a cui si riferisce questo lavoro, di ben 717 pagine. Entrambe furono pubblicate anonime.

67. C. Asselineau, nella sua introduzione all'edizione del Marfore del 1868, parlando dei rapporti tra queste due opere, afferma che: «Le Marfore est vraiment l'oeuf du Mascurat, ce livre extraordinaire, prodige d'erudition désordonné, ou l'on trouve tout, pourvu qu'on n'y cherche rien» (p. IX). Sul Marfore e il Mascurat cfr. anche L. Bianchi, Tra erudizione, critica..., cit., pp. 46- 61.

68. Queste riguardano gli argomenti più disparati come l'importanza dei moralisti classici (Seneca, Epitteto, ecc.) e moderni (Charron); le donne colte (p. 81); i grandi utopisti (p. 92); la vanità delle credenze popolari e la contrapposta saggezza dei dotti (p. 142); le accademie d'Italia (p. 151); i criteri a cui deve rispondere un'opera letteraria e i vari generi della poesia burlesca e maccheronica (pp. 194-220); i libri più importanti (pp. 287-289), ecc.

69. Lo stesso Pintard ricorda che il Mascurat è una bizzarra composizione, piena di digressioni letterarie e filosofiche, ma dice che: «De cette liqueur épaisse et capiteuse semble monter, comme par fermentation, un vapeur moin pesante. Cette vapeur, dont le parfum surprend encore le moderne lecteur de l'ouvrage, cet esprit, c'est l'esprit même de Naudé et de sa philosophie [...]», (Le Libertinage, cit., p. 463). Più o meno dello stesso avviso era stato Sainte-Beuve: «Le Mascurat de Naudé, c'est un espèce de salmigondis èpais et noir, un vrai fricot comme nos aieux l'aiment où il y a bien du fin lond et des petits pois» (Portraits, cit., p. 510).

70. G. Naudé, Mascurat, cit., p. 242.

71. Sul pensiero politico libertino cfr. F. Charles-Daubert, Le libertinage érudit et le probleme du conservatisme politique, in L'Etat baroque, a cura di H. Méchoulan, Parigi, 1985; E. Castrucci, Ordine convenzionale e pensiero decisionista, Milano, 1981; V.I. Comparato, Il pensiero politico dei libertini, in Storia delle idee politiche, economiche e sociali, Torino, 1980, vol. IV, pp. 95-164; R. Schnur, Individualismo e assolutismo, Milano, 1979; D. Taranto, Libertinismo e assolutismo un rapporto critico?, in «Il pensiero politico», 1989, n. 2, XXII, pp. 264-277.

72. Sull'età di Richelieu e Mazzarino ricordiamo, fra i numerosi studi: R. Mousnier, Parigi capitale nell'età di Richelieu e Mazzarino, Bologna, 19832; L.F. Tapié, La Francia di Luigi XIII e di Richelieu, Milano, 19672.

73. R. Schneider, Il Libertino, Bologna, 19742, p. 247.

74. Cfr. L. Bianchi, Libertinisme et conservatisme..., cit., pp. 385-404.