Allocuzione

di Emanuele Paratore *

Difficile è rintracciare, nella ricca e complessa attività di Jacques Le Goff, un suo rapporto particolare con l'Università romana della "Sapienza", che oggi ha deciso di accoglierlo tra i suoi laureati. Non che lo storico francese, nato a Tolone nel 1924, non abbia avuto, e ancor oggi intrattenga, un caloroso rapporto con la nostra città e, più in generale, con il nostro paese. L'Italia è ­ come ha più volte dichiarato ­ la sua terza patria, dopo la Francia in cui è nato, e dopo la Polonia, terra natale di sua moglie. Quanto a Roma, Jacques Le Goff vi è arrivato, giovane borsista dell'École Française, nell'autunno del 1952. Il soggiorno dello storico allora non ancora trentenne nella città eterna durò in quell'occasione un solo anno: un periodo che fu comunque sufficiente a suscitare un amore per Roma che non è mai venuto meno, e per fargli conoscere ­ ed apprezzare ­ non solo le ricchezze archivistiche del Vaticano, dove allora svolgeva le sue ricerche sulle università medievali, non solo le tante biblioteche e gli splendidi e innumerevoli monumenti di Roma, ma anche molti degli storici italiani che erano allora attivi nella nostra città, come Arsenio Frugoni, Raul Manselli e Gilmo Arnaldi, il quale ultimo avrebbe dovuto far parte di questa Commissione di laurea e che per ragioni di famiglia non ha potuto essere presente. Nacquero così amicizie durate fino ad oggi, o troncate solo dalla scomparsa dei suoi interlocutori italiani.

Da allora non si contano i soggiorni romani di Jacques Le Goff: per svolgere ricerche di ampia portata ­ come quando stava scrivendo la sua Nascita del Purgatorio, pubblicato nel 1981 ­ per tenere conferenze, anche se solo una volta è stato ospite della "Sapienza", agli inizi degli anni Settanta, per riannodare i rapporti con gli amici, per rivedere la città tanto amata. In quell'occasione tenne una conferenza sul tema della foresta come deserto, inteso come luogo di fuga per eremiti, cavalieri ed amanti. In tutti questi anni Jacques Le Goff ha seguito, quasi giorno per giorno, la crescita e le novità della medievistica italiana, di cui è diventato ­ curiosamente, in quanto si tratta pur sempre di uno straniero ­ uno dei più efficaci propagandisti sulle pagine di vari quotidiani italiani.

Naturalmente, in questa sua attività pubblicistica, egli ha privilegiato i temi che gli sono più cari ­ dalla storia della cultura ai fruttuosi rapporti tra antropologia e storiografia, tra iconografia e storia ­ ma non tralasciando anche altri temi, più lontani dai suoi campi di ricerca, perché non bisogna mai dimenticare che le sue curiosità sono quasi infinite...

Se tanto calorosi sono stati i rapporti con l'Italia e con Roma, se tanto fruttuosi sono stati gli scambi con gli storici romani, può stupire lo scarso rilievo istituzionale dei suoi legami con la Sapienza. Ma la ragione è, riteniamo, nel carattere stesso dell'uomo e dello storico: non accademico, docente e più tardi presidente non di un'istituzione universitaria parigina ma della vi section dell'École Pratique des Hautes Études ( più tardi École des Hautes Études en Sciences Sociales), Jacques Le Goff ha sempre privilegiato gli uomini rispetto alle istituzioni, che però rispetta e di cui valuta giustamente il valore.

Ed oggi noi vogliamo assicurare a Jacques Le Goff che questa laurea honoris causa, con cui la Sapienza ha voluto onorare i suoi meriti di storico, si rivolge innanzitutto allo studioso impegnato, convinto che una migliore conoscenza degli uomini e del loro passato offra una concreta possibilità di meglio comprendere anche il nostro presente. Che si tratta del riconoscimento "accademico" di un'attività che ha di gran lunga superato i ristretti limiti dell'accademia stessa.

* Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università "La Sapienza" di Roma.