Le "Annales", la storiografia rumena
e il progetto "mentalités"

di Alexandru Dutu

1. Da G. Bratianu a M. Eliade

I bilanci storiografici stesi in Romania hanno messo costantemente in rilievo i contatti intrattenuti dagli storici rumeni con i centri europei che hanno rinnovato il discorso storico. Formatasi soprattutto in Germania e in Austria, la generazione precedente la prima guerra mondiale si è avvicinata ai nuovi orientamenti proposti dai colleghi francesi sotto l'impulso naturale di arricchire ed affinare la ricerca del passato. È quindi possibile ravvisare tendenze simili a quelle espresse dalle "Annales" nell'abbondante produzione di Nicolae Iorga, che ha dominato la storiografia rumena fino alla sua tragica morte avvenuta nel 1940. Al pari di Lucien Febvre, Iorga ha sempre cercato di mettere in primo piano l'uomo «così come è stato»: ma, preoccupato della realizzazione e della conservazione dello Stato nazionale, egli ha introdotto nei suoi lavori sulla storia rumena un discorso orientato da questo obiettivo.

Le cose sono cambiate dopo la guerra: nel 1920 è stata fondata, a Fontanay-aux-Roses, la Scuola rumena in Francia, dove si sono formati storici e comparativisti di rilievo 1. Abbandonato dal regime comunista rumeno, l'edificio della scuola è stato abbattuto nel 1960. A quest'epoca, il discorso ufficiale elogiava, in una prima fase, «le grandi realizzazioni» del regime sovietico, scorgendo ovunque la lotta contro gli oppressori, mentre nella seconda fase la propaganda del Partito comunista amplificò la mitologia nazionalista 2,denigrando nel contempo gli orientamenti "capitalistici". In queste condizioni, tutto lascerebbe supporre che non vi siano stati contatti con la storiografia francese. Ma le apparenze sono, come sempre, ingannatrici. È quel che desideriamo mostrare nelle righe successive, dopo aver ricordato due grandi personalità che hanno lasciato la loro impronta nella cultura rumena e che hanno avuto relazioni dirette e ininterrotte con la scuola delle "Annales".

La nostra sintesi vorrebbe, nello stesso tempo, proporre una ricostruzione più sfumata degli orientamenti storiografici rumeni del xx secolo, che non possono essere ridotti ai temi politici o alla tradizionale opposizione al discorso imposto dalla cerchia al potere: ciò che ben sappiamo, in base alla nostra esperienza, è che gli storici hanno fatto il loro mestiere tenendo conto delle imposizioni sociali e politiche, ma senza sottomettervisi in modo assoluto. Se il discorso ufficiale del periodo comunista ha avuto un carattere nazionalista a oltranza, quello dell'onestà non ha adottato soltanto la forma "patriottica" 3, bensì ha proposto un'alternativa, rifacendosi all'esempio proveniente dai paesi democratici 4. Se il discorso ufficiale era impregnato di idee politiche 5, quello dell'onestà ha affrontato alcuni temi della vita intellettuale che dirigevano l'attenzione dei lettori verso altri aspetti del passato. Se, infine, la ricca tradizione rumena offre solidi punti d'appoggio a una ripresa dell'attività storiografica 6 lo sviluppo attuale deve anche trarre profitto dagli sforzi fatti per mantenere la cultura del paese nel circuito internazionale. L'approccio comparativista e pluridisciplinare è obbligatorio allorché si rievoca la scuola delle "Annales" in un paese sottomesso a un'esperienza che si ispira al riduzionismo puro e interessa soprattutto per le sue proiezioni sul piano politico, nonostante il fatto che la storia dei rumeni abbia un carattere di interiorità, svolgendosi cioè nella vita intellettuale e spirituale

Fra gli storici rumeni che hanno studiato a Fontanay-aux-Roses, i professori C. C. Giurescu, C. Marinescu, P. P. Panaitescu, G. Bratianu hanno insegnato all'università di Bucarest, formando così diverse generazioni di storici. Tra loro, G. Bratianu e P. P. Panaitescu hanno deliberatamente manifestato la loro volontà di affrontare problemi di storia europea e di accentuare maggiormente gli aspetti sociali ed economici. Mentre Panaitescu si è rivolto verso il mondo slavo, Bratianu ha scelto temi che dovevano avvicinarlo alle "Annales" e al modo di procedere braudeliano.

Dopo Recherches sur le commerce génois dans la Mer Noire au xiii siècle (del 1929) ed Etudes byzantines d'histoire économique et sociale (del 1938) ­ citati a più riprese da Braudel nel suo Il Mediterraneo ­, egli ha redatto la storia di uno spazio geografico e di una civiltà: La Mer Noire. Des origines à la conquête ottomane (pubblicata dopo la sua morte avvenuta in carcere, nel 1968). Le "Annales" hanno colto l'importanza dei contributi di G. Bratianu e tre recensioni li hanno segnalati ai lettori della rivista (nel 1930, 1936 e 1938). L'autore di queste presentazioni era lo stesso Marc Bloch, il quale sottolineava lo «stile agile e puro» del francese, così come la solida documentazione dell'autore rumeno, che offre delle opere «non solo costantemente istruttive, ma anche davvero avvincenti» 7.

Collaboratore delle "Annales", Bratianu adottò una nuova strategia di ricerca la quale si riflette nella grande sintesi realizzata insieme con M. Berza e A. B. Duff. La sua intenzione «di dare maggiore ampiezza ai fenomeni della storia economica e sociale e d'integrare nell'esposizione dei fatti e degli eventi la storia della civiltà e del pensiero, delle lettere e delle arti», così come la sua vocazione di storico dei grandi spazi, lo portarono a concepire una Histoire de l'Europe au Moyen Age, 293-1566, il cui indice fu portato a conoscenza del pubblico, con una ponderosa introduzione, nel 1937. Un primo abbozzo della sintesi era stato redatto a Parigi (nel caffè "La Source" sul Boulevard St. Michel) da A. B. Duff, un amico del direttore dell'Istituto francese di Bucarest, Alphonse Dupront, e da Mihai Berza, giunto a studiare all'École Pratique des Hautes Études. L'Histoire de l'Europe doveva contare tremila pagine, ripartite in tre volumi, e doveva essere diretta da un comitato di redazione formato da Tzigara-Samurcas, Bratianu, Giurescu, Pippidi, Duff, Berza e, quali membri stranieri, Lucien Febvre, Henri Grégoire e Franz Babinger. L'opera si sarebbe aperta con "I quadri politici", seguiti da "L'organizzazione economica", "Il regime sociale", "La vita dello Stato", "L'uomo e le forze dello spirito", capitolo comprendente la Chiesa, gli uomini e le razze, la letteratura e l'arte 8.

Sebbene il progetto non sia mai stato realizzato, l'influenza delle "Annales" può essere, tuttavia, osservata nella rivista fondata da Iorga e diretta, a partire dal 1941, da Gheorghe Bratianu e Mihai Berza, in qualità di segretario di redazione. In un ritratto, apparso nel 1946, dello storico che aveva amato e rispettato (Un savant et un soldat - Marc Bloch), Bratianu scriveva a chiare note: «è un giusto omaggio, che conviene rendergli, ricordando che, nella riorganizzazione della "Revue historique du Sud-Est européen", sono le "Annales" che abbiamo preso a modello; se questa pubblicazione del nostro istituto ha potuto quindi compiere qualche progresso negli ultimi anni, essa lo deve per grandissima parte all'esempio che i suoi collaboratori hanno costantemente avuto sotto gli occhi».

La "Revue historique du Sud-Est européen" ha adottato le rubriche della pubblicazione francese e ha consacrato dettagliate analisi allo spazio mediterraneo o pontico, ai rapporti tra Roma e Bisanzio, all'Europa balcanica e danubiana. La diversità dei temi e degli approcci «che si può constatare anche nello stile delle "Annales" durante il primo decennio della loro esistenza, ha permesso una convergenza degli studi verso la storia aperta, refrattaria a formule uniche» 9. V'è da aggiungere che la rivista ha goduto d'un unanime prestigio fra gli storici rumeni: la sua soppressione nel 1947 ne ha aumentato l'autorità scientifica.

La seconda personalità ad aver frequentato il circolo delle "Annales" è Mircea Eliade, il quale, su richiesta di Lucien Febvre scrisse, nel 1947, uno studio sull'opera di Georges Dumézil, apparso nel 1949, Pour une histoire générale des religions indo-européennes. Febvre discusse il Traité d'histoire des religionse l'Histoire générale des religions nelle "Annales" dello stesso anno. Come ha rilevato Hans-Dieter Mann

l'opera di Mircea Eliade aveva permesso a Lucien Febvre di mettere in risalto l'aspetto parziale dell'umano, sempre e ovunque identico. Quest'opera aveva messo in luce la struttura particolare di una civiltà formata dagli elementi religiosi uniti alle condizioni materiali dell'esistenza. Se si spinge l'astrazione così in profondità, si ritrovano le interdipendenze che riflettono strutture mentali proprie non di una data civiltà, quanto piuttosto dell'intera specie umana 10.

L'opera di Mircea Eliade, molto poco conosciuta mentre viveva in Romania, è al giorno d'oggi diffusa e commentata in quanto espressione del pensiero di un rumeno che ha dialogato con i grandi spiriti del mondo contemporaneo. L'esempio di Eliade stimola gli studiosi che s'immergono nell'analisi dei fenomeni culturali o dei fatti della civiltà a trovare il supporto spirituale delle manifestazioni umane.

2. L'apertura alle "mentalità"

La Cortina di ferro ha impedito alla comunicazione intellettuale tra l'Occidente e i paesi occupati dall'Armata rossa di seguire il suo corso naturale: negli anni Cinquanta l'isolamento venne associato a violente repressioni contro gli intellettuali formatisi in Francia e all'Accademia di Romania a Roma. La corrispondenza venne sistematicamente sottoposta a controlli, e le pubblicazioni occidentali riuscivano a penetrare nelle biblioteche soltanto dopo una rigorosa censura ad opera della "Direzione della stampa". Il disgelo controllato successivo al 1963 ha favorito una certa ripresa delle relazioni con i paesi occidentali. Nel 1969 l'ex direttore dell'Istituto francese di Bucarest, Alphonse Dupront, si recò nella capitale rumena insieme a un'équipe di prima grandezza: Jacques Bertin (che tenne una conferenza sulla semiologia grafica), Georges Duby (storia e sociologia dell'Occidente medievale), Pierre Chaunu (storia seriale), François Furet (storia del libro nella società moderna). La replica rumena venne pronunciata da A. Otetea, I. Nestor, H. H. Stahl e M. Berza. Gli atti di questo fecondo colloquio sono stati pubblicati nella "Revue Roumaine d'Histoire", 1970, n. 3, e hanno prolungato l'eco di un incontro che proponeva la pluralità degli approcci in un paese oppresso dal materialismo storico, favorendo così la ripresa del dialogo 11.

Poco alla volta, i lavori degli storici delle "Annales" cominciarono a penetrare nel circuito intellettuale rumeno: l'Occidente medievale di Jacques Le Goff, le sintesi di Georges Duby, Pierre Chaunu, Emmanuel Le Roy Ladurie, Pierre Francastel e di altri ancora. Mihai Berza tornò alle sue preoccupazioni di storico dell'Europa privilegiando le ricerche svolte con spirito comparativista e pluridisciplinare nell'"Istitituto di studi sud-est europei" da lui diretto a partire dal 1963 fino alla sua morte nel 1978.

Al "Congresso di studi sud-est europei" di Bucarest, da lui organizzato nel 1974, Berza parlò, nella conferenza inaugurale, della necessità di «accelerare il processo di modernizzazione della ricerca, di rinnovamento della problematica, di apertura a nuovi campi d'investigazione e d'introduzione di nuovi metodi» 12.

Egli mise un forte accento sul "metodo comparativo" fornendo a più riprese l'esempio degli approcci proposti da Faire de l'histoire, appena allora pubblicato e incoraggiando gli aspetti di innovazione contenuti nella "Revue des études sud-est européennes" (fondata nel 1963), che intendeva costituire la continuazione della "Revue" diretta da Iorga e, nella sua ultima fase, da G. Bratianu. Chi scrive ha avuto l'occasione, in qualità di suo collaboratore nella rivista, di apprezzarne l'apertura spirituale e il rigore. D'altra parte, si può senza tema di smentite affermare che la cultura rumena è stata salvata, per un lungo periodo di tempo durante il regime comunista, dalla generazione formatasi all'Accademia di Roma e orientata, dopo il 1965, verso la storiografia francese.

Incoraggiati dall'esempio dei loro professori (che dopo il 1965 hanno incominciato a ritornare nelle università e alla direzione degli istituti di ricerca), gli storici più giovani hanno iniziato ad affrontare argomenti insoliti, come la climatologia 13 o le epidemie 14, e i molteplici aspetti della demografia 15. Professore di storiografia presso la facoltà di Storia di Bucarest, Lucian Boia ha insistito sull'opera svolta dal gruppo delle "Annales" e, dopo aver presentato nelle "Annales" di Bucarest i ritratti dei grandi storici, ha affrontato il campo delle "mentalità" producendo libri molto avvincenti sulla storia dell'immaginario europeo 16.

In un tempo nel quale il passato era chiamato a giustificare il presente secondo il principio di Orwell per cui «chi controlla il passato, controlla l'avvenire», gli storici rumeni scoprirono un alleato sottile e tenace nella storia delle mentalità, che intendeva ritrovare le emozioni, le credenze e l'universo mentale degli antenati 17. Mentre la storia ufficiale e la propaganda del Partito comunista erano ossessionate dalla continuità storica (messa al servizio del nazionalcomunismo e della tesi secondo la quale il Partito comunista rappresentava il punto finale della "lotta millenaria" dei rumeni per la libertà e per la pace), gli storici onesti si rivolgevano alle mentalità per scoprire altri sistemi di pensiero e altri comportamenti politici. Le "Annales", nonostante lo strutturalismo della fase braudeliana, talvolta alquanto poco sensibile alle mentalità, sono diventate un modello, secondo l'osservazione fatta in loco da specialisti stranieri 18. Nel 1980, la "Revue des études sud-est européennes" pubblicò gli atti di un colloquio organizzato all'"Istituto di studi sud-est europei" sulle "mentalità collettive": vi parteciparono ricercatori appartenenti a diversi istituti di ricerca, che discussero di aspetti teorici quali il rapporto tra ideologia e pensiero sociale, le tradizioni popolari, l'analisi del lessico. La "Revue" aveva pubblicato contributi firmati da Robert Mandrou e Louis Trenard (nel 1972) e da Robert Muchembled (nel 1974): nella rivista "Synthesis", l'estensore di questo saggio aveva pubblicato articoli di Jean Delumeau e Daniel Henri Pageaux. L'innovazione non passò inosservata agli specialisti francesi e Claude Michaud salutò il fatto che «la storia delle mentalità, per iniziativa di A. Dutu, si sta aprendo un varco nella storiografia rumena» 19. I relativi atti sono apparsi nella "Revue Roumaine d'Histoire" del 1983.

Nel 1971 venne pubblicata la mia tesi di dottorato Les livres de sagesse dans la culture roumaine. Introduction à l'histoire des mentalités sud-est européennes, e C. Th. Dimaras, il grande storico della letteratura neogreca, commentò molto favorevolmente l'opera in un rinomato quotidiano di Atene 20. Sezioni consacrate a questo tipo di storia cominciarono ad essere organizzate nel quadro dei congressi sud-est europei. L'ultimo, tenuto a Salonicco, ha favorito un dibattito su questo tema, il cui risultato è stato un riuscito resoconto sulla "mentalità balcanica» 21. Analisi approfondite hanno esplorato le relazioni tra i diversi livelli culturali, con particolare riguardo per le mentalità contadine 22, e più recentemente si sono aperte a temi proibiti prima del 1989, come il divorzio o la morte, per non parlare della devozione e degli atteggiamenti religiosi 23. Alcuni aspetti della vita quotidiana, l'amore e la morte, l'idea di patria, le rappresentazioni del tempo e il pensiero illuminato sono stati ricapitolati nel bel libro di Stefan Lemny, basato su una solida tesi di dottorato, intitolato Sensibilité et histoire dans le xviiie siècle roumain 24. Nel 1986 ho pubblicato un libro, La dimension humaine de l'histoire, 25contenente esplorazioni nel campo delle mentalità europee e una nutrita antologia di testi firmati da Lucien Febvre, Georges Duby, Robert Mandrou, Michel Vovelle, Hugo Dyserinck, Roger Chartier, Walter Ong e qualche autore rumeno.

Dopo il 1989, corsi speciali sulla storia delle mentalità e dell'immaginario sono stati tenuti presso l'Università di Bucarest. Il gruppo di studi organizzato presso la facoltà di Francese (che negli ultimi mesi del regime Ceausescu stava affrontando il tema della noia!) si è trasformato in corso regolare tenuto da Dolores Toma 26, mentre a Cluj un consistente corso sulle mentalità collettive e l'immaginario sociale è offerto agli studenti della facoltà di Storia da Simona e Toader Nicoara 27. Entrambi i corsi hanno debuttato con un ricco capitolo sulla "Scuola delle Annales". A ciò bisogna aggiungere il circolo di storia delle mentalità che funziona da dieci anni presso l'Istituto di storia N. Iorga di Bucarest e il dottorato in questa specializzazione organizzato presso l'"Istituto di studi sud-est europei" di Bucarest. I giovani ricercatori di questo istituto (che preparano tutti il loro dottorato all'"École des Hautes Études en Sciences Sociales") hanno già pubblicato una raccolta di studi basati su documenti originali nel bollettino dell'istituto ("Sud-Estul si Contextul european" 28).

Un grosso volume di documenti inediti o poco conosciuti con analisi condotte a partire dall'attività giuridica, dal lessico socio-politico e dalle relazioni dei viaggiatori, si è riproposto di cogliere stati d'animo, rifiuti e confluenze tra il messaggio della Rivoluzione francese e gli uomini del sud-est europeo in epoca rivoluzionaria 29. La lezione delle "Annales" ha ispirato diverse ricerche condotte dal direttore dell'Istituto di Iasi, il professor Alexandru Zub 30.

3. L' "impresa" della rivista "Mentalités"

Questa vivacità manifestatasi nei grandi centri universitari della Romania ci ha incoraggiati nel tentativo di riunire gli sforzi e di allinearli alle ricerche svolte in Europa nel campo delle mentalità. Il nostro progetto ha conosciuto il destino della sintesi di Bratianu-Berza-Duff, ma merita, credo, di essere rievocato.

Nel 1979, il progetto di lanciare una rivista dal titolo "Mentalités" fu messo a punto dal neozelandese Norman Simms, da Robert Muchenbled (in quel momento a Lilla) e dal sottoscritto. Redigemmo insieme la presentazione della rivista, che doveva essere lanciata in occasione del x Congresso dell'ailc (Associazione internazionale di letteratura comparata) di New York nel 1982. Nel 1979 ero stato eletto membro della Segreteria dell'Associazione, e immaginavo di poter creare, al suo interno, un piccolo movimento a favore di un riavvicinamento tra letteratura comparata e storia delle mentalità. A tal fine pubblicai un libro proprio con questo titolo e lo inserii (gratuitamente) nell'esposizione organizzata presso l'Università di New York nel 1982. Sostenuto da Zoran Konstantinoviø di Innsbruck, feci un tentativo presso il professor Fokkema, responsabile della Commissione per i progetti di ricerca, il quale mi invitò però alla pazienza. Per convincere i colleghi organizzai una tavola rotonda al Congresso di New York, con la partecipazione di eminenti specialisti: R. Mortier, Y. Chevrel, H. Dyserinck, G. Gillespie, G. Kaiser, H. J. Lüsebrink, D. H. Pageaux, J. Marx. Gli atti della tavola rotonda dovevano comparire nella rivista "Mentalités" ma, date le enormi difficoltà di comunicazione, e poiché il primo fascicolo della rivista di Simms non era convincente, dopo lunghe trattative con la censura rumena li pubblicai nella rivista annuale "Synthesis" 31.

In una lettera inviata a Hugo Dyserinck nel 1983, manifestavo la convinzione che

l'interesse della storia delle mentalità risiede precisamente nell'aver saputo prendere le distanze nei confronti della psicologia dei popoli, e nell'accento posto sull'immaginario, terreno d'elezione della letteratura comparata.

Gli specialisti approvarono il mio punto di vista. Minore fu l'entusiasmo dei membri della Segreteria.

Il primo fascicolo della rivista "Mentalités" apparve dopo il Congresso di New York, in un formato poco agile e con qualche errore di stampa. Per migliorare la qualità tipografica, Robert Muchenbled iniziò a trattare con un'università del Québec, ma le discussioni con Simms, che aveva conservato la supremazia all'interno della rivista, non sortirono alcun risultato. "Mentalités" continuò a essere stampata in Nuova Zelanda e alle difficoltà di comunicazione si aggiunsero ­ da parte mia ­, per un verso le "fantasie" della censura, che non lasciava circolare liberamente tutte le lettere indirizzatemi e per un altro l'ostilità della Sezione per la propaganda del Comitato centrale del Partito comunista, che non comprendeva perché non mi occupassi della relazione tra il regno dacio di Burebista e la dinastia di Ceausescu. I tre membri del Comitato d'Iniziativa non s'incontrarono né discussero mai tra loro sui sommari della rivista: Norman Simms ha continuato, da solo, a organizzare i sommari, e la rivista ha oscillato tra mentalità collettive e analisi psicanalitiche. Il progetto è stato inoltre costantemente minacciato di estinzione per carenza di fondi. Tuttavia, grazie all'abnegazione di Simms e all'interesse da lui suscitato nei circoli desiderosi di esplorare il territorio della storia delle mentalità, la rivista ha proseguito, solitaria, nel suo destino. Nel gennaio 1997 è uscito il n. 2 dell'xi volume. Nel frattempo Robert Muchenbled ha fondato una propria rivista. Nel comitato di redazione di "Mentalités" continuano a figurare Hélène Ahrweiler, Zoran Konstantinoviø, Emmanuel Le Roy Ladurie, Walter Leitsch, Walter Ong e numerosi nuovi arrivati.

In qualità di storico ho tentato di costituire un gruppo di lavoro internazionale sulla storia delle mentalità che doveva avere un carattere pluridisciplinare e incoraggiare le «ricerche sull'immagine dell'altro, gli atteggiamenti mentali nelle relazioni internazionali, le relazioni culturali e il clima mentale, i livelli temporali nella storia politica e culturale». La mia proposta, formulata in questi termini, ricevette una pronta risposta da parte del Segretario generale del "Comitato internazionale delle scienze storiche", Hélène Ahrweiler. Alla lettera del 12 giugno 1984, la signora Ahrweiler rispose il 27, invitandomi a sottoporre nel mese di settembre il progetto al giudizio di una commissione. La commissione, presieduta da Louis Trenard e con segretario Jacques Marx di Bruxelles, cominciò a elaborare il dossier. Ma gli smarrimenti della corrispondenza, l'impossibilità di riunirsi, le varie defezioni lasciarono senza risposta le amabili e incoraggianti lettere della signora Ahrweiler.

Un ultimo tentativo di rilanciare il progetto di una commissione per la storia delle mentalità è stata la proposta presentata a Natalie Zemon Davis di organizzare una tavola rotonda e un incontro sulle mentalità al Congresso degli storici americani nel dicembre del 1987: la proposta venne accettata ma, dei tre partecipanti alla tavola rotonda "New Directions in the Study of Mentalities" ­ Jean-Claude Schmitt, il moscovita Aron Gureviø e il sottoscritto ­ soltanto il primo è arrivato a Washington...

4. La scuola delle "Annales" nello specchio rumeno

Dopo il 1989, le "Annales" giungono a Bucarest. Un accordo stipulato tra l'Accademia rumena, l'Università di Bucarest e l'École des Hautes Études en Sciences Sociales, nel marzo 1991, ha dato il via a un seminario franco-rumeno di formazione alla ricerca in scienze sociali. Il seminario ha riunito insegnanti e ricercatori rumeni e francesi allo scopo di formare giovani dottorandi in vista di un dottorato svolto nella scuola stessa, e d'incoraggiare la ricerca in comune: il seminario è stato concepito come luogo di confronto, di dialogo e di formazione. Per tre anni alcuni conferenzieri francesi hanno dialogato con i loro colleghi rumeni con grande beneficio dei giovani che in seguito si sono impegnati nella redazione di un dea alla Scuola parigina. Il primo anno sono stati affrontati alcuni aspetti preliminari della storiografia (con F. Hartog), della Scuola delle "Annales" (con B. Lepetit), l'antropologia, la sociologia, la filosofia, la psicologia e la semiologia sotto l'insegna "Lo stato dei luoghi nelle scienze sociali". Nel biennio 1992/1993 il tema prescelto è stato "Mutamenti sociali: regolazione, conflitti, violenze", sempre in una prospettiva multidisciplinare: il primo incontro è stato dedicato ai rapporti tra storia delle mentalità e storia culturale (con R. Chartier). L'anno accademico 1993/94 ha visto, infine, svolgersi una serie di conferenze sulle relazioni tra cultura e politica. Dal 1994 il seminario funziona da scuola internazionale di dottorato nel quadro della rete francofona: la scuola è regionale, e accanto a giovani rumeni lavorano polacchi, ungheresi e bulgari. Bisogna aggiungere che tutti i professori francesi hanno tenuto conferenze in occasione del loro soggiorno in Romania, all'"Istituto francese" di Bucarest, cosa che ha assicurato una certa diffusione alle loro relazioni. Con Norbert Dodille (ex direttore del suddetto istituto) ho riunito la maggior parte delle lezioni tenute nel quadro del seminario in due eleganti volumi pubblicati dalla casa editrice l'Harmattann: L'état des lieux en sciences sociales, nel 1993, e Culture et politique, nel 1995. Per non lasciar cadere nel dimenticatoio i nostri sforzi di mettere in piedi una rivista e una commissione internazionale, nel luglio 1994 ho organizzato, insieme con Daniel-Henri Pageaux, presso l'Università del Mar Nero, a Mangalia, il corso estivo "Immagini e stereotipi etnici", per discutere i rapporti tra pensiero cosciente e automatismi, l'immagine dell'"altro", le fonti degli stereotipi ­ i media ­ e la relazione tra nazionalismo e coscienza europea.

Vista allo specchio rumeno, la scuola delle "Annales" acquista prestigio e fama grazie alle risposte date alle questioni sollevate dal clima mentale contemporaneo, prova della capacità di proporre un pensiero di tipo internazionale. In una società isolata e minacciata dal riduzionismo materialistico, gli storici hanno accolto con simpatia l'invito a esplorare nuovi ambiti di ricerca, così come tutti i suggerimenti da parte di specialisti che si rifiutavano di trasformare il passato in un campo di battaglia fra sovrani o fra classi sociali. In un momento in cui la storia non poteva essere scritta al piccolo punto, alla maniera dei ricami fatti da vecchie nonne e in cui lo studioso non poteva più contentarsi di praticare il sistema del cassettone (cassetto in alto la politica; secondo cassetto "l'organizzazione della società" ­ da parte di chi? ­ immagino da parte del potere politico, che, dall'alto del primo cassetto domina, regna e governa tutto), il provincialismo imposto con la forza dal partito unico è stato agevolmente superato. Anche se il numero dei soggetti affrontabili restava limitato, nulla impediva allo studioso di osservare che il privato occupa un ambito più vasto del pubblico, e che la vita nelle società non si riduce alla sola dimensione economica. L'approccio francese ha incoraggiato gli storici rumeni a riflettere sul proprio passato mentre «la civiltà meccanica spiegava le sue ali sul mondo» e uno schema semplicistico di pensiero veniva trasformato in visione del mondo. Ma ­ ci chiediamo ­ era sufficiente ritornare alla saggezza tradizionale, rifugiarsi nell'arcaico, alla maniera del movimento di coloro che ritrovavano «la buona piccola Francia, così saggia, così ragionevole, così modesta nelle sue vecchie abitudini d'un tempo, sdraiata nel giardino della sua vecchia casa di famiglia e intenta a leggere e rileggere, con le orecchie tappate, i suoi vecchi classici? I maestri della moderazione francese. Moderazione o mediocrità?» 32.

Il messaggio delle "Annales" è stato poi un incitamento alla curiosità intellettuale: il consiglio di "guardare in casa del vicino" ha incoraggiato gli studi comparativisti e l'eco più potente delle ricerche francesi è stata registrata dall'istituto rumeno chiamato a fare comparazioni: l'Istituto di studi sud-est europei. Esso ha, inoltre, promosso ricerche multidisciplinari, e la ricostruzione del passato si è fatta carico dei documenti politici, della pittura, dell'economia e del lessico. Da parte nostra, abbiamo aggiunto le opere letterarie, accettando pienamente l'osservazione di Lucien Febvre: «dove trovare, se non nella letteratura, fonti più valide per tradurre i sentimenti profondi degli uomini, le forze nascoste delle società, le origini delle rivolte o, al contrario, delle sottomissioni collettive?». Tutto ciò a condizione di non guardare l'epidermide soltanto del fatto letterarario e di non trasformare la storia letteraria in una danza delle forme.

Il dichiarato attaccamento alla storia delle mentalità ha indirizzato la nostra attenzione verso campi ignorati, o semplicemente lasciati in ombra dalla scuola delle "Annales". L'accento posto sulle strutture, sul pietrificato, così come la tendenza a privilegiare gli automatismi, le «prigioni della lunga durata», ci hanno fatto dubitare della capacità che un tale approccio ha di abbracciare la realtà in tutta la sua varietà. Nel privilegiare certi tipi di fenomeni, gli storici delle "Annales" hanno talvolta frammentato, ancora una volta, il passato, mentre il discorso strutturalista imponeva nuovi "cassetti" nell'esplorazione del passato 33. Mentre gli etnologi di formazione marxista ripetono che «tutto è sociale», lo studio delle mentalità mette in risalto atteggiamenti, gesti, credenze che prendono corpo nel momento in cui l'uomo si trova solo davanti a Dio. Prima di morire, Giuseppe ii diede l'addio agli amici: sarebbe troppo semplice attribuire il suo messaggio alla vita mondana dell'epoca e non leggervi una ripresa della tradizionale arte di morire. Pur restando le profondità dei nostri antenati per sempre sigillate, sarebbe deplorevole lasciar scivolare lo sguardo dalle pulsioni profonde dell'essere umano... La lezione di Mircea Eliade è soprattutto questa. Ma è anche una constatazione scientifica fatta da coloro che desiderano ricostruire una "realtà" più ricca di quella uscita dalle analisi guidate dal «tutto è sociale» 34. Se un "uomo eterno" esiste davvero, come diceva Febvre, allora è possibile ritrovare una certa struttura della natura umana: quel che cambia sono gli atteggiamenti che provocano l'emergere alla superficie di alcuni temi dominanti o la perdita di altri concetti e sistemi di pensiero, senza far uscire dal gioco quel supporto dell'esistenza umana che è il rapporto dell'uomo con Dio 35. La storia delle mentalità ha favorito la congiunzione del religioso con il culturale, ma essa si fa troppo spesso rinchiudere nelle strutture rigide, negli automatismi e nei margini del fatto religioso «che permettono in qualche maniera di aggirare l'essenziale, l'atto di fede» 36.

È un motivo in più per incoraggiare gli studi comparativi e per cercare nuove possibilità di cooperazione internazionale.

Note

1. E. Cleynen Serghiev, L'école roumaine de Fontenay-aux-Roses, in "Les langues neo-latines", 1995, n. 276, pp. 55-67.

2. Per questo aspetto, cfr. P. E. Michelson, Myth and Reality in Rumanian National Development, in "International Journal of Rumanian Studies", 1987, n. 2, pp. 5-33.

3. Cfr. la tesi sviluppata nel libro di K. Verdery, National Ideology under Socialism: Identity and Cultural Politics in Ceausescu's Rumania, University of California Press, 1991.

4. Cfr. il nostro contributo, Le comparatisme et l'esprit européen, in "Synthesis", 1994, n. 21, pp. 3-8.

5. Cfr. il bilancio di K. Hitchins, Romania, nel fascicolo speciale di "American Historical Review", 1992, n. 4, pp. 1064-83.

6. In questo senso cfr. i bilanci di A. Zub, Horizon clos. L'historiographie roumaine des années '80 e di A. Pippidi, Une histoire en reconstrution. La culture historique roumaine de 1989 à 1992 nel volume Histoire et pouvoir en Europe Médiane, Paris, 1996, pp. 105-16 e 239-62.

7. L. Boia, L'historiographie roumaine et l'école des "Annales". Quelques interférences, in "Analele Universitatii Bucuresti", 1979, n. 28, pp. 31-40.

8. A. Pippidi, Un livre qui n'a jamais existé, in "Revue des études roumaines", 1993, n. 17-18, pp. 37-71.

9. Cfr. P. Teodor, La "Revue historique du Sud-Est européen" e les modèle des "Annales", in "Revue roumaine d'histoire", 1981, n. 4, pp. 773-82.

10. Cfr. M. Eliade, Amintiri, in "Revista de istorie i teorie literar", 1987, n. 3-4, p. 223; H. D. Mann, Lucien Febvre. La pensée vivante d'un historien, Paris, 1971, p. 104.

11. Una periodizzazione dell'epoca comunista in Romania è proposta nel mio articolo Traditional Toleration and Modern Pluralism: the Case of "Orthodox Europe", in "East European Quarterly", 1995, n. 2, pp. 143-55.

12. M. Berza, Les étudees du Sud-Est européen - leur rôle et leur place dans l'ensemble des sciences humaines, in "Revue des études sud-est européennes", 1975, xiii, n. 1, pp. 5-14, testo riprodotto in Ce este Sud-Estul european?, n. vi del "Bollettino dell'Istituto sud-est europeo" "Sud-Estul si contextul european", 1996, pp. 145-54.

13. T. Nicoara, Variatü climaterice i mentalita¤i colective în secolul al xviii-lea i începutul secolului al xix-lea, in "Studii i Comunicari, 1986-87, pp. 246-64, con una ricca bibliografia comprendente, fra gli altri, i contributi di Samuel Goldenberg, Lucian Boia, Paul Cernovodeanu, Paul Binder, Stefan Pascu.

14. T. Nicoara, Epidemii i mentalitati în societatea româneasca în zorile modernitatii, 1700-1830, in Studii de istorie a Transilvaniei, Cluj 1994, pp. 152-63, con una ricca bibliografia retrospettiva.

15. P. Cernovodeanu, Lucrri recente din istoriografia straina privind interdependen¤a dintre demografie i ecologie, in "Analele Universita¤ii Bucureti - Istorie", 1982, n. 31, pp. 133-5.

16. L. Boia, Historiens des "Annales", in "Analele Universitatii Bucuresti", 1981-82, i-ii, nn. 30-31. I quattro libri trattano de L'exploration imaginaire de l'espace, La Découverte, 1987; La fin du monde, La Découverte 1989; La mythologie scientifique du communisme, Paradigme, 1993; Entre l'ange et la bête. Le mythe de l'homme différent de l'Antiquité à nos jours, Plon 1995.

17. F. Furet, Beyond the "Annales", in "The Journal of Modern History", 1983, n. 3, p. 405.

18. Nella recensione a Stefan Lemny (citato più avanti), Robert F. Forrest, borsista Fulbright in Romania negli anni Ottanta, ricordava: «Before Ceausescu fell in December 1989, a few Romanian scholars had quietly begun to deemphasize nationalism and subtly display their discontent with communism by introducing into their writings methodologies originated by the French "Annales" school. An excellent example of these historians is Alexandru Dutu, who has used the techniques of mentalité to greatly deepen our understanding of Romanian history. The publication of Sensibilitate places Lemny among the élite of this group» in "Canadian Review of Studies in Nationalism", 1993, xx, n. 1-2, p. 143.

19. Recensione alla "Revue", 1980, n. 18, pubblicata in "Dix-Huitième Siècle", 1982, n. 14.

20. Cfr. "To Vima", 12/1/1973 e 19/1/1973.

21. Una versione ampliata è stata pubblicata in "Nations and Nationalism", 1996, n. 2, pp. 163-91: P. M. Kitromilides, "Balkan Mentality"- History, Legend, Imagination.

22. F. Costantiniu, Aspecte ale mentalului colectiv satese în societadea medievala româneasca, in "Studii i materiale de istorie medie", 1974, n. 7, pp. 69-100; Id., Sensibilita¤i i mentalita¤ în societatea românesca a secolului al xviii-ea, in "Revista de istorie", 1980, n. 1, pp. 147-57; L. Boia, Istoria mentalita¤ilor, in "Revista de istorie", 1980, n. 5, pp. 937-52.

23. V. Barbu, "Ceea ce Dumnezeu a unit omul sa nu desparta". Studiu asupra divor¤ului în Tara Româneasca in perioada 1780-1850, in "Revista de istorie", 1992, n 11-12, pp. 1143-55; Id., "Sic moriemur": Discourse upon Death in Wallachia during the Ancient Regime, in "Revue roumaine d'historie", 1994, n. 1-2, pp. 101-21; per altri studi su sensibilità religiosa, immagine dell'altro e immaginario collettivo cfr. Vi¤a privata, mentali¤ati colective si imaginar social în Transilvania. Omagiu Pompiliu Teodor, Oradea-Cluj, 1995-96; D. Barbu, Timpul si privirea în civilizatia româneasca a secolului al xviii-ea, Antet 1996. In questa sede non abbiamo tratto un bilancio bibliografico completo di questo tipo di studi.

24. S. Lemny, Sensibilitate si istorie în secolul xviii românesc, Edition Meridiane, 1990. Una nuova immagine di questo secolo, vituperato dagli uomini del "Risorgimento" [in italiano nel testo, n.d.T.] rumeno, emergeva da questo libro solido e sottile.

25. Dimensiuinea umana a istoriei.Directii în istoria mentalita¤ilor, Editions Meridiane, 1986.

26. Histoire des mentalités et cultures françaises, Editions de l'Université de Bucarest, 1996.

27. Mentalita¤i colective ¤i imaginar social, Presa Universitara Clujeana, 1996.

28. Mentalita¤e i Politica, in "Sud-Estul i Contextul european", iii, 1995.

29. Sud-Estul european în vremea Revolutiei Franceze, Institutul de studii sud-est europene, 1994.

30. Cfr. soprattutto i volumi editi da A. Zub: Culture and Society, Editura Academiei, 1985, e Temps et changement dans l'espace roumain, Editions de l'Académie, 1991.

31. Il mio libro s'intitolava Literatura comparata i istoria mentalita¤ilor, Editions Univers., 1982. Il fascicolo di "Synthesis" dedicato al Congresso di New York s'intitolava The Mental Frame (ix, 1982, ma iniziava con un testo di Ceauescu su Les hommes de sciences et la paix!). I contributi alla tavola rotonda di New York sono apparsi nei seguenti volumi x e xi con il titolo Histoire littéraire et Histoire des Mentalités (questa volta senza messaggio!).

32. Ho consultato il Combats pour l'Histoire di Lucien Febvre, Paris, 1965, pp. 41, 68, 72.

33. Va in tal senso la mia critica al libro di T. Stoianovich, French Historical Method. The "Annales" Paradigm, in "Revue roumaine d'histoire", 1979, n. 1, pp. 175-80.

34. Come, ad esempio, il libro di Ulrich Raulff, Mentalitäten-geschichte, Verlag Klaus Wagenbach, 1987 (cfr. introduzione, p. 14); A Riecks, Die französische Sozial- und Mentalitätsgeschichte als Basis einer Geschichte der glaubenden Menschen, in "Zeitschrift fur Kirchengeschichte", 1990, ci, n. 1, pp. 58-79.

35. Per alcuni dettagli cfr. la mia recensione al bel trattato curato da Peter Dinzelbacher, Europäische Mentalitätsgeschichte, Kröner Verlag, 1993 (pubblicato nella "Revue des études sud-est européennes", 1995, xxxiii, n. 1-2, pp. 199-200). Le riforme sanitarie e il movimento religioso inglese hanno disinnescato la rivoluzione preannunciata da Marx nel 1848 (cfr. il mio Igiena, morala i revolu¤ia in Omagiu Radu Manolescu, Editura Universita¤ii din Bucureti, 1996, pp. 25-31).

36. M. Lagrée, Histoire religieuse, histoire culturelle, in Pour une histoire culturelle curata da Jean-Pierre Rioux e Jean-François Sirinelli, Seuil, Paris 1997, pp. 393-4.