"Spagna" di Edmondo De Amicis

di Giorgio Spini

Siamo sinceri: Spagna di Edmondo De Amicis non vale un gran che sotto il profilo dell'opera letteraria, né sotto quello della penetrazione intelligente di una realtà diversa da quella italiana. In sostanza non è molto più di un instant book, buttato giù in occasione dell'ascesa di un principe italiano, Amedeo di Savoia Aosta, sul trono spagnolo. Don Amedeo entrò in Madrid nel dicembre 1870 (e fu salutato subito dall'assassinio del generale Prim, artefice della sua chiamata alla corona): nel febbraio seguente il solerte Edmondo era già in viaggio alla volta della Spagna. Ne ripartì prima che i calori estivi arrivassero in pieno, avendo visitato in quei pochi mesi Barcellona, Saragozza, Burgos, Valladolid, Madrid, Toledo, Cordova, Siviglia, Cadice, Malaga, Valenza. Appena tornato, scodellò subito questo reportage e nel 1872 lo fece pubblicare ne «La Nazione». Un bel record di velocità insomma. E aggiungiamo che sempre nel 1872 pubblicò pure un volume di Novelle ed uno di Ricordi di Roma nel 1870-71. Tutto si potrà dire di Spagna fuori che sia stato un libro partorito a stento e un frutto di ponderose meditazioni.

Eppure è un libro che vale la pena di rileggere anche a cento e passa anni dalla sua pubblicazione. E ciò per un motivo molto semplice e magari brutale. Dopo la sua pubblicazione, nel nostro paese non ci fu un cane che sulla Spagna scrivesse qualcosa di meglio, e di altrettanto leggibile, di questo reportage alla buona. Fu l'unico libro di argomento spagnolo che gli italiani leggessero correntemente per un buon mezzo secolo. Nella mia libreria ho una copia dell'edizione Milano, Treves, 1924 della Spagna di De Amicis e reca l'indicazione 14° migliaio. Come se non bastasse, Spagna ebbe una larga fortuna internazionale. Di una sua traduzione in inglese di Wilhelmina W. Cady uscirono sei edizioni, datate London - New York fra il 1881 e il 1894: nel 1895, inoltre, fu pubblicata a Filadelfia un'altra traduzione di Stanley Rhods Yarnall. Una traduzione francese di J. Colomb, stampata a Parigi nel 1878, giunse alla 5° edizione nel 1894. Ci fu pure una traduzione spagnola di Augusto Suárez de Figueroa che arrivò alla 2° edizione a Madrid nel 1883. Come si vede, questo libro di De Amicis ebbe sicuramente un peso notevole nella formazione del giudizio corrente sulla Spagna e gli spagnoli nel tardo Ottocento. Nulla di strano che anche in questi ultimi anni abbia avuto almeno un paio di riedizioni: una con commento e note di T. Curi, Padova 1966 ed un'altra Napoli 1980*.

Alla data della pubblicazione di Spagna erano già stati tradotti alcuni romanzi di Vicente Blasco Ibañez e qualche libro di Unamuno e di Ortega y Gasset stava entrando in circolazione anche in Italia. Ma per il grosso pubblico italiano, la Spagna continuava ad essere quella di Edmondo de' Languori. Il che, a suo modo, è una prova abbastanza interessante di quanto per l'Italia umbertina prima e per quella d'annunziana poi, la cultura europea si riducesse tutta e solo a Parigi. Salvo quei pochi professori che sapevano qualcosa delle università tedesche, s'intende.

Del resto è significativo anche controllare quanto di spagnolo De Amicis stesso avesse letto. Per Zorrilla e per Espronceda trabocca di entusiasmo e lo si capisce bene: non erano un gran che come poeti, ma spargevano fiumi di lagrime romantiche abbastanza da andare d'accordo col sentimentalismo deamicisiano. Un po' meno si capisce come il nostro Edmondo prenda sul serio una scrittrice mediocre come Fernán Caballero. Viceversa, colpisce che di Pérez Galdós e di Gustavo Adolfo Bécquer non conosca nemmeno i nomi. Per Galdós, transeat, nel 1871 era agli inizi della sua attività letteraria. Ma di Bécquer erano state pubblicate da vari anni le Rimas ed era ben recente persino la morte avvenuta nel 1870.

Tuttavia, malgrado la sua superficialità e i suoi languori insopportabili, va pure tenuto conto dello sforzo fatto da De Amicis proprio per evadere da quell'oceano di provincialismo, in cui guazzava beata e contenta l'Italia post-risorgimentale. Anzi, Spagna ha un valore particolare, sotto questo punto di vista, in quanto rappresenta una svolta decisiva nella produzione deamicisiana di opere di largo consumo per i ceti medi benpensanti e patriottici. Il De Amicis delle opere precedenti a Spagna è uno dei soliti militari-letterati del Risorgimento che alternano le campagne dell'Indipendenza con la stesura di qualche libro, preferibilmente di ricordi. Anticipa di un dieci o venti anni lo squadrone degli Abba, dei Barrili, dei Bandi, dei Guerzoni. A titolo di curiosità, consiglierei anzi un'occhiata a Da Custoza in Croazia di Giuseppe Bandi, la cui pubblicazione - Prato 1866 - precede di poco quella della Vita militare di De Amicis. Nessuno lo legge più ed è giusto: non ne vale la pena. Però, se capita di leggerla, è impressionante la somiglianza della Custoza dell'uno e dell'altro. Con Spagna, invece, De Amicis la smette con le cronache risorgimentali e si dà tutto al reportage su paesi stranieri, magari abbastanza esotici. A Spagna (1873), tengono dietro uno dopo l'altro Olanda (1874), Ricordi di Londra (1875), Marocco (1876), Costantinopoli (due voll. 1878 e 1879), Ricordi di Parigi (1879). In un certo modo, si potrebbe aggiungere alla serie anche Alle Porte d'Italia (1884), per la sua esplorazione di un mondo spiritualmente almeno forestiero, come quello protestante delle Valli Valdesi. A quel momento, però, De Amicis ha già cominciato un'altra fase, abbastanza diversa, del suo itinerario con Amici (1883) e soprattutto Cuore (1886). E non è questa la sede per seguire tale itinerario fino agli esiti finali del Romanzo di un maestro (1890) e de Le carrozze di tutti (1899). Basterà dire che questa sua grossa apertura internazionale mette De Amicis su un gradino più alto degli altri scrittori suoi contemporanei, cui si suole apparentarlo, come Barrili, Farina, Giacosa.

Il cambiamento di orizzonti e di interessi, di cui Spagna è il segno e l'inizio insieme, non va enfatizzato troppo. De Amicis resta sempre lo scrittore bozzettista de La vita militare. Spagna è tutta una serie di scene e scenette - qualche volta si potrebbero chiamare cartoline illustrate addirittura - buttate giù appunto a guisa di bozzetti, senza neanche un tentativo di costruire con quel materiale un volume organico che dei problemi spagnoli tenti una visione complessiva. Come se non bastasse, De Amicis resta sempre il bravo ufficiale del Regio Esercito che della vita sotto le bandiere di Sua Maestà ha cercato di dare l'impressione più favorevole possibile. Ora che Sua Maestà, dopo essersi mangiata una alla volta tutte le foglie del carciofo dell'Italia, ha fatto anche il bel colpo di piazzare il nipote sul trono spagnolo, il tenente De Amicis fa il possibile per presentare in una luce simpatica questo nuovo regno di casa Savoia. Ed è inutile dire di quante banalità stucchevoli ciò semini in varie pagine del libro.

Però, se si vuole essere obbiettivi, occorre riconoscere che a certi difetti fanno riscontro anche lati innegabilmente positivi. Una volta tanto, la Spagna dell'Ottocento non è più, come per tanti altri scrittori europei del romanticismo, un paese popolato esclusivamente da bellezze andaluse fatalone e da toreros tutti sangue e arena. Sia lodato il buon Edmondo, una volta tanto gli spagnoli sono più o meno dei normali europei, sia pure con questa e quella loro peculiarità. Persino quando a Siviglia va a visitare la manifattura famosa dei tabacchi, con tutto quel nuvolo di sigaraie che vi lavorano dentro mezzo discinte per il gran caldo, si astiene dai toni alla Merimée. E di Madrid capisce molto bene che è una delle città d'Europa in cui è più piacevole la vita e più amabile la gente che vi si incontra. Anzi, quando scrive della Madrid gaia ed esuberante delle folle pittoresche accalcate alla Puerta del Sol, dei passeggi sfolgoranti tra Cibeles e il Salón del Prado, dei teatri delle zarzuelas e dei caffè traboccanti di vivacità, qualche pagina felice l'azzecca davvero.

Naturalmente, non va chiesto a Spagna di De Amicis più di quello che ci sia da attendersi ragionevolmente. Dietro a questo libro non c'è una preparazione seria: persino le letture italiane di De Amicis sulla Spagna hanno l'aria di essere ferme al Baretti. In sostanza le sue informazioni non vanno gran che oltre quelle che può avere trovato in una guida, la quale dia un elenco coscienzioso di monumenti e delle opere d'arte principali che un turista ha da visitare nelle varie città. E c'è da scommettere che si tratti di una guida francese, come quelle di Hachette: su Saragozza, De Amicis si dilunga abbondantemente perché ha da scrivere sull'eroica resistenza opposta dalla città ai francesi di Napoleone: su Cadice se la cava alla svelta, perché non ricorda neanche le Cortes del 1812, tanto meno la spinta che venne al Risorgimento italiano dalla proclamazione a Napoli e a Torino della Costituzione di Cadice nel 1820-21. A meno che questo curioso silenzio derivi dall'imbarazzo che il bravo sabaudo De Amicis prova davanti a certi fantasmi inquietanti del passato. Se parlasse della Costituzione di Cadice, gli sarebbe difficile fare finta di non sapere nulla di Carlo Alberto al Trocadero! E come farebbe a mandare d'accordo quel Carlo Alberto di allora crociato della reazione assolutista, con don Amedeo di oggi, rey caballero della monarchia costituzionale?

Però non è neanche il caso di esagerare a proposito degli strabismi politici di Spagna di De Amicis. Certo, dei tragici problemi sociali della Spagna non si accorge e non capisce nulla. Solo quando va a sbattere il viso sulle miserie dei gitanos dell'Albaicín di Granada si emoziona e scappa via atterrito. Di politica spagnola ne sa tanto da canzonare bonariamente la molteplicità eccessiva dei partiti, ma non molto di più. Ogni tanto gli scappa dalla penna qualche frase sul «basso popolo»: e indubbiamente fa un certo senso l'uso di questa espressione non esattamente felice da parte di un futuro simpatizzante socialista. Curiosamente, De Amicis del carlismo sa molto poco e meno ancora capisce, benché quando egli scrive, la Spagna sia alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Carlista. Viceversa, va dato atto allo scrittore di Oneglia che il suo lealismo sabaudo non gli impedisce di capire quanto sia forte l'opposizione alla monarchia di don Amedeo. Anzi, per quanto ben pensante sia e per quanto continui a pensarla come un bravo ufficiale del Regio Esercito, De Amicis ha l'onestà intellettuale di riconoscere sia il vigore e la vasta diffusione delle correnti repubblicane, sia l'ascendente ineguagliato della personalità di Castelar nelle Cortes.

Questa vecchia Italia liberale, uscita dal Risorgimento, di difetti ne aveva un mucchio: ma non quella di essere bugiarda e disonesta.

Riferimenti bibliografici

* Debbo la raccolta di questi dati sulle edizioni di Spagna alla cortese collaborazione dell'amico Bruno Becchi, che pertanto ringrazio vivamente.

Per avere un'idea della diffusione, sia a livello nazionale che internazionale, di Spagna di Edmondo De Amicis ci è sembrato opportuno riportare (in ordine di pubblicazione) i riferimenti bibliografici delle edizioni presenti nel catalogo della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (BNCF), nel British Library General Catalogue of Printed Books to 1975 (BLGC), nel Catalogue de la Bibliothèque Nationale de Paris (CBNP) e nel National Union Catalogue pre 1956 Inprints (NUC).

E. De Amicis, Spagna, Firenze, G. Barbèra, 1873 (BNCF, BLGC, NUC).

Id., Spagna, Firenze, G. Barbèra, 1878 (BLGC, NUC).

Id., L'Espagne, ouvrage traduit par M.me J. Colomb, Paris, Hachette, 1878 (BLGC, CBNP).

Id., Spagna, con diciassette illustrazioni originali intercalate nel testo, Milano, Cervieri, s.d. (NUC).

Spain and the Spaniards, by Edmondo De Amicis, translated from the Italian, by W. W. Cady, New York, G. P. Putnam's Sons, 1880 (NUC).

E. De Amicis, Spagna, Firenze, G. Barbèra, 1881 (NUC).

Spain and the Spaniards, by Edmondo De Amicis, translated from the Italian, by W. W. Cady, New York, G. P. Putnam's Sons, 1881 (NUC).

E. De Amicis, Spagna, Firenze, G. Barbèra, 1882 (CBNP).

Id., Spagna, Firenze, G. Barbèra, 1883 (NUC).

E. De Amicis, España, Viaje durante el reinado de don Amedeo I, traducido de la cuarta edición de Florencia por Augusto Suárez de Figueroa, II edición española, Madrid, V. López, 1883 (CBNP).

E. De Amicis, Spagna, Firenze, G. Barbèra, 1884 (CBNP).

Id., Spagna, edizione splendidamente illustrata, Firenze, G. Barbèra, 1885 (BNCF, BLGC).

Id., Spain and the Spaniards..., The Guadalquivír edition [with plates], New York-London, G. P. Putnam's Sons, 1885 (BLGC, NUC).

Id., Spain and the Spaniards, New York and London, G. P. Putnam's Sons, 1886 (NUC).

Id., Spagna, Firenze, G. Barbèra, 1888 (CBNP, NUC).

Spain and the Spaniards, by Edmondo De Amicis, translated from the Italian, by W. W. Cady, New York, G. P. Putnam's Sons, 1888 (NUC).

Spain and the Spaniards, by Edmondo De Amicis, translated from the Italian, by W. W. Cady, New York, G. P. Putnam's Sons, 1889 (NUC).

E. De Amicis, Spagna, Firenze, G. Barbèra, 1890 (NUC).

Spain and the Spaniards, by Edmondo De Amicis, translated from the Italian, by W. W. Cady, New York, G. P. Putnam's Sons, 1892 (NUC).

E. De Amicis, Spagna, Firenze, G. Barbèra, 1894 (CBNP, NUC).

Id., L'Espagne, cinquième edition contenente 24 gravures, Paris, 1894 (BLGC).

Spain and the Spaniards, by Edmondo De Amicis, translated from the Italian, by W. W. Cady, New York, G. P. Putnam's Sons, 1894 (NUC).

E. De Amicis, Spain, translated by Stanley Rhods Yarnall, New York-London, Marill and Baker, 1895 (NUC).

Spain and the Spaniards, by Edmondo De Amicis, translated from the 10th ed. of the Italian by Stanley Rhods Yarnall, Philadelphia, H. T. Coates and Co., 1895 (NUC).

E. De Amicis, Spagna, Firenze, G. Barbèra, 1904 (NUC).

Id., Spagna, Firenze, G. Barbèra, 1908 (NUC).

Id., Spagna, Casa editrice A. Cervieri (A. Gorlini e Co.), 1914 (BNCF).

Id., Spagna, prima edizione economica, Milano, Fratelli Treves, 1914 (BNCF, NUC).

Id., Spagna, nuova edizione, Napoli, Casa editrice F. Bideri, 1914 (BNCF).

Id., Spagna, Piacenza, Tip. L'arte bodoniana, 1914 (BNCF).

Id., Spagna, Sesto San Giovanni, Casa editrice Madella, 1914 (BNCF).

Id., Spagna, Sesto San Giovanni, Casa editrice Madella, 1915 (BNCF).

Id., Spagna, Sesto San Giovanni, Casa editrice Madella, 1916 (BNCF).

Id., Spagna, nuova edizione, Firenze, G. Barbèra (Alfani e Venturi), 1928 (BNCF, NUC).

Id., Spagna, commento e note di Tani Curi, Padova, Editrice RADAR (S. Martino B. A., Tip. Aldo Manuzio), 1966 (BNCF).

Id., Spagna, Napoli, Liguori, 1980 (BNCF).