La scuola delle "Annales"
nella storiografia ceca

di Jaroslav Marek e Frantiek @mahel

1. Alle origini

Due fatti sono all'origine di questo studio. Da una parte, l'invito della redazione della rivista "Annales", che, per celebrare l'ormai prossimo 70° anniversario della sua fondazione, ha pensato di realizzare una raccolta internazionale in cui ha voluto ci fosse anche una rappresentanza di storici cechi. Dall'altra parte, la piccola indagine informale, cui hanno preso parte Pavla Horská, Zdenk Hojda, Eduard Maur 1, Jií Peek, Frantiek Svátek, Duan Tetík e Josef Válka, un'indagine che ha dato luogo più a una rassegna documentaria ricca di informazioni che a una riflessione critica.

Il primo, brevissimo incontro tra i fondatori e gli autori della rivista, che iniziò le sue pubblicazioni a partire dal 1929 col titolo "Annales d'histoire économique et sociale" (ahes), si tenne sul suolo africano. Josef @usta (1874-1945), membro ceco del Comitato Internazionale delle Scienze Storiche, prese parte nel 1930 alla conferenza internazionale degli storici dedicata ai grandi anniversari storici della Francia e dell'Algeria. Al suo ritorno in patria @usta stese una relazione sugli incontri che aveva avuto, in cui ricordava i nomi dei conferenzieri. Fra i tanti, la maggior parte dei quali cadde poi nell'oblio, egli segnalava in particolare tre personalità di rilievo, e non solo per lo sviluppo della storiografia francese. Come si sarebbe visto in seguito, queste grandi figure avrebbero lasciato il segno nello sviluppo di tutta la scienza storica europea, con le sue convergenze e le sue divergenze. Secondo il conferenziere ceco, «H. Berr presentò un'esposizione molto istruttiva dell'attività del Centro di sintesi storica di Parigi. [...] P. Renouvin trattò della storia delle guerre mondiali; F. Braudel tenne una piacevolissima conferenza su Filippo ii» 2. L'autore di queste righe, noto per le sue classiche opere sulla storia del Medioevo ceco, diede prova di notevole preveggenza. Va aggiunto il fatto che Josef @usta seguiva con attenzione gli sviluppi della storiografia francese e personalmente si occupò a lungo della compilazione di bollettini periodici sullo sviluppo della storiografia ceca, che a partire dal 1905 cominciarono a essere pubblicati dalla "Revue historique" 3. Suo predecessore era stato il fondatore della storiografia ceca moderna, Jaroslav Goll 4, che collaborò alla "Revue historique" su invito di Gabriel Monod, uno dei suoi più vicini colleghi a Göttingen, dove seguirono entrambi il seminario di Waitz. Non è un caso se Monod fu il promotore dell'assegnazione della cattedra a Lucien Febvre e Goll di quella al suo discepolo @usta.

La conferenza algerina non fu il primo incontro degli storici cechi con la storiografia francese. Fin dalla sua nascita, molti segnali indicavano che il cammino delle scienze storiche ceche sarebbe stato marcato, nel xix secolo, da un equilibrio fra le influenze provenienti dal mondo tedesco e quelle provenienti dal mondo francese. Nonostante l'inevitabile superiorità della forza d'attrazione delle istituzioni storiche tedesche ­ non foss'altro per la loro vicinanza ­ e nonostante che la maggior parte degli storici cechi avessero perfezionato le loro conoscenze presso l'Institut für österreichische Geschichtsforschung, essi non furono mai totalmente assorbiti dalla scienza tedesca. Allorché, dopo la rivoluzione del 1848, il sistema scolastico fu modificato in modo da renderlo più confacente alla nuova situazione, anche il corso universitario di storia fu riorganizzato. Benché la solidità istituzionale della scienza tedesca godesse di generale prestigio, Václav Vladivoj Tomek (1818-1905), uno dei massimi storici cechi della sua epoca, scelse nel 1849 di andare a cercare in Francia i suoi modelli di formazione storica. Quello che più lo impressionò fu l'alto livello e il carattere universale della formazione dispensata dall'École de Chartres agli archivisti e agli storici. Tomek propose questo sistema come modello universitario. La natura profondamente conservatrice della monarchia impedì che tale proposta si trasformasse in realtà, ma questo costituì comunque un precedente 5. Tomek scoprì le opere di alcuni storici francesi dell'epoca, fra cui F. Guizot e A. Thierry, grazie al suo maestro Frantiek Palack (1796-1878), il quale negli anni Quaranta del secolo scorso aveva arricchito la propria biblioteca con le opere di F. Guizot, A. Thierry, A. Thiers, F. Mignet e J. Michelet. La storiografia francese liberale, con il suo concetto della rivoluzione come fattore di progresso storico, aiutò Palack a interpretare i nuovi aspetti del hussitismo rivoluzionario 6.

Rimane certo, tuttavia, che gli itinerari degli storici cechi li portavano meno sovente in Francia che in Germania, e che taluni giovani ricercatori ostentavano opinioni critiche nei confronti dell'ambiente intellettuale francese. Ma il fatto che alcuni discepoli di Jaroslav Goll se ne fossero ispirati e avessero, spesso a dispetto dei loro professori, superato le frontiere della storiografia positivista e ne avessero avvertito le insufficienze metodologiche, fu decisivo per l'avvenire. Vlastimil Kybal (1880-1957) pubblicò uno studio complessivo sulla scuola storica francese, illustrandone l'evoluzione, a partire da Guizot e Thierry fino alla fine del xix secolo, e stabilendo un confronto fra la scienza storica e ­ in generale ­ la cultura francese e la nebulosa metafisica del pensiero storico tedesco. Il rispetto che egli esprime nei confronti di quest'ultimo nella conclusione appare contraddittorio con la sua sensibilità per i nuovi approcci. Qui infatti rende omaggio a Ch. Seignobos. La caratterizzazione e la descrizione che fa del modello rappresentato da quest'ultimo sono molto precise. E tuttavia Kybal era convinto che non si possa raggiungere l'obiettività da esso propugnata che al prezzo «di una totale perdita del significato e dell'influenza della scienza storica sulla vita culturale contemporanea» 7. La scuola delle "Annales" muoveva le stesse obiezioni alla storiografia storicizzante, di cui ai suoi occhi Seignobos era l'incarnazione.

Evidentemente, si partiva allora dal postulato che il nuovo programma avrebbe suscitato l'interesse della storiografia ceca. Legami di questo tipo, è ovvio, non si stringono in un giorno. Perché si arrivi a riconoscere che qualcosa di fondamentale si sta verificando ci vuole del tempo, anche sul posto in cui il cambiamento si compie. Un lasso di tempo ancora più lungo è necessario perché la sua risonanza raggiunga paesi in cui il discorso scientifico è diverso. Nell'ambiente ceco, il fatto che negli anni Venti e Trenta vedessero la luce lavori di un certo tipo ­ quelli di Josef @usta fra i medievisti, quelli di Josef Peka nella scienza moderna ­, che uscivano dagli schemi della scienza positivistica, ebbe una sicura influenza. L'ampia illustrazione da essi proposta della complessità dei fenomeni storici, e l'attenzione alla loro interdipendenza, andavano nella stessa direzione degli sforzi dispiegati all'estero per modificare i metodi in vigore. Va detto tuttavia che l'interesse di questi storici si esauriva in gran parte nel trattare sistematicamente i fenomeni economici e sociali e nello sforzo di costituire una disciplina specifica in questo campo. Se una concezione più sistematica esisteva nel settore, questa va ricercata nella concezione tedesca della Sozial- und Wirtschaftsgeschichte.

È qui che si colloca il punto di contatto della storiografia ceca con la scuola delle "Annales". La corrispondenza scambiata fra Marc Bloch e Lucien Febvre ci attesta che Josef @usta fu indubbiamente il primo a segnalare uno dei suoi giovani colleghi, vivamente interessato alla nuova scuola francese 8. Si trattava di Bedich Mendl (1892-1940), dal 1927 docente di Storia economica all'università di Praga. Se fosse possibile stabilire una tipologia degli storici, Mendl, medievista di formazione, potrebbe essere in qualche modo l'equivalente di Marc Bloch. Nessun equivalente di Lucien Febvre è invece mai esistito da noi, né in quel periodo né successivamente. In altri termini, se risultava difficile dare una definizione breve e concreta del programma della scuola delle "Annales" per il Medioevo, questo compito diventava addirittura impossibile per la storia moderna.

Nel 1929, nello stesso anno in cui apparve il primo numero della "Annales", si tenne a Praga un congresso dei professori di scuola secondaria. Nella sezione di storia, Bedich Mendl tenne una conferenza su "Le nuove correnti in storia economica e sociale". Le autorità cui si appellava per sostenere le sue opinioni rimandavano in maniera tutta particolare al vicino ambiente tedesco, e specificamente a Max Weber. Erano tuttavia evidenti anche degli stimoli provenienti da altri ambienti. Mendl citò il libro programmatico di Henri Berr intitolato La Synthèse en histoire, pubblicato nel 1911, e non mancò di menzionare Henri Pirenne, membro del comitato di redazione delle "Annales" e dell'Accademia ceca 9.

Mendl non poteva ancora parlare della nuova rivista "Annales", benché fosse al corrente della sua imminente uscita 10 . Fu di nuovo Josef @usta, che Marc Bloch auspicò invano di vedere aggregato alla rivista, a fungere da intermediario fra la direzione e gli storici cechi 11 . L'obiettivo non era soltanto di raccogliere la partecipazione di collaboratori di fama, giacché fin dalla prima annata, le ahes pubblicarono contributi di Václav æern, specialista di storia rurale 12 . Viceversa, Bloch aveva qualche perplessità verso l'articolo di Mendl, che alla fine non fu pubblicato. Egli non riusciva a coglierne la portata ­ e lo deplorava in privato ­, tanto più che il saggio non corrispondeva all'idea ch'egli aveva di una rivista innovatrice 13. I due direttori, Bloch e Febvre, non volevano tuttavia spingere Mendl e altri cechi nelle braccia del loro «collega Aubin», che apparteneva alla rivista concorrente "Vierteljahrschrift für Sozial- und Wirtschaftsgeschichte" 14. D'altra parte, entrambi desideravano la collaborazione con la Cecoslovacchia, com'è provato, fra l'altro, dall'esplicita istruzione data da Bloch alla redazione di trascrivere i nomi cechi in francese 15. L'interesse per i contributi cechi era motivato da considerazioni politiche, le quali imponevano una certa prudenza nella valutazione degli articoli ricevuti. Bloch era consapevole del fatto che si trattava della collaborazione con gli storici di uno Stato alleato della Francia ­ «[...] bisogna lavorare la Cecoslovacchia» 16 ­ e che questa collaborazione richiedeva un notevole lavoro di correzione linguistica dei testi proposti 17.

Bisogna dire per la verità che la portata rivoluzionaria del cambiamento avviato dalla rivista e dalla scuola delle "Annales" per molto tempo sfuggì agli ambienti cechi come anche ad altri. La cerchia di coloro che seppero cogliere e, come nel caso di "æesk ßasopis historick" (æßh), prendere in considerazione i lavori di quel gruppo era ristretta. Gli autori delle recensioni anonime, ma molto oggettive, non erano in pratica altri che @usta e Mendl; è quanto risulta perlomeno da una breve analisi stilistica. Le ahes furono menzionate per la prima volta nel 1929. Il testo non firmato ­ ma scritto sicuramente da B. Mendl ­ riassumeva il contenuto del primo numero, segnalava in particolare l'articolo bibliografico di V. æern e osservava che «tutto l'insieme dà un'impressione di vitalità e di attualità» 18. Basta uno sguardo agli articoli che trattano direttamente o indirettamente delle opere in rapporto con le ahes per constatare come i lavori presentati siano in gran parte quelli di M. Bloch. Un'attenzione tutta particolare era accordata ai suoi studi pilota Le problème d'or au Moyen Age, Le phénomène de longue durée dans un contexte de fluctuation des prix, Les innovations techniques du Moyen Age e La comparaison des institutions médievales dans les différents contextes européens. Una buona prova della sua capacità di apprezzamento è data dalla menzione che viene fatta dei due libri chiave di Bloch ­ Les Caractères originaux de l'histoire rurale française e La Société féodale ­ , segnalati prima che la guerra mettesse fine ai contatti scientifici internazionali. Il critico B. Mendl seppe riconoscere in Bloch un innovatore e seppe discernere lo spostamento metodologico verso concezioni socializzanti che andava realizzandosi 19. In æßh, Mendl diede prova di questa profondità di comprensione, anche se con un certo ritardo, nella presentazione che fece del libro di Bloch Les Rois thaumaturges (pubblicato nel 1924), di cui diceva che «permetteva una comprensione più libera e profonda dei fenomeni sociali e culturali dello stesso tipo che si manifestano in altri paesi e in altre epoche» 20.

Com'è noto, i medievisti si tengono di solito molto più al corrente dello stato della scienza all'estero di quanto non facciano gli storici che si occupano di storia moderna; non sorprende pertanto il minore interes-se suscitato dai nuovi lavori di Lucien Febvre 21 e di alcuni dei suoi colleghi. Ma ci sono eccezioni che confermano la regola, come il caso di Jaroslav Werstadt che commentò due anni più tardi il libro di Henri Hauser, La Modernité du xvie siècle. Il direttore Josef Peka 22 aggiunse a questa analisi una sua annotazione in cui criticava l'inclinazione a sovrastimare la "modernità" del xvi secolo. E a proposito di storia moderna, la tesi di E. Labrousse entrò nel campo di osservazione degli storici cechi con la sua pubblicazione nella rivista nel 1934 23. Dobbiamo aggiungere anche che la Bibliografie ßeské historie za léta 1927-1941 procede a un esame minuzioso delle ahes, dalla prima all'undicesima annata 24. Il seminario di storia della facoltà di Lettere dell'università di Praga disponeva dei numeri delle "Annales" sin dalla loro prima annata, nonostante che uno dei loro curatori si lamentasse nel 1929 della mancanza di richieste di abbonamento dalla Cecoslovacchia 25.

Dato il carattere uniforme dei contributi cechi alla produzione di questa epoca, è difficile individuare singole influenze. Il peso e la tradizione dello stile "di casa" erano troppo rilevanti. Il fatto che in Cecoslovacchia le possibilità e i compiti storiografici tradizionali fossero ancora lontani dall'essere esauriti, non facilitò la ricezione del nuovo insegnamento francese. Come si sa, la nascita delle "Annales" fu dovuta all'esaurimento dei metodi storiografici tradizionali, al loro orizzonte ristretto, alla loro inerzia, al fatto che essi trattavano solo degli avvenimenti superficiali, alla loro accumulazione di conoscenze superate che erano fini a se stesse, alla loro incapacità di cogliere i fatti nella loro globalità, al loro orientamento verso la sola storia politica. Anche la storiografia ceca soffriva di queste debolezze, ma non era ancora satura di questo vecchio modo di fare storia. La concentrazione sulla politica, sulla histoire événementielle, non suscitava alcuna opposizione. Al contrario, era dominante il sentimento che i lavori di questo tipo fossero insufficienti. In effetti, la nascita di uno Stato indipendente nel 1918 rappresentava un fenomeno assolutamente nuovo che andava esaminato e analizzato. Ogni nuova conoscenza veniva salutata come un contributo a una più ricca esplicitazione di tale fenomeno. La semplice accumulazione dei dati di base occupava tutta l'attenzione degli storici, la congiuntura era favorevole alla storia politica. Quest'ultima non si affievolì sino alla fine degli anni Trenta, perché gli avvenimenti drammatici del periodo fra le due guerre non le consentirono di arretrare ma le diedero anzi sempre nuovo fiato. La storiografia ceca di prima della Seconda guerra mondiale non aveva ancora preso in seria considerazione l'esistenza della scuola delle "Annales" né quella della cerchia dei più vicini collaboratori della rivista, e nessuno aveva idea della futura ampiezza del loro contributo.

La posizione di quasi monopolio di cui godeva "æesk ßasopis historick", unica fonte di informazione sistematica, non fu intaccata che nel 1937. In questo periodo, si costituì a Praga un'associazione di giovani storici. Il "Gruppo storico" ­ così si chiamò ­ nacque in opposizione agli orientamenti del dipartimento di storia dell'università, accusato di trasformare la scienza storica in una disciplina staccata dal presente e di mettere in ceppi la realtà storica. Nella loro ricerca di metodi e di pratiche che si avvicinassero alle loro sensibilità, alcuni giovani ricercatori si volsero verso la Francia, in particolare verso gli autori delle ahes 26, in cui speravano di trovare appoggio e sostegno. Non era estraneo a questa ricerca il desiderio di creare nel campo della scienza storica un'alternativa analoga a quella che costituiva nella filologia il Circolo linguistico di Praga, il quale si opponeva alla filologia tradizionale. Il "Gruppo storico" di giovani ricercatori con orientamento di sinistra, raggruppati intorno alla raccolta "Djiny a pítomnost", si richiamava implicitamente alla rivista francese, come mostra l'articolo introduttivo 27. Fin dalla prima annata, il lettore venne a conoscenza dell'esistenza della Sezione di sintesi storica diretta da Lucien Febvre 28 e di quella della rivista "Annales" 29. L'anno successivo, una breve nota veniva dedicata all'esame sistematico della cultura materiale popolare, dietro ispirazione della rivista ahes 30.

A quanto pare, quel che più di tutto legava i membri del "Gruppo storico" era la loro riserva nei confronti della scienza accademica ceca, rappresentata dai discepoli di @usta e Peka. Le idee che questi giovani storici avevano del futuro della carriera accademica, irrealizzabili, li gettarono sul fronte dell'opposizione. Nel clima politico dell'epoca, non c'era possibilità di sviluppare un adattamento costruttivo dei suggerimenti provenienti dalle "Annales", e ciò spinse questi giovani arrabbiati a rivolgersi verso l'ideologia marxista, della quale non avevano che una comprensione molto astratta e incerta, come dimostrano i loro lavori.

Là dove la rivista "Djiny a pítomnost" riveste un'importanza indiscutibile è nella scelta che essa fece di studiare la storia moderna, la storia delle innovazioni tecniche, dei conflitti sociali, dei conflitti di classe. Il suo proposito era in quel momento più che altro di sensibilizzare, non di analizzare i problemi.

Jan Slavík (1885-1978), sovietologo e profondo conoscitore della Russia, era il punto di riferimento degli storici di sinistra. I rimproveri che egli muoveva alla storiografia accademica erano la replica delle obiezioni che in Francia venivano sollevate dalla scuola delle "Annales". Slavík si spinse fino a scrivere che «il materialismo storico non è per nulla sorpassato, ma al contrario ha ancora un compito da svolgere, che è quello di cancellare il defunto accademismo degli storici, incapaci di spiegare alcunché quando l'umanità gli sottopone le difficoltà che incontra» 31. Quanto alle conseguenze che il materialismo storico ebbe per l'umanità, Slavík ne fece personalmente esperienza.

La sua eccezionale conoscenza della realtà sovietica e il suo rifiuto delle ingenue illusioni lo trasformarono agli occhi degli ideologi comunisti in un odioso rinnegato, incarnazione vivente della decadenza della scienza storica borghese. Se in ambiente francese il marxismo viene considerato come una corrente assimilabile alle "Annales", nel contesto ceco esso è tutt'altra cosa. Negli ambienti scientifici storici cechi di prima della Seconda guerra mondiale, il marxismo era semplicemente un trapianto estraneo, e solo dopo la guerra riuscì a radicarsi in seno all'intelligencija di sinistra.

2. Il periodo comunista

La guerra interruppe temporaneamente i contatti con la storiografia francese. Nella nuova rivista æßh, l'assenza di Bedich Mendl ­ che si suicidò nel 1940 per sfuggire alla deportazione ad Auschwitz 32 ­ fra i collaboratori si fece sentire duramente. È sintomatico che fra il 1945 e il 1949, data in cui fu vietato di pubblicare alcunché riguardo all'ordinamento politico, non si trovi nei æßh alcuna traccia dei lavori delle ahes. Quanto agli ex collaboratori della rivista "Djiny a pítomnost", essi si dedicavano sempre meno a ricercare nuovi approcci. La rivista originale, ribattezzata ora "Sborník pro hospodáské a sociální djiny", non visse che per due anni. Vale la pena di menzionare solo la traduzione dell'articolo di Pierre Georges K vvoji studia hospodáskch a sociálních djin ve Francii, che è ricca di informazioni sul gruppo delle "Annales"e sullo studio dello sviluppo rurale in Francia iniziato da M. Bloch 33. Una necrologia di questo importante storico, eroe della Resistenza, fu inviata da Albert Soboul 34. Ma questo orientamento della rivista, pur decisamente marxista, non soddisfaceva le esigenze dell'ideologia ufficiale, sicché in quel fatale 1948 "Sborník" cessò le pubblicazioni e gli storici del Gruppo si separarono, seguendo ognuno la propria strada. Alcuni si fecero servili e pavidi propagatori dell'ideologia ufficiale, altri si opposero alle pseudoscientifiche dottrine sovietiche. Rari furono quelli che, a cavallo fra il 1947 e il 1948, si accorsero del giovane ricercatore Jacques Le Goff, borsista del ministero degli Esteri francese, che proprio a Praga diede inizio alla sua grande carriera scientifica 35.

L'avvento al potere dei comunisti, nel febbraio 1948, fu accompagnato, fra l'altro, da purghe nell'ambito delle scuole superiori, le quali persero così un gran numero di personalità notevoli e centinaia di studiosi destinati a un brillante avvenire. Il conformismo dei superstiti e la meschinità dei giovani professori freschi di studi non consentirono se non solo lenti progressi alla fama delle "Annales". Ne sono testimoni la rubrica di recensioni del "æeskoslovensk ßasopis historick" (æsßh), succeduto al defunto "æesk ßasopis historick" nel 1953. Il primo libro che vi ebbe diritto di cittadinanza fu Les Intellectuels au Moyen Age, di Jacques Le Goff, caldamente raccomandato da uno dei redattori di quella rubrica, che all'epoca era ancora studente 36. Nello stesso anno, la rivista segnalò il libro di Ch. Morazé, Les Bourgeois conquérants, con una recensione un po' freddina che tradiva un certo tributo all'ideologia di allora 37. Nella prima metà degli anni Sessanta, le comunicazioni e le recensioni sulle novità della scuola delle "Annales" si fecero più frequenti e relativamente regolari, non soltanto nei æsßh, ma anche in altri periodici. Così, gli ambienti specialistici cechi poterono scoprire, con maggiore o minor ritardo, opere che erano e restano importanti come La Civilisation de l'Occident médiéval di J. Le Goff 38, La civilisation de l'Europe classique di P. Chaunu 39, L'Economie rurale et la vie des campagnes dans l'Occident médiéval e L'Europe des cathédrales 1140-1280 di G. Duby 40, La Logique de l'histoire di Ch. Morazé, o le pubblicazioni di R. Mandrou 41.

Ma, a volte, le note di biasimo dell'organo di sorveglianza ideologica diventavano minacciosi. Negli anni Sessanta, uno degli autori del presente scritto, dopo alcuni suoi riferimenti a L. Febvre 42 fu richiamato e messo in guardia contro quella corrente la quale, camuffata sotto una vernice di progressismo, rappresentava in realtà la scienza borghese. Sotto questo punto di vista, la situazione ceca era molto diversa da quella polacca, dove riuscì a conservarsi la continuità della scienza. Quando, infine, i vincoli ideologici si allentarono un po', e quando i giovani storici che la "Primavera di Praga" aveva fatto entrare nelle università e nei centri di ricerca acquistarono una certa maturità umana e scientifica, si accese la speranza di un'apertura verso il mondo esterno ­ soprattutto allorché questa era sinonimo di scoperta personale dei progressi della scienza in altri paesi. A differenza da quanto accadeva in Francia, l'obiettivo cui si mirava non era soltanto il ritorno al marxismo autentico, ma anche l'affiorare di una storiografia "senza protezione". E solo quando i più giovani si allontanarono dai dogmi marxisti, si liberò la strada per la libera espressione di coloro per i quali la luce delle "Annales" non si era spenta dopo il 1950. Questo si verificò, timidamente e in maniera piuttosto eccezionale, nei seminari di storia di Praga 43 e di Brno 44, e poi, più tardi, soprattutto nell'Istituto di storia dell'Accademia cecoslovacca delle scienze. Primo segno rivelatore di questa evoluzione furono le riflessioni e le presentazioni più sostanziali pubblicate di tanto in tanto dalla rivista "Djiny a soußasnost", che contava fra i collaboratori un nucleo di autori ricettivi alle correnti occidentali. Nel 1964, J. Marek scrisse per essa una presentazione della scuola delle "Annales" e dei suoi due fondatori, M. Bloch e L. Febvre 45. Josef Válka vi pubblicò in extremis, alla vigilia dell'interdizione della rivista, alcune considerazioni sotto il titolo Clio na vsluní, che lodavano il livello della storiografia francese dell'epoca 46. Nel frattempo, era apparsa una traduzione ceca di un'opera della scuola delle "Annales", e cioè di Apologie pour l'histoire ou métier d'historien di Marc Bloch. La postfazione della traduzione era firmata da Frantiek Graus, che, fin dall'inizio degli anni Sessanta, aveva aperto le colonne della rubrica di corrispondenza del æsßh, di cui era redattore, alla produzione storiografica occidentale 47. I contatti personali e i soggiorni e i viaggi di studio dei ricercatori cechi in Francia facilitarono la rimozione degli ostacoli ­ ideologici o di altra natura che fossero. Grazie alle numerose borse di studio, molti storici potettero soggiornare a Parigi, all'École des Hautes Études en Sciences Sociales (ehess) 48, un più modesto gruppo lavorò sul progetto di G. Duby al "Centro studi delle società mediterranee" di Aix-en-Provence 49, qualche dottorando partecipò ai corsi estivi presso le università di Poitiers e di altre città 50. Dobbiamo aggiungere tuttavia che il programma di studio era abbastanza vasto e non si limitava alla scuola delle "Annales". Per i demografi storici, per esempio, il centro più apprezzato e rinomato era il "Laboratorio di demografia storica" dell'ehess; per parte loro, gli slavisti e i boemisti dell'università Paris i (Victor Tapié, Bernard Michel, fra gli altri) intrattenevano stretti collegamenti con i loro colleghi cechi.

La cortina di ferro che si abbatté dopo l'occupazione della Cecoslovacchia, nell'agosto 1968, non interruppe i contatti personali esistenti. Nell'autunno 1969, poco prima di essere chiuso, l'Istituto di storia dell'Accademia cecoslovacca delle scienze ricevette la visita di F. Braudel, che la bufera parigina del maggio '68 aveva toccato più profondamente che la fine della Primavera di Praga 51. Dato l'atteggiamento della direzione del nuovo Istituto di storia cecoslovacca e mondiale, che non auspicava la prosecuzione dei contatti scientifici con l'Occidente, il negoziato con la commissione delle borse di studio dell'ehess si chiuse con un fallimento 52. In compenso, i legami amichevoli che univano singoli studiosi come, fra altri, gli storici Josef Macek e Robert Mandrou, non furono interrotti. Ed è a questa amicizia che Josef Macek deve il fatto di aver potuto pubblicare in Francia due libri e diversi studi 53. Il programma televisivo del ciclo Il tempo delle cattedrali rappresentò per l'epoca un avvenimento assolutamente eccezionale, di cui la serata-dibattito del 24 ottobre 1982 con G. Duby 54 segnò il coronamento. La sala cinematografica del centro culturale dell'ambasciata di Francia, letteralmente gremita, accolse il grande storico francese con rispetto e riconoscenza. Dieci anni più tardi, le due conferenze tenute da J. Le Goff 55 a Praga suscitarono lo stesso formidabile interesse per la scuola delle "Annales" da parte degli ambienti culturali. Inoltre, Bernard Guennée e Jean-Claude Schmitt furono sempre disposti ad aiutare gli storici cechi, e Jean Delumeau 56, per parte sua, rivolse a dei colleghi praghesi due prestigiosi inviti a tenere conferenze al Collège de France. Dal loro canto, gli storici cechi accompagnavano i loro professori e colleghi della scuola delle "Annales" in occasione delle loro visite a Praga 57, pubblicavano raccolte in loro onore 58, e così via. Anche gli storici polacchi e ungheresi della linea delle "Annales", come Bronislaw Geremek e il defunto Erik Fügedi 59, erano solidali con i loro colleghi cechi.

Ma nonostante tutto, molti contatti furono recisi dopo la violenta repressione della "Primavera di Praga", e questo non agevolò l'accesso alle novità della produzione storica francese. Mentre la scuola delle "Annales" si orientava sempre di più verso l'antropologia storica e continuava a sondare i retroscena della storia antica e moderna, gli storici cechi spigolavano le loro informazioni nell'arsenale metodologico degli anni Cinquanta e Sessanta. Il che non escludeva una grande convergenza negli obiettivi di ricerca, e ciò tanto nei campi della histoire totale 60, della storia delle mentalità, quanto in quello, più oscuro, dell'imaginaire 61.

Ma ben presto anche la storiografia ufficiale non poté continuare a ignorare la scuola delle "Annales", anche se non poteva prendere i modelli occidentali come punto di riferimento, e tanto meno farne l'elogio. I lavori di Jaroslav Kudrna 62 erano scritti su un aspro registro critico; Ivana Holzbachová 63 e alcuni altri autori 64 pagarono il loro tributo alla vigilanza ideologica del momento. Ma dobbiamo precisare che il lettore ceco del periodo della "normalizzazione" riceveva, per questa via, utilissime informazioni, bibliografiche o di altro genere. Più favoriti erano i lettori di "Historick ßasopis sav", che pubblicò la traduzione di un articolo di J. Le Goff sulla scuola delle "Annales" 65. Mentre il "æeskoslovensk ßasopis historick" ­ molto ufficiale ­ non parlava che eccezionalmente della produzione francese 66, i periodici regionali, fra cui prima di tutto "Husitsk Tábor" 67, si misero a stampare sempre più regolarmente informazioni e recensioni. La partecipazione semi-illegale di tre ricercatori cechi al progetto di D. Julius, J. Revel e R. Chartier, Histoire sociale des populations étudiantes 68, fu in questo periodo un avvenimento assolutamente unico.

3. Nell'ottica delle "Annales"

Rovesciamo ora l'angolo visuale e consideriamo il posto accordato alla storiografia ceca nella rivista "Annales". Pochissimi articoli di autori cechi vi sono stati pubblicati. A parte i pochi scritti di V. æern menzionati sopra, che apparvero nei primi numeri di ahes, la raccolta dell'anteguerra è molto magra. E questa situazione perdurò fino all'inizio degli anni Sessanta, quando la redazione delle "Annales" accettò due piccoli contributi di Frantiek Graus 69. Sappiamo che quest'ultimo aveva sempre auspicato di vedere presa in considerazione la produzione storica ceca, i cui obiettivi convergevano con quelli della rivista di Marc Bloch. Se analizziamo le "Tavole analitiche", constatiamo un evidente squilibrio a seconda dei periodi. Fra il 1989 e il 1993, soltanto i lavori di quattro autori di origine ceca, ma redatti in lingua diversa da quella ceca 70, hanno attirato l'attenzione. Di tanto in tanto qualche libro di storici cechi ha trovato posto nella "Sélection" delle "Annales" 71. Quando, dopo la "rivoluzione di velluto", il rinnovato Istituto storico, ubicato nel monastero Na Slovanech, mise una parte dei suoi locali a disposizione del nuovissimo "Centro francese di ricerca in scienze sociali" (cefres), sembrò che la scuola delle "Annales"potesse, grazie alle attività dei suoi membri eminenti, radicarsi durevolmente in una terra fin allora incolta 72. Il suolo ceco, molto arido, accettò con uguale buona disposizione, all'inizio degli anni Ottanta, gli impulsi provenienti dalla storiografia tedesca e anglosassone. Parallelamente era sempre continuata, e continua tuttora, la cooperazione intrapresa con altre correnti storiografiche francesi; sarebbe pertanto sbagliato limitare l'impatto della storiografia francese alla sola scuola delle "Annales". Questo non impedisce che sia essa a guidare la danza, anche per quanto riguarda le traduzioni. Dopo essere stata differita per molti anni, la pubblicazione in lingua ceca del libro di Le Goff, La Civilisation de l'Occident médiéval, rappresentò un evento straordinario non soltanto per gli ambienti specialistici, ma anche per gli ambienti culturali in genere 73. A poco a poco apparvero le traduzioni di libri di Georges Dyby 74, la stampa di alcune altre opere di autori della scuola delle "Annales" è imminente 75, e gli articoli di autori francesi non sono più rari nei periodici scientifici76.

Merita anche di essere messo in evidenza il fatto che nel 1993 il dizionario Encyklopedick Slovník77 per la prima volta ha incluso informazioni sulla rivista e la scuola delle "Annales". In precedenza, questo onore era stato riservato a uno dei suoi fondatori, Marc Bloch, che il Pírußní slovník naußn78 presentava come uno "storico progressista" fucilato dai nazisti. Speriamo che non si tratti di un omaggio che commemora la fugacità dell'avanguardia.

(Traduzione dal francese di Michele Sampaolo)

Note

1. Eduard Maur ha inviato agli autori il testo della conferenza che egli tenne al "Centro francese di ricerca in scienze sociali" (cefres) il 13 giugno 1994 in occasione del dibattito interdisciplinare "Storia, sociologia, demografia", conferenza dedicata all'influenza della scuola delle "Annales" nella storiografia ceca.

2. J. @usta, Úvahy a drobné spisy historické, ii, 1934, p. 351.

3. La prima rassegna riassuntiva dei lavori storici cecoslovacchi degli anni 1905-1924 fu pubblicata nella "Revue historique" nel 1925, tomi 149, pp. 212-38, e 150, pp. 67-89. Traduzione ceca in Posledních padesát let ßeské práce djepisné, Praha 1926, pp. 151-99.

4. La traduzione ceca dell'insieme dei bollettini di Jaroslav Goll sulla letteratura storica ceca apparsi nella "Revue historique" fra il 1878 e il 1906 fu pubblicata in Posledních padesát let ßeské prácedjepisné, cit., pp. 1-150.

5. V. V. Tomek descrive il suo soggiorno parigino, da fine febbraio a inizio maggio 1850, in Pamti mého åivota, i, Praha 1904, pp. 336-43, come pure nella comunicazione ufficiale di sintesi del suo viaggio, pp. 253-361. Secondo Tomek, l'Ecole de Chartres accolse Josef Teige e Vladimir Klecanda, come pure precisa Ivan Hlavacek in Pehledné djiny pomoßnch vd historickch v ßeskch zemích, in 200 let pomoßnch vd historickch na Filozofické fakult Univerzity Karlovy v Praze, Praha 1988, p. 46.

6. Per maggiori precisazioni, rifarsi a Josef Válka, Palack a francouzská liberální historiografie, "Sborník prací Filozofické fakulty brnnské univerzity" C 33, 1986, pp. 101-9.

7. Vedi gli articoli di Kybal sul metodo storico francese nel xix secolo, n. 1, pp. 6-10, 35-40, 69-72, 142-6, 169-71, 199-202, 227-36, 267-71, 289-93. Cfr. pure la sua dettagliata recensione dei manuali di storia francesi in "æesky ßasopis historick", 13, 1907, pp. 261-2.

8. V. Kybal, cfr. nota 7.

9. B. Mendl, Nové proudy v hospodáském a sociálním djepise, in "Sborník pednáek pronesench na prvém sjezdu ßsl. profesor¬ filosofie, filologie a histoire v dubnu 1929", Praha 1929, pp. 424-33.

10. La corrispondenza che Mendl intrattenne con il fondatore della rivista non è stata conservata. L. Febvre fa allusione a una delle sue missive in una lettera del 19 agosto 1928, cioè prima della comparsa del primo numero della rivista "Annales". Cfr. M. Bloch, L. Febvre, Correspondance, edizione stabilita, presentata e annotata da Bertrand Müller, vol. i: La naissance des Annales 1928-1933, Paris 1994, p. 71.

11. M. Bloch menziona @usta in due occasioni nelle lettere indirizzate a L. Febvre il 22 agosto 1928 e l'8 settembre 1929. Cfr. Correspondance, cit., vol. i, pp. 53-4 e 186.

12. Nel corso della prima annata dell'ahes, Václav æern pubblicò una breve esposizione della ricerca dedicata alla storia rurale cecoslovacca (L'histoire rurale en Tchécoslovaquie, pp. 78-80), una recensione dettagliata delle due prime parti dell'opera di Peka intitolata Ziåka (pp. 150-3), come pure una riflessione su Listy z djin brnnského obchodu, di J. @ebánek, J. Mayer e K. Balbinger (pp. 289-92). æern accordava una grande importanza alla sua collaborazione con la redazione delle "Annales"; egli inviò ugualmente, all'inizio, dei dati di studio, ma l'insufficienza delle sue conoscenze di francese furono un ostacolo. Secondo Bloch, æern "dev'essere un buon personaggetto" (Correspondance, cit., vol. i, p. 186).

13. Febvre e Bloch convennero che non sapevano che pensare del titolo dell'analisi di Mendl, Sol tributaire et sol libre aux Moyen Age (cfr. Correspondance, cit., vol. i, pp. 71-4, 76). Sembra che Mendl non abbia pubblicato il suo articolo, che non apparve nelle "Annales", da nessun'altra parte. È la conclusione che si può trarre da Soupis prací (lista dei lavori) che Jan Klepl stese dopo la comparsa postuma del lavoro di Bedich Mendl intitolato Vvoj emesel a obchodu v mstech praåskch, Praha 1947, pp. 93-108.

14. «Non creiamo un incidente diplomatico (ne ho abbastanza della mia carriera!) spingendo un ceco nelle braccia di Herr Kollege Aubin», scrisse M. Bloch a L. Febvre il 22 settembre 1928 (Correspondance, cit., vol. i, p. 74).

15. Concretamente, si trattava di trascrivere la fonetica dei nomi Peka e Chelßick (cfr. Correspondance, cit., vol. i, p. 129.

16. L. Febvre in una lettera a M. Bloch del 19 agosto 1928 (Correspondance, cit., vol. i, p. 71).

17. La lettera del 15 luglio 1929 è molto sintomatica di questo stato di fatto, in cui Bloch si lamenta presso Febvre dell'articolo di V. æern, scritto «in una lingua che questo buon uomo deve al francese» (cfr. Correspondance, cit., vol. i, p. 144). Questo tipo di lamentela doveva ripetersi in numerose occasioni; sarcastiche da un certo punto di vista, esse erano d'altronde di una cocente umiliazione.

18. "æesk ßasopis historick" (æßh), 35, 1929, p. 231.

19. A proposito degli studi pubblicati da M. Bloch, si vedano per esempio gli articoli seguenti: De Florence à Boston, in æßh 36, 1930, pp. 217-8, come pure la recensione dello studio di H. Hauser, Réflexion sur l'histoire des banques. Le problème d'or au Moyen Age, in æßh 39, 1933, p. 225 e Avènement et conquêtes sur moulin à eau in æßh 42, 1936, p. 221. Una breve nota sullo studio chiave di Bloch intitolato Les Caractères originaux de l'histoire rurale française apparve in æßh, 38 1932, p. 468. Un articolo non firmato presenta il libro La Société féodale come un «tentativo di progetto modello» in cui «l'aspetto giuridico è un po' soffocato da considerazioni di ordine sociologico-economico» (æßh, 46, 1940, p. 390). In totale apparvero nel æßh, fra il 1929 e il 1940, otto note sui lavori di Bloch e una lunga analisi (cfr. nota 20).

20. æßh, 39, 1933, pp. 369-70.

21. J. Glücklich, in æßh, 36, 1930, pp. 641 ss., scrisse una recensione del libro di Febvre Un destin: Martin Luther. Lo studio L'Universalisme de Jean Bodin, sempre di L. Febvre, costituì più tardi oggetto di un breve articolo in æßh, 42, 1936, p. 230.

22. æßh, 38, 1932, pp. 141-8; la nota di Peka, staccata dal testo, è a p. 142.

23. æßh, 40, 1934, p. 460. Fra le nuove pubblicazioni catalogate si trova anche, a p. 232 dello stesso numero, una presentazione dello studio di Maurice Halbwachs intitolato Expérience ethnique, pubblicato nelle ahes, 4, 1932.

24. Solo fino alla metà del 1939. Dopo lo scoppio della guerra, la rivista cessò le pubblicazioni in quello che era allora il "Protektorat Böhme und Mähren" (Protettorato di Boemia-Moravia). Cfr. Bibliographie ßeské historie za léta 1927-1941, Praha 1931-1951.

25. Vedi la lettera indirizzata il 3 agosto 1929 da L. Febvre a M. Bloch (Correspondance, vol. i, pp. 179-80).

26. L'iniziativa fu dovuta a Václav Husa, che studiò a Parigi e a Rennes nel 1928-1929.

27. Djiny a pítomnost. Recueil du Groupe historique, i, 1937, Introduction, p. 2.

28. Si tratta di un articolo richiesto ad André Varagnac, collaboratore di L. Febvre nella "Commission des recherches collectives" del comitato dell'Encyclopédie française: Z ßinnosti ústavu pro spoleßenské vdy ve Francii, in "Djiny a pítomnost", cit., p. 106.

29. L'articolo di Georges Bourgin, Z ßinnosti ústavu pro spoleßenské vdy ve Francii, fu anch'esso richiesto per la raccolta (ivi, p. 181).

30. Cfr. A. Varagnac, Kolektivní vzkumy djin lidové kultury ve Francii, in "Djiny a pítomnost", ii, 1938, pp. 40 ss.

31. Djiny a pítomnost, 1937, pp. 154-55.

32. A questo riguardo, vedi fra gli altri Emile Coornaert, Bedich Mendl, in aesc, 3, 1948, p. 227.

33. "Sborník pro hospodaské a sociální djiny", ii, pp. 78-85.

34. Ivi, pp. 86-8. Lo stesso anno, il periodico pubblicò una lunga nota di Emilie Nohejlová sull'articolo di F. Braudel intitolato Monnaies et civilisations: de l'or du Soudan à l'argent d'Amérique, apparso nel primo numero delle "Annales", 1, 1946.

35. Vedi a questo riguardo J. Le Goff, Une vie pour l'histoire. Entretiens avec Marc Heurgon, Paris 1996, pp. 61-6. Così pure per il soggiorno di Le Goff a Praga nel novembre 1992. Precisiamo che Le Goff studiò i più antichi documenti dell'università Carlo nel corso del suo soggiorno a Praga.

36. Vedi la recensione di F. @mahel in æsßh, 7, 1959, p. 173, nonché i suoi studi sugli articoli di Le Goff, Le temps du travail dans la crise du xive siècle (DaS, 7, 1965, 2, p. 47) e Ordres mendicants er urbanisation dans la France médiévale (æsßh, 19, 1971, pp. 601-2).

37. Cfr. L. Kárníková, in æsßh, 19, 1971, p. 381.

38. Cfr. la critica elogiativa che ne fece F. Graus in æsßh, 13, 1965, p. 444.

39. Cfr. la critica di J. Válka in "Sborník prací Filozofické fakulty brnnské univerzity" C 18-19, 1972, pp. 228-30.

40. F. Graus pubblicò una recensione dei due volumi del trattato sull'agricoltura francese in æsßh, 11, 1963, pp. 46-8; le sue critiche avevano un carattere assolutamente oggettivo. Ancora più favorevole fu la recensione di F. Graus a due libri di G. Duby, e cioè L'Europe des cathédrales 1140-1280 e L'An Mil (æsßh, 15, 1967, pp. 886-7).  

41. J. Macek analizzò l'articolo di Mandrou, Probleme und Methoden der heutigen französischen Geschichtsforschung (æsßh, 13, 1965, p. 299).

42. Cfr. una breve rassegna dell'opera di Lucien Febvre pubblicata da J. Marek in æßh, 11, 1963, p. 542.

43. Secondo Pavla Horská, furono Pemysl Peer e, più tardi, Josef Poliensk gli studiosi che per primi introdussero la tematica della scuola delle "Annales" al seminario di storia della facoltà di Lettere di Praga. In questa occasione, Eduard Maur ricordò le lezioni di Frantiek Kutnar e Václav Husa.

44. Secondo Josef Válka, fu il prof. Josef Mac¬rek ad attirare l'attenzione degli studenti della facoltà di Lettere dell'Università di Brno sulla scuola delle "Annales"; egli aveva portato da Parigi, dove aveva studiato un po' prima del 1960, numerosi libri.

45. J. Marek, Marc Bloch - Lucien Febvre - Annales, in "Djiny a soußasnost", 6, 1964, n. 7, pp. 28-30. Cfr. anche, dello stesso autore, Historik v promnách francouzské university, ivi, 10, 1968, n. 12, pp. 31-3, e Fernand Braudel v djepisectví naí doby, ivi, 1969, n. 3, pp. 10-21.

46. "Djiny a soußasnost", 11, 1969, n. 4, pp. 28-31.

47. Il libro di Bloch vi apparve con il titolo Obrana historie aneb historik a jeho emeslo, Praha 1967.

48. Fra quelli che ottennero le borse dell'ehess, alcuni a più riprese, citeremo: Bohumil æern, Frantiek Graus, Pavla Horská, Josef Janáßek, Josef Macek, Jaroslav Marek, Miroslav @tpánek, Frantiek @mahel, Duan Tetík, Josef Válka.

49. Jaroslav Marek partecipò allo studio del progetto di G. Duby, Un village de Basse-Provence. Alleins au xviie siècle, in "Cahiers du Centre d'études des sociétés méditerranéennes", 2, 1968, pp. 169-91. Eduard Maur mise a profitto il suo soggiorno di tre mesi a Aix-en-Provence nella sua tesi di laurea æesk komorní velkostatek v 17. století. Nella bibliografia, J. Janáßek non menziona lo studio, benché abbia soggiornato a Aix.

50. Fra questi, Miloslav Polívka.

51. Èabbastanza sorprendente che Pierre Daix non dica una sola parola sul soggiorno di Braudel a Praga in Braudel, Paris 1995. Le considerazioni di Braudel sul '68 sono riportate qui in maniera abbastanza dettagliata.

52. Vedi a questo riguardo Le Goff, Une vie pour l'histoire, p. 160: «I funzionari che abbiamo incontrato erano con tutta evidenza dei buocrati, che se ne infischiavano della scienza e del carattere scientifico degli scambi. Essi non vedevano nella prosecuzione dell'accordo che l'occasione di farlo servire alla loro immagine e alla loro politica».

53. J. Macek, Jean Huss et la Bohême hussite, Plon, Paris 1973, e Histoire de la Bohême des origines à 1918, Fayard, Paris 1984.

54. La vigilia, il prof. Duby e signora parteciparono a un incontro informale con alcuni storici politicamente discriminati. L'accoglienza che ricevette G. Duby all'Istituto francese di Praga il 13 giugno 1994, dove tenne una conferenza sul tema "Scrivere la storia", non fu meno entusiastica.

55. Il 16 novembre 1992 Jacques Le Goff tenne alla facoltà di Lettere dell'Università Carlo una conferenza dal titolo La storiografia medievale in Francia, e la sera dello stesso giorno all'Istituto francese di Praga una seconda conferenza: Esiste l'uomo medievale? All'indomani J. Le Goff ricevette dalle mani del prof. O. Wichterle, presidente dell'Accademia cecoslovacca delle scienze la targa d'oro "Frantiek Palack". Lo stesso giorno tenne al cefres un discorso su Il riso nel Medioevo. Cfr. l'articolo Jacques Le Goff à Prague, in "Bulletin Historického ustavu cav iii-4", 1992, pp. 7-9.

56. Josef Macek fu professore visitatore al Collège de France nel 1980, Frantiek @mahel nell'aprile e nel maggio 1983. Le lezioni di quest'ultimo furono pubblicate nella serie "Essais et conférences" del Collège de France con il titolo La Révolution hussite, une anomalie historique, Paris 1985.

57. Questo compito spettava spesso a Pavla Horská, che accompagnò anche F. Braudel nell'autunno 1969.

58. Vedi J. Janáßek, L'argent tchèque et la Méditerranée(xive et xve siècles), in Mélanges en l'honneur de Fernand Braudel, vol. i, Toulouse 1973, pp. 245-61; J. Macek, Pour une sémantique historique, ivi, vol. ii, pp. 343-53; Id., "Bonum commune" et la Réforme en Bohême, in Mélanges Robert Mandrou, Paris 1985, pp. 517-25; F. Graus, A propos de la "religion royale" au bas Moyen Age:Venceslas iv et la mystique royale dans la Bohême hussite, ivi, pp. 507-16; e F. @mahel, Magisme et superstitions dans la Bohême hussite, in Homo religiosus autour de Jean Delumeau, Paris 1997, pp. 255-63.

59. Numerose recensioni, critiche e esposizioni mostrano la buona conoscenza reciproca. Josef Macek, per esempio (æsßh, 9, 1961, p. 900) e F. @mahel ("Husitsky Tábor", 9, 1986-1987, pp. 424-5) recensirono lavori di E. Fügedi; quest'ultimo, per parte sua, presentò diffusamente il libro di @mahel La Révolution hussite, une anomalie historique in "Danubian Historical Studies" 1-2, 1987, pp. 77-8). F. @mahel recensì pubblicazioni di Geremek (cfr. æsßh, 19, 1971, p. 289).

60. Cfr. a questo riguardo Jacques Le Goff-Pierre Toubert, Une histoire totale du Moyen Age est-elle possible?, in Tendances, perspectives et méthodes de l'histoire médiévale, vol. i, Paris 1977, pp. 31-44. In parallelo con questo studio, F. @mahel elaborò progressivamente una storia totale del fenomeno storico che fu la prima Riforma ceca. Oltre alla pubblicazione indicata nella nota precedente, si veda anche la sua opera in quattro volumi Husitská revoluce (ii ed. Praga 1995-1996, ed. tedesca di prossima pubblicazione in "Schriften mgh", 43/1-2).

61. In questo settore, il contributo più importante della storiografia ceca è l'analisi critica di F. Graus, Mentalität - Versuch einer Begriffsbestimmung und Methoden der Untersuchung, in Mentalitäten im Mittelalter. Methodische und inhaltliche Probleme, Sigmaringen 1987 ("Vorträge und Forschungen", 35), pp. 9-48. Jacques Le Goff, a sua volta, attribuiva grande valore alle analisi di Graus sulla struttura dei fenomeni di crisi del xiv secolo (vedi Frantiek Graus et la crise du xive siècle: les structures et le hasard, in "Basler Zeitschrift", 90, 1990, pp. 23-33).

62. Cfr. per esempio K nektérm aspekt¬m geneze metod koly "Annales", in "Sborník prací Filozofické fakulty brnnské univerzity", C 27, 1980; Ideologische Aspekte und methodologische Grundlagen der französischen "Annales"-Schule, in "Zeitschrift für Geschichtswissenschaft", 29, 1981, pp. 195-204; e Ke kritice pozitivismu v soußasné buråoazní nmecké, francouzské a italské historiografii 19. a 20. století, Brno 1983.

63. Cfr. in particolare gli studi Pierre Chaunu a krize západní spoleßnosti, in "Sborník prací Filozofické fakulty brnnské univerzity" B 28, 1981, pp. 29-36; Marc Bloch - historie jako skuteßnost a vda, in æsßh, 30, 1982, pp. 426-51; e Spoleßnost - djiny - struktura . Historick materialismus a kola "Annales", Praha 1988, in "Studie csav", 5).

64. V. V. Kubiová, Velká francouzská buråoazní revoluce na stránkách ßasopisu "Annales e. s. c.", in "Sborník k problematice djin imperialismu", 16, 1983, pp. 268-306. Altri lavori storiografici, più o meno dedicati alla scuola delle "Annales", censiscono i manuali bibliografici: Historiografie v æeskoslovensku 1979-1980, Praha 1980, pp. 312-4; Historiografie v æeskoslovensku 1980-1985, Praha 1985, pp. 207-8; e Historiografie v æeskoslovensku 1985-1989, Praha 1990, p. 295.

65. Ricordiamo anche l'articolo di Anton Vantuch, Fernand Braudel, metoda a dielo, in æsßh, 19, 1971, pp. 397-409.

66. L'eccezione che conferma la regola è la lunga critica del libro di E. Le Roy Ladurie intitolato Montaillou, village occitan de 1294 à 1324, Paris 1975. Cfr. a questo riguardo P. Charvát e Z. Smetánka, Montaillou - moånosti poznání åivota stedovké vesnice, in æsßh, 30, 1982, pp. 219-35.

67. Basti pensare, fra gli altri, alle relazioni di J. Macek, come quella menzionata alla nota 41, o alla critica Montaillou di F. @mahel, in "Husitsk Tábor", 5, 1982, pp. 303-8.

68. Cfr. F. @mahel, L'université de Prague de 1433 à 1622: recrutement géographique, carrières et mobilité sociale des étudiants gradués, in Les Universités européennes du xvie auxviiie siècle. Histoire sociale des populations étudiantes, vol. i, Paris 1986, pp. 65-88; e J. Peek e D. Saman, Les étudiants de Bohême dans les universités et les académies d'Europe centrale et occidentale entre 1596 et 1620, ivi, pp. 89-111.

69. Pauvres des villes et pauvres des campagnes, in aesc, 16, 1961, pp. 1053-55, e Autour de la peste noire au xive siècle en Bohême, ivi, 18, 1963, pp. 720-4.

70. Vedi le "Tables analytiques" delle "Annales. Economies, Sociétés, Civilisations"1989-1993, supplemento al n. 6, 49, 1994, ai numeri 0232 (Bartoek), 0612 (J. Koalka), 0850 (A. Teichová), 1152 (F. Graus).

71. Per esempio in "Annales", 40, 1985, n. 3 (@mahel, La Révolution hussite, une anomalie historique).

72. A partire dal 1990 furono organizzati a Praga, e a volte a Brno e Olomouc, dei seminari guidati, fra gli altri, da André Bruguière (1992, 1994), Georges Duby (1994), Marc Ferro (1995), François Furet (1994), Roger Chartier (1992), Jacques Le Goff (1992), Bernard Lepetit (1994), Krzysztof Pomian (1992, 1994), Jacques Revel (1992), Jean-Claude Schmitt (1992) e Nathan Wachtel (1994). Per informazioni più dettagliate, vedi "Bulletins du cefres et Cahiers du cefres".

73. J. Le Goff, Kultura stedovké Evropy, Praha 1991. Opera brillantemente tradotta da Josef æermák, e corredata da una Postfazione di Jaroslav Kudrna, un autore che in passato aveva in pratica messo la scuola delle "Annales" alla berlina.

74. G. Duby, Vzneené paní z 12. století, i: Heloisa, Aliénor, Isolda a dalí, Brno 1997, postfazione di Josef Válka.

75. La casa editrice Argo sta preparando attualmente Fantasie stedovku di J. Le Goff, Nedle u Bouvines di G. Duby, Strach na západ di J. Delumeau, Djiny smrti di Ph. Ariès.

76. Per esempio, B. Lepetit, Teze o interdisciplinarit, in æßh, 90, 1992, pp. 64-72, o anche J.-Y. Grenier, Historie a sociologie: (tém) nemoån dialog, in "Historická demografie", 19, 1995, pp. 155-66.

77. Encyklopedick slovník, Praha 1993, p. 50. M. Bloch e F. Braudel vi sono considerati come le figure rappresentative della scuola, il cui quadro metodologico poggiava sugli studi interdisciplinari e le analisi antropologico-culturali. Nessuna delle enciclopedie precedenti, e tanto meno quelle d'anteguerra, comprende una voce "Annales".

78. Pírußní slovník naußn, vol. i: A-F, Praha 1962, p. 235. Ilustrovan encyklopedick slovník, i, A-I, Praha 1980, p. 239 fornisce informazioni più dettagliate. Alle quali fanno eco quelle di Malá ßeskoslovenská encyklopedie, vol. i: A-C, Praha 1984, p. 488.