L'impatto della scuola delle «Annales» nell'Europa orientale*

di Krysztof Pomian

Premetto che, per rispondere alle esigenze di questo saggio, definirò l'Europa orientale come l'area comprendente cinque paesi: Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e Romania. In pratica, però, mi concentrerò sull'Ungheria e la Polonia. Due sono le ragioni di questa scelta. La prima è puramente personale. La comunità degli storici polacchi è la sola che io conosca dall'interno ed è naturale, quindi, che su di essa io abbia da dire molto di più che su ogni altra. La seconda risulta evidente se si analizzano i seguenti dati:

Tav. 1 - Abbonati alle «Annales» nell'Europa orientale nel 19761

Bulgaria 4

Cecoslovacchia 9

Ungheria 23

Polonia 28

Romania 7

Non conosco, ahimé, la dimensione totale delle comunità degli storici dell'Europa orientale. Ma se si raffronta il numero delle persone che in esse sono coinvolte nella storia o nelle scienze sociali, ovvero il numero degli studenti o altri simili dati, non si trova nulla che possa spiegare tanta differenza tra l'Ungheria e la Polonia da un lato e la Bulgaria, la Cecoslovacchia e la Romania dall'altro. Nello stesso tempo disponiamo di una quantità di dati attestanti con chiarezza che gli storici ungheresi e polacchi sono, più degli altri colleghi dell'Europa orientale, legati alle «Annales» e alla loro scuola2. Lo dimostrano le cifre riguardanti gli storici dell'est europeo che hanno contribuito con i loro scritti ai «Mélanges en l'honneur de Fernand Braudel»: Bulgaria: 0; Cecoslovacchia: 2; Ungheria: 5; Polonia: 8; Romania: 0.

Questi dati sono così ovvii da non richiedere alcun commento. Mi si consenta, dunque, d'introdurre un'altra serie di dati3 (v. tav. 2).

Tav. 2 - Le «Annales» e l'Europa orientale: 1929-48; 1948-68

Bulgaria Cecoslov. Ungheria Polonia Romania totale

Contributi riguardanti

autori o scritti da autori

autoctoni 3/2 18/14 16/16 42/90 19/26 98/148

Recensioni di libri

e/o articoli 1/1 11/6 10/10 23/50 16/17 61/84

Libri e/o articoli

recensiti 1/1 13/8 10/10 71/107 22/18 117/144

Recensioni scritte

da autori autoctoni 0/0 3/0 4/0 5/13 0/1 12/14

Articoli scritti

da autori autoctoni 0/1 2/1 2/4 1/24 1/1 6/31

Autori 0/1 2/1 4/5 2/26 1/2 9/35

Due ulteriori osservazioni sono necessarie:

1. Dal punto di vista est-europeo il 1948 come data finale del primo periodo è privo di senso. La data importante è il 1939 allorché la guerra interruppe temporaneamente le relazioni tra le «Annales» e gli storici dell'Europa orientale. Queste non vennero riprese che alla fine degli anni Cinquanta dal momento che, dopo il conflitto, i paesi est-europei rimasero isolati dall'Occidente dai regimi totalitari. Altrettanto insensato come data di partenza del secondo periodo il 1949. Naturalmente alcune recensioni di pubblicazioni dell'est-europeo comparvero sulle «Annales» anche dopo il 1939 e prima della fine degli anni Cinquanta. Quello che, però, c'interessa sono le date del ritorno alle «Annales» degli autori dell'Europa orientale4.

Tav. 3 - Date del primo contributo post-bellico degli autori alle «Annales»

Bulgaria 1963

Cecoslovacchia 1962

Ungheria 1966

Polonia 1958

Romania 1964

Le cause di questa diversità risiedono nel differente andamento della destalinizzazione nei paesi est-europei. Se, per esempio, i polacchi furono i primi a ristabilire la loro collaborazione con le «Annales», ciò fu reso possibile dalla relativa liberalizzazione seguita ai mutamenti politici dell'ottobre 1956. Al contrario, il ritardato ritorno degli autori ungheresi fu, senza dubbio dovuto alla più prolungata limitazione dei contatti con i paesi occidentali conseguente alla sconfitta della Rivoluzione ungherese.

2. Se si mettono a confronto i periodi 1929-39 e 1958-68, emergono le differenze più significative sia nel numero degli autori dell'Europa orientale sia in quello dei loro contributi. Ma non meno importante di questo aumento puramente quantitativo è il mutamento qualitativo nella natura dei contributi est-europei alle «Annales» dopo il 1958. I due pretesi articoli prebellici cechi, per esempio, non erano affatto articoli in senso stretto, ma soltanto notizie necrologiche5. Il solo articolo prebellico polacco è un breve lineamento informativo sui centri di ricerca di storia economica in Polonia6.Quasi tutti gli articoli pubblicati dopo il 1958 presentano invece risultati di ricerche. Di più. Il numero degli articoli è ora maggiore di quello delle recensioni, mentre prima della guerra avveniva il contrario. Tale mutamento dei contributi est-europei si manifesta nell'aumento del numero di pagine da essi occupate7.

Tav. 4 - Contributi est-europei alle «Annales»: 1929-39; 1958-68

(n. di pagine)

Bulg. Cecosl. Ungh. Pol. Rom. tot.

Recensioni 0/0 11/0 9/0 17/47 0/3 37/50

Articoli 0/25 3/28 19/91 6/322 18/4 46/470

totale 0/25 14/28 28/91 23/369 18/7 83/520

Da tutto quanto è stato detto discende che la differenza nell'ammontare dei contributi degli storici ungheresi e polacchi non è tanto grande quanto sembra se ci si limita alla consultazione della sola tav. 3. Sulle «Annales» gli storici ungheresi hanno pubblicato 91 pagine in tre anni, cioè 30 pagine all'anno di contro alle 369 pubblicate dai polacchi in undici anni, cioè 36 pagine all'anno. Sia prima che dopo la guerra gli storici dei due paesi sono stati coinvolti alla pari nella collaborazione con le «Annales». E il grado della loro partecipazione è stato ed è molto maggiore di quello degli altri paesi est-europei. Il problema da porsi ora è, quindi, che cosa spiega la particolare recettività degli storici ungheresi e polacchi al messaggio delle «Annales».

Devo confessare che non ho niente da dire sulla ricerca storica in Bulgaria. Anche la mia conoscenza degli altri paesi è, inoltre, densa di lacune. È del tutto possibile che alcuni fenomeni importanti siano sfuggiti alla mia attenzione. Fatte queste premesse, posso caratterizzare come segue la situazione del campo di cui mi occupo in Cecoslovacchia e Romania negli anni Venti e Trenta del Novecento. In entrambi i paesi esistevano storici interessati ai problemi sociali ed economici, ma la storia economica e sociale non era organizzata in disciplina autonoma8. Mi riferisco a squadre di studiosi impegnati in un programma di ricerca; all'assenza o alla posizione marginale di cattedre, istituti, seminari e/o associazioni specificamente riservate alla storia economica e sociale; alla mancanza di periodici specializzati. In ognuno di questi campi la situazione dell'Ungheria e della Polonia era completamente differente.

In Ungheria la storia economica era stata oggetto di studio dalla fine del XIX secolo. Originava dall'insegnamento di Guyla Hornyanszky, il quale attribuiva grandissima importanza allo studio dei fenomeni economici e sociali. Egli si considerava non soltanto uno storico, ma anche un sociologo, e fu per un certo tempo presidente della Società Sociologica Ungherese. Numerosi altri storici avevano il medesimo orientamento come, per esempio, Károly Tagányi che fu il vero fondatore della scuola economica ungherese, e, una generazione più tardi, Sándor Domanovszky. Tagányi fondò nel 1894 la «Rivista ungherese di storia economica» destinata a durare sino alla fine della I Guerra Mondiale, allorché cessò le pubblicazioni per la crisi finanziaria. Negli anni Venti e Trenta del Novecento il centro guida della storia economica e sociale fu il seminario di Domanovszky. Fu anche sotto la sua direzione che in quella sede venne pubblicata una serie di Studi di storia agraria d'Ungheria (dieci volumi tra il 1930 e il 1934). La storia agraria rappresentava, però, soltanto una delle molte direzioni di ricerca. Tra gli altri importanti soggetti studiati spiccavano gli insediamenti sul territorio ungherese, la trasformazione del paesaggio, l'organizzazione della proprietà fondiaria, il commercio e le vie commerciali, la partecipazione dell'Ungheria al mercato internazionale (esportazione di grani; produzione ed esportazione di metalli), la storia finanziaria e monetaria, la formazione del capitalismo in Ungheria e l'evoluzione delle classi sociali. Una qualche ricerca si faceva anche sulla storia dei prezzi9.

I membri del gruppo di Domanovszky svolsero un ruolo di seminazione nell'introduzione delle «Annales» nella comunità storica ungherese. Il loro maggiore interesse evidente era la visione delle «Annales» circa il rapporto tra la storia e le scienze sociali. Questo il soggetto di un articolo pubblicato da István Hajnal nel 1939 su «Századok», («I Secoli») la principale rivista storica ungherese. Un altro membro del seminario di Domanovszky, István Szábo, autore di numerosi lavori sulla storia dei contadini ungheresi, nel 1933 pubblicò una recensione sulle «Annales». Presumo che altri storici, i quali contribuivano con i loro scritti alle «Annales» le propagassero tra i loro studenti e colleghi10.

In Polonia la situazione era sotto molti aspetti simile a quella che ho appena descritto. Ma, dal momento che la conosco meglio, posso discutere più dettagliatamente di ciò che gli storici polacchi si aspettavano dalle «Annales» o, in altre parole, ciò di cui essi avevano bisogno e come le «Annales» potevano soddisfarli.

Lo studio della storia economica è iniziato in Polonia nella seconda metà del XIX secolo. Il primo corso d'insegnamento di questa materia fu svolto, però, soltanto nel 1905 da Franciszek Bujak presso l'Università di Cracovia. Per lui, nella stessa università, venne creata la prima cattedra di storia economica nel 1909. L'insegnamento di questa materia fu introdotto in quasi tutte le università dopo la I Guerra Mondiale e la ricostituzione dello Stato polacco. Tre ne furono i centri particolarmente importanti. Il primo, e più significativo, fu quello di Bujak nell'università di {vov (Leopoli). Dal 1921 i suoi seminari furono concentrati su soggetti come l'insediamento sul territorio polacco, la trasformazione del paesaggio, il sistema agrario, pesi e misure, le catastrofi elementari (carestie, epidemie, inondazioni, invasioni di locuste e così via), le famiglie operaie, le imprese industriali e commerciali e la demografia. A partire dal 1925, sotto la direzione di Bujak venne pubblicata una serie di Studi di storia economica e sociale consacrati soprattutto al Medioevo. La prima opera polacca sulla storia dei prezzi, la quale doveva diventare il principale interesse della scuola di Bujak, apparve in questa sede nel 1928. Nel complesso vennero pubblicati undici volumi, i quali offrivano una ricca massa di dati sull'evoluzione dei prezzi in quattro città-mercato polacche dal XIV all'inizio del XX secolo.

Il secondo centro venne creato nel 1919 da Jan Rutkowski, la cui cattedra di storia economica fu istituita presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Pozna. Qui il lavoro si concentrava sulla storia dei rapporti economici e sociali nell'agricoltura, sull'organizzazione della grande proprietà terriera, sui servizi e gli obblighi contadini e così via. Lo stesso Rutkowski scrisse la prima storia economica della Polonia, recensita da Marc Bloch sulle «Annales»11. Egli era anche molto interessato ai problemi teorici. Ne sono testimoni il suo importantissimo libro Studi sulla divisione delle rendite in Polonia in età moderna (1938) e il suo articolo C'è bisogno di una teoria economica del sistema feudale? (1934).

Il terzo centro, a Varsavia, disponeva infine di tre seminari in diversi istituti d'istruzione superiore. Ne erano principali orientamenti di ricerca la storia dei movimenti contadini, la storia della pubblica finanza e del commercio, la storia dell'industria in Polonia e quella della formazione della classe operaia polacca.

Nonostante le divergenze metodologiche, e in parte anche ideologiche, tra questi centri, la loro collaborazione ebbe come risultato la pubblicazione congiunta, tra il 1931 e il 1939, del periodico «Annali di storia sociale ed economica» sotto la direzione di Bujak e Rutkowski. Alcune branche locali della Società Storica polacca crearono sezioni di storia economica12. Ne consegue che, sia in Polonia che in Ungheria negli anni Trenta la storia economica e sociale si organizzò come disciplina autonoma. Questo non significa, tuttavia, che essa venisse riconosciuta dalla comunità ufficiale degli storici di allora come qualcosa di più di un'altra «scienza ausiliaria della storia», del tipo, per esempio, della paleografia o della storia diplomatica. Per la maggioranza dei rappresentanti della professione storica e in particolare per i suoi esponenti principali la sola vera storia, la storia tout court, era ancora la storia politica tradizionale. Ma per i sostenitori della storia economica e sociale era vero il contrario.

Di conseguenza il dibattito metodologico si concentrò sul problema della relazione tra la storia economica e sociale e la tradizionale storia politica. Questo problema presentava implicazioni politiche e istituzionali di vasta portata. La difesa del primato della storia politica era, di solito, giustificata dalla tesi che la storia si occupa soltanto degli eventi unici o individuali e che è, usando l'idioma del tempo, una disciplina idiografica.

Ne consegue che la storia è in una condizione ambigua. Se tra i necessari prerequisiti della scienza si pone il carattere riproducibile o ripetitivo dei fenomeni analizzati, allora la storia come studio degli eventi individuali, non può pretendere di essere una scienza. È un'arte. Se, al contrario, s'introducono criteri più liberali di scienza, criteri che rendano concepibile una scienza concentrata sugli eventi unici, allora la storia è scienza. Ma è la sola scienza di questo genere, che non ha nulla in comune con nessuna delle scienze naturali o sociali, il solo parallelo possibile essendo una non meno peculiare psicologia considerata scienza degli individui. È ovvio che, qualsiasi criterio di scienza si accetti, se la storia è concepita come idiografica, non esiste semplicemente spazio né per la storia economica né per quella sociale, programmaticamente interessate ai fenomeni ripetitivi. Se sulla storia si mantiene l'opinione contraria, considerandola una disciplina monotetica che ricerca le leggi attraverso i fenomeni ripetitivi, allora si nega alla storia politica la sua posizione di privilegio, trattandosi precisamente del genere di storia concentrata sugli eventi unici. Nello stesso tempo il sostenitore di questo punto di vista deve ammettere, se vuole essere serio, che non esiste differenza di principio tra la storia e le scienze sociali e, di conseguenza, deve unificare la storia con l'economia, la sociologia, la demografia e così di questo passo. Come si vede, il punto cruciale della controversia tra i difensori del primato della storia politica e gli avvocati della storia economica e sociale era stabilire la relazione tra la storia e le scienze sociali.

Ora, era proprio questo il problema risolto nella teoria di François Simiand e nella prassi storica da Marc Bloch e Lucien Febvre. A questo proposito va citato l'articolo di Simiand Méthode historique et science sociale13. Questo critico, straordinariamente acuto, della storia tradizionale dal punto di vista della scienza sociale esercitò una profonda influenza sui fondatori delle «Annales»14. Nel suo articolo Simiand voleva rovesciare «i tre idoli della tribù dello storico»: il politico, l'individuale e il cronologico. Il suo attacco a ciascuno di essi è fondato sul postulato che la storia per ubbidire ai criteri di scienza, deve sostituire lo studio degli eventi unici con quello dei fenomeni ripetitivi. Nella storia, dice Simiand, come nelle altre scienze positive, si può parlare di causalità soltanto là dove esiste una relazione stabile, una regolarità, una legge. «Da questo punto di vista si vede immediatamente che un fenomeno individuale, unico nella sua specie, non ha una causa dal momento che non si può trovare un antecedente unico per un caso unico. Se, quindi, lo studio dei fatti umani vuole diventare una scienza positiva, deve voltare la schiena al fenomeno unico e cogliere i fatti ripetitivi, cioè mettere da parte ciò che è accidentale per attaccarsi a ciò che è regolare, eliminare ciò che è individuale per studiare ciò che è sociale»15.

Questa idea di storia era destinata a diventare, per quanto con importanti correzioni, ventisei anni dopo la pietra di paragone filosofico delle «Annales».

In realtà si guardi alla politica editoriale di Marc Bloch e Lucien Febvre. La sua prima caratteristica è l'attenzione prestata alle pubblicazioni relative alle differenti scienze sociali. Sotto questo aspetto le «Annales» furono eccezionali, non soltanto negli anni Trenta, ma anche molto più tardi. Nessun'altra rivista storica ha mai attribuito tanta importanza ai nuovi sviluppi scientifici al di fuori di ciò che era considerato il campo della storia propriamente detta. Ma questa è soltanto una manifestazione della deliberata intenzione di Marc Bloch e Lucien Febvre di distruggere le barriere tradizionali che isolavano la storia dalle altre scienze sociali. Un'altra caratteristica, non meno importante, è lo sforzo di entrambi i direttori delle «Annales» di organizzare la ricerca collettiva e di iniziare la raccolta di informazioni standardizzate al fine di rendere possibile il raffronto di dati concernenti differenti periodi e diversi paesi. Il nuovo modello di prassi storica varato dalle «Annales» attesta una nuova teoria della storia concepita come studio di fenomeni ripetitivi al quale applicare tecniche e metodi simili a quelli usati dalle scienze sociali. Nello stesso tempo, però, Marc Bloch e Lucien Febvre erano del tutto coscienti dell'impossibilità di eliminare semplicemente tutti i fatti individuali dalla storia. La loro opinione su questo soggetto era molto più sottile di quella di Simiand. Tale finezza intellettuale appare nel duplice orientamento della loro critica. Da un lato, essi si battevano contro la storia tradizionale, contro i tre idoli denunciati da Simiand. Dall'altro essi criticavano l'atteggiamento antistorico di alcuni studiosi di scienze sociali, argomentando che la storia non è soltanto il recipiente di tecniche e metodi elaborati al suo esterno, ma che ha essa stessa qualcosa da offrire. Queste sono state, a mio parere, le principali lezioni delle «Annales» dispensate non al livello di un discorso metodologico astratto, ma attraverso una politica editoriale nonché attraverso le pubblicazioni di Marc Bloch e Lucien Febvre, ognuna delle quali costituiva una dimostrazione della nuova prassi storica.

Questi argomenti erano proprio ciò che gli storici sociali ed economici polacchi e, credo, ungheresi, stavano cercando di sostenere. Lo sviluppo della ricerca e l'organizzazione della storia economica e sociale come disciplina, li obbligava a risolvere i problemi teorici fondamentali e, in particolare, quello delle relazioni tra la storia e le scienze sociali. Le «Annales» offrivano loro non una soluzione confezionata di questo problema, ma un metodo che li metteva in grado di affrontarlo. Come Witold Kula ha detto più tardi in un libro che citerò parecchie volte: «In tutti questi lavori, in effetti, appaiono importanti non tanto i singoli temi trattati, e nemmeno le conclusioni cui essi pervengono, quanto il metodo»16. Secondo me, Kula sottostimava l'importanza di lavori particolari e delle particolari soluzioni proposte. Ma in via di principio aveva ragione. Fu il metodo ad ispirare gli storici polacchi. Allorché Bujak e Rutkowski decisero di pubblicare le loro «Annales», furono ovviamente in grado di farlo soltanto per l'alto livello raggiunto dalla storia economica e sociale in Polonia. Ma è quasi certo che l'immagine delle «Annales» di Marc Bloch e Lucien Febvre era presente allora alle loro menti.

L'instaurarsi del dominio sovietico sui paesi est-europei dopo la Seconda Guerra Mondiale ha avuto, ed ha ancora, conseguenze di lunga durata che si debbono prendere in considerazione in ogni tentativo di studiare e valutare la recettività degli storici dell'Europa orientale al messaggio delle «Annales». La prima conseguenza è stata l'esistenza della censura; non si deve mai dimenticare che nell'Europa orientale un libro o un articolo, per essere pubblicato, deve essere autorizzato dal censore. Essendo molto ampio il divario fra ciò che può essere detto in una conversazione privata e ciò che può essere stampato, è impossibile apprezzare gli interessi e l'orientamento di una comunità storica nazionale senza partecipare direttamente alla sua vita informale. La seconda conseguenza della dominazione sovietica è la posizione istituzionalmente predominante di un'ideologia etichettata come marxismo dai suoi portavoce. Non sono qui chiamato a decidere se questa etichetta sia giusta o sbagliata. Eppure devo sottolineare la connessione dell'ideologia con la censura. L'ideologia fornisce dei criteri al censore e la censura è lo strumento usato per difendere la posizione monopolistica dell'ideologia. Di conseguenza, ogni opinione sulla società e la storia, perché possa trovare la strada della stampa, deve raccordarsi con l'ideologia ufficiale o, almeno, essere considerata non in opposizione ai suoi dogmi fondamentali. Senza dubbio, il grado di tolleranza dei censori a teorie sociali diverse da quella cogente ha variato da paese a paese e, nello stesso paese, da un periodo all'altro. La stessa cosa vale per questioni come il diritto di viaggiare all'estero, di partecipare a seminari e conferenze internazionali, di inviare i propri scritti alle riviste occidentali e così via. A occhio e croce, il periodo dal 1945 al 1956 è stato, per tutti i paesi est-europei, quello dell'isolamento dall'Occidente. Più tardi i contatti divennero più facili, ma sempre accuratamente controllati.

A differenza della Polonia alla quale ritornerò più tardi conosco poche testimonianze materiali sulla penetrazione in Europa orientale di articoli e libri scritti da membri della scuola delle «Annales». Più sopra ho citato i dati riguardanti gli abbonati alle «Annales» nel 1976. Si può aggiungere che le stesse «Annales» e i lavori della loro scuola sono accessibili agli storici nelle università e nelle biblioteche di facoltà. In Ungheria e in Polonia essi sono consultabili anche dagli studenti che conoscono le «Annales» dai loro professori. Lo stesso valeva negli anni Quaranta e Cinquanta17. Ma il miglior indice del grado di penetrazione delle «Annales» nel tessuto stesso della ricerca storica sarebbero le statistiche delle citazioni; il loro calcolo nei diversi periodici e libri est-europei deve essere ancora fatto. Un altro possibile indicatore dell'importanza attribuita alla scuola delle «Annales» dagli storici dell'Europa orientale è il numero delle traduzioni di libri e articoli dei suoi componenti e quello delle recensioni e degli articoli loro dedicati. Qui ci troviamo in una posizione un po' migliore.

Per cominciare è necessario citare alcune pubblicazioni russe che si occupano della scuola delle «Annales», perché esse sono state ampiamente lette nei paesi est-europei. La prima di tali pubblicazioni, un articolo di A. Ljublinskaja su Marc Bloch (1955) ha svolto un ruolo nel sollevare l'anatema ideologico lanciato sulle «Annales» durante il periodo staliniano18. Anche altre pubblicazioni hanno contribuito ad introdurre il punto di vista secondo il quale Marc Bloch è stato più vicino di ogni altro storico occidentale alla comprensione materialistica della storia. Altri rappresentanti della scuola delle «Annales» sono stati criticati invece per il loro disaccordo con il marxismo, per la loro sottovalutazione del ruolo delle forze produttive e della lotta di classe e così via. La scuola delle «Annales» è stata, ciò nondimeno, probabilmente la corrente più apprezzata della cosiddetta storiografia borghese. Ciò era giustificato dalla sua tendenza a stabilire una stretta collaborazione tra gli storici e gli studiosi di scienze sociali e dal suo interesse per i problemi economici e sociali e per la psicologia storica19. Per quanto so, cinque sono state le pubblicazioni della scuola delle «Annales» tradotte in russo: due libri di Marc Bloch20, e tre articoli: uno di Jacques Le Goff21, uno di Fernand Braudel e uno di François Furet. Gli altri due sono stati pubblicati soltanto nel 1977 in un'antologia riservata esclusivamente alle biblioteche scientifiche22.

Non conosco nessuna traduzione di testi della scuola delle «Annales» in bulgaro o romeno. Nel 1964 è stata pubblicata in ceco un'intervista a Fernand Braudel23. Non so, inoltre, di nessun articolo dedicato in una di queste tre lingue alle «Annales» o a un membro della loro scuola. Non posso dire se la differenza fra i tre paesi or ora citati e l'Ungheria sia reale o risulti soltanto dalle lacune della mia informazione. In ogni caso l'influenza delle «Annales» è visibile nei lavori di due storici ungheresi, entrambi allievi di István Hajnal, e cioè István Szábo e Laszlo Makkai24. Nel 1964 Makkai ha pubblicato un articolo su Marc Bloch, mentre uno sull'idea di storia nella scuola delle «Annales» è stato pubblicato nel 1970 da Laszlo Vekerdi25. In ungherese sono stati tradotti due articoli di Fernand Braudel26 e uno di Jacques Le Goff27 cui si aggiunge il volume di scritti scelti di Marc Bloch. Nella sua prefazione all'opera Domokos Kosary sottolinea l'influenza marxista su Marc Bloch e critica la scuola delle «Annales» per essere caduta, dopo la sua morte, nello scetticismo o agnosticismo nei confronti del principio di causalità e per aver sottovalutato la storia politica e, quindi, la lotta di classe28.

Introduciamo i dati relativi alla Polonia che sembra essere il paese est-europeo nel quale la recettività delle «Annales» è stata massima. La tavola 5 mostra che, tra le pubblicazioni recensite nel «Kwartalnik Historyczny» (Trimestrale di storia) nel periodo 1953-1962, quelle provenienti dalla Francia occupavano il secondo posto, essendo il primo riservato naturalmente all'Unione Sovietica. Si può anche asserire con un alto grado di certezza che la maggioranza delle pubblicazioni francesi recensite rappresentavano la scuola delle «Annales».

Tav. 5 - Recensioni di pubblicazioni straniere: «Kwartaknik Historyczny» 1953-196229

n. %

Unione Sovietica 77 28,7

Francia 47 17,5

Rep. Dem. Tedesca 26 9,7

Rep. Fed. Germania 26 9,7

Cecoslovacchia 24 9,0

Usa 20 7,5

Gran Bretagna 17 6,3

Ungheria 11 4,1

Altri 20 7,5

Totale 268 100,0

Gli anni 1953-1962 sono particolarmente interessanti perché permettono di verificare l'ipotesi avanzata in precedenza circa il ruolo della censura e dell'ideologia ufficiale. Se questa ipotesi fosse vera, ci si aspetterebbe che dopo il 1956, durante gli anni della relativa liberalizzazione, il numero delle pubblicazioni occidentali recensite fosse aumentato, mentre quello delle sovietiche fosse inferiore a quello di prima. Questo è esattamente ciò che accadde, come viene dimostrato chiaramente dalla tavola 630.

Tav. 6 - Pubblicazioni straniere più frequentemente recensite da «Kwartalnik Historyczny»: 1953-1962

Un. Sov. Francia R. dem. Germ. R. fed. Germ.

1953 6 2 1 0

1954 14 2 4 0

1955 7 1 3 0

1956 5 3 0 4

1957 3 9 4 8

1958 5 8 3 3

1959 5 5 2 4

1960 11 7 5 5

1961 9 6 3 2

1962 12 4 1 0

Nello stesso tempo - e più esattamente tra il 1957 e il 1962 - furono sei gli autori francesi che pubblicarono loro articoli sul «Kwartalnik Historyczny»31. Nel 1964-67 una recensione fu scritta da un autore della scuola delle «Annales», mentre quattro furono quelle dedicate a libri dei suoi membri32. E questo è soltanto parte della storia, perché i prodotti della scuola delle «Annales» furono recensiti anche in altre riviste storiche33. E articoli dei suoi membri vennero pubblicati non soltanto in periodici specializzati34, ma anche in settimanali destinati al grande pubblico. Come esempio posso citare tre articoli di Fernand Braudel35. Se a questo si aggiungono almeno sette libri tradotti in polacco, tra cui La Mediterranée, una raccolta di articoli di Fernand Braudel e L'apologie pour l'histoire di Marc Bloch36, la testimonianza, senza essere completa, sarà sufficiente a dimostrare il grado di penetrazione della scuola delle «Annales» nella cultura storica polacca.

Si può dire, senza tema di esagerare, che in ogni discussione di problemi teorici o metodologici svoltasi nella comunità degli storici polacchi, si facesse riferimento alle «Annales» e agli autori della scuola annalista. In un testo polacco di tipo standard, già citato, Problemi emetodi di storia economica di Witold Kula, la lista degli autori stranieri più frequentemente citati assume questo andamento: Karl Marx (44 volte), Marc Bloch (30), Ernest Labrousse (27), Vladimir Lenin (26), Henri Hauser (25), Simon Kuznets (21), François Simiand (21), Werner Sombart (20), Alfred Sauvy (17), Fernand Braudel (16), Earl J. Hamilton (16) Eli F. Heckscher (16), John Maynard Keynes (16), Max Weber (16), Lucien Febvre (15), Jean Meuvret (15), Adam Smith (14), Thomas S. Ashton (14), Colin Clark (14), John Harold Clapham (14), René Baehrel (13), Ludwig Beutin (11), Henri Pirenne (11). Su un totale di 432 voci più del 4% riguarda i membri della scuola delle «Annales» e, se si limita la lista agli autori del XX secolo soltanto, allora la partecipazione alla scuola delle «Annales» sale a più del 46%. Questo è sufficiente per dimostrare la posizione privilegiata loro attribuita da Kula. Ciò nondimeno sono necessari alcuni commenti aggiuntivi al fine di apprezzare appieno il significato di questo fatto.

1) Kula si definisce non un seguace della scuola delle «Annales», ma un marxista. Tenuto conto di ciò, la lista ora citata sembra ancora più significativa.

2) Se si guarda al contenuto del libro di Kula si vede che le scoperte e le opinioni della scuola delle «Annales» vengono discusse non soltanto sotto il profilo storico della storia economica37 o nella forma di presentazione dei materiali pubblicati rilevanti per la storia dei prezzi38, ma anche quando sono coinvolti problemi di maggiore importanza teorica. Per esempio, nel discettare la questione delle comparazioni di dati statistici riguardanti diversi periodi storici, Kula utilizza la posizione di Marc Bloch per argomentare contro quella di Simon Kuznets39. Nel capitolo sulla storia dei prezzi troviamo un'analisi critica delle controversie metodologiche interne alla scuola delle «Annales»40 oltre ad un'esposizione delle teorie di Simiand e Labrousse41. Braudel è citato e approvato per la sua opinione sul significato della storia dei prezzi per la storia economica generale42. Nel capitolo sulle catastrofi naturali ci si riferisce due volte alla scuola delle «Annales»43. Alla fine del libro, quando Kula si occupa del problema dell'atteggiamento dello storico nei confronti di una pluralità di civiltà, egli ricorre alla posizione di Braudel, accettandola con leggere riserve44. Da questi esempi segue che la scuola delle «Annales» non costituisce per Kula la fonte di riferimento del materiale primario da lui usato; al contrario, la sua importanza è dovuta alle questioni che è stata la prima a porsi e ai concetti e ai metodi da essa introdotti per rispondere a tali questioni.

Il libro di Kula è stato stampato nel 1963, ma l'autore ne aveva completato la stesura almeno tre anni prima. Ora, se si guarda alla situazione esistente negli anni Settanta, si vede che essa fondamentalmente non è mutata. Nel 1970 il «Kwartalnik Historyczny» ha commentato la comparsa della traduzione polacca della raccolta di articoli di Fernand Braudel con un articolo su I fondamenti della metodologia di Fernand Braudel steso dal metodologo polacco ufficiale (si fa per dire), Jerzy Topolski45. Due anni più tardi, lo stesso autore pubblicava sulla stessa rivista un saggio su I problemi metodologici contemporanei delle scienze storiche. La prima citazione proveniva dalle «Annales». L'atteggiamento della scuola annalista nei confronti delle principali tendenze nelle scienze sociali contemporanee vi era analizzato abbastanza estesamente. La conclusione suona: «Il dialogo con gli storici francesi (penso prima di tutto al gruppo delle "Annales") è particolarmente ispiratore a causa del loro rifiuto dell'antistoricismo della psicanalisi e dello strutturalismo. Tenendo conto della grande influenza della storiografia francese in Polonia, un'accurata osservazione della sua evoluzione è uno dei più importanti compiti metodologici e teorici della nostra scienza»46.

Sarebbe facile moltiplicare citazioni e riferimenti. Ma ciò non aggiungerebbe nulla di sostanzialmente nuovo. Si deve, però, dire una parola su quei lettori delle «Annales» in Polonia che non sono storici nel senso rigoroso del termine. I membri di ciò che talvolta viene chiamato il «circolo di Varsavia della storia delle idee» seguiva, per esempio, attentamente le pubblicazioni della scuola delle «Annales», come posso testimoniare di persona. Lo stesso vale per alcuni storici della letteratura e, in minor grado, per alcuni sociologi. Sarebbe forse difficile giustificare con riferimenti a lavori pubblicati l'affermazione generale che sto per fare. Ciò nondimeno, sulla base della mia esperienza di vissuto all'interno, sono convinto che in Polonia la scuola delle «Annales» abbia avuto una grande influenza al di fuori del campo della storia e sia penetrata, in gradi diversi, nelle differenti sfere delle scienze sociali.

Mi si consentano tre osservazioni generali sulle reazioni alla scuola delle «Annales» in Europa orientale negli ultimi venti anni.

1) Ho concentrato la mia attenzione sull'Ungheria e la Polonia, ma devo sottolineare che è ben possibile che la diffusione delle «Annales» e delle pubblicazioni della scuola delle «Annales» sia più vasta di quanto sembri. Quante persone leggono quei pochi numeri delle «Annales» che arrivano in Bulgaria, Cecoslovacchia o Romania? Qual è il ruolo delle già citate traduzioni in russo e degli articoli russi che trattano della scuola delle «Annales»? Qual è la politica editoriale e il grado di tolleranza della censura nei confronti di lavori che divergono dall'ideologia ufficiale? La produzione della scuola delle «Annales» viene discussa in gruppi informali? A queste domande e ad altre simili si deve rispondere per ottenere un'immagine dell'influenza della scuola delle «Annales» in Europa orientale più completa di quanto io sia stato capace di tratteggiare.

2) Per ragioni che ho tentato di chiarire, ogni autore est-europeo, quando scrive della scuola delle «Annales» deve sollevare il problema della posizione relativa al marxismo di questa scuola. La soluzione più frequente a questo «problema» è il tentativo di salvare, in vari modi, la scuola delle «Annales» dall'inferno della «storiografia borghese», suggerendo che, nonostante alcuni «errori», essa può essere considerata la corrente più vicina o in notevole grado influenzata dal marxismo. Ogni citazione tratta da un autore della scuola delle «Annales» in cui si evoca con approvazione il nome di Marx o la parola «marxismo» viene portata a testimonianza. Non posso dire se questi tentativi siano soltanto un camuffamento destinato a sviare i censori oppure se i loro autori credano davvero in ciò che fanno. Entrambi gli atteggiamenti sono probabilmente presenti in grado diverso. Comunque sia, una tale pseudo-soluzione del problema della relazione tra la scuola delle «Annales» e il marxismo, per quanto politicamente significativa, si rivela intellettualmente sterile. Ma esistono anche tentativi molto più interessanti di risolvere questo stesso problema. Witold Kula nei suoi lavori ha creato, per esempio, una vera sintesi della tradizione marxista sia con quella della storia sociale ed economica polacca, sia con quella della scuola delle «Annales». Lo si vede anche nella lista sopra menzionata degli autori che Kula cita più frequentemente ne I problemi e metodi della storia economica, particolarmente quando vi si aggiungono i nomi degli storici polacchi più frequentemente richiamati: Jan Rutkowski (83 citazioni), Franciszek Bujak (34), Stanis}aw Hoszowski (27), Roman Rybarski (20), Antoni Wa}awender (15), Ludwik Landau (13), Janina Leskiewiczowa (13), Stefan Czarnowski (11), Jerzy Topolski (10), Jan Wisniewski (10). La sintesi operata da Kula si manifesta al suo massimo nel suo libro Teoria economica del sistema feudale (1962). In realtà questo libro è la risposta alla domanda posta nell'articoli di Rutkowski del 1932, C'è bisogno di una teoria economica del sistema feudale? Kula vi cominciò a lavorare durante la guerra e, dopo un'interruzione di anni, vi ritornò nei tardi anni Cinquanta. La sua risposta alla domanda di Rutkowski viene data applicando l'approccio marxiano all'economia feudale. Il concetto della teoria economica usato da Kula è, senza dubbio, quello elaborato da Marx ne Il Capitale. Nello stesso tempo il modello costruito da Kula deve molti dei suoi importanti elementi alle ricerche di, o alle discussioni con, i membri della scuola delle «Annales»: Fernand Braudel, Ernest Labrousse, Frédéric Mauro, Jean Meuvret, Charles Morazé47.

3) In Polonia, e probabilmente altrove in Europa orientale, l'autore più influente della scuola delle «Annales» è Fernand Braudel. E il suo articolo più ampiamente letto, discusso, citato e commentato è Storia e scienze sociali. La lunga durata48. Tale affermazione non significa minimizzare il ruolo de Il Mediterrano. Ma in Polonia questo libro è diventato soltanto recentemente parte della biblioteca dello storico. Il succitato articolo, al contrario, era ampiamente noto anche prima che ne apparisse la traduzione, a tutti i lettori delle «Annales», il cui numero sembra essere almeno tre volte maggiore di quello degli abbonati. Era conosciuto anche a coloro che non l'avevano mai letto dalle citazioni e dai riferimenti contenuti in articoli e libri pubblicati in polacco. La particolare importanza di questo articolo sembra risultare dalla convergenza di due fattori. Il primo è la sua profonda affinità con l'autentica visione marxista della storia. Credo si possa dire che il concetto di «lunga durata» sia implicito nel lavoro dello stesso Marx, soprattutto ne Il Capitale. Ma ciò che ha fatto Braudel nel teorizzare l'esperienza accumulata durante il lavoro su La Méditerranée, è stato molto di più che rendere esplicito il concetto di «lunga durata». Nel suo articolo egli dava anche una risposta alla nuova critica della storia proveniente dagli antropologi e dai linguisti. Ancora una volta, come nel periodo prebellico, alcuni illustri araldi delle scienze sociali tentavano di dimostrare che per loro l'approccio storico era superfluo e che la storia in sé non aveva raggiunto lo stato di scienza. Sulla scia delle migliori tradizioni della scuola delle «Annales», Braudel rifiutava questi argomenti dimostrando che cosa realmente significhi la pratica della storia. Nello stesso tempo egli sensibilizzava, per così dire, i suoi compagni storici sui nuovi sviluppi delle altre discipline. Particolarmente importante da questo punto di vista era la connessione che Braudel stabiliva tra lo studio della «lunga durata» e l'uso di modelli quali strumenti della ricerca storica. Per comprendere la novità dell'articolo di cui sto parlando, bisogna ricordare che esso precedeva i libri di Pierre Chaunu (1959), Pierre Goubert (1960) e Emmanuel Le Roy Ladurie (1960). L'altra spiegazione del suo eccezionale successo di pubblico sono le nuove prospettive aperte ai lettori.

Il confronto dei due periodi del contatto tra la scuola delle «Annales» e gli storici dell'Europa orientale dimostra soprattutto continuità. Sia prima della guerra che dopo il 1958 questa scuola ha avuto ed ha tuttora le migliori relazioni con gli storici di Ungheria e Polonia. La causa principale di tale scelta sembra risiedere nell'alto livello raggiunto dalla storia economica e sociale in entrambi questi paesi. Questo ha consentito alle comunità degli storici ungheresi e polacchi di rispondere positivamente all'appello lanciato dalle «Annales» e di stabilire più tardi una stretta cooperazione con la loro scuola.

Tale confronto dimostra, però, anche un profondo mutamento nell'intensità e nel carattere delle reciproche relazioni. Esso è evidente se si guarda dal lato ungherese e polacco. Ed è altresì visibile nelle stesse «Annales»: nell'aumento del numero di articoli e recensioni da loro scritti, nell'incremento delle pagine loro dedicate (cfr. tavv. 3 e 5). Aggiungerei anche il fatto che almeno sei libri di storici polacchi e uno di uno storico ungherese, tra il 1954 e il 1974, sono stati tradotti in francese quale risultato di iniziative assunte da membri della scuola delle «Annales49.

Fin dall'inizio le «Annales» cercarono di stabilire relazioni con gli storici est-europei. Il motivo più importante di questo sembra essere stato l'interesse per la storia comparata europea, così caratteristico di Marc Bloch50. Prima della guerra le relazioni furono però limitate. Gli storici dell'Europa orientale leggevano le «Annales» e i libri della scuola delle «Annales», mentre i componenti di questa scuola facevano lo stesso con le pubblicazioni degli storici est-europei ai quali offrivano anche posto nella loro rivista. La trasformazione dell'intensità e della natura dello scambio tra la scuola delle «Annales», da un lato, e gli storici ungheresi e polacchi, dall'altro, divennero possibili soltanto quando esso ricevette una ferma base materiale e istituzionale. Non serve a dire che sto parlando della «VIe Section» dell'«Ecole Pratique des Hautes Etudes» (ora «Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales») diretta dal 1956 al 1972 da Fernand Braudel. Non posseggo dati sui soggiorni degli storici ungheresi presso la «VIe Section». Fortunatamente quelli che riguardano la Polonia sono sufficienti per dimostrare quanto importante sia stato il ruolo di queste visite per gli storici polacchi. La tav. 7 indica il periodo di tempo trascorso nei diversi paesi, tra il 1968 e il 1971, da storici provenienti da cinque istituti polacchi che allora impiegavano in totale 350 persone51.

Nella lista dei paesi visitati dagli storici polacchi la Francia occupa in questi anni il primo posto. E i soggiorni in Francia erano nella maggioranza dei casi finanziati dalla «VIe Section»52. Lo stesso è vero per gli anni 1963-1970 per i quali disponiamo di dati riguardanti il più importante istituto storico polacco53. Sembra che nei tardi anni Cinquanta e nei primi Sessanta questo ruolo della «VIe Section» sia stato sempre maggiore.

Tali soggiorni degli storici polacchi a Parigi così come le visite in Polonia dei membri della scuola delle «Annales» hanno reso possibile ai due gruppi di entrare in rapporti personali e di intrattenere numerose discussioni informali. Tracce di tale contatto informale e degli scambi di scritti si ritrovano nei libri di Witold Kula54; ma è soltanto un esempio tra i molti. Essi hanno reso possibile organizzare iniziative comuni, per es. la ricerca sui villaggi abbandonati55, e partecipare insieme a conferenze e simposi, come per es. quelli sulle origini delle città polacche, su eresie e società, su utopie e istituzioni nel XVIII secolo56. E questa lista non ha la pretesa di essere esauriente. Se la recettività alle «Annales» in Polonia è maggiore che altrove in Europa orientale, lo si deve, in gran misura, a quelle differenti forme di cooperazione che risalgono almeno a vent'anni fa.

Credo di non esagerare nel dire che la storia della ricerca storica in

Tav. 7 - Soggiorni all'estero di storici polacchi: 1968-1971 (in settimane)

Paesi più frequentemente visitati

Urss R. d. Ger. Cecosl. Francia G. Bret. Svizzera Usa tot. tutti i paesi

1968 62 29 57 128 52 0 68 396 456

1969 50 77 49 92 6 40 0 314 512

1970 92 45 52 108 4 40 40 381 599

1971 131 40 16 112 4 40 0 343 416

totale 335 191 174 440 66 120 108 1434 1983

Polonia (e probabilmente anche in Ungheria) non può essere onestamente scritta senza tener conto dei rapporti degli storici di quel paese con la scuola delle «Annales», in particolare per quanto riguarda gli ultimi vent'anni. Mi domando, però, se sarebbe possibile scrivere una vera storia della scuola delle «Annales» senza prendere in considerazione le sue relazioni con gli storici stranieri e, tra loro, con quelli di Ungheria e Polonia. In quanto tali relazioni hanno cessato di essere, ammesso che lo siano mai state, un impatto della scuola delle «Annales» sulle comunità storiche ungherese e polacca. Nonostante tutti gli ostacoli politici che ancora persistono, queste relazioni hanno finito per comportare uno stabile scambio di contatti, metodi, tecniche e risultati di ricerche. In una parola essi costituiscono una partnership ogni cui parte dà e riceve dall'altra. Nel nostro mondo schizofrenico si ha raramente il piacere di raccontare una storia di questo genere.

(traduzione dall'inglese di Benedetta Borello)

Note

* Questo articolo è stato pubblicato su «Review», 1978, I, n. 3/4, pp. 101-118.

1. Fonte della tav. 1: Librairie Armand Colin. Lettera di Y. Chardin, Servizio Abbonamenti, Librairie Armand Colin, 22 aprile 1977.

2. Fonte: Lista degli autori dei Mélanges en l'honneur de Fernand Braudel, Toulouse, 1973.

3. Fonti della tav. 2: M.A. Arnould, Vingt années d'histoire économique et sociale. Table analytique des «Annales» fondées par Marc Bloch e Lucien Febvre (1929-1948), Paris, 1953; B. Tenenti, Vingt années d'histoire et de sciences humaines. Table analytique des «Annales» (1949-1968), Paris, 1972.

4. Fonte della tav. 3: B. Tenenti, op. cit.

5. B. Mendl, Un historien tchèque: J. Pekar, in «Annales», 1931, III, n. 10, pp. 244-245; V. Cerny, Nouvelles personnelles, in «Annales», 1929, I, n. 2, p. 250.

6. J. Rutkowski, Les centres d'études d'histoire économiques en Pologne, in «Annales», 1932, IV, n. 13, pp. 59-64.

7. Fonte della tav. 4: cfr. tav. 2.

8. Cfr. P. Henry, Bulletin historique: histoire roumaine, in «Revue Historique», 1935, 176, n. 3, pp. 486-537; Bulletin historique: histoire roumaine, in «Revue Historique», 1944, 194, n. 1, pp. 42-65; n. 2, pp. 132-150; n. 3, pp. 233-252 (Articolo datato aprile 1940); I. Susta, Bulletin historique: histoire de Tchéchoslovaquie (1925-1930) in «Revue Historique», 1933, 171, n. 1, pp. 162-205; 1933, 172, n. 1, pp. 68-129; Id., Bulletin historique: histoire de Tchécoslovaquie (1931-1935), in «Revue Historique», 1937, 181, pp. 183-240; 1945, 196, pp. 47-65.

9. Cfr. Th. Barath, Bulletin historique: l'histoire en Hongrie (1867-1935), in «Revue Historique», 1936, 177, n. 1, pp. 84-144; n. 3, pp. 595-644; 1936, 178, n. 1, pp. 25-74.

10. Sono grato a István Kemeny, storico e sociologo ungherese, al quale devo questa informazione sulla recezione delle «Annales» in Ungheria.

11. M. Bloch, Economie de l'Europe Slave, in «Annales», 1929, I, n. 1, pp. 147-150.

12. Cfr. J. Rutkowski, Les centres d'études d'histoire économique en Pologne, art. cit.; S. Arnold, En Pologne: un maître, une école, in «Annales», 1933, V, pp. 282-284; W. Kula, Problemy i metody historii gospodarczej (Problemi e metodi di storia economica), Warszawa, 1963, pp. 44-52, 515-17; ed. it. Problemi e metodi di storia economica, Milano, 1972.

13. F. Simiand, Méthode historique et science sociale. Etude critique d'après les ouvrages récents de M. Lacombe et de Seignobos, in «Revue de Synthèse Historique», 1903, VI; ristampato in «Annales E.S.C.», 1960, XV, n. 1, pp. 83-119.

14. Cfr. L. Febvre, Pour les historiens un livre de chevet: le cours d'économie politique de Simiand(1930) in Pour une histoire à part entière, Paris, 1962, pp. 190-191.

15. F. Simiand, art. cit., 1903, p. 17.

16. W. Kula, op. cit., p. 37; tr. it. p. 34.

17. Per quanto riguarda l'Ungheria mi appoggio sull'informazione di I. Kemeny.

18. I.S. Kon - A.D. Ljublinskaja, Trudy francuzskogo istorika Marka Bloka (I lavori dello storico francese Marc Bloch), in «Voprosy Istorii», 1955, n. 8.

19. A.A. Barg, Koncepcija feodalizma v sovremennoj buåuaznoj istoriografii(La concezione del feudalesimo nella storiografia borghese contemporanea) in «Voprosy Istorii», 1965, n. 1; J.L. Bessmertnyj, Feodal'naja derevnja i rynok v Zapadnoj Evrope XII-XIII vekov (La campagna feudale e il mercato nell'Europa occidentale dei secoli XII-XIII), Moskva, 1969; I. Rozovskaja, Problematika social'noj - istorißeskoj psichologii v zarubeånoj istoriografii XX veka (La problematica della psicologia storico-sociale nella storiografia estera del XX secolo) in «Voprosy Filosofii», 1972, n. 7.

20. M. Bloch, Les caractères originaux de l'histoire rurale française, trad. russa Moskva, 1957, con una prefazione di A. D. Ljublinskaja ripubblicata in «Annales E.S.C.» 1959, XIV, n. 1, pp. 92-105; Apologie pour l'histoire ou le métier d'historien, trad. russa, Moskva, 1973 con una postfazione di A.I. Gureviß.

21. J. Le Goff, Sußestvovala li francuzskaja istorißeskaja kola «Annales»?(È davvero esistita la scuola storica francese delle «Annales»?) in «Francuzskoj Eåegodnik», 1968, Moskva, 1970.

22. F. Braudel, Histoire et sciences sociales. La longue durée, 1958 e F. Furet, Sur quelques problèmes posés par le développement de l'histoire quantitative, 1968, in I.S. Kon (a cura di), Filosofija i metodologija istorii, (Filosofia e metodologia della storia), Moskwa, 1977, pp. 115-142, 245-261. Per le «Annales» v. anche la prefazione del curatore, pp. 18, 20-21.

23. J. Janácek, Rozhovor z prof. Braudelem, in «Dejiny a Soußastnost», 1964, VI, pp. 44-45.

24. Ancora una volta mi appoggio sulle informazioni di István Kemeny.

25. L. Makkai, Marc Bloch, in «Vilagtörténet», 1964, n. 2-3, pp. 75-79; L. Vekerdi, Az Annales történet-szenmléléterö l, in «Befejezetlen jelen c. tanulmányhötet», 1971, pp. 9-32.

26. Ancora una volta mi appoggio sulle informazioni di István Kemeny.

27. J. Le Goff, Van-e Annales -iskola?, in «Századok», 1968, pp. 145-157.

28. M. Bloch, A történelem védelmében, Budapest, 1974. Cfr. la prefazione, pp. 25-26. Sono grato al mio amico Pierre Kende per avermi tradotto questa prefazione in francese.

29. Fonte della tav. 5: T.T. {epkowski, Nowa seria Kwartalnika Historycznego 1953-1962 w wietle liczb, in «Kwartalnik Historyczny», 1963, LXX, tav. 10, p. 633.

30. Ivi, tav. 11, p. 634.

31. T. {epkowski, op. cit., tav. 4, p. 627; le «Annales» furono recensite per la prima volta sul «Kwartalnik Historyczny», 1958, p. 65; cfr. R. Mandrou, Les Annales en Pologne, in «Annales E.S.C.», 1960, XV, n. 2, pp. 328-329.

32. Cfr. R. Mandrou, recensione di P. Barrière, La vie intellectuelle en France, in «Kwartalnik Historyczny», 1964, 71, pp. 154-156; altri libri recensiti: A. Daumard, La bourgoisie parisienne, ivi, 1965, 72, pp. 211-214; R. Mandrou, De la culture populaire, ivi, 1966, 73, pp. 438-440. Due recensioni sono di fatto articoli: B. Kürbisöwna, Nowy zarys historii redniowiecznej Europy, ivi, 1966, 73, pp. 947-955 (su J. Le Goff, La civilisation de l'Occident médiéval); e I. Zarebski, Intelektualici wiekóv rednich, ivi, 1967, 74, pp.4 51-456 (sulla traduzione polacca di J. Le Goff, Les intellectuels au Moyen Age).

33. Per esempio, F. Furet e al., Livre et société dans la France du XVIIIe siècle è stato recensito in «Kwartalnik Historii Nauki i Techniki», 1972, 17, pp. 765-767.

34. Per esempio R. Romano, Historycy i ekonomici wobec problemów wzrostu gospodarczego, in «Przegld Historyczny», 1966, 57, pp. 453-456.

35. F. Braudel, Nowy humanizm, in «Argumenty», 1960, n. 24, p. 105; Historia i humanistyka, in «Argumenty», 1967, n. 21, p. 467; Historia operacyina, in «Kultura», 1967, n. 26, p. 211.

36. Libri tradotti in polacco: M. Bloch, Pochwa}a historii czyli o zawodzie historyka, 1959; F. Braudel, Historia i trwanie, 1971; F. Braudel, Morze ¢ródziemne i wiat ródziemnomorski, 1977; G. Duby - R. Mandrou, Historia kultury francuskiej wiek X-XX, 1965; J. Le Goff, Inteligencja w wiekach rednich, 1966; J. Le Goff, Kultura redniowiecznej Europy, 1968; R. Romano, Ameryka Indiaska, 1971.

37. W. Kula, Problemy i metody, cit., pp. 35-38.

38. Ivi, pp. 507-509.

39. Ivi, pp. 366-367.

40. Ivi, pp. 518-531.

41 Ivi, pp. 535-539.

42. Ivi, p. 573.

43. Ivi, pp. 660-662, 666-668.

44. Ivi, pp. 693-696.

45. J. Topolski, Za}oenia metodologii Fernanda Braudela, in «Kwartalnik Historyczny», 1972, n.79, pp. 365-360.

46. J. Topolski, Wspó}czesne problemy metodologiczne nauk historycznych, in «Kwartalnik Historyczny», 1974, 81, pp. 528-545. Il frammento citato è a p. 535.

47. W. Kula, Teoria ekonomiczna ustroju feudalnego. Proba modelu, Warszawa, 1962; trad. it., Teoria economica del sistema feudale. Proposta di un modello, Torino, 1970.

48. La versione originale di questo articolo è apparsa in «Annales E.S.C.», 1958, XIII, pp. 725-733. È stato ristampato in F. Braudel, Ecrits sur l'histoire, Paris, 1969, pp. 41-83.

49. Libri tradotti dal polacco in francese: S. Hoszowski, Les prix à {wów, XVIe-XVIIe siècles, Paris, 1954; B. Geremek, Le salariat dans l'artisanat parisien aux XIIIe-XVe siècles, Paris, 1968; T. Manteuffel, Naissance d'une hérésie. Les adeptes de lapauvreté volontaire au Moyen Age, Paris, 1969; W. Kula, Théorie économique, cit.; M. Ma}owist, Croissance et régression en Europe, XIVe-XVIIe siècles, Paris, 1972; B. Baczko, Rousseau, solitude et communauté, Paris, 1974. La storiografia ungherese è rappresentata da W. Endrej, L'évolution des techniques du filage et du tissage du Moyen Age à la révolution industrielle, Paris, 1968.

50. M. Bloch, Pour une histoire comparée des sociétés européennes (1928), ristampato in «Mélanges historiques», Paris, 1963, pp. 16-40.

51. Fonte della tav. 6: M. Marek Drozdowski, Zagraniczne kontakty historyków polskich (I contatti esteri degli storici polacchi), in «Kwartalnik Historyczny», 1973, LXXX, tav. 1, p. 313.

52. Ivi, p. 321.

53. J. Tazbir, Institut Historii PAN w latach 1963-1970(L'Istituto di storia dell'Accademia delle scienze polacca negli anni 1963-1970) in «Kwartalnik Historyczny», 1971, 78, p. 634.

54. W. Kula, Problemy i metody, cit., p. 313, n. 93, p. 397, n. 86 e oltre; Théorie économique, cit., pp. 148- 149, 151, 156, 161-162, 166, 170- 171.

55. Cfr. Villages désertés et histoire économique, XIe-XVIIIe siècles , Paris, 1965, in particolare la prefazione di F. Braudel e p. 303 e sgg., p. 607 e sgg.

56. Cfr. P. Francastel (a cura di), Les origines des villes polonaises, Paris-La Haye 1960; J. Le Goff (a cura di), Hérésies et sociétés dans l'Europe pré-industrielle, XIe-XVIIIe siècles , Paris, 1968, ma il colloquio si svolse nel 1962; P. Francastel (a cura di), Utopies et institutions au XVIIIe siécle, Paris-La Haye, 1963.