L’opposizione giovanile durante il terzo Reich *

di Arno Klönne

Nel 1941 due degli uomini guida del gruppo della Resistenza che il 20 luglio 1944 tentò invano di abbattere Hitler, e cioè Ludwig Beck e Carl Friedrich Goerdeler, avevano formulato le loro idee sulla politica tedesca dopo Hitler. All'interno del gruppo di congiurati si pensava che Beck avrebbe dovuto ricoprire nella Germania posthitleriana la carica di capo dello Stato e Goerdeler quella di cancelliere del Reich. Nello scritto citato, in merito al problema dell'educazione della gioventù al di fuori della famiglia, si leggeva:

La Hitlerjugend verrà trasformata in Staatsjugend. Il vertice della Hitlerjugend dovrà essere immediatamente sciolto e i beni dell'associazione saranno messi al sicuro. La sua guida sarà affidata a un generale esperto di problemi educativi. Nella capitale si organizzerà un incontro [della gioventù]. È necessario che anche i più giovani cittadini acquistino e rafforzino il sentimento di una comunità popolare non più legata alle classi. Fondamento naturale dell'organizzazione giovanile sarà l'ordinamento scolastico. In classe il professore di educazione fisica e sportiva assumerà le funzioni di guida dei gruppi giovanili. Nella scuola invece lo stesso incarico verrà affidato a un professore che dimostri di possedere le doti adatte e che sia stato soldato. Anche a livello di distretto i giovani saranno organizzati a seconda dell'età. Alla loro guida saranno preposti ufficiali particolarmente dotati a livello pedagogico, che dovranno essere ulteriormente preparati per questo scopo1.

Le idee di questi rappresentanti della resistenza conservatrice e militare dimostrano non solo che il successo del putsch del 20 luglio avrebbe prodotto rapporti politici e sociali che poco avevano a che fare con gli ideali democratici, per lo meno in materia di educazione giovanile, ma anche, e chiaramente, quanto poco capissero della reale evoluzione della vita e della mentalità dei giovani gli uomini delle vecchie élites tedesche. È palese che Beck e Goerdeler non si erano affatto resi conto di come fosse ormai finito il tempo in cui una organizzazione della gioventù su base patriottico-autoritaria nello stile dello Jungdeutschlandbund avrebbe potuto raccogliere e rappresentare

realmente i giovani; essi non avevano compreso che le premesse per una cosa del genere erano state spazzate via dalla storia della gioventù stessa da ben tre dati di fatto: prima dai movimenti giovanili esistenti sino al 1933, poi dalla Hitlerjugend e, per finire, dalla opposizione giovanile alla Hitlerjugend, che aveva avuto come fine l'autodeterminazione dei giovani stessi.

Il modo migliore per comprendere la storia dei movimenti giovanili durante il Terzo Reich è quella di collegarla con i processi evolutivi della storia del movimento anteriori al 1933 e, al tempo stesso, tener conto del fatto che anche il nazionalsocialismo al potere subì modificazioni e che esso fu vissuto in modo molto differente dai diversi gruppi o classi d'età nella generazione successiva. Il passaggio da un «movimento giovanile nazionalsocialista» ad una organizzazione giovanile di Stato, che ebbe luogo nella Hitlerjugend tra il 1933 e il 1936, fu anche una risposta a comportamenti sociali che modificò il campo e le possibilità di azione dei raggruppamenti giovanili producendo anche, a sua volta, repentine svolte nell'orientamento dei giovani. Si dovranno quindi prendere in considerazione sia le capacità di attrazione, sia le caratteristiche repressive proprie della Hitlerjugend; la dinamica particolare alla base dell'affermazione secondo cui la «gioventù doveva essere guidata dalla gioventù», come anche la funzionalizzazione dell'attività dei gruppi giovanili a fini di dominio politico; la riuscita socializzazione della gioventù convogliata dal punto di vista nazionalsocialista, e quella fallita nelle organizzazioni giovanili di Stato; il conformismo e il non conformismo presente nelle giovani generazioni durante il Terzo Reich.

Ancora per molti anni dopo la fine del Terzo Reich, la socializzazione politica della gioventù tedesca durante il nazionalsocialismo è stata presa in considerazione, dalla ricerca e dalla cultura storica tedesca, solo molto limitatamente, oppure in un'ottica ambigua, restrittiva e viziata da parecchie interpretazioni errate. Relativamente alla socializzazione politica dei giovani al di fuori della famiglia e della scuola durante il Terzo Reich, subito dopo il 1945, emersero alcuni modelli interpretativi che è possibile riscontrare, con una certa frequenza, ancora oggi nella coscienza pubblica: ecco allora la leggenda secondo cui, al contrario di quanto era avvenuto per altri ambiti della vita dei cittadini investiti dal nazionalsocialismo o per altre organizzazioni politiche del Terzo Reich, il reclutamento giovanile nelle associazioni messo in atto dallo Stato nazionalsocialista sarebbe stato solo un fenomeno non politico, quasi insignificante. Di qui la tesi secondo cui tra il 1933 e il 1945 i giovani tedeschi, quasi senza eccezioni, avrebbero volentieri risposto all'offerta delle organizzazioni giovanili di Stato e secondo cui la protesta o i comportamenti resistenziali dei giovani sarebbero stati pressoché inesistenti. La storia degli studenti o dei giovani del gruppo resistenziale della Weiße Rose appariva, per i sostenitori di questa interpretazione, come l'assoluta eccezione alla regola di una docilità e di una disponibilità all'obbedienza delle giovani generazioni che, durante il Terzo Reich, aveva creato le condizioni per un «movimento giovanile nazionale». L'altra interpretazione della socializzazione giovanile nazionalsocialista tendeva a considerarla come una pura coercizione e quindi considerava inutile studiare le possibili «autentiche» basi del successo organizzativo della Hitlerjugend nella mentalità socio-politica della generazione giovanile del tempo, o anche possibili denominatori comuni tra la concezione del mondo e i modelli di comportamento del movimento giovanile in Germania prima del 1933 e la Weltanschauung o la prassi sociale della «gioventù di Stato» nazionalsocialista.

Una interpretazione specifica della socializzazione della Hitlerjugend e della sua eredità compare nella pubblicistica di carattere pedagogico della Germania (occidentale) nei primi anni dopo il 1945. Essa sosteneva che lo Stato nazionalsocialista e la sua organizzazione giovanile avrebbero sviato verso il «materialismo» una generazione di giovani di per sé «idealista» allontanandola dal modo di pensare «ereditato» dall'educazione borghese tedesca. La brutalizzazione della mentalità giovanile, avvenuta nel segno della Hitlerjugend, veniva condannata e vista come «malattia» dell'anima tedesca che, nei tempi passati, sarebbe stata invece un'anima del tutto sana; alla generazione di giovani sopravvissuta al Terzo Reich e alla guerra veniva quindi raccomandato di riferirsi, di ritornare alla «natura dell'essere tedesco». Una simile diagnosi, completa di consigli terapeutici, negli anni del dopoguerra veniva formulata anche da scienziati dell'educazione e da letterati attenti alle questioni pedagogiche, i quali avevano perso la memoria del loro personale consenso - motivato certo da una spinta «idealistico-tedesca» - alla «rivoluzione nazionale» dell'anno 1933. Questa ottica non era certo in grado di stimolare «sforzi analitici» per esplorare la realtà molteplice e ricca di contraddizioni propria della socializzazione politica della gioventù durante il Terzo Reich e della sua preistoria. Inoltre, essa separava in modo improprio le linee di sviluppo dell'educazione dei gruppi giovanili organizzati o la loro attività durante il Terzo Reich dalle ideologie e dalle forme di vita del movimento giovanile o delle organizzazioni giovanili così come si erano sviluppate prima del 1933 in Germania.

In contrasto con le interpretazioni che abbiamo rapidamente deli-

neato, è necessario anzitutto chiarire che la rapida trasformazione del nazionalsocialismo, negli anni a partire dal 1929 in un movimento di massa e in un partito con un enorme seguito elettorale, come anche l'egemonia politico-ideologica raggiunta dalla Nsdap a seguito della «rivoluzione nazionale» del 1933, possono essere attribuite non da ultimo agli atteggiamenti «giovanilistici» del nazionalsocialismo e al successo del suo proselitismo tra le generazioni più giovani. La Hitlerjugend ha avuto una grande importanza per la penetrazione del nazionalsocialismo nella società tedesca dopo il 1933, e la sua funzione socializzante era qualcosa tutt'altro che estranea alla politica. La «gioventù di Stato» del Terzo Reich si collegava a tradizioni specificamente tedesche e presenti già molto prima del 1933 per quanto riguarda la vita giovanile organizzata e raccolta in «movimento», con molti riferimenti alla «eredità» della borghesia colta tedesca. La Hitlerjugend, nella prassi del suo modello di socializzazione, non si appoggiava solo alla repressione o alla coercizione ma anche all'attrazione e all'integrazione sociale; tuttavia al diffuso successo socializzante della Hitlerjugend si contrappose un notevole potenziale di comportamenti giovanili «devianti», e gruppi giovanili di opposizione o di resistenza non furono certo, durante il Terzo Reich, fenomeni marginali.

Se così è stato, e lo stadio attuale della ricerca scientifica non lascia più dubbi in proposito, bisogna chiedersi perché processi e situazioni di questo tipo, così importanti per la storia contemporanea in generale e per quella dei giovani in particolare, hanno tanto tardato a trovare, nella ricerca storica tedesca, l'interesse che meritano e una tematizzazione all'altezza della loro complessità storica. Le motivazioni di queste carenze scientifiche sono da ascrivere, a mio parere, a una metodologia disciplinare unilaterale e anche a discutibili orientamenti dell'interesse scientifico. Bastano pochi cenni: la ricerca storica nella Repubblica federale sino a tutti gli anni Settanta ha dimostrato solo un limitato interesse per lo studio delle forme e dell'incidenza della cultura e dei gruppi giovanili. Il fatto che le costellazioni e i conflitti generazionali o i contenuti politico-sociali di movimenti e organizzazioni giovanili potessero avere grande influenza storica veniva certo rilevato, ma, in genere, non si riteneva che fosse un oggetto degno di studi più approfonditi. La storia della pedagogia si concentrava sulla descrizione e sull'analisi del sistema dell'educazione, soprattutto in relazione alla politica scolastica statale e alla teoria pedagogica. Lo studio più stimolante nel campo della storia della gioventù dell'ultima generazione, nella letteratura scientifica degli anni Cinquanta, provenne da un sociologo: esso individuava una serie di interrogativi che nulla hanno perso di valore ancora oggi, anche a proposito della socializzazione della generazione passata attraverso la Hitlerjugend2.

Che la scienza storica tedesca nella Repubblica federale abbia dato prova per tanto tempo di una quasi totale astinenza anche nei confronti dei contenuti politici della storia della gioventù, è tanto più interessante in quanto nella realtà storica della società tedesca la rilevanza politica dei movimenti giovanili era apparsa in modo particolarmente evidente. Con il diffondersi dei Wandervögel e della Freideutsche Jugend, il modello di un «movimento antiborghese della gioventù borghese» era diventato una componente importante del progetto sociale dei ceti borghesi colti. La mentalità politica del movimento giovanile era in stretto collegamento con la realtà ideologica della «rivoluzione conservatrice» e con le sue associazioni, pubblicazioni e campagne. Durante la Repubblica di Weimar anche i rapporti di forza tra partiti politici e associazioni erano influenzati dai conflitti generazionali; nella fase finale della democrazia weimariana l'idea di un «fronte trasversale della gioventù», tale da scavalcare i tradizionali contrasti tra ideologie politiche e i preesistenti conflitti di classe, ebbe un ruolo meritevole di attenta riflessione. La visione «rivoluzionario-conservatrice» di una «missione nazionale delle giovani generazioni», di una «rigenerazione nazional-patriottica» (völkisch) ad opera delle generazioni future, di uno «Stato ringiovanito», conteneva biologismi sociali di grande effetto politico che contribuirono all'elaborazione delle premesse ideologiche del Terzo Reich. Il nazionalsocialismo trasse enorme giovamento dalla mitologia giovanilistica che si era diffusa sempre di più a partire dalla fine degli anni Venti, come anche dal mondo dell'iconografia e dalla simbologia del movimento dei giovani, mentre la Hitlerjugend fondava il suo potenziale di attrazione soprattutto sul collegamento con uno stile giovanile di vita di gruppo elaborato dalle associazioni giovanili prima del 1933.

I primi lavori storico-sociologici sull'organizzazione della gioventù durante il Terzo Reich e sul potenziale di opposizione giovanile al nazionalsocialismo non ebbero seguito3, né contribuirono a promuovere altre ricerche sul tema. Si deve peraltro sottolineare che anche la storiografia «storico-materialistica» si è tenuta lontana dallo studio della socializzazione politica dei giovani durante il Terzo Reich e della sua preistoria. Ciò ha riguardato la storiografia della Repubblica democratica tedesca almeno nella misura in cui non si trattava di riferimenti alla storia dell'organizzazione e dei programmi del movimento giovanile comunista; quando poi a seguito del movimento studentesco di sinistra nella Repubblica federale la storiografia «marxista» riuscì a scavarsi un posto ai margini dell'attività di ricerca scientifica, la sua ottica si concentrò sullo sviluppo e sull'influsso delle strutture di potere politico-economico tanto da non permettere che la storia politica della gioventù prima e dopo il 1933 divenisse un tema importante.

Per quanto concerne le linee dominanti della storiografia nella Repubblica federale a partire dagli anni Settanta, la ricerca storica sui giovani e quindi anche la storia dei giovani nei movimenti organizzati in Germania prima del 1933 e la storia dei giovani durante il Terzo Reich sono diventate argomenti e temi oramai correnti. Il mutamento di giudizio sull'importanza di queste tematiche è derivato da diversi ordini di motivazioni.

Il confronto storiografico col passato nazionalsocialista, divenuto molto più approfondito di quanto non fosse stato negli anni Cinquanta e Sessanta, si interrogava molto più intensamente di prima anche sui fattori integrativi del sistema di potere del Terzo Reich, o sulle mentalità e sulle relazioni politico-culturali prima del 1933 all'origine della conquista da parte del nazionalsocialismo di larghe basi di massa. Così l'interesse della ricerca si appuntò anche sulla relazione tra movimento giovanile tedesco, «rivoluzione conservatrice» e mitizzazione della gioventù da parte del nazionalsocialismo.

Lo spostamento dell'attenzione della storiografia per gli aspetti del quotidiano e delle «forme di vita» e per le problematiche biografico-sociali, si focalizzò sul significato da attribuire alle esperienze di socializzazione, alle culture giovanili e alle costellazioni generazionali anche nella storia contemporanea; e quindi lo studio del «milieu giovanile» e degli orientamenti comportamentali dei giovani prima e dopo il nazionalsocialismo divenne indispensabile.

A seguito dell'espansione degli studi sui «comportamenti non conformi» durante il Terzo Reich e anche a seguito dell'ampliamento della categoria storica del concetto di Widerstand nel senso della Resistenz, i gruppi giovanili di opposizione negli anni dal 1933 al 1945 divennero oggetto di ricerca4.

1. Politica e organizzazioni giovanili durante la «rivoluzione nazionale»

Se si interpreta l'affermazione del Terzo Reich come un processo sociale che non si compì solo sul piano dei grandi affari e dei vertici dello Stato, due dati di fatto acquistano una straordinaria importanza per la vittoriosa conquista del potere politico da parte della Nsdap: primo, il «giovanilismo» della «rivoluzione nazionale» («il nazionalsocialismo è volontà giovanile organizzata», questo era allora uno degli slogan più efficaci del partito); secondo, l'affermazione, nel corso della realizzazione di quella stessa «rivoluzione nazionale», delle ambizioni totalizzanti della Hitlerjugend, che, intanto, si era trasformata in organizzazione giovanile di Stato5.

La Nsdap doveva la sua irruzione nel panorama dei partiti tedeschi negli anni dal 1930 al 1932 proprio anche alla mobilitazione degli elettori più giovani. Il nazionalsocialismo profittò della disaffezione nei confronti della democrazia weimariana sempre più diffusa, specialmente nella generazione più giovane, prima del 1933. I giovani si riversarono in massa, negli anni della crisi finale della Repubblica di Weimar, a votare per la Nsdap e a iscriversi alle Sa, mentre la grande maggioranza degli altri partiti non avevano quasi più seguito tra i giovani, ad eccezione della Kpd, che riusciva ad attrarre le frange più radicali delle giovani generazioni operaie, e del partito del Zentrum, che era riuscito a mantenere in qualche modo le sue posizioni in quella parte della gioventù legata alla Chiesa cattolica.

È chiaro che la forza di attrazione della Nsdap presso le generazioni più giovani non era solo ideologica, ma si fondava in larga parte anche sulla mancanza di prospettive sociali e professionali, che, in relazione alla crisi economica, colpiva soprattutto i giovani.

D'altra parte le organizzazioni giovanili della Nsdap (Hitlerjugend e Confederazione degli studenti medi nazionalsocialista) non erano affatto riuscite, prima della presa del potere, a conquistarsi un ruolo guida nel campo sociale specifico del lavoro tra le associazioni e le confederazioni giovanili. Sino al 1932 le associazioni giovanili nazionalsocialiste, nell'ambito della gioventù organizzata, rappresentavano una minoranza. Anche quei giovani che riponevano nella Nsdap le loro speranze politiche spesso non avevano nessuna intenzione di sacrificare l'autonomia della loro vita all'interno dei gruppi e delle associazioni giovanili, né di affidarsi alla Hitlerjugend. La consistenza numerica delle grandi associazioni giovanili verso la fine della Repubblica di Weimar era la seguente:

- Associazioni sportive giovanili: circa 2.000.000;

- Associazioni cattoliche giovanili: circa 1.000.000;

- Associazioni evangeliche giovanili: circa 600.000;

- Associazioni sindacali giovanili: circa 400.000;

- Gioventù operaia socialista: circa 90.000;

- Associazioni sindacali giovanili: circa 400.000;

- Associazioni della gioventù comunista: circa 55.000.

Per quanto riguarda il mondo giovanile che faceva riferimento in senso stretto alla Bündische Jugend, la cosidetta «gioventù confederata», si può ritenere che gli iscritti raggiungessero le 70.000 unità. La Bündische Jugend era fautrice di un «ritorno alla natura» di forte intonazione nazional-comunitaria e neoromantica. Circa un terzo della giovane generazione dell'epoca apparteneva inoltre ad associazioni giovanili che facevano capo al ReichsausschußDeutscher Jugend-Verbände, e per la maggioranza si trattava di gruppi maschili.

Verso la fine del 1932 la Hitlerjugend poteva contare su non più di 100.000 iscritti, mentre alla fine del 1934 era arrivata a più di 3.500.000 di iscritti. Questa enorme crescita quantitativa era dovuta a ragioni politiche e pedagogiche. Da una parte, lo Stato nazionalsocialista assicurava alla Hitlerjugend una posizione di monopolio col sistema di sciogliere, incorporare o vietare le altre organizzazioni giovanili (con l'unica temporanea esclusione delle associazioni giovanili cattoliche), cui si aggiungeva la pressione esercitata sui genitori, nella scuola e sui posti di lavoro. Dall'altra, la Hitlerjugend si era impadronita di quelle forme di vita che - partendo proprio dal movimento giovanile - durante la Repubblica di Weimar le associazioni giovanili avevano elaborato e reso molto attraenti per una larga base di potenziali adepti, come ad esempio i gruppi giovanili autogestiti al di fuori della società degli adulti, gli incontri serali, i viaggi e i campeggi. Determinanti per l'affinità con lo «Stato della rinascita nazionale», dimostrata nel 1933 da larga parte della gioventù organizzata e che ne favorì l'incorporazione nella Hitlerjugend, furono quegli atteggiamenti «contro» che si erano sviluppati prima del 1933 nel potenziale di una giovane generazione in «movimento» e che, al tempo stesso, erano profondamente ancorati alla tradizione del pensiero nazional-borghese tedesco: il rifiuto di uno «Stato dei partiti», il disprezzo verso il parlamentarismo liberale, la nostalgia di una comunità popolare (Volksgemeinschaft), una concezione autoritaria dello Stato e il risentimento contro la «Repubblica di Novembre», che veniva presentata come «priva di dignità nazionale». L'anno 1933, in questo senso, non rappresentò affatto una «rottura con la storia tedesca» perché esso si ricollegava a mentalità politiche che avevano segnato il mondo sentimentale di gran parte delle giovani generazioni già prima della presa del potere da parte del nazionalsocialismo. Considerando questo insieme di rapporti, all'epoca dell'avvento al potere di Hitler, solo il movimento della gioventù operaia esprimeva una immediata opposizione politica; nelle associazioni cattoliche esisteva una specie di presa di distanza di principio dal nazionalsocialismo. Anche nelle associazioni cattoliche, però, era presente un diffuso consenso verso uno «Stato nazionale forte», mentre nelle organizzazioni giovanili evangeliche, nella Bündische Jugend, nelle federazioni giovanili ginniche e sportive, l'entusiasmo per la «rinascita nazionale» era addirittura dominante.

Il rapporto con il nazionalsocialismo da parte della Bündische Jugend (il cui patrimonio di idee e di manifestazioni esteriori negli anni Trenta aveva acquisito sempre più influenza anche nelle associazioni giovanili, confessionali e sportive) funzionava da ponte a livello politico-

ideologico: proprio in questi ambienti si erano formati e diffusi modelli giovanili che andavano incontro al nazionalsocialismo e che esso era in grado di integrare nella sua visione generale: ad esempio concetti come «Capo e seguito», «Nazione e socialismo», «sangue e suolo», «virtù militari», «lotta contro Versailles e Weimar», erano tutti slogan ideologici standardizzati adottati da gran parte dei giovani che aderivano o che erano vicini alla Bündische Jugend. E quindi non c'è da sorprendersi se i giovani che si ispiravano a tali modelli salutassero positivamente l'ascesa del nazionalsocialismo.

La Hitlerjugend utilizzò, nella sua fase di sviluppo dopo il 1933 una mentalità giovanile che non era nata al suo interno ma che derivava dal movimento giovanile in tutte le sue configurazioni. Un vago bisogno di «unità dei giovani», il rigetto della politica convenzionale dei «vecchi», l'affermazione di un rinnovamento di popolo e nazione «tale da spazzare via un sistema marcio e mummificato» erano molto diffusi nel «movimento organizzato» giovanile degli anni precedenti il 1933. In questo modo la Hitlerjugend non fece altro che prendere possesso di un terreno già fertile e ampliarlo, e, dal punto di vista delle ambizioni di dominio del Terzo Reich, essa non poteva fare altrimenti, perché proprio da quel terreno sarebbero potute nascere altre correnti. Lo Stato nazionalsocialista e la direzione nazionale della Hitlerjugend reagirono così alla condizione «dinamica» in cui si trovava la nuova generazione, affidando all'organizzazione dei giovani predisposta dal regime il compito di rappresentare la totalità delle forme associative e organizzative nell'ambito del mondo giovanile e, così facendo, profittarono ancora per alcuni anni di questo dinamismo che lo attraversava.

2. La Hitlerjugend come organizzazione di Stato della gioventù

La Hitlerjugend affermò la funzione totalizzante riconosciutale immediatamente dopo la presa di potere da parte della Nsdap nell'ambito extrascolastico6 con le seguenti modalità:

1. Escludendo od omologando tutte le istituzioni e organizzazioni concorrenti preposte all'educazione giovanile (ad eccezione dei gruppi giovanili cattolici messi al bando solo più tardi).

2. Assumendo il controllo del maggior numero possibile di funzioni e ambiti del lavoro giovanile.

3. Tentando di avvicinare e incorporare quanti più giovani fosse possibile all'interno delle rispettive classi di età e curando un incessante lavoro di proselitismo delle generazioni più giovani.

Per molti milioni di ragazze e ragazzi tedeschi tra il 1933 e il 1945 la Hitlerjugend fu, accanto alla famiglia e alla scuola, la più importante istanza di socializzazione, mentre per lo Stato nazionalsocialista questa organizzazione giovanile era vista come «garante del futuro». Il servizio nella Hitlerjugend serviva a legare, ove possibile in maniera totalizzante, la generazione di giovani cresciuti durante il Terzo Reich a tutti i modelli propagandati dal sistema nazionalsocialista.

Dopo il 1933, il successo della Hitlerjugend era legato al modo e ai tempi della sua assunzione di forme di vita proprie dei movimenti giovanili. L'afflusso spontaneo di giovani di cui la Hitlerjugend godé per un certo tempo e per una certa parte di giovani, l'«idealismo» da cui poté trarre profitto per lo meno per i primi anni del regime, l'attrazione esercitata dall'offerta proposta dalla Hitlerjugend ai giovani riguardo a determinati modelli di vita, e che durò ancora per anni, tutti questi fenomeni hanno una spiegazione plausibile se solo si considera che la Hitlerjugend sembrava rispondere a tutte le diffuse aspettative del periodo precedente il 1933: la vita e l'attività del «movimento» giovanile venivano ora riconosciute dallo Stato e rese accessibili anche a quei gruppi o ceti di giovani che nelle varie forme associative antecedenti il 1933 avevano avuto poco spazio, come per esempio, le ragazze e i ragazzi di provincia e di campagna, ma soprattutto le ragazze, che, nelle organizzazioni giovanili pre 1933, erano state più che sottopresentate7.

La Hitlerjugend sembrò costituire la chance di un'organizzazione specificamente rivolta al mondo giovanile e alla totalità della generazione più giovane; distanze sociali, diversità fra città e campagna o differenze specifiche di sesso nelle attività dei gruppi giovanili sembravano scomparse. Stando all'apparenza, possiamo affermare che, dopo il 1933, la Hitlerjugend assunse all'inizio il significato di un ampliamento delle «forme di vita del movimento giovanile». Tuttavia l'apparenza era ingannevole. La dilatazione del movimento giovanile all'interno del sistema nazionalsocialista significò invece, essenzialmente, una sua statalizzazione, e le due cose, a lungo andare, non sarebbero più state compatibili. Il momento caratterizzante del processo di sviluppo delle organizzazioni giovanili dopo il 1933 risiedette nel fatto che queste finirono per essere sempre più indirizzate verso obiettivi fissati dello Stato, furono sempre più costrette e impastoiate in forme burocratiche e organizzate secondo modelli militari.

Lo splendore di una vita del «movimento» finì sempre più per offuscarsi; al termine di questa evoluzione troviamo il «servizio obbligatorio giovanile», che, in caso di necessità, doveva essere assicurato con mezzi coercitivi dalle autorità di polizia. Anche allora, qua e là, era ancora possibile trovare nicchie, in condizioni particolarmente favorevoli, in cui poteva esplicarsi una vita di gruppo in piccole unità di ragazzi e ragazze, ma il sistema e la prassi tipiche della Hitlerjugend avevano rimosso le istanze di «decisione individuale» o di «responsabilità personale». Certo, come mai prima, essa rappresentava la formula «i giovani alla guida dei giovani», ma era la stretta rete di compiti politici e di disposizioni di servizio a decidere, in realtà, come e dove quella gioventù dovesse essere guidata. L'evoluzione della Hitlerjugend verso forme coercitive e di rigido indottrinamento e addestramento non era stata casuale, o solo dovuta, in certo qual modo, alla rozzezza pedagogica della sua stessa dirigenza. Essa era stata piuttosto la risposta a una «legge» interna, propria del Terzo Reich, secondo cui ogni movimento giovanile, per quanto nazionalistico o völkisch potesse essere, conteneva rischi per la stabilità del sistema di potere nazionalsocialista e, di conseguenza, doveva essere annientato.

La stessa Hitlerjugend era solita anteporre ai suoi rapporti organizzativi il seguente detto hitleriano: «una grande idea potrà arrivare alla meta solo se una forma organizzativa compatta e rigida, realizzata con coerente durezza, saprà modellarne i principi generali». Di conseguenza, la struttura della Hitlerjugend era statica e regolamentata sin nei minimi particolari. Già la divisione (fissata dal luglio 1933) nei diversi sottogruppi era rigidissima:

l. Il Deutsches Jungvolk (Dj), per i bambini da 10 a 14 anni.

2. La Hitlerjugend vera e propria, per i ragazzi da 14 a 18 anni.

3. Le Jungmädel (Jm), per le bambine da 10 a 14 anni, la cui organizzazione era parallela a quella dei maschi del Dj.

4. Il Bund Deutscher Mädel (Bdm), per le ragazze dai 14 ai 18 anni; gli anni dai 18 ai 21 confluivano nell'opera Glaube und Schönheit («Fede e bellezza»).

Altrettanto rigida era la separazione dei gruppi tra ragazze e ragazzi. Un altro importante principio strutturale, a partire dal 1936, fu quello di una perfetta strutturazione per anni di nascita, vale a dire che bambine e bambini di 10 anni venivano accorpati, al momento del loro ingresso nell'organizzazione, in unità corrispondenti all'anno di frequenza scolastica e poi, sempre con lo stesso concetto, fatti passare attraverso tutti i diversi gradi della Hitlerjugend.

Momento centrale dell'educazione dei ragazzi all'interno della Hitlerjugend era l'«addestramento militare»8, inglobato nella dottrina della superiorità del «carattere nazionale» (Volkstum) tedesco e della «razza nordica». L'educazione delle ragazze nella Hitlerjugend era fondata, a sua volta, sul ruolo della donna come «madre e infermiera», basato anch'esso sull'idea nazionalistica di «popolo» e di «razza». Le attività sportive e di formazione professionale della Hitlerjugend, che occupavano un grande spazio, erano collegate con l'«istruzione ideologica».

La legge sulla Hitlerjugend del 1° dicembre 1936 sancì formalmente lo scioglimento di tutte le altre associazioni giovanili a favore della prima. Secondo questa legge, solo la Hitlerjugend, a prescindere dalla scuola e dalla famiglia, era responsabile di tutta l'educazione (fisica, spirituale e morale) della gioventù in Germania; questa competenza educativa venne affidata al Reichsjugendführer della Nsdap, nella sua qualità di capo della gioventù del Reich tedesco, mentre alla stessa persona veniva anche affidato il ruolo di massima autorità del Reich in questo campo, alle dirette dipendenze del Führer. La legge sulla Hitlerjugend era la garanzia anche sul piano legale del fatto che, oltre la famiglia e la scuola, unica «responsabile dell'educazione» fosse l'organizzazione di Stato. Gli ultimi passi per la trasformazione della Hitlerjugend da «movimento giovanile nazionale» in Servizio statale giovanile obbligatorio, furono dettati dalle norme applicative della legge del 1° dicembre 1936, emanate il 25 marzo 1939.

È interessante notare che il Servizio giovanile obbligatorio venne istituito già prima dell'inizio della guerra e non fu, come spesso si ritiene, una conseguenza delle necessità della guerra stessa. È fuor di dubbio che lo stadio finale rappresentato dal Servizio giovanile obbligatorio fosse già, in nuce, nei criteri guida della Hitlerjugend a partire dal 1933. Con l'introduzione del Servizio giovanile obbligatorio tutti i giovani venivano ad essere sottoposti all'autorità della Hitlerjugend in materia di educazione. La stessa Hitlerjugend tracciava così i criteri che intendeva seguire: «A dieci anni il giovane entra nelle nostre schiere e abbandonerà la Hitlerjugend solo all'età di 18 anni. In questo periodo di tempo sarà oggetto di una istruzione pianificata molto accuratamente e di un addestramento già fissato al momento del suo ingresso nella scuola. Il programma non riguarda solo l'organizzazione in sé, ma comprende tutto il servizio, sino alla più piccola unità»9.

Nel 1940 il Servizio giovanile obbligatorio fu applicato effettivamente per la prima volta. Sulla base della normativa per il Servizio giovanile obbligatorio del 1939, nella primavera del 1940 tutti i bambini e le bambine che avessero compiuto i dieci anni furono arruolati obbligatoriamente nella Hitlerjugend.

Per garantire l'efficacia interna e la pratica del Servizio giovanile obbligatorio, la normativa disciplinare esistente fu trasformata in una regolamentazione penale che prevedeva sanzioni per la mancata ottemperanza del servizio obbligatorio e per infrazioni della disciplina dell'organizzazione come «reati contro l'immagine pubblica della Hitlerjugend» e altre cose consimili.

3. L'opposizione giovanile

Le pretese totalizzanti dello Stato nazionalsocialista in materia di organizzazione della vita dei giovani si scontrarono, già all'inizio del Terzo Reich e più volte nel corso del suo divenire, con varie forme di opposizione di parte delle giovani generazioni. Il carattere sempre più coercitivo dell'educazione giovanile nazionalsocialista e la sempre maggiore irreggimentazione della vita dei giovani, messe in atto dalla Hitlerjugend e nella Hitlerjugend, erano anche la reazione a comportamenti opposizionali di singoli giovani o di singoli gruppi giovanili10.

Nei confronti di molti giovani cresciuti durante il Terzo Reich la socializzazione nazionalsocialista e quella della Hitlerjugend, si dimostrarono fallimentari. Lo spettro dei «comportamenti devianti» da parte dei gruppi giovanili nello Stato nazionalsocialista andava dal mantenimento in vita delle associazioni della gioventù operaia che erano state vietate, alla sopravvivenza di circoli giovanili che mantenevano una propria identità nell'ambito delle Chiese, al proseguimento illegale dell'attività di gruppi già vicini alla Bündische Jugend, sino ai gruppi «selvaggi» (come li definivano le autorità) del tipo degli Edelweisspiraten o della Swing-Jugend. Lo Stato nazionalsocialista e la Reichsjugendführung vedevano in questa opposizione giovanile una minaccia per il sistema, proprio perché l'attrazione esercitata all'inizio dall'appartenenza alla Hitlerjugend si dimostrava difficile da mantenere in vita11.

La prima fase della opposizione dei giovani al sistema hitleriano fu contrassegnata dallo spirito della resistenza politica nata, già prima del 1933, nelle fila delle organizzazioni giovanili del movimento operaio impegnate nel confronto con il nazionalsocialismo, e in particolare, di quelle della Federazione giovanile comunista (Kjvd), della Gioventù operaia socialista (Saj), degli «Amici della natura», della Federazione giovanile del partito socialista operaio (Sjvd) e di altri gruppi intermedi della sinistra. Subito dopo il 1933, le motivazioni di questa opposizione giovanile non erano fondate tanto nel conflitto con l'educazione e l'organizzazione giovanile del nazionalsocialismo (infatti in questo periodo la Hitlerjugend era ancora in via di formazione) quanto e in misura molto maggiore nella lotta e nella difesa contro la definitiva affermazione del dominio nazionalsocialista. La maggior parte dei giovani socialisti e comunisti che facevano parte di questo tipo di resistenza, negli anni 1933-1934, speravano ancora che il nuovo regime potesse essere abbattuto a livello politico in breve termine dal movimento operaio illegale. La prospettiva della lotta di resistenza dei giovani comunisti e di molti giovani socialisti, in questo periodo, poggiava sul tentativo di mantenere in vita le organizzazioni messe al bando come associazioni di massa, di diffondere materiale di agitazione e di fornire impulsi per una lotta diretta per il potere12. Le aspettative politiche collegate a questa forma di resistenza giovanile erano illusorie, come verso il 1935 apparve chiaro anche ai dirigenti dei partiti operai in esilio; le vittime furono numerose. A causa della spietata persecuzione di queste attività da parte dello Stato nazionalsocialista, il tributo di sangue versato in questi anni dall'opposizione giovanile comunista fu altissimo.

Allorquando i partiti operai illegali cominciarono a modificare la loro strategia, adattandola ai reali rapporti di forza durante il Terzo Reich, cercando alleanze con altre correnti all'interno dei gruppi o del movimento giovanile e prendendo coscienza delle potenzialità che offriva una corrente di opposizione all'interno della gioventù all'inizio ancora pre-politica, le perdite di giovani militanti erano già state tanto elevate, che i punti di contatto personali per un nuovo tipo di lavoro giovanile illegale ancora rimasti in vita erano ormai molto rari.

A partire dal 1934-35 i tentativi di mantenere in vita gruppi giovanili comunisti o socialisti, in gran parte illegali, fallirono quasi ovunque. I motivi di questo fallimento sono da ricercarsi nella persistenza di una illusoria valutazione sugli sviluppi del regime nazionalsocialista e nella intensità e brutalità della repressione messa in atto dagli organi di Stato contro questi gruppi di opposizione. A ciò si deve aggiungere il fatto che all'opposizione giovanile comunista o socialista mancava il sostegno legale o semilegale che invece le Chiese rappresentavano per i gruppi giovanili confessionali. E inoltre, i gruppi giovanili comunisti o socialisti non avevano da offrire un milieu culturale specificamente giovanile adatto a suscitare nuove adesioni, come invece avveniva per altri circoli giovanili illegali come quelli che facevano riferimento alla Bündische Jugend o, più tardi, per quelli definiti «selvaggi». Maggior successo ebbero invece quei «gruppi misti», non legati ai partiti, che, autonomamente e sul piano locale, tentavano di proseguire la loro attività di «viaggi» e di «camminate» e, così mimetizzati, continuavano a mantenere in vita idee e tradizioni socialiste.

Che poi i giovani che già avevano fatto parte del Kjvd, della Saj, del Sjvd e di altre organizzazioni giovanili, fossero i più attivi nel lavoro clandestino e nel regime di illegalità dei gruppi della Resistenza, anche negli anni della guerra, è tutto un altro discorso.

La corrente numericamente più forte tra quanti dimostravano un «comportamento deviante» nell'ambito dello Stato nazionalsocialista, in tutte le fasi di sviluppo del Terzo Reich e della statalizzazione dell'educazione giovanile, fu rappresentato dai gruppi giovanili confessionali e sopratutto dalla gioventù cattolica. I punti di attrito, le circostanze che li originarono e le condizioni di esistenza di questi gruppi di opposizione, in questo caso, erano molto diversi da quelli della opposizione giovanile nata dal movimento operaio, anche se è necessario distinguere il lavoro giovanile cattolico da quello protestante.

Prima del 1933, nelle associazioni giovanili evangeliche, nella misura in cui vi erano tendenze o interessi politici, prevalevano le simpatie per i Deutschnationalen o per la Nsdap; già da questo, nel 1933, si può comprendere il consenso dato all'idea di «rinascita nazionale». Ciò non significa però che un tale atteggiamento costituisse il compito proprio delle organizazioni giovanili evangeliche. Il momentaneo sopravvento dei «cristiano-tedeschi» fedeli al regime nei Consigli direttivi delle Chiese evangeliche e l'affermazione del favorito di Hitler, Ludwig Müller, come «Vescovo del Reich», condussero nel 1933 a una intesa tra la Reichsjugendführung nazionalsocialista e quella delle Chiese evangeliche del Reich, cosicché tutti i membri delle associazioni giovanili evangeliche al di sotto dei 18 anni avrebbero dovuto essere aggregati alla Hitlerjugend. Con questo accordo, stipulato contro il volere delle dirigenze dei gruppi giovanili evangelici, lo Stato nazionalsocialista soffocava fin dall'inizio la gioventù evangelica per quanto riguardava l'ambito religioso e spirituale13.

A partire dal 1934, la vita associativa giovanile di parte evangelica venne dunque resa praticamente impossibile se non in piccoli circoli illegali. Invece, in quei casi in cui le istituzioni religiose mantennero la loro autonomia nei confronti dello Stato e insieme alla Bekennende Kirche seppero a più riprese distanziarsi ideologicamente dal regime, si sviluppò un nuovo tipo di lavoro giovanile a forte connotazione evangelico-comunitaria che, anche come indirizzo di vita giovanile, mantenne una propria identità autonoma dal nazionalsocialismo, arrivando a comprendere sino agli anni della guerra molte migliaia di giovani evangelici. La rivista «Junge Kirche» rappresenta l'organo di orientamento di questa tendenza.

Per quello che concerne la gioventù cattolica, il terreno per le mire dello Stato nazionalsocialista era un po' più accidentato. Certo, anche qui non si fu insensibili alla «esaltazione nazionale» dell'anno 1933 e si registrarono molte simpatie per una idea di Stato autoritaria. Nel 1933 alcuni vescovi cattolici tedeschi si dimostrarono pronti a far incorporare anche la gioventù cattolica nella Hitlerjugend, con la sola condizione che essa garantisse l'assistenza della Chiesa ai suoi iscritti di confessione cattolica. Tuttavia il rifiuto ideologico del nazionalsocialismo che - al contrario di quanto era avvenuto nella Chiesa evangelica - era stato dominante nel cattolicesimo tedesco prima del 1933, non scomparve facilmente dopo la presa del potere nazionalsocialista; le riserve sul nuovo Stato restavano grandi. Le organizzazioni giovanili cattoliche assunsero un atteggiamento di così chiaro rifiuto di fronte a ogni idea di accorpamento, da dare vita, rapidamente, a un acceso contrasto quotidiano tra la Hitlerjugend e i gruppi giovanili cattolici14.

La firma del Concordato tra il governo di Hitler e il Vaticano, nell'estate del 1933, fornì al lavoro associativo giovanile cattolico una certa protezione anche se solo temporalmente e parzialmente limitata. È questo il motivo per cui le organizzazioni giovanili cattoliche durante il Terzo Reich poterono sopravvivere più a lungo di tutte le altre, anche se con gravi limitazioni della loro attività, mentre rappresaglie contro giovani e genitori, divieti a livello regionale e attacchi di vario genere finirono per restringere di molto il loro raggio di azione, sino a quando, nel 1937-38, anche queste associazioni furono definitivamente sciolte e messe fuori legge. La trasformazione del lavoro giovanile cattolico da attività associativa e di gruppo a lavoro interno alla Chiesa nell'ambito della comunità giovanile parrocchiale, era stata già avviata da tempo. Tuttavia anche dopo il 1938 continuarono ad esistere, nel quadro dell'assistenza pastorale ai giovani, forme di vita associativa: pellegrinaggi, processioni, ritiri e occasioni del genere diventavano pubbliche manifestazioni di un movimento giovanile cattolico ancora forte, per lo meno nelle zone a grande prevalenza cattolica.

La gioventù cattolica profittò del fatto che la sua vita associativa aveva potuto proseguire, sia pure in una semilegalità, per un certo numero di anni. In questo periodo essa assunse più chiaramente di quanto non avesse fatto prima del 1933 elementi derivati dal movimento e dalle associazioni giovanili ispirate alla Bündische Jugend, come testimoniano le riviste giovanili cattoliche «Junge Front» (che più tardi assunse il titolo di «Michael») e «Die Wacht», che, proprio negli anni dal 1933 al 1935, ebbero grande successo. In questo periodo nelle regioni a forte maggioranza cattolica, questa parte del movimento giovanile poté mantenere quasi dappertutto le sue posizioni e talvolta riuscì anche ad accrescerle. La legge sulla Hitlerjugend, varata alla fine del 1936, si rivolgeva, non da ultimo, contro le organizzazioni giovanili cattoliche e contro la loro capacità di attrazione.

La repressione delle possibilità legali del movimento giovanile cattolico da parte dello Stato nazionalsocialista negli anni 1937 e 1938 venne motivata soprattutto con la considerazione che i gruppi giovanili cattolici proseguivano, su più larga scala, l'attività della Bündische Jugend. In linea generale la «gioventù confederata» agli occhi della dirigenza nazionalsocialista e di quella della Hitlerjugend, rappresentava un centro di opposizione giovanile. Questo termine definiva e accomunava correnti molto diverse tra loro, il cui aspetto comune consisteva in determinate forme di gruppi autogestiti e in un milieu giovanile che si richiamava alla tradizione del movimento dei giovani precedente al 193315.

Abbiamo già detto che la maggioranza delle associazioni e dei gruppi della Bündische Jugend esistenti nel 1933 dimostrò grandi simpatie per il Terzo Reich; anche perché si presupponeva che, all'interno e all'esterno della Hitlerjugend, la vita del movimento giovanile avrebbe potuto continuare a svilupparsi liberamente. Fu questo il punto decisivo in cui si sarebbero innestate, prima o poi, le cause del conflitto con la Hitlerjugend e con il nazionalsocialismo. L'enorme incremento della Hitlerjugend non sarebbe stato possibile nei primi anni dopo l'avvento del regime senza la ripresa di forme associative proprie della vita giovanile e senza la collaborazione della dirigenza della Bündische Jugend. D'altra parte, nella logica interna dell'organizzazione giovanile dello Stato nazionalsocialista, il fatto di imporre gradualmente una regolamentazione al movimento giovanile era cosa naturale, come anche naturale era eliminare dalle proprie fila l'influsso della «gioventù confederata». A partire dall'autunno 1934 si passò a una «epurazione» di questo tipo, soprattutto a livello dello Jungvolk della Hitlerjugend, che risultava essere ampiamente inquinato da elementi di questo tipo. Anche se in questo caso (come per le Jungmädel) più tardi continuarono ad esistere nicchie di vita giovanile «confederata», a partire dal 1936 fu chiaro che Hitlerjugend e Bündische Jugend erano strutturalmente incompatibili.

La trasformazione della Hitlerjugend in «gioventù di Stato» contribuì a far crescere la motivazione a mantenere in vita, a fianco delle organizzazioni giovanili nazionalsocialiste, anche forme di vita di gruppo mutuate dalla Bündische Jugend. La Reichsjugendführung reagì a queste tendenze criminalizzando ancora più massicciamente ogni «attività sovversiva» rivolta in questo senso. La pubblicistica nazionalsocialista, a partire dal 1936, è piena di polemiche contro la disgregazione indotta da questi gruppi, mentre aumentava anche l'attività persecutoria dello Stato contro l'attività illegale che essi svolgevano.

Un rapporto della Reichsjugendführung sulla situazione interna, agli inizi del 1941, doveva constatare:

Il problema della Bündische Jugend ha oggi a quanto pare solo portata storica. La pratica del lavoro di vigilanza ha dimostrato però che questo problema è, ancora oggi, della massima importanza. Immediatamente la Hitlerjugend ha adottato tutte le misure per combatterlo, avendo riconosciuto tutta la gravità del pericolo che questa gioventù rappresenta. Le misure adottate consistono in particolare nella distruzione di tutte queste associazioni, della loro organizzazione, dei loro organi di stampa, nella lotta contro le conventicole, nella eliminazione di dirigenti orientati in tal senso dalla Hitlerjugend [...] nella lotta senza esclusione contro idee, princípi educativi, organizzativi e di direzione ispirati alle loro idee all'interno della Hitlerjugend, nell'opera di chiarificazione nei confronti dei dirigenti della Hitlerjugend [...] La lotta contro la Bündische Jugend ha incontrato la più grande incomprensione nell'opinione pubblica. Ma essa non è finita, anzi deve proseguire sino alla completa vittoria, specialmente contro la formazione di nuove conventicole16.

Anche i gruppi giovanili «selvaggi» del tipo delle Meuten o degli Edelweisspiraten (che gli organi del nazionalsocialismo chiamavano «conventicole») si ricollegavano alle tradizioni della Bündische Jugend, in forme in certo qual modo popolarizzate. Essi raggiunsero il massimo di diffusione negli anni di guerra, ma spesso si erano formati già prima dell'inizio della guerra. Questi gruppi spontanei avevano il loro epicentro in quelle regioni dove prima del 1933 i movimenti giovanili organizzati erano stati molto ben rappresentati e dove lo Stato nazionalsocialista non aveva potuto completamente eliminare le eredità del milieu caratteristico del movimento operaio e di un cattolicesimo popolare. Questi tratti distintivi si riscontravano in maniera più chiara nella regione renana della Ruhr.

Gli organi di stampa del nazionalsocialismo ritenevano che i «gruppi selvaggi» fossero pericolosi anche perché essi si sviluppavano e si diffondevano anche in mancanza di strutture organizzative, quasi come per contagio. A ciò si aggiungeva il fatto che questi circoli mettevano in pratica su larga scala quella romantica vita di gruppo e di viaggio che, agli inizi, anche la Hitlerjugend era sembrata offrire alla gioventù e che poi, nel corso della sua progressiva burocratizzazione di stampo quasi militare era andata perduta. I gruppi «selvaggi» erano una reazione giovanile all'evoluzione interna della Hitlerjugend e del suo «Servizio giovanile», che lasciava sempre meno spazio vitale al bisogno dei giovani di autodeterminazione all'interno di piccoli gruppi.

Il nazionalsocialismo, che si era presentato come «movimento giovanile», dopo essersi consolidato al potere, dovette affrontare il fatto che nei settori più sensibili delle nuove generazioni si verificavano fratture nella capacità di integrazione del regime, all'interno delle quali si raccoglievano le esigenze di una vita associativa dei giovani alternativa alla organizzazione giovanile di Stato. Al mondo e agli stili di vita del movimento giovanile sino al 1933, spesso in contrasto con i modelli politici di riferimento, si collegavano esperienze di libertà che venivano tramandate anche all'interno del Terzo Reich, dove agivano ora come materiale esplosivo. I momenti utopici presenti nel movimento giovanile tedesco prima del 1933, che a suo tempo erano stati utili al nazionalsocialismo, si rivolsero dopo il 1933, in non pochi giovani, contro il sistema di potere sociale, e prima di tutto contro il sistema di socializzazione della organizzazione giovanile di Stato. Sotto la dittatura nazionalsocialista, in qualche variante, si arrivò a un'ultima configurazione del movimento giovanile classico tedesco, a una contro-cultura dell'associazionismo dei giovani.

I due rapporti di parte nazionalista che di seguito riportiamo testimoniano in modo esemplare le dimensioni e il grado di pubblicità assunto dai gruppi di opposizione giovanile. In un documento interno della Reichsjugendfürhung, nel settembre del 1942, si legge :

Dalla primavera del 1942 in tutte le giurisdizioni del territorio di Düsseldorf è stato rilevato che giovani di entrambi i sessi si riuniscono di nuovo in gran numero in conventicole prendendo pubblicamente posizione contro la Hitlerjugend [...] Una grande azione di sorveglianza, il 3.5.1942, ha potuto verificare quanto segue: in 8 luoghi turistici della regione sono stati individuati complessivamente 55 gruppi da 7 a 15 partecipanti. Perlopiù si trattava di gruppi misti di ragazze e ragazzi. Quasi tutti i gruppi indossano costumi a imitazione di quelli della «gioventù confederata» e portano con sé chitarre e balalaike. Per lo più si tratta di gruppi misti di ragazzi e ragazze. Durante le azioni di controllo si sono verificati anche scontri [...] Questo fenomeno, negli ultimi mesi, è aumentato in modo straordinario. Molto frequentati sono i campeggi, ai quali partecipano ragazzi e ragazze. Il numero di persone condannate per attività associative vietate dalla legge è molto aumentato, specie negli ultimi tempi [...].

Agli inizi del 1943 la Centrale di polizia della regione della Ruhr e del Reno comunicava che il 7 dicembre 1942 si era dato inizio «a controlli di sorpresa dei singoli gruppi». I gruppi disciolti erano stati: «a Düsseldorf 20 gruppi per 282 presenze giovanili, a Duisburg 10 per 260 presenze, a Essen 4 per 124 presenze, a Wuppertal 4 per 72 presenze. In più di 400 procedimenti 320 giovani furono interrogati sulla loro appartenenza e attività all'interno di gruppi selvaggi...». Gli Edelweisspiraten del distretto, lamentava la Reichsjugendführung, marciavano in «schiere composte anche di 30 giovani cantando al suono delle chitarre, attraverso varie città....»17.

In Renania e nelle altre regioni «colpite dal bacillo dell'associazionismo giovanile», nel corso del 1943, la Gestapo compì ogni sforzo per soffocare «la selvaggia mobilità di gruppi giovanili confessionali e confederati»; la Hitlerjugend emise speciali «permessi di viaggio» e la gendarmeria ricevette il compito di controllare «i giovani e i loro spostamenti, i campeggi o ogni altra forma dei loro incontri». I gruppi come quello degli Edelweisspiraten non possono certo essere considerati come la prosecuzione delle vecchie associazioni della gioventù operaia: certo è però che il grosso del loro reclutamento avveniva non tanto nei ceti medioborghesi istruiti, quanto invece nei quartieri operai.

La Swing-Jugend, altro gruppo ugualmente perseguitato dalla Gestapo, aveva le sue basi piuttosto nella borghesia delle professioni delle grandi città e non faceva riferimento alle tradizioni del movimento giovanile bensì a modelli «occidentali»di vita più libera. L'8 gennaio 1942 la Reichsjugendführung comunicava al Reichsführer delle SS quanto segue:

Nelle scuole superiori, come anche tra i giovani del settore del commercio di Amburgo si è formata la cosidetta Swing-Jugend che ha, in parte, un dichiarato atteggiamento anglofilo. Questa area comprende qualche centinaio di giovani [...] Poiché l'attività di questa Swing-Jugend rappresenta un indebolimento della compattezza nazionale tedesca, riteniamo opportuno l'immediato avviamento di queste persone a un campo di lavoro [...].

Il Reichsführer delle Ss, in una lettera del 26 gennaio 1942 a Reinhard Heydrich, suggeriva provvedimenti ancora più severi:

A mio parere tutto questo marciume deve essere radicalmente eliminato. Sono contrario all'adozione di mezze misure. Tutti i capi di queste bande [...] devono essere inviati in campo di concentramento. Qui la gioventù dovrà, prima, essere punita corporalmente e poi avviata al lavoro e a forme di addestramento il più dure possibile. Ritengo che un campo di lavoro o un campo per giovani sarebbe inadatto per queste ragazze e per questi giovanotti buoni a nulla [...].

Ma non solo ad Amburgo esistevano circoli giovanili la cui opposizione all'educazione giovanile nazionalsocialista si manifestava nella simpatia per la musica e per le mode giovanili angloamericane. La Reichsjugendführung doveva contestare:

Gli appartenenti alla Swing-Jugend rifiutano o dimostrano assoluto disinteresse per la Germania di oggi, la sua polizia, per il Partito e le sue articolazioni, per la Hitlerjugend, per il servizio militare o per il lavoro obbligatorio e per gli avvenimenti della guerra. Essi definiscono le istituzioni nazionalsocialiste come «coazione di massa». La grandiosità della nostra età non li tocca affatto, anzi, essi sono infatuati di tutto ciò che non è tedesco, ma inglese [...]18.

In molti casi i giovani, durante gli anni della guerra, passarono dal milieu giovanile di opposizione più vario alla resistenza attiva contro lo Stato nazionalsocialista e contro la conduzione della guerra da parte della Germania di Hitler. I giovani che ruotavano intorno al gruppo di Monaco di Baviera della Weiße Rose dei fratelli Scholl non sono l'unico esempio di un simile comportamento. Il gruppo intorno al giovane artigiano Helmuth Hübener di Amburgo, giustiziato nell'ottobre del 1942, a soli diciassette anni, e il gruppo cattolico intorno a Walter Klingenback (che «all'epoca del crimine» aveva diciassette anni, quando venne giustiziato a Monaco, nell'agosto 1943) sono ulteriori esempi di questo tipo.

Per lo Stato nazionalsocialista il vero pericolo rappresentato dall'opposizione giovanile non era quello dei casi di opposizione politica diretta, ma quello di una «socializzazione deviante» da parte dei gruppi che contestavano la funzione educativa della Hitlerjugend e nel corso della guerra «vanificavano il potenziale bellico» o «affossavano l'etica del lavoro» nella produzione degli armamenti. Ernst Kaltenbrunner, in rappresentanza del Reichsführer delle Ss e Capo della polizia tedesca, il 25 ottobre 1944, emanò una circolare strettamente riservata dal titolo «Come combattere le bande giovanili», in cui si descrivevano le caratteristiche pericolose dei gruppi giovanili di opposizione al Terzo Reich e si raccomandava agli organi dello Stato tutto un elenco di sanzioni e di misure repressive. Le «bande», si legge nella circolare, erano «raggruppamenti di giovani esterni alla Hitlerjugend che conducevano una vita a parte non compatibile con i principi e l'ideologia nazionalsocialista», gruppi in continua crescita la cui caratteristica comune era «il rifiuto o il disinteresse per i doveri nei confronti della comunità popolare e della Hitlerjugend e soprattutto il non voler adeguarsi alle necessità della guerra...»19.

Questo testo costituisce una impressionante testimonianza dall'interno del potere totalitario ed è anche un documento probante del fatto che il programma della totale omologazione della gioventù nel Terzo Reich fu niente altro che una pura follia, cui, alla fine, non rimase altra via d'uscita che quella del terrore di massa. La pretesa di un controllo assoluto, immanente all'essenza stessa dello Stato nazionalsocialista, trasformò la non-conformità dei giovani in un fenomeno politico. E, in proposito, accenneremo ancora ai diversi e complementari aspetti della socializzazione giovanile durante il Terzo Reich e cioé: la forza di attrazione e la natura repressiva della Hitlerjugend in quanto organizzazione; la sottomissione spontanea e la subordinazione; la dinamica interna di una gioventù «autodiretta» e la sua funzionalizzazione alle finalità del potere statale; una socializzazione «riuscita» e insieme «fallita»; la conformità al sistema della Hitlerjugend e la protesta giovanile contro la stessa.

Per quello che concerne l'ambito dei comportamenti non conformi, di opposizione e di resistenza finalizzata politicamente (Widerstand) dei gruppi giovanili nel Terzo Reich, possiamo individuare uno spettro molto ampio di tradizioni derivate dalla storia e dalla cultura giovanile e da orientamenti religiosi o politici; le forme di difesa della propria identità (Resistenz) da parte dei gruppi giovanili vanno dai circoli che si interessavano di teologia sino alle «bande di quartiere» giovanili, desiderose di sottrarsi al rigido addestramento della gioventù di Stato. Per molti settori di questo che il nazionalsocialismo vedeva come un potenziale «eversivo e pericoloso per lo Stato» presente nelle giovani generazioni, comune è il riferimento allo stile e agli ideali di gruppo del movimento giovanile precedente al 1933; proprio questa comunanza di tante varianti della cultura giovanile, diffusa tra i giovani nella vita dei gruppi non conformi, spinse lo Stato nazionalsocialista e la Reichsjugendführung a parlare, genericamente, di intrighi dei gruppi del passato e a considerare tutto questo come il massimo pericolo per l'educazione promossa dalla Hitlerjugend. Infatti, il termine Bündische Jugend si riferiva anche a gruppi giovanili confessionali illegali interni alla tradizione della cultura del movimento operaio come, ad esempio, le associazioni sportive «rosse».

I denominatori comuni ideologici tra il Terzo Reich e il movimento giovanile erano un aspetto del processo storico; infatti, la Hitlerjugend, dopo il 1933, riprese molte delle forme di vita e dei modelli della «gioventù confederata», cosa che le assicurò anche un iniziale successo. Ma il rapporto tra il movimento giovanile e il nazionalsocialismo aveva anche un altro aspetto, quello cioè del conflitto tra l'esigenza di una «vita giovanile autonoma» elaborata dal movimento giovanile e la pretesa di un controllo totale da parte del sistema totalitario.

L'attrazione esercitata sulle masse giovanili dalla Hitlerjugend nei suoi primi anni di attività derivava non da ultimo dal suo applicare e generalizzare le pratiche culturali e sociali che derivavano dal movimento giovanile. Tuttavia il sistema stesso del nazionalsocialismo mirava, necessariamente, alla statalizzazione, alla omologazione e alla irregimentazione del movimento giovanile. Le due cose erano però incompatibili: alla lunga non fu più possibile conciliare la spontaneità di una vita giovanile liberamente associata e l'irregimentazione totalitaria della gioventù.

La memoria della libertà associativa giovanile divenne una spinta opposizionale e liberò spesso orientamenti non tanto culturali, quanto romantici, estranei alla Hitlerjugend, sino ad arrivare ai nuovi gruppi di giovani «selvaggi» come gli Edelweisspiraten. Il bisogno di autonomia del movimento giovanile, che sino al 1933 non venne percepito come in contraddizione con una ideologia comunitaria-autoritaria e nazionalpatriottica, durante il Terzo Reich entrò in conflitto con la pratica dell'educazione giovanile nazionalsocialista. Il bisogno della cultura giovanile di avere fisionomia e forme di gruppo proprie, di avere uno spazio libero per una cultura adolescenziale, non fu più realizzabile nel sistema di regole tipico del Servizio giovanile nazionalsocialista.

È probabile che lo stile di vita non conforme della gioventù che si rifaceva all'associazionismo precedente il 1933 divenisse così pericoloso per il nazionalsocialismo e per la Hitlerjugend, proprio perché esso, per certi versi, si muoveva in un ambito simbolico e storico vicino al Terzo Reich, propagandandosi come per «contagio»; non era possibile sconfiggere organizzativamente una opposizione giovanile di questo tipo, e nemmeno era più possibile attribuirla all'attività cospiratoria dei «vecchi» nemici del nazionalsocialismo.

Certo, quelle che osavano mettere in pratica questa o quella forma di vita associata autonoma, durante il Terzo Reich, erano solo minoranze all'interno delle nuove generazioni, ma, a giudicare dalle linee di tendenza, potremmo dire che mentre la Hitlerjugend perdeva in attrattività, i gruppi liberi della «gioventù confederata» ne acquistavano sempre di più.

Il nazionalsocialismo, che si era presentato alla ribalta come «movimento politico giovanile», dopo essersi consolidato al potere, dovette constatare che proprio nelle giovani generazioni si verificavano fratture nelle capacità di integrazione del sistema. Agli inizi le frizioni vennero da bisogni non politici derivati dalla mentalità associativa giovanile che il regime vedeva invece come politicamente pericolosi e che, in conseguenza delle pressioni e alle persecuzioni, assunsero dimensioni politiche anche per i giovani che manifestavano in modo istintivo la loro protesta. Le esperienze di libertà legate non tanto all'ideologia quanto al mondo del movimento giovanile e tramandate sin durante il Terzo Reich si trasformarono in materiale esplosivo.

4. La ricerca storica sul movimento giovanile durante il Terzo Reich dopo il 1945

Considerando solo superficialmente la più recente storia tedesca, si potrebbe ritenere che, negli anni dopo il 1945, l'esistenza di una controcultura associativa giovanile opposta all'educazione perseguita dalla Hitlerjugend, cioè il manifestarsi di gruppi giovanili di opposizione di orientamento vario e molto numerosi, potesse divenire materia per la costruzione di una memoria e per la conservazione di una tradizione antinazista. In fondo il periodo della «denazificazione» fu caratterizzato anche da qualche tentativo, da parte tedesca, di respingere l'accusa di una acquiescenza collettiva di tutto un popolo al nazionalsocialismo e di individuare un'altra Germania che si era opposta a Hitler.

La realtà è invece un po' diversa: per lunghi anni nelle zone occidentali della Germania e poi anche nella Repubblica federale, l'opposizione giovanile contro lo Stato nazionalsocialista e contro la Hitlerjugend, non fu un tema degno d'interesse, prescindendo da una sola eccezione, e cioè quella dell'«omaggio al valore» - questa era la formula - reso agli studenti della Weiße Rose. Nella zona di occupazione sovietica e poi nella Repubblica democratica tedesca la resistenza giovanile durante il Terzo Reich è stata maggiormente valorizzata ma limitatamente alle attività illegali della Federazione giovanile comunista, e spesso essa è stata rappresentata come se non si fosse trattato dell'attività dei giovani ma piuttosto della esecuzione di decisioni di partito: una sorta di storia programmatica.

Per quanto riguarda la Germania occidentale e Berlino Ovest, le associazioni giovanili ricostruitesi nel dopoguerra, la cui storia, per larga parte, testimoniava una certa continuità con lo sviluppo dell'opposizione giovanile durante il Terzo Reich, non ne hanno quasi mai fatto parola, e nella cultura storico-politica la Weiße Rose appariva assolutamente come l'unica eccezione, che sembrava solo confermare il fatto che l'adeguamento delle generazioni giovanili al sistema educativo del nazionalsocialismo fosse stato la regola.

Eppure non è vero che allora non fossero disponibili informazioni sul comportamento non conforme e di opposizione dei giovani durante il Terzo Reich e che per questo motivo in Germania non si fosse mai parlato di questo capitolo della storia contemporanea e della storia dei giovani. È vero invece che nel dibattito storico-politico e pedagogico predominante nelle Zone di occupazione occidentali della Germania e nella Repubblica federale, il rifiuto e la resistenza giovanile negli anni del nazionalsocialismo apparivano come qualcosa di inadeguato per una tradizione meritevole di essere coltivata, e proprio per questo vennero abbandonati a un oblio organizzato.

Il cosiddetto caso eccezionale della Weiße Rose, non appariva irritante perché la rappresentazione di quel gruppo della Resistenza - nella versione comune dopo il 1945 - trasportava i suoi componenti in una specie di dimensione ultraterrena, in modo tale da rendere molto difficile la formulazione di ulteriori domande su altri movimenti giovanili di opposizione, che potesse derivare dal ricordo del gruppo della Weiße Rose. Bisogna tenere conto dei fattori a cui deve essere ricondotta questa opera di rimozione. Di seguito ci limiteremo a pochi accenni, senza pretesa di completezza.

Dopo il 1945 la scienza storica tedesco-occidentale è stata a lungo dominata da una corrente specifica in cui si combinavano metodologie convenzionali e contenuti nazionalconservatori: il che significa anche che l'interesse della ricerca era riservato ai grandi affari di Stato, alle élites che agivano sulla scena della storia e alle loro idee e non ai comportamenti, al pensiero e alle azioni della «gente comune» e, meno che mai, alle attività di giovani minorenni, a buon bisogno, anche di modi e apparenza plebea. L'«opposizione popolare» contro lo Stato nazionalsocialista o la controcultura dei gruppi giovanili rispetto alla educazione imposta dalla Hitlerjugend, non potevano quindi nemmeno essere prese in considerazione dalla storiografia ufficiale.

Tutto ciò aveva le sue implicazioni politico-sociali. Il tentativo di colpo di Stato del 20 luglio poteva ancora essere legittimato come «legittima difesa» da parte di «contro-autorità», sia pure con qualche riserva, mentre l'attività di opposizione dei gruppi giovanili «antiautoritari», nell'ottica della storiografia nazionalconservatrice, appariva priva di qualsiasi legittimazione, e quindi puramente delinquenziale. In un'epoca in cui la politica dominante nel paese era concentrata nel mantenere la frattura strutturale del sistema provocata dalla disfatta militare della Germania hitleriana e la conseguente assunzione di una forma politica liberale nei binari della continuità della storia della società tedesca (processo che i critici hanno ricondotto al concetto non del tutto calzante di «restaurazione»), si decise di bandire dalla storiografia renitenza e resistenza «dal basso» come anche l'opposizione giovanile durante il Terzo Reich.

Nel corso della inaugurazione della Pedagogische Hochschule di Göttingen nel febbraio 1946, Erich Weniger, rettore e fondatore di quella istituzione, nel suo discorso agli studenti, per la maggior parte giovani reduci, fornì la seguente interpretazione del passato comune:

La maggior parte di voi è stata in guerra; le donne tutte, più o meno direttamente, hanno lavorato a sostegno della Wehrmacht. Non dovete temere che il vostro onore, l'onore di aver compiuto il proprio dovere non venga ora riconosciuto o addirittura venga fatto oggetto di disprezzo. Se voi non aveste compiuto il vostro dovere, secondo la vostra coscienza e il vostro senso di responsabilità, oggi non avremmo bisogno di voi, perché non saremmo sicuri che oggi sareste in grado di assumere seriamente il dovere di educare il popolo. Noi non discutiamo sugli ideali che sono stati i vostri prima di oggi, e ai quali avete creduto [...].

Il ricordo del nazionalsocialismo viene qui trasformato in memoria del «compimento di un dovere», all'apparenza non politico, del «senso dell'onore» e del «credo» ad esso collegati. In questo modo si poteva tranquillizzare la buona coscienza dei giovani ex seguaci del nazionalsocialismo, i quali, con la loro concezione nazional-militare del servizio dello Stato, non avrebbero fatto altro che seguire ideali universali.

L'interpretazione fornita qui da Erich Weniger nella sua qualità di rappresentante di una istituzione accademica post-hitleriana escludeva tacitamente dal consenso nei confronti della generazione più giovane coloro i quali - come gli Edelweisspiraten o la Swing-Jugend - agli occhi di quello che sino al 1945 era lo Stato, erano apparsi come «renitenti al dovere» e come «sabotatori». In questa situazione i giovani outsider degli anni del Terzo Reich, anche dopo il 1945, non erano altro che delinquenti e quindi la cosa migliore da fare era dimenticarli.

La presa di posizione di Weniger, non era né isolata né marginale, e così non desta sorpresa il fatto che, ancora negli anni Cinquanta, le autorità tedesco-occidentali, quando avevano a che fare con giovani che chiedevano di veder riconosciuto il diritto a una riparazione per essere stati perseguitati dal regime per la loro attività associativa illegale, rifiutavano le loro richieste con motivazioni riprese da documenti interni della dirigenza della Staatsjugend nazionalsocialista in materia di persecuzione politica, per dimostrare che si trattava, in questo caso, di soggetti estranei alla «comunità popolare» (Gemeinschaftsfremde).

Tuttavia la storia dell'opposizione giovanile durante il Terzo Reich non venne valorizzata, dopo il 1945, neanche dalle grandi associazioni giovanili che pure avrebbero potuto esibire nel loro ambito, molti e notevoli casi di Resistenz e di Widerstand contro lo Stato nazionalsocialista e contro la Hitlerjugend. Prendiamo ad esempio l'associazione giovanile cattolica: a un primo sguardo sembra strano che nel dopoguerra non si sia parlato quasi né tantomeno scritto sui giovani cattolici o su coloro che provenivano dal movimento giovanile cattolico entrati in conflitto con il Terzo Reich. A una più attenta osservazione il perché di tale imbarazzo appare chiaro. Il fatto che oggi uomini come Joseph Rossaint e Theo Hespers, militanti della Resistenza provenienti dalle fila del movimento giovanile cattolico, vengano ancora ricordati è esemplare, ma dopo il 1945 una cosa del genere, nell'ambiente dominante del cattolicesimo, veniva ritenuta assolutamente inopportuna. Il primo, infatti, era un antimilitarista e non aveva temuto di prendere contatti con i giovani comunisti nella illegalità. L'altro aveva preso posizione a favore di una collaborazione con le «potenze nemiche» della Germania nella lotta contro Hitler. Questo tipo di comportamento non poteva certo essere apprezzato dalle correnti di maggioranza della gioventù cattolica del Terzo Reich, che rifiutava sì idee e pratiche del nazionalsocialismo, ma che si era schierata al fianco dello «Stato tedesco» e quindi, «gioiosa e pronta al sacrificio» aveva prestato servizio nell'esercito, allineandosi con la Germania di Hitler. Le contraddizioni di questo tipo di situazione non potevano nemmeno essere toccate nei comitati direttivi della gioventù cattolica dopo il 1945; anche i giovani cattolici che avevano fatto parte della Weiße Rose venivano apprezzati per le loro azioni solo con molta cautela. Nel febbraio del 1947 l'Ordinariato arcivescovile di Freiburg-Breisgau ordinò alla redazione della rivista giovanile cattolica «Fährmann» di scrivere sulla Weiße Rose solo in modo tale da mettere bene in chiaro che «essi (i giovani della Weiße Rose), nella lotta al cosidetto Terzo Reich, avevano intrapreso un cammino inconciliabile con i principi della morale cristiana. Infatti la rivoluzione, anche contro un governo che commetta un'ingiustizia o rappresenti la tirannia, non è cosa lecita».

Ludwig Wolker, rappresentante spirituale del cattolicesimo giovanile, sino a quando le associazioni giovanili cattoliche non furono vietate dallo Stato nazionalsocialista e poi di nuovo nei primi anni del dopoguerra, durante una manifestazione a Colonia nel febbraio del 1946, a proposito del modo di trattare la storia dei giovani durante il Terzo Reich, fece le seguenti raccomandazioni:

Dopo tanti, lunghi anni di oscurità, vi rivolgo il mio saluto. Voi che siete il futuro, il divenire, la speranza, [...] agli inizi della ricostruzione della gioventù cattolica e del suo Reich. Non voglio guardare troppo profondamente nel passato - esso è finito. Non voglio fare i conti con ciò che abbiamo alle spalle - esso è dietro di noi. Guardo avanti, al tempo che vi è dato [...].

Il fatto che Wolker non volesse guardare al passato dipendeva certo dal desiderio di minimizzare i conflitti interni della gioventù cattolica durante il Terzo Reich e possibilmente anche i conflitti tra le correnti del movimento giovanile cattolico di allora e le gerarchie della Chiesa in nome dell'unità nella fase della ricostruzione del «nuovo Reich della gioventù»: la decisa linea di opposizione dei giovani cattolici contro il Terzo Reich doveva venire dimenticata per evitare ogni possibile dubbio e ogni controversia interna nel momento del nuovo inizio.

Non minori erano le difficoltà nel confrontarsi con la propria storia da parte delle associazioni protestanti dopo il 1945, e persino per il gruppo Die Falken della gioventù socialista tedesca o per la Freie Deutsche Jugend. Per tutti questi gruppi, la storia delle organizzazioni che li avevano preceduti era così ingombrante che uno sguardo retrospettivo ai tempi della opposizione giovanile era possibile solo operando con cautela o selettivamente. Il lavoro giovanile che si orientava verso la Spd, dopo il 1945, per quello che riguardava gli anni del Terzo Reich, si trovò di fronte al problema per cui i gruppi giovanili illegali e in opposizione allo Stato hitleriano, anche quando professavano idee politiche e di sinistra, quasi mai avevano avuto una «identità socialdemocratica»; la Freie Deutsche Jugend venne poi molto presto così strumentalizzata da non poter più utilizzare la memoria di quei gruppi giovanili che avevano difeso principi di autonomia e quindi non poté accogliere, nel suo quadro storico, l'opposizione spontanea al Terzo Reich.

Dopo il 1945 la tradizione di non conformità o di resistenza dei gruppi giovanili degli anni della Germania hitleriana trovò migliore collocazione all'interno di piccole associazioni giovanili libere che si ponevano come un prolungamento della Bündische Jugend messa al bando dal nazionalsocialismo. Le ultime frange del movimento giovanile venivano però trattate con sospetto dalle autorità nelle Zone di occupazione occidentale (nella Zona di occupazione sovietica non erano permesse), mentre nell'ambito della gioventù organizzata le grandi Federazioni non tardarono a prendere il sopravvento. Anche in quei gruppi giovanili che si richiamavano all'eredità del movimento giovanile, con l'inizio del miracolo economico, tutte le spinte che ancora si ricollegavano all'illegalità del movimento giovanile scomparvero o finirono per essere relegate nuovamente al margine o all'opposizione all'interno della società tedesco-occidentale.

Sarebbe stato possibile che il contenuto della storia dell'opposizione giovanile tra il 1933 e il 1945 fornisse una base per la conservazione dei valori di una tradizione democratica dopo la fine del Terzo Reich? La risposta a questo interrogativo non è facile. I gruppi della «gioventù confederata», sotto la pressione della illegalità, non si erano preoccupati di discussioni su una piattaforma programmatica sul piano politico-sociale. Vi furono all'interno dell'emigrazione antihitleriana dichiarazioni programmatiche che si richiamavano alle esperienze del movimento giovanile, ma esse appartenevano a uomini ormai adulti provenienti dalle associazioni sciolte nel 1933 e che avevano mantenuto i contatti con i gruppi giovanili illegali in Germania.

Nel mondo emozionale e nel pensiero dei gruppi giovanili non conformi o impegnati nella Resistenza durante il Terzo Reich, pur fra le tante differenze, esistevano molti elementi comuni: il desiderio di autodeterminazione per quanto riguardava la pratica di vita dei giovani; la lotta contro le autorità statali o sociali (in parte anche contro quelle del mondo adulto di appartenenza, come le Chiese o il vecchio movimento operaio); l'atteggiamento di rifiuto nei confronti del nazionalsocialismo ma anche delle virtù nazional-conservatrici e quindi anche dei doveri che ne conseguivano come quello del «lavoro» e del «servizio militare»; il disprezzo verso la «convenienza borghese»; la derisione di tutte le messe al bando nazionalistiche di ciò che era «diverso»; la fame di vita in un mondo libero. Dove mai questi principi avrebbero potuto essere promossi al rango di modelli guida ufficiali nel panorama politico-sociale tedesco dopo il 1945?

La memoria delle forme di vita e degli ideali dei gruppi giovanili di opposizione degli anni precedenti al 1945, nella Germania postbellica, a Est come a Ovest, non era fatta per essere custodita come tradizione nelle istituzioni politiche e sociali.

Per quanto riguarda l'unica eccezione, la Weiße Rose, anche qui non è certo se la sua celebrazione nel quadro storico ufficiale avrebbe avuto luogo anche se i fratelli Scholl e i loro amici fossero sopravvissuti alla presa da parte dello Stato nazionalsocialista.

Note

* Relazione presentata al seminario I giovani e la Resistenza. Storia e memoria (Roma, 9-10 febbraio 1994).

1. B. Scheurig, Deutscher Widerstand 1938-1944. Fortschritt oder Reaktion?, München, 1969, pp. 53 ss.

2. H. Schelsky, Die skeptische Generation. Eine Soziologie der deutschen Jugend, Düsseldorf, 1957.

3. Per i primi studi, cfr. A. Klönne, Hitlerjugend. Die Jugend und ihre Organisation im Dritten Reich, Hannover-Frankfurt/M., 1956; Id., Gegen den Strom. Ein Bericht über die Jugendopposition im Dritten Reich, Hannover-Frankfurt/M., 1957. Per lavori successivi cfr. W. Klose, Generation im Gleichschritt. Die Hitlerjugend, Oldenburg, 1964 (nuova ed. 1982); H. C. Brandenburg, Die Geschichte der HJ, Köln 1968 (nuova ed. 1982).

4. In proposito, si vedano M. von Hellfeld, Bündische Jugend und Hitlerjugend. Zur Geschichte von Anpassung und Widerstand 1930-1939, Köln, 1987; D. Peukert, Die Edelweißpiraten. Protestbewegungen junger Arbeiter im Dritten Reich, Köln, 1980 (nuova ed. 1988).

5. Cfr. anche A. Klönne, Jugend im Dritten Reich. Die Hitlerjugend und ihre Gegner, Düsseldorf-Köln, 1982 (nuova ed. München, 1995); per le fonti cfr. M. von Hellfeld-A. Klönne, Die betrogene Generation. Jugend in Deutschland unter dem Faschismus, Köln, 1985 (nuova ed. 1987); K. H. Jahnke-M. Buddrus, Deutsche Jugend 1933-1945, Hamburg, 1989. Per una riflessione autobiografica, cfr. W. Klafki (Hrsg.), Verführung, Distanzierung, Ernüchterung, Weinheim, 1988. Per la persecuzione antisemita dei giovani durante il nazionalsocialismo, cfr. W. T. Angress, Generation zwischen Furcht und Hoffnung im Dritten Reich, Hamburg, 1985.

6. Per la socializzazione scolastica nel Terzo Reich, cfr. H. Scholtz, Erziehung und Unterricht unter Hakenkreuz, Göttingen, 1985; U. Hermann (Hrsg.), "Die Formung des Volksgenossen". Der "Erziehungsstaat" des Dritten Reiches, Weinheim, 1985.

7. In proposito si veda I. Klönne, «Ich spring in diesem Ringe». Mädchen undFrauen in der deutschen Jugendbewegung, Pfaffenweiler, 1990.

8. Su questi temi si veda F.-W. Kesting, Militär und Jugend im NS-Staat, Wiesbaden, 1989.

9. «HJ-Führerdienst», November-Ausgabe 1938. Per i dettagli sulla regolamentazione dei servizi giovanili della Hitlerjugend si vedano i manuali Pfimpf im Dienst, Jungmädel im Dienst, HJ im Dienst, editi in diverse rielaborazioni a partire dal 1934, a cura della Reichsjugendführung, Berlin.

10. Si veda l'introduzione di A. Klönne in Id., (Hrsg.), Jugendkriminalität und Jugendopposition im NS - Staat, Münster, 1981 (con il reprint dell'ordinananza interna del Reich tedesco edita nel 1941, «Kriminalität und Gefährdung der Jugend»).

11. Per la non-conformità giovanile durante il Terzo Reich, cfr. W. Breyvogel (Hrsg.), Piraten, Swings und Junge Garde. Jugendwiderstand im Nationalsozialismus, Bonn, 1991.

12. Cfr. K. H. Jahnke, Jungkommunisten im Widerstandskampf gegen den Hitlerfaschismus, Berlin, 1977. Non esistono ancora studi complessivi sull'opposizione dei giovani comunisti, socialisti e socialdemocratici contro il sistema nazionalsocialista.

13. Per la storia della gioventù evangelica durante il nazionalsocialismo in ambiti temporali e regionali limitati, cfr. M. Priepke, Die evangelische Jugend im Dritten Reich 1933 - 1936, Hannover-Frankfurt/M., 1960; H. Riedel, Kampf um die Jugend - Evangelische Jugendarbeit 1933 bis 1945, München, 1976; M. Müller, Jugend in der Zerreißprobe, Stuttgart, 1982; J. Jürgensen, Die bittere Lektion. Evangelische Jugendarbeit 1933, Stuttgart, 1984.

14. Anche per la gioventù cattolica non esiste uno studio complessivo. Per contributi o monografie limitate a singole regioni o associazioni si vedano B. Schellenberger, Katholische Jugend und Drittes Reich, Mainz, 1975; K.-W. Goldammer, Katholische Jugend Frankens im Dritten Reich, Frankfurt/M., 1987; R. Eilers (Hrsg.), Löscht den Geist nicht aus. Der Bund Neudeutschland im Dritten Reich, Mainz, 1975. Per una critica dell'evoluzione ideologica della gioventù cattolica dell'epoca, cfr. Ideologische Entwicklung katholischer Jugend in der damaligen Zeit: Christel Beilmann. Eine katholische Jugend in Gottes und in dem Dritten Reich, Wuppertal, 1989.

15. Su questi punti cfr. M. von Hellfeld-A. Klönne, Jugend im Dritten Reich, cit.

16. «Kriminalität und Gefährdung der Jugend», cit., pp. 99 ss.

17. Ulteriori informazioni in A. Klönne, Jugend im Dritten Reich, cit., p. 246.

18. Ivi, pp. 243 ss.

19. Il testo del del decreto in M. von Hellfeld-A. Klönne, op. cit., pp. 332 ss.