I paradigmi delle «Annales» e la storiografia polacca

di Jerzy Topolski

1. La coesistenza delle due storiografie

Ho usato nel titolo il termine «paradigmi» e non «paradigma», poiché, come è noto, quell'indirizzo della storiografia francese definito «scuola delle Annales», «corrente delle Annales» o in altri modi ancora, abbastanza uniforme soltanto nel periodo dell'influenza di F. Braudel, si è in seguito evoluto e diversificato. Esso ha creato, inoltre, nuovi paradigmi relativi a ricerche concrete (come per esempio sulla Rivoluzione francese), divenuti sia modelli di imitazione sia oggetto di un dibattito più o meno animato. Ma indipendentemente dalle sue ramificazioni interne e dalla sua evoluzione l'indirizzo delle «Annales» è stato visto per molti decenni come una specie di insieme storiografico da cui scaturivano di continuo per la scienza storica mondiale nuovi segnali che portavano a riflessioni e mutamenti. In origine si trattò della tendenza ad includere la storia nel campo della science attraverso la lotta contro la tradizionale storiografia degli eventi (événementielle) e a sostituirla con la narrazione permeata di quantificazione, di fluttuazioni, di trends, di modelli, di aspirazione alla globalità e così via. In seguito si è trattato di proporre una storiografia più vicina all'uomo, raccolta intorno alle ricerche sulla mentalità (anche altrimenti detta) e sulle varie manifestazioni dell'esistenza umana in dimensione antropologica1.

Alcune storiografie - come per esempio quella tedesca - erano per tradizione resistenti a queste influenze, altre erano, invece, più aperte. Ciò dipendeva in massima parte, come già accennato, dai rispettivi metodi di ricerca e dalle relative interpretazioni.

Si può affermare che la storiografia polacca era non soltanto ben preparata per entrare in contatto con ciò che stava producendo la nascente scuola delle «Annales», destinata a successivi sviluppi, ma lo era anche perché coltivava campi e metodi di ricerca nuovi rispetto alla storiografia tradizionale abbarbicata alla già citata narrazione degli eventi che aveva come sua ossatura la storia politica.

Per questa ragione il problema del rapporto tra la scuola delle «Annales» e la storiografia polacca non è tanto, secondo me, il problema dell'influenza dei paradigmi di questa scuola sugli storici polacchi, quanto la questione della coesistenza delle due storiografie (quella francese e quella polacca) nella corrente delle trasformazioni più generali all'interno della scienza storica mondiale di cui, indubbiamente, gli storici delle «Annales» erano attivi promotori nel mondo.

2. L'alba della collaborazione

Così come nella scuola delle «Annales», anche in Polonia le principali ispirazioni nella modernizzazione degli studi storici provenivano dalla storia economica. Qui entrano in gioco, innanzi tutto, due grandi figure della storiografia del XX secolo: Franciszek Bujak (1876-1953)2 e Jan Rutkowski (1886-1949)3. Entrambi possono essere considerati i fondatori della storia economica moderna in Polonia. Ognuno, per proprio conto, creò la sua scuola di ricerca, mentre insieme fondarono nel 1931 in Polonia il primo periodico di storia economica e sociale «Roczniki Dziejów Spo}ecznych i Gospodarczych» («Annali di storia sociale ed economica») dal titolo simile alle francesi «Annales d'Histoire Economique et Sociale» sorte due anni prima. L'inversione dell'ordine degli aggettivi nel titolo polacco (dapprima viene indicata la storia sociale e poi quella economica) non significava una scelta programmatica. Entrambi gli storici erano fautori di una storia economica che si richiamava alla quantificazione, alla statistica e che attingeva ispirazioni teoriche dall'economia politica, anche se nello stesso tempo (come del resto avveniva nel periodico francese) legava le analisi economiche a quelle sociali4. Bujak si era formato le sue idee principalmente sotto l'influenza della scuola storica tedesca d'economia (G. Schmoller, W. Sombart e altri), anche se coerentemente ne osteggiava la teoria degli stadi dello sviluppo economico, mentre Jan Rutkowski fin quasi dagli inizi della sua carriera scientifica aveva rivolto l'attenzione alla scuola economica francese.

Entrambi desideravano modificare la storiografia tradizionale. Mentre Bujak, però, non pensava ad un mutamento più profondo della sua struttura, essendo disinteressato a collegare la storia con la teoria, Rutkowski preferiva un approccio sistematico (simile a quello sviluppato più tardi da Braudel) connesso con la teoria. Nello stesso tempo Bujak, in accordo con le idee di Marc Bloch, riteneva che il motore principale della storia andasse collocato nella coscienza e nella psiche umane, mentre Rutkowski ragionava in modo più materialistico indicando soprattutto il ruolo del «fattore economico» nella storia. Da qui il naturale riferimento di Rutkowski, anche se non fu mai marxista, al materialismo storico nel quale scorgeva (come del resto Braudel) le possibilità di un approccio sistematico alla storia.

Rutkowski era attratto dalla scienza francese per le sue innovazioni. Il suo primo soggiorno in Francia risale agli anni 1910-1911. Allora già usciva, fin dal 1900, la «Revue de Synthèse Historique», fondata da Henri Berr (poi trasformata in «Revue de Synthèse), mentre lo stesso Berr stava elaborando il suo libro fondamentale La Synthèse en histoire, uscito nel 1913. Proprio allora Marc Bloch, coetano di Rutkowski, si preparava all'idoneità all'insegnamento universitario. Non si occupava ancora di storia agraria, mentre i suoi fondamentali Caractères originaux de l'histoire rurale française verranno pubblicati soltanto vent'anni dopo, nel 1931. Era stato, invece, già dato alle stampe il primo libro di Lucien Febvre Philippe II et la Franche Comtè, uscito nel 1911. Rutkowski incontrerà Bloch più di dieci anni dopo il suo primo soggiorno in Francia, quando entrambi avranno già raggiunto una consolidata posizione nella scienza.

Rutkowski aveva, invece, conosciuto François Simiand, che allora stava dando alle stampe il suo lavoro La méthode positive en science économique. Insieme frequentarono il seminario di Adolphe Landry all'Ecole Pratique des Hautes Etudes (Section des Sciences historiques et philologiques). Nelle sue ricerche Landry collegava l'economia alla sociologia e alla storia. Egli apparteneva ai cosiddetti socialisti radicali, i quali avevano come proprio riferimento la Rivoluzione francese ed erano portatori di un forte anticlericalismo e di un coerente programma di laicizzazione della vita. Landry apprezzò molto la partecipazione di Rutkowski al seminario.

A causa dei suoi interessi per la storia agraria, particolarmente significativa per le ricerche relative al passato economico-sociale di paesi come la Polonia, Rutkowski entrò in contatto con Henri Sée (1864-1936) che insegnava a Rennes ed era allora il più eminente storico agrario. Costui abbinava, cosa che Rutkowski apprezzava in modo particolare, gli interessi per la storia a quelli per la teoria. Durante il soggiorno di Rutkowski in Francia Sée pubblicò i Cahiers de doléances del 1789, ma egli era noto soprattutto per il suo lavoro Les classes rurales en Bretagne du XVIe siècle à la Revolution uscito nel 1906. Manteneva forti legami con la corrente delle «Annales» e, del resto, può, forse, essere considerato uno dei suoi precursori. Fu lui a scrivere la prefazione all'opera di Ernest Labrousse Esquisse du mouvement des prix et des revenus en France au XVIIIe siècle, uscita nel 1933. Egli vi sottolineava i vantaggi che poteva offrire l'interpretazione economica della storia.

Rutkowski s'inserì direttamente in questa moderna corrente di ricerche storico-economiche che si andava formando in Francia e contemporaneamente su scala mondiale. Già nel 1912 pubblicò, riallacciandosi alle ricerche di Sée relative alla Bretagna, ma indicandone, tuttavia, anche i lati deboli, il lavoro Etude sur la répartition et l'organisation de la propriété foncière en Bretagne au XVIIIe siècle5. Rutkowski vi dimostrava come già nel XVII secolo la vita economica minasse la struttura feudale della proprietà. Tale opera rimane uno studio innovatore finora ineguagliato nella letteratura storica.

Concluso il suo primo soggiorno in Francia, Rutkowski continuò le sue ricerche sulla storia economica della Polonia. La scuola francese le seguiva con interesse tanto che nel 1923, appena uscito il suo Zarys gospodarczych dziejów Polski w czasach przedrozbiorowych (Compendio della storia economica della Polonia prima delle spartizioni), venne avviato il progetto della sua traduzione in francese. Il lavoro fu pubblicato a Parigi nel 1927 con il titolo Histoire économique de la Pologne avant les partages e rimane, ancora oggi, l'unico studio del genere accessibile ai francesi nella loro lingua madre. Nella lettera dell'11 giugno 1927 Henri Sée si congratulava con Rutkowski per la sua opera. In particolare lo interessava la diversità dell'evoluzione del sistema agrario in Polonia rispetto a quella dell'Europa occidentale6.

Rutkowski restò anche in contatto con Marc Bloch, sia durante il suo soggiorno a Strasburgo sia, più tardi, a Parigi. Nella lettera a Lucien Febvre del 31 ottobre 1928, Bloch gli scriveva di aver «trascorso tutta la domenica leggendo Rutkowski»7, mentre l'8 settembre 1929 informava Febvre di accingersi a scrivere a Rutkowski che «conosco personalmente»8. Già nel primo fascicolo del primo volume delle «Annales d'histoire économique et sociale» Marc Bloch pubblicava la propria recensione alla già citata storia economica della Polonia di Rutkowski. Lo storico francese affermava di aver letto il libro con immutato coinvolgimento fino all'ultima pagina. In modo particolare lo interessava, come Henri Sée, l'analisi dello sviluppo del sistema agrario della Polonia. A detta di Bloch, Rutkowski «l'ha ammirevolmente descritta in tutte le sue sfumature»9.

Di Rutkowski non era affatto piaciuta a Bloch la «tendenza, a mio gusto, un po' troppo esplicita, verso le interpretazioni di stile marxista»10. Secondo lui, ciò significava sopravvalutare il ruolo del fattore economico e di classe, sottovalutando il fattore "psicologico" nel vero senso della parola11. In quell'occasione Bloch osservava che, secondo lui, la causa principale del mancato sviluppo di aziende agricole capitaliste in Polonia era la coscienza non-capitalistica, l'«ésprit non-capitaliste», della nobiltà polacca.

Nel 1938 Marc Bloch pubblicò una breve nota sullo studio di Rutkowski dedicato ai problemi economici e finanziati al tempi di Stefan Báthory12. Egli scriveva che in quella ricerca si potevano trovare:

les qualités d'érudition, de pénétration e de clarté auxquels nous ont habitués les précédents travaux de l'auteur13.

Rutkowski veniva considerato un rappresentante di quella scienza storica vicina alla nascente scuola delle «Annales».

Lo storico polacco, dal canto suo, recensiva i lavori francesi, quelli di Marc Bloc inclusi. Nel 1932 pubblicava sul «Kwartalnik Historyczny» la recensione a Les caractères originaux de l'histoire rurale française usciti nel 193114. Vi metteva in rilievo la novità delle impostazioni di Bloch, indicando che «il Medioevo è stato trattato in modo particolarmente preciso» e apprezzandone molto le analisi comparative nell'ambito dei rapporti agrari. Sottolineava, tuttavia, che senza ricerche statistiche confronti più adeguati erano impossibili. Va notato che Rutkoski svolgeva e divulgava in modo particolarmente attivo tale tipo di ricerche in Polonia e che l'evoluzione successiva della scuola delle «Annales» - mi riferisco soprattutto al periodo di Braudel, cioè ai primi decenni dopo la Seconda guerra mondiale - procedette proprio in questa direzione.

Rutkowski trovò più volte ospitalità sulle colonne delle «Annales d'histoire économique et sociale» e la corrispondenza conservata fra i due studiosi riguarda principalmente i problemi di questa collaborazione15. Durante il VI Congresso Internazionale di Scienze Storiche nel 1928 a Oslo, dove Rutkowski incontrò per la prima volta Bloch, lo studioso francese gli propose di inviare alle «Annales» testi informativi sullo sviluppo delle ricerche polacche di storia economica. Nel 1932, infatti, egli pubblicò sulle «Annales» un articolo sui centri di ricerche storico-economiche in Polonia16 e nel 1934 un breve testo sugli studi relativi alle miniere di sale e di ferro nella Polonia antica17. In seguito recensì numerosi lavori della scuola delle «Annales». Nel 1938 Bloch arrivò a Varsavia per prender parte ai lavori del VII Congresso Internazionale di Scienze Storiche. Rutkowski presiedeva allora l'VIII Sezione del Congresso, quella dedicata alla storia economica e sociale, e si adoperò affinché la relazione di Bloch rientrasse proprio in questa sezione. Secondo Rutkowski lo storico francese affrontava «una delle questioni più importanti di storia agraria»18.

A parte vanno menzionati i contatti di Rutkowski con Henri Hauser, uno dei fondatori della scuola delle «Annales», almeno per il fatto che F. Braudel lo considerava suo maestro e, comunque, uno dei maggiori studiosi da cui aveva tratto ispirazione19. Braudel lo ricordava così:

Il parlait un autre language que nos professeurs, celui d'une histoire économique et sociale; merveilleusement intelligent, il sait tout et le montre sans ostentation. Signe des temps: il parle devant un très petit auditoire, six, sept personnes20.

La stessa lingua, diversa da quella tradizionale della storia politica, parlavano Rutkowski e Bujak i quali crearono proprie scuole scientifiche. Rutkowski partecipò ai lavori della Commissione della Storia del sistema bancario e creditizio presso il Comitato Internazionale di Scienze Storiche, presieduta da Hauser, allora lo storico francese più attivo in campo internazionale.

Bujak, cooperava, invece, con il Comitato Internazionale della Storia dei prezzi, presieduto da lord W.H. Beveridge e di cui era membro anche H. Hauser. Tale Comitato costituì una piattaforma molto importante di collaborazione tra gli studiosi moderni di storia economica e fu, pertanto, co-fondatore della storiografia modernista in generale. Finanziato dalla Fondazione Rockfeller, patrocinava gli studi sulla storia dei prezzi senza la cui conoscenza non si potevano immaginare ricerche di storia economica capaci di riformare la storiografia tradizionale.

Va ricordato che Bujak aveva avviato ricerche ad ampio raggio sull'evoluzione storica dei prezzi nelle città più importanti prima ancora che facesse la sua comparsa l'impresa internazionale del sopra citato Comitato.

Le ricerche sulla storia dei prezzi in Polonia, iniziate alcuni anni prima della formazione del Comitato Internazionale della Storia dei prezzi, sono state rese armoniche con il piano di studi di questo Comitato21,

scriveva F. Bujak, affermando nello stesso tempo che:

nostra ambizione dovrebbe essere ora il loro definitivo completamento affinché nella futura sintesi della storia generale dei prezzi in Europa si possa prendere appieno in considerazione l'importante ruolo svolto dalle terre polacche nell'organismo economico europeo nell'arco di tempo compreso tra il XV e il XX secolo22.

Le ricerche polacche sui prezzi svolte dalla scuola di Bujak furono iniziate da Stanislaw Hoszowski il quale studiò i prezzi a Leopoli nei secoli XVI e XVII, pubblicandone i risultati nel 192823. Per facilitarne la comprensione le spiegazioni alle tabelle statistiche vennero date anche in francese. Presto comparvero anche studi relativi ai prezzi a Leopoli nei successivi secoli XVIII e XIX, a Cracovia, Varsavia, Lublino e Danzica. Così le serie polacche dei prezzi ebbero l'opportunità di entrare nel circuito internazionale, in Francia innanzi tutto. Furono considerate uno degli eventi più importanti nella storia economica del periodo tra le due guerre.

3. Il marxismo: terreno di convergenza

Il periodo della Seconda guerra mondiale (1939-1945) interruppe i contatti tra gli storici polacchi e francesi. La scienza storica polacca uscì dalla guerra con perdite enormi. Quasi un terzo dei professori aveva perso la vita e pressoché il 40% del patrimonio nazionale, compresa la base materiale della scienza, era devastato. A ciò si aggiunga che il sistema politico imposto in conseguenza dell'inquadramento della Polonia nella sfera di controllo dell'Urss, incise non soltanto sulla limitazione della libertà di espressione, ma anche - il che dopo la guerra fu sentito con particolare forza - determinò l'isolamento dell'ambiente storico polacco, e di quello scientifico in generale, dalla scienza internazionale.

Malgrado questi sfavorevoli cambiamenti la scienza storica polacca si evolse, tuttavia, con dinamismo nel periodo postbellico. Evitò il conflitto con il potere politico non occupandosi, nei primi anni del dopoguerra, in modo preminente della storia del XX secolo. In questo periodo successivo al conflitto ebbero considerevole sviluppo le ricerche di storia economica e sociale, specialmente quelle riguardanti la storia agraria industriale e la storia dei ceti bassi, quello dei contadini innanzi tutto24. Analogamente fiorirono in modo notevole gli studi nel campo della storia della cultura dell'arte materiale, della tecnica, della storia dell'arte e, ciò che merita un rilievo particolare, dell'archeologia. Questi settori di ricerca sviluppati in Polonia attrassero l'attenzione delle controparti straniere, tra le quali i francesi occuparono senza dubbio il primo posto. Entrò in circolazione, per esempio in Francia e in Italia, il concetto di «scuola storica polacca»25. I suoi tratti caratteristici includevano, tra l'altro, il pluralismo metodologico, l'accorta utilizzazione dell'influenza della teoria marxista senza cadere nel dogmatismo e nella subordinazione ideologica. Va tenuto conto che in Polonia il sistema politico, modellato su quello sovietico, non assunse forme così estreme come in molti altri paesi assoggettati a Mosca. La Chiesa cattolica rimase molto forte, mentre nelle campagne non fu possibile eliminare la proprietà privata. Tutto ciò consentì lo sviluppo della storiografia, anche se essa, ovviamente, metteva in ombra le sempre più vaste ricerche di storia contemporanea, le quali erano strettamente controllate dalla censura. Di conseguenza, particolarmente apprezzati erano gli studi relativi al Medioevo e all'età moderna, proprio i periodi, quindi, oggetto dell'interesse degli storici delle «Annales».

Bronislaw Geremek e Witold Kula nella loro prefazione all'opera di F. Braudel La Méditerranée et le monde méditerranéen à l'époque de Philippe II, pubblicata in polacco nel 1976, hanno definito così quel tratto caratteristico della scienza storica polacca:

 [Fernand Braudel] trovava la scienza storica polacca di quel periodo [1956 circa, J.T.] molto vivace, aperta ai fenomeni scientifici producentisi sia all'est che all'ovest, centrata sullo studio dei fenomeni che lo interessavano sempre di più: cioè la storia delle masse e quella della cultura materiale. Con risultati positivi nel campo di applicazione del marxismo nelle ricerche storiche. Quest'ultimo aspetto lo interessava molto. Quando nei ricordi relativi a Febvre scriveva che l'ambiente degli storici francesi non poteva perdonare al suo maestro l'interesse per l'opera di Marx, aveva in mente non solo Febvre, ma anche se stesso26.

Nella sua prolusione in occasione del conferimento della laurea honoris causa all'Università di Varsavia, Braudel precisava:

Rifiuto, quindi, sia la storia degli eventi che la storia della congiuntura. E allora quel che resta nella mia storia privilegiata ed eletta sono i sistemi, quelli sociali o economico-sociali il cui ritmo di vita scorre lentamente e la durata è plurisecolare [...]. I sistemi economico-sociali sono qui il problema più importante. Occorre prima di tutto distinguere le fluttuazioni congiunturali dai processi lunghi di sviluppo [...]. Ponendo l'accento sui sistemi economico-sociali, mi riallaccio, come credo, al patrimonio più duraturo del pensiero marxista27.

Nel 1958 Braudel affermava:

Il marxismo è un complesso di modelli [...]. Il genio di Marx, il segreto del fascino da lui a lungo esercitato consiste nel fatto che è stato il primo a costruire dei vari modelli sociali e questo a partire dalla lunga durata storica28.

L'avvicinamento della storiografia polacca al marxismo che ebbe luogo dopo la guerra, non risultò, quindi, essere un fattore che rendeva difficile la comprensione reciproca. Al contrario, esso conferiva attrattiva alla storiografia polacca di allora per una controparte che aveva vissuto essa stessa l'evoluzione dallo psicologismo di Marc Bloch, per il quale i fatti storici erano in sostanza «fatti psicologici»29, alla concezione della storia globale, la quale si serviva della costruzione di modelli e quindi dei concetti sistemici e di "lunga durata", approdando in conclusione all'interesse per il marxismo.

Si trattava, pur sempre, di «interesse» per il marxismo e di una eventuale percezione delle sue convergenze con le proprie concezioni e non di identificazione di tali concezioni con il marxismo. In modo analogo si presentava il rapporto di Rutkowski con il marxismo nel quale egli scorgeva innanzi tutto la possibilità di dare coerenza alla costruzione storiografica, ma anche una fonte di ispirazioni tematiche, per esempio per gli studi sulla produzione. Witold Kula nella prefazione a Le métier d'historien, uscito in Polonia, affermava che in Bloch essere vicino al marxismo era già l'aver affrontato la problematica della storia economica nonché «la profonda comprensione del ruolo del fattore economico nella vita sociale e di quello delle forze produttrici nella determinazione dei rapporti sociali»30. In questo caso Kula si spingeva chiaramente troppo in avanti attribuendo a Bloch quella determinazione laddove egli non la vedeva, giacché la rinveniva nella coscienza e nella psiche, ma affermava giustamente che «Bloch non era marxista» anche se «venerava Marx come storico»31. Soltanto in Braudel quella determinazione viene localizzata, per quanto riguarda l'analisi dei «sistemi», su un piano più extrapsicologico. Neanche Braudel, ovviamente, era marxista. Affermava che non era tanto Marx a guidare il suo pensiero quanto le proprie idee che egli ritrovava nello stesso pensiero di Marx. Io stesso ho udito Braudel spiegare che nel suo lavoro egli non aveva «Marx davanti a sé», ma «dietro di sé». Una cosa simile capitava del resto a molti storici polacchi i quali includevano il marxismo nel loro laboratorio32.

«Che cosa poteva attendersi dai [...] contatti [con la scienza storica polacca, J.T.] Fernand Braudel? - si chiedevano Geremek e Kula nella già citata prefazione a La Méditerranée e rispondevano: "Un contatto con i documenti polacchi, con gli archivi polacchi, con gli storici polacchi, certamente. Ma lo interessavano i nuovi orizzonti della storiografia polacca»33. Si può affermare, quindi, che la storiografia polacca, soprattutto a causa del suo precedente sviluppo simboleggiato dagli studi della scuola di Rutkowski e di quella di Bujak, era pronta all'incontro con i nuovi paradigmi della ricerca storica che andavano nascendo in Francia.

4. L'incontro diretto

Fino al 1956 non fu possibile l'incontro diretto e su scala più vasta della storiografia polacca con la scuola delle «Annales». Sintomo del costante interesse per le ricerche polacche da parte francese fu la traduzione e la pubblicazione, nel 1954, del già citato libro di S. Hoszowski sui prezzi a Leopoli nei secoli XVI e XVII34. Ciò avvenne per iniziativa del «Centre de Recherches Historiques», sorto nell'ambito della VI Sezione (di Scienze sociali ed economiche), attiva sin dal 1947. Sia la VI Sezione sia il «Centro di Ricerche Storiche» andarono sviluppando un'attività molto dinamica guidata dall'idea di avvicinare fra loro le scienze umane attribuendo la preminenza alla storia. Reale era allora la congiuntura per una guida in questo senso, dato che molte discipline, come, per esempio, l'etnologia e l'antropologia, avevano appena cominciato a cercare nuove vie di sviluppo, mentre altre, come in particolare la sociologia durkheimiana, avevano esaurito la loro antica potenzialità d'influenza.

Il libro di Hoszowski venne pubblicato nella serie «Oeuvres étrangères»35 , la quale, per quanto riguarda le ricerche sui prezzi, includeva anche il lavoro di A.G. Man'kov sull'andamento dei prezzi nello Stato russo nel XVI secolo36. Altre serie editoriali rispecchiavano il programma di ricerca del «Centre» ed erano le seguenti: «Affaire et gens d'affaires», «Ports, Routes, Traffics», «Monnaie, Prix, Conjoncture», «Les Hommes et la Terre (ouvrages relatifs à la vie rurale)», «Démographies et Sociétés».

Nel periodo antecedente il 1956 si verificò anche il ricambio generazionale. In Polonia morirono, nel 1949, Rutkowski e, nel 1953, Bujak. I tedeschi fucilarono Marc Bloch nel 1944, mentre Lucien Febvre scomparve nel 1956. Dopo la sua morte fu Braudel ad assumere la guida della scuola delle «Annales». Ciò coincise con lo schiudersi in Polonia, fino al 1956 rimasta strettamente isolata, delle possibilità di contatti diretti con la scienza occidentale. Il cosiddetto «Ottobre polacco» (1956) portò la liberalizzazione nel campo dei rapporti politici e l'uscita dal sistema totalitario staliniano. Le autorità abbandonarono allora l'atteggiamento di imposizione del marxismo alla scienza in cambio di un pluralismo metodologico, pur se continuarono ovviamente a prediligere il marxismo. Nello stesso tempo seguivano attentamente i lavori storici sul XX secolo potenziando il controllo della censura in questo campo. Ripresero i viaggi degli storici all'estero e si intensificarono i contatti37.

In questi viaggi e contatti la scuola delle «Annales», diretta da Braudel, si trovò al primo posto. Il già citato interesse di Braudel per la storiografia polacca con le sue fiorenti ricerche di storia economica, in particolare agraria, non prive di respiro teorico, anche se impregnate di marxismo, aprì agli storici polacchi la VI Sezione dell'«Ecole Pratique des Hautes Etudes» con borse di studio, inviti a partecipare a conferenze, possibilità di soggiorni in qualità di professori visitatori e così via. Ciò ebbe per la storiografia polacca un'importanza difficilmente sottovalutabile. Ebbe inizio la luna di miele tra la scuola delle «Annales» e la storiografia polacca, idillio destinato a durare vent'anni: dalla fine degli anni Cinquanta, attraverso i Sessanta, fino agli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta.

I contatti con gli storici delle «Annales» - ed erano sempre più profondi via via che questa corrente della storiografia francese andava potentemente irradiandosi nel mondo - rappresentarono per la storiografia polacca il contemporaneo incontro con la scienza mondiale di cui, per quanto riguarda la storia, la scuola di Braudel era allora l'esponente più interessante. E ciò consentì l'afflusso verso la scienza storica polacca di ulteriori ispirazioni molto importanti. Queste la salvaguardarono dall'influenza troppo unilaterale degli effetti ideologici imposti alla parte del mondo soggetta all'Unione Sovietica e, nello stesso tempo, da un marxismo dogmaticamente inteso. Aprire agli storici polacchi, chiaramente a quelli preferiti da Braudel, le porte della scuola delle «Annales» diventava, così, una componente della guerra fredda allora in corso, nella quale la parte occidentale cercava, tra l'altro, di limitare gli effetti dei vari elementi dell'ideologia comunista38. Grazie ai contatti con la scuola delle «Annales» la storiografia polacca fu in grado di mantenere il suo prestigio internazionale e la sua originalità. Gli stessi rappresentanti delle «Annales» ritenevano, del resto, che l'école historique polonaise est toujours une des premières au monde39.

Le osservazioni sopra fatte sull'importanza per la storiografia polacca dei contatti con la scuola delle «Annales» diverranno ovvie se si dirà che i soggiorni più o meno lunghi o più o meno brevi a Parigi, e, di conseguenza la collaborazione avviata con l'ambiente degli storici francesi, riguardarono molte decine di storici polacchi. Si trattò per lo più di storici giovani che stavano creando il loro laboratorio scientifico e perfezionando la conoscenza del francese. In seguito essi svolsero ricerche che in qualche misura assimilarono le esperienze e le conoscenze acquisite. Negli anni Sessanta, grazie all'aiuto francese, ogni anno si recarono a Parigi circa cinquanta giovani studiosi nel campo delle scienze umane. Essi a loro volta istruivano i loro allievi, moltiplicando ciò che loro stessi avevano in precedenza acquisito dai contatti con la scuola delle «Annales». In tali contatti ai rappresentanti delle scuole di Rutkowski e di Bujak si aggiunsero gli allievi della sempre più attiva scuola di Marian Ma}owist (di Varsavia), come Bronislav Geremek, Henryk Samsonowicz o Maria Bogucka, nonché storici che traevano origine da altri maestri (come Jan Baszkiewicz o Andrzej Wyczanski) o provenienti da altri centri come Lublino (Jerzy K}oczowski), Toru (Jerzy Wójtowicz) o {ód (Andrzej Feliks Grabski). Rapporti di collaborazione molto forti unirono gli archeologi polacchi e francesi. Tra i più attivi in tali contatti furono allora archeologi polacchi come Witold Hensel, Andrzej Nadolski, Stanis}aw Tabaczyski o Lech Leciejewicz.

Per farsi un'idea della portata dei contatti con la scuola delle «Annales» basterà ricordare la partecipazione degli storici polacchi alla preparazione dei «Mélanges en l'honneur de Fernand Braudel» pubblicati nel 1973 con la prefazione di Ernest Labrousse40. Nel primo volume dedicato alla «Storia economica del mondo mediterraneo nel periodo 1450-1650» erano inclusi articoli di Bronislaw Geremek (Renfermement des pauvres en Italie XIVe-XVIIe siècles), Aleksander Giyesztor (Le centre et l'Est européens au XIVe siècle vus de la Méditerranée), Antoni Maczak (Un voyageur témoin des prix européens à la fin du XVIe siècle), Marian Ma}owist (Le commerce du Levantavec l'Europe de l'est au XVIe siècle), Henryk Samsonowicz (Relations commerciales entre la Baltique et la Méditerranée aux XVIe et XVIIe siècles) e Andrzej Wyczanski (Structure sociale de la consommation alimentaire en Italie au XVIe siècle). Nel secondo volume dedicato alla «metodologia della storia e delle scienze umane», comparivano articoli di Witold Kula (Histoire, démocratie et statistique) e di Jerzy Topolski (Marx et la methode des modèles).

Gli storici sopra indicati, come anche altri che non parteciparono ai Mélanges, collaborarono attivamente con la corrente delle «Annales» costituendo una parte importante di quello che J.H. Hexter chiamò «le monde braudélien»41. Nel corso degli anni 1958-1973 gli storici polacchi pubblicarono sulle «Annales. Economies. Sociétés. Civilisations» quasi trenta articoli. Nel frattempo uscirono anche articoli di storici francesi tradotti in polacco. Alla fine degli anni Settanta e in seguito, con un dinamismo particolarmente vivace negli anni Ottanta e Novanta, le traduzioni riguardarono molti libri i cui autori erano storici della corrente delle «Annales» nelle varie fasi del suo sviluppo. Ciò significò l'accesso di questa letteratura all'insegnamento universitario e a un gruppo più numeroso di lettori. L'analisi di questo aspetto esula, tuttavia, dall'ambito di questo testo.

Nell'allacciare o, più precisamente, nel rinnovare i contatti con gli storici francesi, un grande ruolo lo svolsero quegli storici polacchi, come Tadeusz Manteuffel, Aleksander Gieysztor o Witold Kula, i quali o già prima della guerra avevano collaborato con la scienza francese, oppure prima del 1956 (come Witold Kula) avevano conosciuto Fernand Braudel. Tali contatti si intensificarono man mano che crebbe il gruppo di storici legati a Braudel alla «VI Sezione» e alla rivista delle «Annales». Accanto ai seminari svolti dai maestri più anziani come, a parte Braudel, Jean Mauvret, Pierre Vilar, Ernest Labrousse o Robert Mandrou, cominciarono ad essere tenuti altri da parte di studiosi più giovani il cui numero andò aumentando con il passare degli anni. Nei seminari con gli storici polacchi e in altri tipi di contatti scientifici c'erano, tra quelli più giovani, Jacques Le Goff, Pierre Goubert, Ruggero Romano, Pierre Jeanin, George Duby (che lavorava fuori Parigi), Pierre Chaunu e in seguito François Furet, Emmanuel Le Roy Ladurie, Marc Ferro, Jacques Revel, Roger Chartier, Mona Ozouf ed altri. La scuola di Braudel cresceva anche attirando nel lavoro scientifico e nello svolgimento dei seminari giovani storici provenienti dall'estero, come i già citati Ruggero Romano e Alberto Tenenti dall'Italia, José Gentil da Silva dal Portogallo o Krzysztof Pomian dalla Polonia.

5. La reciprocità delle influenze: il Medioevo

Non è facile, e nemmeno possibile, stabilire con precisione fino a che punto e in che modo l'influenza dei contatti degli storici polacchi con la scuola delle «Annales» incise sui loro studi. È fuori di dubbio, comunque, che indipendentemente dal fatto che gli storici polacchi svolgessero le loro ricerche in Francia (sia pure soltanto in biblioteca) - le numerose pubblicazioni polacche, alcune note a livello mondiale, contribuivano a formare l'indirizzo comune della storiografia moderna. In non pochi casi si trattava della partecipazione di ricercatori polacchi a progetti comuni di ricerca.

Cominciamo dagli archeologi. Insieme con gli archeologi francesi i polacchi collaborarono alla realizzazione di un programma di ricerca sui villaggi abbandonati («villages désertés»). Nelle campagne di scavi nei villaggi di Montaigut e Saint-Jean-le Froid, sulla base delle esperienze acquisite nell'ambito delle ricerche sulle origini dello Stato polacco, ricerche queste molto apprezzate da Braudel, essi illustrarono (sotto il segno del Millennium) i sistemi usati per scoprire e ricostruire le dimore umane medievali. Tali sistemi coniugavano l'archeologia tradizionale con la storia della cultura materiale. Nella prefazione all'edizione consacrata ai risultati delle ricerche europee sui villaggi scomparsi, Braudel scriveva:

Il n'est pas dans nos habitudes de dédier un recueil dû à des auteurs différents, mais si ce livre pouvait l'être, il faudrait inscrire à sa page préliminaire les noms du Professeur W. Hensel et de ses collaborateurs de l'Institut d'Histoire de la Culture Materielle, qui relève de l'Academie des Sciences de Varsovie. Tous ont accouru à notre appel et ont permis le démarrage et le succés des premières fouilles systématiques, de large envergure, entreprises en France dans ce domaine très particulier de l'archéologie. Je suis sûr que cette collaboration, qui n'en est qu'à ses débuts, ouvrira la voie à ce vaste travail conçu à l'échelle européenne, qui, seul, permettra les confrontations précises indispensables42.

Nel volume i risultati delle ricerche vennero sintetizzati ed interpretati da W. Hensel, A. Nadolski, A. Abramowicz, T. Poklewski, J. Gssowski, J. Okulicz, S. Jabaczyski, K. Dbrowski, L. Leciejewicz, H. Rulewicz e A. Gieysztor.

Gli studi polacchi sul Medioevo suscitarono, in generale, grande interesse in Francia. Ciò era in parte legato al fatto che il «mondo mediterraneo braudeliano» comprendeva - come asserito da E. Labrousse - un territorio delimitato al nord lungo la linea Lione-Ginevra-Ulm-Augusta-Polonia e attraversante al sud il Niger, l'Abissinia e il Mar Nero fino al Caucaso43. Suscitavano interesse la cultura materiale polacca (non soltanto medievale), le origini delle città polacche e l'organizzazione economica agli inizi dello Stato polacco. Su questi temi pubblicarono i loro lavori in Francia Adam Nahlik, Karol Modze}ewski, Henryk Samsonowicz, Teresa Wsowicz e molti altri. Nel 1960 P. Francastel pubblicò la raccolta di studi Les origines des villes polonaises44.

In costante contatto con la corrente delle «Annales» fu Marian Ma}owist che si occupò della fine del Medioevo e dell'inizio dell'età moderna. I suoi studi erano concentrati sui problemi dell'artigianato, dell'espansione coloniale e delle linee di sviluppo in Europa dal XIV al XVII secolo45. Antoni Maczak fu in «stretti contatti intellettuali» soprattutto con Fernand Braudel, José Gentile da Silva e Ruggero Romano. Egli scrive:

Dalla fine degli anni Cinquanta Ma}owist si legò alla scuola delle «Annales», partecipò ai suoi dibattiti, tenne lezioni alla VI Sezione dell'Ecole Pratique des Hautes Etudes, pur conservando un diverso stile individuale di ricerca. Ebbe più interesse che cuore verso le grandi thèses, così importanti allora per il metodo di ricerca degli allievi di Lucien Febvre e di Fernand Braudel e, come loro, non osservò alcun fenomeno al di fuori del suo contesto, cercando sempre di inserirlo in quello più appropriato per rendere possibile un'interpretazione proficua. E, inoltre, come in Marc Bloch, non erano mai i limiti di tempo o di spazio a segnare i confini del tema, bensì il problema46.

In modo analogo si può parlare anche degli altri storici polacchi che operano nello spirito delle «Annales». Ognuno di loro ha conservato una qualche sua diversità nell'approccio fattografico e nelle sue interpretazioni. Tra i medievisti Bronis}aw Geremek ha assimilato più degli altri in modo diretto la tematica francese interessandosi alla problematica dell'emarginazione sociale di Parigi e dei poveri in Europa nonché di questioni di storia della cultura medievale. È stata la VI Sezione dell'Ecole Pratique des Hautes Etudes a consentirgli negli anni 1957-58 di svolgere ricerche per un'opera sulla forza-lavoro salariata nell'artigianato di Parigi nei secoli XIII-XV47. Nell'ambito della costante collaborazione con l'ambiente francese egli ha preparato anche i suoi lavori successivi, come quello sulla vita quotidiana nella Parigi di Villon48. Nella sua impostazione Geremek è vicino a Georges Duby e a Jacques Le Goff che concepiscono la storia globale in modo più «culturale» che non «sistematico-materiale» come avviene invece in Braudel e nei suoi seguaci, per esempio Immanuel Wallerstein. Ciò emerge con evidenza anche nell'opera collettiva La cultura della Polonia medievale, i cui autori sono, oltre a Geremek, Jezy Dowiat, Tadeusz Lalik e Stanis}aw Trawkowski49 e nella quale si percepisce l'affinità con la Civiltà dell'Europa medievale50 pubblicata nel 1964 e ristampata in seguito. Ne è testimonianza, tra l'altro, il posto assegnato alla «storia inconscia», importante per Le Goff, nonché l'uso di nuove categorie teoriche come la percezione del tempo nei rappresentanti dei vari gruppi sociali. Lo stesso si può dire degli importanti studi di Henryk Samsonowicz relativi alla città medievale51.

B. Geremek ha così riassunto l'influenza di Le Goff sulla medievistica polacca:

I medievisti polacchi devono a Jacques Le Goff il nuovo approccio metodologico, le scoperte, gli studi fondamentali, le ipotesi di lavoro e le grandi imprese collettive. Gli dobbiamo anche un certo modo di pensare il Medioevo, di capire e di studiare quest'epoca con erudizione esemplare, con sorprendente innovazione intellettuale e con generosità nei confronti degli allievi, amici e colleghi52.

Attraverso Le Goff negli approcci alla storia della cultura adottati dagli storici polacchi vennero inclusi, nella tradizionale concezione della cultura in lingua polacca, quei contenuti che nella lingua francese si ricollegano al concetto di civiltà. Va ricordato in proposito che fu tramite i contatti con la scienza francese che in terra polacca e nei laboratori degli storici e degli archeologi nonché degli etnologi approdarono le concezioni di autori come George Dumézil, Claude Lévy-Strauss oppure Roland Barthes e Michel Foucault. Vanno indicate qui soprattutto le interpretazioni degli inizi della storia della Polonia (dei miti e della religione) di Aleksander Gieysztor o di Jacek Banaszkiewicz. Anche se tali concezioni non vennero accolte totalmente o anche parzialmente (per esempio Henryk Lowmiaski, senza dubbio il più eminente storico polacco del periodo compreso tra l'antichità e il Medioevo, fu molto critico verso le concezioni di Dumézil, ritenendole astoriche), tutto ciò comportava l'arricchimento e l'espansione delle interpretazioni storiche.

Ciò riguardava in gran parte gli storici dell'antichità i quali ampliavano in modo ben visibile il loro laboratorio, come appariva, tra l'altro, nei lavori di Jerzy Kolenda e di Ewa Wipszycka.

Quando si parla di Duby e di Le Goff va tenuta, più in generale, presente l'evoluzione delle idee degli storici delle «Annales», facilitata del resto dalla mancanza nell'ambito di questa scuola di una qualsiasi ispirazione teorica uniforme. Vi erano compresenti sia il marxismo che la psicoanalisi. L'essenza di questa evoluzione consisteva - il che non poteva suscitare l'entusiasmo di Braudel - in una specie di ritorno ai «fatti», ma non ai fatti-eventi intesi in modo reale (naturalistico), bensì ai fatti vissuti dagli uomini del passato intesi anche simbolicamente. Ciò significava il contemporaneo accostarsi alla vita delle persone anche comuni e rivestendo quindi, la storia di una dimensione antropologica. E poiché questo tipo di evoluzione incominciava ad essere visibile in tutta la storiografia mondiale, si verificava sia la diversificazione della scuola delle «Annales» sia il suo confondersi nella corrente generale delle trasformazioni di questa storiografia. Ciò concerneva anche la storiografia polacca.

All'interno della scuola delle «Annales» quello che si potrebbe definire il passaggio dalla storia intesa nello spirito del Mediterraneo di Braudel alla storia antropologica, si manifestò, credo, per la prima volta nel lavoro di Georges Duby Le dimanche de Bouvines 27 juillet 121453 e, in seguito, nel famoso libro di E. Le Roy Ladurie Montaillu, village occitan de 1249 à 132454. Tale passaggio venne facilitato da precedenti interessi verso la coscienza collettiva (mentalità) i quali traevano origine soprattutto da L. Febvre. Lo sviluppo delle ricerche sull'aspetto della mentalità nella storia può essere, quindi, considerato una sorta di stadio transeunte tra la storiografia modernista e l'indirizzo della storiografia antropologica. Duby affermava senza equivoci che, nell'abbandonare il metodo positivista, alla luce del quale la battaglia di Bouvines s'inscriveva prima di tutto nello sviluppo della storia del potere che «sfocia» verso la contemporaneità politica, voleva guardare con «occhi di antropologo» a questa battaglia ed al suo ricordo, osservandoli quindi nel contesto dell'antico sistema culturale55. In questo modo gli allievi e i collaboratori di Braudel mutavano il senso della concezione della storia globale, ma non, come in precedenza, in base al principio del collegamento tra le varie discipline umanistiche, bensì sul fondamento di una considerazione complessiva del contesto culturale e mentale. Nell'interpretazione degli storici delle «Annales» la storiografia antropologica non è un insieme di singole descrizioni di cose «vicine» all'uomo, ma è, mediante il contesto culturale, una interpretazione (o spiegazione) di azioni e comportamenti umani. Ciò dischiuse molti nuovi campi di ricerca sia nella sfera più «materiale» che in quella della «mentalità» traducendosi quindi in uno smisurato numero di nuovi ripensamenti, di nuova lettura di fonti nonché di un loro nuovo assemblaggio, e non soltanto nella storiografia polacca. Gli storici polacchi continuarono, tuttavia, ad attingere dalle ispirazioni che giungevano dalla Francia.

Nella storiografia polacca sul Medioevo e sull'età moderna meritano particolare attenzione i lavori di Hanna Zaremska nati dalle suggestioni di B. Geremek. Dalla penna di questa autrice sono usciti, nel campo degli studi sull'emarginazione sociale, libri sul boia nella società polacca56 e sui banditi nell'Europa medievale57. Lo stesso orientamento della storiografia antropologizzante è rappresentato dal lavoro collettivo, a cura di Halina Manikowska e Hanna Zaremska, dal titolo Peregrinationes. Pielgrzymki w kulture dawnej Europy58, frutto di un convegno scientifico organizzato in Polonia su questo tema.

Nell'insieme si può affermare che, da un lato, la storiografia polacca, inserendosi nella corrente delle trasformazioni storiografiche più generali, ha rielaborato in vario modo i modelli francesi, e che, dall'altro, ha svolto nello stesso tempo, a partire dagli anni Cinquanta ininterrottamente, le uniche ricerche sviluppate su scala mondiale, relative alla storia della cultura materiale, il cui eloquente biglietto da visita e il «Kwaratlnik Historii Kultury Materialnej», che esce ormai da più di quarant'anni.

Lo spostamento degli interessi di Braudel verso la storia della cultura materiale, la «civilization matérielle», si può ritenere in qualche misura ricollegabile a questo indirizzo polacco di studi che lo storico francese apprezzava molto59. Per lui la civiltà materiale era tutto ciò che nel corso della storia è più o meno immobile, il che, del resto, costituisce anche la base più profonda dell'unità del mondo mediterraneo in La Méditerranée et le monde méditerranéen.

6. L'età moderna

L'età moderna, il periodo preferito dagli storici legati alla scuola delle «Annales» soprattutto nell'epoca braudeliana del suo sviluppo, forma, accanto al Medioevo (compresa l'archeologia) un altro campo di reciproche influenze tra la scuola delle «Annales» e la storiografia polacca nonché di ispirazioni più generali riguardanti la concezione del compito della ricerca storica. La storia economica e sociale, in particolare la storia agraria, si situa, ovviamente al primo posto. Ciò è comprensibile, considerando la struttura economica della Polonia (e di tutti i territori ad est dell'Elba).

Questo tipo di studi è stato il più incoraggiato in Polonia. Minore attenzione venne rivolta, negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, alla problematica dei prezzi e del commercio che la teoria marxista dell'economia collocava nettamente in un posto secondario dopo la produzione, la tecnica e le classi sociali collegate con la produzione. È mancato, dunque, un più visibile proseguimento delle ricerche sui prezzi iniziate da Bujak e dalla sua scuola. Soltanto Helena Madurowicz-Urbaska, anche se non più come continuatrice della serie dei prezzi urbani di Bujak, ma come partecipante al programma di ricerche - organizzato da Celina Bobiska - sul mercato interno della Piccola Polonia, ha studiato i prezzi dei cereali nella parte occidentale della regione nella seconda metà del XVIII secolo60. Ella ha preso anche parte agli scambi scientifici con la scuola delle «Annales» ed inserito le sue ricerche nella corrente di quelle francesi sui prezzi regionali, ricollegandosi in particolare ad E. Labrousse e J. Meuvret. Questo tipo di studi non era stato in precedenza oggetto dell'interesse della scuola di Bujak. «L'introduzione dell'aspetto regionale nelle ricerche storiche sui prezzi è, senza dubbio, merito della scuola francese e dei suoi illustri rappresentanti raccolti intorno alle "Annales", come L. Febvre, M. Bloch, Fr. Simiand, F. Braudel, C.E. Labrousse, e J. Meuvret. I presupposti teorici del gruppo sono stati inoltre sostenuti da opere di rilievo in questo campo, in particolare dai lavori, basati sui moderni metodi statistici, di C.E. Labrousse e J. Meuvret»61.

Dell'età moderna hanno trattato le opere di Witold Kula, Jerzy Topolski e Andrsej Wyczaski, così palesemente legate alla corrente delle «Annales». Il più noto nel mondo è stato il libro di W. Kula Teoria economica del sistema feudale, in cui egli ha tentato di costruire un modello di economia feudale sulla base delle fonti polacche dei secoli XVI-XVIII62. Kula preparò questo libro nel corso delle sue lezioni all'Ecole Pratique des Hautes Etudes. Rispetto al modello di Braudel la sua novità metodologica consiste innanzi tutto nel presentare l'economia in movimento, pur separando, senza indicarne i legami esistenti, la dinamica di breve periodo da quella di lungo periodo. Kula è, infatti, riuscito a collegare l'approccio dal punto di vista delle «congiunture» - considerato giustamente unilaterale da Braudel - con l'approccio riferito al modello (cioè lo studio del sistema, così caro a Braudel). L'assenza di basi teoriche più complessive, ossia la mancata introduzione nell'analisi dell'aspetto motivazionale del processo storico, ha, però, limitato le possibilità interpretative del modello.

Jerzy Topolski, il quale ha partecipato al seminario di J. Meuvret, considerandolo la sua «guida migliore ai tempi delle ricerche scientifiche in Francia», si è occupato del problema, allora fortemente dibattuto, delle origini del capitalismo63. Non ha, tuttavia, analizzato questo problema, come di solito avveniva, dalla prospettiva dei processi «oggettivi» - sviluppo delle città, commercio, mercato, movimento dei prezzi -, bensì dal punto di vista delle motivazioni umane o dell'umana coscienza (ovvero mentalità). In tal modo sia lo sviluppo del capitalismo nell'Europa occidentale che la nascita e lo sviluppo dell'economia delle aziende agricole feudali fondate sul lavoro servile nell'Europa ad est dell'Elba, sono stati dedotti dall'analisi del rapporto tra il reddito e i bisogni dei vari gruppi e classi sociali del tardo Medioevo. Cioè a dire dalle motivazioni che portavano ad incrementare l'attività economica nel caso in cui quel rapporto mutava al momento del sorgere delle difficoltà nel soddisfacimento dei bisogni considerati importanti non soltanto dal punto di vista biologico ma anche sociale. In questa situazione alla fine del Medioevo la nobiltà europea si trovò costretta, se voleva conservare il suo stato, ad intraprendere attività economiche che ebbero un'importanza essenziale nell'indirizzare l'economia europea sui binari del capitalismo (dapprima in Inghilterra). L'autore ebbe la possibilità di esporre, nel corso dei seminari da lui tenuti, la sua concezione di fronte all'uditorio dell'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales.

Una cosa analoga è avvenuta con le concezioni di Andrzej Wyczaski. Guidato dai suggerimenti metodologici di Braudel64 egli ha preparato in Polonia uno studio fondamentale sull'azienda agricola basata sul lavoro dei servi della gleba nel XVI secolo65. Ha preso parte attiva alla realizzazione di vari progetti di ricerca avviati dagli storici dell'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (già VI Sezione dell'Ecole Pratique des Hautes Etudes), il che di solito si collegava alla conduzione dei seminari dell'Ecole. Gli studi sui consumi nei secoli XVI e XVII sono passati decisamente al primo posto. Jean-Louis Flandrin scrive, tra l'altro, nella prefazione all'edizione francese del libro di Wyczaski:

La réputation des historiens polonais de l'économie et de la vie matérielle est très haute parmi leurs collègues français, qui depuis plusieurs décennies les invitent à faire des conférences, des séminaires, et à publier des articles dans les revues françaises66.

Riguardando la traduzione di un libro esistente in Polonia già dal 1969, l'autore della prefazione se ne avvalse per rilevare con fondatezza che il lavoro di Wyczaski tradiva un approccio antropologico assai esiguo per poter estrarre dalle fonti contenuti che non fossero soltanto materiali e statistici. Va rilevato che Andrzej Wyczaski, uno dei maggiori fautori dell'avvicinamento tra gli storici polacchi e quelli della corrente delle «Annales», ha sviluppato, in gran parte sotto l'influenza delle ispirazioni parigine, in Polonia nuove ricerche sulla società feudale67 nonché studi, con l'utilizzazione del computer, sulla famiglia (sviluppate in seguito, tra gli altri, dall'allievo di Wyczaski, Cezary Kuklo il quale è rimasto anche lui in contatto con gli storici francesi). Egli ha partecipato, insieme con J. Topolski, anche al programma di ricerca sulle decime avviato da E. Le Roy Ladurie e Joseph Goy68.

Gli storici agrari francesi erano interessati soprattutto alle ricerche sui raccolti dei cereali, sviluppate, tra gli altri, da Leonid ytkowicz e Alina Wawrzyczyk. Molti dei risultati di questi e altri studi incominciarono ad entrare anche nel circuito scientifico esterno alla Polonia. I francesi rivolgevano la loro attenzione anche alla demografia storica polacca, rappresentata prevalentemente da ricercatori polacchi i quali, a loro volta, potevano prender conoscenza della rivoluzione apportata dai francesi nel campo degli studi sulla società preindustriale. È pur vero che le ricerche demografiche in Francia non erano concentrate presso l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (e nelle scuole che l'avevano preceduta), ma nell'Institut National des Etudes Démographiques, in cui era soprattutto Jacques Dupaquier a sviluppare le idee nuove. Esistevano, tuttavia, stretti rapporti tra queste ricerche e quelle che facevano capo all'Ecole. A rappresentare questi rapporti era soprattutto Pierre Goubert, anch'egli innovatore degli studi demografici relativi alla società preindustriale. Tra gli studiosi polacchi che hanno raccolto le ispirazioni francesi spicca innanzi tutto Irena Gieysztor, autrice del fondamentale lavoro Wst¥p do demografii staropolskiej (Introduzione alla demografia della Polonia antica)69. Fra i demografi francesi ritenuti importanti per i suoi studi, l'autrice cita in particolare Louis Fleury e il già ricordato Pierre Goubert, storico e demografo.

7. Conclusioni: un altro futuro?

I contatti e la collaborazione degli storici polacchi con gli storici francesi della corrente delle «Annales» costituiscono uno dei capitoli della storia della storiografia europea dopo la Seconda guerra mondiale. La loro importanza sovrasta il campo della scienza intesa in senso stretto. Come è stato sottolineato, questi contatti sono stati infatti per la storiografia polacca, al tempo della sovranità limitata e della dittatura del partito unico (comunista), un elemento di sviluppo e di conservazione del livello acquisito. Per la storiografia polacca di quegli anni hanno rappresentato la principale finestra sul mondo. Nella storia della storiografia dei due paesi, come in quella della storiografia mondiale, si tratta, comunque, di un capitolo già chiuso. Ciò non significa, però, che non esistano più contatti tra gli storici polacchi e quelli francesi. È pur vero che dopo il 1981, allorché in Polonia venne introdotta la legge marziale, la parte francese ridusse al minimo tali contatti, ma essi hanno ora ripreso la loro ampiezza. Concernono non soltanto i successori della scuola delle «Annales», ma anche altre università parigine e di altre città francesi. Essi vengono sviluppati in modo particolarmente attivo nell'Università Adam Mickiewicz a Pozna e coinvolgono le università Paris IV, Paris VII nonché quelle di Strasburgo e Rennes, includendo scambi di studiosi, conferenze co-organizzate e molti libri pubblicati in comune70.

(traduzione dal polacco di Elzbteta Cywiak. Revisione di Clara Castelli)

Note

1. Si vedano le riflessioni sulla storiografia tradizionale, modernista e antropologica («non classica») in W. Wrzosek, Historia. Kultura. Metafora. Powstanie nieklasycznej historiografii(Storia. Cultura. Metafora. La nascita della storiografia non classica), Wroclaw, 1995.

2. Cfr. H. Madurowicz-Urbaska-F. Bujak, O nowy kszta}t historii(Su una nuova forma di storia), in F. Bujak, Wybrane pisma(Opere scelte), vol. I, Warszawa, 1976,  pp. 7-216; A.F. Grabski, Franciszek Bujak and Economic History. A Discussion on his Methodological View, in «Studia Historiae Oeconomicae», 1983, n. 16, pp. 4-27.

3. J. Topolski, Le programme théorique de Jean Rutkowski et sa réalisation, in «Studia Historiae Oeconomicae» 1983, n. 16, pp. 29-51; Id., Jan Rutkowski (1886-1949) and his Conception of Synthesis in Historical Science, in «Storia della storiografia», 1983, n. 3, pp. 44-61; Id., Jan Rutkowski (1886-1949): o nowy model historii (Jan Rutkowski [1986-1949]: su un nuovo modello di storia), Warszawa, 1986.

4. La rivista uscì negli anni 1929-1939 con il titolo «Annales d'Histoire Economique et Sociale». Nel 1939-1941 apparve come «Annales d'Histoire Sociale» ed in seguito (1942-1945) come «Mélanges d'Histoire»; successivamente, per sottolineare le tendenze integrative prese il nome di «Annales. Economies. Sociétés. Civilisations».

5. «Annales de Bretagne», 1912. Il lavoro comparve in versione polacca a Varsavia in «Przegld Historyczny», 1930, XVI, pp. 67-101, 118-242, 311-334. Pubblico questo studio anche in J. Rutkowski, Wie europejska pónego feudalizmu (XVI-XVIII w.), wyboru dokona}, opracowa} i wst¥pem poprzedzi} J. Topolski (La campagna europea del tardo feudalesimo - sec. XVI-XVIII, scelta, curata e con prefazione di J. Topolski), Warszawa, 1986, pp. 264-355.

6. Towarzystwo Przyjació}Nauk (Società degli amici delle scienze) (d'ora in poi TPN), Poznan, Archiwum, fasc. 22, Henri Sée.

7. «J'avais passé un dimanche à lire Rutkowski», Dossier M. Bloch, Correspondence M. Bloch, série 3, p. 9. Informazione ottenuta dal prof. A.F. Grabski.

8. Ivi, pp. 71-73.

9. «A admirablement décrit dans toutes ses nuances», in «Annales d'histoire économique et sociale», 1929, I, n. 1, pp. 147-150.

10. Ibid., «Un penchant, à mon goût, un peu trop marqué pour des interprétations de style marxiste».

11. Ibid.

12. J. Rutkowski, Les questions économiques et financières sous le règne d'Etienne Bathory. Etienne Bathory, roi de Pologne, Kraków, 1935.

13. «Annales d'histoire économiques et sociales», 1938, X, n. 53, p. 466.

14. «Kwartalnik Historyczny», 1932, XLVI, pp. 155-157.

15. Proprio allora Rutkowski cominciò a preparare la sua opera fondamentale basata su ampie ricerche statistiche Badania nad podzia}em dochodów w Polsce nowoytnej(Ricerche sulla distribuzione dei redditi nella Polonia moderna), vol. I, Kraków, 1938. Ho pubblicato in inglese le parti principali di questo lavoro, The Distribution of Incomes in a Feudal System, ed. J. Topolski, Wroc}aw-Warszawa-Kraków, 1991.

16. Les centres d'études économiques en Pologne, in «Annales d'histoire économique et sociale», 1932, IV, n. 3, pp. 56-64.

17. Sauneries et mines de fer de l'ancienne Pologne, in «Annales d'histoire économique et sociale», 1934, VI, n. 28.

18. Lettera di Rutkowski a T. Manteuffel del 19 dicembre 1932, TPN, «Materia}y Rutkowskiego» (Materiali di Rutkowskij), n. 1510, p. 45.

19. G. Gemelli, Fernand Braudel, Paris, 1995, p. 33. Orig. ital. Braudel e l'Europa universale, Venezia, 1990.

20. Cit. da G. Gemelli, ibid.

21. F. Bujak, Prefazione a S. Hoszowski, Ceny we Lwowie v latach 1701-1914 (I prezzi a Leopoli negli anni 1701-1914), Lwów, 1934, p. VI.

22. F. Bujak, Prefazione a S. Siegel, Ceny w Warszawie (I prezzi a Varsavia), Pozna, 1949, p. VII.

23. S. Hoszowski, Ceny we Lwowie w XVI i XVII wieku (I prezzi a Leopoli nei secoli XVI e XVII), Lwów, 1928.

24. Cfr. J. Topolski, Le développement des recherches d'histoire économique en Pologne, in «Studia Historiae Oeconomicae», 1967, vol. 1, pp. 3-42.

25. Cfr. J. Topolski, Les tendences et l'état actuel des recherches historiques en Pologne, Warszawa, 1980, pp. 3-4.

26. B. Geremek-W. Kula, Fernand Braudel i «Morze ródziemne». Wst¥p do: F. Braudel, Morze ródziemne i wiat dróziemnomorski w epoce Filipa II (Fernand Braudel e «Il Mediterraneo». Introduzione a: F. Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II), Gdask, 1976, pp. 12-13.

27. In «Kultura», 25 giugno 1967, n. 26.

28. F. Braudel, Historia e trwanie(Storia e durata), Warszawa, 1971, p. 84; ed. it. Storia e scienze sociali. La «lunga durata», in F. Braudel, Scritti sulla storia, Milano, 1973, p. 90.

29. Cfr. J. Topolski, La storiografia contemporaea, Roma, 1981, p. 191.

30. W. Kula, Prefazione a M. Bloch, Pochwa}a historii czyli o zawodzie historyka (Apologia della storia o il mestiere dello storico), Warszawa, 1960, p. 219.

31. Ibid.

32. Cfr. J. Topolski, O mej pracy naukowej (Sul mio lavoro scientifico), in «Studia Metodologiczne», 1993, n. 28, pp. 3-16.

33. B. Geremek- W. Kula, Fernand Braudel i «Morze róziemne, cit., p. 12.

34. Cfr. nota 23.

35. S. Hoszowski, Les prix à Lvov (XVIe-XVIIe siècles), Paris, 1954.

36. A.G. Mankov, Le mouvement des prix dans l'Etat russe du XVIe siècle, Paris, 1957.

37. Cfr. J. Topolski, Polish Historians and Marxism after World War II, in «Studies in Soviet Thought», 1992, vol. 43, pp. 168-183. Id., Geschichte und Politik nach dem zweiten Weltkrieg 1945-1980, in Nachdenken uber Geschichte. In memoriam Karl Dietrich Erdmann, hrg. H. Boockmann und K. Jürgensen, Neumünster, 1991, pp. 433-446.

38. Lo afferma a chiare lettere G. Gemelli, Fernand Braudel, cit., p. 176.

39. J. Topolski, Les tendences et l'état actuel des recherches historique en Pologne, cit., p. 3.

40. Histoire économique du monde méditerranéen: 1450-1650, Toulouse, 1973 e Méthodologie de l'istoire et des sciences humaine, Toulouse, 1973.

41. J.H. Hexter, Fernand Braudel and "le monde braudélien", in «Journal of Modern History», 1972, p. 532 ss.

42. F. Braudel, Préface a Villages désertés et histoire économique: XIe-XVIIe siècles, Paris, 1965, p. 8.

43. E. Labrousse, En guise de toast à Fernand Braudel. Aux vingt-cinq ans de la Méditerranée, in «Mélanges en l'honneur de Fernand Braudel», vol. V, p. 8.

44. Les origines des villes polonaises, a cura di P. Francastel, Paris-La Haye, 1958.

45. Una raccolta di suoi studi è stata pubblicata a Parigi con il titolo: Croissance et régression économique (XIVe-XVIIe siècle), Paris, 1978.

46. A. Mczak, Marian Malowist: 1909-1988, in M. Malowist, Europa i jej ekspansja: XIV-WII w., wybór artykulów i wstep A. Maczak (L'Europa e la sua espansione; XIV-XVII sec., scelta degli articoli e introduzione di A. Maczak, red. scientifica di H. Zaremska), Warszawa, 1993, p. 12

47. B. Geremek, Najemna si}a robocza w rzemios}e Parya XII-XV w. Studium sredniowiecznego rynku si}y roboczej(Il lavoro salariato nell'artigianato di Parigi nei secoli XII-XV. Uno studio sul mercato medievale della forza-lavoro), Warszawa, 1962.

48. B. Geremek, Zycie codzienne w Paryu Villona (La vita quotidiana nella Parigi di Villon), Warszawa, 1962.

49. J. Dowiat-B. Geremek-T. Lalik-S. Trawkowski, Kultura Polski sredniowiecznej X-XX w. (La civiltà della Polonia medievale nei secoli X-XII), Warszawa, 1985.

50. Cfr. J. Le Goff, Kultura sredniowiecznej Europy, Warszawa, 1994, p. 5. Titolo originario: La civilisation de l'Occident médiéval.

51. H. Samsonowicz, Zycie miasta sredniowiecznego (La vita della città medievale), Warszawa, 1970.

52. B. Geremek, Prefazione alla II edizione polacca de La civilisation de l'Occident médiéval, p. 8.

53. G. Duby, Le dimanche de Bouvines 27 juillet 1214, Paris, 1973. La prima tappa di questa evoluzione fu rappresentata dal libro Le temps des cathédrales. L'art et la société: 980-1420, Ginevra, 1966-67; ed. successiva Paris, 1976.

54. E. Le Roy Ladurie, Montaillou, village occitan de 1294 à 1324, Paris, 1977.

55. G. Duby, Le dimanche de Bouvines, cit., p. 12.

56. H. Zaremska, Niegodne rzemios}o. Kat w spó}eczenstwie Polski (Un mestiere indegno. Il boia nella società polacca), Warszawa, 1989.

57. H. Zaremska, Banici w sredniowiecznej Europie (I proscritti nell'Europa medievale), Warszawa, 1990.

58. Peregrinationes. Pie}grzymki w kulture dawnej Europy (Peregrinationes. I pellegrinaggi nella civiltà della vecchia Europa), Warszawa, 1955.

59. F. Braudel, Civilization matérielle, économie et capitalisme: XVe-XVIIIe siècle, I-III, Paris, 1979. Trad. in polacco: Kultura materialna, gospodarka i kapitalizm: XV-XVIII wiek, Warszawa, 1992. In occasione dell'edizione polacca di questo lavoro il 7 dicembre 1993 presso l'Istituto di Archeologia ed Etnologia (già Istituto della Cultura materiale) dell'Accademia Polacca delle Scienze (PAN) è stata organizzata la sessione Fernand Braudel e la concezione della storia della civiltà materiale, Cfr. «Kwartalnik Historii Kultury Materialnej», 1994, n. 2, pp. 153-182.

60. H. Madurowicz-Urbaska, Ceny zboza w zachodniej Malopolsce w drugiej po}owie VIII wieku (I prezzi dei cereali nella Piccola Polonia occidentale nella seconda metà del XVIII secolo), Warszawa, 1963.

61. Ivi, pp. 15-16.

62. W. Kula, Teoria ekonomiczna ustroju feudalnego (Teoria economica del sistema feudale), Warszawa, 1962 (II ediz. ampliata Warszawa, 1983). Il lavoro è stato tradotto in italiano: Teoria economica del sistema feudale. Proposta di un modello, Torino, 1970 (1972, 1974), in francese (1970), in spagnolo (1974), in inglese (1976) e in portoghese (1979).

63. I. Topolski, Narodziny kapitalizmu w Europie XIV-XVII wieku(La nascita del capitalismo nell'Europa : XIV-XVII secolo), Warszawa, 1965 (II ed. ampliata, Warszawa 1983); trad. it.: Nascita del capitalismo in Europa. Crisi economica e accumulazione fra XIV e XVII secolo, Torino, 1979. Per la citazione cfr. Nascita del capitalismo in Europa, p. 8.

64. Ne scrive A. Wyczaski nell'articolo Annal School and Politics, p. 3. Ringrazio l'autore per avermi reso accessibile questo articolo.

65. A. Wyczaski, Studia nad folwarkeim szlacheckim w Polsce w latach 1500-1580 (Studi sull'azienda agricola nobiliare in Polonia negli anni 1500-1580), Warszawa, 1960.

66. A. Wyczaski, La consommation alimentaire en Pologne du XVIe et XVIIe siècles, Paris, 1985.

67. A. Wyczaski nel 1976 ha iniziato la pubblicazione della serie intitolata «Spo}eczestwo Staropolskie» («Società della Polonia antica»). Egli stesso vi ha pubblicato il lavoro Uwarstwienie spo}czne w Polsce XVI wieku (La stratificazione sociale nella Polonia del XVI secolo), Wroc}aw-Warszawa-Kraków, 1977.

68. Prestations paysans, dìmes, rente foncière et mouvement de la production agricole à l'époque préindustrielle. Communications et travaux rassemblés et présentés par J. Goy et E. Le Roy Ladurie, Paris-La Haye-NewYork, 1982, voll. I-II.

69. I. Gieysztor, Wst¥p do demografii staropolskiej (Introduzione alla demografia della Polonia antica), Warszawa, 1976.

70. Sul tema dei rapporti tra la scuola delle «Annales» e gli storici polacchi cfr. anche: K. Pomian, The Impact of the «Annales» School in Eastern Europe, in «Review», 1978, I, n. 3-4, pp. 101-108; M. Herling-Bianco, Braudel e Kula: un "incontro" tra due tradizioni storiografiche, in Fernand Braudel, il mestiere di uno storico, Napoli, 1988.