Santos Juli�

 

IL SOCIALISMO SPAGNOLO DURANTE LA REPUBBLICAE LA GUERRA CIVILE: UNA RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

 

 

Le vicende del socialismo spagnolo negli anni Trenta ‑che in Spagna abbracciano quel periodo che la storiografia denomina Repubblica e guerra civile‑ sono state oggetto di una speciale attenzione negli ultimi anni della dittatura franchista ed all'inizio della transizione democratica. In precedenza, effettivamente, gli studiosi spagnoli che si sono occupati del socialismo e del movimento operaio, si sono dedicati soprattutto alle origini ed ai primi anni (1), spingendosi al massimo fino al colpo di Stato del generale Primo de Rivera nel 1923. Si � cos� prodotto un considerevole squilibrio tra ci� che si sapeva sugli esordi del socialismo, sull'ideologia dei suoi fondatori e sui primi anni delle organizzazioni operaie e ci� che si ipotizzava sul socialismo degli anni Venti e Trenta, molto meno studiati.

La situazione si � profondamente modificata con la morte di Franco e l'instaurazione della democrazia. Se gli anni Venti versano ancora in un deprecabile stato di abbandono, tanto che si conosce appena la politica socialista nei confronti della dittatura (2) con la fine del franchismo sono cominciati ad apparire un gran numero di saggi sugli anni Trenta, che sono diventati cos� il soggetto principale degli studi storiografici. Questo nuovo inte�resse ha avuto come primo risultato una modificazione dello squilibrio nella nostra conoscenza della storia generale del so�cialismo dalla fondazione del PSOE e della UGT alla sconfitta del 1939. Ora conosciamo piuttosto bene le origini del sociali�smo ma rimane molto da studiare sull'epoca intermedia che va dal 1910 al 1923 (3) sappiamo pochissimo delle organizzazioni operaie durante la dittatura di Primo de Rivera (4)e cominciamo ad essere saturi di saggi relativi ad alcuni dei pi� significativi conflitti degli anni Trenta.

Tuttavia, malgrado questa nuova abbondanza, non esiste alcu�no studio originale sul socialismo spagnolo che copra gli anni Trenta nella loro totalit�. Fino ad oggi nessuno si � ancora av�venturato in una pubblicazione che segua i socialisti dalla vigilia della proclamazione della Repubblica fino al termine della guerra civile (5). La recente storiografia eredita dalla precedente una caratteristica: quella di dividere gli anni Trenta tra Repub�blica e guerra civile, facendo di ognuno di questi periodi un set�tore autonomo, legato all'altro da scarsissimi rapporti. Dato che si tratta di un'esperienza politica unica nella storia del sociali�smo, con una evidente continuit� tra queste due grandi tappe, la riaffermazione della divisione operata dal colpo di Stato milita�re e dalla guerra necessita di una chiarimento.

Il frazionamento dell'esperienza degli anni Trenta in due grandi sezioni, la Repubblica e la guerra civile, deriva forse dal fatto che la nuova storiografia si basa soprattutto sulle tesi di dottorato, quindi su un'impostazione molto specialistica e con limiti di tempo funzionali al fine perseguito: i nuovi ricercatori, in genere, non si avventurano in vasti periodi storici. D'altra parte riconoscendo nella guerra civile una cesura, questa storio�grafia accetta una delle pi� diffuse ipotesi alla base della storia del socialismo: cio� che lo sviluppo e le lacerazioni di questi an�ni, siano stati determinati da fattori esterni alle organizzazioni operaie. Il predominio di indagini e spiegazioni di tipo politico sullo studio della organizzazione e della cultura operaia ha por�tato a vedere negli avvenimenti politici pi� significativi ‑il trion�fo delle destre nelle elezioni del 1933, la temuta minaccia di una reazione fascista, la formazione del Fronte popolare, il colpo di Stato del luglio 1936, la crisi del maggio 1937‑ la ragione dei cambiamenti e delle divisioni in seno al socialismo. Tra questi avvenimenti, il colpo di Stato, con il conseguente inizio della guerra civile si presenta come decisivo: � forse per tale ragione che la storiografia si � specializzata in questi due grandi periodi, che mantengono a mala pena un dialogo fecondo tra di loro.

In realt�, pi� che la mancanza di questo dialogo, ci� che emerge dall'insieme della produzione storiografica sul sociali�smo degli anni Trenta � la relativa assenza di opere sul sottope�riodo della guerra civile in confronto con l'abbondanza di saggi su quello della Repubblica. Sono stati ovviamente pubblicati, come indicher� dettagliatamente in seguito, studi generali sulla guerra o su alcuni dei suoi aspetti pi� importanti ‑le collettivit�che hanno dovuto necessariamente occuparsi del socialismo, ma siamo ancora in attesa di una monografia sul Partito Socialista (PSOE) e sulla Unione generale dei lavoratori (UGT) durante la guerra civile. La celebrazione del 50� anniversario del conflit�to, che ha offerto l'occasione di pubblicare una valanga di opere sull'argomento, non � stata per� sufficiente a dare un impulso decisivo alla ricerca sui socialisti in questo periodo. Nell'elabo�rare il programma del secondo ciclo di storia del socialismo, or�ganizzato dalla Fondazione Pablo Iglesias e dedicato appunto al comportamento socialista durante la guerra, � risultato difficile trovare qualcuno che potesse dare un apporto originale sii argomenti che esulassero dalle collettivizzazioni o dalla politica militare.

Il rinnovamento delle ricerche di storia contemporanea, dalla fine della dittatura, ha prodotto un evidente predominio ‑per quanto si riferisce ai socialisti‑ degli studi dedicati all'epoca re�pubblicana, intendendo con questo termine il periodo che va dal 1931 al 1936, con un incremento dell'interesse per la guerra o per alcune sue problematiche di maggior spicco. In questo in�teresse per gli avvenimenti di questo periodo sono individuabili tre nuclei tematici fondamentali, che corrispondono ad altret�tante tappe della nostra storia pi� recente. In un primo momen�to ‑dal 1975 al 1980 circa‑ quando l'interesse politico si incen�trava sulla transizione ad una nuova democrazia, la discussione storiografica ha riguardato soprattutto il tema della radicalizza�zione socialista durante il periodo democratico repubblicano. Negli anni seguenti, quando l'interesse politico ha avuto tra i suoi punti nodali la costituzione dello Stato delle autonomie, la produzione storiografica si � dedicata soprattutto agli studi di carattere regionale o locale. E per finire, a partire dal 1981 si apre la lunga serie degli anniversari ‑i 50 anni della proclama�zione della Repubblica, la ricorrenza della rivoluzione d'otto�bre, del Fronte popolare, dell'inizio della guerra, i 100 anni del�la fondazione della UGT che fanno dell'esperienza socialista in quegli avvenimenti il nuovo centro d'interesse. Senza portare all'eccesso queste tre corrispondenze si potrebbe affermare che la fine del franchismo e la transizione democratica coincidono con lo studio della crisi e della radicalizzazione socialista nella II Repubblica; alla fase delle autonomie si accompagna l'inte�resse per la storia locale e regionale; ed infine alla fase degli anniversari e delle celebrazioni fa riscontro lo studio di aspetti poco conosciuti della storia socialista in tali circostanze. Divide�r� quindi l'esposizione in questi tre grandi settori.

 

1.Transizione democratica e studi sulla radicalizzazione

 

Gli ultimi anni della dittatura ed i primi della transizione de�mocratica hanno visto l'ingresso nella politica spagnola di un partito socialista rinnovato nei suoi quadri dirigenti e molto atti�vo nel dibattito ideologico del momento. I socialisti si sono pre�sentati allora come un partito con un proprio modello di societ� e di Stato e con una strategia per la transizione ad una forma inedita di socialismo. Essi si sono presentati come un partito con una storia alle spalle. In realt�, il PSOE era l'unico, assieme al Partito nazionalista basco, a poter vantare delle origini che si spingessero oltre l'inizio di questo secolo. Non sono mancati nemmeno quanti, nelle sue file, alle prime discussioni sull'iden�tit� ideologica che lo avrebbe caratterizzato, si sono richiamati alle diverse tendenze storiche, ricercando in Largo Caballero o in Indalecio Prieto le origini delle loro posizioni del momento. La duplice definizione di partito socialista con una identit� ed una storia proprie e questa ricerca delle radici ideologiche in una o nell'altra delle sue correnti ha favorito il clima in cui sono fiorite le pubblicazioni sulle esperienze pi� significative della sua storia secolare.

Fra queste la pi� studiata � stata di gran lunga la radicalizza�zione e la crisi socialista degli anni Trenta (6). Marta Bizcarrondo ha probabilmente aperto la serie, con le sue riflessioni sulla Crisis socialista en la II Republica, che avrebbe poi arricchito nel libro Araquistlin y la crisis socialista de la II Republica e completato con diversi articoli successivi(7).Andr�s de Blas ha polemizzato con l'interpretazione della Bizcarrondo in un pri�mo saggio intitolato La radicalizaci�n de Largo Caballero ed ha�poi offerto una versione pi� completa del fenomeno in El so�cialismo radical en la II Republica (8). Anche Paul Preston ha de�dicato un articolo alle Or�genes del cisma socialista, che avrebbe poi inserito, come primo capitolo, con minimi cambiamenti sin�tattici, in La destrucci�n de la democracia en Espana, apparso pochi anni dopo (9). Io stesso ho pubblicato uno studio monogra�fico dedicato a La izquierda del PSOE nel 1935‑1936, ed ho scritto poi diversi articoli per completare quelle riflessioni con lo studio sull'evoluzione politica di Largo Caballero negli anni precedenti e sulle diverse correnti del PSOE e della UGT nei primi mesi della guerra civile (10). Anche Aviva ed Isaac Aviv hanno dato alle stampe, nel 1981, due articoli sulla classe opera�ia madrilegna, il partito socialista ed il collasso della Repubbli�ca, in cui esprimevano la loro interpretazione della radicalizza�zione di Largo Caballero (11). Infine, Manuel Contreras ha pub�blicato uno studio sull'organizzazione e l'ideologia socialista nella seconda Repubblica in cui logicamente affrontava la me�desima questione (12).

Se si considera la relativa carenza di ricerche su altri periodi ed altri temi, questa improvvisa valanga di studi sull'ideologia socialista e specialmente sulla radicalizzazione � certamente in�solita ed alquanto sorprendente. A parte l'importanza che la di�scussione politico‑ideologica ha avuto in Spagna negli anni '70, forse la ragione principale di questa attenzione va individuata nella necessit� di capire la singolare traiettoria di un socialismo che si era definito fino ad allora riformista e moderato che, im�provvisamente, proclama come suo obiettivo immediato la con�quista del potere attraverso la rivoluzione e si organizza espres�samente per dare il via all'insurrezione. Negli anni Trenta, quando i socialismi europei ripiegano su posizioni difensive, quello spagnolo, che fino ad allora era stato il pi� moderato di tutti, passa all'offensiva senza timore di proclamare la sua bol�scevizzazione e la sua conversione verso nuove posizioni insur�rezionali. Era necessario spiegare questa apparente anomalia.

Com'era prevedibile, si � rapidamente prodotta una disparit� di interpretazioni sulla stessa definizione del fenomeno e sulle sue cause determinanti. Per quanto riguarda la prima questione, la Bizcarrondo definisce la radicalizzazione come una rottura del "possibilismo socialista" e l'adozione, da parte di un ampio spettro di forze socialiste, di "posizioni rivoluzionarie", che nel caso specifico di Largo Caballero si sarebbero prefigurate, sen�za sostanziali variazioni, gi� dodici anni prima. Si tratterebbe pertanto di un ulteriore caso di transizione da posizioni riformi�ste ad altre rivoluzionarie (13). Andr�s de Blas, che nel suo primo articolo polemizza con la Bizcarrondo, definisce la radicalizza�zione come l'esatto contrario di un processo di coerente conti�nuit�. Non esisterebbe infatti una continuit� ma, come vogliono i detrattori di Largo, delle "sbandate". La sua sarebbe una tra�iettoria erratica, in cui la "intenzione rivoluzionaria" che de Blas gli attribuisce, sarebbe sostenuta solo da un estremo volontari�smo, quando non da un opportunismo cieco. Preston, da parte sua, ha sottolineato il carattere "retorico" o verbalistico della ra�dicalizzazione di Largo Caballero ed ha insistito sulla "condotta demagogica" dell'ala sinistra del partito socialista. Per quando mi riguarda, ho cercato di definire il fenomeno prestando atten�zione al tipo di organizzazione ‑il sindacato‑ ed alla diversa provenienza dei suoi membri, giovani, intellettuali e dirigenti sinda�cali. Mi sembrava che si trattasse di un modo, molto noto peral�tro, di estremizzare quell'attendismo rivoluzionario o quella speranza in una rivoluzione, che nella storiografia della social�democrazia europea � stata identificata come un carattere fon�damentale del riformismo.

Le differenze riguardo alla definizione del fenomeno sembra�no ridursi quando si tratta di interpretarne le cause. La tesi do�minante vede nella radicalizzazione una risposta dei socialisti al�la controffensiva della destra ‑che si manifesta sia in campo po�litico, con l'ostruzionismo radicale e l'avanzata della CEDA, sia nell'attacco delle classi padronali ai contratti di lavoro ottenuti durante il primo biennio repubblicano‑ ed all'ascesa del fasci�smo, evidente nella conquista del potere da parte di Hitler (14). Paul Preston ha colto anche nella lotta contro l'offensiva fasci�sta, rappresentata dalla CEDA, la ragione del movimento del�l'ottobre '34, ed ha spiegato la radicalizzazione dei dirigenti so�cialisti ‑o pi� precisamente di Largo Caballero‑ come una rispo�sta allo "stato d'animo della base". Concordando su questo pun�to con la Bizcarrondo, Preston indica nell'estate del 1933 il mo�mento in cui Largo ed i suoi consiglieri "si resero conto dell'at�tacco congiunto dei padroni delle industrie e dei proprietari ter�rieri alla legislazione sociale della Repubblica". Il "nuovo rivolu�zionarismo di Largo" risponderebbe cos� "alla sensazione di sen�tirsi travolti di fronte alla crescente aggressione della classe pa�dronale nei confronti della legislazione sociale" ed agli effetti che tale aggressione stava producendo in seno alla UGT (15). De Blas respinge, come la Bizcarrondo, la spiegazione psicologisti�ca e quella, prospettata da Madariaga, che attribuisce ai consi�glieri un influsso determinante su Largo Caballero e ritiene che la radicalizzazione dei dirigenti debba spiegarsi attraverso "la ra�dicalizzazione di base del proletariato spagnolo" che sarebbe stata percepita dal "leader pi� genuinamente operaio del PSOE repubblicano, che non esit� a porsi alla testa del movimento". La chiave del processo consisterebbe pertanto nel "profondo le�game di Largo con il proletariato spagnolo, catturato esso stes�so da un evidente orientamento radicale" (16).

L�abbandono del riformismo e l'adozione di posizioni radicali si spiegherebbe quindi con la coincidenza di una serie di ele�menti oggettivi che, andando ad incidere sui dirigenti socialisti li avrebbe spinti ad abbandonare il loro atteggiamento classico ed a scegliere la tattica di una rivoluzione "difensiva" (17). La crisi economica, la frustrazione delle aspettative per quanto riguarda la politica delle riforme, l'attacco della destra politica all'alleanza repubblicano‑socialista, l'offensiva del padronato contro i contratti di lavoro, l'ascesa al potere di Hitler e la minaccia fa�scista costituiscono il nucleo delle motivazioni che spiegano di�rettamente la radicalizzazione dei dirigenti socialisti ‑e in parti�colare di Largo Caballero‑ o, indirettamente, quella della base operaia e contadina, che viene ad essere quindi una sorta di me�diazione oggettiva del processo globale di radicalizzazione: i di�rigenti, cio�, non farebbero altro che rispondere a questo stato d'animo, identificandosi con esso a seconda della loro maggiore o minore affinit� con la base. Probabilmente l'unica voce discor�dante da questa interpretazione � quella di Aviva ed Isaac Aviv che, nel loro studio sui conflitti sociali a Madrid, non individua�no alcuna offensiva padronale o radicalizzazione della base ope�raia.

Attribuire delle cause ai fenomeni sociali e politici � sempre un'operazione azzardata e sottoposta ad una forte dose di sog�gettivismo, a meno che non si controllino in modo adeguato le variabili in questione. Di queste ve ne sono almeno due che probabilmente incidono sul processo di radicalizzazione pi� di guanto non abbia considerato la storiografia recente, che pure le ha segnalate. La prima � rappresentata dalla perdita, da parte socialista, della possibilit� legale di accedere al governo, dopo aver scelto di partecipare da soli alle elezioni del 1933; la seconda � che insorsero forti lotte interne tra i dirigenti socialisti per assicurare alle diverse correnti il controllo degli organi ese�cutivi del partito e della UGT, all'indomani dell'uscita dal gover�no.

Questi due fatti comportarono una riconsiderazione globale ‑prima che il fascismo fosse sentito come una minaccia e la classe padronale fosse in condizione di liquidare le riforme del primo biennio‑ della strategia socialista fissata dall'autunno 1930. Nel corso di tale rielaborazione si riaprirono le divisioni e le di�scussioni intorno a due questioni che sono tipiche del sociali�smo spagnolo almeno dall'inizio del secolo: come comportarsi con i repubblicani e quali rapporti instaurare tra il Partito socia�lista e la UGT per garantire l'evoluzione verso la futura societ� socialista. In altre parole: quale politica di alleanze era opportu�no elaborare in sostituzione della fallita collaborazione tra re�pubblicani e socialisti e come ricostruire il tradizionale rapporto politico‑sindacale che costituisce il nucleo del socialismo. La ra�dicalizzazione non pu� intendersi se non come ricerca di una risposta a tali questioni che, all'origine, si sono poste indipen�dentemente dall'offensiva della destra, dall'aggressione del pa�dronato e dalla presunta minaccia fascista.

Naturalmente la ricerca di una risposta a questi due problemi ha risentito degli individui che l'hanno elaborata e delle risorse organizzative che hanno avuto a loro disposizione. La natura della radicalizzazione, con i suoi limiti ed i suoi blocchi, non si pu� comprendere pienamente senza considerare che il suo mas�simo esponente era un dirigente sindacale e che essa fu soste�nuta da una parte della stessa organizzazione sindacale, dai gio�vani e da un settore minoritario del partito. Era quanto mai dif�ficile che il discorso radicale dei sindacati ‑ rivoluzione come ri�sposta a una provocazione della destra‑ potesse coincidere stra�tegicamente con quello dell'insurrezione operaia autonoma proclamato dai giovani, ed era altrettanto problematico elabo�rare una tattica per conquistare il potere attraverso una insurrezione armata di miliziani.

In ogni caso, quello che intendo dire � che l'analisi dei conte�nuti ideologici della radicalizzazione, della sue cause, dei suoi li�miti e dei suoi risultati finali non pu� essere avulsa dallo studio

delle stesse organizzazioni socialiste, della pratica politica e sin�dacale con cui esse intesero rispondere alla sconfitta elettorale e delle successive lotte interne per il controllo degli organi di�rettivi. Senza voler assolutamente privare d'importanza il conte�sto nazionale ed internazionale ‑ su cui tuttavia gli organi diret�tivi erano molto meno coscienti ed ancor meno informati‑ che le ricerche pi� recenti hanno privilegiato al fine di andare oltre le spiegazioni di tipo psicologico o puramente volontaristiche lungamente riproposte dalla saggistica e dalla letteratura me�morialistica, � necessario volgere lo sguardo anche alle dinami�che oggettivamente createsi all'interno delle organizzazioni so�cialiste per rispondere alla crisi generale del modello di governo della Repubblica ‑ e di avanzamento verso ci� che si credeva una societ� socialista ‑ a partire dall'autunno 1933. Non si pu� dimenticare che le posizioni definite radicali o rivoluzionarie della corrente di Largo Caballero, enunciate gi� prima dell'of�fensiva padronale e di qualsiasi riferimento, da parte di Largo, alla minaccia fascista, si estremizzarono, se possibile, ancora di pi� in seguito alla rottura, avvenuta nel dicembre 1935, con la corrente di Prieto e si mantennero inalterate per tutta la prima�vera del 1936. Allora, tuttavia, nessuno poteva motivare questa radicalizzazione con l'offensiva padronale ‑in realt� nella prima�vera del 1936 i proprietari d'industria e i latifondisti erano spa�ventati ed incapaci di una qualsiasi reazione‑ n� della destra, che aveva perso le elezioni.

 

2. Autonomie e storia locale e regionale

 

II prevedibile ‑ ed auspicabile ‑ esaurimento degli studi incen�trati sull'ideologia socialista e sul processo di radicalizzazione � coinciso con l'inizio di quello che avrebbe dovuto rappresentare l'aspetto dominante nella ricerca storiografica spagnola degli anni Ottanta: la storia locale e regionale. E' ovvia l'importanza che riveste la ricerca locale per le pi� rilevanti questioni storiche, e chi ha dedicato diversi anni del suo lavoro a studiare la citt� di Madrid non ha bisogno di fare di questo tipo di ricerche una bandiera propagandistica. Ma il peso che esse hanno acqui�stato in Spagna � ormai allarmante. I:universit� spagnola � stata tradizionalmente chiusa alla storia degli altri Stati, nazioni o re�gioni del mondo: quando inglesi, americani o francesi ‑ e italia�ni‑ s'interessavano alla storia spagnola, da parte nostra non ab�biamo risposto con uguale interesse nei confronti della storia di i questi od altri paesi. A questo riguardo non siamo meno ripie�gati su rtoi stessi della generazione del '98. Ebbene, a tale pigri�zia verso ci� che non ci riguarda si � aggiunto negli anni Ottan�ta un analogo atteggiamento per ci� che si riferisce alla Spagna in quanto nazione o Stato nazionale, che si � trasformata cos� in una specie di finzione teorica. Quello che interessa e che mo�nopolizza veramente le risorse disponibili � la storia delle nazio�ni o delle nazionalit� ‑catalana, basca, gallega, valenziana, anda�lusa‑ o addirittura quella del singolo paese o quartiere.

In questa tendenza al particolarismo confluiscono motivazio�ni di diversa indole. Da un parte, le sovvenzioni dei diversi orga�nismi delle Comunit� Autonome o delle provincie hanno dato vita ad una delle maggiori fonti del mercato editoriale,a cui sono ovviamente sensibili i giovani ricercatori che hanno difficolt� a pubblicare i loro lavori nelle case editrici private. Dall'altra, si sono moltiplicati gli incontri ed i congressi ‑finanziati in misura rilevante dagli stessi organismi‑ di storia regionale, che al termi�ne dei lavori sono soliti pubblicare tutte le relazioni e gli inter�venti presentati, quale che sia la loro qualit�. Per finire, la legge di autonomia universitaria ha favorito la tendenza al particolari�smo e all'endogamia dell'universit� e, come conseguenza, alla specializzazione di ogni ateneo nella storia della propria comu�nit� autonoma. L�inflazione della storia locale e regionale, con il conseguente disinteresse per altre forme pi� ambiziose di ricer�ca, pu� portare con s� dei danni permanenti alla storiografia che si produce in Spagna.

Per guanto concerne gli studi sul socialismo, � fuor di dubbio che, almeno dal punto di vista quantitativo, essi hanno benificia�to fortemente di questo nuovo e sorprendente interesse per le realt� locali e regionali. Bisognerebbe innanzitutto calcolare le innumerevoli opere dedicate alle elezioni, ai partiti politici ed al sistema dei partiti durante il periodo repubblicano. In realt�, di fronte alla costituzione di un nuovo sistema partitico in Spagna, l'unico precedente degno di essere ricordato era quello dell'e�poca repubblicana, perch� quello della Restaurazione serviva a ben poco,visto il carattere artificiale di quelle elezioni e di quel sistema di partiti che si alternavano al potere per decisione regia. In Spagna non vi sono state consultazioni elettorali libere fino al 1931: per questo nel 1977, quando si � nuovamente fatto ricorso alle urne, non pochi studiosi hanno guardato a quanto

era avvenuto durante le elezioni degli anni Trenta come all'uni�co precedente valido con cui fare un paragone.

Come si poteva facilmente immaginare, vi � grande disparit� nel valore dei lavori pubblicati. Alcuni si limitano a riportare i dati elettorali dei rispettivi Bollettini ufficiali delle diverse provincie ed a compilare cos� dei testi che solo le sovvenzioni, tanto generose quanto inopportune, riescono a trasformare in un li�bro. Altri, e questo � il genere pi� diffuso, aggiungono a questi dati, in linea con quanto aveva stabilito diversi anni fa Javier Tu�sell (18), una descrizione sulla formazione delle diverse candida�ture e sulla campagna elettorale, includendo, come introduzione, alcuni dati sulla citt� o la provincia di cui trattano. In questo secondo blocco di opere si riscontra l'intento di elaborare una certa sociologia elettorale, anche se normalmente l'analisi non si spinge al di l� della mera elaborazione di tabelle con cifre assolute e percentuali. Dal punto di vista statistico si tratta quindi di testi molto rudimentali, anche se le informazioni che forniscono possono essere utili per quanti hanno interesse a conoscere l'esatta composizione delle liste elettorali, il contenuto della campagna elettorale, ed il numero delle preferenze otte�nuto da ogni candidato (19).

In tale panorama c'� un'opera che merita una speciale atten�zione. Si tratta di Atlas electoral de Catalunya durant la Segona Republica. Orientaci� del vot, participaci� i abstenci�, di Merc� Vilanova (Barcelona, La Magrana, 1986). In questo caso siamo di fronte ad un vero lavoro di sociologia elettorale. La Vilanova ha studiato le tre elezioni generali e quelle del Parlament de Ca�talunya e, oltre a raccougliere una ingente quantit� di dati su ogni circoscrizione ed all'interno di ognuna su tutti i comuni, ha scelto diversi campioni per determinare l'orientamento del voto per classi sociali e la vera natura dell'astensione, che viene svin�colata dalla supposta egemonia anarco‑sindacalista. In confron�to con quanto si � soliti fare in Spagna � molto originale lo stu�dio del comportamento di alcuni votanti, al fine di determinare il successivo atteggiamento politico. E' certamente un lavoro statistico e sociologico notevole che non dovrebbe passare inos�servato, come uno in pi� tra i tanti studi a carattere elettorale.

Offrono maggiori spunti per la conoscenza sui socialisti negli anni trenta quegli studi che mirano ad inserire la storia politica nel pi� ampio quadro della congiuntura economica di una loca�lit� o di una regione determinata, dei suoi conflitti sociali o dei rapporti tra le classi. Anche in questo caso i risultati sono di va�lore disuguale, soprattutto per la differente capacit� degli autori di mettere in relazione i dati relativi alla struttura economica, alla propriet�, alla produzione, ai conflitti sociali, agli scioperi o alle elezioni con l'analisi della dinamica dei partiti, dei sindacati o delle organizzazioni padronali. In alcuni casi i capitoli che trattano le singole questioni si segmentano in un modo tale che � difficile riscontrare la minima connessione tra di loro. Tuttavia � proprio nell'ambito di quegli studi che aspirano a svolgere un'analisi globale di una localit� o di una regione che nell'ulti�mo decennio si sono avuti i progressi pi� significativi per quanto riguarda la conoscenza degli anni Trenta.

Varie opere monografiche su Siviglia (20), la Catalogna (21), l'A�ragona (22), la zona di Valenza (23), le Asturie (24) o Madrid (25) hanno contribuito ad offrire una immagine pi� ricca, complessa e di�versificata, meno lineare, di ci� che � stata l'epoca della Repub�blica e, al suo interno, della realt� socialista nelle diverse regio�ni della Spagna.

Da questa immagine emerge un aspetto ‑su cui ha richiamato l'attenzione Enric Ucelay nella sua opera sulla Catalogna‑ che non � diverso dalla mia visione della Madrid repubblicana. Esso consiste nel collocare la mobilitazione e la cultura operaia, o dei partiti e delle organizzazioni operaie, nell'ambito di una mobili�tazione e di una cultura popolare che sono preesistenti e che con quelle formano un continuum di cui � necessario esaminare i punti di confluenza e di frattura. Questa linea di ricerca per�metterebbe di superare un tipo di analisi ancora vigente, che at�tribuisce il fallimento di un progetto di rivoluzione sociale e po�litica di natura specificamente operaia al tradimento dei diri�genti sindacali ed alla rinuncia ai vecchi principi. Un'analisi que�sta che viene proposta anche da Bernecker, nel suo studio per altri versi di grande valore sulle collettivit� (26). L'apparizione nel 1930 di una terminologia da rivoluzione popolare; il ritorno ad un fronte popolare nel 1935; la costituzione dei comitati unitari, detti anche popolari, nel 1936; la definizione ‑ anche da parte dei militanti anarchici ‑ della guerra come lotta nazional‑popo�lare nel 1937, sono fenomeni che, al di l� della politica, riman�dano ad una struttura della societ� in cui le linee di separazione o di scontro tra le classi non sono tanto chiare come potrebbe invece suggerire l'esclusiva attenzione alla realt� operaia.

Infine, per quanto si riferisce agli studi specifici sul sociali�smo a livello regionale, l'attivit� editoriale di questi ultimi anni � stata altrettanto significativa, soprattutto se si considera quan�to � stato pubblicato sul socialismo in questa o quella regione nei diversi periodi. E' appena apparso un lavoro di Ricardo Mil�lares (27) sul socialismo basco negli anni della Repubblica che ri�produce nella sua struttura interna il modello abituale degli stu�di generali: osservazioni preliminari sull'organizzazione del PSOE e sui Paesi Baschi e narrazione dell'esperienza socialista repubblicana come crisi del modello riformista, abbandono del progetto democratico, rivoluzione e scissione. Il terzo volume degli Anales de Historia (28) della Fondazione Pablo Iglesias rac�coglie a sua volta le relazioni presentate al terzo e ultimo ciclo di incontri sulla storia del socialismo spagnolo, che ho avuto l'occasione di coordinare e dirigere dal 1985 al 1987, e che � sta�to dedicato allo studio del socialismo in molte delle nazionalit� e regioni spagnole.

Come ho gi� avuto occasione di segnalare allora, in quell'ulti�mo ciclo si intendevano evidenziare le differenze tra i diversi so�cialismi regionali. Tuttavia alla fine sono emerse soprattutto le somiglianze. C'� ovviamente una prima e ben nota differenza: la disuguale penetrazione del socialismo nelle diverse regioni spagnole di allora. Il suo ripetuto fallimento in Catalogna con�trasta con il rapido successo avuto nei Paesi Baschi, per segnala�re due situazioni paradigmatiche. E' significativo che sia Juan P. Fusi sia Albert Balcells, che studiano il socialismo basco e catalano, attribuiscano un ruolo decisivo alla questione nazionale per spiegare un destino tanto differente. Se in Catalogna la scarsa sensibilit� dei socialisti verso il problema nazionale si presenta come la principale causa del loro limitato successo, nei Paesi Baschi il positivo rifiuto del nazionalismo non ne ha impe�dito la fortuna, ma probabilmente ha favorito l'insorgere, in am�pi settori di lavoratori, di un socialismo profondamente operai�sta, ma altrettanto aperto all'impegno e alle alleanze politiche.

Bisogna forse ricercare in questa doppia tendenza ‑ un forte operaismo che si mostra tuttavia favorevole alle alleanze politi�che ‑ le ragioni della diversa penetrazione del socialismo in Spa�gna. Esso sembra aver messo profonde radici laddove � stato ca�pace di creare delle organizzazioni operaie di mestiere, e in se�guito, sindacati su base industriale, ma � riuscito a prosperare e si � esteso a pi� ampi settori sociali laddove non ha abbandona�to nelle mani dei partiti repubblicani o di sinistra la lotta per la democrazia e la repubblica. Quando il socialismo si � limitato ad occuparsi della "organizzazione di classe", cio� del sindacato, ed ha relegato l'azione politica ed il partito in secondo piano, ce�dendo cos� su questo terreno l'iniziativa ai repubblicani, le sue radici si sono seccate, soprattutto se ha dovuto affrontare una forte concorrenza sindacale ed una aggressiva sinistra repubbli�cana, come nel caso della Catalogna. Tuttavia, quando i sociali�sti si sono impegnati apertamente nella lotta politica e non han�no incontrato un forte antagonismo in quella sindacale, il movi�mento si � radicato con maggiore profondit�, permettendo in seguito, negli anni della democrazia repubblicana, una forte espansione dei sindacati operai ed un'ampia presenza sulla sce�na politica, come nel caso dei Paesi Baschi e di Madrid.

 

3. Anniversari e commemorazioni: dalla Repubblica alla guer�ra

 

Ora che stanno finendo risulta chiaro che gli anni Ottanta so�no serviti, specialmente in ambito storiografico, a celebrare anniversari e centenari pi� che ad aprire nuove strade per lo stu�dio di periodi ed epoche dimenticati. Tra tutte le commemora�zioni quelle della Repubblica e della guerra hanno occupato un posto privilegiato ed in queste occasioni, come � ovvio, non � stato assente il socialismo. Tale attivit� commemorativa ha pro�dotto un'immensa letteratura che, a nostro parere, si potrebbe classificare come segue: libri che offrono una visione generale del periodo, scritti in forma divulgativa e saggistica da autori consacrati; opere di divulgazione o nuove ricerche scritte a pi� mani, e, per finire, atti di convegni e congressi o numeri monografici di riviste.

Forse la produzione degna di maggiore nota, apparsa in occa�sione dell'anniversario della Repubblica, appartiene proprio a quest'ultimo genere, ai numeri monografici pubblicati da varie riviste specializzate. Gli studi pi� interessanti ‑ anche se in que�sti casi l'interesse � sempre disuguale ‑ sono apparsi sulla Revi�sta de Occidente, 7‑8 (1981); Arbor, 426‑427 (1981); Revista de Derecho Politico, 12 (1981‑1982); Studia Hist�rica I, 4 (1983) e Revista de Estudios Pol�ticos, 31‑32 (1983). Sono articoli che ab�bracciano le diverse sfaccettature dell'esperienza repubblicana, dall'economia e dalla politica economica dei primi governi fino alle pi� note vicissitudini dei partiti o alle caratteristiche pi� ri�correnti del sistema partitico. Alcuni di questi numeri sono ar�ricchiti da buone appendici bibliografiche, mi riferisco in parti�colare a Arbor, Studia Historica e Revista de Derecho Politico.

Le opere di divulgazione e i saggi apparsi in occasione del�l'anniversario della guerra civilesi possono difficilmente parago�nare con le sintesi gi� note, di autori inglesi o americani degli anni '60. Di pi�, i libri che alcuni di questi stessi studiosi hanno pubblicato non raggiungono il livello delle opere apparse venti anni prima. E' il caso di Gabriel Jackson e della inopportuna traduzione di un riassunto della sua celebre storia della Repub�blica e della guerra civile, in cui abbondano gli errori. Ovvia�mente siamo sempre disposti ha definire un "capolavoro" una qualsiasi opera pubblicata da un maestro, ed infatti da alcuni critici � stato in tal modo catalogato il libretto divulgativo scrit�to, con una certa fretta, per quando riguarda la verifica dei dati, da Pierre Vilar, pubblicato in Francia da Que sais‑je e tradotto in Spagna da Critica (29). Tra le opere divulgative di autori vari merita forse maggior attenzione la serie di articoli coordinati da Edward Malefakis e pubblicati nel supplemento domenicale di El Pais (successivamente raccolti in un libro) ed i 24 volumi che Historia 16 ha dedicato alla guerra civile. Le pubblicazioni sulla Repubblica e la guerra sono molto pi� numerose, ma una sem�plice enumerazione renderebbe interminabile questo paragrafo. Ad ogni modo segnaler� i nuovi lavori raccolti di Manuel Tun�n de Lara, la traduzione di un saggio di Raymond Carr e la pubbli�cazione di un libro di Paul Preston (30).

Per quanto si riferisce al socialismo, questi anniversari hanno contribuito, in primo luogo, ad approfondire la conoscenza del�la politica economica e sociale perseguita dai ministri socialisti durante il primo biennio. Tuttavia la produzione di maggiore ri�levanza si � registrata in occasione di celebrazione di eventi spe�cifici in cui i socialisti hanno svolto un ruolo primario. Mi riferi�sco, come � ovvio, agli avvenimenti dell'ottobre 1934 ed alla partecipazione socialista alla formazione della coalizione delle sinistre o Fronte popolare. Allo stesso modo riveste particolare interesse l'apporto, soprattutto di tipo documentario, di Amaro del Rosai (31), la pubblicazione degli scritti di Largo Caballero ri�feriti al periodo repubblicano (32), gli atti di due congressi tenuti�si ad Oviedo in occasione del cinquantenario dell'insurrezione d'ottobre (33), e per finire, il volume che raccoglie le relazioni presentate durante l'interessante dibattito celebrato a Southam�pton sul Fronte popolare francese e spagnolo (34).

Senza avere un rapporto diretto con la commemorazione del�la Repubblica, i colloqui di Segovia, organizzati da Tun�n de Lara sono ugualmente giunti a studiare la Seconda Repubblica in quegli stessi anni. E' chiaro che la scelta di periodi di tempo sempre pi� brevi ha favorito il predominio degli studi politici ‑di partito, del sistema partitico e della politica economica o so�ciale‑ su ogni altra considerazione. Risultato di questi colloqui sono stati due volumi, uno sul primo biennio e l'altro dedicato a quello che � stato significativamente chiamato dagli organizza�tori "biennio rettificatore" (35), e che era precedentemente defini�to "biennio nero". Nella loro ultima sessione, i partecipanti ai la�vori hanno saltato completamente il periodo della guerra per affrontare subito i primi anni del regime franchista.

L'anniversario del conflitto ha invece favorito il sorgere di un nuovo interesse degli studiosi per la politica socialista in quel periodo cruciale. Il relativo abbandono in cui � stato lasciato il tema dei socialisti durante la guerra civile obbediva pro�babilmente al luogo comune, ancora predominante, secondo cui il grande scontro all'interno della Spagna repubblicana fosse stato quello che ebbe luogo tra i comunisti e gli anarco‑ sindaca�listi,o come hanno affermato all'unisono gli studiosi inglesi ed americani, tra rivoluzione e contro‑rivoluzione. Affascinati for�se dalla grande disputa esistente tra il sindacalismo rivoluziona�rio della CNT e la politica preconizzata dall'Internazionale Co�munista e portata avanti dal Partito comunista di Spagna (PCE), gli studiosi hanno dimenticato o sottovalutato il ruolo che re�pubblicani e socialisti hanno svolto sul fronte del governo o nel�la retroguardia. Leggendo questi storici si ha l'impressione che il PSOE si sia ridotto ad essere una marionetta nelle mani del PCE ‑ed i suoi dirigenti siano stati dei criptocomunisti (36)‑ e che la UGT si sia dissolta di fronte alla preponderanza della CNT.

Questa particolare visione della lotta per l'egemonia in seno alla Spagna repubblicana ha prodotto, per quanto riguarda il socialismo, due effetti altrettanto dannosi. Da una parte, non si � studiata con la dovuta attenzione la persistenza di una scissio�ne tra le correnti di centro e di sinistra ‑forte la prima nell'appa�rato del partito e la seconda nel sindacato‑ che ha avuto inizio nel 1935, e non si � quindi tenuto sufficientemente in conto questo fenomeno al momento di spiegare la perdurante debo�lezza di Largo Caballero e la sua caduta nel maggio 1937. D'al�tra parte, poich�, secondo quella visione, la contesa che dal lu�glio 1936 al maggio 1937 ha contrapposto gli anarco‑ sindacalisti ai comunisti si � risolta a favore di questi ultimi, quello che suc�cede nella Repubblica dopo tale data interessa abbastanza poco: si d� per scontato che abbiano vinto i comunisti e che tutto il resto non sia altro che il risultato di questa vittoria. Per questo non sappiamo quasi niente ‑o solo quanto ci raccontano i prota�gonisti dei fatti‑ (37) sull'evolversi delle lotte interne nell'ambito del partito o del sindacato durante i governi presieduti da Largo Caballero e da Negr�n (38).