Formazione dell'opinione pubblica
e manipolazione del consenso
nell'esperienza politica
di Marc-Antoine Jullien de Paris

di Eugenio Di Rienzo

In un articolo importante, sul piano della ricerca come su quello della concettualizzazione storiografica, apparso su "Rivista Storica Italiana" nel 1990, Edoardo Tortarolo sottolineava quel brusco e radicale cortocircuito che si instaurava tra il paradigma dell'opinione pubblica elaborato dal mondo dei Lumi e la realtà di questo fenomeno, quale la si poteva ritrovare nella concreta pratica politica della Rivoluzione 1. Se il modello illuministico dell'"opinion publique" si presentava, infatti, come il momento del trionfo della razionalità e della trasparenza della società civile sui processi di una sfera politica, fino ad allora contrassegnati dal pregiudizio religioso, dalla libido dominandi del governante, dagli arcana in cui si avviluppavano la sua azione e i suoi propositi; nel concreto della politica rivoluzionaria, al di là delle molte petizioni di principio in senso contrario, questo paradigma si rovesciava esattamente nel suo contrario, organizzandosi intorno a nuclei concettuali come quelli di dittatura d'opinione, di manipolazione del consenso, di complotto, di sospetto, di simulazione, d'impostura, che contrassegnavano la paradossale dinamica di espansione e di contrazione del nuovo spazio democratico 2.

Un documento, che mi sentirei veramente di definire eccezionale, come il parzialmente inedito Journal della missione in Normandia e in Bretagna, intrapresa per incarico del Comité de salut public da Marc-Antoine Jullien de Paris dal settembre 1793 al maggio 1794 3, può portare, credo, nuova luce su questa dinamica. Sottoposto, nel 1893, dal suo primo editore, Lockroy, ad una vera e propria opera di strumentalizzazione ideologica, attuata censurando quei passaggi che potevano accreditare l'immagine di un Jullien «terroriste» e «buveur de sang» 4, questo testo, letto nella sua integralità, presenta invece una diversa visione dell'attività del giovanissimo "commissaire du Comité de salut public", inviato nelle province atlantiche della Francia con il compito esplicito di «prendre des reinsegnements sur l'esprit public et le ranimer dans les différens villes, éclairer le peuple, soutenir les Sociétés populaires, surveiller les ennemis de l'intérieur, déjouer leurs conspirations» 5.

In realtà, infatti, dal Journal appare piuttosto il minuzioso lavoro di un rivoluzionario di professione, non alieno certo dalle imprescindibili ragioni violente della politica 6, ma soprattutto interessato a realizzare la titanica impresa, per dirla con Isser Woloch, di trasformare un «popolo di contadini in una nazione di cittadini, consci dei loro diritti e del loro diritto a servirsene» 7.

E Nascita di una nazione veramente verrebbe voglia di ribattezzare questo manoscritto, sottolineando lo sforzo di Jullien e del Comité parigino per arrivare all'integrazione economica, politica, amministrativa, linguistica, culturale di due delle regioni più separate dal corpo della Francia, lottando contro i particolarismi municipali ereditati dall'antico regime, a cui l'autonomismo girondino ha dato nuovo vigore, l'apparentemente incolmabile divario città/campagne e le nuove spinte separatistiche, determinatesi nella congiuntura rivoluzionaria, come lo strapotere degli stessi rappresentanti in missione e soprattuto dei comandi militari impegnati nella guerra civile contro l'"Armée Chrétienne"8.

Il collante ideologico scelto da Jullien per operare l'integrazione nazionale delle due province dell'Ovest, sconvolte dalla crisi federalista, dalla rivolta vandeana, dall'incipiente ribellione degli Chouans, sarà quello di favorire la crescita di un'opinione pubblica, coesa al suo interno e organicamente impegnata ad inverare gli ideali rivoluzionari, che a differenza del modello proposto dal mondo dei Lumi non potrà nascere spontaneamente dai progressi della sfera economica e culturale, ma dovrà essere creata artificialmente, come ogni altro strumento di lotta politica, attraverso una serie d'interventi di prassi culturale militante.

Tra questi, naturalmente, il ruolo delle cerimonie pubbliche (dalle Feste, ai matrimoni ai battesimi repubblicani) 9, l'indottrinamento forzoso delle giovani generazioni inquadrate nei «bataillons de l'espoir de la patrie» 10, il coinvolgimento attivo del sesso femminile nella propaganda rivoluzionaria 11, la stessa ristrutturazione architettonica e toponomastica delle città destinate a divenire le "Bibbie viventi" della Rivoluzione 12, l'uso politicamente strumentale della religione cattolica, che dovrà essere in ogni caso sostituita da una nuova religione civile, i cui riti, le cerimonie, i sacramenti, saranno esattamente mutuati da quelli del culto tradizionale 13. E ancora, la traduzione in bretone del materiale propagandistico altrimenti incomprensibile in quella regione 14, l'invio di agitatori politici parigini nei dipartimenti atlantici 15, la stessa deportazione coatta, fuori dei confini della Bretagna, di quei segmenti della popolazione meno disposti al cambiamento 16; ma soprattutto la valorizzazione del ruolo delle Società popolari, destinate a divenire, nei disegni di Jullien, lo strumento di controllo e di stimolo delle "autorités constituées" 17, il luogo di educazione permanente del buon popolo sanculotto 18, la base da cui dovranno partire le "missions" civiche, inviate per sottrarre le campagne all'influenza della superstizione e della propaganda contro-rivoluzionaria 19.

Le stesse Società popolari dovranno essere sottoposte in ogni caso, per essere pari a questo compito, ad una profonda riforma della loro organizzazione interna e ad una purga violenta da operarsi nelle loro fila, che dovrà portare all'espulsione dei membri compromessi nella crisi federalista e di quelli maggiormente esposti al pericolo del contagio controrivoluzionario: i "moderés et les riches", ormai assimilati ai più tradizionali nemici della rivoluzione, appartenenti ai ceti privilegiati dell'antico regime 20. E il vaglio rivoluzionario dovrà scernere il loglio dal buon grano, tramite i modi di uno "scrutin épuratoire", già attuato dal Club giacobino di Parigi nel novembre-dicembre 1793, ma il cui modello resta, agli occhi di Jullien, la forzata estromissione dei deputati girondini, attuata dalla Convenzione nella "giornata" del 31 maggio 21.

Nel corso della sua missione, Jullien si sforzerà di sottomettere a questa prassi le società popolari di tutti i centri, grandi e piccoli, da lui raggiunti ­ da Le Havre a Bordeaux ­ fino a redigere dai risultati di questa esperienza, tante volte ripetuta, un vero e proprio decalogo pratico, che verrà inviato, il 5 marzo 1794, ai membri della Société populaire et Montagnarde de Rochefort, sotto il titolo di Rapport sur le Mode du scrutin Epuratoire.

In questo testo, Jullien sottolineerà soprattutto la necessità della dimensione pubblica di questa pratica, non solo perché lo scrutinio pubblico è il solo che convenga a dei veri repubblicani, ma soprattutto perché la pubblicità di questo dibattito potrà fornire un ottimo strumento alla realizzazione di quella eguaglianza repubblicana che, non solo sul piano formale ma anche su quello sostanziale, il giovane agente speciale del Comité de salut public non si era stancato di reclamare durante tutta la sua missione 22.

Sans entrer dans l'examen des vices d'un Comité secret où la conduite la plus pure est denaturée par la Calomnie, où la Passion et l'Intrigue peuvent agir dans l'ombre, je vous presenterai une analyse des avantages qui doivent resulter du scrutin public. Il doit élever les esprits à ce degré de franchise qui est la première des vertus republicaines. On ne doit pas craindre de dire en face à un homme ce qu'on pense de lui. L'égalité recouvrera ses droits par la franchise qu'auront les subordonnés dans la gradation des emplois publics à s'expliquer sur le compte de leurs superieurs, et cette de dependance qui tient encore à l'ancien régime sera brisée. Chacun verra dans son semblable, quelque employ qu'il occupe, un juge à redouter et sera plus sévère lui-même sur ses propres actions. La tribune ne sera plus le domicile exclusif de quelques hommes dont l'éducation aura été plus cultivée, et chacun se verra forcé de s'habituer à parler en public. L'instinct du bon sens de l'honnête sans culotte vaut bien le raisonnement développé avec art et les fleurs de l'eloquence du patriote homme d'esprit. Il fait terrasser jusqu'à l'aristocratie des lumières dont l'influence est souvent dangereuse et ne négliger aucun des moyens de relever le sansculottisme 23.

Ma la pubblicità imposta da Jullien alla prassi dello scrutinio epuratorio, se viene ideologicamente presentata come la sola forza capace di sottrarre la nuova dinamica politica rivoluzionaria all'antica logica degli arcana imperii, in realtà si rivela, nei fatti, erede della concezione assolutistica della giustizia di Stato. La massima di Richelieu ­ «anche se nei casi ordinari la giustizia richiede una prova autentica, quando si tratta della sicurezza dello Stato deve essere ritenuto sufficientemente provato quello che si può arguire» 24 ­ continua ad agire fortemente in questo testo.

Il dibattito pubblico diviene infatti, nel Rapport, il luogo di un processo politico collettivo, dove un'opinione pubblica politicizzata all'estremo finisce per assumere le vesti di giuria che agisce nello stato d'eccezione rivoluzionario e che da questa congiuntura può sentirsi legittimata a stravolgere proprio i principi giuridici più elementari 25.

Nemo iudex in causa sua, recita il Corpus iuris civilis, infatti: ma il potere politico che in questo caso istruisce il processo è direttamente ed espressamente coinvolto nel giudizio, al punto che, come si legge nel Rapport:

Comme les questions faites au membre interrogé s'adressent moins à lui qu'à l'opinion publique, chaque patriote qui assiste et doit concourir au scrutin est coupable s'il ne dit pas tout ce qu'il sait 26.

Nullum crimen sine lege: ma per il carattere di eccezione in cui si svolge lo scrutinio epuratorio non si dà una norma giuridica che lo possa disciplinare a priori e che escluda dal novero delle possibili accuse la sfera della vita privata del membro da esaminare: il suo passato, la sua situazione economica, le sue amicizie, le sue scelte intellettuali. Come reciterà il Rapport, infatti:

Chacun des Membres qui voudront se présenter comme candidats pour entrer dans la Société nouvelle seront inscrits par ordre alphabétique et appellés chacun à leur tour à la Tribune, où ils seront interrogés par un Membre qui designera la Société pour parler en son nom sur les neuf questions suivantes, questions auxquelles chaque membre devra successivement répondre dans le Scrutin Epuratoire.

1. Qu'etois-tu en 1789, 1790, 1791 et 1792?

2. Qu'a tu été en 1793, pendant la crise du Federalisme?

3. Quelle etoit ta fortune en 1789 et quelle est-t-elle en 1793?

4. Si elle a été accrue, par quels moyens?

5. Quelles ont été tes Liaisons et tes Discours?

6. As-tu signé des adresses contrerevolutionnaires?

7. As-tu appartenu à quelques Chambres litteraires, à quelque Club anti-patriote?

8. As tu travaillé à des mauvais journaux?

9. Enfin, qu'a tu fait pour la Revolution? 27

Nulla culpa sine iudicio, infine, ma nel caso della giustizia politica che presiede all'epurazione, l'attribuzione di colpevolezza sembra poter precedere il procedimento, tanto da rendere se non inutile, almeno marginale, la testimonianza di un imputato ritenuto già potenzialmente colpevole. Come affermerà Jullien, infatti, uno degli inconvenienti da evitare, nel corso dello scrutinio, sarà quello del prolungarsi del dibattito e di conseguenza:

D'abord point de longueur dans une operation dont tout le succès depend de la rapidité. Votre scrutin ne dois pas se prolonger au delà d'une demie Decade et la même énergie doit y présider d'un bout à l'autre. Le Laconisme convient à des republicains. Les reponses du membre interrogé doivent être plus courtes encore que les questions qui lui sont faites. Car ces questions s'adressent moins à lui qu'à l'opinion publique qui doit prononcer sur son compte 28.

Con questa vera e propria "giustizializzazione" dell'opinione pubblica rivoluzionaria tocchiamo così, almeno apparentemente, il momento di allontanamento più radicale dalla realtà di quella "opinion éclairé", vista come trasparente tramite tra società civile e potere, ancora ipotizzata ad esempio da Condorcet. E di questo allontanamento la successiva biografia politica di Jullien ci fornirà altre testimonianze significative, soprattutto nei manoscritti composti durante la sua permanenza in Italia, dal 1796 al 1800, nei quali si assiste alla ricomparsa di tutte quelle tecniche di prudenza politica che da sempre hanno costituito sul piano effettuale il logico corollario della filosofia della ratio status del passato. I praecepta politici che nel xvii secolo predicavano la necessità del mendacio ufficioso, della deroga morale, della "pia frode", dell'impostura religiosa, del coup d'Etat e del complotto in quanto arcana regni, e che sembravano dover esser stati spazzati via dalla propaganda giusnaturalistica e illuminista, si saldano infatti in questi testi alle nuove pratiche della manipolazione del consenso, della formazione coatta e tendenziosa e della strumentalizzazione della pubblica opinione, della politica in quanto attività settaria e cospirativa, che costituiranno il più inquietante legato che l'età rivoluzionaria lascerà in eredità alla civiltà politica del xix secolo 29.

La realtà di questa metamorfosi della sfera dell'opinione pubblica, nel passaggio dal mondo dei Lumi a quello della Rivoluzione, sarà poi colta da Benjamin Constant con lucidità eccezionale in una serie di interventi del 1797 ­ dal Des effets de la Terreur al Des réactions politiques ­ che recentemente si sono voluti contrapporre, con felice fantasia editoriale, in una sorta di dialogo immaginario, a quelli del Kant illuminista, autore di Sul presente diritto di mentire per amore dell'umanità 30.

Un confronto questo, non direi certo di maniera, ma tale tuttavia da falsare la stessa dinamica storica di questo concetto, quando si pensi, come Giuseppe Giarrizzo ha dimostrato in un suo recente lavoro, che questa dimensione di politicizzazione tendenziosa della sfera pubblica aveva trovato il suo epifenomeno nella progressiva e inarrestabile trasformazione dell'associazionismo delle logge massoniche, già a partire dalla fine del decennio 1770, in una struttura cospirativo-terroristica legata al segreto, al giuramento di fedeltà dei membri, alla tecnica del colpo di Stato, alla manipolazione della pubblica opinione 31, non senza a sua volta contrarre forti debiti con le pratiche di conquista del consenso e di criminalizzazione dell'avversario, sperimentate dal mondo dei Lumi a partire dalla metà del xviii secolo32.

Note

1. Cfr. E. Tortarolo, "Opinion publique" tra antico regime e rivoluzione francese. Contributo a un vocabolario storico della politica settecentesca, in "Rivista Storica Italiana", aprile, 1990, pp. 5-23. Ma su questo punto, in un'ottica più particolare, cfr. anche il mio Opinione pubblica, opinione popolare e protesta annonaria in Francia dall'antico regime alla rivoluzione. A proposito di alcuni inediti dell'abbé Morellet, in "Dimensioni e Problemi della ricerca storica", 1, 1992, pp. 161-92.

2. Su questo punto si veda l'importante contributo di I. Woloch, The contraction and Expansion of Democratic Space during the Period of the Terror, in The French Revolution and the creation of Modern Political Culture. iv: The Terror, Edited by K. M. Baker, Oxford- New York-Tokio 1994, pp. 309-25. Ma sulla deriva plebiscitaria che investirà l'opinione pubblica francese nella Rivoluzione cfr. E. Di Rienzo, Democrazia e Rivoluzione in un manoscritto inedito di André Morellet, in "Il Pensiero Politico", dicembre 1995, pp. 237-56.

3. Il manoscritto è conservato, sotto il titolo di Registre de mes opérations et de ma correspondance, presso l'ex-Istituto per il marxismo-leninismo di Mosca, ora Centro Russo per la conservazione e lo studio dei documenti della Storia moderna e contemporanea, alla segnatura 317/591, ff. 1-254. Ringrazio l'amico Mario Themelly di avermi messo a disposizione questo ms. e le altre carte di Jullien, che verranno citate nell'articolo, seguendo un criterio rigorosamente conservativo, che riproduce la grafia e la punteggiatura originale. Sulle carte moscovite di Jullien si veda in ogni caso P. de Vargas, L'héritage de Marc-Antoine Jullien, de Paris à Moscou, in "Annales historiques de la Révolution française", 301, 1995, pp. 409-431. Chi scrive ha realizzato, proprio a partire da questi manoscritti, una biografia di questo personaggio M-A. Jullien. Una biografia politica: 1798-1848, Napoli 1999. Per una prima anticipazione di questo lavoro, a cui si rimanda anche per un bilancio della letteratura secondaria sull'argomento, cfr. E. Di Rienzo, Le "Notes ou Questions qu'on pourra traiter d'Agrairiennes". Babeuf, Charles Germain, Marc-Antoine Jullien de Paris e la prima versione del "Manifeste des plébéiens", in "Il Pensiero politico", 1, 1996; ibid., "Ieri inFrancia, oggi in Italia". Neo-giacobinismo e questione italiana nei manoscritti di Marc-Antoine Jullien de Paris: 1796-1801, in "Studi Storici", 2, 1996.

4. Cfr. Une mission en Vendée. Notes recueillies par E. Lockroy, Paris 1893.

5. Cfr. Recueil des Actes du Comité de salut public avec la correspondance des représentans en mission, Paris 1889-1952, 28 voll., vi, p. 397. Sull'ipotesi che questa missione configurasse, in realtà, una sorta di incarico ufficioso, di carattere personale, attribuito dallo stesso Robespierre a Jullien, al fine di sorvegliare l'attività dei rappresentanti in missione si veda B. de Barère, Mémoires, publiés par H. Carnot et D. d'Angers, Paris 1842, 4 voll., i, p. 106.

6. Si veda la missiva di Jullien alla Società popolare di Tolosa del 13 marzo 1794, dove si affermava: «Les intrigants peuvent obtenir des succès passagers, etouffer la voix des patriotes, egarer le peuple [...] Mais tot ou tard, l'intrigue est demasquée, le Patriotisme triomphe, chacun reprend sa place. La Guillotine reclame sa proye, le Pantheon s'ouvre pour le grand homme, la vertu est vengée [...] Nous en avons de frappants exemples [...] qu'ils offrent au moderantisme triomphant l'eclair de la Terreur que doit bientôt suivre la foudre de la Vengeance». Cfr. Registre de mes opérations et de ma correspondance, cit, f. 225. Sulla necessità di contestualizzare affermazioni di questo tipo nella situazione di emergenza, determinata dalla crisi rivoluzionaria, al di là di ogni tendenziosità apologetica o criminalizzante si veda l'intervento di F. Furet in margine a D. Sutherland, An assessment of the writings of François Furet, in "French Historical Studies", 4, 1990, p. 796.

7. Cfr. Isser Woloch, The New Regime. Transformations of the French Civic Order: 1789-1820s, Norton, New York-London, 1994. Su questo punto dell'interpretazione del volume di Woloch rimando alla mia nota su "L'Indice dei libri del mese", giugno 1995, p. 19.

8. Si veda, a questo proposito, la lettera di Jullien al Comitato di salute pubblica del 4 dicembre 1793 in Registre, cit., ff. 118-119 e quella del 27 febbraio 1794, egualmente inviata al Comitato parigino, in cui si propone l'istituzione di un "généralat à terme", per evitare la creazione di veri e propri poteri proconsolari, da parte dei "signori della guerra", impegnati nel conflitto vandeano. Cfr. ivi, f. 211.

9. Cfr. "M.-A. Jullien aux Membres composant le Comité de salut public", La Rochelle, le 24 Pluviose an ii [12 febbraio 1794] ivi, f. 203: «C'est par des fetes, des spectacles, des ceremonies solennelles, qu'on eveille l'enthousiasme, qu'on embrase les coeurs, qu'on rend la patrie plus chere».

10. Si veda il preambolo dell'arrêté, suggerito da Jullien, all'amministrazione di St. Malo, il 15 novembre 1793, dove si affermava, a proposito della formazione di queste milizie giovanili, che «cette réunion des enfants en petit corps militaires, leur rapprochement mutuel formera d'avance entre eux les liens de la vie sociale, leur fera mettre en pratique les principes de la liberté, de l'égalité et de la fraternité, dans lesquels on aura soin de l'élever». Cfr. ivi, f. 82.

11. Cfr. "M.-A. Jullien aux Membres composant le Comité de salut public", La Rochelle, le 24 Pluviose an ii [12 Febbraio 1794], ivi, f. 203: «J'ai vu qu'en associant les femmes aux Cerimonies publiques on avoit un ressort puissant pour rendre plus brulant encore l'amour de la liberté [...] j'ai fait prendre aux meres de famille l'engagement d'elever leurs enfants dans l'amour et les principes de la liberté, de leur apprendre que tout republicain doit preferer la mort à l'esclavage et de leur retracer souvent les exemples de leurs peres bravant la mort pour combattre la tirannie, afin de former dans la generation future une masse d'excellents republicains. J'ai fait promettre aux jeunes citoyennes de n'unir leurs mains qu'à des mains republicaines de n'epouser que des Citoyens reconnus les amis de la liberté et de l'egalité et de rejetter toute alliance avec tous les partisans de l'aristocratie».

12. Cfr. "M.-A. Jullien aux Membres du Club national de Bordeaux", le 1 Floréal an ii [20 aprile 1794] ivi, f. 247: «Vous avez, comme on le dit, republicanisé materialement Bordeaux. La place du Pantheon offrira dans les rues adjacentes les noms de Grands hommes dignes d'y entrer. Au bas de la rue Brutus sera cette inscription: il frappa Cesar. Plus loin cet autre: Honneur au Republicain qui immola Gustave Roi. Les lieux republicains voisins de la place de la Revolution rappellerons les journées revolutionnaires. La place de la Republique sera entouré des noms des vertus Republicaines; celle des Droits de l'homme gravés sur la pierre est retracé aux yeux. L'Agriculture aura aussi son nom consacré, c'est la mère nourrice de la Société, les instruments aratoires serviront de denomination aux Rues circonvoisines. Votre Commune sera un livre vivant d'instruction publique; la mère ne pourra sortir avec son enfant sans le nourrir de l'histoire de la Revolution française».

13. Si vedano le istruzioni inviate da Jullien alla Società popolare di Rochefort, il 5 marzo, per la celebrazione della Festa decadaria: «Une adoption et un hymen civique apprendront au Peuple que la Vertu est la base de la Liberté. L'enfant adoptif recevra en presence du peuple un Nom Republicain et ce Baptême et ce Mariage vaudront bien les deux sacrements ecclesiastiques dont nous sommes enfin delivrés. Des banquets fraternels qui reuniront, avant la Fête, les citoyens de la commune tiendront lieu de la seche Eucharistie et l'aimable accolade entre Republicains et Republicaines vaudra bien la Confirmation, que vous donnoit un Evêque appliquant gravement un soufflet. La joyeuse oraisons funebre du defunt fanatisme et la brulure de tous les livres d'Eglise supléera à la triste Extrême onction. Quelques jours après la Confession publique aura lieu dans la Société populaire où les Patriotes cy devant egarés, en abjurant leurs erreurs, acquerront des nouveaux droits à l'estime et à la confiance du peuple, et l'admission honorable dans le sein du Club regeneré vaudra bien le sacrement misterieux de l'Ordre, qui servait d'introduction dans la caste sacerdotale. On nous avoit parlé quelquefois de Cathechismes republicains: nous avons aussi les Septs sacrements republicains». Cfr. ivi, f. 220.

14. Questa sarà la proposta indirizzata da Jullien nella lettera al Comitato di salute pubblica, il 19 dicembre 1793: «Il faut des hommes chargés de traduire en bas breton les loix qu'on laisse ignorer aux habitants des campagnes, ou que souvent on travestit à leurs yeux de manière à leur rendre la république haissable». Cfr. Registre, cit., f. 133. Ma si veda anche il Discours à la Société populaire de L'Orient, pronunciato da Jullien il 19 ottobre 1793: «Je fais établir par la Société une commission de patriotes destinée à traduire en bas breton les lois, le bulletins et les écrits utiles, pour les répandre dans les campagnes». Cfr. ivi, f. 49.

15. Cfr. "M.-A. Jullien à Robespierre", Nantes, le 10 Pluviose [29 gennaio 1794], ivi, ff. 195-196: «Pour en revenir à l'esprit public, envoyons de Paris dans ces paroisses reculées des hommes révolutionnaires propres à diriger l'opinion et à instruire le peuple».

16. Ivi, f. 195: «Les Bretons sont egoistes et paresseux, ils se bornent tous à leur intérêt privé. Ils ne voyent que le sol où ils ont pris naissance. Ils iront s'identifier avec les habitans des autres parties de la République et reviendront bons républicains, sachant parler français, ayant quelque teinture des arts et surtout de l'agriculture trop négligée par eux. J'ai trouvé la plus grande partie des terres incultes, un nombre infini de marais dont le dessechement pourroit assainir et fertiliser ces Contrées. Il faudroit que cette operation fut confiée aux bras robustes et laborieux de nos requisitions de Nord qui viendroient remplacer ceux de l'Ouest».

17. V. la nota redatta da Jullien, il 14 settembre 1793: «Lorsque une ville n'a point de société populaire, les autorités constituées n'ont aucun frein qui les retienne». Cfr. ivi, f. 1.

18. Nella già citata lettera al Club nazionale di Bordeaux del 20 aprile 1794, Jullien parlerà del ruolo della locale Società popolare con queste parole: «Cette enceinte va devenir une Ecole primaire de Republicanisme. Les Citoyennes aussi la frequenteroient desormais pour y puiser les leçons qui seront repetées par elle dans leur foyer domestique». Cfr. ivi, f. 248.

19. Cfr. Discours sur les Dangers de la Contagion du Moderantisme et les moyens de former l'esprit public, par Marc-Antoine Jullien, Commissaire du Comité de salut public de la Convention nationale. Aux Sans culottes Revolutionnaires composant la Société Montagnarde et Republicaine de La Rochelle, le 26 Ventôse an ii [16 marzo 1794] ivi, f. 232: «Envoyez des Commissaires dans les campagnes, qui repetent en langage vulgaire et à la portée du Campagnard ce qu'ils ont lu ou entendu dans les Sociétés patriotiques».

20. Si veda il testo dell'arrêté, proposto da Jullien alla Società popolare d'Ingourville, il 19 settembre, dove si invita alla vigilanza rivoluzionaria nei confronti di «tous les negociants, tous les riches qui ont pris la place des aristocrates et des nobles». Cfr. ivi, f.9.

21. Cfr. Rapport sur L'Orient, Commune Montagnarde, par Marc-Antoine Jullien Commissaire du Comité de salut public de la Convention nationale. Lu en séance publique de la Société populaire et montagnarde de L'Orient, le Décadi 10 Nivôse, l'an 2e de la République, ivi, f. 163: «Je développe la journée du 31 mai. L'épurement fait par la Convention dans son propre sein, l'épurement retenu nécessaire dans toutes les autorités constituées et dans toutes les sociétés patriotiques. Le vase bourbeux du Fédéralisme a souillé tous les canaux: il faut tous également les purger».

22. Cfr. "M.-A. Jullien à Robespierre", 1 octobre 1793, ivi, f. 19: «Partout je prêche aux sociétés populaires le ralliement autour de la Convention nationale [...] partout je les invite à se défier des commerçants, des muscadins et des riches, dont l'aristocratie est à l'ordre du jour après celle du sacerdoce et de la noblesse, partout je m'attache à relever le peuple, à montrer que la Révolution est faite pour lui, qu'il est tems que les pauvres et les sanculottes dominent, puisqu'ils sont en majorité sur la terre, et que la majorité doit dominer, la volonté générale faire la seule loi, le bien du plus grand nombre être le but du contrat social».

23. Cfr. Rapport sur le Mode du scrutin Epuratoire, in Registre, cit., ff. 216-217. Ma si veda anche "M.-A. Jullien à la Société populaire de la Rochelle", 14 Ventôse [4 marzo 1794], ivi, f. 212: «Je crois que le scrutin Public, tel que vous l'avez mis à l'execution, est le seul qui convienne à des hommes libres. L'ombre est le complice du Crime et la franchise republicaine ne veut éviter le grand jour [...] Enfin, je crois qu'il en a resulté des avantages. La Tribune a offert tour à tour à la Société chacun de ses membres et il est du principe de l'égalité que la Tribune ne soit pas le domicile exclusif de quelques hommes, et que tous s'habituent à parler en public et à se depouiller d'une timidité qui pourroit priver une assemblée entiere du tribut utile de l'opinion d'un Brave sans culotte». In questi passi, Jullien rovescia esattamente il rapporto di subordinazione posto in essere da Condorcet tra «opinion des gens éclairés» e «opinion populaire». Ma su questo punto cfr. il mio Opinione pubblica, opinione popolare e protesta annonaria in Francia dall'antico regime alla rivoluzione. A proposito di alcuni inediti dell'abbé Morellet, cit., pp. 176-7.

24. Cfr. Testamento politico, Milano 1988, p. 296.

25. Su questo, per un essenziale riferimento teorico, si veda Processare il nemico, a cura di A. Demandt. Introduzione di P. P. Portinaro, Torino 1996.

26. Cfr. Rapport sur le Mode du scrutin Epuratoire, cit., f. 216.

27. Ivi, f. 218. Nel corso dello scrutinio epuratorio del Club giacobino di Parigi, nella seduta del 28 dicembre 1793, Dubois-Crancé arriverà addirittura ad esprimere, su questo punto, la proposta seguente: «Je voudrais que la Société autorisât son président à faire cette question à l'homme qui se présente pour être épuré: Qu'a-tu-fait pour être pendu, si la contre-révolution arrivait?». Cfr. La Société des Jacobins. Recueil des documents pour l'histoire du Club des Jacobins, par F.-A. Aulard, Paris 1895, v, p. 585.

28. Ivi, f. 216.

29. Si vedano, a titolo esemplificativo, queste affermazioni di Jullien: «Ne heurtez point ce que vous ne pouvez renverser sur le champ. Il faut pour ne jamais échouer, être puissant, ou ami de ceux qui le sont; c'était le conseil de Phocion aux Athéniens. Brutus, à la cour des Tarquins, suivait le même principe, en se préparant à établir la république romaine, et le second Brutus, en méditant le meurtre de César. [...] La prudence, quelquefois souple et sachant dissimuler, est indispensable dans les commencements d'une empire. Ce n'est pas qu'il faille jamais trahir les principes sacrés de la liberté; mais, pour s'assurer leur triomphe, on doit savoir quelquefois se plier aux circostances, et attendre que le moment soit venu de faire plier les circostances à ses desseins». E ancora: «Le grand tort enfin est de pas savoir utiliser les instrumens même de notre ruine. Tel est, je crois, un des grands secrets de l'art de gouverner. Le grand Pompée réunit sous se drapeaux un grand nombe de Senateurs qui avaient conspiré contre lui. Mais il avait étouffé la conspiration et feint d'ignorer les noms des conjurés. Cortez acheva la conquête du México avec les mêmes officiers qui jaloux de sa puissance avaient tramé sa mort [...] Mais pour me borner à l'histoire de nos jours, le gouvernement français, au lieu de donner à la grande conjuration de Floréal cette pubblicité scandaleuse, dont on a vu trop tard le danger, pouvait, comme un membre le proposa dans le tems, se servir de l'energie même des hommes qui cherchaient à le renverser, pour se maintenir plus que jamais et affermir la République et la Constitution. Il était facile de punir obscurément un ou deux chefs incorregibles, de disséminer les autres en employant leurs talens et leur dévorante activité. Cfr. rispettivamente Quelques conseils aux patriotes cisalpins (giugno 1797) in G. Vaccarino, I giacobini piemontesi (1794-1814), Roma 1989, 2 voll., i, pp. 196-197; A' B.[onaparte]. La Vérité (estate del 1800), Archivio del Centro Russo per la conservazione e lo studio dei documenti della Storia moderna e contemporanea, 317/926, 1, f. 3. Ma su questo punto, si veda il mio Continuità e crisi del paradigma della ragion di Stato tra xviii secolo e Rivoluzione. Appunti preliminari per una ricerca di prossima pubblicazione in Prudenza civile, bene comune, guerra giusta. Percorsi della ragion di Stato tra Seicento e Settecento. Atti del Convegno di Napoli: 23-25 maggio 1996, a cura di G. Borrelli, Napoli 1999.

30. Cfr. I. Kant, B. Constant, La verità e la menzogna. Dialogo sulla fondazione morale della politica. Introduzione e cura di A. Tagliapietra, Milano 1996. Ma sul concetto di opinione pubblica in Constant, pagine interessanti sono contenute nel volume di B. Fontana, Benjamin Constant e il pensiero post-rivoluzionario, Milano 1996, pp. iii e ss.

31. Cfr. G. Giarrizzo, Massoneria e illuminismo nell'Europa del Settecento, Venezia 1994, in particolare pp. 214-5; 240-1; 315-6; 330-1; 383 e ss.

32. Su questo punto cfr. E. Di Rienzo, "Illuminismo politico?". Alcuni problemi di metodo sulla storiografia politica del Settecento, in "Studi Storici", 4, 1995, pp. 977-1010, in particolare pp. 1007-10.