Marina Formica

 

La domanda di storia all'Universit� di Roma: tesi di laurea discusse nelle Facolt� di Lettere e Filosofia e di Magistero (1972‑73/1982-83)

 

 

1.0. Questa indagine sulle tesi di laurea di argomento storico discusse nelle Facolt� di Lettere e filosofia e di Magistero dell'Universit� di Roma �La Sapienza�, � il frutto delle sollecitazioni e dei problemi emersi durante l'organizzazione di un ciclo di seminari‑Incontri con gli storici ‑,svoltosi nell�a.a.1983‑84.(1) Non � certo casuale che chi si trovava, allora, alla vigilia della propria tesi di laurea, avvertisse l'esigenza di interrogarsi criticamente sulle dinamiche didattiche e storiografiche celate dietro tale operazione, per verificare quali fossero, in concreto, le linee di tendenza operanti nelle due facolt�, tradizionalmente produttrici di storia.

La volont� di capire quali fossero le epoche maggiormente analizzate, gli argomenti e i temi di ricerca privilegiati era strettamente connessa all'esigenza di comprendere i legami tra opzioni studentesche e strategie accademiche, considerando i nessi dialettici che legano qualitativamente e quantitativamente domanda e offerta di sapere storico. Interrogarsi sui due membri del binomio sembrava dunque particolarmente significativo ed importante, anche in considerazione della scarsa attenzione e riflessione critica prestate a tale rapporto.

Ai numerosi dibattiti sulle metodologie e tecniche storiografiche non si contrappone, ad esempio, una attenzione altrettanto vivace nei con­fronti della popolazione universitaria interessata, nel nostro caso parti­colare, alla storia, nei confronti delle sue aspettative ed esigenze, delle sue modalit� di fruizione. L'assenza pressoch� totale di riferimenti bi­bliografici sul problema della didattica storica universitaria pu� essere assunto come significativa prova di tale disinteresse(2) .

Al contrario una migliore conoscenza e chiarificazione dello stato degli studi storici all'universit�, delle affinit� e differenze tra la sensi­bilit� storiografica dei docenti e degli studenti, non solo potrebbe co­stituire l'analisi preliminare indispensabile per una qualsiasi strategia didattica programmata e definita nei suoi obiettivi scientifici, ma po­trebbe anche contribuire, nel contempo, ad una pi� puntuale focalizza­zione delle funzioni e dei ruoli dello storico nella societ� italiana, gra­zie alla ricostruzione del contesto sociale accademico in cui, per lo pi�, egli lavora, ponendosi come veicolo privilegiato di formazione storica delle nuove generazioni.(3)

Le note che seguono, lungi dall'esaurire questi problemi, intendono offrire dei materiali per una discussione in tal senso, partendo, in par­ticolare, dalle tesi di laurea di argomento storico discusse all'Universit� di Roma nel decennio compreso tra gli anni 1972/1982.

 

1.1. Nella considerazione dei dati offerti da questa ricerca si dov­ranno tener presenti alcuni dei criteri seguiti.

Innanzi tutto, nella compilazione delle tabelle (riportate in appen­dice) mi sono basata esclusivamente sul titolo delle tesi: le osserva­zioni compiute non possono quindi essere estese all'ambito propria­mente metodologico ‑ se non con cautela ‑, ma rimangono circo­scritte a quello tematico. Nella schedatura di questi titoli, pur soffer­mandomi in particolar modo sulle tesi assegnate nell'ambito dei diversi Istituti di storia(4) ho considerato e schedato tutte le tesi di argomento storico discusse nel periodo scelto, intendendo per storiche quello che tradizionalmente si intende tale, con inevitabili scelte soggettive, empiriche, discrezionali e, forse, arbitrarie.

Ho cos� preso in esame i titoli degli elaborati relativi allo studio dell'et� antica, medievale, moderna e contemporanea, cercando poi di evidenziarne, per quanto possibile, gli approcci di storia politica, eco­nomica, sociale, culturale, del diritto, delle mentalit�, ecc. Ho invece escluso quei lavori che, pur avendo valore di analisi storico‑culturale, traevano la loro motivazione da esigenze di studio particolari e specifi­che (pedagogiche, filosofiche, filologiche, letterarie, ecc.)(5).

La raccolta dei dati � avvenuta presso le segreterie universitarie delle due facolt� ove, purtroppo, non esistono sistemi di archiviazione computerizzata per le tesi, ma solo grandi volumi contenenti i verbali di queste, con i titoli degli elaborati secondo l'ordine alfabetico dei laureati (e per alcuni anni secondo le sessioni), indipendentemente dal corso di laurea scelto, dal piano di studi presentato, dalla denomina­zione della cattedra presso cui si � lavorato.

 

1.2.Prima di entrare nello specifico della ricerca ritengo per� op­portuno compiere alcune osservazioni preliminari, relative alle moda­lit� di assegnazione delle tesi stesse, in particolare all'interno degli ex Istituti di storia delle facolt� esaminate.Per concordare e ottenere un argomento di studio per una tesi non vi sono linee direttive omogenee o precise modalit� burocratiche: gene­ralmente si richiede la triennalizzazione o biennalizzazione dell'insegnamento della cattedra presso cui si intende lavorare, ma non tutti i docenti pongono questa condizione come imprescindibile: per alcuni � infatti sufficiente l'aver sostenuto un solo esame della propria materia ed aver un piano di studi ad indirizzo storico, mentre per altri, pi� esigenti, � necessario avere dei colloqui preliminari o svolgere piccole ricerche su argomenti concordati e attinenti al probabile tema della tesi.

Secondo quanto i docenti stessi affermano(6) non sembra che gli stu­denti abbiano generalmente interessi o argomenti di ricerca specifici da proporre, per cui accade pi� spesso il contrario, che siano, cio�, i professori ad indirizzare in una direzione o in un'altra gli studi del laureando, talvolta in continuit� con le ricerche che essi stessi stanno svolgendo o che hanno gi� compiuto.

Nell'illustrazione delle preferenze degli studenti verso un'epoca o un approccio metodologico/tematico non si pu�, dunque, fare a meno di considerare l'influenza di questo ed altri fattori, quali, ad esempio, la carenza di strumenti e tecniche specifiche indispensabili per lo stu­dio di particolari periodi. La scarsa ‑ o nulla ‑ conoscenza del la­tino, del greco, della paleografia, dell'epigrafia, della diplomatica ... sono, ad esempio, alcune tra le cause che possono orientare le ricerche verso epoche cronologicamente pi� vicine allo studente, e, dunque, pi� facili (per la reperibilit� e lettura delle fonti, per le affinit� psicolo­giche e culturali) e pi� attuali (perch� meno remote).(7)

A livello istituzionale non sono infatti previsti corsi propedeutici per fornire quelle competenze tecnico‑strumentali e metodologico‑concet­tuali indispensabili per un approccio scientificamente corretto ai docu­menti storici, per cui molto spesso, alla vigilia dell'assegnazione della tesi, lo studente non � ancora mai entrato in un archivio o in una bi­blioteca e non sa leggere o interpretare correttamente un testo.

 

 

 

1600

1400

1200

1000

800

600

400

200

1972 1973 1974 1975 1976 18771978 1979 1880 1981 1982 1973 1974 1975 1976 1977 1878 197 9 1980 1981 1982 1983

LEGENDA

Laureati con tesi storiche

Fig.1‑Facolt� di Lettere e filosofia

173


 


 

1800

1600

1400

1200

1000

800

600

400

200

1972 1873 1874 1975 1976 1977 1978 1879 1880 1881 1982 1973 1974 1875 1876 1977 1978 1978 1810 18 81 1882 1983

LEGENDA

Totale laureati M Laureati con tesi storiche

Fig,2‑ Facolt� di Magistero

La non obbligatoriet� di frequenza ‑ legata ai problemi propri degli studenti fuori sede ‑,l'instaurazione della libert� dei piani di studio ‑ dispo­sta dalla legge n. 910 del 13.12.1969 ‑, contribuiscono ad acuire questa mancanza di chiarezza preliminare nell'autodeterminazione della scelta da compiere. A questi problemi si aggiungeranno quelli dell'organizzazione del materiale bibliografico raccolto e quelli della scrittura, visto che anche in facolt� umanistiche pu� paradossalmente accadere che l'ultima esperienza di elaborazione scritta risalga ormai agli esami di maturit�.

 

2.1. Come quadro iniziale si possono presentare due grafici (v. figg. 1‑2) che illustrino il rapporto percentuale esistente tra le tesi di argomento storico e il totale delle tesi nelle Facolt� di Lettere e filosofia e di Magistero (cfr. tabb. A e B)(8)

Come si pu� facilmente osservare la situazione dei laureati con tesi a carattere storico si presenta differente.

Le percentuali lo dimostrano: nel decennio considerato essi costitui­scono il 17,06% sul totale di laureati di Lettere e filosofia e il 6,47% su quello di Magistero.

Ci� pu� essere spiegato con il fatto che nella prima facolt� il numero degli insegnamenti storici � nell'insieme pi� rilevante che nella se­conda (su scala nazionale nel 1983 costituiscono il 22% contro il 15,3% di Magistero)(9), ma indubbiamente anche le differenti finalit� globali delle due facolt� (oltre a probabili motivazioni relative a singoli corsi e cattedre), giocano il loro ruolo in tale contesto. Non si pu�, comunque, fare a meno di osservare che proprio nel 1972 si � regi­strata una massiccia introduzione della storia in tutti i piani di studio dei corsi di laurea a Magistero: sarebbe dunque interessante sapere se tale innovazione abbia coinciso con un parallelo incremento delle tesi di laurea rispetto al passato.

In ogni caso nel corso dei vari anni considerati si registra in ambe­due le facolt� un significativo decrescere delle opzioni degli studenti per discipline di storia: si passa infatti dal 19,64% del 1972‑73 al 14,73% del 1982‑83 per quanto riguarda Lettere e filosofia, e dai 7,49% al 3,34% a Magistero.

In opposizione all'incremento istituzionale degli insegnamenti sto­rici (+ 2% a Lettere e filosofia e + 4,9% a Magistero')(10) da una parte, e alla crescente attenzione del pubblico medio verso la storia dall'altra,(11) si verifica dunque un graduale ma indiscutibile calo dell'interesse stu­dentesco nei confronti della storia. Evidentemente le nuove forme di trasmissione e conoscenza storica affermatesi negli ultimi anni (si pensi ai media) hanno giocato un ruolo decisivo nella modificazione di sensibilit� e gusti culturali, cos� come, in campo scientifico, le sugge­stioni delle scienze sociali ‑ prima fra tutte l'antropologia ‑ hanno creato una diversa sensibilit� storica.

L'insufficiente disponibilit� delle istituzioni accademiche ad acco­gliere tali stimoli e suggestioni potrebbe dunque, forse, parzialmente spiegare tale progressiva perdita di capacit� di incidere sulla mentalit� e le aspettative delle generazioni pi� giovani.

Altri spunti di riflessione vengono offerti dai dati relativi alla ripartizione dei laureati secondo il sesso.

Se dalle prime colonne delle tabb. A e B emerge la componente tipicamente femminile delle due facolt� considerate, dalle cifre dei lau­reati con tesi storiche questa percentuale risulta alquanto ridotta: la storia sembra, insomma, essere una disciplina pi� maschile rispetto ad altre.(12)

 

2.2. Per focalizzare questi problemi in modo pi� preciso e circostanziato pu�, credo, essere utile seguire la ripartizione dei lau­reati con tesi di argomento storico all'interno dei vari corsi di laurea presenti nelle facolt� in questione. (cfr. tabb. C‑M).

Sintetizzando, le percentuali delle tesi a carattere storico in rapporto al totale dei laureati dei vari corsi sono cos� ripartite:

Lettere e filosofia

Lettere: 20,10%  Filosofia: 21,51% Lingue: 3,16%  Geografia: 0,00%

Magistero

Materie letterarie: 19,29%  Sociologia: 13,34%  Pedagogia: 6,42% Lingue e letterature straniere: 1,73%  Psicologia: 0,37%

Sembrerebbe dunque che a Lettere e filosofia il binomio maggior­mente diffuso sia quello storia/filosofia (secondo una tradizione cultu­rale ancora viva), seguito dall'altrettanto ricorrente nesso sto­ria/letteratura, prioritario invece a Magistero. Pi� sorprendente e nuovo risulta invece il legame storia/sociologia, ampiamente operante ‑ specie nella contemporaneistica ‑ fin dall'inizio (il corso di laurea in sociologia � stato istituito nel 1970) e consolidato anche a livello istituzionale, grazie all'immissione di ben dodici altri insegnamenti a carattere storico nel 1972.(13) Globalmente si pu� notare come tali ten­denze siano dunque abbastanza conformi ai modelli preferenziali di piani di studio proposti dai singoli corsi di laurea.

 

LEGENDA

Lettere e filosofia 1

Magistero

5

Et� Antica

2          Et� Medievale

3          Et� Moderna

4          Et� Contemporanea

5          Non definibile

Fig,3‑Distribuzione delle tesi per periodo storico

 

3.1. Dopo aver ricavato queste indicazioni sui laureati � necessario soffermarsi ora sulle tesi stesse, cercando di evincerne, per quanto possibile dai titoli, caratteristiche e peculiarit�.

La tab. N, relativa alle periodizzazioni scelte pi� frequentemente, offre un panorama diversificato tra le due facolt�.

Come si pu� facilmente osservare si evidenzia una diseguale distri­buzione delle tesi per periodo storico: a Lettere e filosofia essa appare pi� omogenea rispetto a Magistero (v. fig. 3), ove si nota un divario accentuato tra tesi su periodi compresi tra l'et� antica e moderna (pari al 21,38% circa) e tesi relative all'et� contemporanea (il 78,62%).

 

3.2. Il numero delle tesi di storia antica discusse a lettere e filosofia � nettamente superiore a quello di Magistero (12,42% contro il 2,71 %). Le cause di questo fenomeno sono evidentemente imputabili allo scarso spazio che occupa a Magistero il corso di laurea in �materie letterarie� rispetto ad altri pi� grandi corsi di laurea, ma anche ai diversificati studi pre‑universitari condotti dagli iscritti alle due facolt� (con la conseguente dissomiglianza tra indirizzi classicisti o psico‑pe­dagogici).

Le tesi di storia antica discusse a Lettere e filosofia riguardano prin­cipalmente la storia greca e romana, analizzata nelle sue componenti politiche innanzitutto (i diversi sistemi di organizzazione dello stato, le linee governative di alcuni capi politici, le conquiste, l'amministrazione coloniale, gli eventi bellici ...), ma anche religiose (miti e culti locali, movimenti e sette, prime comunit� cristiane ...), culturali (la produzione letteraria, filosofica ecc. di vari intellettuali, in rapporto a particolari aspetti della societ� in cui vissero), economiche (approvvigionamenti granari, emissioni monetarie ...), sociali (studi prosopografici, analisi di singoli gruppi e d� categorie e socio‑profes­sionali), di mentalit� (i significati della circoncisione, la concezione del bambino, della donna ...).

Non mancano inoltre studi su altre popolazioni antiche ‑ quali gli Assiri, i Fenici, i Cartaginesi... ‑ non particolarmente analizzate, in­vece, a Magistero, ove le tesi discusse riguardano prevalentemente la storia romana, colta attraverso aspetti della vita politica (anche la pro­blematica religiosa � esaminata attraverso le iniziative legate al potere).

 

3.3. Quantitativamente pi� rilevanti appaiono, in rapporto all'et� antica, le tesi di storia medievale discusse in questa facolt� (5,95%). Gli argomenti trattati sono attinenti soprattutto al basso medioevo e concernono temi a carattere religioso (studi su abbazie, confraternite ...) e politico‑religioso (analisi sulle direttive dell'opera di alcuni pon­tefici, sugli scismi, le lotte iconoclaste ...).

Ma non mancano lavori sulla vita culturale ed economica di diverse aree geografiche, sui problemi educativi e l'organizzazione scolastica, ecc.

A differenza di quanto avviene nella produzione storiografica me­dievistica, particolannente sensibile al fascino della storia globale e alle innovazioni metodologiche e tematiche (classici i riferimenti ai Bloch, Huizinga, Le Goff, Duby), nell'ambito delle tesi di laurea si verifica tutt'altro. Secondo quanto si pu� dedurre dai titoli considerati, infatti, non sembra che abbiano spazio tentativi che si discostino dalle pi� tra­dizionali impostazioni accademiche(14), anche se sarebbe indubbiamente necessario leggere gli elaborati per verificare, in concreto, l'effettiva incidenza di tali metodologie storiografiche.

Osservazioni analoghe possono essere condotte, da un punto di vi­sta generale, anche per la Facolt� di Lettere e filosofia, il cui corpus di tesi medievistiche si aggira intorno al 13,58%. Nel prendere atto di al­cune eccezioni (relative a studi sul concetto di povert�, sull'idea dell'oltretomba, sull'evitazione della donna, sull'immagine femminile della morte nell'iconografia medievale ...) non si pu�, infatti, evitare di puntualizzare che questo tipo di lavoro � condotto principalmente presso cattedre di antropologia culturale e non di storia medievale.

 

3.4. Neanche la storia moderna sembra offrire una situazione dis­simile e per quanto riguarda l'aspetto quantitativo (persiste, sia pure meno netto, il divario tra Lettere e filosofia ‑ 19,01 % ‑ e Magistero ‑ 12,72%) e per quello tematico (qualche lieve apertura nei confronti di nuove sensibilit� storiografiche si registra sempre a Lettere e filoso­fia).

Il secolo maggiormente studiato dai laureati delle due facolt� � il XVIII. Ne vengono soprattutto evidenziati gli aspetti economico‑so­ciali, colti attraverso lo studio del pensiero e le opere di intellettuali e politici (in particolare per Magistero ho potuto schedare numerose tesi sui riformatori italiani) e l'analisi di specifiche realt� locali. Relativa­mente agli altri secoli si pu� schematicamente notare come a Magistero il XVI. secolo goda di maggiore attenzione rispetto al XVI, mentre nell'altra facolt� tale situazione appare ribaltata.(15)

 

3.5. Gli studi sull"800 e il '900 costituiscono, comunque, il dato pi� rilevante in rapporto alle periodizzazioni, rappresentando il 52,47% del totale delle tesi discusse a Lettere e filosofia e i178,62% di quelle discusse a Magistero.

All'universit� e, in particolar modo, a Magistero, la storia �, dun­que, essenzialmente, storia contemporanea: un altro dato, questo, che pone ulteriori interrogativi sui legami tra politica istituzionale e do­manda storica studentesca.

L'istituzione di insegnamenti di storia contemporanea all'universit� �, infatti, notoriamente recente ma, nel contempo, quantitativamente rilevante: nel decennio 1961‑'71 il gruppo contemporaneistico si � ad­dirittura triplicato su scala nazionale 16 e questo pu� aver avuto dirette ripercussioni nell'orientamento delle scelte dei laureati.

Ma non si possono trascurare anche altri ordini di motivazioni. In­nanzitutto la contestazione studentesca e i movimenti politici dei primi anni '70 hanno contribuito ad accentuare lo spostamento dell'attenzione storica verso il passato pi� recente, per cercare dei mo­delli esplicativi con pi� immediate valenze politiche ed ideologiche nell'interpretazione del presente: non a caso tali preferenze risultano quantitativamente pi� rilevanti proprio nella prima met� del decennio considerato. Inoltre non si possono ignorare le sollecitazioni, fornite dall'industria culturale in genere e dai media in particolare,nell�accentuazione(a volte superficiale)dell�interesse verso la contemporaneistica,e la pi� accessibile strumentazione tecnico-metodologica precedentemente ricordata.

 

 LEGENDA

Lettere e filosofia

            1 1789‑1861

            2 1861‑1920

Magistero

3          1920‑1945

4          1945‑1970

5          XIX‑XX sec.

Fig. 4 ‑ Distribuzione delle tesi di storia contemporanea per sotto‑periodi

Proprio a causa della forte incidenza quantitativa delle tesi contemporaneiste ho ritenuto opportuno esemplificare in maniera pi� circo­stanziata le percentuali relative ai sotto‑periodi di questa epoca storica (cfr. tab. O)(17). Considerando che ‑ come si vedr� in seguito ‑ l'area geografica maggiormente studiata � l'Italia, � proprio sulla storia ita­liana che ho condotto la scansione delle periodizzazioni.

Nella prima fascia cronologica ho cos� compreso gli anni tra il 1789 (anno a quo della storia contemporanea) e il 1861; nella seconda il pe­riodo 1861‑1920 (inteso come inizio del primo dopoguerra); in seguito ho considerato l'et� tra le due guerre, indicando a fianco, tra parentesi, il numero delle tesi relative al fascismo. In un quarto settore ho indi­cato gli anni tra il 1945 e il 1970, intendendo con questa data orienta­tiva il termine ad quem della storia contemporanea, �perch� i giudizi definibili sulla realt� in atto corrono il rischio di essere smentiti da l� a poco, � la forma del giudizio ad essere inaccettabile, non il suo oggetto (il presente) ad essere necessariamente proibito�.(18)

Ho poi separato un ultimo gruppo di tesi ‑ �XIX ‑ XX sec. � ‑per comprendere lavori in cui determinati fenomeni siano esaminati nella evoluzione secolare di lungo periodo (v. fig. 4).

 

3.5.1. Per gli anni compresi tra il 1789 e il 1861 si pu� innanzi tutto evidenziare come, per ambedue le facolt�, siano pressoch� assenti studi sulla rivoluzione francese (nonostante l'esistenza di ampia do­cumentazione esistente presso le biblioteche romane): un silenzio con­corde con quello della storiografia italiana di questo secolo. Pi� numerose sono invece le tesi sulla dominazione francese in Italia (periodo giacobino e napoleonico) e, relativamente alla prima met� del XIX secolo, sui socialisti utopisti (soprattutto a Magistero). Del risorgimento vengono approfonditi personaggi ed eventi di particolare ri­lievo da un punto di vista politico; numerosi sono anche gli studi sul pensiero e l'opera degli intellettuali impegnati nelle lotte per il conse­guimento dell'unificazione italiana. Le ricerche condotte sui giornali del tempo, si propongono di focalizzare gli atteggiamenti dell'opinione pubblica su quegli stessi avvenimenti. Importanti da un punto di vista quantitativo sono inoltre le indagini eseguite a Magistero sulla situa­zione e sui programmi scolastici, volte ad illustrare la funzione dell'istruzione per la forni azione della coscienza nazionale.

 

3.5.2. Considerazioni globalmente analoghe si possono compiere per il successivo sotto‑periodo, esaminato da un rilevante numero di tesi (32,44% a Lettere e filosofia e 26,53% a Magistero).

Ancora una volta i giornali sembrano rappresentare la fonte privile­giata per l'osservazione dei problemi di politica interna (ordine pub­blico, bilancio statale, amministrazioni locali, riforme elettorali ...) ed estera (questione di Roma e Venezia, rapporti commerciali, imprese coloniali, stipulazione della Triplice ...).

Molte tesi di laurea si occupano inoltre delle lotte e rivendicazioni bracciantili, contadine e operaie, in collegamento con la fondazione delle prime associazioni organizzate politiche e sindacali.

Il problema della questione meridionale risulta particolarmente sen­tito nella Facolt� di Magistero, ove, tra l'altro, esiste una specifica cattedra di storia del Mezzogiorno; in stretta connessione con questo � anche il fenomeno dell'analfabetismo, a cui gli studenti di tale Facolt� sembrano particolarmente sensibili. Se dunque qui sono numerose le tesi dedicate alla storia della scuola di questo periodo, a Lettere e filo­sofia si individuano invece molte ricerche sulla politica e legislazione giolittiana; mancano, nel complesso, lavori sugli anni della grande guerra.

 

3.5.3. La terza fascia cronologica considerata comprende il periodo in cui si assistette al sorgere e consolidarsi del fascismo, fino alla sua conclusione. Le tesi riguardanti specificamente questo fenomeno sono pressoch� equivalenti tra le due Facolt� considerate e si aggirano intorno al 6%. Soprattutto nel caso di Magistero sporadici sono comun­que gli approcci a carattere politico in rapporto alle analisi relative agli atteggiamenti dell'opinione pubblica, agli strumenti di persuasione e alle tecniche di propaganda utilizzate dal regime (giornali, fumetti, ra­dio, cinema, ordinamenti scolastici ...).

La psicologia collettiva e la mentalit� costituiscono dunque uno dei principali argomenti di ricerca, a cui non � forse estranea la divulga­zione ‑ pi� o meno corretta storiograficamente ‑ operata dai media su alcuni temi dell'interpretazione defeliciana della storia del fascismo come storia del consenso (L'intervista sul fascismo � del 1975)(19).

Gli studi sul fascismo si presentano cos� con delle precise peculia­rit� da un punto di vista storiografico, nei confronti delle quali risal­tano, in contrasto, le analisi su altri temi e problemi del periodo 1920-­'45, in cui � pur sempre l'approccio politologico ad essere dominante. Ecco allora le tesi sull'interventismo, sulle caratteristiche dei nascenti partiti di massa (Pci, Psi, Ppi) e sui loro principali protagonisti (ma � da notare che a Lettere e filosofia ‑ a differenza di Magistero ‑ sono quasi assenti ricerche su Sturzo e sul suo partito). Della politica stra­niera si studiano soprattutto la rivoluzione bolscevica, la guerra di Spagna, la socialdemocrazia tedesca, cogliendone spesso i riflessi avutisi sull'opinione italiana.

 

3.5.4. Le tesi aventi per argomento gli antri 1945‑'70 sono state di­scusse in massima parte dai laureandi di Magistero (28,78%), in particolar modo dagli iscritti al corso di laurea in Sociologia (il 67%).

Certo sulla percentuale pi� bassa di tesi contemporaneiste registrata per questo sotto periodo nell'altra facolt� (17,37%), ha influito anche la tardiva istituzione di una cattedra specifica di storia contemporanea (avvenuta solo nel 1984).

In questo gruppo di tesi le questioni a carattere economico sem­brano aver la supremazia sulle altre, con l'intento evidente di chiarire il nodo problematico connesso ai fenomeni di arretratezza e di sviluppo della societ� italiana e all'affermazione del modello capitalistico nazionale, in cui si evidenzia il ruolo giocato in proposito dallo stato e lo squilibrio Nord/Sud. Ma altrettanto importanti sono gli studi di impostazione politica, le ricerche sulla prassi dei principali partiti italiani, i lavori sulle organizzazioni sindacali. Da segnalare anche ‑ nel caso della Facolt� di Lettere e filosofia ‑ le tesi sui problemi politico‑eco­nomici di stati stranieri (Francia, Cina, Usa, Urss, ...).

 

3.5.5. L'ultimo gruppo di tesi della tab. O riguarda ricerche su pro­blematiche di lungo periodo o sulla biografia di personaggi storici vis­suti tra i due secoli. Francamente alcuni titoli suscitano non poche perplessit� sulla loro validit� scientifica e formativa: elaborare una tesi avente per tema La scuola e la societ� dall'Unit� ad oggi, ad esempio, implica affrontare problematiche che richiederebbero lunghi anni di studio e di approfondimento, pena la genericit� e sommariet�. E se il momento della tesi deve essere un'occasione privilegiata per acquisire un metodo di ricerca, porsi interrogativi, formulare ipotesi per poi ve­rificarle, individuare le interrelazioni di un fenomeno con il suo conte­sto spazio‑temporale, non mi sembra che tali tesi possano soddisfare queste esigenze.

 

4.1. Dopo aver individuato il numero degli elaborati relativi alle va­rie epoche studiate ed aver indicato, per ciascun periodo, le caratteri­stiche storiografiche pi� evidenti, pu�, credo, essere utile sintetizzare in modo pi� organico le osservazioni compiute e tentare una tematizzazione, per capire quali siano gli oggetti e argomenti storici maggiormente esaminati: se siano gli avvenimenti, gli uomini e le forme di organizzazione politica o le classi e i gruppi sociali; se le condizioni e teorie economiche o la cultura (intesa come complesso di acquisizioni particolari, di vari campi ideologici e di settori letterari, teatrali, ecc.); se sia la storia della scuola o quella del diritto, quella ecclesiastica e religiosa o la storia delle mentalit�.

Nelle tabb. P e Q ho inoltre inserito altri tipi di lavori ‑ non as­similabili alle categorie di cui sopra (quali tesi di storia urbanistica, di strategia militare, di istituzioni sanitarie ecc.) ‑ sotto la dizione �altro�.

� forse superfluo ribadire l'inevitabile arbitrariet� che ha accompa­gnato, soprattutto in questo caso, la schedatura dei titoli delle tesi, co­stretti nelle maglie rigide di ogni definizione e classificazione: i dati che seguono hanno, dunque, puro valore indicativo (v. fig. 5).

Come si pu� osservare dalle tabb. P e Q esistono delle tendenze di fondo tra le due facolt�, individuabili, da un lato, nella netta preva­lenza dell'approccio politico, e, dall'altro, nell'esiguit� e debolezza delle tesi di storia delle mentalit�: caratteristiche e peculiarit� riscontra­bili nelle linee tradizionali della storiografia italiana, dominata per se­coli da preoccupazioni politiche(20) e rimasta per lungo tempo sorda ai richiami di una storia che ancor oggi si continua a chiamare nuova(21).

Ma mentre nel campo storiografico � stata ormai decretata la crisi di una storia militare, diplomatica e politica in senso strettamente evene­menziale e sono state accolte ‑ anche se parzialmente e con difficolt� ‑ alcune delle suggestioni provenienti dalla antropologia storica(22) non altrettanto sembra essere avvenuto nel mondo accademico, ove la ripetizione di alcuni paradigmi consolidati sembra avere il sopravvento sulla sperimentazione e la ricerca. Non � dunque un caso che il tasso percentuale leggermente pi� elevato della storia delle mentalit� regi­strato nella facolt� di Lettere e filosofia (1'1,12% contro lo 0,83% di Magistero) si giustifichi con dei lavori condotti presso cattedre a ca­rattere etno‑antropologico e non presso cattedre di storia stricto sensu.

All'interno di questi due poli estremi e affini si presenta invece una situazione diversificata tra le due facolt�. A Lettere e filosofia, infatti, il secondo posto ‑ nell'ordine degli approcci tematici pi� seguiti ‑ � occupato dalla storia religiosa (quinta a Magistero), grazie anche all'attivit� di specifiche cattedre di storia del cristianesimo. In quest'ambito si potrebbe distinguere tra tesi inerenti la storia della chiesa e delle gerarchie ecclesiastiche e ricerche sulla mentalit� reli­giosa (marginali a Magistero, pi� rilevanti a Lettere e filosofia).