Allocuzione

di Giuseppe D'Ascenzo *

Il prof. Le Goff è oggi, nel mondo, il più noto degli storici che hanno dedicato le loro fatiche alla conoscenza del Medio Evo. Scrittore di grande talento, ha una bibliografia amplissima fatta di brevi saggi come di volumi ponderosi, di analisi acute e di sintesi fascinose. Si tratta di una bibliografia che rivela la sua straordinaria capacità di stare alla punta della ricerca scientifica e nello stesso tempo di seguire l'evoluzione dei gusti collettivi della cultura diffusa.

Uno storico "globale", dunque, sempre pronto a sperimentare nuove strade, ma pronto anche a cogliere i "ritorni", i ripensamenti, su nuove basi, di modi di fare storia che sembravano definitivamente abbandonati. Non è a caso che l'analizzatore delle mentalità collettive, che aveva saputo produrre un capolavoro come La Civiltà dell'Occidente medievale, abbia avuto la forza di cimentarsi, più di trent'anni dopo, con la biografia di Luigi ix, con un genere storiografico cioè, che, almeno nella vulgata, era sempre stato considerato radicalmente alternativo alla storia delle mentalità.

Erede di Fernand Braudel, a partire dai primi anni Settanta è stato l'animatore della prestigiosa vi sezione dell'École Pratique des Hautes Études trasformatasi, sotto la sua spinta, in École des Hautes Études en Sciences Sociales, mutandone così in parte la fisionomia scientifica e ampliandone considerevolmente la presa sociale e istituzionale.

Da quegli stessi anni fu anche alla testa delle "Annales", la più importante rivista di storia del xx secolo, fondata nel 1929 da Lucien Febvre e Marc Bloch, e fautrice di quella che è stata chiamata la «rivoluzione storiografica» del Novecento. A quella rivoluzione Le Goff seppe imprimere un suo particolare timbro, che rafforzandone l'impresa scientifica ne fece anche un successo mediatico.

Se in Italia, ad esempio, fino agli anni Sessanta i libri dei fondatori delle "Annales", avevano trovato qualche difficoltà a essere tradotti, e comunque lo erano stati con qualche ritardo rispetto all'edizione originale, sotto la spinta di Le Goff, e di altri storici della sua generazione, come Georges Duby o Emanuel Le Roy Ladurie, quella storiografia irruppe senza più ostacoli nel nostro paese. Alcuni libri di Le Goff vennero allora pubblicati in Italia contemporaneamente all'edizione francese (è il caso di Tempo della Chiesa e tempo del mercante presentato nello stesso tempo da Einaudi e Gallimard nel 1977), condizionando prontamente gli orientamenti della nostra storiografia.

Sulla scia di questo successo egli divenne persino il progettista diretto e il conduttore di alcune imprese editoriali italiane o italo-europee (come è il caso di Fare l'Europa di Laterza). E non disdegnò neppure di farsi magna pars in imprese esplicitamente divulgative, di scrivere su riviste articoli letti dagli insegnanti delle nostre scuole, dal lettore generico e apprezzati dagli specialisti. La cultura storica italiana gli deve molto, dalle Università alle scuole.

È dunque a un grande storico, e al tempo stesso a un grande intellettuale, attento ai valori civici della cultura e della scienza, che oggi "La Sapienza" è orgogliosa di conferire la Laurea honoris causa. Lo fa con queste motivazioni:

«Per aver ampliato la nostra conoscenza della società e degli uomini del Medioevo, facendo degli studi medievistici uno dei territori più fecondi del lavoro storico.

Per aver contribuito con grande efficacia all'affinamento degli strumenti dell'analisi storica, al di là dei limiti delle competenze specialistiche e cronologiche.

Per aver saputo continuare, sviluppandola in modo originale, quella tradizione storiografica francese del xx secolo che più di ogni altra ha contribuito all'affermazione scientifica del "mestiere di storico".

Per aver prodotto una scrittura storiografica capace di valicare i confini dei lettori professionali, contribuendo anche per questa via al riconoscimento del ruolo della cultura storica all'interno della cultura diffusa internazionale.

Per il suo straordinario talento di "storico", oltre che per il suo rigore di "studioso di storia"».

* Rettore dell'Università di Roma "La Sapienza".

La giuria era composta dai proff. Giuseppe D'Ascenzo (Rettore), Emanuele Paratore (Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia), Roberto Antonelli, Giulia Barone, Ludovico Gatto, Mario Mazza, Francesco Pitocco, Gianfranco Rubino, Giorgio Stabile, Achille Tartaro, Corrado Vivanti.