Le carte su Margaret Fuller
nell'Archivio di Stato di Roma

di Donato Tamblé

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare non sono molte nell'Archivio di Stato di Roma le carte che riguardano direttamente Margaret Fuller. In particolare non si ha notizia finora, nonostante le numerose ricerche, di suoi autografi. Eppure, ripercorrendo i vari fondi relativi al periodo della Repubblica romana nella speranza di trovare qualche atto, lettera o provvedimento che parli di Margaret Fuller, si sente continuamente la sua presenza, perché in quei carteggi, che ci permettono di ricostruire alcune fra le più gloriose vicende del nostro Risorgimento, c'è la storia da lei vissuta in prima persona e raccontata nelle sue lettere e nelle sue corrispondenze. Una storia nella quale si fonde e si stempera quella individuale, pur tanto intensa e appassionata, di Margaret Fuller, per divenire storia collettiva e corale di un gruppo di donne dagli alti ideali di democrazia, le quali precorrevano i tempi delle battaglie di eguaglianza e di emancipazione e partecipavano con energica virtù civile alle lotte politiche e militari per l'indipendenza italiana.

Margaret Fuller, come sappiamo, era amica di Mazzini e di tutti i principali esponenti della Repubblica romana, per questo le sue lettere non erano ufficiali e burocratiche ma confidenziali e ufficiose. I suoi scritti non erano destinati a finire in pubblici archivi istituzionali, perché non erano rivolti agli uffici ma, in forma amichevole e privata, alle persone che guidavano la Repubblica.

Inoltre, se quella di Margaret Fuller nelle carte della Repubblica romana può sembrare oggi quasi una presenza-assenza, un'ombra discreta, ciò è dovuto in parte alla lacunosità degli archivi del periodo, pervenutici in gran disordine, sia per la commistione con documenti di amministrazioni pontificie, sia per l'estrapolazione dai contesti originali d'ufficio, fatta dopo la caduta del potere temporale per costituire delle miscellanee tematiche e a fini di ricerca, come era d'uso in quel periodo. Va ricordata in particolare, a questo proposito, la costituzione, dopo il 1870, di una caotica Miscellanea di carte politiche e riservate, nella quale trovarono posto fra l'altro, per il periodo considerato, carteggi di polizia e di governo, giornali sequestrati dalla censura, manifesti e proclami rivoluzionari o papalini, poesie e brani musicali, documenti repubblicani e incartamenti pontifici.

Apparentemente miglior sorte ebbero le carte raccolte nelle miscellanee istituzionali: la Miscellanea della Repubblica romana, anzitutto, che conserva in 99 buste documentazione dei Ministeri repubblicani e atti dei relativi nuovi organi istituzionali (Assemblea costituente, Triumvirato, ecc.). In realtà in questo fondo c'è poco di organico, ed è evidente che la maggior parte della documentazione prodotta in quel periodo dai vari uffici è andata dispersa. Tuttavia, questo fondo d'archivio rimane una delle più importanti testimonianze storiche della Repubblica romana. Le vicende politico militari sono confluite nella miscellanea dei Volontari delle campagne del 1848-49.

Interessante per la storia del periodo è pure la Miscellanea costituzionale, già nota come Archivio politico costituzionale, che contiene documentazione dell'attività riformistica di Pio ix, fra cui gli atti e sentenze della Sacra consulta, verbali del Consiglio dei Ministri e degli organi parlamentari (Consiglio dei deputati e Alto Consiglio istituiti in seguito allo statuto).

Non si devono dimenticare gli archivi della Direzione generale della polizia pontificia, sia per i rapporti relativi alla sorveglianza delle persone sospette che per le carte repubblicane ancora presenti nel fondo, fra cui quelle della Direzione generale della sicurezza pubblica, varata dai triumviri nell'aprile 1849. Vi sono poi fonti giudiziarie e archivi di famiglie che possono completare il quadro delle potenzialità di ricerca. Una recente pubblicazione dell'Archivio di Stato di Roma1 ­ che fa seguito ad una mostra organizzata nell'ambito delle iniziative per il 150° anniversario della Repubblica romana ­ può dare un'idea della ricchezza documentaria dell'Istituto, ancora non completamente esplorata e sfruttata per quanto riguarda questo tema. In quest'opera tuttavia Margaret Fuller è citata sommariamente solo a pagina 174, per la sua attività di volontaria nelle corsie d'ospedale, insieme alla svizzera Giulia Calame, moglie dell'attore Gustavo Modena, e nell'ambito del Comitato per i soccorsi ai feriti diretto da Cristina Trivulzio di Belgioioso. In realtà, come sappiamo, Margaret Fuller fu più che una volontaria, avendo avuto espressamente l'incarico di regolatrice dell'ospedale Fatebenefratelli dalla stessa Cristina Trivulzio di Belgioioso. La lettera personale di costei, scritta in inglese, rimase naturalmente fra i documenti personali della Fuller ed è stata pubblicata in traduzione italiana da Emma Detti nel 1942:

30 aprile 1849

Cara Miss Fuller, Siete nominata Regolatrice dell'Ospedale Dei Fate Bene Fratelli. Andatevi alle 12 se la campana di allarme non è sonata prima. Arrivata là riceverete tutte le donne che vengono pei feriti, darete loro i vostri ordini tanto da essere sicura di avere un certo numero di esse notte e giorno. Che Dio ci aiuti. Cristina Trivulzio di Belgioioso.

Ma nella serie cronologica giornaliera di atti che costituisce la seconda parte del fondo citato della Miscellanea della Repubblica romana, si trova il decreto originale manoscritto del Triumvirato che il 29 aprile istituisce il Comitato per l'Amministrazione delle Ambulanze composto da Enrichetta Pisacane, Cristina Trivulzio di Belgioioso, Giulia Paolucci ed altri 11 cittadini:

Repubblica Romana, In nome di Dio e del Popolo

L'Amministrazione delle Ambulanze è affidata a un comitato composto come segue: Cittadine Enrichetta Pisacane, Cristina Trivulzio Belgioioso, Giulia Paolucci. Cittadini P. Gavazzi, Pasquali, Panunzi, Feliciani, Sani, Mengherini, Vivardi, Savorelli, Dr. Carlucci, Vannuzzi, Cleter. Il comitato siede alla Residenza Municipale in Campidoglio e comunica coll'amministrazione di Sanità Militare, col municipio, e coi Ministeri della Guerra e dell'Interno. I Triumviri.

Un documento successivo, inserito nel fascicolo del i° maggio, nomina i responsabili degli ospedali e delle relative ambulanze e fra questi compare finalmente il nome di Margherita Fuller come direttrice del Fatebenefratelli:

Trinità dei Pellegrini ­ ambulanza Centrale

Regolatrici componenti il comitato centrale ­ Cristina Trivulzio di Belgioioso, Giulia Bovio Paolucci. Direttrice Galletti.

Santo Spirito ­ Modena Giulia

S. Giacomo ­ Constabili Melvina

S. Gallicano ­ Baroffio Adele

S. Giovanni ­ Lupi Paolina

S. Pietro in Montorio ­ Pisacane Enrichetta

Fatebene Fratelli ­ Margherita Fuller

Santa Teresa di Porta Pia ­ Filopanti Enrichetta

S. Urbano ­ Nazzani Olimpia

Tutte le ascritte che hanno in pronto biancheria e filaccia rechino il dono all'Ospitale dove intervengono questa mattina; le altre cittadine ed in genere tutti i pietosi che hanno pensato a regalare di tai robbe i Fratelli feriti mandino questi oggetti alla Trinità dei pellegrini presso i Fattori del Comitato. Le materasse soggette a restituzione sieno marcate in modo visibile, in che si dichiarerà nella ricevuta. Romane, coraggio! Si avvicinano i momenti nei quali faremo conoscere al mondo come da noi si onori l'amor della Patria. Roma 30 aprile 1849. Il Comitato Centrale: Pisacane Enrichetta, Cristina Trivulzio di Belgioioso, Giulia Bovio Paolucci.

Da un esame comparato di varie fonti sappiamo che la Fuller non si limitò a questo, ma affiancò Cristina di Belgioioso nell'ambulanza centrale posta alla Ss. Trinità dei Pellegrini, prestò assistenza ai feriti anche in quella sede e, sempre con la Belgioioso, riuscì ad attrezzare perfino un ospedale speciale al Quirinale. Di quest'ultimo la Fuller parla nelle sue corrispondenze al "Tribune" e nelle sue lettere. In una del 10 giugno scrive fra l'altro:

Il palazzo del Papa, sul Quirinale, è ora a disposizione dei convalescenti. In quei bellissimi giardini passeggio con loro: uno ha il braccio al collo, l'altro si appoggia sulla gruccia. Il giardiniere intreccia e muove tutti i suoi giochi d'acqua per i difensori del paese e raccoglie i fiori per me, sono loro amica.

Il 28 giugno un lasciapassare intestato «Repubblica Romana ­ Triumvirato» recitava:

È concesso alla sig.ra Margaret Fuller di circolare liberamente nei giardini del Quirinale e di condurre con sé qualche conoscente. Giuseppe Mazzini Triumviro.

Al tono ufficiale e formale di tale lasciapassare si accompagnava una breve lettera molto più confidenziale di Mazzini:

Mando il permesso per circolare nei giardini. L'essermene dimenticato durante questi due giorni vi dirà, cara amica, in che stato è la mia povera testa. Mostrando l'altro permesso alla direzione generale di Pubblica sicurezza riceverete quello per le porte. Quanto al resto non so se sono testimone all'agonia di una grande città, o alla sua vittoriosa resistenza. Ma una cosa io so, che resistere dobbiamo, che resisteremo fino all'ultimo, e che il mio nome non firmerà mai una capitolazione. Vostro in fretta, Gius. Mazzini.

La documentazione sull'organizzazione degli ospedali e dell'assistenza ai feriti nella Repubblica romana può darci un'idea di quale fosse la situazione nella quale operò Margaret Fuller. Accanto alla gratitudine dei degenti c'era un'estrema difficoltà di avere il minimo necessario all'assistenza e al funzionamento di un apparato sanitario organizzato in pochi giorni. Non sempre poi la presenza dei volontari e in particolare delle donne era ben vista dagli operatori medici e infermieristici tradizionali. Anzi vi furono perfino resistenze e rimostranze per la presenza giudicata «inopportuna» delle donne e in particolare di «aristocratiche» e «straniere».

Ma naturalmente nella pratica quotidiana e nella tragicità della situazione queste critiche svanirono anche per l'indefessa e appassionata opera svolta da queste straordinarie donne e patriote, fra le quali indubbiamente Margaret Fuller fu tra le più attive e compartecipi del momento storico. Ella era poi personalmente e affettivamente coinvolta, non solo per la grandissima amicizia con Mazzini e con i principali esponenti della Repubblica, ma anche e soprattutto per il suo matrimonio segreto con Giovanni Angelo Ossoli, che come capitano della Guardia civica repubblicana comandava una batteria al Pincio. Margaret quindi viveva in costante trepidazione per il suo sposo, temendo di vederlo arrivare fra i feriti o addirittura di ricevere notizia della sua morte in combattimento.

Per seguire la causa patriottica, il figlio nato dalla loro unione era stato lasciato a Rieti e, per evitare che la nobile famiglia Ossoli diseredasse il rivoluzionario Angelo, contestandogli anche il legame con una protestante, il matrimonio era stato tenuto segreto in attesa di tempi migliori.

Proprio l'archivio Ossoli, pervenuto per legato all'Archivio di Stato di Roma qualche anno fa, nel 1991, dopo la scomparsa di Maria Ossoli, contiene numerosi documenti su Margaret Fuller, in relazione al suo matrimonio con Angelo, all'ostilità della famiglia ed infine alla tragica fine dei coniugi con il loro figlioletto, nel 1850, in seguito al naufragio sulla costa dell'America. Su questi documenti dunque ci soffermeremo nella seconda parte del nostro contributo.

Ma vediamo prima alcuni documenti significativi dai carteggi della Repubblica romana conservati nell'Archivio di Stato di Roma. Com'è noto il Triumvirato aveva affidato compiti di responsabilità sanitaria ad un gruppo di generose dame volontarie.

L'8 giugno il Ministro dell'Interno comunicava «alla Cittadina Bovio Paolucci» la decisione del Triumvirato di nominare una Commissione direttiva e amministrativa delle ambulanze, con una lettera al cui margine erano anche indicati tutti i componenti della Commissione (la stessa Giulia Bovio Paolucci, Cristina di Belgioioso, Malvina Costabili, Giuseppe Lunati, Carlo Grillenzoni, Gaetano Pulini, Dr. Pastori, Gen. Luigi Salvati, Dr. Giuseppe Pastorelli, Domenico Bolasco):

Aumentandosi col numero dei feriti le cure di quelle anime gentili le quali laboriosamente e con zelo straordinario si occupano nel soccorrerli, si è stimato necessario di destinare una Commissione la quale intendesse alla direzione e amministrazione di tutte le ambulanze. Volendosi perciò il Triumvirato della repubblica Romana giovare in vantaggio del Governo del vostro ingegno e della vostra onestà vi ha prescelto a far parte della Commissione indicata insieme agli altri in margine notati. Dal cognito vostro zelo e precisione ne ridonderà alla Repubblica e ai difensori della Patria quel vantaggio che il Governo si aspetta. Nell'annunziarvi questa deliberazione vi saluto fraternamente. Il Ministro [].

Ma non era certo facile il lavoro delle volontarie assistenti degli ospedali romani ­ e quindi anche quello di Margaret Fuller ­ se frequenti erano le rimostranze e il boicottaggio dei tradizionali medici e inservienti. Ad esempio, la comunità di S. Spirito nel giugno 1849 così protestava:

Al cittadino Andrea Dr. Pasquali direttore dell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia

Cittadino direttore, La Comunità nostra è abbastanza sdegnata per l'aristocrazia e dispotismo spiegato dalle femmine che qui si dice presiedere all'ambulanza; né certo si tratterrebbe oggi da violenta dimostrazione, ove nella vostra giustizia e nella saviezza vostra non ponesse ogni sua fiducia. Per costumanze antiche quanto la fondazione dell'ospedale ai caporali spettano due tavolini. Uno di questi oggi si vorrebbe togliere. Certi diritti però sono inalienabili, a dispetto ancor della volontà di chi temporaneamente n'è rivestito. Unico pretesto che di questa usurpazione si adduce, è che il romor de' giovani ivi raunati può nuocere, anzi nuoce realmente ai feriti. Chi potria negare che ciò sia giusto? Ma si rinnovi al caporale il divieto che al suo tavolino affluiscano giovani e qualunque altra gente e molto più ch'ivi si levi romore alcuno; se ne dia a lui la responsabilità, lui si punisca se l'ordinamento non è mantenuto: così lo scopo sarà raggiunto. Ma intanto non vegga la comunità nostra, a scapito della sua dignità, sedere a tavolino (quasi esercitando i diritti maggiori dell'ospedale) una donna cui l'ingegno né basta, né a tanto può mai bastare. Cittadino direttore, l'amore che avete alla Comunità e più ancora la vostra giustizia, ci affida che non vedremo sortire inutili le nostre rimostranze; né saremo costretti a venire ad atti a noi sconvenienti a voi dispiacenti. Viva la Repubblica! S. Spirito 12 giugno 1849

Firmati: Giov. Dr. Negri, V. Direttore; P. E. Apolloni, V. Direttore; Grilli Giulio, M. Assistente [seguono altre 26 firme].

Il Dr. Pasquali lo stesso giorno inoltra con queste parole la protesta alle superiori autorità :

Al Cittadino Ministro dell'Interno

La maggior parte della Comunità di S. Spirito, siccome dal reclamo, si oppone alla invasione muliebre che tutto dì si esercita nell'ospedale medesimo. Senza voler partecipare per intero allo sdegno dei studenti, pregovi voler prendere in considerazione quanto da quelli si reclama; ed usando della vostra ben nota sapienza, volermi dare gli ordini opportuni per soddisfare giovani già molto vivaci, che oggi sono persuasi a valersi delle vie ragionevoli e legali. Il Sopraintendente gen.le A. Dr. Pasquali.

Una lettera al triumviro Aurelio Saffi proprio del 12 giugno ci informa della tragicità della situazione in cui versavano i feriti e nella quale le ausiliarie dovevano operare:

Le Cittadine Galletti Anna e Mandolesi Anna prevengono il Triumviro Saffi che i feriti non pochi restati alla Trinità dei Pellegrini, mancano di molte cose che bisogna provvedere se la detta casa debba restare aperta. Non avendo poi veduta adottare misura alcuna, onde rimuovere tanto i feriti, quanto le Donne assistenti dall'imminente pericolo di bombe (una delle quali è caduta a poche canne di distanza) prevengono il Triumviro che i Mariti delle suddette non vogliono che restino più a lungo esposte, quando vi sono locali centrali per porle in salvo. 12 giugno 1849 ore 3 e mezzo pom.

Peraltro nel decreto istitutivo del Consiglio generale superiore di direzione e amministrazione per gli ospedali temporanei destinati alla cura dei feriti, di cui esistono due copie manoscritte nella Miscellanea della Repubblica romana (b. 15), si legge questa incredibile limitazione al lavoro femminile, che per fortuna rimase solo sulla carta:

Al Comitato delle Signore volontariamente consacratesi all'assistenza dei feriti, viene particolarmente commessa la direzione della guardaroba.

Come se non bastasse uno dei soprintendenti all'amministrazione delle ambulanze, tale Gaetano Vannozzi, indirizzava il 28 maggio 1849 un lungo esposto al sostituto Ministro dell'Interno avv. De Angelis, contestando la legittimità stessa dell'istituzione di un "Centro di ambulanza nel locale della Trinità dei Pellegrini di cui fan parte persone pure estranee e con pretenzione assoluta di comando e assoluta noncuranza de' nominati individui", cioè quelli nominati nel dispaccio governativo del 29 aprile. Senza peraltro mai nominare né la principessa di Belgioioso né le sue collaboratrici del Comitato delle Signore (né tantomeno la fraterna amica di Cristina, Margaret Fuller) l'estensore della protesta aveva di mira proprio l'organizzazione sanitaria posta in essere dalle dame. Con pretenziose e pretestuose motivazioni di economicità, giuridicità, rispetto dell'uso tradizionale dei luoghi, il Vannozzi porta avanti le sue rimostranze e ricorda di aver chiesto addirittura di esser messo a rapporto col Ministro perché, «prestando autorità ad abbatter ogni arbitraria disposizione in proposito, l'amministrazione in proposito si eseguisse soltanto coll'opera degli individui ad hoc nominati dal governo; e tanto più in quanto che annunciati ufficialmente nella Gazzetta del medesimo, n'erano e sono i veri responsabili anche presso il pubblico».

Con gretta mentalità ragionieristica e senza alcuna sensibilità per la situazione straordinaria, l'esposto prosegue chiedendo che si dia un preciso rendiconto delle «oblazioni volontarie», cioè delle collette promosse fra la popolazione e fra i residenti stranieri per raccogliere fondi e garantire il funzionamento dei centri sanitari. Si trattava per dirla in termini tecnici moderni di una "gestione fuori bilancio" e come tale viene contestato che, senza prima comunicarlo agli amministratori per le tradizionali scritture contabili ufficiali, «siasi esibito al Municipio un tal qual rendiconto portante cifra di più migliaia di scudi». Insomma quello che doveva essere un titolo di merito viene stigmatizzato come un reato. Ma subito dopo si chiarisce il vero obiettivo e la causa di tanto livore:

Fa anche meraviglia che il mentovato Centro di ambulanza senz'anche badare al significato della parola, vogliasi erigere, nel locale stesso in ambulanza stabile, anzi perpetua, ad esclusione ancora de' prestabiliti esercizi di carità [] in conseguenza delle quali cose, e di altre che per ora si omettono, l'esponente crede suo obbligo di far avvertire, che l'idea di convertire l'ambulanza della Trinità de' Pellegrini in ambulanza centrale e quindi in ambulanza stabile, oltre all'esser stato un arbitrio perché non eseguita con l'intelligenza di tutti, è di più un vero controsenso eguale a quello di camminare e di star fermo.

In conclusione, si chiede «di por fine quanto prima si può all'ambulanza in discorso come ad ogni altra succursale», minacciando in caso contrario le dimissioni.

Situazioni di conflittualità se non di vero e proprio ostruzionismo si verificavano anche in altri ospedali, tanto che lo stesso Comitato di soccorso pei Feriti se ne lamentava con il Ministro dell'Interno chiedendo la sostituzione del direttore del S. Gallicano:

Cittadino Ministro, I gravi inconvenienti accaduti nell'Ospedale di S. Gallicano, gli insulti di cui sono quotidianamente assaliti tanto i nostri feriti quanto le persone che li assistono, e la malavoglia evidente del Direttore di questo Ospedale, autore volontario di tutti questi inconvenienti, ci costringono a chiedervi istantemente a sostituire immediatamente un nuovo Direttore al Direttore attuale. Senza di questa misura, noi non sapremmo rispondere della salute dei nostri feriti. Salute e fratellanza, Pel Comitato Centrale Cristina Trivulzio di Belgioioso, Giulia Bovio Paolucci, don Alessandro Gavazzi.

Il 20 giugno una lettera veniva indirizzata ai responsabili delle ambulanze e perveniva anche alla Fuller in questi termini:

La patria vi deve molto perché molto avete fatto per lei. Però non basta. Le circostanze si fanno ogni giorno più gravi e la straordinaria energia vostra non deve stancarsi. Abbisognano letti per l'impianto d'una generale ambulanza. Colle usate vostre gentilezze completi od incompleti raccoglieteli, col tutto assieme si potrà sopperire al bisogno. Nell'eseguire questa colletta procurate d'ottenere pure una quantità di fasce. Zelanti come siete del bene pubblico darete in quest'incontro nuova prova di prodigiosa attività.

Il 22 giugno l'ambulanza militare del Quirinale, dove la Fuller collaborava all'assistenza in aggiunta ai suoi compiti di regolatrice del Fatebenefratelli, faceva conoscere al Governo le sue pressanti necessità e il Ministro subito scriveva al Commissario del rione Colonna:

l'ambulanza militare del Quirinale mi fa pressante richiesta di un centinaio di sedie, di due tavoli grandi e di una dozina di tavolini da camera. Compiacetevi dunque di procurare i sopraccennati oggetti e di spedirli al più presto possibile a quell'ambulanza. Salute e fratellanza.

Ma è tempo di passare alla seconda parte del nostro intervento e di occuparci dei documenti dell'archivio Ossoli che riguardano Angelo Ossoli e la moglie, documenti, come vedremo, sia coevi che successivi agli avvenimenti. Infatti vi sono testimonianze dei primi decenni del Novecento che, riferendosi proprio a Margaret Fuller, dimostrano un tardivo interesse familiare, se non altro storico, dei discendenti della famiglia Ossoli per la vicenda. Si possono citare, in particolare, tre documenti compresi fra il 1902 e il 1932, quando era capo della casata Annibale, padre dell'ultima Ossoli del ramo principale, Maria, proprietaria finale dell'archivio familiare stesso.

Il primo è un dattiloscritto di due pagine che riproduce passi salienti sulla Fuller tratti dal volume di Raffaello Barbiera, La principessa Belgioioso, edito a Milano dai Fratelli Treves nel 1902, chiaro segno dell'avvenuta riassunzione in positivo, nella nuova temperie storica dello Stato unitario di tradizione risorgimentale, della memoria di Margaret:

Insuperabile nel porgere conforti, invitta alle fatiche, Margherita Fuller, scrittrice americana, innamoratasi a Roma del marchese Ossoli, lo sposò di nascosto stillandogli nelle vene il proprio ardore repubblicano: di nascosto lo sposò, perché la famiglia del marchese, tutta devota al Vaticano, avrebbe maledetta quell'unione. Margherita Fuller avea stretta amicizia con Giuseppe Mazzini, da lei conosciuto la prima volta a Londra e ne divenne seguace e ammiratrice fanatica. A dieci anni, quando dimorava ancora a Cambridge-Port nel Massachusetts, leggeva i poeti italiani nell'originale. Nulla per lei di più sacro che l'Italia, nessuno più geniale degl'Italiani! Diceva che era venuta al mondo un'altra volta ma in Italia! Perciò quando giunse a Roma disse e lasciò scritto nelle sue pagine autobiografiche: «Questi monumenti mi sembrano una luminosa ghirlanda alla mia vita anteriore». Parlava dell'Italia e di Roma con tal torrente di calde parole da rimanerne stupefatti. «L'Italia (ella scrisse ancora) mi riceve come una figlia lungamente smarrita, e qui mi sento a casa mia». Ora si pensi con quale affetto ella curasse i feriti della difesa di Roma! Durante l'assedio, Margherita Fuller Ossoli spiegò attitudini e attività prodigiose; fu posta a capo dell'ospedale de' Fatebenefratelli. In una lettera essa dice: Domenica, dalla loggia, fui testimone d'una terribile, d'una vera battaglia. Cominciò alle quattro del mattino e durò fino a che vi fu un raggio di luce. Il fuoco dei fucili non fu mai interrotto: il tuono del cannone, specialmente da Sant'Angelo, era tremendo. Siccome il fatto aveva luogo a Porta San Pancrazio ed a Villa Panfili, io vedevo il fumo d'ogni scarica, il luccicare delle bajonette, e col canocchiale distinguevo gli uomini. Caduta la Repubblica Romana, Margherita Fuller s'imbarcò a Livorno col suo povero bambino e col marito, buon uomo, entusiasta di quella donna singolare, per far ritorno in America; ma, poco lungi dalla spiaggia americana, l'infelice naufragò miseramente col marito e col figlio. I particolari di quel naufragio (i poveretti viaggiavano per economia su un bastimento a vela, Elisabetta) destano raccapriccio. Lunga, straziante fu la lotta colla burrasca e colla morte. Il naviglio s'incagliò colla prua, alle quattro del mattino del 19 luglio 1850, sui banchi sabbiosi dell'Isola del Fuoco; e rimase lunghe ore al flagello orrendo dei venti, delle onde. Gli abitanti dell'Isola del Fuoco potevano salvarli, ma essi erano pirati e attendevano lo sterminio per impossessarsi delle spoglie dei naufraghi, de' quali solo qualcuno si salvò e poté narrare con qual disperato affetto Margherita Fuller si stringesse al cuore il suo bambino Gloria a lei, vera amica dell'Italia nostra!... Gloria, o fortissima. Nel 1852 furon pubblicate postume a Boston le sue memorie. Pasquale Villari, negli Scritti varii, ne parla e ne traduce alcune pagine pittoresche.

C'è poi una lettera del 12 aprile 1911, in inglese, su carta intestata dell'Hotel Majestic di via Veneto, indirizzata al marchese Annibale dal bisnipote della Fuller, Willard Perrin Fuller, con la richiesta di incontrarlo come da intese precedenti, il successivo sabato. Un biglietto da visita di Willard Perrin Fuller, allegato alla lettera, reca la precisazione a penna «grand nephew of Margaret Fuller Ossoli»:

Marchese Annibale Ossoli 26 Piazza Madama

Dear Sir,

My friend Mrs. Scott will not return from Perugia till tomorrow (Thursday) afternoon, and until then I cannot find out whether her plans for Saturday are such that she can come with me to call on you. I am sure, however, that unless some previous engagement hinders her, she will be very glad of this opportunity to meet you and your Family. May I then, leave it this way, that I shall come Saturday, and may I bring Mrs. Scott, if her plans permit? I am confused as to whether half after two, or four o' clock was the hour you mentioned for Saturday. Would it be too much kind to ask your daughter to write me a post-card telling me at what time Saturday we may come? It is a great pleasure to me to have this opportunity to meet you and your family in this way, and my family at home will be very much interested in our meeting. Very sincerely, yours Willard Perrin Fuller; Wednesday, April Twelfth 1911.

Infine troviamo una lettera scritta da Firenze il 21 giugno 1932 da Emma Detti, che stava preparando il volume Margaret Fuller Ossoli e i suoi corrispondenti, che uscì nel 1942. La Detti chiedeva notizie su Margaret, sul marito Angelo Ossoli, e sulla data del loro matrimonio:

Firenze 21-6-1932 Via Mossotti, 3

Ill.mo Marchese Ossoli, La prego scusarmi se mi permetto chiederle un'informazione. Ho studiato l'anno scorso a Cambridge negli Stati Uniti le opere della scrittrice americana Margaret Fuller Ossoli. In Italia non c'è ancora uno studio su quella poetessa e ho intenzione di occuparmene specie per quanto riguarda il soggiorno della Fuller a Roma dal 1846 al 1850 e il suo matrimonio col Marchese Ossoli che morì colla moglie e il figlio naufragando presso la costa di New York nel 1850. Ella è parente di quel marchese Ossoli? Esiste qualche pubblicazione o notizia manoscritta concernente lui e la poetessa? E come potrei conoscere la data del matrimonio dei due, poiché nelle varie biografie della Fuller, americane e francesi, si fa ancora un mistero di quella data? Nel 1846 non c'era un ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, dove si troverebbero dunque i documenti di quel tempo, come contratti di nozze, certificati di nascita della colonia americana? Le sarò molto grata per qualsiasi informazione e pregandola nuovamente di scusarmi. La ringrazio. Dev. Emma Detti.

La risposta del marchese Annibale, con notizie tratte dalle sue carte di famiglia, è in minuta sul retro della lettera. In questa risposta si indica il 1820 come data di nascita di Giovanni Angelo Ossoli:

È con molto piacere che apprendo la sua idea di propagare in Italia le opere di Margaret Fuller sposata al mio prozio Giovanni Angelo Ossoli. Però sono dispiacente di non potergli dare tutte quelle notizie che desidera, giacché il mio prozio a causa delle sue idee politiche in quei tempi (1848) contrarie agli altri componenti della famiglia, si distaccò da questi sospendendo ogni corrispondenza e contatto. Ad ogni modo gli riferisco quanto dall'archivio di famiglia ho potuto desumere. Il Gio. Angelo nacque nel 1820 non so poi quando e dove abbia sposato, tanto più che essendo la Margaret di religione diversa era difficile aver il permesso.

A nostra volta abbiamo consultato l'archivio Ossoli per trarne ulteriori notizie, che integrano con documenti originali quanto si sapeva e chiariscono l'atteggiamento della famiglia nei confronti del matrimonio di Giovanni Angelo con Margaret Fuller.

Giovanni Angelo Ossoli era nipote di Giuseppe Ossoli e di Maria Laura Costaguti e figlio di Filippo Ossoli e Maria Anna Cleter. Il padre Filippo, in seguito alla morte del fratello maggiore, Antonio Maria, era diventato nel 1842 il capo della casata marchionale. Ultimo di otto figli, Giovanni Angelo Ossoli, aveva avuto, fra l'altro, un fratello omonimo vissuto poco più di un anno tra il 26 aprile 1811 e l'11 aprile 1812. Nato, secondo la documentazione ufficiale, il 17 gennaio 1821, gli era stato messo lo stesso nome dello sfortunato fratellino. Suo coetaneo era il cugino Pietro, futuro capo della casata, nato dal fratello secondogenito Ottavio il 16 agosto 1821. Negli anni della sua storia d'amore con Margaret, erano viventi cinque fratelli di Giovanni Angelo Ossoli e precisamente: Alessandro (1800-55), Ottavio (1801-78), Giuseppe (1804-), Angela (1809-56) e Matilde (1813-56). Di costoro soprattutto Angela gli resterà vicina e comprenderà le sue scelte politiche e sentimentali, esortando perfino il nipote Pietro, cugino e coetaneo di Giovanni Angelo, a scrivergli, per fargli sentire una voce di famiglia, prima che questi partisse con la moglie per lo sfortunato viaggio in America. Nell'archivio Ossoli fra le carte di Pietro si trova, infatti, la seguente lettera con l'annotazione sul retro: «zia Angela Ossoli», datata 27 aprile 1850:

Caro Nepote, Vi scrivo queste due righe per farvi sapere che Nino [cioè Giovanni Angelo] alli 10 di maggio parte da Firenze imbarcandosi a Genova per trasferirsi in America e ci scrive che prima di partire vuole vedere i vostri caratteri e perciò gli scriviate subito a Firenze. Godo di sentire che v'ingrassiate satollandovi di polli e per quanti ne mangiate avete messo la carestia fuori. E dovendoci in seguito risponderci se avete scritto a Nino, non serve che c'iscriviate, facendoci sapere quando scrivete a vostro Padre e salutandovi da parte anche di Carluccio, mi dico, Vostra aff.ma Zia Angela Ossoli in De Andreis.

Come è noto, purtroppo, il viaggio in America, fatto su un piroscafo mercantile per scarsità di mezzi finanziari, dovuta anche all'ostilità e chiusura della famiglia Ossoli, finì tragicamente per naufragio. Appena avuta la notizia della morte del fratello, Giuseppe Ossoli scrisse alla sorella Angela una cruda e astiosa lettera:

Angelina, In seguito del triste e luttuoso infortunio accaduto fin dal 19 luglio passato al povero fratello Giovanni Angelo, come di già ben conoscerete, conseguenza del suo operare contro la Religione e scioperata condotta tenuta nell'ultimo sconvolgimento politico, di cui voi ci avete molto cooperato e che si vede giornalmente che il Signore niuno di ciò manda impunito anche rifugiandosi in lontane terre. E perciò che tanto in proprio nome che come amministratore dell'altri fratelli conviene avere subito nota esatta dell'effetti e carte rilasciate in vostra casa ove ha abbitato fino al momento della sua migrazione in Roma. Ed in attenzione di un sollecito riscontro passo a firmarmi, il vostro fratello Giuseppe Ossoli.

La replica di Angela non si fa attendere ed è degna del carattere fiero e indipendente di costei:

Car.mo Fratello, Il ritorcere ciò che è in particolar modo vostra colpa come amministratore del Patrimonio niuna meraviglia mi fa il vostro parlare, tanto in riguardo del fratello che di me, coll'insolente biglietto del 14 corrente. Quanto migliore d'animo e di condotta di voi tutti era l'infelice fratello di cui se l'aveste istradato, come di dovere, a qualche cosa, al certo non sarebbe stato costretto a fare quel passo che l'ha perduto. Giovane, abbandonato e privo di tutto, ha trovato quell'aiuto nella sua compagna che in voi doveva sperare. Ecco la colpa di un infelice che voi per mascherare i vostri doverosi obblighi avete l'impudenza di attribuirle causa nell'ultimi purtroppo dolorosi sconvolgimenti politici; che se ciò che non vi desidero quella Giustizia Divina che niuno lascia impunito sarà per eseguirsi, quanto di voi temo: comunque a seconda di quanto mi dimandate, posso significarvi esistere in mia casa il letto completo che portò a meno della biancheria, la quale seco condusse, nonché il commò, piccola toletta e lume, ed una canestra con delle carte, le quali potete mandarle a prendere da persona di vostra fiducia che sia munita di vostra ricevuta. Se mi ritengo per ora il letto, commò, toletta e lume, ciò il faccio per fino a tanto che non sono soddisfatta di quel tanto che come di dovere pretendo per alloggio, biancheria e stiratura di circa due anni che il nominato infelice fratello Giovanni Angelo ha dimorato in mia casa. Voi bastantemente conoscete le mie finanze ed è perciò che mi lusingo troverete giusta tal mia domanda, la quale voi come Amministratore prego la significhiate agli altri Fratelli, mentre passo a dirmi, la sorella Angela De Andreis

p.s. Vi avverto di mandare a prendere la cassetta dalle due alle tre dopo il mezzodì e non in altra ora. Casa, li 18 settembre 1850.

Dobbiamo accennare, in conclusione, al fascicolo più importante e voluminoso dell'archivio Ossoli in merito al tema che stiamo considerando. Si tratta della "Posizione relativamente alla morte di Giovanni Angelo Ossoli, figlio di Filippo", contenente, come recita l'annessa rubricella, documenti originali d'epoca, copie di certificati richiesti in America in merito al naufragio del piroscafo su cui viaggiavano gli Ossoli e relative traduzioni italiane, lettere, spese, inventari di beni, e giornali o trascrizioni da giornali che riportavano l'accaduto, come il Journal des débats politiques et littéraires del 3 agosto 1850, di cui oltre a conservare nell'incartamento una copia originale, si trascrisse e tradusse anche in italiano l'articolo con la tragica notizia:

Les journaux americains donnent les détails de nombreux naufrages causés par un ouragan terrible qui a ravagé les Antilles du Nord et une partie des États-Unis, depuis Philadelphie jusqu'à New-York. Ils citent, entre autres, le navire Elisabeth, capitaine Bangs, venant de Livourne et de Gibraltar, qui a été littéralement broyé à quatre milles est du phare de Long Island. Cinq hommes de l'équipage et tous les passagers ont péri. Au nombre des passagers étaient le Comte et la Comtesse, Ossali [sic], avec leur jeune enfant. La comtesse Ossali, plus connue sous le nom de Marguerite Fuller, était une des femmes auteurs les plus distinguées des États Unis. Elle était née dans le Massachussetts, et très connue en Amerique par ses lettres à La Tribune, journal de New-York. Elle avait quitté sa patrie, il y a quatre ans, pour faire le tour de l'Europe. Elle à demeuré quelque temps à Rome ou elle s'est mariée et ou elle écrivait dans son pays des lettres remplies d'intérêt, relativement à l'état de perturbation des États pontificaux. Elle se trouvait dans la ville éternelle lorsque la revolution y éclata.

Da queste carte risulta che la prima preoccupazione del fratello Giuseppe, appena appreso dai giornali l'accaduto, fu quella di ottenere documentazione certa sulla morte dei coniugi Ossoli e del loro figlioletto per rivendicare ogni diritto di eredità, perfino su eventuali beni in America della moglie Margaret Fuller. Per prima cosa, infatti, come capo della famiglia, Giuseppe Ossoli presenta un'istanza al Pro segretario di Stato per gli affari esteri cardinale Giacomo Antonelli per avere per via diplomatica un certificato ufficiale sul naufragio e la morte dei coniugi Ossoli e del loro figlioletto:

Il Marchese Com.e Giuseppe Ossoli, tanto in proprio nome che come amm.re dei Beni del fu Marchese Filippo Ossoli supplica l'Em.za V.ra R.ma a compiacersi d'abbassar ordine onde per mezzo della Segreteria di Stato dell'Affari Esteri scrivere al Rappresentante del Governo della S.ta sede nelli Stati Uniti di Filadelfia a New Iorch, onde dal detto Governo ottenere un Documento autentico sull'infortunio accaduto il 19 luglio corrente anno del naufragio del Bastimento l'Elisabetta capitanato da Mr. Bangs venuto da Livorno e da Gibilterra il quale venne letteralmente fatto in pezzi a 21 miglia dal Faro di Long Island ove vi erano nei passeggieri il Marchese Gio. Angelo Ossoli Romano, figlio del fu Filippo, di circa anni 30 con la sua moglie Margherita Fuller, nata in Massachussett nei Stati Uniti, ed il piccolo figlio di circa anno uno e mezzo, e cameriera, i quali si dice essere disgraziatamente tutti periti. Consegnata li 3 settembre 1850 in Segreteria di Stato.

La risposta non si fece attendere. Nell'incartamento conservato nell'archivio Ossoli si trovano tre copie della testimonianza resa davanti al notaio di New York dal capitano Bangs. Una copia autenticata in inglese ed un'altra con la traduzione italiana a fronte vennero registrate all'Ufficio del bollo e registro di Roma e recano rispettivamente il bollo di quindici e di dieci baiocchi e il timbro del predetto ufficio. La copia inglese reca altresì i sigilli del Notaio e del Console pontificio a New York, ed il timbro dell'avvenuta registrazione a Roma il 20 marzo 1852 nel 570 degli atti privati dalla traduzione di Ificleo Ercole con la firma del preposto all'ufficio del bollo Felice Compagnoni. Diamo qui la trascrizione della traduzione italiana del "Rapporto del naufragio delli Coniugi Ossoli avvenuto li 18 luglio 1850 nelle vicinanze del porto di Nuova York"2:

Stati Uniti d'America ­ Stato di Nuova York e Contea di Nuova York.

In questo quinto giorno del mese di ottobre dell'anno di Nostro Signore mille ottocento cinquanta nella suddetta Città di Nuova York comparve personalmente davanti di me Notajo Pubblico nel e per lo Stato di Nuova York già nominato, residente nella città di Nuova York legalmente riconosciuto e giurato, Enrico P. Bangs, il quale previo giuramento ha fatto la seguente deposizione:

Io feci vela da Livorno in Italia nel o circa il 17mo giorno dell'ultimo maggio nel Bastimento "Elisabetta" del quale il Capitano Seth L. Hasty era Comandante e io era il Secondo, o sia primo Ufficiale, destinato per questo porto di Nuova York. Vi era a bordo fra i passeggeri imbarcatisi a Livorno suddetto il Signore e la Signora Ossoli, coniugi; la Signora Ossoli era Americana e prima del di lei Matrimonio intesi si chiamasse Margherita Fuller; il Sig. Ossoli era suo marito Italiano. A bordo erano essi conosciuti col titolo di Marchese e Marchesa Ossoli. V'erano a bordo altri passeggeri, la Sig.ra Hasty, moglie del Capitano; v'era colla Sig.ra Ossoli una giovane chiamata Paolina ed un bambino figlio del Signore e della Sig.ra Ossoli dell'età di circa 16 mesi ed un Sig. Summer. Il Comandante del bastimento Sig. Hasty morì per viaggio a Gibilterra per cui il comando del Bastimento venne da me assunto, ed io ne tolsi a condurre pel rimanente del viaggio in qualità di capitano. Il bastimento era giunto quasi presso la costa vicino a questo Porto nella sera di 17 dell'ultimo luglio, e assai di buon ora la susseguente mattina del 18 soffiando un forte vento, e il tempo carico e piovoso avvenne che il Bastimento dasse sulla terra all'isola "Fire" sulla parte meridionale dell'Isola "Long" alla distanza di cinquanta miglia da questo Porto. Non appena il Bastimento avea battuto che incominciò a rompersi in pezzi nel corso di quella giornata e verso le ore due p.m. il Signore e la Sig.ra Ossoli già nominati perirono vittime del naufragio, il bastimento essendo intieramente andato in pezzi; così perivano anche il loro figlio, la loro inserviente Paolina, tre marinai, ed il Sig. Summer. Io vidi per ultimo in vita il Signore e la Signora Ossoli col figlio sulla rimanente parte del Ponte del naufragato Bastimento pochi momenti prima che il Bastimento stesso andasse interamente in pezzi; io allora era in terra provando di mettere in mare un battello di salvamento. Era stato a bordo del Bastimento sino presso mezzogiorno quando afferrata una tavola del naviglio mi gettai in acqua e coll'aiuto di quella pervenni a toccare la terra. Quindici minuti dopo scomparve l'ultima parte del Bastimento. Noi raccogliemmo sulla riva il cadavere del figlio del Signore e della Signora Ossoli, quello di uno dei marinai e quello pure della giovine Paolina. I laceri cadaveri degli altri vennero successivamente gettati sul lido, ma nessuno in tale condizione da potersi riconoscere per quelli identifici del Signore e della Signora Ossoli, o che potessero distinguersi dagl'altri quei cadaveri, essendo piuttosto avanzi che corpi interi. Il numero però dei medesimi corrispondeva con quello che si trovava a bordo del Bastimento. Non è dubbio alcuno che il Sig. e la Signora Ossoli, il loro bambino e la loro inserviente andassero perduti e annegati nello stesso Bastimento il giorno 18 dello scorso luglio. Prima che io mi gettassi in mare aveva procurato di persuadere la Sig.ra Ossoli e per di lei mezzo il marito e bambino di tentare di raggiungere il lido sulle tavole, ma le onde si sollevavano tanto alto che essi temettero di affidarvisi. Io adesso risiedo in Trenton, Stato di Nuova Jersey e mi trovo presso a far vela per un altro viaggio.

[firmato] Henry P. Bangs Giurato questo quinto giorno di ottobre A. D. 1850 avanti di me A. R. Rodgers Notaro ­ Stati Uniti d'America ­ Stato di Nuova York ­ Città e Contea di Nuova York.

Io Alessandro Robertson Rogers Notajo Pubblico dello Stato di Nuova York, debitamente e con giuramento nominato abitante nella città di Nuova York, certifico che nella data qui sopra, comparve personalmente avanti di me il già nominato Enrico P. Bangs, il quale facendo giuramento sull'Evangelo dell'onnipotente Iddio, dichiarò che i fatti esposti nella deposizione da lui sottoscritta erano veri per quanto egli si poteva ricordare. In fede di che io ho sottoscritto le presenti affiggendovi il mio sigillo notarile nella Città di Nuova York suddetta questo dì 5 di ottobre 1850. Firmato A. R. Rodgers Notajo (L. S.) [locum sigilli] Legalizzata la firma del suddetto Notaio dal Console Pontificio a Nuova York.

Certifico che la sottoscrizione qui su di Alessandro Robertson Rodgers è la sua vera firma che è come si titola Notajo pubblico di questa città di Nuova York e che a questo Istrumento legalizzato da lui ogni fede deve prestarsi. In fede, Nuova York 8 ottobre 1850 Luigi B. Berisse, Console generale pontificio negli Stati Uniti d'America residente in Nuova York.

Nel frattempo il marchese incaricò un proprio procuratore, Mr. Freeborn, dello studio legale Wilbour & Smith, di ottenere documenti e notizie anche dalla famiglia Fuller, tramite un corrispondente in America, C. Goddard. Il 7 novembre 1850 il Freeborn ricevette i primi documenti dall'estero e così scrisse a Giuseppe Ossoli:

Il sig. Freeborn invita il Sig.r Marchese Ossoli a volersi recare al suo officio di mattina dalle ore 10 al mezzogiorno per ritirare i documenti richiesti in America e questa mattina ricevuti dallo scrivente il quale fa intanto al Sig. Marchese i suoi complimenti.

Uno dei documenti più interessanti è la copia di una lettera del fratello di Margaret, Richard, interpellato in merito ad eventuali beni della sorella, su cui avanzava pretese Giuseppe Ossoli, ritenendo che sarebbero dovuti spettare al marito e come tali rientrare nell'eredità:

Manchester, Oct. 3rd 1850

Gentl. C. Goddard Esq.

Dear Sir, Your favor of the 24 ult[imat]e was duly received. There is little or no information in regard to the particulars of our calamity which I can furnish you, beyond those which are found in the public prints of that date. The "Tribune" is reliable and accurate in most of its statements and contains very full accounts. The little boy, whose body, alone, of all those dear to us, has been recovered, rests in the cemetery at this place, being removed hither by the family of the Marchioness Ossoli, in a suitable monument erected by them. None of their personal effects have been recovered by us from the wreck, save a trunk which was afterward plundered at Sue Island and contained on reaching us only a few articles of clothing and letters all much injured by the action of the sea water. As to «what property the Marquiss Ossoli was entitled to in America in consequence of his Marriage», I will answer most freely when questioned from such a source, though perhaps not entirely in accordance with expectation.

The Marchioness Ossoli for some years had no property beyond that near fully expended by her in her residence abroad, and in which she was largely and handy assisted by her friends here both before and after her marriage, the circumstance of both her husband and herself being much embarrassed: much as we understand by the sad result of the revolution struggle in Rome, in which they nobly participated. Her mother indeed furnished a portion of the funds for her passage money home, and in addition so embarrassed were their circumstances, Marchioness Ossoli drew a draft for some $ 336 signed by herself which her death left unprovided for. Her friends have paid it, Marcus Spring Esq. of Brooklyn N. Y. with other friends saw it paid. A letter received from my sister by Mr. Hicks, an artist of N. Y. and written to her mother to be opened in case of her death, also stated that since abroad she had been obliged to borrow of specific individuals to the amount of $ 1.200.00 and she hoped some provision would be made to meet these debts were she not to live to return. So that both Marquiss and Marchioness Ossoli for these of course were the debts of both and the money expended for the benefit of both, have left so far as this country is concerned, very much less than no property. As my sister had hoped by the sale of her book the manuscript of which was lost with her, and by her literary labors hereafter to eventually extinguish all this indebtedness and all who knew her know that by [] sparing mercy had she lived this would have been done. But death cut short these plans. Her friends are anxious that these debts though not legally binding upon us should be paid and will make every reasonable exertion that in the course of time they shall be so. If the relatives, especially the brothers of the Marchioness Ossoli, are equally earnest for a brother's fair fame it is just, and we are desirous they should have opportunity to aid in this, of course if my brother in law left any property in Italy or should any hereafter occur to him, that sacredly and honestly sh[ould] must be expended in the liquidation of these debts, and this I desire, his brother should be informed of distinctly. None of Madame Ossoli's family are wealthy, but on the contrary dependant on this view, exertions for a livelihood, and while most ready to do all we can in liquidation of these debts, they yet press heavily upon us, and will require time and self sacrifice for their payment, and particularly all that is justly do to the Marquis in Italy. It will gratify us to have a response to these facts as may be made by men truly noble in heart, though wholly unacquainted with the family of my brother in law, it is right and just they should fully understand these facts. I believe, sir, I have now answered all inquiries, and remain, with much respect, Yours truly, R. Fuller.

Sono particolarmente cinici due appunti dell'archivio Ossoli, di pugno del marchese Giuseppe, che riassumono i luttuosi eventi sulla scorta delle informazioni e degli atti pervenuti dagli Stati Uniti e traggono le conclusioni di parte. Nel primo si dice:

Esiste anche notizia sulla morte di Gio. Angelo Ossoli, con lettera scritta dal Console Pontificio in America al pro segretario di stato per l'Affari Esteri Card. Antonelli, ed esibita nella Segreteria di Stato nel mese di dicembre 1850, ove riporta l'infortunio. I cadaveri di Giovanni Angelo Ossoli e sua moglie non si sono rinvenuti, né della cameriera; si è rinvenuto però sul dorso di un marinaio il solo cadavere del figlio, bambino di circa anno uno, perciò, essendo questo l'ultimo perito nel naufraggio sembra che la famiglia Ossoli sia l'erede di qualunque proprietà, anche della moglie!

Così una famiglia gentilizia che aveva posto al bando un proprio componente per le sue idee liberali e mazziniane e che non aveva voluto né conoscere Margaret Fuller né riconoscere il suo matrimonio, lo accettava ora per avidità di denaro.

Ancor più crudo è un "Foglio di memorie, con rapporto del naufragio unito dei coniugi Ossoli", indirizzato evidentemente allo studio legale, dal quale si evince che non si credeva alle affermazioni di Richard Fuller, e che si pretendeva da lui una certificazione ufficiale, «con atti legali» a dimostrazione della effettiva situazione patrimoniale sua e della sorella:

La Sig.ra Margherita Fuller di Manchester, Nuovo Hampshire, letterata e di ricchissima famiglia la quale doveva avere delle forti proprietà a causa delle rimesse di denaro che le venivano da Nuova York dal suo aggente quando era a Roma nel 1848-1849. L'ultimo a sopravvivere fu il figlio, tanto per legge, che come dal rapporto del comandante del bastimento, per cui l'eredi della suddetta Sig. Margaret Fuller sono i parenti del defunto, anche marito Giovanni Angelo de' Marchesi Ossoli. Il fratello della Signora Margaret Fuller Ossoli dice nulla avere la sua sorella, avendo consumato tutto il suo patrimonio nello stare in Italia, ciò si conosce positivamente essere falso, avendo detto la defunta avere una possidenza di sopra i 50mila scudi. Su ciò si prega il tutto scrupolosamente e con prudenza appurare, e se ciò che dice il fratello, e se è vero, che si era sciupata la Sig.ra Fuller tutto il suo patrimonio, il che dovrà far costare con atti legali, essendo lui ora in possesso dei beni della sorella. Vista la cosa se occorre mettere un aggente, o procuratore, non deve che prevenire onde rimettere la procura ad aggire, e su ciò si raccomanda la scelta di un galantuomo. Si previene ancora che il Sig. P. Fuller, domiciliato in Manchester, à fatto un monumento ben significante al figlio delli coniugi Ossoli. Potrà diriggere le lettere in caso occorressero ulteriori schiarimenti o notizie al Marchese Giuseppe Com.re Ossoli - Roma. Si prega ancora di tenere conto di qualunque spesa andasse pur incontrando per avere esattamente le suddette notizie sulle proprietà della Sig.ra Fuller Ossoli che vi fossero.

Frattanto i legali americani trasmettevano le informazioni raccolte, le lettere di Richard Fuller e le note spese:

Nuova York 9 ottobre 1850

Sig.ri Wilbour e Scott Vi rimetto una dichiarazione giurata dall'Ufficiale che aveva il commando del Bastimento "Elisabetta" allorquando si perdè, comprovante la morte di Madama Ossoli, suo marito e loro figlio recando alcune particolarità del sinistro. Questa deposizione è stata fatta e giurata innanzi ad un pubblico Notajo e certificata dal Console degli Stati Romani. Il Capitano è venuto appositamente per quest'atto da Filadelfia ed io ho pagato le sue spese e qualche cosa per il suo tempo. Il corpo del conte Ossoli non fu mai ritrovato cosicchè potesse al tutto venire riconosciuto e per quanto si sappia neppure quello della moglie. Egli è certo che essa non possedeva nulla e del pari aveva dei debiti come risulta dalla lettera del fratello, copia della quale vi accludo. La famiglia della signora come vedrete desidera che il fratello e parenti del marito in Italia, sappiano dei debiti contratti dopo il di lei matrimonio onde possano se hanno mezzi partecipare nell'estinsione dei medesimi. Queste carte io credo risponderanno a tutte le dimande fatte colla lettera del sig. Freeborn. Sono rispettosamente, Gio. C. Goddard

p.s. Nessun passeggiero fuorchè la vedova del Capitano Hasty si salvò, essa or si trova in Maine, i marinaj sono dispersi e non si trovano qui, il secondo di bordo è in mare. Il capitano Bangs è presso a riporsi in mare nuovamente, egli è perciò come vedete l'unica persona qui che possa dare dei schiarimenti.

Vi accludo il conto delle spese in [dollari] 28,80. G. C. Goddard

Sig.ri Wilbour e Scott

Nuova York 7 ottobre 1852

Da pagare al Capitano Bangs proveniente da Filadelfia e spese $ 10

Al Pubblico Notaio, Console e Posta $ 3,80

Mia commissione $ 15

$ 28,80

Dichiarasi da me sottoscritto interprete per l'idioma Inglese presso il Tribunale della Sagra Rota d'avere tradotto fedelmente dal testo Inglese la presente lettera nella lingua Italiana. In fede Roma li 5 giugno 1851 Manlio Dott. De Marchi3.

In una seconda nota dello studio legale americano viene ribadita la situazione debitoria di Margaret Fuller, riportando il tenore di una seconda lettera del fratello Richard, di cui non c'è copia in atti:

Sig.ri Wilbour e Scott

Nuova York 11 ottobre 1850. Il Reverendo A. R. Fuller di Manchester Nuovo Hampshire fratello di Margherita Fuller moglie del conte Ossoli, mi ha scritto una seconda lettera, il tenore della quale vuole si comunichi al vostro corrispondente a Roma per i fratelli o parenti del conte Ossoli. La sostanza di questa è se vi sia qualche Capitale in Italia che a diritto si dovesse applicare al pagamento dei titoli ammontanti a dollari 700 contratti da Madama Ossoli dopo il di lei matrimonio i parenti in Italia potrebbero volere che si appropiasse [sic] a questo ammontare. Egli desidera che i medesimi sappiano lo stato delle cose a questo riguardo onde eglino possano agire come meglio credono. I parenti qui sebbene non tenuti da legale obbligazione purtuttavia pagheranno per quanto io sento i debiti in quel dato tempo che i loro limitati mezzi glie lo permetteranno. E se i parenti del Conte Ossoli in Italia volessero partecipare a questo il Sig. Fuller sarebbe contento di saperlo. Se voi non aveste ancora scritto o che doveste scrivergli di nuovo, communicherete quanto detto di sopra al vostro corrispondente. Son con rispetto Giov. C. Goddard

[Segue la solita certificazione del traduttore datata in Roma 5 giugno 1851]4.

Intanto i fratelli Ossoli avevano iniziato una causa per ottenere l'eredità del fratello Giovanni Angelo davanti al Tribunale civile di Roma e indirizzarono in tal senso una supplica al pontefice:

Beatissimo Padre,

Ottavio, Alessandro e Giuseppe Ossoli, Sudditi, ed Oratori fedelissimi della Santità vostra con dovuto rispetto rappresentano come giunto a di loro notizia che fosse disgraziatamente morto in naufragio il loro Germano Fratello Gio. Angelo Ossoli mentre dirigevasi in Nuova Iorch Stati uniti di America, hanno procurato più positive notizie, e ne hanno ricevuto purtroppo la conferma nella relazione fatta dal Capitano del bastimento in Nuova Iorch per avvenuta tale morte nel giorno diciotto luglio milleottocentocinquanta. Trovandosi pertanto gli Oratori in grado successibile al Defonto, onde godere dei beneficj della legge, sotto il giorno ventidue marzo anno corrente dichiararono formalmente nella Cancelleria del Tribunale Civile di Roma primo turno di adire la intestata Fraterna Eredità con il beneficio dell'inventario, alla confezione del quale bramando ora procedere legalmente implorano dalla Santità Vostra in vista delle straordinarie circostanze del caso la restituzione in intiero per essere decorso il termine dalla legge voluto per incominciare e compiere l'inventario stesso.

Tutto il carteggio ricevuto dagli Stati Uniti, debitamente autenticato e legalizzato, nonché tradotto da un perito ufficiale di Tribunale pontificio, veniva a questo punto presentato al Tribunale civile di Roma, per l'iter di rito. Si procedeva altresì da parte del Notaio Filippo Ciccolini (i cui atti sono conservati nell'Archivio di Stato di Roma) all'inventario dei beni di Giovanni Angelo. Il 29 maggio 1852, due dei fratelli Ossoli venivano convocati dalla direzione generale del bollo registro ipoteche e tasse riunite con il seguente avviso notificato loro in via Angelo Custode 38:

I sig.ri Alessandro e Giuseppe Ossoli sono pregati di presentarsi dentro il termine di giorni otto all'Ufficio di Montecitorio n. 127 per ivi dare l'assegna dell'eredità del fu Marchese Gio. Angelo Ossoli di loro fratello, del quale risultano eredi unitamente al fratello Ottavio, da atti registrati in questo officio. Il 9 luglio 1852, in seguito al positivo rescritto di Pio ix alla supplica presentata dai fratelli Ossoli, il Presidente del Tribunale civile di Roma, Mons. Giannuzzi, dava esecuzione con proprio decreto alla assegnazione dell'eredità. In conseguenza, il 29 luglio 1852, presso il notaio Filippo Ciccolini, veniva rogata una disposizione ad perpetuum, con la comparsa di testi ­ Filippo Airoldi, Vice presidente dei rioni S. Angelo e Campitelli e Ignazio Petrassi, legale ­ i quali dopo aver attestato di aver conosciuto a suo tempo il marchese Giovanni Angelo e di essere informati delle circostanze del naufragio e della relativa scomparsa di questi, dichiararono che per quanto a loro risultava il suddetto marchese non aveva «in precedenza fatto alcun testamento né in altra maniera disposto dei suoi beni, né lasciato figli, né figli di figli, né altre persone in grado più prossimo precessibile che i tre germani fratelli Alessandro, Ottavio e Cav. Giuseppe Ossoli, figli della bona memoria Marchese Filippo, a favore de' quali si è per legge fatto luogo a procedere nella intestata eredità del defunto fratello Gio. Angelo Ossoli».

Il giornale di Roma del 3 agosto 1852 dava notizia della pubblica lettura dei beni spettanti dall'eredità di Angelo Ossoli:

Sabato 7 corrente alle ore 10 antimeridiane in punto si procederà sotto tutte le riserve di ragione e per gli atti del sottoscritto Notaro nel di lui officio in via degli Uffici dell'Em.mo vicario n. 41 all'inventario dell'eredità del defunto marchese Giovan Angelo Ossoli, morto in naufragio il 18 luglio 1850 e ciò in appresso al rescritto SS.mo e relativo decreto esecutoriale di restituzione in intiero. Si deduce a pubblica notizia per ogni effetto di ragione, ed a forma del 1548 del reg.to leg.vo. Roma 2 agosto 1852. Per il sig. Filippo Ciccolini Not[aio] del Vicar[iato] Francesco Maria Ciccolini, Not[aio] Sost[ituto].

Dall'inventario dei beni risultano anche fra i creditori del defunto i coniugi Carlo ed Angela De Andreis, per la pigione «di quattro anni circa di una camera al medesimo affittata alla ragione di paoli trenta il mese. E tutto ciò senza pregiudizio di altri diritti, azioni e ragioni ad essi coniugi de Andreis da qualunque altro caso, causa, o titolo derivante». La rivendica del credito è fatta dal procuratore legale dei coniugi De Andreis (non presenti quindi personalmente nello studio notarile) Domenico Battelli. La lite dunque continuava, né il marchese rinunciava a contendere alla sorella quanto Giovanni Angelo poteva aver lasciato nella sua casa, come risulta dal seguito dell'atto:

Alla quale comparsa e dichiarazione il marchese Giuseppe Ossoli nominato ha replicato generaliter contro dichiarando inoltre che intende di far rimanere salvi ed illesi i loro diritti per il recupero di qualche oggetto che all'epoca della partenza del loro germano fratello potesse esser rimasto presso essi suddetti Coniugi De Andreis, quali diritti e ragioni intende di voler sperimentare a suo luogo e tempo anche in opposizione alla suddetta dichiarazione per parte dei detti coniugi de Andreis emessa.

Comincia quindi la lettura dell'inventario vero e proprio, non senza però un'ulteriore precisazione del marchese Giuseppe su eventuali altri oggetti spettanti: [] stante che l'ora defonto Giovanni Angelo fin dai primi di luglio dell'anno 1849 abbandonasse la Capitale, cessando di fatto dall'aver domicilio in Roma, e per conseguenza non essendo a cognizione de' suddetti istanti se attualmente esistano e presso Chi, mobili od altri effetti ereditarj, il lodato Marchese Giuseppe Cav. Ossoli procede alla descrizione dei stabili ereditarj al defonto spettanti come appresso [].

La descrizione dei beni va avanti per ben tre sedute (il 7, il 14 agosto e il 21 settembre 1852) nell'ultima della quale si deducono anche le spese per i documenti ottenuti dall'America.

Dopo la prosaica conclusione della successione ereditaria (che aveva visto anche perpetrarsi la disputa fra Giuseppe e Angela) la famiglia Ossoli chiudeva in archivio per oltre mezzo secolo ogni memoria su Giovanni Angelo e Margaret e solo con il lungo distacco temporale e il nuovo assetto politico istituzionale dell'Italia ormai consolidato, una nuova generazione, come abbiamo visto, avrebbe nuovamente riaperto e riletto quelle pagine della propria storia e della storia nazionale.

Non risulta più alcuna menzione a Margaret Fuller, nemmeno nell'istrumento notarile relativo all'inventario dei beni. Forse non conveniva più agli Ossoli menzionare questa parentela, specie all'atto di ricevere la cospicua parte di eredità dello sfortunato fratello, per paura che si facesse avanti qualcuno dei debitori ancora non soddisfatto; prontissimi a rivendicare gli eventuali beni americani della cognata, ma non a partecipare, con parte dell'eredità, alle spese che nobilmente la famiglia Fuller si era assunta per saldare debiti, peraltro non più legalmente dovuti, a causa della scomparsa dei contraenti. Una lettera isolata inviata al marchese Giuseppe Ossoli in data 1 maggio 1854 fa pensare ad un estremo tentativo di avere notizie sulle sostanze dei Fuller grazie ad un viaggio (poi non realizzato) di un amico nobile e quindi ritenuto particolarmente affidabile e adatto:

Pregiatissimo Sig. Marchese,

Le accludo la notizia che ella mi trasmise allorché credeva rendermi in America. Fui molto dispiaciuto che tal viaggio non si effettuasse, che mi ha privato del piacere di averla potuto servire. Creda, Sig. Marchese, ai sensi di stima coi quali ho l'onore di segnarmi. Di Lei Preg.mo Sig. Marchese Dev.mo servo Conte Decio Bentivoglio.

Così l'ultimo tentativo di riproporre la meschina e pretenziosa rivendicazione di eventuali possedimenti della cognata Margaret Fuller in America non aveva avuto l'esito sperato e la parentela, dunque, veniva rimossa e dimenticata. Ma i veri beni di Margaret Fuller Ossoli non erano materiali e la loro eredità non poteva essere solo della famiglia di Giovanni Angelo Ossoli e dei suoi avidi fratelli. La vera eredità di Margaret Fuller Ossoli è, infatti, patrimonio universale delle generazioni a lei future: è un legato spirituale di abnegazione e anelito di libertà, di fiducia nei grandi ideali e nelle sorti dei popoli che si destano dal sonno dell'oppressione ed alla cui testa si pone il principio superiore che sovrasta e guida la storia. Per questo anche oggi, da Italiani e da uomini liberi, cittadini di un mondo libero, vogliamo rivolgere la nostra mente a Margaret Fuller Ossoli, grati e reverenti nel ricordo della sua fulgida esistenza tutta dedicata alle grandi cause del libero pensiero, con la chiusa, cara a lei ed ai mazziniani tutti, "Salute e fratellanza!"

Note

1. Archivio di Stato di Roma, "Roma, Repubblica, venite!" Percorsi attraverso la documentazione della Repubblica Romana del 1849, a cura di M. Calzolari, E. Grantaliano, M. Pieretti, A. Lanconelli, introduzione di Luigi Londei, in "Rivista Storica del Lazio", vii, 1999, n. 10, quaderno n. 2.

2. Nel carteggio è presente anche il testo in inglese del documento.

3. Anche di questo documento è presente nel carteggio il testo in inglese.

4. Versione originale inglese nel carteggio.