Alexander Hill Everett
e l'identità culturale statunitense*

di Emma Marras

1. Alexander H. Everett, uomo di lettere e diplomatico

Il contributo di Alexander Hill Everett al processo di creazione dell'identità culturale statunitense nella prima metà del xix secolo fu di sicuro rilievo. Uomo di lettere e diplomatico, Alexander Hill Everett appartiene a quella generazione di intellettuali statunitensi i quali, nati all'indomani della guerra di indipendenza, iniziarono ad operare nei primi decenni del secolo scorso e si applicarono a fare crescere in seno alla giovane repubblica il senso della coscienza nazionale; essi concorsero a fare germogliare e poi fiorire negli Stati Uniti il seme di una vera e propria identità culturale, con tratti, interessi e passioni originali.

Alexander Everett si forma alla scuola di John Quincy Adams, figlio di John Adams, primo vice presidente e secondo presidente degli Stati Uniti, e a sua volta presidente dal 1825 al 1829. Di John Adams, Everett condivide in linea generale le preoccupazioni di politica interna, in particolare riguardo gli interessi conflittuali che già iniziavano a dividere il nord ed il sud della nazione; dopo il 1836, quando lascia definitivamente i whigs e si allontana dai circoli politici della Nuova Inghilterra, si apre tuttavia anche ai punti di vista prevalenti negli stati del Sud. In politica estera agisce alla stregua degli insegnamenti ricevuti da Adams al fine soprattutto di consolidare in campo internazionale la presenza dell'allora ancora giovane nazione nordamericana e si adopera per promuovere la crescita culturale del paese, incoraggiando lo sviluppo di un'arte letteraria statunitense non più subordinata ai modelli inglesi. La sua figura si inserisce inoltre a giusto titolo in una tradizione letteraria particolare illustrata da personalità legate al mondo della cultura che svolgono incarichi di natura diplomatica e una notevole attività letteraria, sia essa di traduzione, di critica e di saggistica, di natura storica, o più propriamente artistico-creativa. Nel contesto statunitense, tale tradizione è particolarmente rigogliosa; trae origine in epoca rivoluzionaria ed è molto ricca nel periodo in cui opera Alexander Everett. Accanto a Alexander Everett vanno ricordati infatti in special modo lo stesso Edward Everett, fratello di Alexander, del quale è più giovane di quattro anni, e come lui direttore della "North American Review", ed il grande scrittore Washington Irving 1. Washington Irving ebbe un primo incarico di natura diplomatica nel 1827 presso la legazione di Madrid proprio per interessamento di Alexander Everett, allora ministro statunitense nella capitale spagnola. A Madrid, per facilitargli i contatti con le autorità spagnole ed agevolarlo nelle ricerche che avrebbero poi portato alla stesura della sua biografia di Colombo e dei suoi lavori sull'epoca dei Mori, gli fu di aiuto oltre a Everett anche il console Obadiah Rich 2. Hugh Swinton Legaré, di Charleston, coetaneo di Alexander Everett col quale ebbe proficui contatti, è un'altra interessante personalità del mondo culturale statunitense in cui l'attività letteraria si allea all'esercizio dell'attività diplomatica. Uomo di legge, autore di pregiati studi di diritto civile, autore e critico letterario apprezzato anche da Poe, Legaré fonda la "Southern Review" nel 1828; nel 1832 egli si reca come incaricato d'affari a Bruxelles dove rimane fino al 1838; in seguito è ministro della giustizia nel gabinetto del Presidente Tyler, e brevemente segretario di stato nel 1843, a seguito della rinuncia di Daniel Webster 3. Nel periodo immediatamente successivo a quello in cui opera Alexander Everett, hanno incarichi diplomatici di primo piano George Bancroft, autore della grande History of the United States pubblicata tra il 1834 ed il 1876, e John Lothrop Motley, il grande storico dei Paesi Bassi, la cui opera più nota rimane The Rise and Fall of the Dutch Republic, del 1856. Bancroft fu ministro a Londra dal 1846 al 1849 e a Berlino dal 1867 al 1874; Motley, che fu prima segretario di legazione a San Pietroburgo, fu più tardi ministro a Vienna dal 1861 al 1867 e a Londra dal 1869 al 1870. Sia Motley che Bancroft furono coinvolti a vario titolo nei negoziati che condussero al trattato di Washington del 1872. In History as Romantic Art: Bancroft, Prescott, Motley, and Parkman, David Levin ricorda espressamente come il clima intellettuale in cui si formarono gli storici romantici fosse proprio quello della Boston rappresentata dai fratelli Everett, Alexander il diplomatico e uomo di lettere, e Edward il pastore, l'oratore, l'uomo di stato, professore e rettore universitario: «They [Bancroft, Prescott, Motley, Parkman] belonged to the world of the Everett brothers: Alexander, the diplomat, essayist, editor; and Edward, the minister, orator, politician, professor, college president» 4.

Nato a Boston il 19 marzo 1790 da una famiglia di antico ceppo puritano, giovanissimo Alexander Everett aveva conseguito brillantemente il baccellierato a Harvard nel 1806 e si era legato agli ambienti del mondo della stampa della Nuova Inghilterra influenzati dall'Unitarismo e vivacizzati dallo stesso John Quincy Adams. Il padre, Oliver Everett, era stato ministro della chiesa congregazionalista, militando nell'ala più liberale del congregazionalismo, da cui già in epoca rivoluzionaria iniziava a prendere piede l'Unitarismo 5. Il pensiero unitario, aperto alle innovazioni provenienti dall'esterno, avrebbe a sua volta, nelle sue manifestazioni più progressiste, dato luogo al formarsi del Trascendentalismo 6.

Alexander Everett si avvicina prestissimo alla schiera dei primi rappresentanti dell'Unitarismo che portano agli studi letterari l'interesse ed il prestigio che nella Nuova Inghilterra teocratica erano stati tradizionalmente riservati agli studi teologici. Convinto dell'unicità dell'esperienza americana, è testimone della crescita della giovane nazione e vuole precisarne ed affermarne i valori sia con i suoi scritti, sia con la sua azione diplomatica che lo porta sino all'Estremo Oriente, luogo della sua ultima missione, ove muore nel giugno del 1847 7. Mentre non abbandona mai il suo naturale interesse per la letteratura e l'attività giornalistica ed editoriale, svolge infatti numerosi ed importanti incarichi diplomatici non solo in Europa, allora tradizionale e principale interlocutore della politica estera statunitense, ma anche in America Latina, a Cuba, ed infine in Cina quando iniziano a manifestarsi le tendenze espansionistiche della giovane nazione. La sua permanenza a San Pietroburgo nel 1809 a titolo privato al seguito di John Quincy Adams, allora ministro presso la corte di Alessandro i, gli dà quell'esperienza necessaria per essere inviato per conto del Dipartimento di Stato dal 1815 al 1816 come segretario di legazione e poi dal 1818 al 1824 come incaricato d'affari a L'Aja; successivamente è ministro a Madrid dal 1825 al 1829. Svolge in seguito una missione riservata a L'Avana nel 1840. Dopo essere stato per un breve periodo a capo dell'istituzione accademica Jefferson College, in Louisiana, nel 1845 viene infine nominato a Canton, il più importante dei Cinque Porti Cinesi allora appena apertisi agli Stati Uniti con la firma del trattato di Wanghia, a seguito della missione di Caleb Cushing del 1844 8. La ricca conoscenza che possiede di numerose realtà socio-culturali diverse dalla sua, come pure la sua competenza nel campo delle lingue straniere, influisce sulla sua attività di scrittore che lo vede in qualità di critico, traduttore, poeta, giornalista, e autore di lavori storico-letterari e politico-economici. Oltre ad essere a capo della "North American Review" dal 1830 al 1836, è assiduo collaboratore anche di altre pubblicazioni periodiche, come la "Southern Quarterly Review". Ed è specialmente dalle pagine delle varie testate su cui scrive che Alexander Everett anima un processo di crescita culturale che contribuisce a sprovincializzare ed internazionalizzare la letteratura statunitense nelle sue prime fasi di sviluppo. Eppure, malgrado la sua significativa opera sia in campo diplomatico che in campo letterario, la figura di Alexander Everett è rimasta relativamente poco studiata, soprattutto in confronto a quella del fratello Edward. Grande moderato e grande moderatore, Edward Everett, che visse molto più a lungo del fratello, è dal grande pubblico principalmente ricordato per aver tenuto il 19 novembre 1863 l'orazione ufficiale, quando Lincoln pronunciò l'indimenticabile discorso di Gettysburg per ricordare il sacrificio delle vittime dell'Unione e ribadire la sua fede in un governo democratico popolare «of the people, by the people, for the people» 9.

Sebbene oggi la sua opera non sia molto studiata, tra i suoi contemporanei gli scritti di Alexander Everett avevano goduto di grande prestigio. Venivano letti e commentati sia negli ambienti vicini a Harvard che nei centri politico-culturali legati a Washington. Particolare notorietà avevano avuto i suoi due saggi storico-politici, Europe, del 1822, composto durante il soggiorno a L'Aja, e America, del 1826, portato a termine durante il soggiorno madrileno e che venne tradotto in spagnolo nel 1828 10. Anche se più tardi avrebbe riveduto il suo giudizio su Alexander Everett, nel 1823 l'allora giovanissimo Ralph Waldo Emerson, che in quel periodo studiava a Harvard, dava una valutazione entusiasta di Europe: «the most considerable book that has been published» 11. Tra gli altri lavori che avevano suscitato interesse vanno ricordati ad esempio la sua refutazione delle teorie malthusiane, New Ideas on Population with Remarks on the Theories of Goodwin and Malthus del 1823, le sue traduzioni di Humboldt, come pure History of the World del 1840, traduzione dal tedesco dell'opera di J. Von Mueller. Gli scritti apparsi sulla "North American Review" e sulle altre riviste, insieme ai suoi Poems del 1845, sono raccolti nei due volumi dei Miscellaneous and Critical Essays del 1847 12. Non ha certo giovato alla fama di Alexander Everett presso i posteri il suo essersi schierato politicamente contro il fratello che nel 1836 vinceva le elezioni per la carica di governatore del Massachussetts. Alexander continuò a negare il suo appoggio al fratello anche alle elezioni del 1839, vinte con un solo voto di distacco dal democratico Marcus Morton. Questo valse ad Alexander la messa al bando da parte di molti rappresentanti della Boston colta, benestante e benpensante, legati ai circoli whig 13. Eppure gli scritti dello storico Samuel Flagg Bemis, l'insigne studioso dell'opera di John Quincy Adams, non mancano di rendere giustizia ad Alexander Everett per quanto riguarda la validità del suo pensiero e della sua azione, soprattutto nel campo della politica estera 14. Il giudizio globale di Bemis riguardo Everett è nel complesso positivo, in quanto Alexander Everett è stato senza dubbio uno dei più validi collaboratori di John Quincy Adams, prima ancora che questi salisse alla segreteria di stato e poi alla presidenza.

2. Tra whigs e democratici

D'altronde, accostarsi all'attività svolta da Alexander Everett, sia sul versante politico diplomatico sia su quello letterario, consente di ottenere informazioni alquanto particolareggiate riguardo il periodo storico corrispondente ai primi decenni di vita dell'Unione e poi agli anni in cui si assiste alla crescita e all'evolversi del partito democratico di Jackson e Van Buren. Sono anni nei quali si moltiplicano le trasformazioni e le tensioni socio-politiche legate al processo dell'industrializzazione del Nord del paese, all'espansione territoriale, ai fenomeni di immigrazione. Anzi non soltanto sul piano degli sviluppi letterari e sul piano della politica estera degli Stati Uniti, ma anche su quello della vita politica interna la vicenda di Alexander Everett nella realtà statunitense del periodo in cui la giovane nazione inizia ad affacciarsi sempre più insistentemente sulla scena mondiale appare altrettanto, se non maggiormente, rappresentativa di quella del fratello. La vicenda di Alexander Everett riflette significativamente le numerose sfaccettature, le frizioni e le spaccature nei partiti politici negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Al suo rientro a Boston dalla legazione di Madrid, nel 1830 Alexander Everett milita nella formazione politica del partito conservatore whig, nato inizialmente come partito repubblicano nazionale e sorto soprattutto in funzione anti-jacksoniana, ma sin da allora si porta su posizioni avanzate a livello locale, favorendo, ad esempio, l'abolizione di alcuni dazi doganali e la costruzione di un ponte a passaggio libero sul fiume Charles, il che andava contro gli interessi di Harvard che riscuoteva un pedaggio su di un ponte già esistente tra Cambridge e Boston 15; viste frustrate le proprie ambizioni politiche, nel 1836 lascia definitivamente il partito whig e passa in campo democratico, ove del resto milita lo stesso George Bancroft, uno dei più accesi animatori della scena intellettuale del Massachusetts 16. Può risultare proficuo d'altra parte confrontare la vicenda politica di A. Everett in particolare con quella di Caleb Cushing.

Esponente di una antica famiglia della Nuova Inghilterra, e appartenente all'inizio al gruppo politico whig, Cushing appoggiò la politica del virginiano John Tyler anche quando gli altri membri whig del suo gabinetto si ritirarono per divergenze in materia di politica fiscale e dal 1844 fu vicino al governo del democratico Polk. (Tyler era succeduto alla presidenza dopo l'improvvisa scomparsa del presidente Harrison, ad appena un mese dal suo insediamento; Tyler era stato scelto dai whigs come candidato vice-presidenziale per ottenere i voti del sud, tuttavia la sua linea politica era molto più vicina a quella dei democratici che non a quella dei whigs della Nuova Inghilterra).

3. Il rapporto con John Quincy Adams

Nel 1905-1906 vennero pubblicate sulla "American Historical Review" le lettere scritte da John Quincy Adams ad Alexander Everett dal 1811 al 1837. Nella lunga lettera del 1 dicembre 1835, Adams fa il punto sulla situazione politica a Washington, che chiama "Metropoli dell'Unione", nell'ultima parte del secondo mandato di Jackson e giudica lucidamente la dissoluzione in atto negli schieramenti politici allora esistenti. Si riferisce anche in particolare alla difficile situazione di Everett, sotto tiro da parte dei whigs di Boston per aver criticato gli organi di stampa che avevano pubblicato il discorso di Everett al Faneuil Hall e si proponevano di attaccarlo per avere accettato di prendere la parola a Salem in occasione dell'anniversario della battaglia di New Orleans. Adams si esprime senza mezzi termini:

The whigs of Boston have done themselves no service by relieving you from your labors as a member of the Legislature [...]. I have read with much interest your Speech in Faneuil-Hall, and have been amused with the castigation, of the daily Advertiser, and Centinel for having dared to publish it [...]. What must be the moral principle of a party, so convulsed at the admission of every ray of light? I perceive that they are shockingly scandalized too at your consenting to deliver an Address at Salem, on the 8th of January. Their treachery to you sits heavy on their souls; and as usual they are labouring to transform it into your treachery to them 17.

Che Alexander Everett fosse stato tra gli interlocutori privilegiati di Adams, fino al 1837, traspare chiaramente dalle lettere apparse sulla "American Historical Review" che costituiscono d'altronde un'importante testimonianza del pensiero di Adams sulla religione, sulle arti e la politica. Dalle lettere, inoltre, si percepisce come Alexander Everett si facesse interprete ed esecutore delle direttive della politica estera propugnata da Adams e della sua preoccupazione riguardo il consolidamento dell'Unione, inteso sia in senso politico, sia in senso più propriamente culturale.

Di notevole interesse per individuare le radici di alcuni degli aspetti che avrebbero caratterizzato il clima culturale della Nuova Inghilterra nei decenni precedenti la guerra civile ed esemplare per la chiarezza di Adams e la sua convinzione nell'esprimere, in modo intransigente, le proprie opinioni risulta la lettera del 24 maggio 1830. Nel rivolgersi a Everett, Adams vuole esprimere il suo disappunto per l'articolo di recensione all'edizione postuma della corrispondenza di Jefferson a cura di A. Richtie, apparso allora sulla "North American Review". Adams biasima il tono acritico dello scritto che a parer suo non riesce a rendere ragione della mente superiore di Jefferson, ma neppure riesce a condannare con la dovuta fermezza quelle che considera essere le pericolose pecche del grande statista:

Mr. Jefferson's infidelity, his anti-judicialism, and his nullification, were three great and portentuous Errors. I did hope that the Cause of the Cross, the Cause of Justice, and the Cause of the American Union would have found in the "North American Review" a head and a heart capable of defending them against the insiduous and therefore more formidable assault of his posthumous correspondence 18.

Adams insiste con Everett affinché si renda conto che aver lasciato che venisse riportato il pensiero di Jefferson senza le dovute critiche e cautele rischiava di fare sì che il nome del grande statista si prestasse a strumentalizzazioni per fini in ultima analisi contrari al bene dell'Unione.

Nel criticare il pensiero di Jefferson, Adams, uomo di Harvard, arriva a puntare un dito accusatore contro la natura laica della stessa Università della Virginia, ove Jefferson aveva bandito l'insegnamento teologico:

Mr. Jefferson examined much less than he rejected. He never examined the evidences of Christianity. He rejected it as an imposture [...]. So far was Mr. Jefferson from encouraging or recommending examination into the truth of the Christian religion, that he founded his University, with a cold, professed, and systematic exclusion of all theological studies from the institution» 19.

A commento di queste parole si potrebbe aggiungere che esse lasciano trapelare il travaglio che agita la Nuova Inghilterra nel momento in cui si va affermando il passaggio da una cultura religiosa, con una sua chiesa di stato, ad una cultura di tipo laico. Adams si oppone in essenza e in pratica al pensiero neoclassico di Jefferson, il quale, al contrario, si richiama ad una concezione della vita di ordine giusnaturalistico, oltre che alla tradizione dell'Illuminismo. Il pensiero di Jefferson, nell'ottica di Adams, rischia di essere pericoloso per il bene comune proprio perchè privo di motivazioni etico-religiose. L'articolo della "North American Review", sostiene Adams, si limita a riferire il pensiero di Jefferson a favore della religione naturale, sinonimo per Adams di ateismo, senza spiegare che Jefferson non si era mai veramente curato di esaminare l'evidenza storica del Cristianesimo. Ed in ciò Adams si rivela insigne portavoce del pensiero dell'Unitarismo ortodosso della prima ora, che si appoggiava allo studio della Bibbia impostato al rigore della scuola filologica tedesca.

Oltre alle convinzioni di Jefferson in materia religiosa, Adams attacca con veemenza il suo atteggiamento riguardo il potere giudiziario e riguardo soprattutto la dottrina della "nullificazione", cosicché dalla lettera traspare a che punto il pensiero religioso dell'Unitarismo in alcuni ambienti della Nuova Inghilterra fosse intimamente connesso già in quegli anni alla causa stessa dell'Unione. E sempre nella stessa lettera Adams rende direttamente responsabile Jefferson della dottrina della "nullificazione", che rischiava, come Adams prevedeva, di ridurre a pezzi l'Unione:

His opinions upon the judiciary, and his rancour against all judges, deserve searching scrutiny and fearless exposure, nearly as much as his religious infidelity. And the nullificaton doctrine, which may shiver this Union to atoms is the child of his own conception. It was like most of his political opinions a doctrine adopted and propagated to promote his own views and prospects of ambition, at a particular time, and it did promote them 20.

Particolarmente nelle lettere scritte dopo il 1820, non mancano preoccupanti riferimenti all'abolizionismo, allo schiavismo e all'integrità stessa dell'Unione, minacciata dagli interessi divergenti degli stati del Nord e del Sud. Se inizialmente aveva visto lo schiavismo anche come una colpa della Vecchia Inghilterra, da cui non era stata immune neanche la Nuova Inghilterra, che per decenni aveva tratto profitto dal commercio degli schiavi, dopo il suo mandato presidenziale Adams prende posizione e non esita ad attaccare apertamente gli interessi del Sud quando questi presuppongono la persistenza del regime schiavista e la guerra per appropriarsi di nuove terre a questo scopo.

4. Il carteggio con Domingo Del Monte

La tematica relativa alla questione dello schiavismo riappare in maniera acutizzata nelle lettere fra Alexander Everett ed il patriota e uomo di lettere cubano Domingo Del Monte. L'edizione della corrispondenza intercorsa tra Alexander Everett e Del Monte dal 1840 alla primavera del 1845, che ben documenta la perfetta padronanza dell'idioma castigliano da parte dello statunitense, è uscita di recente in Francia a cura di Sophie Andioc Torres 21. Le lettere di Everett a Del Monte contribuiscono ad evidenziare l'attenzione con la quale seguiva il problema dei rapporti tra il Nord ed il Sud della nazione, e quello dell'atteggiamento inglese nei confronti delle difficoltà interne dell'Unione. In particolare la Gran Bretagna si opponeva ad un'eventuale presenza statunitense a Cuba. Infatti dalle lettere che si scambiano Everett e Del Monte, si hanno notizie circostanziate e spesso di natura particolarmente riservata circa i rapporti che vigevano in quegli anni tra gli Stati Uniti e la Perla dei Caraibi, oggetto oltre che delle mire espansionistiche della giovane nazione statunitense anche di quelle già consolidate della Francia ma soprattutto della Gran Bretagna. Cuba (con Porto Rico) rappresentava «l'ultima reliquia del imperio espanol en America», secondo l'espressione dello stesso Del Monte nell'importante lettera del 20 novembre 1842 22. Nelle sue lettere a Del Monte, Everett non manca inoltre di accennare ripetutamente alla questione del Texas 23.

A Cuba si continuava ad esercitare, ad opera principalmente di trafficanti inglesi, la tratta clandestina degli schiavi, che avrebbe invece dovuto cessare già nel 1820 secondo gli accordi in proposito tra Gran Bretagna e Spagna del 1817, come ricorda esplicitamente Del Monte sempre nella lettera del 20 novembre 1842. Del Monte, egli stesso proprietario di schiavi, era tra coloro che auspicavano la fine definitiva della tratta, ammonendo anche che le ultime sommosse di Santo Domingo dovevano servire di monito alla società cubana 24. Gli erano molto chiari gli intenti destabilizzatori degli agenti inglesi sull'isola (i quali distribuivano materiale divulgativo della "Abolition and Anti Slavery Society"); questi andavano fomentando movimenti e sommosse abolizioniste al fine anche di indebolire il controllo spagnolo sull'isola, salvo poi imporre di fatto a Cuba la presenza e gli interessi commerciali dell'Inghilterra.

Del Monte stesso era stato ingiustamente accusato di avere partecipato alla congiura detta della Escalera 25. Il cubano confida ad Alexander Everett il deplorabile stato di cose a Cuba e le trame degli agenti britannici dai quali era stato egli stesso avvicinato, oltre che nella lettera del 20 novembre 1842, nella quale vi è esplicito riferimento alla minacciosa presenza delle navi britanniche al largo della costa della Giamaica, anche in altre missive, in particolare quella del 12 luglio 1843.

Alexander Everett non manca di sensibilizzare il proprio governo mettendolo al corrente delle notizie che si fanno sempre più allarmate e allarmanti inviategli da Del Monte. Si rivolge in particolare a Caleb Cushing, ma anche a Webster e a Calhoun. Nella lettera dell'8 febbraio 1845 informa il cubano di avere appreso solo di recente che se nel dicembre 1842 erano state inviate navi militari statunitensi al largo delle coste dell'Avana, ove la situazione era particolarmente critica, lo si doveva proprio alle sue segnalazioni 26.

D'altro canto le lettere di Alexander Everett a Del Monte fanno più volte riferimento ad alcuni dei grandi protagonisti della vita politica di Washington, oltre che a Webster e a Calhoun, a Van Buren, a Clay, Tyler, Polk, come pure al mondo letterario del tempo, con precisi riferimenti alla pleiade bostoniana di Prescott, Ticknor, Bancroft; né mancano i riferimenti allo stesso Edward Everett, allora ministro a Londra, oltre che a Washington Irving allora a Madrid. Nathan Hale, amico e cognato di Everett , direttore del "Boston Daily Advertiser", figura di primo piano nella Boston dell'industria e degli affari, è un altro degli influenti personaggi dell'epoca che vengono spesso nominati nelle lettere. Del Monte lo incontra nel 1843, quando risiede a Filadelfia, avendo dovuto lasciare Cuba dove ormai la situazione si era fatta per lui troppo pericolosa 27.

5. La cultura tedesca e la carriera letteraria di Alexander Everett

Se la corrispondenza con Del Monte mette in luce l'interesse che Alexander Everett porta al mondo ispanico e ibero-americano, due saggi apparsi nel 1990 su "Anglo-German and American German Crosscurrents", John Quincy Adams and Alexander Hill Everett: Pathfinders of German Studies in America di Walter J. Morris e Alexander Hill Everett: Early Advocate of German Interest in German Literature and Culture di Kenneth B. Hunsaker e Maureen G. Devine, rivalutano il ruolo svolto da Alexander Everett nel promuovere la germanistica negli Stati Uniti 28. Alexander Everett era stato iniziato allo studio del tedesco dallo stesso John Quincy Adams durante la traversata in mare per raggiungere San Pietroburgo da Boston nel 1809. Ed è anche grazie all'interessamento di Alexander che il fratello Edward si reca in Germania nel 1815 per specializzarsi e prepararsi per il suo incarico di insegnamento di Letteratura greca a Harvard, diventando così il primo cittadino statunitense a ricevere il titolo di dottore, titolo che avrebbe iniziato ad essere conferito in patria solo molti decenni più tardi 29. La permanenza a San Pietroburgo, sotto la guida di Adams che lo stimola nello studio della cultura tedesca, rimane un momento fondamentale nella formazione del pensiero di Alexander Everett.

Durante tutte le tappe della sua carriera diplomatica, come pure nel corso delle sue permanenze in patria, caratteristica dell'opera di Alexander Everett risulta il suo dar voce in maniera particolarmente incisiva e originale all'opinione, del resto allora assai diffusa nei circoli intellettuali statunitensi, che la nazione dovesse porsi l'obiettivo di perseguire un progresso culturale che andasse di pari passo con quello in campo politico ed economico. E nella visione di Alexander Everett questo progresso non poteva che essere diretto, in ultima analisi, a ridimensionare, magari allo scopo di superarli, il modello ed il primato in campo internazionale della Gran Bretagna, l'antica madre patria della giovane nazione nordamericana 30. Il suo intento di rivendicare in ogni campo la piena autonomia statunitense rispetto alla Gran Bretagna è una costante della sua azione in campo diplomatico, ma è anche una caratteristica della sua attività letteraria. Ed è questo intento che lo porta ad allargare e rinnovare continuamente ed in modo significativo le sue fonti di ispirazione.     

Così come la sua attività in campo letterario è intimamente connessa all'esperienza nel campo delle relazioni con l'estero, lo è anche, per molti versi, il suo impegno di ordine civile e politico in genere. Nell'esaminare la realtà americana, Alexander Everett è in grado di confrontarla non solo con la realtà britannica, ma anche con altre realtà di matrice diversa, il che conferisce particolare forza argomentativa ai suoi scritti. Non manca di richiamarsi ad esempi provenienti dall'estero che reputa vantaggioso emulare, soprattutto quando in più occasioni si riferisce alla letteratura tedesca, che vede come modello da contrapporre a quella francese e ancora di più a quella inglese, al fine di conferire linfa vitale alla cultura letteraria della giovane nazione nordamericana.

Già nel luglio 1813, dopo il suo primo soggiorno europeo, mentre era vivissimo il conflitto con l'Inghilterra, sulla "General Repository and Review" egli rivendica l'importanza della lingua e della letteratura tedesca, citando addirittura dall'originale le fiabe popolari di Musaeus. Auspica, inoltre, che gli americani, anziché il francese, studino il tedesco, lingua "vigorosa" e con la quale l'inglese ha origini in comune, e indica l'alto livello dell'arte teatrale in Germania, che ritiene superiore a quanto prodotto in quel periodo sia in Francia sia in Inghilterra 31. Sulla "North American Review" nel 1823 loda il genio di Schiller e la sua arte innovatrice rispetto ai suoi predecessori 32. Nel 1839 pronuncia a Dartmouth un importante discorso sulla letteratura tedesca, in cui ne ribadisce l'importanza per il lettore statunitense 33. In quest'occasione fa esplicito riferimento anche all'opera di Margaret Fuller, anch'essa promotrice della cultura tedesca, e particolarmente vicina ai circoli del Trascendentalismo. Le sue traduzioni dal tedesco rappresentano un altro importante esempio di come egli si adoperi per fare conoscere l'arte della Germania ai suoi concittadini. Nei Poems spiccano le belle traduzioni di alcune scene del Faust di Goethe, di alcuni poemi di Schiller e di alcune ballate di Burger, con la famosa Lenore, che nella versione di Everett s'intitola The Specter Bridegroom 34.

Se l'interesse per la letteratura tedesca è una costante che segna tutta l'opera di Alexander Everett, notevole risulta anche l'interesse che porta alla letteratura iberica, tanto che a seguito dell'incontro con Domingo Del Monte prepara un articolo sulla poesia spagnola e traduce un noto poema del giovane poeta Zorrilla 35. Del resto, Alexander Everett è sensibile alle novità che riguardano le varie altre letterature europee, compresa quella italiana. Si interessa pure ad alcune letterature orientali che recepisce generalmente per il tramite delle traduzioni francesi o tedesche 36.

6. La "North American Review"

Un semplice sguardo all'indice di qualsiasi numero della "North American Review" nei periodi in cui vi collabora più assiduamente, o negli anni in cui ne è a capo, è sufficiente per cogliere la portata dei suoi interessi. La formula poliedrica adottata dalla rivista si richiama al modello dei lavori enciclopedistici del secolo precedente. Questa formula, una miscellanea di letteratura e attualità, ha il vantaggio di coniugare argomenti di natura letteraria con problematiche riguardanti la cultura civica in genere. Nel gennaio del 1831 ad esempio la rivista si apre con un saggio-recensione al lavoro Del'arte di vedere nelle belle arte del desegno secondo i venti principi di Sulzer e di Mengs [sic] pubblicato a Venezia nel 1798. Seguono un commento alle Memorie di Oberlin, due argomenti di politica interna, Bank of the United States, con il testo del messaggio presidenziale dell'8 dicembre 1829, e American System, sempre vicino alle idee di John Quincy Adams, un articolo sulla letteratura francese, Mémoires de Madame de Genlis, e un altro sulla History of the Jews del reverendo Milman. Nel luglio del 1831 la rivista si occupa di The Prospect of Reform in Europe, The Cherokee Case, ma anche di Poetry and Romances of the Italians, ove si fa riferimento alla Storia della Lettteratura Italiana di Camillo Ugoni, alla Storia della Letteratura Italiana del Cavaliere Giuseppe Maffei, e alla Letteratura Italiana del secolo xviii di A. Lombardo 37.

Sono in particolare i suoi scritti sulla "North American Review" che ne fanno un testimone ed un critico attentissimo di alcuni dei maggiori problemi al centro del dibattito dell'opinione pubblica dell'epoca: la controversia riguardo la Banca, come pure lo sviluppo dell'istruzione pubblica ed il progresso delle arti e delle scienze in genere e, non ultimo, il pacifismo, ma soprattutto l'abolizionismo e la causa dell'Unione.

Nel 1833, quando imperversa il dibattito sulla nullificazione, egli pubblica sulla "North American Review" degli articoli appassionati, pieni di comprensione per «i fratelli del Sud», nei quali asserisce, con toni jacksoniani, l'indissolubilità dell'Unione. Esprime un «sentito interesse» per i lettori della Carolina del Sud, «fratelli indotti in errore» («an affectionate regard for our mistaken brethren of South Carolina»), e conclude scrivendo a lettere maiuscole «The Federal Union, it must be preserved» 38. Si rivolge a chi ha veramente a cuore il bene dell'uomo in genere e del paese in particolare («the real friends of humanity and the country») per ribadire l'opinione assai diffusa al Nord secondo la quale lo schiavismo, benchè di per sé sbagliato, non poteva essere abolito dall'oggi al domani: «[The destruction of slavery] will not be expedited by the discussion of immediate abolition in the free states» 39.

Alexander Everett non tralascia di trattare altre questioni relative ai movimenti riformisti che iniziavano a sorgere nella società statunitense nei primi decenni del secolo: aveva infatti prestato attenzione alla questione del pacifismo e scritto con particolare simpatia a proposito di Noah Worcester, segretario e grande animatore della Massachusetts Peace Society dal 1816 al 1828. Nel 1817, dopo il suo primo soggiorno a L'Aja, da dove in occasione dell'incoronazione di Guglielmo i a re dei Paesi Bassi si era recato a Bruxelles, avendo anche modo di visitare il campo di battaglia di Waterloo, dedica un'importante recensione ai primi otto numeri del "The Friend of Peace", l'organo della Peace Society che uscì dal 1815 al 1818, fondato da Worcester che era anche l'autore della maggior parte degli articoli. Everett sostiene esplicitamente l'assurdità del ricorso alla forza per dirimere questioni controverse, l'ostinarsi nel risolvere punti di discordia «con lo schierare l'una di fronte all'altra due file di soldati ai quali viene imposto di spararsi addosso»: «What can be more thoroughly and essentially chimerical, absurd, and ridiculous, than the pretence of settling a disputed boundary, or a doubtful passage in Grotius by arranging fifty or a hundred thousand men in two opposing lines and compelling them to shoot each other down?» 40.

7. Le responsabilità del diplomatico; il caso dei diritti d'autore

Gli scritti di Alexander Everett apparsi sulla "North American Review", caratterizzati da un interesse sentito per la società statunitense, stanno a dimostrare che, in linea con l'insegnamento ricevuto da Adams, la sua esperienza all'estero va a tutto vantaggio dell'attenzione che dedica ai problemi della nazione.

In una lettera datata 27 luglio 1815 scritta quando è ministro a Londra, Adams parla autorevolmente per esperienza personale e ricorda al giovane Everett, allora segretario di legazione a L'Aja, che un soggiorno troppo prolungato all'estero non è auspicabile, nè un americano dovrebbe risiedere in Europa per più di cinque o sei anni consecutivi: il rientro in patria a intervalli regolari è necessario per ridimensionarsi, rinvigorirsi e «ritemprarsi». Adams scrive: «Every American who has resided so long as five or six years in Europe, ought to go home to be "new-tempered". I recommend this to your future practice, as during my whole life, I have found the benefit, and necessity of it for my own» 41. In termini che ricordano l'origine puritana del pensiero statunitense, Adams lo mette inoltre in guardia contro le tentazioni che presenta l'Europa (descritta quale madre di tutti i vizi...), non ultima quella di approfittare della propria posizione per trarne un illecito vantaggio finanziario:

The fascinations of Europe, to Americans situated as you are and may hereafter be, present themselves in various and most dissimilar forms ­ Sensuality, Dissipation, Indolence, Pride and last, and most despicable, but not least, Avarice. This though not so common as the rest is not less to be avoided: it appears in temptations to trading speculation or stock-jobbing, upon the basis of information to which your public station only gives you access 42.

E sempre da Londra nella lettera del 16 marzo 1816, piena di consigli per il giovane pupillo e con accenti che gli sono consueti, Adams lamenta sdegnato il comportamento di troppi rappresentanti del governo, i quali, giunti in Europa, danno scarsa prova del loro senso del dovere. Egli traccia un ritratto dei cattivi diplomatici che rientrano in patria senza avere fatto tesoro della loro esperienza ed incapaci di rendere utile servizio al paese, quasi disdegnosi delle istituzioni nazionali:

Scarcely one in fifty ever came to do his duty, and nothing but his duty, or to devote his leisure to the acquisition of the proper diplomatic knowledge. The habits of life into which they fall relax their industry into indolence and turn their activity to dissipation. They go home with heads as empty, and with hearts fuller of vanity than they came ­ generally with a bankering to return to Europe, and almost always with a distaste to the manners, and institutions of their own Country, disdaining or disqualified to take a part in its public affairs, and incapable of making themselves necessary, either to the General Government, or to any of the political parties in the Country 43.

Sul piano professionale Alexander Everett riesce invece a trarre notevole profitto dalla sua attività diplomatica e sfrutta la permanenza europea sia per fare opera di aggiornamento presso il pubblico statunitense circa il mondo europeo, da dove provengono novità editoriali che reputa particolarmente valide per stimolare la letteratura del proprio paese, che per definire l'identità politico-culturale degli Stati Uniti nei rapporti con le altre nazioni. In questo senso la sua azione è volta ad incoraggiare lo sviluppo di una vera e propria cultura letteraria statunitense. Egli ritiene che per potersi esprimere al meglio la creatività letteraria necessiti in patria di un pubblico preparato e di un adeguato sistema editoriale. Quando negli Stati Uniti era più conveniente vendere libri pubblicati in Inghilterra, nel 1821 dall'Aja in una delle sue collaborazioni alla "North American Review", egli chiede che gli stessi editori e gli stessi librai si impegnino maggiormente per favorire la stampa e la vendita di libri scritti da autori statunitensi, piuttosto che offrire al pubblico, essenzialmente per ragioni di lucro, testi provenienti dall'estero. Cita ad esempio la figura del grande libraio imprenditore Pancouke, uomo di cultura che intratteneva rapporti personali con gli autori dei libri che stampava, dando importanza al valore etico-letterario dell'opera prima che al suo risvolto economico; paragona Pancouke ai grandi editori e tipografi del passato e afferma «Pancouke was a bookseller of the genuine, old-fashioned, open-hearted stamp, a legitimate successor of the Aldi, the Elzevirs, and the Stephens of former days [...]. No author left his house unrewarded. After concluding a treaty for a work, he has been known to advance a hundred thousand franks beyond the bargain [...]» 44. Risulta particolarmente interessante un preciso riferimento alle condizioni economiche in cui si trovava allora ad operare l'autore statunitense, di cui non era definita né protetta l'identità professionale:

What bookseller in the United States would advance twenty thousand dollars beyond his bargain? He that should do it would be laughed at for his simplicity, rather than extolled as a Mecenas. We go further, and ask, what bookseller in the United States would advance twenty thousand dollars, for any book that could be written? In other countries when a gentleman has been through the trouble of writing a book, there is a competition among the booksellers to know who shall have the honour of printing it, and the author puts what price he pleases upon his manuscript 45.

Everett continua ricordando come ancora non fosse stata risolta la questione dei diritti d'autore negli Stati Uniti «As to the idea of receiving any money for the copyright, it would be thought the height of presumption in a writer to expect it [...]». E infatti era proprio per questo che molti autori preferivano stampare i loro lavori in Inghilterra, mentre gli editori statunitensi da parte loro trovavano più conveniente ristampare lavori provenienti dall'Europa, anche in mancanza di una regolamentazione internazionale dei diritti d'autore. Everett denuncia questa situazione ed auspica una politica editoriale in grado di incentivare e favorire lo sviluppo della letteratura statunitense, in quanto un tale incentivo sarebbe stato vantaggioso sia per l'autore che per l'editore:

We hear much of the paucity of good books published in this country, but we cannot help thinking that much of the blame of it is to be attributed to the booksellers. If these gentlemen, instead of investing their capital in republication of foreign works, from which they derive no honour and little profit, the sale being in general barely enough to cover the expense, ­ if, we say, instead of this they would hold out a generous encouragement for the production of original compositions, ­ if they would offer twenty thousand dollars for a history, ten thousand for a poem or a novel, and so in proportion [...] we should find the reproach of our literary poverty disappearing very fast 46.

Everett ripete che solo così è possibile arrivare ad avere una valida produzione letteraria:

We should soon have a class of standard national works, that after making the fortune of their writers, would become a lasting and valuable property to the booksellers that bought the copies, while the foreign books, which they now reprint, are all ephemeral, and like fancy goods, are not worth a dollar to them after the first momentary demand is over» 47.

In quest'occasione, Alexander Everett, con fare che gli è tipico, propone con insistenza l'entità del compenso a suo parere più adeguato da corrispondere all'autore per la produzione di un testo. Il compenso proposto da Everett ­ ventimila dollari del 1820 per un lavoro di carattere storico, diecimila per un poema, e così via ­ appare in effetti esagerato, anche tenendo conto delle variazioni della moneta, oltre che dell'aspetto retorico della sua argomentazione. Nel 1831, ad esempio, Washington Irving spuntava dall'editore Carvill settemila dollari, con un ricavo netto per l'autore di tremila dollari, per il testo della sua History of the Life and Voyages of Christopher Columbus pubblicato in precedenza a Londra 48. D'altra parte sono proprio le manifestazioni in sostegno del progresso della stampa e della letteratura nazionale come quella di Everett che contribuiscono a far sì che la situazione dell'autore statunitense intorno al 1830, come nel caso di Washington Irving, ma anche in quello di James Fenimore Cooper, sia molto più rosea che non nei decenni precedenti 49.

8. La personalità di Alexander Everett

La battaglia di Everett perchè si affermino sul mercato e tra il pubblico le opere degli autori americani va di pari passo con l'impegno affinché la preparazione culturale statunitense possa rivaleggiare con quella del Vecchio mondo, se non addirittura sorpassarla. È emblematica a questo proposito la recensione del 1830 sulla "North American Review" all'opera sulla letteratura greca di Jacovaky Rizo Neboulos pubblicata a Ginevra nel 1820: nella recensione viene precisato esplicitamente che il pubblico statunitense, ben informato rispetto alla storia politica e militare del popolo greco a seguito della guerra d'Indipendenza contro la Turchia desidera esserlo altrettanto rispetto alla letteratura greca, letteratura che se era poco nota in America lo era del resto altrettanto in Europa 50.

Il tono di questa recensione appare in linea con il gesto che aveva fatto a Madrid quando si era affrettato ad invitare in Spagna Washington Irving allora in Francia, affinché potesse tradurre l'importante materiale colombiano allora appena dato alle stampe dal Navarrete e ne facesse in tal modo beneficiare il lettore statunitense. Everett aveva anche chiamato Irving proprio perchè il governo spagnolo aveva appena aperto i suoi archivi agli studiosi stranieri, tanto che in precedenza nemmeno lo stesso Richardson aveva potuto visitarli quando preparava la sua History of America.

Le sue iniziative, non solo in campo letterario, si rivelano a volte particolarmente audaci, poco inclini al compromesso. Nel 1825, eletto alla presidenza, John Quincy Adams si affretta a nominare Everett ministro a Madrid. Dal segretario di stato Clay Everett riceve l'incarico di far presente al governo di Ferdinando vii quanto sia urgente e opportuno che la corona spagnola riconosca l'indipendenza delle sue ex-colonie americane. Mentre sono sempre più evidenti le difficoltà della Spagna a mantenere il controllo di Cuba e Portorico, Alexander Everett adotta a questo riguardo un comportamento che ne mette in luce l'intraprendenza, ma anche forse l'imprudenza. Egli infatti si espone in un modo che Adams giudica incauto («indiscreet») 51. In un messaggio riservato e in codice del 30 novembre 1825 indirizzato a Adams, Everett suggerisce che il governo statunitense chieda l'isola di Cuba come garanzia di un ingente prestito in denaro di cui la Spagna aveva urgente necessità. Riportando l'episodio, Samuel Flagg Bemis spiega come Everett si fosse giustificato poi con Adams ricordando di avere agito in conformità alle sue indicazioni; Bemis precisa che si doveva trattare di indicazioni espresse solo verbalmente 52.

Anche in altre circostanze Alexander Everett si trova ad affrontare situazioni che lo pongono in una posizione personale pericolosa. Dal 1820 al 1825 la "North American Review" viene affidata alla gestione prudente ed oculata del fratello Edward ed è innegabile che le collaborazioni dall'estero inviate da Alexander contribuiscano ad assicurare il prestigio alla rivista. Al rientro in patria, al termine della missione spagnola 53, Alexander subentra al fratello, tuttavia la sua decisione di acquistare una parte della proprietà della rivista si rivela fallimentare sul piano della gestione economica e, a partire dal 1836, è costretto a lasciare definitivamente la direzione del periodico 54.

In realtà, anche dopo l'abbandono della "North American Review" e l'allontanamento dal partito whig, Alexander Everett continua pur sempre la sua attività letteraria; dà il suo contributo alla "Democratic Review" di O'Sullivan ma anche alla "Southern Literary Review", scrive sul "Boston Quarterly Review", il giornale di Orestes Brownson, entra anche in contatto con Margaret Fuller; si avvicina ai circoli filosofico-letterari del Trascendentalismo. È in questo periodo che si accentua il suo interesse per le culture orientali, alle quali aveva già iniziato a prestare attenzione al tempo del suo soggiorno a L'Aja 55.

9. La missione di Everett in Cina.
I primordi della presenza degli Stati Uniti nel mondo

In questo periodo Everett rimane vicino ai circoli politici di Washington e, dopo avere svolto la missione a Cuba, durante la presidenza Tyler, viene nominato commissario a Canton dal Presidente Polk nel 1845. S'imbarca in maggio ma deve interrompere il viaggio per il precario stato di salute; parte nuovamente nella primavera del 1847. La sua presenza a Canton quale rappresentante del governo sembra quasi rivestirsi di una valenza simbolica, oltre ad esprimere la sua predisposizione e capacità ad impegnarsi nei disegni diplomatici più innovativi dell'epoca.

Dalla legazione di Londra Edward Everett aveva segnalato l'importanza degli scambi commerciali tra Inghilterra e Cina, suggerendo che anche gli Stati Uniti sfruttassero le vie del Pacifico. E quando Daniel Webster aveva proposto allo stesso Edward Everett di recarsi in missione in Cina , questi aveva rifiutato adducendo seri motivi di famiglia, ma in realtà perché riteneva che lasciare Londra, sede importante e prestigiosa, rappresentasse una retrocessione; in effetti sospettava che lo stesso Webster, allora in difficoltà con il gabinetto di Tyler, volesse sostituirlo presso la Corte di San Giacomo 56. Ed è allora che ha luogo la missione di Caleb Cushing, a seguito della quale l'Imperatore apriva alcuni porti cinesi anche agli Stati Uniti e Alexander Everett veniva inviato quale primo rappresentante diplomatico americano in Estremo Oriente. La nomina di Alexander Everett a Canton sta a significare come ormai gli Stati Uniti desiderino affermare la loro presenza sul Pacifico ed aspirino a competere con la stessa Gran Bretagna sullo scenario mondiale.

Si possono già leggere le premesse di ciò che avverrà alla fine del secolo con la guerra ispano-americana: nel 1898, oltre ad esercitare un controllo indiretto su Cuba, la potenza statunitense si evidenzia in modo significativo nel Pacifico ed è chiaro che la Gran Bretagna non è più l'unica padrona dei mari del mondo.

La crescita degli Stati Uniti a livello demografico, economico, militare e politico è accompagnata da un importante processo di crescita culturale. In questo periodo è andato aumentando il numero dei lettori, la stampa ha moltiplicato le sue testate rispetto ai primi decenni del secolo; lo stesso Everett non disdegna di scrivere per una rivista quale la "Boston Miscellany of Literature and Fashion" che si rivolge essenzialmente al pubblico femminile che è diventato ormai sempre più numeroso. Ma gli Stati Uniti hanno maturato una cultura letteraria autonoma che si differenzia da quella europea. Così come l'Inghilterra ha Charles Dickens, gli Stati Uniti hanno in Washington Irving, che si era imposto all'attenzione dei lettori sulle due sponde dell'Atlantico con le sue grandi biografie storiche, il loro autore nazionale. Ferve l'opera degli storici romantici. E benché il suo genio non venisse subito riconosciuto in patria, Edgar Allan Poe aveva già dato alle stampe la sua opera. A Concord Emerson continua nella scia del suo Nature del 1836. Di lì a poco si sarebbe manifestata in pieno la felice stagione del "rinascimento americano", con le opere di Melville, Hawthorne, Thoreau, Whitman.

Nel 1850, sul "Literary World" nell'articolo diventato famoso in cui paragona Hawthorne a Shakespeare, Herman Melville lancia un proclama letterario a favore dello scrittore americano. Sostiene che la letteratura americana deve essere di valore paragonabile a quello del ruolo della nazione nel mondo, e lamenta il divario tra la crescita della nazione sul piano politico e la sua crescita sul piano letterario:

While we are rapidly preparing for that political supremacy among the nations which prophetically awaits us at the close of the present century, in a literary point of view, we are deplorably unprepared for it; and we seem studious to remain so 57.

Melville usa anche parole che riecheggiano quanto aveva sostenuto Alexander Everett quasi vent'anni prima, quando scriveva da L'Aja che gli Stati Uniti avrebbero dovuto tenere in maggiore considerazione i loro scrittori. Melville auspica infatti che i cittadini americani prendano coscienza del valore della propria letteratura e si trattengano invece dal lodare immeritatamente gli autori stranieri: «we should refrain from unduly lauding foreign writers» 58. Le parole stesse di Melville testimoniano che l'impegno di Alexander Everett affinché gli americani coltivino l'arte letteraria aveva ormai dato i suoi frutti.

Il progresso in campo culturale aveva tenuto il passo con il grande sviluppo in campo politico, economico e tecnologico. Benchè il loro valore non venisse subito compreso dai contemporanei, opere quali La Lettera Scarlatta di Hawthorne del 1850 ed il Moby Dick di Melville del 1851, ma anche la produzione letteraria che si sviluppava negli stati del Sud, sembrano voler ripagare ampiamente Alexander Everett dei suoi sforzi continui affinché si precisasse e maturasse l'identità culturale statunitense. In seno alla cultura americana fioriva una letteratura che si sarebbe affermata in campo internazionale e sarebbe stata in grado di competere con le letterature del Vecchio mondo.

Caratterizzata dalla sua attività giornalistica e critico-letteraria e dalla sua attività politico-diplomatica, l'opera di Alexander Hill Everett rappresenta una preziosa testimonianza delle complesse realtà che marcano la crescita degli Stati Uniti nella prima metà del secolo scorso.

E ciò in modo particolare proprio perchè la sua visione, alimentata dall'Unitarismo del Massachussetts, si proietta continuamente ben al di là degli stati della Nuova Inghilterra.

Nell'esaminare il progresso e le trasformazioni che segnano gli Stati Uniti dagli anni della guerra del 1812-1815 con la Gran Bretagna agli anni del "destino palese", quando si materializza l'espansione territoriale a sud-ovest, con l'annessione del Texas e la guerra con il Messico, e prosegue l'espansione verso il Pacifico, non va dimenticato il contributo dato da Alexander Hill Everett alla realtà culturale statunitense.

Note

* Questo lavoro fa parte di uno studio finanziato con un contributo del Consiglio nazionale delle ricerche su "Gli orientamenti della diplomazia statunitense tra letteratura e politica, 1820-1870" diretto dalla Prof. Pia Grazia Celozzi Baldelli.

1. Oratore di fama, uomo di stato eminente e personalità di spicco del partito whig, Edward Everett raggiunse l'apice della sua carriera negli anni fra il 1840 e il 1853; fu infatti ministro a Londra dal 1840 al 1844 e segretario di stato nel 1852-53, durante gli ultimi mesi della presidenza di Millard Fillmore. Nel periodo in cui fu alla segreteria di stato, Edward Everett si occupò dei rapporti con Cuba, con il Perù (riguardo un contenzioso con le Isole Lobos per i giacimenti di guano) e preparò la lettera che il comandante William Perry consegnò alle autorità giapponesi nel luglio del1853. Nel 1897 vennero pubblicate The Everett Letters on Cuba (apparse già nel 1878): sia Alexander che Edward Everett avevano espresso l'opinione che Cuba, non fosse altro che per la sua stessa posizione geografica, avrebbe dovuto fare parte degli Stati Uniti; entrambi auspicarono un eventuale acquisto di Cuba da parte degli Stati Uniti.

2. Irving fu poi segretario a Londra quando vi giunse Martin van Buren, la cui nomina a ministro non venne però ratificata dal Senato; fu infine a sua volta ministro a Madrid dal 1842 al 1846.

3. Su Hugh Swinton Legaré, cfr. C. Izzo, La letteratura nord americana, Edizioni Accademia, Milano 1979 (1967), p. 202.; H. R. Marraro, in Enciclopedia Italiana, 1949, vol. xx, p. 739; E. Evans, The Friendship of Alexander Hill Everett and Hugh Swinton Legaré, in"Mississippi Quarterly: The Journal of Southern Culture", vol. 28, 1975, pp. 497-504.

4. Si veda D. Levin, History as Romantic Art: Bancroft, Prescott, Motley, Parkmann, Harcourt, New York 1959, sul contributo di Bancroft e Motley alla letteratura statunitense. Il loro apporto in campo diplomatico viene evidenziato in P. G. Celozzi Baldelli, Arbitrati e politica di potenza. Gli Stati Uniti dopo la guerra di Secessione, La Sapienza Editrice, Roma 1990.

5. Nel Massachusetts la chiesa congregazionalista, di matrice puritana, rappresentò la fede religiosa riconosciuta, con sovvenzioni pubbliche, fino al 1835, quando divenne definitivamente operativa la distinzione tra chiesa e stato sancita dalla Rivoluzione.

6. Sulla storia dell'Unitarismo, si veda J. H. Allen, History of the Unitarians and the Universalists in the United States of America, Scribner, New York 1903. L'Unitarismo respinge il mistero della Trinità divina ed il dogma dell'Incarnazione. Tra le maggiori figure del pensiero unitariano vanno ricordati Henry Ware, eletto professore di teologia a Harvard nel 1805, e William Ellery Channing, il quale nel 1819, a Baltimora, pronuncia il discorso che viene considerato come l'atto di battesimo della chiesa unitaria, in occasione dell'ordinazione di Jared Sparks; la American Unitarian Association si forma nel 1825. Figura centrale del Trascendentalismo è Ralph waldo Emerson, inizialmente egli stesso ministro unitariano.

7. Si veda alla voce Everett, Alexander Hill, a cura di Henry G. Pearson in Dictionary of American Biography, vol. vi, pp. 220-1, con riferimenti bibliografici (in particolare Edward Everett Hale, Sketches of the Lives of the Brothers Everett, 1878); Pearson riporta l'esistenza di un ritratto e di una miniatura di A. Everett, custoditi rispettivamente a Washington e a Dedham, Massachusetts. Si veda inoltre P. Revere Frothingham, Edward Everett: Orator and Statesman, Houghton Mifflin, Boston 1925.

8. Cfr. T. A. Bailey, A Diplomatic History of the American People, Prentice Hall, Englewood Cliffs 1980 (1940), pp. 303-5. La spedizione di Cushing inizia nel luglio del 1843, il trattato di Wanghia è del luglio 1844 e comporta anche una dichiarazione di extraterritorialità, con i cittadini statunitensi accusati di crimini in Cina aventi il diritto di essere giudicati da un ufficiale consolare statunitense. Vedi anche E. Griffin, Clippers and Consuls: American Consular and Commercial Relations with Eastern Asia, 1845-1860, Ann Arbor, Michigan 1938. Su Caleb Cushing ed i suoi rapporti con i fratelli Everett, si veda l'opera di A. B. Darling, Political changes in Massachusetts 1824-1848, 1925.

9. Nel 1860 Edward Everett venne nominato candidato vice-presidenziale del "Constitutional Union Party"

10. Europe: Or a General Survey of the Political Situation of the Principal Powers, with Conjectures on Their Future Prospects. By a Citizen of the United States. Boston, Oliver Everett, 1823 (Oliver Everett era il maggiore dei fratelli Everett). Europe venne pubblicato anche ad Amburgo in tedesco nel 1823, in seguito venne tradotto in francese ed in spagnolo. America or a General survey of the Political Situation of the Several Powers of the Western Continent. By a citizen of the United States (1826), uscì contemporaneamente in Spagna e negli Stati Uniti. In una lettera del 29 dicembre 1817, lo stesso Adams, dopo avere letto un articolo di Everett sulla "North American Review" a proposito dell'indipendenza delle colonie spagnole gli aveva suggerito di approfondire l'argomento. Per uno studio della bibliografia di Alexander Hill Everett si veda F. Sumkin, The Writings of Alexander Hill Everett. A Partial Checklist, in "Bulletin of Bibliography",1963, pp. 238-9.

11. A. Schlesinger Jr., The Age of Jackson, Little Brown, Boston 1946, p. 96.

12. Poems è una raccolta di testi poetici, traduzioni, o "imitazioni" poetiche.

13. Schlesinger ricorda come Alexander Everett venisse in realtà spesso visto dai democratici del Massachusetts come un transfuga dal partito rivale. Si vedano anche i commenti di Frothingham su Edward Everett ed il cambiamento di campo del fratello.

14. S. F. Bemis, John Quincy Adams and the Foundations of American Foreign Policy, Alfred A. Knopf, New York 1949, p. 542; Id., John Quincy Adams and the Union, Alfred A. Knopf, New York 1956.

15. Schlesinger, The Age..., cit., p. 97.

16. Ibid. Su Alexander Everett e la situazione particolarmente fluida a livello politico nel Massachusetts, si vedano le pp. 91-3, 145-158 (sulle ripercussioni della Rivoluzione industriale nel Massachusetts),

17. J. Quincy Adams, Letters of John Quincy Adams to Alexander Hamilton (sic) Everett, a cura di A. C. McLaughlin, in "American Historical Review", vol. xi, New York 1906, pp. 349, 88-116, 332-54. La lettera del dicembre 1835 è a p. 349. Sono particolarmente suggestive alcune delle prime lettere di Adams, che riportano gli umori della colonia internazionale di Mosca durante l'inverno che fu fatale a Napoleone. È indizio di scarse informazioni riguardo Alexander Hill Everett presso i posteri il fatto che nel 1905 il suo nome venga riportato in modo errato (presumibilmente per associazione con quello del grande federalista): in realtà il secondo nome, Hill, è il cognome materno, secondo un uso anglosassone frequente. D'altra parte va precisato che in privato non sempre Adams si era espresso con simpatia nei confronti dei fratelli Everett.

18. Quincy Adams, Letters of John Quincy Adams..., cit., p. 115. La lettera del 24 maggio 1830 e un estratto della lettera del 18 settembre 1831, in cui Adams esprime giudizi taglienti su Jefferson, erano apparsi in precedenza in "Old and New", v. ii, pp. 135-6. Dal 1831 fino alla conclusione dei suoi giorni, il 23 febbraio 1848, Adams avrebbe tuttavia continuato a servire il suo paese al Congresso in qualità di deputato del collegio elettorale di Plymouth, Massachusetts.

19. Quincy Adams, Letters of John Quincy Adams..., cit., p. 135.

20. Ibid. L'opera di R. Luraghi, Gli Stati Uniti, utet, Torino 1974, mette in evidenza come il pensiero della Nuova Inghilterra iniziasse in quel periodo ad opporsi al pensiero illuminista dei grandi statisti della Virginia, primo fra tutti proprio Thomas Jefferson.

21. D. Del Monte, La correspondance entre Domingo Del Monte et Alexandre Hill Everett, con introduzione e a cura di S. Andioc Torres, Harmattan, Paris 1994 (Publications de l'Equipe de Recherches de l'Université Paris vii, Histoire des Antilles Hispaniques). A. Everett entrò in contatto con Del Monte a Cuba all'inizio del 1840; in precedenza Del Monte aveva risieduto a Madrid nello stesso periodo in cui vi si trovava Everett. Sulla presenza di A. Everett a Cuba, cfr. anche l'opera dello storico britannico H. Thomas, Cuba: The Pursuit of Freedom, Harper-Row, New York 1971, pp. 196, 206-7; Thomas non può tuttavia avvalersi del lavoro di R. Saracino del 1989, Inglaterra: sus dos caras en la lucha cubana por la abolicion, consultato invece da S. Antioc Torzes.

22. Ivi, p. 133.

23. Ivi, p. 143.

24. Nel 1839 il caso della "Amistad", diretta a Cuba e adibita al trasporto clandestino di schiavi africani, aveva allarmato l'opinione pubblica. John Quincy Adams stesso avrebbe poi difeso davanti alla Corte Suprema gli uomini della "Amistad". Al caso della "Amistad", nel 1842 fece seguito quello della "Creole". Già nel 1828, nella sua biografia di Colombo, Washington Irving si era soffermato sulla prima sanguinosa rivolta di schiavi africani a Santo Domingo, avvenuta significativamente nel 1522.

25. La congiura prese il nome dallo strumento di tortura usato per estorcere confessioni dai sospetti, i quali venivano addossati ad una scala e fustigati. David Turnbull, il console inglese, che inviava regolari rapporti a Palmerston e l'agente Francis Ross Cocking tramarono per coinvolgervi Del Monte.

26. Del Monte, La correspondance..., cit., p. 153.

27. Ivi, pp. 103 et passim; vi sono riferimenti anche a Calderon de la Barca e Martin de la Rosa. Nathan Hale aveva promosso lo sviluppo della rete ferroviaria statunitense, mentre M. Aldama, cognato di Del Monte, aveva grossi interessi nella rete ferroviaria cubana.

28. W. J. Morris, John Quincy Adams and Alexander Hill Everett: Pathfinders of German Studies in America, in "Anglo-German and American Crosscurrents," vol. 4 (1990), pp. 28-42 e K. B. Hunsaker ­ M. G. Devine, Alexander Hill Everett: Early Advocate of American Interest in German Literature and Culture. Questi studi, che prendono in esame la documentazione Everett custodita negli archivi della Massachusetts Historical Society, rivalutano il ruolo svolto da A. Everett nel promuovere la germanistica negli Stati Uniti.

29. Negli Stati Uniti, il titolo di dottore venne conferito dopo il 1861. Sia Alexander che Edward Everett s'impegnarono per promuovere l'istruzione a livello universitario. (Assieme al cognato William Peabody, grande studioso di Shakespeare, Alexander Everett operò presso il Jefferson College in Louisiana). Quando era rettore di Harvard, Edward Everett si impegnò affinchè venisse fondata un facoltà scientifica, che sarebbe poi diventata la "Lawrence School of Science".

30. Il tono drastico e deciso di Alexander Everett per quanto riguarda la rivalità tra Stati Uniti e Gran Bretagna contrasta con l'accortezza di John Quincy Adams, ma anche con la moderazione di Edward Everett.

31. Cfr. "General Repository", 4 luglio 1813, p. 103.

32. "North American Review", xv, aprile 1823, pp. 397-425.

33. Il discorso sulla letteratura tedesca venne pronunciato il 24 luglio 1839 presso il Dartmouth College nel New Hampshire

34. "The Specter Bridegroom" è del 1843. Cfr. Morris, John Quincy Adams..., cit. p. 38. Già nel 1820, Washington Irving, sempre ispirato dal testo tedesco, aveva pubblicato con lo stesso titolo, uno dei suoi più famosi racconti.

35. Cfr. Del Monte, La correspondance..., cit., pp. 49-51.

36. Cfr. Hunsaker ­ Devine, Alexander Hill Everett..., cit. p. 56. Alexander Everett rende in inglese, in pentametri giambici, la versione dello Schlegel del testo del Brahma Parana che lo stesso Schlegel aveva tradotto in tedesco dalla versione francese tratta dall'originale in sanscrito. La traduzione di Everett appare nell'ottobre del 1842 sulla "Boston Miscellany of Literature and Fashion".

37. "North American Review", gennaio 1831, lxx, pp. 127, 214, 234.

38. Ivi, gennaio 1833, xxxvi, p. 275. V. anche F. L. Mott, A History of American Magazines, 1741-1850, Appleton, New York 1930, pp. 457-8.

39. Ivi, luglio 1833, xxxvii, p. 249.

40. Su Noah Worcester (1757-1837) segretario della Massachusetts Peace Society Alexander Everett si esprime sul "Boston Patriot" nel 1813, e di nuovo nel 1827 sulla "North American Review". Cfr. i riferimenti nelle lettere di Adams, in "American Historical Review", xi, cit., pp. 107, 112. L'atteggiamento di Alexander Everett nei confronti del pacifismo così come viene espresso nelle lettere ad Adams è tanto più interessante in quanto in precedenza il giovane Everett si era espresso decisamente a favore dell'entrata in guerra degli Stati Uniti con la Gran Bretagna nel 1812.

41. Adams, Letters..., cit., p. 99.

42. Ibid.

43. Ibid.

44. A. H. Everett, in R. Ruland (ed), The Native Muse, v. 1,Dutton, New York 1976, p. 165. Anche gli autori stranieri ­ è noto il caso di Dickens ­ si lamentavano per la mancanza di leggi statunitensi riguardo i diritti d'autore; la spinosa questione si protrasse fino al Chase Act del 1891.

45. Ibid.

46. Ibid.

47. Ibid.

48. W. Irving, The Companions of Columbus, ed. J. W. Tuttleton, 1986, Twayne, Boston, p. xli.

49. Cfr. Ruland (ed), The Native..., cit., p. 125.

50. "North American Review", 1830, p. 350.

51. Bemis, John Quincy Adams and the Foundations..., cit., p. 542. Del resto il proposito di Everett può essere considerato come un precedente del disegno dell'acquisto di Cuba, destinato peraltro a fallire, al momento dell'episodio del manifesto di Ostenda, nel 1854, quando Marcy chiese al rappresentante a Madrid Pierre Soulé di offrire alla Spagna 130 milioni di dollari per l'acquisto di Cuba; sull'atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti di Cuba da Jefferson a McKinley; cfr. Bemis, John Quicy Adams and the Union..., cit., p. 543. Si noti che Thomas (in Cuba..., cit., pp. 199, 210, n. 16) non fa riferimento all'iniziativa di Everett, ma ricorda una proposta simile fatta dal console Nicholas Trist.

52. Bemis, John Quicy Adams and the Union..., cit., p. 98.

53. Cfr. Mott, A History..., cit., p. 78.

54. Edward Everett, che nel frattempo continuava a riscuotere grande stima all'interno del partito whig, era anche egli rimasto legato agli interessi economici della rivista e si trovò coinvolto nell'assumere i debiti causati in gran parte dalla gestione del fratello.

55. Cfr. anche Del Monte, La correspondance..., cit., p. 123.

56. Cfr. P. Varg, Edward Everett: The Intellectual in the Turmoil of Politics, Susquehanna U.P., 1992. (Non vi è però riferimento alla missione di Alexander Everett in Cina). Cfr. anche Frothingham, Edward Everett..., cit., p. 321.

57. H. Melville, in Ruland (ed), The Native Muse, cit., pp. 226-34, 324.

58. Ibid.