Sofia Boesch Gajano

 

Santi e culti: un progetto collettivo

 

 

Si pu� datare alla met� degli anni sessanta l'avvio di una nuova fase della storia della agiografia moderna: intendendo qui naturalmente con il termine agiografia un ramo della ricerca storica, che pone al centro dell'attenzione le fonti ‑passioni, vite, raccolte di miracoli, calendari, martirologi, leggendari, processi di canonizzazione, iconografia, archeologia ecc. ‑ e i problemi relativi al fenomeno della santit� e a tutte le manifestazioni ad esso connesse(1). Non � certo questa la sede per riproporre un panorama storiografico e neppure per ripercorrere le tappe principali di un fenomeno cos� rilevante(2). Ma si deve almeno richiamare l'attenzione su un aspetto: il progressivo dilatarsi degli interessi agiografici dall'alto medioevo via via fino all'et� contemporanea, per poi tornare per cos� dire alle origini, cio� ai primi secoli del cristianesimo, a quel periodo tardo‑antico, che Peter Brown ha il rito di avere riproposto all'attenzione degli storici con alcune interpretazioni di valore generale (3). E' certo in questo contesto culturale che si inserisce la attivit� di un gruppo di ricerca, che dal 1985 fruisce di un finanziamento del Ministero della Pubbli­ca Istruzione (40%). Cercher� di delinearne brevemente storia, eressi, scelte, attivit�.

Per quanto Marc Bloch ci abbia insegnato i pericoli della ri­cca delle origini, la tentazione di individuare il momento iniziale di una vicenda, di un fenomeno, � sempre forte; forte, ahi­m�, proprio perch�, sempre contro gli insegnamenti di Bloch, cerchiamo appunto di ritrovarne in questo modo se non 'la', al­meno 'le' spiegazioni. Fatta questa confessione, spero mi verr� perdonato se individuo un momento 'originario', significativo r la successiva storia del gruppo, nelle riflessioni fatte insieme Jucia Sebastiani ‑ nel magico recinto dei Jardins du Palaia Ro­yal-in margine al convegno organizzato nel 1979 a Parigi da Evelyne Patlagean e Pierre Rich�: Hagiographie, cultures et societ�s, Ive- Xlle si�cles (4). "Partendo da ambiti di ricerca molto   di­versificati e da periodi storici molto lontani, una di noi con inte­ssi per la produzione agiografica altomedioevale, l'altra con esperienza di studi politico‑ecclesiastici in et� moderna, ci trova­mmo concordi nel rilevare come l'agiografia, ormai largamente ­utilizzata ‑ a volte anche per la sua schematicit� ‑ per l'individuazione di aspetti rilevanti delle societ� medioevali, acquistasse connessione con altre fonti significati nuovi; ci sembr� quindi che la ricerca agiografica��..dovesse necessariamente sempre pi� integrarsi con altre dimensioni della ricerca storica. Avver­timmo inoltre che la storia delle istituzioni ecclesiastiche in epo­ca moderna, limitata a fonti coeve e spesso omogenee rischiava di dare peso eccessivo nella vicenda religiosa a momenti particolari legati all'iniziativa delle gerarchie ecclesiastiche e laiche, mentre maggiore attenzione doveva essere prestata non solo al­le dinamiche sociali, ma anche alle tradizioni cultuali e devozio­nali, alle stratificazioni e alla compresenza di vecchi e nuovi san­ti: proprio le metodologie elaborate dalla lunga tradizione della scienza agiografica medioevale si potevano rivelare indispensa­bili in ambiti cronologici molto pi� estesi" (5).

Non meno importante ai fini della formulazione del progetto la riflessione su alcune tappe fondamentali della recente storio­grafia agiografica. In primo luogo l'imponente th�se di Andr� Vauchez che aveva imposto definitivamente all'attenzione degli studiosi la storia della santit� cristiana (6). E ancora la ricerca di Jean‑Claude Schmitt, che, attraverso il caso singolare, ma em­blematico, del culto tributato al santo levriero, aveva riproposto il tema dei rapporti tra cultura ecclesiastica e cultura folklorica e mostrato la dimensione antropologica di una manifestazione cul­tuale, capace di mettere in luce aspetti sociali, economici, politi­ci, di una pi� complessiva realt�, altrimenti destinati a rimanere ignoti (7). Ho citato solo quelli che furono allora al centro delle nostre riflessioni, le quali si alimentarono naturalmente di molti altri testi, letti, riletti, ripensati, tra cui non si pu� non ricordare il saggio di Evelyne Patlagean con la proposta di analisi antropo­logico‑strutturalista della agiogafia bizantina, da considerare or­mai un classico (8).

Prese cos� corpo la proposta di un incontro di studio, il cui ti­tolo stesso "Culto dei santi, istituzioni e classi sociali in et� preindustriale" voleva suggerire una articolazione della ricerca agiografica in una pluralit� di fonti, tale da fare emergere le con­nessioni tra il santo, nelle sue caratteristiche religiose e sociali, e i diversi aspetti del culto:dalla promozione istituzionale (produzio­ne letteraria, committenza artistica, canonizzazione) alla fruizio­ne (miracoli, reliquie) socialmente diversificata. Nella pre­ssa al volume uscito nel 1984 scrivevamo che questa ci sem­brava la via "per la quale il culto dei santi, presentandosi come componente essenziale di fatti e realt� sociali pi� complesse e diversificate" poteva uscire definitivamente dal "magma della relig­iosit� popolare e insieme da un'ottica puramente folklorica o quella storia della mentalit� che fatalmente finisce per ripropo­rre interpretazioni omogeneizzanti" e "da fenomeno per ec­cellenza interclassista" diventare " l'osservatorio privilegiato dei rapporti sociali all'interno di una comunit�" (9).

Quell'incontro fu decisivo per il formarsi del primo gruppo di ricerca interno all'Universit� di Roma 'La Sapienza' ‑ la costitu­zione del Dipartimento di studi storici dal Medioevo all'et�    con­temporanea favor� in misura determinante l'aggregazione e il potenziamento del gruppo stesso, anche se fin dall'inizio parte­ciparono membri di altri Istituti o Dipartimenti‑; decisivo anche per l'avvio di una serie di rapporti con studiosi di altre Universi­t� anche esterni all'Universit� ‑ elemento questo che abbiamo fin dall'inizio considerato particolarmente positivo ‑, i quali han­no dato vita a partire dal 1985 al gruppo di ricerca nazionale( Universit� di Roma La Sapienza e Roma Tor Vergata, Milano, Firenze, Bologna, Siena, Udine, Catania, L�Aquila) (10); e ancora con studiosi stranieri, con cui da allora il dialogo non si � mai in­terrotto (11).

Il progetto scientifico intorno al quale il gruppo si � struttura­to pu� essere riassunto nell'individuazione di un oggetto comu­ne di interesse, la santit� e il culto tributato ai santi, intesi come fenomeno di area cristiana, ma legato a forme di vita religiosa e atteggiamenti culturali precristiani o non cristiani; un oggetto, quello della santit� e del culto, scelto in quanto considerato componente di particolare rilievo ‑ in molti casi, come dicevamo, osservatorio privilegiato ‑ di pi� complessive realt� religiose, so­ciali, politiche, culturali; e studiato dunque attraverso fonti e metodi di analisi diversi ‑ la diversit�, ideologica, storiografica, disciplinare, metodologica � una delle caratteristiche del gruppo ‑ in una dimensione accentuatamente e deliberatamente diacro­nica, necessaria all'individuazione delle persistenze e delle                          tra­sformazioni. All'interno di questo tema generale, il gruppo ha sviluppato una 'politica' di costante confronto fra ricerche in corso di singoli membri o dei gruppi locali e fra queste e le emergenze storiografiche esterne. Cercher� qui di presentare le principali aree di interesse, che hanno anche costituito l'oggetto di incontri di studio. Con alcune avvertenze: gli interessi non so­no consecutivi, ma coesistono, anche se naturalmente in alcuni periodi vi � un forte potenziamento dell'uno piuttosto che del­l' altro in coincidenza con la preparazione e la realizzazione di seminari e convegni; le aree di ricerca possono anche intrecciar­le aree qui sotto definite non forniscono una immagine com­pleta dell'attivit� del gruppo, rimanendo escluse per necessit� di spazio molte ricerche individuali.

Dalla doppia spinta ‑ ricerche interne al gruppo e emergenze storiografiche esterne ‑ � nata l'idea del seminario dedicato alle Raccolte di vite di santi dal XIII al XVIII secolo. Strutture, mes­saggi, fruizioni, i cui risultati sono confluiti nel volume V della collana del Dipartimento di studi storici dell'Universit� di Roma �La Sapienza'. In una tradizione di studi dominata dal metodo bollandista, preoccupato di ricostruire l'identit� e la storicit� del santo attraverso le testimonianze pi� antiche e autentiche, l'att­enzione si era incentrata pi� sulle leggende prese individualmente e sulla genealogia delle redazioni di uno stesso testo che le raccolte, considerata ciascuna nella sua individualit� e uni­t�.Se le eccezioni non erano mancate, solo da alcuni anni si pu� constatare una decisa inversione di tendenza, con una attenzio­ne particolare alla novit� rappresentata a partire dal secolo XIII dalle legendae novae o leggendari abbreviati. Tra queste, la pi� famosa e diffusa, la Legenda Aurea del domenicano Jacopo da Varazze, fonte ‑ continuamente aggiornata, riadattata, tradotta­ per la letteratura, l'iconografia, il folklore. Ma proprio il succes­so eccezionale e dunque la tradizione immensa, aveva scoraggiato, salvo rare eccezioni, studi d'insieme. A rompere questo silen­zio un convegno tenutosi a Montr�al nel 1983 Legenda Aurea. Sept si�cles de diffusion, i cui atti sono usciti nel 1986, e lo studio di Alain Boureau, La L�gende dor�e. Le syst�me narratif de Jaces de Yaragine, caratterizzati l'uno dalla attenzione alla storia del testo, l'altro al testo in se stesso. Queste opere, per le propo­ste metodologiche e i problemi storici e letterari affrontati, non potevano non sollecitare e arricchire l'idea del seminario, anco­rata a ricerche gi� avviate nel gruppo. Il progetto si � cos� strut­turato in una accentuata diacronia ‑ che in particolare voleva abbracciare Medioevo e et� moderna attraverso la cesura della Ri­forma e Controriforma ‑, volta a meglio cogliere attraverso l'ac­costamento e il confronto fra autori, contesti, opere ‑ agiografi­che e non ‑ persistenze, stratificazioni, mutamenti, nella tipologia santit�,nelle finalit�, nella fruizione. Merita una spiegazione la assenza nel progetto di attenzione specifica agli Acta Sanctorum: una esclusione motivata non tanto dalla abbondanza di studi, quanto dalla considerazione di una sua diversa dimen­sione, come progetto insieme ideologico e storico‑filologico, volto a ricostruire su basi sicure, critiche, filologiche, storiche, la storicit� di ogni santo e di ogni culto. Gli Acta Sanctorum sono stati di  certo parametro indispensabile di molte relazioni; direi di pi�: "quinta indispensabile alla creazione dello spazio stesso del seminario" ; e tuttavia sulla scena sono stati chiamati "attori minori, numerosi, diversificati". Si � trattato in sostanza di una scelta volta a "confermare quanto l'agiografia pi� che un giardino ben ordinato secondo un progetto di sviluppo omogeneo e Iine­are sia una foresta in cui intrecciano i loro rami alberi maestosi alberelli, arbusti, cespugli, dalle tonalit� cromatiche sfumate o contrastanti" (12).

Le ricerche di numerosi componenti del gruppo ‑ di fatto la stessa frequentazione delle fonti agiografiche ‑ ha posto in rilie­vo con carattere di particolare evidenza, e, bisognerebbe dire di urgenza, un altro problema, che pu� essere cos� individuato: le componenti reali e simboliche, naturali e istituzionali, individua­li e sociali nella costruzione degli spazi della santit�. Un proble­ma che ha portato a una maggiore attenzione alla dimensione antropologica dei fenomeni da noi studiati e a un progressivo ampliamento delle letture e riflessioni, che hanno positivamente mostrato, all'interno del gruppo, divergenze e insieme volont� di confronto. Spazi costruiti dal santo, spazi che costruiscono il santo. Luoghi sacri creati da un culto, luoghi sacri che creano un culto. Il rapporto fra la nascita di un culto e una particolare con­figurazione naturale ‑ montagna, grotta, sorgente...‑ si rivela complesso e soprattutto rivelatore di atteggiamenti umani verso la natura, di paure , di strategie di difesa simboliche. A questo spazio 'dato', naturale, si contrappone e spesso si sovrappone lo spazio sacro definito dall'uomo. Di qui la necessit� di volgere l'attenzione proprio all'intreccio di questi fattori insieme  opposti e complementari. La ampiezza del tema e i rischi di indeterminatezza e di genericit� ci hanno indotto a delimitare un'area europea di tradizione cristiana, senza escludere, all'interno di questo ambito, presenze 'altre', e dunque uno 'spazio conteso'. Oggetto di specifico interesse la definizione di spazio sacro in rapporto alla rete di relazioni sociali che si disegnano su un ter­ritorio e alle interpretazioni simboliche della natura e dello spazi­o; le percezioni di questi spazi, le immagini letterarie e icono­gafiche, le tradizioni leggendarie, conservate dalla letteratura e il folklore; e ancora l'uso di questi spazi sempre in una pro­spettiva diacronica, attenta ancora alle differenze sociali di coloro che gestiscono e usufruiscono del culto. Su questi temi � stato costruito il progetto di incontro di studio "Luoghi sacri e spazi deIla santit�" (L�Aquila‑Roma, 27‑31 ottobre 1987), che ha avuto il consenso e l'adesione di studiosi italiani e stranieri, cos� nume­rosi che l'incontro si � dilatato e potenziato attraverso apporti Metodologici e disciplinari i pi� vari, di cui dar� conto il volume, curato da Lucetta Scaraffia e da me, di prossima pubblicazione. Ma quel volume dar� conto anche di alcuni risultati meno previ­sti nel progetto, cos� come evidenzier� alcuni silenzi, alcune as­senze. Tra i primi collocherei l'impressione di forte dinamicit� della costruzione degli spazi sacri rispetto a ipotesi che, pur sempre privilegiando l'aspetto di costruzione sociale, tendevano una immagine tendenzialmente statica o almeno molto pi� in­srita nel lungo periodo. Dinamicit� e insieme modalit� diversissi­me di costruzione, con la conseguenza di una diversificazione molto accentuata all'interno di quell'area geografico‑culturale, assunta come sostanzialmente omogenea. E ancora, tra i risultati­, l'impressione di sacralit� spaziali quantitativamente  differen­ziate, quantitativamente disomogenee, intrecciantisi tra loro, ma anche disposte come in cerchi concentrici, alla ricerca di una sempre maggiore intensit�: una sorta di accumulazione e con­centrazione del sacro in ambiti sempre pi� ristretti e privilegiati. E ancora tra i risultati l'evidenziazione di due diverse concezio­ni: "da un lato lo spazio come paesaggio, come sfondo naturale i cui agiscono le forze sociali e politiche, variamente determi­andolo; dall'altro lo spazio come proiezione, dell'immaginario dei gruppi sociali"(13). Bisogna tuttavia constatare ‑ riprendo qui da un intervento di Giulia Calvi ‑ che un aspetto rilevante di questa proiezione, la diversit� tra spazi femminili e spazi maschi­li, � risultato trascurato dal progetto e solo eccezionalmente presente nelle relazioni. E ancora proprio la dimensione sociale della costruzione dello spazio avrebbe richiesto una maggiore attenzione all'intreccio spazio‑tempo.

Ma questi rilievi, venuti gi� al momento della discussione e delle conclusioni del convegno, hanno confermato, oltre che il carattere mai definitivo, sempre di 'momento' di confronto degli incontri promossi dal gruppo, la volont� di approfondimento e di esplorazione in ambiti tematici nuovi o pi� definiti. Si � cos� subito avviata l'elaborazione di un progetto di ricerca dedicato all'interrelazione fra dimensione spaziale e dimensione tempo­rale nella costruzione della sacralit� in area europea e cristiana (14).

Testimonianza di esigenze di analisi in contesti cronologici e/o spaziali pi� circoscritti due progetti di seminari: uno promosso dal gruppo di Bologna e coordinato da Alba Orselli, su "Culto dei santi e organizzazione dello spazio urbano nel medioevo emiliano‑romagnolo", inteso ad analizzare in un ambito geogra­fico e cronologico definito il rapporto culti ‑ insediamenti; l'al­tro, promosso dal gruppo di Siena, e coordinato da Franca Ela Consolino, su "Santi e culto dei santi nel Senese", inteso ad af­frontare alcuni punti nodali della religiosit� in un territorio dato e nel lungo periodo, intorno al nucleo tematico del santo patro­no e a quello metodologico del rapporto agiografia‑iconografia, con una analisi specifica di cicli figurativi.

Fin dall'inizio della attivit� comune molte ricerche hanno avu­to per oggetto casi specifici di santit�, considerati nella loro di­mensione spirituale, nella incidenza religiosa, sociale, politica, spesso con un approfondimento delle fasi e modalit� di propo­sta, costruzione, fruizione dei modelli. Bisogna aggiungere come elemento caratterizzante il gruppo l'attenzione prevalente alla entit� femminile, un oggetto non sempre coincidente con il sog­gtto ‑ penso agli studi di Antonio Volpato su Caterina da Siena‑, e da collocare piuttosto all'interno di una corrente storiografica che ha individuato nelle fonti per la storia religiosa uno degli strumenti pi� ricchi per la conoscenza della realt� femminile. Sulla base di interessi cronologici, tematici e disciplinari diversi­cati, all'interno di questo ambito generale di ricerca, si sono sviluppati progetti pi� specifici.

"Esperienza religiosa e storia nella scrittura femminile tra Med­ioevo e et� moderna" � stato il tema di un incontro di studio _Catania febbraio 1988), promosso da Marilena Modica e Sara Cabibbo, sulla base di ricerche personali e di un interesse pi� largamente presente nel gruppo nazionale, con l'intento di rac­cogliere ampi contributi diversi per oggetto, metodologia, ap­proccio storiografico. L�avere posto al centro la 'scrittura' voleva dire aprirsi a esperienze di ricerca e di studio provenienti da ambiti disciplinari diversi (linguistica, psicanalisi). Cos� ad analisi testuali e linguistiche si sono affiancate e intersecate analisi di percorsi spirituali di sante mistiche, e ancora analisi dei muta­menti della sensibilit� religiosa e dei contesti storico‑culturali e conseguentemente della produzione agiografica e letteraria, che anno consentito una riconsiderazione dei mutamenti profondi i particolare nella prima et� moderna. Due elementi hanno percorso ‑ anche se non sempre in maniera esplicita ‑ la variega­ti compagine seminariale: la mediazione maschile tra l'esperien­a spirituale e mistica e il racconto scritto di tale esperienza, volta da segretari, confessori, biografi, "un ruolo di interpolaz­ione che risulta, alla fine, determinante sia per la vera e propria stesura degli scritti, sia per la definizione dello stesso percorso spirituale di queste donne"; il complesso rapporto con il corpo, il luogo privilegiato in cui si verifica l'unione con Cristo, ma anc­he quello attraverso il quale si registrano le fasi del cammino spirituale, di cui la scrittura � testimonianza e racconto" (15). Non ultima tra le finalit� e i risultati dell'incontro la valorizzazione del ricco e complesso materiale che la scrittura religiosa femmi­nile ha prodotto: diari spirituali, autobiografie e biografie, epi­stolari, trattati ecc. Anche per i risultati di questo seminario � prevista una pubblicazione.

Il gruppo di Firenze, coordinato da Anna Benvenuti Papi, ha organizzato (maggio 1987) un seminario dedicato a "Infanzia e santit�", titolo scelto consapevolmente per la sua doppia valen­za: l'infanzia nella vita dei santi e i santi bambini; un titolo che pone anche un problema di ordine pi� generale, quello della percezione dell'et� e del valore reale o simbolico attribuito al­l'infanzia in contesti cronologici e geografici diversi. Da quell'in­contro � nato un volume di prossima pubblicazione.

All'opposizione vera/falsa santit�, sul cui discrimine si basa l'approvazione dei culti da parte della chiesa e il conseguente at­teggiamento promozionale o repressivo di modelli culturali ed espressioni culturali e sociali, nei secoli XVI‑ XVIII, sar� dedi­cato un incontro, attualmente in fase di avanzata progettazione a cura di Gabriella Zarri e Marina Romanello (Udine, Ottobre 1989). Duplice lo scopo: 1) una rilevazione e presentazione di ricerche in corso su casi di 'simulata santit�', considerati attra­verso l'ottica della percezione sociale e dei parametri ecclesiasti­ci; 2) un approfondimento dell'origine del concetto stesso di 'santit� simulata' , che sembra dovere meno alla elaborazione teorica che non alla pratica inquisitoriale, e che richiede atten­zione specifica alla storia dei rapporti tra la nuova Congregazio­ne dei Riti, preposta all'approvazione e al disciplinamento dei culti, e la Congregazione del Sant'Uf�izio, che assume un ruolo crescente e complementare nella diffusione e stabilizzazione della santit� ufficiale, e nel controllo del clero implicato nella promozione e propagazione del culto.

Le molte ricerche, potenziate da questi momenti di riflessione comune, hanno fatto maturare un progetto di convegno, dal ti­tolo "Modelli di santit� e modelli di comportamento sociale: complementarit� e contrasti", di cui si stanno definendo ambiti cronologici e problematici, a cura soprattutto di Giulia Barone, Marina Caffiero, Giulia Calvi, Carla Frova, Francesco Scorza Barcellona, Gabriella Zarri. E' questo allo stato attuale dei lavo­ri l'impegno maggiore, previsto per il 1990.

Ho gi� detto come non mi sia possibile dar conto di tutte le ricerche individuali. Segnaler� invece l'inizio di una collana, che dovrebbe dare testimonianza delle nostre attivit� di ricerca (16). Posso cos� terminare. Ma una conclusione non � facile. Tutti ci dicono : sempre santi ...Si, forse ancora santi. Mi faccio coraggio e avanzo un motivo del nostro persistente interesse: avere ravvi­sato nel nostro oggetto di ricerca l'espressione di esigenze pro­fonde, individuali e collettive, spirituali e materiali, reali e sim­boliche, che ci hanno per cos� dire costretto a esplorare dimen­sioni storiche, antropologiche, psicologiche, mettendo in campo anche esperienze e riflessioni personali. Alimentando certo in questo modo il piacere della ricerca. Per non parlare dei rappor­ti interpersonali, favoriti da molti momenti di affascinante turi­smo e di allegra convivialit�.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTE

 

 

 

1. Per i diversi significati attuali del termine 'agiografia' rinvio alla mia Introduzione in Agiografia altomedievale, Bologna 1976, p.3. Ho gi� avuto occasione di dire come consideri tappa fondamentale nella storia degli studi agiografici la ricerca sull'et� merovingia di EG�aus, Volli Herrscher und Heiliger im Reich der Merowinger. Studien zur Hagiographie der Merowingerzeit, Praha 1965: S. Boesch Gajano, Il culto dei santi:filologia, antropologia, storia, "Studi Storici", 1,1982, p.120, e la n.5 per la citazione degli altri studi di F.Graus).

2. Oltre ai lavori citati alla n. precedente, richiamo qui solo un titolo: Saints and their Cults. Studies in Religious Sociology, Folklore and History, a cura di S.Wilson, Cambridge University Press 1983, con una ricchissima bibliografia.

3. P Brown, Il culto dei santi, Torino 1983 (ed. originale 1981). Una discussione ­a pi� voci (Paolo Desideri, Marcella Forlin Patrucco, Sofia Boesch Gajano, ariano Prosperi), che testimonia l'importanza del volume, in "Quaderni Storici�, 57 (dicembre 1984), pp. 941‑969.

4. Gli atti sono stati pubblicati a Parigi nel 1981.

5. Cito dalla Premessa a Culto dei santi, istituzioni e classi sociali in et� prein­dustriale, a cura di S. Boesch Gajano e Lucia Sebastiani, Roma‑L�Aquila 1984, p.7.

6. A,Vauchez, La saint�t� en Occident aux derniers si�cles du Moyen Age d'a­pr�s les proc�s de canonisation et les documenta hagiographiques, Rome 1981.

7. J. CI.Schmitt, Il santo levriero, Torino 1982 (ed. originale 1979).

8. E.Patlagean, A Byzance: ancienne hagiographie byzantine et histoire sociale, "Annales.E.S.C.",23(1968),pp.106‑126 (trad.it. in Agiografia altomedievale cit., pp.191‑213).

9. Premessa cit, p. 9.

10. Composizione del gruppo nazionale di ricerca. Coordinatore centrale Sofia ­Boesch Gajano (Universit� dell'Aquila). Universit� di Roma 'La Sapienza': Sergio La Salvia (coordinatore), Giulia Barone, Marina Caffiero, Giulia Calvi, Vittorio Casale, Francesco Dante, Giuliana Di Febo, Carla Frova, Anna Morisi, arta Pieroni Francini, Francesco Pitocco, Lucetta Scaraffia, Maria Luisa 'ftebi­ni, Antonio Volpato, Maria Cristina Papa. Universit� di Milano: Lucia Seba­ani (coordinatrice), Marco Bascap�, Maria Bettelli, Daniela Bellettati, Elena ambilla, Remo Cacitti, Arnalda Dallaj, Stefano D'Amico, Giuseppe De Luca, trica Falciola, Sara Fasoli, Danila Ghezzi, Bernadette Majorana, Giovanna azzocchi, Anna Pestalozza, Roberto Poli, Isabella Salmoirago. Universit� di )logna: Alba Orselli (coordinatrice), Antonio Carile, Carlo Delcorno, Paolo )linelli, Valerio Marchetti, Angela Maria Mazzanti, Enrico Morini, Antonio in Pini. Universit� di Firenze: Anna Benvenuti Papi (qoordinatrice), Dinora )rsi, Elena Giannarelli, Paolo Marassini, Anna Scattigno. Universit� di Roma  'Tor  Vergata': Francesco Scorza Barcellona (coordinatore), Alessandro Barbero, Vittorio Frajese, Chiara Frugoni, Santo Luc�. Universit� di Siena: Franca Ela Consolino (coordinatrice), Fabio Bisogni, Pietro Clemente, Marcella Forlin Pa­trucco. Universit� di Catania: Rosaria Cabibbo (coordinatrice), Vincenza Milaz­zo, Maria Maddalena Modica, Salvatore Pricoco, Francesca Rizzo Nervo, 7�resa Sardella. Universit� di Udine: Gabriella Zarri (coordinatrice), Marina Romanel­lo, Andrea Tilatti. Universit� dell'Aquila: Sofia Boesch Gajano (coordinatrice), Maria Rita Berardi, Fabio Carboni, Alessandro Clementi, Giuseppe De Genna­ro, Carlo De Matteis, Dora Faraci, Anna Maria Iorio, Stefania Nanni, Raffaele Morabito, Dino Pastine, Monika Rosteuscher, Walter Tortoreto, Ugo Vignuzzi.

11. La collaborazione � testimoniata dagli indici dei volumi pubblicati o in via di pubblicazione; ma ancora di pi� dai molti colloqui formali e informali, dai molti scambi di opinioni e di informazione. Un ringraziamento particolare a Odi­le Redon, preziosa interlocutrice e ospite affettuosa nei nostri frequenti soggior­ni parigini.

12. Cfr. la mia Presentazione del volume Le raccolte cit.

13. Cfr. la recensione di Anna Foa in "Quaderni Storici",67 (aprile 1988), pp.314‑317, cit. da p.317.

14. La ricerca, coordinata da Lucetta Scaraffia, ha avuto l'adesione di: Alain Boureau, Jerome Baschet, Sofia Boesch Gajano, Franca Ela Consolino, Peter Dinzelbacker, Paolo Golinelli, Gabor Klanikzay, Franco La Cecla, Claude Ma­cherel, Moshe Sluhovski, Henri‑ Paul Stahl.

15. Cfr: la recensione di Monica Turi in "Quaderni Storici", 69  (dicembre 1988),pp.1016-1019, cit.a p. 1017 e 1019.

16. La collana verr� pubblicata dalla casa editrice Rosenberg e Sellier di Tori­no. Direzione: Sofia Boesch Gajano; Comitato scientifico: Chiara Frugoni, Lu­cetta Scaraffia, Francesco Scorza Barcellona, Gabriella Zarri.