Le "Annales" e la storiografia croata

di Neven Budak

Per poter capire i primi contatti tra la storiografia croata e gli storici raggruppati intorno alla rivista delle "Annales", collegati cioè con quello che talvolta viene definito «il paradigma delle "Annales"», bisogna sovvenire l'atmosfera politica e scientifica della Jugoslavia, all'interno del cui complesso la Croazia è rimasta per decenni dopo la Seconda guerra mondiale e l'ascesa al potere dei comunisti. Prima della guerra il termine "Annales" era, a quanto risulta, completamente sconosciuto e i contatti con la scienza storica francese abbastanza poveri.

Nel periodo tra le due guerre mondiali i maggiori storici croati avevano studiato a Zagabria e a Vienna, cosicché erano rivolti più verso l'area linguistica tedesca e centroeuropea. Ammesso pure che si avesse qualche notizia della "nuova storia" francese, questa tendenza avrebbe avuto notevole difficoltà nel trovare uno spazio significativo nella tradizionalistica scienza storica croata, per la quale il metodo positivistico e quello genetico erano gli unici modi di esaminare la storia, o, più precisamente, di studiare gli eventi politici.

Un'eccezione è costituita da Josip Matasoviø, il quale si occupava, con una concezione assai moderna, della storia della cultura. Pur trovandosi in una situazione assai difficile ­ venne, infatti, trasferito a Skopje, in Macedonia, per il suo atteggiamento ostile al regime di Belgrado ­ egli pubblicò per anni a Zagabria la rivista "Narodna starina" ("Eredità nazionale") nella quale promosse le idee della storia culturale, inaugurando così campi di ricerca fino ad allora ignoti in Croazia. Operando in condizioni insopportabili, senza aiuti finanziari né istituzioni che sostenessero il suo lavoro, Matasoviø resistette per alcuni anni fino alla sospensione delle pubblicazioni della rivista. Il suo lavoro, forse anche a causa dei tormentosi avvenimenti seguiti poco dopo, è rimasto quasi privo di eco nella storiografia croata. Soltanto di recente si è sollevato il velo sulle imprese pionieristiche e sullo straordinario valore di "Narodna starina"1. Il periodo della Seconda guerra mondiale non fu affatto favorevole allo sviluppo della storiografia croata, per quanto gli storici dell'Università di Zagabria abbiano resistito onestamente alle trappole del regime ustascia. Essi vi svolsero un'attività molto intensa, dando pure inizio alla pubblicazione di una nuova rivista, la quale, però, non superò il conflitto.

La vittoria dei comunisti nel 1945 non introdusse, in un primo tempo, i mutamenti che si sarebbero potuti prevedere dopo una così radicale trasformazione del sistema politico. La maggioranza dei professori universitari ­ e in quel periodo l'università era l'unica istituzione in cui si studiasse sistematicamente la storia ­ poté proseguire il proprio lavoro, lasciando a qualche assistente appena assunto il compito di introdurre lo spirito marxista nell'abbastanza torbida storiografia civile. L'atteggiamento dei professori della vecchia generazione nei confronti dell'ideologia era quello di chi non ne sapeva niente. Qualcuno seguiva il consiglio di uno dei presidenti dell'Accademia jugoslava (oggi croata) di scienze e arti il quale aveva detto: «Scrivete come prima, soltanto con un po' di tinta rossa in più».

Nel cercare di sottomettere ideologicamente le scienze sociali e umanistiche, non al marxismo vero e proprio, ma alla sua versione dogmatica staliniana, il nuovo regime impose lo schema della base economica e della sua sovrastruttura sociale quali fondamenti dello sviluppo storico. Per quanto una tale semplificazione non fosse, salvo rari casi, imperativa per gli storici, ne conseguì, tuttavia, uno spostamento dell'ottica verso la storia economica. Un cambiamento, introdotto progressivamente e lentamente, che va considerato positivo, a prescindere dai motivi che lo avevano determinato.

Accanto all'interesse per la storia economica, cominciò a svilupparsi con maggiore intensità anche la ricerca nel campo della storia sociale. Si dà il caso, però, che gli studiosi di entrambi i settori continuassero ad attenersi al tradizionale metodo positivistico, talché ne risultava che la radicale trasformazione comunista della storiografia non consisteva in altro che nel proseguimento della storiografia civile d'anteguerra, la quale allargava soltanto i campi di ricerca senza innovare il metodo. È in questo senso che si parla di un grande cambiamento storiografico; mutamento peraltro oggi nemmeno avvertibile. È stato, perciò, un tiro fuori bersaglio. Fu introdotto lo studio della storia del comunismo e di quelle che vennero definite la «lotta di liberazione popolare» e la «rivoluzione socialista».

Anche in Jugoslavia, come negli altri paesi comunisti, il regime aveva bisogno di legittimare la presa violenta del potere, presentando la propria vittoria come una necessità storica. Volendo completarla quanto prima e farla entrare nella convinzione collettiva, cominciò a immettere in maniera inverosimilmente massiccia nei propri quadri i membri della "corporazione" degli storici. Sorsero ovunque istituti di storia del movimento operaio2, che avevano il compito istituzionale di realizzare la totale ideologizzazione della storia contemporanea. Essendo per fortuna limitati, gli ideologi del comunismo si dimenticarono i periodi storici più antichi, rendendo così la maggior parte della storia immune dal trattamento subito a partire dalla seconda metà del Novecento. Oggi, di quella storiografia fattasi ancella della politica nello stretto senso della parola, non è rimasto quasi più nulla. A parte rare eccezioni, le uniche a conservare un certo valore e una certa importanza sono le opere che trattano della democrazia sociale; innumerevoli riviste, raccolte di fonti, numerose monografie: tutto questo cadrà nell'oblio prima di trovare il proprio storico.

Come è ormai ben noto, il sistema comunista jugoslavo è stato, fino ad un certo punto e in un modo peculiare, più liberale di quello degli altri paesi a "democrazia popolare". È vero: nel primo decennio il sistema comunista fu, anche qui, staliniano come altrove; successivamente, però, si innestò un processo di graduale allentamento delle redini di controllo del potere. Ciò si riflesse, tra l'altro, nella maggiore possibilità di viaggi all'estero, di visite di stranieri, di disponibilità di stampa e libri stranieri; mentre la scienza storica abbandonava lo stalinismo dogmatico per approdare al marxismo "autentico". La situazione non si presentava uguale per tutte le repubbliche della Federazione jugoslava. I membri più prossimi alla frontiera occidentale e più interessanti per i turisti erano maggiormente esposti agli influssi dell'Occidente di quanto non lo fossero le parti centrali e orientali del paese. Fu così che a partire dagli anni Sessanta la Slovenia e la Croazia intrattennero sempre più frequenti contatti con l'Italia, l'Austria e la Germania, oltre che con paesi ancora più lontani.

L'apertura della Jugoslavia e delle sue repubbliche occidentali all'influenza dell'Occidente non va, però, idealizzata. Era quasi impossibile criticare l'ideologia dominante senza che il suo autore ne subisse le conseguenze. Non tutti i libri potevano essere introdotti e diffusi nel paese né tutti i contatti con l'esterno erano consentiti. Proprio come negli altri paesi comunisti, la polizia segreta teneva i cittadini sotto controllo; si poteva essere gettati in prigione per un semplice scherzo politico. È interessante notare che esistevano grandissime differenze nelle diverse repubbliche jugoslave per quanto riguarda la rigidità del regime politico; il che dipendeva dal carattere delle singole oligarchie del partito. La Serbia, accanto alla Slovenia, era nota come la più liberale, specialmente se si trattava di Belgrado. In Croazia, invece, l'intolleranza politica verso i dissidenti era più accentuata; il che era da imputare ai rapporti interetnici. Va detto, però, che in Croazia non spirava aria così malsana come nelle province. Questa atmosfera cominciò a cambiare soltanto a partire dagli anni Ottanta, allorché il sistema comunista, sotto la spinta di una forte crisi economica e politica, cominciò ad allentare la sua presa sui cittadini. Gli eventi della seconda metà degli anni Ottanta non portarono alla democratizzazione, ma semplicemente a un'anarchia che consentiva alla gente libertà fino ad allora sconosciute.

Entro questa cornice si è sviluppata la scienza storica croata. Per anni essa fu caratterizzata da una chiusura totale, dall'adozione di un positivismo tradizionale e da un enorme lavoro sulla storia del partito. Molteplici ne erano le cause: le circostanze politiche le quali non stimolarono per molto tempo i contatti con gli studiosi all'estero; l'esclusiva concentrazione degli storici sulla storia nazionale, il che rendeva poco utile il confronto con le altre storiografie; infine, la scarsa conoscenza delle lingue straniere, che ostacolava la comunicazione scritta e orale.

La situazione cominciò a mutare, ma molto lentamente, soltanto con la partecipazione ai congressi internazionali degli storici. Esistevano anche commissioni bilaterali miste ­ per esempio quella jugo-ceca ­ ma istituite soprattutto fra la Jugoslavia e i paesi a storiografie affini, se non di livello più basso. Il merito di aver presentato agli storici croati i risultati della contemporanea storiografia europeo-occidentale, ivi compresa quella del gruppo raccolto intorno alla rivista le "Annales", va, in effetti, attribuito a una storica croata che, ormai in età matura, nel 1955 partecipò al x Congresso internazionale degli storici a Roma. A quel tempo Mirjana Gross si occupava dei problemi della democrazia sociale in Croazia prima della Prima guerra mondiale. Fu partecipando a quel congresso che ella ebbe l'opportunità di conoscere le tendenze più recenti della storiografia internazionale e di apprendere qualcosa delle due prime generazioni delle "Annales"3. Fu probabilmente in seguito a ciò che il dipartimento di filosofia della Facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Zagabria si abbonò alle "Annales" che cominciarono ad arrivare con regolarità fin dal 19574.

La scarsa conoscenza del francese da parte degli storici e degli studenti croati, nonché l'immaturità metodologica della storiografia di quel tempo, inchiodarono i fascicoli delle "Annales" agli scaffali, dai quali venivano raramente presi per consultazione. La rivista, inoltre, trattava spesso di temi che rappresentavano un "lusso" per le storiografie "grandi"; la piccola Croazia non aveva mai avuto specialisti per i paesi d'Oltremare o per l'Estremo Oriente. Anche questo fatto può, perciò, spiegare, almeno in parte, il disinteresse nei confronti della rivista francese.

Oggi è difficile dire in che misura il termine "Annales" fosse noto in Croazia; in quale misura, cioè, i nomi degli storici riuniti intorno a questo periodico fossero conosciuti dagli storici croati. Richiederebbe parecchio tempo consultare tutte le riviste che nella Jugoslavia di allora si occupavano di storia, per trovarvi recensioni di libri scritti dagli "annalisti" o individuare i loro nomi nei compendi sui grandi convegni scientifici. Sfogliando, però, la più importante rivista storica croata, lo "Historijski Zbornik" ("Atti storici") sono riuscito a reperire soltanto una recensione dell'opera Histoire économique de l'Occident médiéval di Henri Pirenne (pubblicata nel 1953) e una del libro di Fernand Braudel e R. Roman Navires et marchandises à l'entrée du port de Livourne (1547-1611) (pubblicato nel 1956). Il libro di Pirenne era giudicato abbastanza positivamente, mentre a quello di Braudel veniva imputato l'aver posto i grafici in appendice invece che nella parte centrale dell'opera. Il recensore, B. Hrabal, delineava anche la personalità di Braudel concludendo trattarsi di «un liberale il quale si lasciava trasportare dal flusso degli eventi». A parte il fatto che erano recensiti, questi libri non ebbero alcun influsso sulla scienza storica croata.

Secondo una citazione, attinta dalla recensione del libro di Braudel, la sua opera più importante, Il Mediterraneo, era nota in Jugoslavia. La domanda che ci si pone è: ha avuto qualcuno l'opportunità di leggerla? Dei libri che, malgrado tutto, furono tradotti in quegli anni, si parlerà più avanti.

1. L'attività innovativa di Mirjana Gross

Le notizie apprese al Congresso di Roma stimolarono Mirjana Gross ad interessarsi con maggior intensità alla "nuova storia" predicata dagli "annalisti". Non poté però iniziare a lavorare sistematicamente su questo tema prima di inserirsi nell'università come docente di Introduzione alla storia (in seguito Metodologia della storia). Fu allora che intraprese la prepazione della sua opera Historijska znanost (La scienza storica) che ebbe una grande influenza sullo sviluppo della scienza storica croata. Il libro venne, infine, pubblicato nel 1974. Fin dall'anno prima, però, circolava tra gli studenti in forma di manoscritto, offerto generosamente dall'autrice per la preparazione degli esami5.

La scienza storica è probabilmente il libro più importante della storiografia croata. Nella prima parte descrive lo sviluppo della scienza storica dalle origini erodotiane al Novecento. «Il secolo della storia tradizionale» è presentato dettagliatamente affinché il lettore possa seguire da vicino la trasformazione della storia da arte a scienza. In «La ricerca di strade nuove», la parte più innovativa del libro, Mirjana Gross delinea gli sforzi della storiografia europea ed americana per modernizzare ed arricchire la propria attività attraverso la ricerca di nuovi approcci metodologici allo studio della storia. L'appello agli storici più giovani di volgersi proprio verso questo obiettivo conclude l'opera. La stessa autrice proponeva ciò che definiva la "storia genetico-strutturale", l'abbinamento cioè del marxismo non-dogmatico con la concezione braudeliana di tempo e struttura. Il libro, se ebbe un grande successo, fu anche esposto a critiche severe. Lo criticarono i marxisti dogmatici per il suo approccio "borghese" alla scienza; lo criticarono i tradizionalisti per la presunta trascuratezza dei fatti e una troppo facile rinuncia al lavoro archivistico. Nonostante questi biasimi, di cui soprattutto i primi, nella seconda metà degli anni Settanta, erano pericolosi, Mirjana Gross proseguì la sua attività missionaria pubblicando su riviste specializzate articoli sui problemi metodologici e tenendo lezioni su questi temi agli studenti fino al suo ritiro in pensione. Il libro ebbe una seconda edizione nel 1980, mentre quella riveduta e integrata apparve in stampa nel 1996 con il titolo Suvremena historiografija. Korijeni, postignuøa, tragania (La storiografia contemporanea. Radici, realizzazioni, ricerche); in quest'ultima si nota un profondo distacco dal marxismo, già presente peraltro nella prima versione del libro.

Nei suoi numerosi scritti Mirjana Gross informava i lettori sugli storici delle "Annales", stimolando l'interesse dei suoi colleghi più giovani per questa corrente della storiografia francese. In questo senso ella merita giustamente il titolo di alfiere della propagazione delle idee delle "Annales" nella scienza storica croata6. Dopo la pubblicazione dei suoi libri e dei suoi saggi nulla poté più essere come prima, per quanto non ci si potesse attendere alcuna vistosa apertura alla modernizzazione della scienza storica. È indubbio che Mirjana Gross ha contribuito con i suoi libri all'introduzione dei principi "annaliani" nelle ricerche scientifiche7. Attraverso le sue opere le riviste croate si aprirono ai temi di metodologia della storia. Lo fece soprattutto la rivista "æasopis za suvremenu povijest" ("Rivista di storia contemporanea"), pubblicata dall'Istituto per la storia del movimento operaio. È interessante notare che negli anni Ottanta la rivista "Nae temi" ("Temi nostri"), periodico del Centro di lavoro ideologico e teorico del Comitato centrale della Lega dei Comunisti della Croazia si qualificò come sede delle nuove tendenze storiografiche8. Dal momento che i propagatori delle nuove idee, soprattutto di quelle "annaliste", erano anche loro membri della Lega dei Comunisti, a differenza dei tradizionalisti che non facevano parte del partito, è lecito porsi la domanda circa il ruolo che questa ha avuto negli sforzi di modernizzazione della scienza storica. La prima parte della risposta è chiara: la Lega dei Comunisti non era un'istituzione unitaria neanche nei confronti di problemi molto più importanti e, quindi, ancor meno nei suoi rapporti con la storiografia. A parte questo, il gruppo delle "Annales" non era maldisposto verso il marxismo, mentre, a sua volta, la storiografia "annalista" poteva risultare interessante per gli "autentici" marxisti jugoslavi. L'altra parte della risposta richiederebbe una ricerca più approfondita e uno spazio più ampio di quello concessoci in questa occasione.

Nel 1960 presso l'Università di Zagabria venne istituita la cattedra di storia economica e sociale a ricoprire la quale venne chiamato Igor Karaman che la diresse fino al ritiro in pensione. Essa fu, senza dubbio, creata con il ben definito scopo di modernizzare la scienza storica, sotto l'influsso della "storia sociologica" francese, come veniva chiamata in quegli anni la storiografia "annalista"; ma anche sotto quello della tradizione della storia economica e sociale della linguistica tedesca. Attraverso le sue opere dedicate al Settecento e all'Ottocento, nonché nelle sue lezioni, Karaman ebbe modo di presentare agli storici croati le idee "annaliste".

2. Le traduzioni

Le traduzioni di alcuni libri e di testi piuttosto brevi9 accompagnarono gli sforzi di Mirjana Gross diretti alla propagazione dei principi innovativi delle "Annales" presso il pubblico. A questo punto bisogna ricordare che nell'ambito della Jugoslavia di allora la storiografia croata e quella serba si distinguevano assai chiaramente per quanto riguarda i soggetti di cui si occupavano, l'approccio metodologico e l'aspetto ideologico; il che si poteva constatare anche nelle altre storiografie nazionali. Grazie, però, all'affinità tra le due lingue, le traduzioni e le opere pubblicate in serbo erano accessibili e utili agli storici croati e viceversa. I contatti con la storiografia slovena erano buoni per tradizione, ma le differenze linguistiche opponevano ostacoli difficilmente superabili per molti lettori croati.

Il primo vero e proprio libro annalista tradotto in croato fu La società feudale di Marc Bloch, pubblicato a Zagabria nel 1958. La proposta della sua traduzione è collegata con il soggiorno dell'allora assistente dell'Università di Zagabria Miroslav Brandt, a Parigi con una borsa di studio nella prima metà degli anni Cinquanta. Brandt ebbe allora l'occasione di incontrare i più illustri storici del suo tempo e di proporre traduzioni di molte loro opere, senza però promuovere apertamente l'impiego della loro metodologia né la scuola delle "Annales" in Croazia. Rasenta l'assurdità il fatto che le generazioni di studenti di Brandt fino agli anni Ottanta abbiano dovuto approntare l'esame di storia medievale su traduzioni di manuali sovietici degli anni Trenta.

Non limitandosi il paradigma delle "Annales" soltanto agli storici legati direttamente alla rivista, è lecito ampliarlo a un gruppo più largo di studiosi che si attenevano agli stessi principi. Su questa linea va constatato che il famoso libro di J. Huizinga L'autunno del Medioevo fu tradotto a Zagabria nel 196410 e che H. Pirenne, il quale peraltro scriveva sulle "Annales", era l'autore più tradotto. Nel giro di soli tre anni nella seconda metà degli anni Cinquanta ben tre suoi libri vennero pubblicati in versione tradotta a Ljubljana, Zagrabia e Sarajevo11. Alle traduzioni delle opere degli "annalisti" va aggiunta anche La storia della Francia di Georges Lefebvre, apparsa a Belgrado nel 1962. I libri di Pirenne e di Lefebvre vennero, evidentemente, pubblicati troppo in anticipo, tanto che lasciarono scarsa o punto traccia nella storiografia croata. La situazione si presenta, invece, diversa per Bloch e, specialmente, Huizinga. Mentre quest'ultimo fu oggetto di assai frequenti citazioni, le opere blochiane divennero la lettura preferita di alcune generazioni di studenti, per poi cadere lentamente nell'oblio. Anche se le ragioni sono difficilmente comprensibili, il libro di Bloch, probabilmente per motivi ideologici, sparì dalle bibliografie consigliate per la preparazione dell'esame di storia medievale. La sua scomparsa dall'orizzonte degli storici croati fu tanto integrale da indurre Nada Klaiø, autrice della grande storia medievale in due volumi, scritta secondo uno spirito borghese abbastanza tradizionale, a ignorarlo.

Il libro "annalista" che ebbe la più larga influenza in Croazia, come in tutta la Jugoslavia, fu probabilmente La civiltà dell'Occidente medioevale di J. Le Goff, pubblicato a Parigi nel 196512, opera trasformatasi in modello di scrittura della storia del Medioevo per le giovani generazioni. Altra questione è il fatto che la quantità e diversità delle nostre fonti siano in ritardo rispetto a quelle dell'Europa occidentale e che gli studi di storia croata non siano stati oggetto di quelle analisi preliminari elaborate dagli storici occidentali fin dal secolo scorso. L'importante è che esista la volontà di seguire esempi come quello di Le Goff. A ragione del minore interesse degli storici croati di allora per il primo evo moderno, il libro di Pierre Chaunu, La civiltà dell'Europa classica, non ha riscosso un simile successo13.

3. I contatti con l'estero

Negli anni Settanta e Ottanta alcuni storici croati si recarono a Parigi per la specializzazione. Ne risultarono libri scritti nello spirito della "nuova storia"14, nonché il lavoro ispirato ad essa con gli studenti e i dottorandi. Le "Annales" penetrarono, così, con maggiore intensità, nella scienza storica croata. Anche nelle altre scienze si diffuse un crescente interesse per i principi delle "Annales"; il pubblico ne fu coinvolto così da indurre gli editori ad essere più amabilmente disposti a tradurre le opere "annaliste".

Comparvero i nuovi libri di Le Goff, Duby e quelli di storici di altri paesi vicini alle idee delle "Annales"15. Queste furono accolte da alcuni storici croati che non erano in contatto diretto con la Francia. Si tratta soprattutto di medievisti. Le opere di Tomislav Raukar, in particolare i suoi compendi della storia di Zara e di altre città dalmate nel tardo Medioevo16 rappresentano un bell'esempio di approccio "annalista" al Medioevo. Di tutte le opere, basate sul lavoro della terza generazione delle "Annales", va messo in rilievo il libro di Zdenka Janekoviø-Römer sui rapporti familiari nella Ragusa tardomedievale17. Per ragioni pratiche si omettono qui alcuni importanti saggi di giovani storici.

Nell'illustrare l'influsso delle "Annales" sulla storiografia croata va menzionato ancora uno storico che, occupandosi di storia locale, introdusse "di soppiatto" gli storici "annalisti", applicandone i metodi come non è riuscito a nessun altro storico. Si tratta di Miroslav Bertoa, studioso dell'Istria che si servì della storia della penisola istriana per dimostrare come si deve studiare la storia locale con metodi moderni. Impiegato in un piccolo, ossia provinciale, istituto dell'Accademia jugoslava (poi croata) di scienze e arti, prima di trasferirsi alla Facoltà di pedagogia di Pola, egli poteva contare per lo più sui contatti personali e sui propri mezzi per l'acquisto di libri oltre che sulle informazioni tratte dalle riviste specializzate. Questa situazione non era caratteristica soltanto del suo lavoro. Anche a Zagabria, e specialmente fuori dalla metropoli, era inevitabile che tutti coloro che avevano una qualche ambizione innovatrice si procurassero da soli i libri e si servissero di fotocopie di articoli di rivista. Le borse di studio erano tanto più ambite quanto rare e questa rarità costringeva gli storici a finanziarsi personalmente i viaggi all'estero, in Italia o in Austria. Qui potevano ottenere importanti libri francesi tradotti in italiano o in tedesco.

Anche Bertoa conobbe le "Annales", per lo più in traduzione italiana e attraverso la storiografia italiana, come è accaduto all'autore di questo saggio. Studiando la storia locale dell'Istria, soprattutto nel periodo compreso tra i secoli xv e xviii, Bertoa, forse più di ogni altro storico croato, assunse a modello gli "annalisti" e i loro seguaci in Italia, divenendone il discepolo croato più fedele.

Grazie a lui la storia delle mentalità e la microstoria, come anche l'influsso della natura ­ del suolo, del clima, delle malattie ­ sull'attività umana sono divenute componenti costitutive della scienza storica croata18. Bertoa, come accadde a suo tempo a Mirjana Gross, fece molti sforzi per diffondere tra il pubblico di lettori le più recenti nozioni degli "annalisti" e della "nuova storia", specialmente dei loro rappresentanti italiani. La sua apologia della "nuova storia" in Istria19 è impressionante.

Gli storici dell'arte, i linguisti e i teorici della letteratura cominciarono assai presto a servirsi degli stimoli provenienti dalla scienza storica. Il pericolo di tralasciare involontariamente qualcuno ci induce a questo punto a non proporre un elenco di autori e di opere. In ogni caso va, però, menzionato Nenad Iviø, professore nel dipartimento di filologia romanza nell'Università di Zagabria, nonché studente francese, il quale ha contribuito molto alla conoscenza della storiografia "annalista" e al suo impegno nella riflessione sul passato20. Per la stessa ragione va ricordato lo storico dell'arte dell'Università di Spalato, Ivo Babiø21.

L'indipendenza significò per la Croazia l'aggressione serba; e lo Stato si trovò coinvolto in una guerra lunga e sanguinosa. Come accade sempre in tali situazioni, anche in quel periodo si scatenò un rigurgito di euforia nazionale e tutte le forze, comprese quelle intellettuali, furono mobilitate nella difesa del paese. Nello stesso tempo, dopo la caduta del comunismo, si levarono sempre più frequenti le richieste di revisione della storiografia. Richieste giustificate quando si trattava della storia più recente; senza giustificazione alcuna per la storia dei periodi precedenti la Prima guerra mondiale. Operando in questa atmosfera così poco favorevole, ma perciò tanto più stimolante ad un serio lavoro scientifico, un gruppo di storici, tra cui molti di quelli summenzionati, crearono la società storica "Otium". Il suo scopo era quello di orientare le ricerche storiche verso temi non sufficientemente trattati in Croazia, temi che è forse più facile chiamare di "storia quotidiana". Nel corso di un triennio attraverso un lavoro abbastanza intenso la società è riuscita a educare un gruppo di giovanissimi storici indirizzandoli verso questa "nuova storia" croata.

Pur con molte difficoltà di organizzazione e finanziamento, "Otium" pubblica la rivista omonima, cercando di proseguire la tradizione sviluppatasi in Croazia sotto l'influenza delle "Annales".

Il sempre vivo interesse per la traduzione di libri e di testi brevi testimonia che le idee delle "Annales" sono molto presenti nella Croazia odierna. Braudel, Ariès, Le Goff e Le Roy Ladurie sono gli autori le cui opere vengono lette con godimento non soltanto da tutte le generazioni di storici croati, ma anche dal pubblico colto22. Malgrado tutto, la lunga lotta per la "nuova storia", iniziata verso la metà degli anni Cinquanta, ha prodotto risultati positivi.

Note

1. Nel 1993 la Società storica "Otium" ha organizzato un seminario su J. Matasoviø e la sua rivista.

2. Un istituto del genere venne organizzato a Zagabria; Franjo Tujman ne fu il primo direttore.

3. M. Gross, Historija xix i xx stoljeøa na x mednarodnom kongresu historijskih nauka u Rimu 4-11.9.1955 (La storia dei secoli xix e xx al x Congresso Internazionale di scienze storiche a Roma: 4-11.9.1955), in "Historijski zbornik", 1957, pp. 250-6.

4. L'abbonamento fu interrotto nel 1981 a causa della crisi economica che costrinse a sospendere i finanziamenti per gli acquisti delle riviste straniere. Esso è stato rinnovato soltanto nel 1990.

5. M. Gross, Historijska znanost. Razvoj , oblik, smjerovi (La scienza storica. Sviluppo, forma, tendenze), Institut za hrvatsku povijest, Zagreb 1976. Un libro analogo fu pubblicato in Slovenia prima del 1976 allo stess«o scopo. Apparso in sloveno e in un numero limitato di copie, ha avuto scarso influsso in Croazia. Cfr. B. Grafenauer, Struktura in tehnika zgodovinske vede. Uvod v studij zgodovine (Struttura e tecnica della scienza storica. Introduzione allo studio della storia), Ljubljana 1960. Il libro menziona appena gli "annalisti".

6. Il primo compendio importante della storiografia francese pubblicato in Croazia (cioè in Jugoslavia) è stato quello apparso nel libro di M. Gross, O francuskoj sociolokoj historiografiji (Sulla storiografia sociologica francese), in "Jugoslavenski istoriski ßasopis", 1963, 4, pp. 57-72. Tra gli altri suoi lavori vanno menzionati: Lucien Febvre, "Ziva misao jednog historißara", in "æasopis za suvremenu povije«st" (d'ora in poi æsp), 1973, 2, pp. 103-8; Historija i drustvene znanosti (La storia e le scienze sociali), in æsp, 1975, 2, pp. 171-99; Na putu k buduøoj historijskoj znanosti (Verso la futura scienza storica), in æsp, 1977, 2, pp. 37-65; Metodoloki problemi strukturalne historije s posebnim obzirom na stupanj razvoja jugoslavenske historije (I problemi metodologici della storia strutturale con speciale riguardo al grado di sviluppo della storia jugoslava), in æsp, 1978, 1, pp. 71-89; O osnovnim metodolokim problemina historijske znanosti na kraju sedamdesetih godina (Sui principali problemi metodologici della scienza storica alla fine degli anni Settanta) in æsp, 1980, 1, pp. 97-112; Braudel i Vilar - dva predstavnika francuske historiografije (Braudel e Vilar: due rappresentanti della storiografia francese), in æsp, 1983, 2, pp. 93-7; Ekumena historißara (L'ecumene degli storici), in "Radovi Instituta za hrvatsku povijest", 1985, 18, pp. 271-90; Braudelijanski svijet (Il mondo braudeliano), in "Historijski Zbornik" (d'ora in poi hz), 1986, xxxix, pp. 253-62; Identitet Francuske (L'identità della Francia), in hz, 1987, xl, pp. 385-95.

7. M. Gross, Poßeci moderne Hrvatske (Le origini della Croazia moderna), Delo-Globus, Zagreb 1985; M. Gross, A. Szabo, Prema hrvatskome gradanskom drutvu (Verso la società borghese croata), Globus, Zagreb 1992.

8. Così, ad esempio, la serie Socijalna historija o ideologiji, dråavi i naciji (Storia sociale dell'ideologia, dello Stato e della nazione), redatta da Drago Roksandiß, fu pubblicata su "Nae teme", 1986, xxx, n. 12, pp. 2063-100; vi vennero tradotti i seguenti testi: G. Duby, Socijalna historija i drutvene ideologije (La storia sociale e le ideologie della società); Id., Historißar danas (Lo storico oggi); P. Vilar, Dråava i nacija u svijesti @paniolaca: sadanjost i historija (Stato e nazione nella coscienza degli spagnoli: il presente e la storia).

9. F. Braudel, Historija i sociologija (Storia e sociologia), in G. Gurvitch, Sociologija, vol. i, Zagreb 1996, pp. 94-111; G. Duby, Istorija mentaliteta (Storia della mentalità), in "Treøi program Radio Beograda", primavera 1970, pp. 303-28 (dal libro Histoire et ses méthodes, Paris 1961); M. Bloch, Odbrana istorije ili znanost istoricara (Apologia della storia o mestiere di storico), in "Treøi program Radio Beograda", primavera 1970.

10. J. Huizinga, Jesen srednjega vijeka (L'autunno del Medioevo), Matica Hrvatska, Zagreb 1964; in seguito ne vennero tradotti i libri: Homo ludens, Naprijed, Zagreb 1992; Erazmo (Erasmo), Nolit, Beograd s. d.

11. H. Pirenne, Srednjeveka mesta. Gospodarska i socijalna zgodovina srednjeveske Evrope (Le città del Medioevo. Saggio di storia economica e sociale dell'Europa medievale), Ljubljana 1956; Povijest Evrope od seobe naroda do xvi stoljeßa (Storia d'Europa dalle invasioni al xvi secolo), Zagreb 1956; Privredna povijest evropskog zapada u srednjem vijeku (Storia economica dell'occidente europeo nel Medioevo), Sarajevo 1958.

12. J. Le Goff, Srednjovekovna civilizacija Zapadne Evrope (La civiltà medievale dell'Europa occidentale), Beograd 1974. Il merito della sua pubblicazione spetta senza dubbio al professore universitario Sima æirkovic, autore della prefazione.

13. P. Chaunu, Civilizacija klasißne Europe (La civiltà dell'Europa classica), Beograd 1977.

14. D. Roksandiß, Vojna Hrvatska - La Croatie militaire (La Croazia militare), @kolska knijga, Zagreb 1988; M. Maticka, Agrarna reforma i kolonizacija u Hrvatskoj 1945-1948 (Riforma agraria e colonizzazione in Croazia: 1945-1948), @kolska knijga-Starvnost, Zagreb 1990; I. Goldstein, Hrvatski rani srednji vijek (Il basso Medioevo croato), Novi Liber-Zavoda za hravtsku povijest, Zagreb 1995.

15. J. Le Goff, Intelektualci u srednjem vijeku (Gli intellettuali nel Medioevo), Grafißki Zavod, Zagreb 1982; G. Duby, Vitez, åena i sveøenik (Il cavaliere, la donna e il prete), Logos, Split 1987; J. Delumeau, Strah na Zapadu (od xiv do xviii veka. Opsednuti grad) (La paura in Occidente - dal xiv al xviii secolo. La città assediata), Knjiåevna zajednica-Dnevnik, Novi Sad 1987; F. Braudel, Dinamika kapitalizma (La dinamica del capitalismo), Izdavaßka knjiåarnica Z. Stojanovißa, Sremski Karlovci 1989; Id., Civilizacije kroz povijest (Le civiltà attraverso la storia), Globus, Zagreb 1990; Id., Strukture svakiadasnjice. Materijalna civilizacija, ekonomijka i kapitalizm od xv do xviii stoljeøa (Le strutture odierne. Civiltà materiale, economia e capitalismo dal xv al xviii secolo), August Cesarec, Zagreb 1992; J. Le Goff, Srednjovjekovni imaginarij (L'immaginario medievale), Antibarbarus, Zagreb 1993. In questa bibliografia si tralasciano, per ragioni pratiche, le traduzioni di libri di autori di altri paesi, scritti nello spirito delle "Annales".

16. T. Raukar, Zadar u xv stoljeøu. Ekonomski razvoj i drutveni odnosti (Zara nel xv secolo. Lo sviluppo economico e i rapporti sociali), Zavod za hravtsku povijest, Zagreb 1977; Id., Komunalna drutva u Dalmaciji u xiv stoljeøu (Le comuni in Dalmazia nel xiv secolo), in hz, 1980-81, xxix-xxx, pp. 139-209; Id., Komunalna drutva u Dalmaciji u xv i prvoj polovici xvi stoljeca (Le comuni in Dalmazia nel xv e nella prima metà del xvi secolo), in hz, 1982, xxxi, pp. 43-118.

17. Z. Janekoviø-Römer, Rod i grad. Dubrovaßka obitelj od xiii do xv stoljeøa (La stirpe e la città. La famiglia a Ragusa dal xiii al xv secolo), Zavod za povijesne znanosti Hazu - Zavod za hrvatsku povijest, Dubrovnik 1994.

18. M. Bertoa, La valle d'Istria durante la dominazione veneziana, in "Atti del Centro di ricerche storiche", Rovigno 1972, iii, pp. 57-207; Id., Istarsko vrijeme prolo (Il passato istriano), Pula 1978; Id., Etos i etnos zavißaja (L'etos e l'etnos nativi), Pula-Rijeka 1985; Id., Mletaßka Istra u xvi i xvii stoljeøu (L'Istria nel periodo veneto nei secoli xvi e xvii), Istarska Naklada, Pula 1986; Id., Jedna zemlja, jedan rat. Istra 1615-1618 (Un paese, una guerra. L'Istria 1615-1618), Istarska Naklada, Pula 1986; Id., Zlikovci i prognanici (Malfattori e esuli), Grozd, Pula 1989.

19. M. Bertoa, Povijesni "model" Istre mletaßkog doba (xvi-xviii) i "nova historija" (Il "modello" storico dell'Istria del dominio veneto ­ secoli xvi-xviii ­ e la "nuova storia"), in hz, 1988, xli, pp. 77-88.

20. Iviø, tra l'altro, come direttore della rivista "Gordogan" aveva occasione di pubblicare testi degli "annalisti" e sugli "annalisti". Cfr. E. Le Roy Ladurie, Najmljeno dojenje u Francuskoj u xviii stoljeøu (Le balie in Francia nel xviii secolo), in "Gordogan", 1991, 34/35, 12, pp. 138-44; G. Duby, Sjeøam se jedne slike (Mi ricordo di un quadro), in "Gordogan", 1991, 34/35, 12, pp. 3-5; F. Braudel, Venecija (Venezia), (da La Méditerranée), in "Gordogan", 1995, 39/40, 16, pp. 179-91; Ph. Ariès, Povijest mentaliteta (La storia della mentalità) (da La nouvelle histoire, 1978), in "Gordogan", 1995, 39/40, 16, pp. 146-62.

21. Babiø, in occasione del convegno su Radovan, maestro romanico, autore del portale della cattedrale di Trogir, invitò J. Le Goff. Ne risultò il testo Imaginarno kod Radovana (L'immaginario nell'opera di Radovan), in Encyclopedia moderna, 1993, 14, 4 (44), pp. 343-5. A quanto mi risulta si tratta dell'unica partecipazione di un rappresentante delle "Annales" ad un seminario in Croazia. Le Goff, probabilmente anche in seguito a questa visita, all'inizio della guerra del 1991 lanciò l'appello in favore della Croazia (Zagreb, Zbirka Bikupiø, 1991). Anche Braudel soggiornò una volta in Croazia in occasione della consultazione dell'archivio di Ragusa per il suo lavoro su La Méditerranée.

22. Oltre ai testi citati vanno menzionati anche altri, tra i quali: F. Braudel, Identitet Francuske (L'identità della Francia), in "Zivot umjetnosti", 1990, 47, pp. 103-8; Id., Jadran (L'Adriatico) (frammento da La Méditerranée), in "Dubrovnik", n. s. 6, 1995, 6, pp. 157-63; G. Duby, Esej o "Romanu o ruåi" (Saggio sul "Romanzo della rosa") (tratto da Male Moyen Age. De l'amour et autres essais, Paris 1988), in "Treßi program hrvatskog radija", 1992, 37, pp. 177-83; Id., Naslijede (L'eredità), in "Dubrovnik", n. s. 6, 1955, 6, pp. 177-85; E. Le Roy Ladurie, Ruralna civilizacija (La civiltà rurale), in "Radovi Zavoda za hrvatsku povijest", 1996, 29, pp. 87-102. I lettori hanno potuto conoscere le opere non soltanto attraverso le traduzioni croate, ma anche attraverso quelle serbe e slovene. Cfr. J. Le Goff, Za drugaßen srednji vek (Per un altro Medioevo), skuc Filozofska Fakulteta, Ljubljana 1985; G. Duby, Vreme katedrala (Il tempo delle cattedrali), Nolit i Novi Sad, Knjiåevna Zajednica, Beograd 1989; Ph. Ariès, Otrok in druåinsko zivljenje v starem rezimu (Infanzia e vita familiare nell'ancien régime), skuc Filozovska Fakulteta, Ljubljana 1991.