Le lettere di Adam Mickiewicz
a Margaret Fuller

di Krzysztof Zaboklicki

Il grande poeta polacco, costretto all'esilio per motivi politici, occupò per alcuni anni, dal 1840 al 1844, la neoeretta cattedra di letterature slave nel prestigioso Collège de France a Parigi. Dal 1842 al 1844 egli vi tenne, ovviamente in francese, un corso intitolato Les Slaves, dedicando una serie di lezioni all'analisi della Non Divina Commedia, capolavoro di un altro romantico polacco suo contemporaneo, Zygmunt Krasiski. In questa occasione citò per la prima volta, nel gennaio del 1843, il nome di Emerson. Dopo aver affermato che, «d'après le système psychologique des philosophes polonais, l'intelligence est rangée parmi les facultés inférieures de l'âme», Mickiewicz scrisse:

Un philosophe américain [...], accepte ce système. Il le devine sans le connaître. Lui aussi assigne à l'intelligence une place inférieure. Ce penseur américain, M. Emerson, que je vous citerai souvent plus tard, parce que vous verrez dans ses ouvrages plusieurs chapîtres qui paraissent être consacrés à expliquer les philosophes et les poètes polonais; ce penseur croit aussi que le germe, le centre de toute l'action, est l'âme [...]1.

E in effetti, egli avrebbe parlato di Emerson ancora più volte, sempre con molta stima, perché lo trovava vicino ai pensatori polacchi che mettevano l'intuizione e la forza morale al di sopra della speculazione filosofica2. Mickiewicz tradusse anche in francese, molto liberamente, due testi dell'americano: Essai sur l'histoire (History in Essays, First Series; la versione incompleta, pubblicata postuma ma utilizzata nel corso Les Slaves, risale probabilmente al 1844), e L'Homme religieux réformateur (Man the Reformer), pubblicato nel 1849 nel suo giornale parigino "La Tribune des Peuples"3. Il poeta polacco è pertanto considerato il primo propagatore del pensiero di Emerson nell'Europa continentale; in Inghilterra egli fu preceduto, com'è noto, soprattutto da Thomas Carlyle cui si doveva l'edizione londinese degli Essays (1841) che Mickiewicz lesse4. Scopritore di Emerson lo considerava Margaret Fuller, come risulta chiaramente da una sua lettera al filosofo americano (Napoli, 15 marzo 1847):

Mickiewicz, the Polish poet, first introduced the Essays to acquaintance in Paris. I did not meet him anywhere, and, as I heard a great deal of him which charmed me, I sent him your poems, and asked him to come and see me. He came, and I found in him the man I had long wished to see, with the intellect and passions in due proportion for a full and healthy human being, with a soul constantly inspiring. Unhappily, it was a very short time before I came away. How much time I wasted on others which I might have given to this real and important relation [...]5.

La Fuller conobbe dunque Mickiewicz grazie ad Emerson6. Il loro primo incontro, di cui nella lettera citata sopra, scritta qualche tempo dopo, avvenne nell'appartamento parigino dell'americana il 15 febbraio 1847, poco prima della sua partenza da Parigi per l'Italia, il 25 febbraio7. Sulla Fuller e su questo suo primo contatto con il poeta abbiamo l'interessante testimonianza di uno studioso polacco amico di Mickiewicz, Aleksander Chodzko che, il 26 febbraio 1847, scrisse nel suo diario:

Si trova attualmente a Parigi l'autrice di una opera importantissima sull'emancipazione della donna [Woman in the 19th century, 1845], l'americana S. Margaret Fuller, nata in America da un padre dottissimo che l'aveva educata lui stesso, e da una madre molto semplice che, mentre suo marito era in vita, non faceva altro che ridere e, morto lui, è sempre stata triste. Ha [la Fuller] poco più di trent'anni, è bionda, ha occhi neri, e solo in questi occhi c'è vita; il suo corpo è magro, consunto dalle fatiche dello spirito e degli studi. Conosce il greco, il latino e quasi tutte le lingue europee. Ha avuto presentimenti e visioni, è convinta che in una vita futura sarà uomo e che l'epoca presente è quella della liberazione della donna. La sua opinione sul matrimonio e molte sue idee sulla vita e sul destino del genere umano coincidono perfettamente con la Causa [v. sotto], sembrano essere attinte ad essa. Amica di Emerson e coeditore del suo giornale ["The Dial"], ha fatto voto di non sposarsi e sente che la donna o l'uomo incaricato di realizzare la nuova epoca è già sulla terra; lei stessa è venuta in Europa per incontrare questo messaggero di Dio. Ha letto il corso di Adam [la prima parte del corso sugli Slavi, L'Eglise Officielle et le Messianisme, Parigi 1845] con le sue lezioni su Emerson e gli ha scritto, chiedendo un colloquio. Adam ha riscontrato in lei la piena conoscenza della Causa, acquisita in maniera autonoma. Egli le ha parlato davanti a molte altre donne e ha impressionato la Fuller fino a farla cadere svenuta sul sofà [...]8.

Nella lunga citazione che comprende indubbiamente delle affermazioni piuttosto avventate (la Fuller che conosce quasi tutte le lingue europee, che fa voto di non sposarsi ecc.), si ripete due volte la parola "Causa" che richiede una spiegazione. Nel periodo qui preso in esame, Mickiewicz subisce l'influenza del mistico polacco Andrzej Towiaski (1799-1878), conosciuto nel 1841 a Parigi. Non è il caso di presentare in questa sede la complessa e tutt'altro che chiara dottrina di Towiaski, soggetta a varie interpretazioni. Basti dire che egli predicava l'elevazione spirituale dell'umanità perché il regno di Dio potesse sorgere sulla terra; quanto agli emigrati polacchi, numerosissimi soprattutto in Francia, egli prometteva loro il ritorno in patria, a condizione di diventarne degni sul piano spirituale. Gli insegnamenti (oggi qualcuno direbbe: le farneticazioni) del "profeta" fecero presa su molti esponenti qualificati dell'emigrazione polacca. Nel 1842 Towiaski fu in grado di fondare una setta mistica, denominata "Il Circolo della Causa di Dio"; ma subito dopo, risultato sospetto alle autorità di polizia perché fervente bonapartista, dovette lasciare la Francia trasferendosi nel Belgio, e poi in Svizzera. Mickiewicz divenne allora il suo alter ego a Parigi, e predicò il verbo del Maestro dalla cattedra del Collège de France (la quale, sia detto tra parentesi, gli fu tolta nel 1844 soprattutto per questo motivo). Più tardi, nel 1846, egli si allontanò da Towiaski, trovandolo sempre più estraneo al problema dell'indipendenza della Polonia; ma rimase fedele alla "Causa di Dio" e fondò a Parigi, assieme a pochi dissidenti, un circolo proprio. La "Causa" di cui parla Chodzko a proposito della Fuller è quindi quella propagata dai mistici polacchi che si riallacciavano principalmente a Louis-Claude de Saint Martin e a Emanuel Swedenborg. Che essa potesse essere condivisa dalla pensatrice americana, non ci deve affatto meravigliare.

Le dieci lettere di Mickiewicz alla Fuller, tutte in francese, pubblicate quasi contemporaneamente in Italia e negli Stati Uniti più di un mezzo secolo fa9, furono scritte nel periodo febbraio 1847-settembre 1849; non si è conservata, purtroppo, nessuna lettera della Fuller a Mickiewicz10.

La prima lettera del poeta polacco, senza data, risale a pochi giorni dopo il suo incontro con Margaret, cui si è già fatto cenno, svoltosi il 15 febbraio. Leggendola, siamo propensi a non dubitare delle parole di Chodzko: se il discorso rivolto da Mickiewicz alla Fuller a voce somigliava a quello rivoltole per iscritto, si capisce benissimo il suo svenimento. Ecco il testo in extenso (la lettera, conservatasi in copia come tutte le altre, è priva di inizio):

[Margaret] Parvenue au sentiment de son droit inné de prendre acte de son existence, aspirant au droit de constater cette existence, de la manifester en soupirs, en paroles, en essais d'action, appelée à maintenir ses droits en actes,

Esprit qui a connu le vieux monde, qui a péché dans le vieux monde et qui cherche à faire connaître ce vieux monde dans son monde nouveau,

Son point d'appui est dans le vieux monde, sa sphère d'action est dans le nouveau monde; sa paix est dans le monde d'avenir.

Elle est appelée à sentir, à parler, à agir dans ces trois mondes.

La seule des femmes initiée pare[ille]ment au monde antique, la seule à qui il a été donné de toucher à ce qu'il y a de décisif dans le monde actuel et de pressentir le monde d'avenir.

Votre esprit est lié à l'histoire de la Pologne, de la France et commence à se lier à l'histoire de l'Amérique.

Vous appartenez à la seconde génération des esprits.

Votre mission est de concourir à la délivrance de la femme Polonaise, Française et Américaine.

Vous avez acquis le droit de connaître et de maintenir les droits et les obligations, les espérances et les exigences de la virginité.

Pour vous le premier pas de votre délivrance et de la délivrance de votre sexe (d'une certaine classe) est de savoir, s'il vous est permis de rester vierge.

Tu dois apporter au nouveau monde le fruit mûri par des siècles, les fruits excitants, tu dois manifester ton esprit par ton regard, par ton geste, par ton action!

Arrachez, ma Marguerite, arrachez au mal les hommes qui cherchent un regard encourageant, un geste qui pousse, un coup de main qui confirme, et qui ne trouvent rien de semblable dans le monde actuel.

Arrachez ces hommes aux regards, aux gestes de celles qui ont réussi à contrefaire tous les actes de l'esprit parce qu'elles sentaient le besoin de l'esprit, mais qui ne peuvent pas donner de l'esprit.

Donnez de votre esprit, et à ceux qui sont préparés à le recevoir, donnez le tout avec.

Ton frère A...11.

"Il fratello" Adam ­ la terminologia è quella in uso nel suo circolo di mistici ­ cerca chiaramente di reclutare una nuova "sorella", investendola con una valanga di affermazioni poco chiare e, almeno in parte, piuttosto gratuite (ad es., perché lo spirito della Fuller dovrebbe essere legato alla storia della Polonia; perché dovrebbe essere proprio lei l'unica donna iniziata al mondo antico, a conoscenza di «quel che è decisivo» nel mondo attuale e in grado di presentire il mondo futuro?). "Il fratello", secondo la prassi, assegna anche alla potenziale adepta una missione: contribuire alla liberazione della donna polacca (in primo luogo!), francese e americana. Egli la promuove senza esitare alla «seconda generazione degli spiriti» che, nella graduatoria di Towiaski, è quella che ha superato le prove più difficili sulla strada che porta alla perfetta unione con Dio, che è consapevole dell'arrivo del messaggero celeste e pronta a costruire sotto la sua guida un mondo migliore12. Non vi è dubbio che questa promozione piacque assai alla Fuller.

Sembra che, nei dieci giorni trascorsi tra il primo incontro e la sua partenza da Parigi, l'americana abbia rivisto Mickiewicz almeno una volta13. Tuttavia, di sicuro sappiamo soltanto che lei gli scrisse subito dopo essere arrivata in Italia, e che lui le rispose verso la fine di marzo, o ai primi di aprile (la lettera è senza data):

Chère Amie,

Votre lettre m'a beaucoup réjoui. Je vois che l'air du midi vous ranime et vous fait fleurir. Votre physique a grand besoin de ce secours du ciel méridional. Vous avez un grand fond de forces et de vie dans l'âme, mais elle s'évapore, se dissipe, il faut en passer le plus possible dans votre corps. Vivez autant que vous pouvez avec la nature, et cherchez la société des Italiens, les conversations des Italiens, la musique des Italiens (Rossini, Mercadante etc.). Vous aurez le temps de retourner plus tard vers Mozart et Beethoven. Maintenant jouissez de ce qui vous entoure. Aspirez la vie par tous vos pores. Une vie inférieure, il est vrai, terrestre et matérielle, mais qui vous est nécessaire. Je n'ai pas fait d'efforts pour vous retenir à Paris, car je sentis que vous aviez besoin d'aller en Italie. Et dans tout ce que je vous ai dit, j'avais en vue votre bonheur et votre progrès [...]. J'ignore jusqu'à présent, s'il me sera possible d'aller en Italie. Je vous en écrirai. Êcrivez-moi et désignez les endroits par où vous passerez. L'idée de vous revoir m'est bien douce. Je rencontrai en vous une personne vraie. Je ne vous donne pas d'autres éloges. Une telle rencontre, dans le voyage de la vie, console et fortifie. Quel bonheur lorsque toutes les femmes reconnaîtront le mérite de la sincérité et de la vérité. Voue êtez frappée des formes belles des femmes du midi. Vous verrez à Rome et près de Rome des modèles de cette beauté. Et l'homme dans l'Italie est beau aussi! Mais quelle pauvreté intérieure! quelle enfance! J'ai été en Italie dans ma jeunesse, et j'y suis resté longtemps. Aucune femme ne m'a touché. Je préférai les tableaux. Le temps vient où la beauté intérieure, la vie intérieure spirituelle, deviendra la première et essentielle qualité d'une femme. Sans cette qualité la femme n'exercera pas même l'influence physique. Apprenez à vous estimer comme beauté, et après avoir admiré la femme de Rome, dites: et moi, je suis donc belle! J'attends de vos nouvelles, chère Amie. Votre affectionné Adam14.

Si nota subito la differenza tra questa lettera e la precedente. Mickiewicz smette di predicare e assume un tono quasi familiare. È prodigo di consigli di carattere pratico, di premure che esprimono un sincero affetto. Lui che conosce l'Italia per avervi soggiornato negli anni 1829-30, è convinto che la sua nuova amica vi si troverà bene, e l'invita a godersi la vita sotto il cielo blu. È felice di aver incontrato in lei «une personne vraie», una persona vera (ricorderemo a questo proposito che la Fuller ebbe a chiamarlo «a full and healthy human being»); «tale incontro, nel viaggio della vita, consola e fortifica». Vuole rivederla in Italia, e le chiede di tenerlo al corrente dei suoi spostamenti. Margaret gli risponde senza indugio, come risulta dalla terza lettera di Mickiewicz, scritta il 26 aprile15. Le lettere della Fuller devono essere state una vera e propria cronaca del suo viaggio: in quella alla quale il poeta rispose il 26 aprile, si leggeva della collisione tra il vapore, sul quale essa si era imbarcata, e un'altra nave, avvenuta tra Livorno e Napoli, e del suo incontro con il marchese Giovanni Angelo Ossoli ­ che Mickiewicz chiama «ce petit Italien» ­ nella basilica di San Pietro16. A questo proposito sarà interessante osservare che il poeta la incoraggia chiaramente a coltivare il giovane marchese: «Ne quittez pas légèrment ceux qui voudraient rester auprès vous. Voici ce qui se rapporte à ce petit Italien que vous avez rencontré à l'église». Tra gli altri consigli e raccomandazioni leggiamo questa: «Tâchez d'emporter de l'Italie ce que vous pourrez en prendre, en joie et en santé». Quindi, un nuovo invito a godersi la vita. Ma la parte più importante della lettera qui citata si riferisce al mittente che apre all'amica il suo cuore con una franchezza che non gli era affatto usuale:

[...] Vous me demandez des détails sur ma vie et sur mes ouvrages? Je ne saurais vous répondre qu'en vous donnant en moi-même, dans mes paroles et dans mes actes, le résultat de ma vie. J'aurais beaucoup à vous dire, mais il me semble que je ne trouve rien à mettre par écrit. La vie, Dieu merci, tant qu'elle dure, a quelque chose d'insaisissable et ne se laisse pas enfermer dans la lettre morte. Surtout une vie comme la mienne, qui n'a pas laissé de trace sur la terre, car je n'ai pas gagné de batailles, je n'ai pas bâti ni détruit de villes. Qu'aurons-nous donc à noter dans les annales? ­ Nous n'avons vécu que dans l'âme et nous n'avons agi que sur les âmes. Peut-on savoir jusqu'où va cette action? Le temps seul peut en montrer l'étendue.

È una confessione commovente che un uomo come Mickiewicz, piuttosto chiuso, poteva fare soltanto a una persona per la quale nutriva un'autentica stima e affetto e che gli ispirava una grande fiducia. Per gli studiosi del poeta polacco, questa lettera alla Fuller costituisce un documento di notevole rilievo.

La lettera successiva, del 3 agosto 1847, riguarda invece soprattutto la destinataria:

[...] J'ai reçu toutes votres lettres. Celle de Rome m'a fait un effet pénible. J'y ai vu une tendance vers les rêveries romanesques qui pourraient épuiser votre imagination. Je serais désolé, si j'avais influé, en quoi que ce soit, à vous pousser dans des régions de la mélancolie, dont j'espérais que l'Italie vous aiderait à sortir. J'ai tâché de vous faire comprendre que vous ne devez pas circonscrire votre vie dans des livres et des rêveries. Vous avez plaidé la liberté de la femme dans un style mâle et franc. Vivez et agissez comme vous écrivez [...]. Je voudrais savoir quel air vous avez maintenant? Êtes-vous mieux portante, plus gaie, plus franche? Je vous ai vue, avec toute votre science et toute votre imagination, et toute votre réputation littéraire, vivant dans un esclavage plus dur que celui d'une domestique. Vous étiez dans la dépendance de tout le monde. Vous vous êtes persuadée qu'il vous suffit d'exprimer vos idées et sentiments dans des livres. Vous existiez comme un esprit (ghost) qui souffle aux vivants ses projets et ses désirs, ne pouvant plus les réaliser lui-même. Vous avez oublié qu'un esprit revêt le corps précisément pour réaliser ce qu'il a déjà appris ailleurs. C'est le sens intime du christianisme [...]. Quant à la sphère de votre action, vous devez travailler à la trouver. N'oubliez pas que même dans la vie privée comme femme vous avez vos droits à maintenir. Emerson dit bien: give all for love, mais ce love ne doit pas être celui des bergers de Florian17[...]. Les rapports qui vous sont convenables, sont ceux qui développent et affranchissent votre esprit, en répondant aux besoins légitimes de votre physique, et en vous laissant toujours libre. Vous êtes seule juge de ces besoins18.

Si vede che la Fuller, nelle sue numerose lettere di quel periodo ­ che peccato che esse non si siano conservate! ­ aveva cercato di indurre Mickiewicz a ritornare sugli argomenti delle loro conversazioni parigine: la sua appartenenza alla «seconda generazione degli spiriti», la missione assegnatale ecc. Il poeta, invece, diventato nel frattempo un po' meno mistico, deve essersi trovato in difficoltà: «sarei sconsolato se avessi contribuito [...] a spingervi nelle regioni della malinconia», perché proprio la malinconia, prodotto delle sue "fantasticherie", la Fuller avrebbe dovuto dimenticare in Italia. Egli evita dunque di rispondere e tenta di richiamarla all'ordine, ricordandole la triste condizione di fantasma in cui aveva vissuto ed esortandola a conciliare le esigenze spirituali con quelle fisiche. Giuseppe Monsagrati, autore di un bellissimo saggio intitolato Mickiewicz e il "fantasma di Margaret", osserva a questo proposito molto giustamente che il poeta cercava «di far capire alla sua amica cosa ci fosse stato di sbagliato nell'impostazione che aveva dato alla propria vita»19.

La Fuller non desiste, e rinfaccia addirittura a Mickiewicz di essere stato aspro con lei (harsh; si vede che gli scriveva in inglese). Nella sua risposta del 16 settembre il poeta non lo nega, ma ritorna alla carica:

Chère Amie, Vous trouvez ma lettre harsh. Certes, il n'y avait rien de harsh dans le sentiment qui l'a dictée [...]. Je sais bien que vous vous sentez souvent gaie et toujours animée intérieurement, sourtout lorsque vous méditez ou que vous rêvez et composez. Mais tâchez que cette vie intérieure se loge et s'établisse dans tout votre être, dans tout votre corps. La gaieté qui ne réside que dans l'imagination et qui ne vit que dans la solitude, ne peut résister au premier choc de la réalité. Vous pourriez bien tomber dans la tristesse et le découragement [...]20.

Non sappiamo come abbia reagito l'americana. La lettera successiva del poeta, in cui manca qualsiasi accenno concreto alle lettere di lei, risale a due mesi dopo. Il 17 novembre Mickiewicz le scrive brevemente21, ancora da Parigi, per annunciare la sua partenza per Roma, dove intendeva formare ­ come avrebbe effettivamente fatto ­ una legione polacca da affiancare agli italiani combattenti contro l'Austria; il mistico stava diventando uomo d'azione. In quell'autunno del 1847 Margaret, sempre più innamorata del suo «petit italien»22 e sempre in compagnia di lui, forse non aveva neanche scritto al poeta; ma l'annuncio del suo prossimo arrivo certamente la riempì di gioia.

Mickiewicz fu costretto a rinviare il viaggio, per vari motivi; arrivò infine a Roma il 7 febbraio 184823, in un periodo assai difficile della vita della Fuller24, la quale, incinta, doveva affrontare il problema del matrimonio cui era contraria la famiglia del giovane marchese, capeggiata dal tremendo fratello maggiore, Giuseppe Ossoli. Per giunta, Margaret era in piena crisi finanziaria e stava male di salute ­ nausee, febbre, mal di testa, tosse, inappetenza ­ in una Roma freddissima e bagnata dalla persistente pioggia (a quanto pare, piovve quasi ininterrottamente da metà dicembre a metà marzo). «This long dark dream ­ to me the most idle and most suffering season of my life»25 fu però reso più sopportabile dalla presenza consolatoria del poeta polacco, benché egli non abbia potuto dedicarle molto tempo, preso com'era dai suoi numerosi impegni politici e assillato dai compatrioti intriganti e litigiosi. «Mickiewicz is with me here and will remain some time ­ scrisse la Fuller a Emerson il 14 marzo ­. It was him that I wanted to see, more than any other person, in going back to Paris, and I have him much better here»26. È un'altra conferma dell'affetto che univa i due personaggi, ma non se ne deve desumere ­ come fecero Deiss27 e qualche altro biografo della Fuller ­ che essa abbia ospitato l'amico nel suo appartamento. Il soggiorno di Mickiewicz a Roma è stato accuratamente studiato28, e sappiamo bene che egli alloggiò prima in piazza della Minerva, nell'albergo omonimo, e poi (dal 14 febbraio) in via del Pozzetto, vicino a piazza S. Silvestro, al civico 114.

Non si sa molto a proposito dei contatti tra la Fuller e il poeta durante i poco più di due mesi che quest'ultimo trascorse nella capitale dello Stato pontificio, scossa dalle prime avvisaglie del terremoto politico che l'avrebbe colpita poco tempo dopo. La testimonianza più importante ­ a parte la lettera ad Emerson citata sopra ­ la troviamo nella corrispondenza di Margaret (Letter xiii) per il "New-York Daily Tribune" del 29 marzo 1848, relativa alle manifestazioni antiaustriache a Roma del 21 marzo: «[...] I have seen the Austrian arms dragged through the streets of Rome and burned in the Piazza del Popolo [...]; Adam Mickiewicz, the great poet of Poland, long exiled from his country [...], looked on [...]»29. Nella stessa corrispondenza, sia detto tra parentesi, viene menzionata «a [Polish] nun who is here [and who] had been daily scourged by the orders of a tyrant»; trattasi certamente della monaca basiliana Makryna Mieczys}awska, una abilissima mistificatrice che, a suo dire, sarebbe stata ferocemente perseguitata in Russia per motivi religiosi, e che, a Roma, esercitò una forte influenza su Mickiewicz e su molti altri emigrati polacchi30.

Si è conservato un solo biglietto scritto dal poeta alla Fuller a Roma31, il giorno della partenza per la Lombardia in guerra, cioè il 10 aprile, del piccolo drappello di volontari polacchi che Mickiewicz comandava32. Egli voleva rivedere l'amica e, non avendola trovata a casa, le ha lasciato poche righe di commiato, invitandola a scrivergli e unendo, come al solito, parole d'incoraggiamento: «Gardez-vous de vous soucier».

Il drappello polacco, partito in carrozza per Civitavecchia33, vi si imbarcò per Livorno, da dove giunse a Firenze il 15 aprile. Il giorno dopo Mickiewicz scrisse brevemente all'amica, chiedendole lettere di raccomandazione per Milano ­ Margaret lo avrebbe raccomandato in particolare alla marchesa Costanza Arconati Visconti ­ non senza aggiungere: «Ma chère, gardez-vous des soucis et des rêveries mélancoliques, occupez-vous peu de l'avenir d'en-bas, et surtout cessez de le craindre. Pensez plus à l'avenir d'en-haut»34. La Fuller, si vede, si era di nuovo lamentata; sappiamo che in quel torno di tempo essa pensava con crescente apprensione all'avvicinarsi del parto, temendo addirittura di morire35. Seguiva però attentamente, sui giornali locali, la marcia della minuscola legione di Mickiewicz, accolta festosamente in varie città italiane, e soprattutto a Firenze e a Bologna. Lo provano le sue corrispondenze per il "New-York Daily Tribune". Nella lettera n. xxiv del 19 aprile vengono citati gli articoli 8, 10 e 11 ­ relativi rispettivamente all'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, ai diritti degli ebrei e a quelli delle donne ­ del celebre "Simbolo politico polacco" (trad. dell'epoca; dal polacco Sk}ad Zasad), dichiarazione di fede in 15 articoli della nascente legione, pubblicata da Mickiewicz a Roma il 29 marzo36. La corrispondenza del 7 maggio è dedicata ai festeggiamenti riservati ai legionari polacchi dai fiorentini; la Fuller vi riporta per intero, tradotto da un giornale italiano, il testo del magniloquente discorso rivolto da Mickiewicz ai fiorentini il 16 aprile37.

Il i maggio ­ e non l'11, come scrive erroneamente Wellisz ­ il drappello polacco giunse a Milano38. Anche qui l'accoglienza fu trionfale; Mickiewicz, raccomandato da Margaret, venne ospitato dagli Arconati Visconti, una delle prime famiglie della città. Il 4 maggio egli rispose alle due lettere della Fuller che lo stavano aspettando a Milano. In mezzo all'attività febbrile che stava svolgendo ­ le trattative con il Governo provvisorio della Lombardia circa l'avvenire della legione si rivelarono particolarmente difficili39 ­ il poeta non smise di preoccuparsi per l'amica, che la gravidanza spaventava evidentemente sempre di più:

[...] Je vois peu d'amélioration dans votre état moral. Vous vous effrayez d'une souffrance très naturelle, très commune, et vous vous l'exagérez d'une manière extravagante. Il dépendra de vous plus que vous ne le croyez de souffrir plus ou moins. Ayez plus de foi en Dieu et acceptez avec courage la croix, si vous n'avez pas le courage de vous en réjouir. La force morale une fois établie en vous de manière à dominer le physique, Dieu vous épargnera les souffrances physiques, ou les diminuera. N'oubliez pas que l'on pousse les lâches, au combat, à coup de canne, et que les forts y allant d'eux-mêmes, n'ont pas besoin d'une telle excitation physique. Vous pouvez encore reprendre toute votre santé et vivre robuste et gaie. Croyez-le [...]40.

Dunque, in parole povere, cara Margaret, non devi esagerare, non sei certo l'unica al mondo ad essere incinta; e il buon Dio ti aiuterà. Non è, a dire il vero, una consolazione molto elaborata. Si vede che Mickiewicz, indaffaratissimo, non sapeva trovare altro; ma il suo desiderio di rincuorare l'amica è indubbio.

A questo punto il carteggio si interrompe ­ almeno così pare, allo stato attuale delle ricerche ­ per un periodo assai lungo. Mickiewicz torna a Parigi per continuare la sua attività politica che lo porta a fondare e a dirigere il giornale "La Tribune des Peuples" (marzo-novembre 1849), mentre la Fuller, dopo aver partorito a Rieti il 5 settembre 1848, va a Roma per partecipare, assieme al marito, alle vicende della Repubblica. È un fatto ben noto che, all'indomani della nascita del figlio, Margaret volle Mickiewicz per padrino. Il 7 ottobre essa scrisse infatti al marito, nel suo italiano lontano dalla perfezione:

[...] Io non sono molto competente dare consiglio in questo affare del battesimo, che non capisco bene, ma il compare che mi piacerebbe aver pel bambino è mio amico Polacco. Lui conosce del esistenza del bambino è Cattolico divoto, è un uomo distinto chi poteva essere un ajuto per lui nella sua vita futura [...]41.

Vista la distanza tra Rieti e Parigi, poteva trattarsi soltanto di un comparatico per procura; purtroppo, tanto la Fuller quanto suo marito ignoravano il nuovo indirizzo di Mickiewicz che dal i settembre 1848 aveva cambiato casa42. Così il desiderio di Margaret rimase inesaudito. A proposito della lettera a Giovanni Ossoli citata sopra occorre osservare che l'affermazione «Lui [Mickiewicz] conosce del esistenza del bambino» va intesa «lui sa che il bambino doveva nascere», perché, il 7 ottobre, il poeta non poteva sapere che Angelino fosse effettivamente nato.

Sappiamo con certezza che una lettera della Fuller raggiunse il poeta polacco quasi 16 mesi dopo l'ultima sua a lei diretta, cioè alla fine di agosto 1849. Mickiewicz la menziona nella sua risposta del 9 settembre, che è anche l'ultima lettera che egli abbia scritto all'amica americana, o per lo meno l'ultima di quelle che si sono conservate:

J'ai appris avec joie, ma chère Amie, que vous existez encore et que vous ne m'oubliez pas. [...] J'ai pensé bien souvent à vous. [...] Je n'ai pas vu la personne qui m'a apporté votre lettre, il y a deux semaines de cela. Je ne sais donc à peu près rien sur vous. Où demeurez-vous à Rome? Comptez-vous y rester long-temps? Comment a fini votre indisposition de l'année passée? Donnez-moi, je vous prie, quelques détails sur vous. Vous ne pouvez pas ignorer l'intérêt que je vous porte. [...] Le journal la Tribune, longtemps suspendu, vient de reparaître. J'ai voulu vous en expédier quelques numéros, mais l'administration italienne refuse de les recevoir. Vous pourriez bien adresser à ce journal quelques correspondances, ne serait-ce que des copies de celles que vous écrivez pour les journaux américains. Je me chargerai de les traduire ou les faire traduire en français. On indemnise les correspondances, mais notre journal n'est pas riche. Je ne sais avec précision à combien est taxée la ligne, mais cela doit être peu de chose en comparaison des honoraires des écrivains anglais et américains. En revanche, cela ne vous coûtera pas beaucoup de peine que de nous envoyer quelques petites feuilles que vous savez si bien remplir. [...] Répondez, ma chère Amie, et dites-moi des choses consolantes [...]43.

Nella lettera Mickiewicz parla anche di se stesso. Ora lui si sente infelice: «De ma part, je n'ai rien d'heureux à vous annoncer». In particolare doveva rendersi conto che il suo giornale, al quale teneva moltissimo, pur essendo stato autorizzato a uscire di nuovo, era sempre in pericolo. E in effetti, la Fuller non fece in tempo a spedirvi qualche corrispondenza dall'Italia: "La Tribune des Peuples", invisa alle autorità per motivi politici, fu costretta a chiudere definitivamente il 10 novembre 184944.

Non si sa nulla di eventuali contatti tra i nostri due protagonisti, posteriori alla data dell'ultima lettera di Mickiewicz. La Fuller, com'è noto, doveva morire poco meno di un anno più tardi. Il poeta le sarebbe sopravissuto di oltre cinque anni. Quando venne a sapere del tragico naufragio e quale fu la sua reazione? Lesse i Memoirs pubblicati a Boston all'inizio del 1852 e diventati subito un bestseller anche in Europa? Dove andarono a finire le lettere dell'amica a lui dirette? Sono tutte domande destinate a rimanere senza risposta, almeno per ora.

Le lettere di Mickiewicz alla Fuller occupano certamente un posto importante nel voluminoso carteggio del poeta. Un illustre slavista polacco docente all'Università di Harvard, Wiktor Weintraub, rilevò molto giustamente subito dopo la loro pubblicazione che esse sono tra le più belle che il poeta avesse mai scritte: «they are among the most intimate and revealing», mentre, generalmente parlando, la produzione epistolografica mickiewicziana delude a confronto di quella degli altri due vati del romanticismo polacco suoi contemporanei, S}owacki e Krasiski. La Fuller ­ scrive Weintraub ­ ebbe in Mickiewicz una guida spirituale e un confessore; e il poeta, da parte sua, non esitava a confidarsi con lei. Quel che colpisce in particolare è la curiosa mescolanza di esaltazione religiosa e di vedute molto libere riguardanti la vita sentimentale, per non dire erotica45. A questo punto è lecito chiedersi: quali furono, da quel punto di vista, i rapporti tra i due? Emerson, preparando alla stampa i Memoirs, scrisse nel suo carteggio con Elisabeth Hoar, amica carissima della Fuller: «In Italy Miciwicski [sic] wished to divorce himself in order to marry Margaret [...]»46; ma sembra si tratti di un pettegolezzo. Quanto alla Fuller, invece, c'è chi sostiene che essa fosse follemente innamorata del poeta. È la tesi della studiosa polacca Marta Zieliska, illustrata in un saggio pubblicato di recente a Varsavia sotto il titolo Tajemnica przyjazni z Margaret Fuller (Il segreto dell'amicizia [di Mickiewicz] con M. F.)47. Una testimonianza sicura sembra essere il diario finora inedito di Rebecca Spring, relativo al comune viaggio in Europa, che la Zieliska cita secondo la recente biografia della Fuller di J. von Mehren48. Fino a qui potremmo essere d'accordo: il tono talvolta molto intimo delle lettere del poeta, amante del gentile sesso anche nell'età matura, non contraddice questa supposizione. Ma la studiosa polacca si spinge ben oltre. Tra metà novembre e metà dicembre 1847, quando fu concepito Angelino, Margaret avrebbe scritto soltanto due lettere da Roma, il 17 novembre e il 9 dicembre. Nello stesso periodo lei non rispondeva alle lettere della marchesa Costanza Arconati Visconti da Firenze, che voleva spedirle dei libri; dunque, si può essere proprio sicuri che si trovasse a Roma? E se non si trovava a Roma, dove poteva essere andata? Ma a Parigi, evidentemente, per rivedere il suo Mickiewicz che, stando così le cose, avrebbe avuto modo di ingravidarla; certo avrebbe dovuto fare in fretta, perché il viaggio Roma-Parigi andata e ritorno durava, in quei tempi, da due settimane a una ventina di giorni. Ed ecco il nostro poeta, mistico esaltato, diventar padre di Angelino Ossoli! Questo sarebbe il segreto dell'amicizia tra lui e Margaret. Vi sono degli studiosi cui non manca l'immaginazione; lasciamoli fare, così si rendono più vivaci le ricerche.

Note

1. A. Mickiewicz, Les Slaves, Musée A. Mickiewicz, Paris 1914, pp. 78 s.

2. Cfr. M. Kridl, Mickiewicz and Emerson, in M. Kridl (ed.), Adam Mickiewicz, Poet of Poland, Columbia University Press, New York 1951, pp. 264 ss.; T. Drewnowski, ¢lady Emersona w literaturze polskiej [Le tracce di Emerson nella letteratura polacca], in "Pamietnik Literacki", lxxxiii, 1992, pp. 157 ss.

3. Entrambe le versioni in La Tribune des Peuples par Adam Mickiewicz, Flammarion, Paris 1907, pp. 349-405. Cfr. A. Mickiewicz, Dzie}a [Opere], Varsavia 1955, xiii, pp. 234 ss. (commento alla traduzione polacca).

4. Ivi, p. 234.

5. Memoirs of Margaret Fuller Ossoli, R. W. Emerson ed altri, Boston 1852, ii, p. 207.

6. Prima dell'arrivo della Fuller a Parigi, di Mickiewicz gliene avrebbe parlato Giuseppe Mazzini; cfr. G. Monsagrati, Mickiewicz e il "fantasma di Margaret", Atti del Convegno internazionale "Per Mickiewicz: 1798-1998", collana "Conferenze" dell'Accademia Polacca di Roma, in corso di stampa.

7. Cfr. L. Wellisz, The Friendship of Margaret Fuller d'Ossoli and Adam Mickiewicz, in "Bulletin of the Polish Institute of Arts and Sciences in America", iv, 1945-46, p. 91.

8. Cit. secondo W. Mickiewicz, ywot Adama Mickiewicza [La vita di A. M.], Pozna 1894, iii, p. 451-2 (trad. dal polacco); trad. inglese in Wellisz, The Friendship, cit., p. 92.

9. E. Detti, Margaret Fuller Ossoli e i suoi corrispondenti, Le Monnier, Firenze 1942, pp. 309-17, pubblicò 8 lettere, conservate presso l'Harvard College Library. Pochi anni dopo L. Wellisz, ignorando la scoperta della Detti (cfr. Wellisz, The Friendship, cit., p. 84) ripubblicò le stesse lettere più altre due rinvenute nella medesima biblioteca, ibid., pp. 93-120, in originale francese e in trad. inglese, con il suo commento. Le 10 lettere edite da Wellisz si leggono anche, in francese e in traduzione polacca, in A. Mickiewicz, Dzie}a, cit., xvi, passim. Le citazioni nel presente lavoro provengono da quest'ultima edizione.

10. Le indagini da noi svolte presso la Biblioteca Polacca di Parigi e il Museo della Letteratura di Varsavia, dove si trovano le più importanti raccolte di documenti relativi a Mickiewicz, sono rimaste senza risultato.

11. Mickiewicz, Dzie}a, cit., xvi, pp. 104 s.

12. Cfr. Wellisz, The Friendship, cit., p. 97.

13. Ibid.

14. Mickiewicz, Dzie}a, cit., xvi, pp. 110 s.

15. Ivi, pp. 113 s.

16. Cfr. J. J. Deiss, The Roman Years of Margaret Fuller, T. Y. Crowell, New York 1969, pp. 53 ss.

17. Jean-Pierre Claris de Florian (1755-94), autore di canzoni (Plaisir d'amour ecc.) e di poesie pastorali.

18. Mickiewicz, Dzie}a, cit., xvi, pp. 134 s.

19. Monsagrati, Mickiewicz e il "fantasma di Margaret", cit.

20. Mickiewicz, Dzie}a, cit., xvi, p. 142.

21. Ivi, p. 151.

22. Cfr. Deiss, The Roman Years of Margaret Fuller, cit., p. 87.

23. Cfr. K. Kostenicz, Kronika ¶ycia i twórczoci Mickiewicza, stycze 1848 - grudzie 1849 [La cronaca della vita e dell'opera di Mickiewicz, gennaio 1848-dicembre 1849], Varsavia 1969, p. 46.

24. Cfr. Deiss, The Roman Years of Margaret Fuller, cit., capp. 14-18 passim.

25. Ivi, p. 126.

26. Ivi, p. 128; cfr. Wellisz, The Friendship, cit., p. 110.

27. Deiss, The Roman Years of Margaret Fuller, cit., p. 128.

28. Cfr. Kostenicz, Kronika ¶ycia, cit., pp. 46-136; cfr. anche Mickiewicz, Dzie}a, cit., xvi, p. 161.

29. Cit. secondo Wellisz, The Friendship, cit., pp. 100 s.; cfr. Kostenicz, Kronika ¶ycia, cit., p. 87.

30. Cfr. Polski S}ownik Biograficzny [Dizionario biografico dei polacchi] xx, Wroc}aw-Varsavia 1975, sub voce.

31. Mickiewicz, Dzie}a, cit., xvi, p. 173.

32. Kostenicz, Kronika ¶ycia, cit., pp. 135 s.

33. Fa sorridere l'errore di J. J. Deiss, che così s'immaginò questa pacifica partenza: «Mickiewicz had gone, off to Florence with his squadron ­ furious exiles spurring their horses, clattering sabres, and shouting [...]» (Deiss, The Roman Years of Margaret Fuller, cit., p. 133): cfr. Kostenicz, Kronika ¶ycia, cit., p. 136.

34. Mickiewicz, Dzie}a, cit., xvi, p. 176.

35. Cfr. Deiss, The Roman Years of Margaret Fuller, cit., p. 141.

36. Cfr. Wellisz, The Friendship, cit., p. 112, e Kostenicz, Kronika ¶ycia, cit., p. 161, ov'è riprodotto il testo polacco del Simbolo.

37. Cfr. Wellisz, The Friendship, cit., pp. 112 ss., e Kostenicz, Kronika ¶ycia, cit., p. 147.

38. Cfr. Wellisz, The Friendship, cit., p. 115, e Kostenicz, Kronika ¶ycia, cit., p. 175.

39. Cfr. Legion Mickiewicza [La legione di Mickiewicz], a cura di H. Batowski e A. Szklarska-Lohmannowa, Wroc}aw 1958, p. l.

40. Mickiewicz, Dzie}a, cit., xvi, pp. 203 s.

41. The Letters of Margaret Fuller, R. N. Hudspeth (ed.), 6 vols., Cornell University Press, Ithaca and London 1983-1994, iv, p. 124; cit. secondo M. Zieliska, Tajemnica przyjazni z Margaret Fuller [Il segreto dell'amicizia con Margaret Fuller], in M. Zieliska (a cura di), Tajemnice Mickiewicza [I segreti di Mickiewicz], Varsavia 1998, p. 74 nota. Deiss, The Roman Years of Margaret Fuller, cit., p. 175, cita la stessa lettera in traduzione inglese.

42. Cfr. Kostenicz, Kronika ¶ycia, cit., p. 329.

43. Mickiewicz, Dzie}a , cit., xvi, pp. 350 s.

44. Cfr. Kostenicz, Kronika ¶ycia, cit., p. 580.

45. W. Weintraub, L. Wellisz, The Friendship of M. Fuller d'Ossoli and A. Mickiewicz (rec.), in "The Slavonic and East European Reviev", 26, 1947, pp. 299 s.; cfr. anche M. Jastrun, Margaretta [sic] Fuller, in: "Kuznica", n. 48/1948, p. 11, e L. Podhorski-Okolow, Mickiewicz - S. M. Fuller d'Ossoli, in "Odrodzenie", n. 22/1948, p. 7.

46. Cit. da Zieliska, Tajemnica przyjazni z Margaret Fuller, cit., p. 75 nota, che cita M. Danilewiczowa, St. Pigo, Dialog korespondencyjny [Dialogo per corrispondenza], a cura di Cz. Klak, Rzeszów 1996, lettera della Danilewiczowa del 15 sett. 1960. Cfr. Kridl (ed.), Adam Mickiewicz, Poet of Poland, cit., p. 259, che riporta la stessa notizia.

47. Zieliska, Tajemnica przyjazni z Margaret Fuller, cit., pp. 61-78.

48. Ivi, pp. 63-4, 66.