Ricerche e Note di Studio

Maria Linda Odorisio

La narrazione � miracolosa� .

I miracoli di S.Rita da Cascia (XV‑XVII sec.)

Nel corso degli ultimi anni le raccolte di miracoli sono state oggetto di numerosi studi che hanno evidenziato la complessit�, ma anche l�estrema ricchezza di questi insoliti documenti(1). Problema teologico, veicolo di propaganda politica, terreno di scontro e d�incontro di tecniche terapeutiche, risposta alle angosce provocate dal dolori e dalla morte, il miracolo, o pi� precisamente il racconto che lo ha per oggetto, ha rivelato una molteplicit� di aspetti e funzioni. Inserito in raccolte specifiche, in testi agiografici, oppure raffigurato in un piccolo dipinto, il racconto del miracolo ha assunto di volta in volta valori diversi, la cui individuazione si � dimostrata utile per la comprensione delle dinamiche dei gruppi sociali.

La trasformazione dell�episodio straordinario in racconto si configura come momento secondario rispetto all�evento in s�. Infatti, sebbene non di rado l�azione di ringraziamento si risolva proprio con la narrazione di quanto � accaduto, il processo miracoloso propriamente detto non implica necessariamente la trasposizione dell�esperienza eccezionale in un testo. Utilizzando per semplicit� una formalizzazione proposta da Jacques Gelis e Odile Redon per i miracoli di guarigione(2), gli elementi essenziali di un tale processo sarebbero, in linea di massima, i seguenti: in un luogo considerato sacro, in un tempo ugualmente sacro, una persona lesa nel corpo e senza pi� speranza implora l�aiuto del santo presso la sua tomba o dove sono conservate le sue reliquie; qui compie gesti, pronuncia parole, fa promesse allo scopo di commuovere il santo e, nel momento in cui questo risponde positivamente, conclude compiendo un�azione di grazie. Per quanto tale �modello� non dia conto dei miracoli richiesti e ottenuti lontano dal santuario‑ sempre pi� frequenti in et� moderna e contemporanea(3)- pure individua le fasi principali del processo miracoloso, al cui interno il racconto non � previsto. Tuttavia la dimensione narrativa del miracolo, che non � rilevante per lo svolgimento del fatto straordinario, diventa invece condizione imprescindibile per chi voglia studiare il miracolo come particolare fenomeno storico‑religioso. Il racconto dell�evento miracoloso pu� essere cos� utilizzato tanto come specifico oggetto d�indagine quanto come fonte per individuare le caratteristiche sociali e culturali di chi lo richiede, recuperando alla storia atteggiamenti e strategie culturali messe in atto da una comunit� nei confronti della malattia e della morte.

Il particolare materiale documentario sul quale ho svolto la mia indagine presentava caratteristiche tali da consentire l�analisi di diverse forme espressive del racconto miracoloso. Mi sono infatti imbattuta in un corpus di miracoli estremamente eterogeneo, costituito da resoconti notarili, descrizioni di tavolette ex voto dipinte, testimonianze processuali, ecc. La disomogeneit� anche temporale di questi documenti- tale da non consentire un attendibile studio quantitativo e seriale(4)- risulta invece utile per un�analisi diversa: rintracciare le funzioni e le specifiche motivazioni attribuite al racconto miracoloso sia dalla chiesa che dai fedeli, ed evidenziare al contempo la possibile connessione tra la forma assunta dal racconto e.la sua precipua funzione rispetto ad un determinato gruppo sociale.

Ho desunto il corpus di miracoli al quale mi riferisco dal processo di beatificazione di Rita da Cascia (prima met� del XV secolo), istruito e concluso nel 1626. Gli atti del processo sui quali ho svolto quasi per intero il mio lavoro, sono stati riprodotti nella Documentazione Ritiana Antica (Dra): un�opera in quattro volumi curata dal padre Damaso Trapp e pubblicata a cura del Monastero di S.Rita da Cascia nel 1968(5); questi atti appartengono ad una delle copie del processo, quella casciana appunto, conservata nello stesso Monastero. Una seconda copia, detta Copia Pubblica, fu inviata nel 1626 a Roma, ed oggi � conservata nell�archivio dell�Ordine di Sant�Agostino (ms. 92).

Tra i due manoscritti non vi sono differenze rilevanti se non per 34 fogli iniziali e 32 finali, tutti aggiunti alla Copia Pubblica nel 1735, anno in cui fu fatto il transumptum del processo del 1626; questi fogli non potevano essere contenuti nella copia casciana, che � probabilmente una copia non ufficiale richiesta dalle stesse monache del Monastero. Constatata la sostanziale concordanza tra le due copie, ho scelto di servirmi della seconda pi� per la facilit� con cui pu� essere reperita e consultata che per l�apparato storico‑critico che la correda (in realt� spesso inattendibile a causa del sopravanzare dell�interesse religioso su quello scientifico da parte del curatore).

Nella fase istruttoria del processo del 1626, i notai che si occuparono del caso raccolsero tutte le notizie riguardanti la tradizione orale e gli oggetti votivi che la devozione spontanea aveva accumulato intorno alla figura e al culto di Rita. Vennero cos� riportate le descrizioni di alcuni degli ex voto che nel corso di pi� di un secolo i fedeli avevano deposto intorno al sepolcro della beata, descrizioni che mi hanno permesso di risalire ad un gruppo di miracoli che vanno dal 1457 al 1593 e di cui gli ex voto (oggi perduti) erano una testimonianza.

Sempre allo scopo di attestare e controllare le radici e la diffusione del culto di Rita, venne allegato il pi� antico documento in grado di provarne l�esistenza: il Codex miraculorum, un libro di miracoli nel quale dal 1447 (presunta data della morte di Rita) al 1563 vennero annotati presso il Monastero i miracoli avvenuti. L�ultimo gruppo di miracoli che ho ricavato dal materiale processuale � invece costituito dalle testimonianze rilasciate durante gli interrogatori del processo di beatificazione. Si tratta di episodi avvenuti tra il 1593 e il 1626. In sostanza dunque, la mia indagine si � svolta su un corpus di miracoli inquadrati in un arco di tempo che va dal 1447 al 1626, dalla nascita del culto di Rita fino all�anno in cui si svolse il suo processo.

I curatori della Dra hanno inoltre voluto aggiungere alla riproduzione anastatica della Copia casciana del processo quella della Vita della Beata Rita da Cassia, la prima biografia ufficiale scritta dal padre agostiniano Cavallucci nel 1610, rendendo cos� possibile e agevole l�analisi dell�intera documentazione consultata e utilizzata dagli istruttori del processo.

Pur non essendo molto ricco di episodi miracolosi ‑ solo 204 in quasi due secoli ‑ il corpus ritiano antico si caratterizzava per alcuni aspetti particolari che rendevano possibile cogliere il processo di formazione e trasformazione del racconto miracoloso. Alcuni dei miracoli narrati nel Codex miraculorum furono rinarrati dai testimoni nel 1626 durante l�interrogatorio del processo. La memoria di quegli antichi episodi si era conservata tra i devoti a volte perch� trasmessa dai libretti devozionali (che spesso riprendevano di peso l�elenco dei miracoli riportato da Cavallucci), altre volte perch� i fedeli avevano visto gli ex voto relativi al miracolo in chiesa o intorno al sepolcro, altre ancora perch� la comunit� continuava a tramandarla oralmente. Avendo perci� la possibilit� di confrontare tra loro versioni distinte di un medesimo episodio, ho potuto in alcuni casi seguire lo sviluppo dei racconti che a partire dalla loro prima versione latina del Codex, passando attraverso la volgarizzazione fattane da Cavallucci nella biografia, vennero infine raccontati dai testimoni del 1626, e registrare cos� le variazioni di forma e di contenuto. Dall�analisi dei singoli racconti e dalla trasformazioni subite da alcuni di essi mi � sembrato di poter individuare alcuni aspetti e funzioni che i semplici fedeli e rappresentanti della Chiesa attribuivano al racconto miracoloso.

 

Un racconto �pubblico�

 

Comincer� con il considerare i resoconti contenuti nel Liber miraculorum, detto Codex dai curatori della Dra. Si tratta di brevi narrazioni (in realt� trascrizioni latine di resoconti verbali) di alcuni eventi miracolosi che i devoti, probabilmente su richiesta del personale del santuario, rilasciarono presso l�oratorio di S. Maria Maddalena tra il 1447(6) e il 1563. Secondo un uso piuttosto diffuso la registrazione di questi episodi venne affidata a dei notai(7), con il compito di autenticare le deposizioni e di costituire una raccolta di documenti legali che potessero attestare, in vista di una futura beatificazione, i poteri del santo corpo di Rita.

Gli originali del Codex sono purtroppo andati perduti e oggi si dispone soltanto di una loro copia fatta eseguire in occasione del processo del 1626. Da quanto � rimasto non � possibile risalire al committente del Liber, anche se, stando alla tradizione riportata da Andr� Vauchez(8), potrebbe trattarsi di persone legate al monastero e interessate alla nascita di un nuovo culto. Non � da escludere, ad esempio, un iniziale patrocinio da parte del comune di Cascia, interessato forse al fiorire di una devozione cittadina. A questa ipotesi mi ha condotta l�analisi quantitativa della distribuzione temporale dei miracoli, che mostrava una notevole concentrazione di episodi intorno al 1447, negli anni 1489‑1505 e tra il 1600 e il 1626. Se le date estreme individuano comprensibilmente la nascita del culto ritiano e gli anni del processo, risultava invece di pi� difficile interpretazione la densit� di miracoli riscontrata negli anni 1489‑1505. Tuttavia una spiegazione poteva rintracciarsi nella storia di Cascia: gli ultimi del �400 e i primissimi del �500 furono anni particolarmente agitati, caratterizzati da scontri politici e militari, anche molto violenti, tra la citt� e i suoi castelli e tra questi ultimi e il potere papale(9). La maggiore frequenza di miracoli in queste date potrebbe essere allora ricondotta a quella situazione critica, e alla necessit� sociale di ricomporla. La figura di Rita, tra l�altro, sembrerebbe prestarsi particolarmente bene a questo scopo: la sua biografia infatti � costellata di episodi che rimandano continuamente alla sua capacit� di risolvere le controversie politiche, in particolare quella tra la citt� e il contado(10).

Al di l� di una siffatta ipotesi, che mancando ancora una storia di Cascia non pu� essere verificata del tutto, il solo dato sicuro relativo al patrocinio del culto ritiano risale al 1524, anno in cui, dopo una grave pestilenza, Rita venne annoverata tra i patroni della citt� e la sua festa (22 maggio) inserita nel ciclo festivo pi� importante dell�anno: quello pentecostale(11). Fu soltanto nel 1626, con il processo di beatificazione, che Rita divenne, a tutti gli effetti, una santa dell�Ordine di Sant�Agostino(12), attivando cos� quel processo che la rese, nel corso dei secoli, sempre meno casciana e sempre pi� italiana.

A puro titolo indicativo e perch� vi far� spesso riferimento, riporto qui di seguito un esempio dei resoconti del Codex

 

 

Die 14 decembris 1494. Ioannis Andreas Ioannutii de Villa Atri comitatus Cassiae veniens ad visitandum Ecclesiam SS. Mariae Magdalenae de Cassia ubi corpus B. Ritae de Cassia requiescit coram me notano et testibus infrascriptis post missae celebrationem quam ipse celebrari fecit. Dixit et asseruit qualis de anno presenti et mense septembris proxime elapsis cum ipse intendcret incidere quandam magnam arborem nucis et fecissct in ca magnam foveam altitudinis quasi statura hominis et ipse starct in illa fovea inter terrenum et arborem incidendo ultima radicem d. nucis et d. arbor decidit et ipsum percussit in spatulis et inter terrenum et arborem coharctavit adeo quod ipse crediderit ibi se moriturum et quod nemo esset qui posset reddere ipsum a tali periculo liberum sed quoniam ipse est recordatus in illo istanti de B.Rita cuius mentis se iam ab alia magna sua infirmitate liberatum tenebat, commendavit se Deo et B.Ritae praedictae et statini facta commendationem et orationem cordiali d. arbor miraculose se elevavit adeo quod ipse exire potuerit ed exivit e fovea et suis pedibus propriam domumpetiit et tenet firmiter se precibus et mentis B. Ritae tam a d. periculo quam a d. sua magna infirmitate liberatum de quibus omnibus reddidi omnipotenti Deo et B.Ritae gratias infinitas Rogans me Petrum Notarium infracsriptorum ut de praedictis publicum conficere instrumentum et inter alla miracula d. B.Ritae describerem in d. Ecclesia S. Mariae Magdalenae praedicate presentibus Berardo Thomae Augustini, Bernardino Ionnnis Danza de Cassia, Nicolae Christophoris de Occusio, Iacobo Thomae Guarerii de Podio domus districtus Cassiae, Iacobo et Iannis Dominico de Forscino et Marino Iacobi de Roccha districtus Nursiae testibus ad praedicta vocatis habilis et rogatis. Et Ego Petrus Angeli Magistri Petroni de Cassia pubblici Imperiali Auctoritate notanus praedictis interfui et rogans ea scriberc scripsi et pubblicavi et signum meum posui.(13).

 

Come si vede, si tratta di un tipo di narrazione che difficilmente potrebbe definirsi letteraria, e che, sotto l�aspetto formale, � molto simile ad un processo verbale. Lo scopo dichiarato di questa pratica era la glorificazione della memoria di Rita e pertanto potrebbe essere intesa come una particolare forma di ex voto. Per quanto sollecitata dall�alto, questa devozione sembra essere ben accolta dai fedeli che dichiarano di voler deporre davanti al notaio per adempiere alla specifica promessa, �ne ingratitudinis vino notaretur�(14), di rendere �pubblico� il fatto miracoloso. In tale contesto il senso di �pubblicare� � duplice: significa infatti sia legalizzare per mezzo di un atto pubblico ci� che � avvenuto, sia diffondere e propagandare la fama delle opere del santo e della santa. Dal punto di vista del devoto le deposizioni potrebbero rappresentare il �prezzo� della guarigione (o della risoluzione delle proprie pene) che consiste nel contribuire a fissare il ricordo della santa, mentre dal punto di vista delle autorit� ecclesiastiche le deposizioni assumono, per il loro carattere legale, anche il valore di prova(15). Il resoconto notarile si trova cos� ad assolvere una doppia funzione: quella di conservare la memoria dell�abilit� taumaturgica di Rita e quella di attestarne al contempo la verit�.

Per quanto s�inferisce dai resoconti, le deposizioni venivano rilasciate seguendo un�ordinata procedura: ottenuta la grazia il devoto si recava al santuario; la visita, che comunque era parte del rito di ringraziamento poteva essere effettuata o meno come adempimento di una precedente promessa; una volta ringraziata la santa, con una messa o una semplice preghiera, il fedele si spostava nell�oratorio, accompagnato da parenti, amici, compaesani, i quali, testimoni dell�avvenuto miracolo costituivano un�ulteriore garanzia circa la veridicit� dell�evento narrato. La rete di solidariet� che si attivava nei confronti del miracolato d� l�esatta dimensione del valore sociale che veniva attribuito all�episodio prodigioso. Attraverso questa, inoltre, � possibile ricostruire l�intreccio dei rapporti di parentela e di vicinato che, nel momento della crisi e in quello della sua risoluzione miracolosa, si fa pi� saldo e significativo. Nell�oratorio il fedele rilasciava la sua deposizione davanti al notaio e in presenza di alcuni testimoni: a volte le monache del monastero e la stessa badessa, a volte persone fidaedignae legate in qualche modo al santuario. La somiglianza formale riscontrabile nell�andamento delle singole deposizioni fa pensare che al convenuto fossero poste alcune domande convenzionali: quale fosse il suo nome, quale quello dei genitori, da quale paese provenisse, se la deposizione era rilasciata spontaneamente, ecc. In alcuni casi veniva espressamente richiesto un giuramento su quanto si stava riferendo. . Terminata questa prima fase introduttiva, faceva seguito il racconto vero e proprio. A questo punto il notaio doveva non solo tradurre in latino il libero racconto del fedele, ma tentare anche di riassumere spesso con poche frasi fatte e formule d�occasione ‑ l�intera deposizione di quello. La mediazione dei notai doveva incidere notevolmente su quanto i fedeli deponevano, dato che quasi tutti coloro che si recavano al santuario erano analfabeti e si esprimevano in dialetto. Il valore documentario di questi racconti non pu�, dunque, essere esattamente valutato se non si tiene conto di un tale intervento.

Il miracolo poteva essere pubblicato sia in adempimento ad una specifica promessa, sia come ulteriore ringraziamento in aggiunta ad un�elemosina oppure ad un ex voto propriamente detto. Tale pratica quale che fosse lo scopo esplicito per cui veniva adempiuta ‑ richiedeva da parte del fedele un certo impegno e ci� doveva contribuire ad arricchirla di significati. Si pensi, ad esempio, al valore simbolico attribuito alla parola scritta, per di pi� in latino, da uomini e donne generalmente incolti, o alla tensione psicologica derivata dal trovarsi coinvolti in qualche modo in un piccolo processo. La complessa ritualit� attivata, cos� ricca d�implicazioni emotive, impedisce quindi di ridurre il senso e il valore di questo atto al semplice contributo alla fama taumaturgica della beata. Fermo restando l�atteggiamento di gratitudine, vale qui, probabilmente, ci� che � stato detto per gli ex voto in generale: testimonianza dell�irruzione del divino nell�umano, del rovesciamento salvifico operato dal miracolo, l�ex voto � anche �profezia�, anticipo e promessa di una salvezza universale, dell�avvento del Regno Celeste dove la straordinaria condizione del miracolo sar� condizione ordinaria dell�umanit�(16).

Se i fedeli, presentandosi di fronte al notaio per far registrare il proprio racconto, s�inserivano in una pratica devozionale precisa con una valenza fortemente messianica, quale valore potevano rivestire invece per l�autorit� quelle deposizioni(17)?

Per quale ragione si riteneva che uno strumento legale e pubblico, qual � l�atto notarile, fosse adatto a stabilire, e quindi garantire, la verit� di un evento come quello miracoloso che, in linea di principio, deve supporre la fede e non suffragarla? Ritengo che una delle possibili spiegazioni possa rintracciarsi nel superamento, che si realizza nell�istante miracoloso, della funzione interpretativa dei �segni� naturali di cui la Chiesa si � sempre resa garante(18). � nota infatti l�implicita ambiguit� del miracolo che, connettendo direttamente Dio all�uomo, supera la funzione mediatrice della natura (che � il liber attraverso cui il Creatore comunica con le proprie creature) e di conseguenza anche quella operata dall�apparato ecclesiastico. Il diretto rapporto tra Dio e l�umanit� si rivela cos� estremamente pericoloso: svincolato da un rigoroso controllo potrebbe di fatto rendere incerta e discutibile l�esistenza di un sistema sacerdotale cui spetta proprio il compito di mediare e organizzare il rapporto tra fumano e il divino. Perch� ci� sia evitato, l�apparato ecclesiastico deve potersi riappropriare in qualche modo del fenomeno miracoloso, e lo fa ribadendo la propria esclusiva capacit� interpretativa e giudicante. Miracolo sar� allora solo l�evento che la chiesa e i suoi funzionari giudicheranno tale. L�ambigua realt� dell�evento straordinario potr� diventare certezza di fede solo grazie all�oggettivit� di un �rito� giudiziario a cui la chiesa, che prosegue l�orientamento giuridico romano(l9), attribuisce la capacit� di conferire realt� di un miracolo ad un evento straordinario qualsiasi, trasformando cos� un�insolita sospensione delle leggi naturali in una precisa azione divina, esplicatasi in modo irreversibile, in un momento e in un luogo determinati della storia degli uomini.

Tale individuazione storica del racconto miracoloso si fa pi� evidente se si confronta il processo del miracolo con l�atto magico. Quest�ultimo agisce su di un piano sostanzialmente metastorico, in virt� del quale:

come orizzonte della crisi e come luogo di destorificazione del divenire si instaura un regime protetto di esistenza, che per un verso ripara dalle irruzioni caotiche dell�inconscio e per un altro verso getta un velo sull�accadere e consente di stare nella storia come se non ci si stesse(20).

Tale definizione potrebbe, in verit�, facilmente applicarsi anche al fenomeno miracoloso, ma soltanto se lo si considera dal punto di vista dell�individuo. La destorificazione del negativo infatti � ci� che permette al singolo fedele di reintegrare la crisi che rischia di annientarlo. La operazione destorificante per� cessa nel momento stesso in cui il fatto prodigioso da avvenimento privato diventa patrimonio pubblico, memoria di tutti. A differenza del rito magico infatti il miracolo vienericordato, e non si tratta di una memoria vaga e indefinita, ma dell�individuazione dell�avvenimento in un unico momento storico che lo rende, virtualmente, inconfondibile. Ogni miracolo allora, pur somigliando a tutti i miracoli (che a loro volta rimandano al miracolo prototipico della morte e resurrezione di Cristo), resta un unicum, collocato in un tempo e in uno spazio individuati e individuabili. Tale storicizzazione assolve ad una precisa funzione, caratteristica dell�ambito socio‑culturale nel quale s�inscrive. Soltanto se trasformato in fatto storico, infatti, il miracolo potr� essere utilizzato come prova per dimostrare la santit� di un uomo di Dio. La chiesa, dunque, portatrice di una religione rivelatasi nella storia, mutua dalla cultura romana, e lo elabora, il concetto di vero storico come vero per eccellenza(2l): solo in quanto storicizzato il miracolo potr� rivelarsi probante.

 

Dal processo verbale al racconto

Nel 1610 il frate Agostino Cavallucci, sollecitato dai confratelli dell�Ordine di Sant�Agostino, pubblicava a Siena un�operetta sulla vita e sui miracoli di Rita: � la prima biografia ritiana che ci sia pervenuta. Nel rispetto di un�antica tradizione agiografica, il libretto si chiudeva con la descrizione del glorioso trapasso della santa, cui faceva seguito una lunga lista di miracoli ottenuti per sua intercessione. Gli episodi, opportunamente rimaneggiati dal Cavallucci per questa biografia, sono gli stessi che si trovano raccolti nel Codex. Confrontando tra loro le differenti versioni di ogni episodio ho avuto modo di analizzare la trasformazione formale subita dai testi.

Prima di continuare tuttavia devo far presente che il Cavallucci non si avvalse direttamente degli autografi notarili, ma utilizz� come fonte per i propri racconti una trascrizione stampata a Perugia nel 1552(22). Doveva essere una copia sufficientemente fedele se venne utilizzata durante il processo di beatificazione per redigere le copie del Codex da allegare agli atti. L�originale, infatti, rovinato dal tempo e di difficile lettura, presentava alcuni passi oscuri che poterono essere chiariti grazie all�aiuto dell�edizione perugina, oggi sfortunatamente perduta.

Pi� di 150 anni intercorrono tra il rilevamento e la trascrizione delle prime deposizioni e l�epoca in cui Cavallucci, servendosi della copia a stampa, le riporta nella Vita. � cambiato qualcosa? Quali trasformazioni hanno subito i resoconti del Codex? La prima e pi� immediata osservazione concerne la forma: ogni caratteristica notarile � sparita, c tutte le convenzioni proprie dell�atto legale sono state omesse. Rimane solo l�episodio eccezionale, la descrizione dell�evento miracoloso sotto forma di breve, spesso brevissimo, racconto. Cercher� di analizzare, allora, quanto e come il mutamento formale dei testi abbia modificato la sostanza del racconto.

Se si confrontano tra loro le stesure del Codex e del Cavallucci, si nota immediatamente la differente lunghezza dei testi. Ecco ad esempio come Cavallucci riferisce l�incidente e il miracolo occorso a Giovanni Andrea (cfr. p. 56):

A 9 Dicembre Giovanni Andrea di Giovannetto da Atri, tagliando una grossissima noce, gli cadde addosso cos� sconciamente, che tutti i circostanti pensarono, che 1�havesse tutto pesto, e che di certo morisse, tuttavia votatosi alla Beata Rita, meravigliosamente l�albero se gli lev� da dosso, ed ottenne gratia d�uscirne, e di liberarsi dal gravissimo peso(23).

Come si vede, la brevit� � ottenuta non solo a scapito delle formule legali, ma anche di ci� che evidentemente viene considerato ridondante: le  complesse circostanze del caso, il suo drammatico svolgersi, il ricordo di una grazia gi� ottenuta, sono tutti particolari che si perdono.

Solitamente, le lunghe descrizioni di malattie vengono eliminate e sostituite da pi� precisi termini medici, o appiattite in definizioni generiche; dettagli su luoghi e circostanze dell�evento vengon spesso tralasciati, cos� come molte delle notizie sulla famiglia del miracolato e sul ruolo da essa svolto. Se in alcuni casi l�evento risulta sostanzialmente inalterato, in altri l�omissione di particolari � in grado di modificarlo pi� o meno profondamente. Nel caso dei miracoli di guarigione, per esempio, la tendenza a sintetizzare in poche parole l�accaduto pu� dar luogo alla scomparsa di tutte le informazioni relative al tipo di patologia che indusse il fedele a ricorrere alla santa. Tuttavia la medesima tendenza pu� in altri casi, grazie all�ausilio della terminologia medica rivelarsi apportatrice non solo di notizie pi� precise sulle malattie ma anche sul sistema di classificazione dei sintomi e dei morbi cui si riferivano medici e ceti popolari coevi all�agiografo.

Le omissioni sul ruolo di mediazione svolto dai familiari o dagli amici, fanno s� che nei racconti di Cavallucci non si riesca quasi pi� a rintracciare il valore che le relazioni affettive e sociali assumevano per chi, nel momento della crisi, decideva di richiedere una grazia. Nel passaggio dall�atto notarile al racconto, risultano quindi inessenziali le specificazioni sullo status sociale del miracolato (a meno che non si tratti di personaggi nobili), le notizie sui testimoni o le descrizioni troppo dettagliate delle malattie. Vengono invece riportati con estrema precisione le fasi cruciali del processo miracoloso: sono rari i casi in cui non siano riferite talune pratiche devozionali, come il pernottamento presso il santuario, il contatto con il corpo di Rita o con le sue reliquie, le forme di ringraziamento, gli ex voto, le elemosine, ecc.

� chiaro che mancanze ed omissioni sono tali soltanto per chi avvicina il racconto miracoloso al fine di ricavarne notizie e informazioni sulla mentalit� di coloro che ne furono produttori e fruitori. Al contrario, la soppressione di alcuni particolari doveva apparire del tutto giustificata a Cavallucci, il cui preciso intento era quello di fornire una serie di episodi miracolosi che, pi� per il loro numero che per la loro peculiarit�, fossero in grado d�impressionare il lettore e mostrargli le capacit� taumaturgiche di Rita. I resoconti del Codex, pur contribuendo alla glorificazione e alla fama della beata, hanno come fine quello di stabilire e garantire, dopo attenta disamina e attraverso fatto pubblico, la verit� del miracolo. Per l�agiografo, invece, quest�ultima � gi� un dato, poich� sono proprio quegli atti notarili a garantirne la realt�. L�importante, per Cavallucci, � far conoscere i miracoli della santa, non dimostrarne l�attendibilit�. Il suo compito non � quello di produrre prove, non deve convincere, ma mostrare, riportando il numero pi� alto possibile di episodi miracolosi attraverso i quali sia manifesta la grandezza della beata, promuovendone in tal modo il culto(24).

Tra le deposizioni del Codex e i brevi racconti del Cavallucci si viene a stabilire una relazione che si potrebbe assimilare a quella esistente tra gli atti di un processo penale e la loro trasformazione in fatto di cronaca: i primi devono dimostrare, i secondi stupire. Pertanto, cos� come nel fatto di cronaca l�accaduto non viene riportato in tutte le sue sfumature, ma narrato mantenendo solo gli aspetti considerati fondamentali, allo stesso modo i racconti del nostro autore trattengono solo ci� che egli considera irrinunciabile per la narrazione dell�evento, e prestano scarsissima attenzione a tutto il resto. L�elemento centrale diventa il momento in cui la situazione data si rovescia nel suo opposto.

A1 contrario, in un processo, anche semplicemente verbale, hanno valore le circostanze precise in cui il fatto ha avuto luogo, nonch� l�attendibilit� dei testimoni e la validit� delle prove addotte. Tuttavia, nonostante le differenze formali e funzionali, racconti e deposizioni conservano la medesima formula di apertura. Entrambe introducono la narrazione solo dopo aver dichiarato il nome del miracolato e la data in cui si � verificato il fatto miracoloso. Nel passaggio narrativo non va, dunque, perduta l�individuazione del miracolo in un punto preciso dell�asse temporale, confermando cos� la volont� d�intendere l�evento miracoloso come accadimento senz�altro eccezionale, ma pur sempre storico, calato nella realt� umana e anzi in grado di dischiuderne l�agibilit�. La tendenza storicizzante, implicita nel racconto miracoloso, non viene messa in dubbio neanche dalla disinvoltura con la quale l�agiografo gioca con le date.

Esiste infatti una rilevante discrepanza tra le date del Codex e quelle dei miracoli riportati da Cavallucci(25), eppure il fatto che un episodio possa essere datato in un modo piuttosto che in un altro, senza pregiudizio alcuno per l�attendibilit� dell�episodio stesso, non invalida l�ipotesi di un orientamento teso a fondare nel tempo storico (un qualunque momento del tempo storico purch� opposto al tempo metastorico) l�azione divina.

 

 

Un racconto per immagini

 

Quando si diede inizio alla ricognizione dei dati utili alla richiesta di beatificazione di Rita da Cascia, notai, testimoni, sacerdoti, monache e persino curiosi assistettero di volta in volta alle varie fasi istruttorie. Il processo di canonizzazione, le cui norme il papa Urbano VIII stava riformando in quegli anni (1624‑1635), doveva svolgersi secondo un rigido protocollo; ogni minimo particolare riguardante la futura beata o il suo culto doveva essere registrato da notai e cancellieri in presenza di testimoni attendibili. Grazie a tutte queste attenzioni, � oggi possibile sapere come si presentasse, nei primi del �600, il monastero di S.Maria Maddalena detto anche della beata Rita, nonch� la tomba dove ormai da 180 anni giaceva, intatto, il suo corpo.

Il 20 ottobre 1626 una delegazione composta dal Protonotario apostolico e dai notai arriv� al monastero con il compito d�ispezionare il sepolcro. Assistettero alla ricognizione il personale del monastero, i testimoni convocati e altri personaggi �licet non vocati�. I notai presero nota di ogni particolare: il corpo di Rita giaceva dietro una grata alta cinque palmi e larga tre, attraverso la quale si scorgeva la cassa funebre illuminata da lampade e ceri votivi, e contornata da innumerevoli miraculorum signa di legno, argento e cera. Il muro intorno alla grata era coperto di piccoli quadri e ceri che il notaio e gli altri funzionari chiesero di esaminare; poich� alcuni erano collocati troppo in alto fu dato ordine di staccarli e di deporli su un tavolo. Si contarono 216 quadretti e 95 ceri e dal momento che alcune tavolette riportavano delle iscrizioni, i notai s�incaricarono di trascriverle. In tal modo vennero annotati soltanto la met� degli episodi miracolosi (108 su 216), quelli appunto corredati di un piccolo testo. Questa scelta deriv� dalla necessit� di raccogliere notizie precise sui miracoli: si aveva bisogno di nomi, date, luoghi, e non delle vaghe notizie ricavabili da un quadretto rozzamente dipinto. Purtroppo, per�, neanche la descrizione delle restanti tavolette risulta ricca di notizie: l�unico elemento pittorico cui prestarono attenzione i notai fu f�mmagine di Rita, che venne descritta con notevole precisione, evidenziandone tutti quegli aspetti che, oltre a renderla immediatamente riconoscibile (la ferita sulla fronte), ne attestavano la fama di santit� (cum diademate et splendore in capite). Una volta descritta l�immagine di Rita, veniva presa nota del testo che conteneva le notizie sul miracolato.

L�elenco e le descrizioni di cui si dispone non possono in alcun modo supplire alla ricchezza di dati che si potrebbero ricavare se le tavolette in questione fossero ancora reperibili. Non sapremo mai, ad esempio, quale posizione occupasse la figura di Rita nei quadretti: se fosse solitamente dipinta in alto, in lontananza o sullo stesso piano del fedele, se la sua immagine venisse rappresentata a figura intera o a mezzo busto. In qualche caso � descritta vicino al letto del devoto o in atto di benedirlo, ed � significativo che siano quelle le sole occasioni in cui � rivelata la presenza di altri personaggi oltre alla santa. Infatti, il vero scopo della fatica dei notai era la dimostrazione di come Rita fosse tenuta in considerazione di santa presso il popolo dei fedeli. Pertanto � evidente che la presenza di personaggi umani acquistava importanza solo in funzione di Rita, solo cio� se necessaria alla definizione del suo ruolo. Risultava quindi assolutamente irrilevante riportare tutti i particolari della scena una volta che, annotata l�immagine principale (e le sue eventuali implicazioni nella scena), fosse seguita l�iscrizione con i dati sul miracolo.

Per ci� che risulta dagli atti, gli ex voto descritti dai notai sembrano essere pi� delle semplici < azioni di grazie>�� piuttosto che quadretti in cui compaiono le circostanze dell�evento miracoloso. La laconicit� delle descrizioni infatti favorirebbe questa ipotesi. In alcuni casi per� � possibile risalire con sicurezza all�esistenza di una scena dipinta, come nelle tavolette gi� menzionate, in cui Rita appare al capezzale del richiedente, o in quelle in cui il riferimento alla scena � contenuto nell�iscrizione stessa. Almeno in due occasioni, inoltre, la scena raffigurata viene descritta con precisione: si tratta di due ex voto che avevano la scritta rovinata dal tempo, circostanza che obblig� i notai a descrivere minuziosamente il contenuto del quadro. Credo, tuttavia, che la scelta di riportare per intero la scena fosse stata dettata anche dalla particolarit� degli eventi in questione: altre tavolette avevano l�iscrizione illeggibile ma non vennero illustrate con altrettanta precisione. Nella tavolette citate son raffigurati due miracoli di salvataggio, rispettivamente da un�impiccagione e da un assalto di banditi. Sono eventi drammatici e relativamente insoliti (la maggior parte degli ex voto infatti si riferisce a guarigioni miracolose), che possono aver colpito l�immaginazione dei funzionari, sollecitandoli a fornire un�esatta descrizione dei dipinti(27).

In effetti entrambi i quadretti, per quel che si pu� ricostruire dalla descrizione dei notai, sembrano possedere una forza espressiva pi� alta di quella di qualsiasi testo scritto, ed � forse questo uno dei motivi che ha reso l�ex voto dipinto una delle forme di ringraziamento pi� diffuse.

Come � noto, la funzione svolta dagli oggetti votivi � complessa e articolata. Ottenuto il miracolo il devoto � in qualche modo in debito con la divinit�, nella fase di richiesta infatti egli ha probabilmente promesso qualcosa in cambio della risoluzione positiva dei suoi mali. Deve allora, una volta che � stato liberato nel corpo e nello spirito, onorare il suo impegno. Si � visto come la deposizione rilasciata davanti al notaio potesse assolvere in alcune occasioni questo ruolo. La diffusione e la socializzazione del miracolo, tuttavia, non avvengono solo attraverso la scrittura, mezzo fortemente controllato dall�autorit� ecclesiastica, ma si concretizzano pi� spesso nell�offerta di un oggetto particolare, in grado di rappresentare il devoto e la propria gratitudine.

Quasi tutti gli studiosi che si sono occupati di miracoli non hanno tralasciato di considerare questo aspetto della devozione, chiarendone modalit� e funzioni. Jacques Gelis e Odile Redon, Piene Andr� Si gal e Betnard Cousin(28), concordano ad esempio sul valore di dono ‑ nel senso evidenziato da Marcell Mauss(29) ‑ dell�ex voto. Il miracolato lascerebbe con l�ex voto una parte di s� al santuario, sia per testimoniare l�evento, sia per prolungare, attraverso l�oggetto, un rapporto di vicinanza con la divinit�, rapporto instauratosi durante il miracolo ma subito interrotto.

Se il valore di memoria che assume l�ex voto mi trova completamente d�accordo, credo che quello concernente il prolungamento nel tempo del contatto che si � stabilito grazie all�evento eccezionale, vada ulteriormente sfumato. Con la deposizione di un ex voto al santuario, infatti, si chiude il rapporto di scambio inaugurato dalla richiesta d�aiuto al patrono celeste da parte del devoto. Fra le promesse e l�adempimento delle stesse vi � come una sospensione del tempo naturale, un anormale, per quanto benefico, contatto diretto con il soprannaturale che, se realmente prolungato all�infinito, impedirebbe la reintegrazione del devoto nel tempo umano e storico. Sia dal punto di vista del fedele che da quello della chiesa, un continuo contatto con la realt� ultraterrena impedirebbe al primo di vivere umanamente la propria vita (basata sulla precisa distinzione dei domini) ed eliminerebbe la funzione della seconda. Il miracolo � dunque quell�evento fulmineo, immediato ed eccezionale, passato il quale s� torna, si deve tornare al rapporto mediato con il sacro, rapporto di cui si fa garante l�apparato ecclesiastico. Ci� che rimane al santuario � sia memoria dell�accaduto che segno del legame stabilitosi. Tuttavia, l�ex voto non � il fedele ma la sua rappresentazione simbolica: egli, delegando al simbolo il suo legame con il sacro, riacquista di fatto la possibilit� di vivere tra gli uomini. Sotto questo aspetto allora il mancato adempimento del voto si arricchisce di un altro significato. � interessante a questo proposito l�episodio narrato nella tavoletta 12((30), uno dei miracoli pi� frequentemente ricordati: lo troviamo sia nel Codex che nel Cavallucci, che lo racconta con insolita abbondanza di particolari:

Nel 1541. Donna Cassandra dell�Aquila haveva tre figliuoli maschij, il minore dei quali essendo infirmato a morte, ella fece voto di menarlo alla Beata Rita, e Dio gratia si san�, ma non adempiendo poi il voto di menarlo, di nuovo si ammal�, e mor�, ed ella si spirit� e lo spirito fingeva di essere il figliuolo morto. Onde vivendo cos� afflitta per molti anni, lo spirito iniquo le disse una volta, che mai non si partirebbe da lei, se non era menata alla Beata Rita. Per tanto Cassandra ricord� � due figliuoli maggiori il voto, per il fratello morto, onde pensarono di condurvi la madre lor, si come dall�Aquila ve la condussero con grandissima fatiga, per tutto il viaggio e con molta maggior fatiga quando ella vidde la Terra di Cassia con portarvela ambidui parte per peso, e parte per forza conducendovela, condotta finalmente dove giace il corpo della Beata, facendosi calde orazioni d� figliuoli, e stando cos� tramortita fu veduto gonfiarlesi la gola, ed in questo lo spirito parlando in nome del figliuolo di Cassandra motto disse gridando, Miracolo, Miracolo, questi sono i segni, che m�haveva detto di fare al partire dal corpo di mia Madre; onde partito, che fu lo spirito, ella rest� fuori di s� stessa, ma poi rihavutasi, domand� a� figliuoli dove l�avessero rimenata, e rispondendo li figli haverla menata al corpo della Beata Rita, ella si lev� in piedi, si accost� alla cassa del corpo,vi si inginocchi�, e con gran devotione rend� infinite grafie a Dio, e libera, e sana a fatto ritorno a l�Aquila sua Patria(31).

Alla luce di quanto detto poc�anzi, l�indemoniamento della madre ingrata sembra essere la punizione per chi non ha ristabilito il corretto rapporto con il sacro. Il mancato adempimento del voto fa s� che ella resti in contatto con la realt� ultramondana in modo aberrante (invasamento demoniaco) e che solo chiudendo definitivamente questa comunicazione con un ex voto, possa riacquistare le proprie prerogative umane. L�indemoniamento tuttavia non � il solo tipo di castigo cui va incontro chi omette di compiere ci� che ha promesso. Una punizione frequente �, ad esempio, nei casi di miracoli terapeutici, il ritorno del sintomo patologico ulteriormente aggravato, se non addirittura la morte. Il processo miracoloso, anche quando � vissuto correttamente, non ripristina le condizioni originarie, ma opera una trasformazione qualitativa, sia fisica che spirituale. Analogamente se il devoto tralascia di concludere tale processo, cui egli stesso ha dato avvio con la richiesta la sua condizione subir� un peggioramento anzich� il miglioramento sperato. In definitiva dunque, una volta innescato, il processo m