La città tra storia e arte

di Silvia Bordini

L'interesse di Vittorio Emanuele Giuntella per la storia della città risale alla fine degli anni Settanta. All'argomento dedica un corso accademico nel 1976-77; continua a svilupparlo nell'anno successivo e pubblica un volume di dispense, Ricerche sulla città del Settecento (Roma 1978). Un ulteriore affinamento e approfondimento porta alla pubblicazione del saggio La città dell'Illuminismo. L'idea e il nuovo volto (Edizioni Studium, Roma 1982).

Tra didattica e ricerca, Giuntella si poneva di fronte ad un tema frequentato sia da storici dell'architettura, dell'urbanistica e dell'arte, sia, in modo separato malgrado ovvie connessioni, dagli storici "puri"; gli orientamenti metodologici dell'approccio storiografico alla città sono infatti assai articolati, diramandosi attraverso gli studi sulla forma e sull'architettura, la storia sociale, la demografia e la geografia storica, la storia delle mentalità e della cultura materiale. E proprio gli anni Settanta videro una fioritura di interesse attorno alla storia della città; basti ricordare, limitandosi alle pubblicazioni nel contesto italiano, l'importanza della traduzione del libro di Mumford (1967), i saggi di Benevolo, Sica, Tafuri, l'attività di riviste specializzate e diversamente orientate, come "Storia della città" e "Storia urbana"1.

Il discorso di Giuntella proponeva la specificità di uno sguardo mirato su un particolare momento della storia, l'età dell'Illuminismo e, al suo interno, un percorso di tipo interdisciplinare, impostando la ricerca sulla necessità di un confronto culturale che imponeva di uscire dal proprio campo e di avvicinare discipline diverse per affrontare le differenti metodologie e i lessici specialistici stratificati negli studi sulla città. «Il mio intento ­ dichiara Giuntella nel 1982 ­ muovendomi nell'insidiosa foresta della bibliografia sulla città, vuole essere quello di indicare alcune linee orientative comuni e le prospettive che aprono, non nascondendo le divergenze di apprezzamento e di metodo. Più precisamente, ho tentato di presentare uno stato della questione, quale appare a chi fa il mestiere dello storico, ma è curioso dei diversi approcci, cercando di dare unità al discorso [...]»2. La sua analisi percorre così l'ampio ventaglio di temi proposti dalla città del Settecento, sintomo ed emblema di un momento di profonda trasformazione. Essa parte dall'eredità storica con cui gli abitanti si dovevano confrontare e attraversa i risvolti politici, architettonici, sociali, ideali, religiosi, che definiscono modalità e forme di un vivere urbano che all'epoca si rinnovava, ponendo le basi non solo fisiche e materiali, ma anche concettuali delle complesse strutture delle metropoli in cui oggi viviamo.

Non vi è dubbio infatti che la città del Settecento, con diverse declinazioni in tutta la cultura occidentale, tra Europa e America, sia il teatro di un processo dominato dall'idea di cambiamento, dall'abbattimento delle mura (che apre ad un'inedita potenzialità di espansione e a un rapporto nuovo con il territorio), dalla razionalizzazione delle funzioni, sia quelle rappresentative ed estetiche, sia quelle sociali, economiche, politiche: tutte sono emblematizzate tanto dall'esaltazione del monumento (la chiesa, il palazzo), quanto dall'articolazione di nuove tipologie architettoniche (l'abitazione privata, ma anche il teatro, l'ospedale, l'ospizio, il carcere...), tanto dall'inserimento del verde nel tessuto urbano, quanto (e soprattutto) dai criteri compositivi. Le strutture organizzative degli stati assoluti e delle corti trovano una formulazione spaziale, visiva e simbolica nel disegno razionale di impianti a griglia o radiali che caratterizzano gli interventi di dettaglio ­ piazze, strade e quartieri ­ e conferiscono identità alle ipotesi di pianificazione delle città nuove e della colonizzazione del territorio.

Penetrando in questo mondo urbano in trasformazione, formalizzato e pervaso da intenti pragmatici e da speculazioni filosofiche, Giuntella si interroga su quale sia il nodo concettuale del suo cambiamento: «quale città avevano in mente gli architetti e i filosofi del secolo dei lumi, quale azione ritenevano di poter svolgere in quella presente e quale immagine della futura li animava»3. Per questo egli punta l'attenzione sul dibattito teorico che sottende il cambiamento del modo di concepire la città: le trasformazioni della città del Settecento sono ricondotte al modo di pensarne la struttura e il ruolo da parte dei contemporanei. Viene privilegiata la dialettica, tipica del periodo, tra l'aspirazione ad una dimensione ideale della città e la ripulsa della città reale, un dibattito che percorre i diversi sentieri dell'utopia e della religione, delle riforme e del potere assoluto, della forma e della funzione. Ne scaturisce una rilettura delle idee fondamentali del Settecento, viste dalla particolare angolazione della città e dell'idea di città: in particolare, i legami dialettici tra natura e artificio, alienazione e comunicazione, oppressione e uguaglianza, costrizione e libertà. A questo coacervo di dati e di idee Giuntella si accosta con attitudine scientifica e nello stesso tempo con una partecipazione impegnata e vigile, che è stata tipica del suo modo di osservare la storia; lo studioso non si sottrae (anzi, apertamente la denuncia) alla tentazione rischiosa, ma anche "militante" di attualizzare la storia, di stabilire confronti con l'oggi, al limite del proiettare nel passato le inquietudini e le contraddizioni della città (e della società) attuale, rievocando le aspirazioni e i contrasti del clima in cui erano nati i suoi corsi sulla città del Settecento, tra le speranze utopiche e le delusioni cocenti che avevano segnato gli anni successivi al Sessantotto («l'anno dei gravi contrasti, della spada, che penetra e divide»)4.

Implicitamente l'analisi di Giuntella tocca anche un altro tema di grande interesse e tutto sommato raramente approfondito, quello del rapporto tra arte e storia, o più precisamente tra discipline storiche e storico-artistiche; affrontando perciò, come accennavo all'inizio di queste note, un problema di metodo. Infatti, assumere come polo di riferimento il fenomeno urbano ben si presta ad uno studio improntato ad una vasta gamma di possibili chiavi di lettura, in relazione all'intreccio di temi e problemi artistici e storici che caratterizzano l'identità della città. E di solito l'indagine viene parcellizzata proprio per la complessità di metodologie e interpretazioni richieste dalla storia delle città. In termini più generali, il rapporto tra storia dell'arte e storia può apparire scontato e ovvio, dato che ogni prodotto artistico si dà nella storia; inoltre storia dell'arte e storia hanno in comune vari strumenti di ricerca, quali l'analisi filologica di testi e fonti, la ricerca d'archivio, l'interpretazione. Ma in realtà l'oggetto della ricerca storica e quello della ricerca storico-artistica presentano anche alcune sostanziali differenze e pongono interrogativi diversi; l'oggetto artistico ha una propria presenza fisica e una specificità che necessariamente implica da un lato l'esigenza di un'analisi diretta e frontale, in presenza dell'originale, e dall'altro richiede anche un giudizio di qualità. L'opera d'arte attinge per sua stessa natura ad una dimensione formale, materiale e nello stesso tempo teorica ed estetica, che implica un'articolazione diversa delle metodologie d'analisi necessarie a chiarirne il senso e la collocazione nel flusso della storia.

In sostanza, si potrebbe svolgere una ricerca proprio sulla dialettica tra ciò che all'arte interessa della storia e ciò che dell'arte interessa alla storia. Ci si potrebbe anche chiedere quale idea di storia avessero in mente, di volta in volta, artisti, committenti e pubblico, partendo dalla considerazione che la storia come soggetto (celebrativo, sacro, mitologico, nazionale...), è stata, fino ad Ottocento inoltrato, al vertice della gerarchia dei "generi" della pittura5.

Dunque, parlando della città del Settecento, Giuntella ha dovuto fare i conti, sia pure indirettamente, con problemi di questo tipo ed ha adottato un'ipotesi metodologica che non aderisce ad una interpretazione univoca e, senza privilegiare il riferimento alla città come opera d'arte né come asettico documento storico, tende ad osservare il fenomeno nella sua complessità, come motore di cultura e di identità. Lungi dal cadere nel tranello di utilizzare le testimonianze visive della città del Settecento come puro supporto della ricognizione e dell'interpretazione, cioè come semplici documenti che illustrano e confermano i dati della ricerca, Giuntella intreccia e pone a confronto le testimonianze figurative e quelle scritte, i dati e le interpretazioni, inserendo in un discorso dinamico e flessibile le molteplici componenti del fenomeno urbano del secolo dei lumi.

Della città dell'Illuminismo Giuntella restituisce nel suo libro una fisionomia sfaccettata e polivalente: quella reale e quella immaginata, sognata, desiderata; l'accettazione e il rifiuto, la crescita e le contraddizioni. L'immagine, in sostanza, che i cittadini elaborano, modificano, discutono: appunto l'idea e il nuovo volto di un organismo in trasformazione, in cui documento e monumento si definiscono autonomamente e si illuminano reciprocamente.

Note

1. Ricordiamo, tra le molte voci in merito, L. Mumford, La città nella storia, Etas Kompass, Milano 1967; L. Benevolo, Storia dell'architettura del Rinascimento, Laterza, Bari 1968; J. A. França, Una città dell'illuminismo: la Lisbona del marchese di Pombal, Officina, Roma 1972; I. Principe, Città nuove in Calabria nel tardo Settecento, Effe Emme, Chiaravalle Centrale 1976; P. Sica, Storia dell'urbanistica. Il Settecento, Laterza, Roma-Bari 1976; Comune di Milano, Regione Lombardia, San Leucio: Archeologia, storia, progetto, Milano 1977, catalogo della mostra tenuta a Milano nel 1977; S. Boscarino, Sicilia Barocca. Architettura e città. 1610-1760, Officina, Roma 1981.

2. V. E. Giuntella, La città dell'Illuminismo. L'idea e il nuovo volto, Edizioni Studium, Roma 1982, p. xii.

3. Ibid.

4. Ivi, p. xvii.

5. Molto stimolante in proposito F. Haskell, Le immagini della storia. L'arte e l'interpretazione del passato, Einaudi, Torino 1997.