Cinema e propaganda all'estero
nel regime fascista: le proiezioni di
Camicia nera a Parigi, Berlino e Londra

di Benedetta Garzarelli

1. Lo spettacolare lancio del "film del decennale"

«Il 23 marzo è stata presentata nelle principali città d'Italia e contemporaneamente a Parigi, a Londra e a Berlino la pellicola "Camicia Nera", la più grande realizzazione cinematografica della epopea fascista», annunciava trionfalmente "L'Eco del cinema" nell'aprile 19331. La notizia, come vedremo, non era del tutto corretta, ma senza dubbio risultava verosimile nel clima di euforica attesa, e poi di entusiastica accoglienza, che aveva circondato la pellicola. Camicia nera, infatti, non era un film qualunque: era stato voluto per celebrare il fascismo a dieci anni dalla marcia su Roma e rappresentava perciò, come con enfasi proclamava la stampa dell'epoca, il «film dell'Italia fascista», la pellicola «del Decennale e della Rivoluzione», ma anche «il complemento cinematografico della Mostra della Rivoluzione» e, più in generale, il «massimo film italiano» e «il grande film fascista [] che da tempo si attendeva»2.

Diretto da Giovacchino Forzano, Camicia nera costituiva il primo tentativo del regime di realizzare un prodotto di fiction dagli spiccati contenuti politici e propagandistici3. Come si leggeva nei titoli di testa, la pellicola presentava «una sintesi cinematografica delle vicende d'Italia dal 1914 al 1932», realizzata intrecciando agli avvenimenti storici della guerra, del dopoguerra e dei primi dieci anni del regime, raccontati da un'ottica di pura propaganda, le vicende di un fabbro e della sua famiglia, mesti abitanti delle paludi pontine infestate dalla malaria, prima dell'avvento del fascismo, gioiosi partecipanti alla bonifica delle terre fino all'inaugurazione di Littoria, dopo. Vista la particolare circostanza, in via eccezionale il film fu prodotto dall'Istituto Luce, nei cui fini istituzionali non era di norma prevista la possibilità di finanziare film di fiction per i circuiti commerciali4. Inoltre per Camicia nera fu preparato un lancio davvero speciale. Se non vi fossero stati ritardi nella produzione, infatti, la prima avrebbe dovuto aver luogo proprio il 28 ottobre 1932, ricorrenza del decennale della marcia su Roma. Perduto il giorno simbolico per eccellenza, si optò per una data altrettanto significativa nel calendario fascista: il 23 marzo, anniversario della fondazione dei Fasci italiani di combattimento5. Quel giorno, dunque, dopo che già vi erano state una prima presentazione «ristrettissima» a Villa Torlonia, «davanti alle alte cariche del regime», e una seconda al Planetario di Roma, per i rappresentanti della stampa italiana e straniera6, Camicia nera sarebbe stato finalmente mostrato al pubblico di tutta Italia. Come annunciava infatti il quotidiano del partito, con «uno sforzo mai finora raggiunto da nessuna organizzazione cinematografica del mondo», il film sarebbe stato proiettato «contemporaneamente in 22 città italiane, Tripoli compresa»7.

Torniamo così dove siamo partiti: da quella notizia non del tutto corretta apparsa sull'"Eco del cinema". Nell'annuncio, più esatto, del "Popolo d'Italia" era scomparso ogni riferimento alle proiezioni nelle tre capitali europee. Lo stesso era avvenuto sul "Messaggero", sulla "Stampa", sul "Corriere della sera". Eppure quanto riportato dall'"Eco del cinema" non era completamente frutto di fantasia. La notizia delle rappresentazioni estere di Camicia nera, in contemporanea con quelle italiane, era stata diffusa nel periodo immediatamente precedente l'uscita del film e aveva circolato per qualche tempo. Agli inizi di marzo, ad esempio, la riportavano sia "La Stampa" sia "La Tribuna", presentando le prime fotografie del film, appena terminato8. L'idea della proiezione del "film del decennale" nelle tre più importanti città dell'Europa ­ che così quasi sembravano unirsi ai festeggiamenti nelle principali città italiane ­ godeva in effetti di un alto potenziale di suggestione. La sua eco è addirittura rimbalzata fino a oggi, visto che la notizia delle rappresentazioni di Camicia nera a Parigi, Berlino e Londra viene comunemente riportata negli studi dedicati alla produzione cinematografica del fascismo che si occupano del film di Forzano9. Giampiero Brunetta, in particolare, individua proprio nello speciale lancio di Camicia nera, con le contemporanee proiezioni in tutti i capoluoghi italiani e nelle maggiori capitali europee, un segnale del «primo sforzo coordinato da parte del regime di far compiere un passo in avanti deciso all'uso del cinema in funzione propagandistica e celebrativa»10. Un giudizio, va detto, comunque valido, anche considerando solamente l'inedito sforzo distributivo della pellicola in Italia, cui, come vedremo, si aggiunse pure un notevole impegno per promuovere il film all'estero, anche se solo in parte coronato da successo.

Di tutto questo, in un'intervista concessa al "Messaggero", parlava diffusamente Ezio Maria Gray, commissario straordinario dell'Istituto Luce dal febbraio 1933, dopo che il presidente Alessandro Sardi, insieme all'intero vertice dell'Istituto, era stato destituito, proprio in seguito alle disavventure finanziarie e produttive di Camicia nera11. Nell'intervista Gray, che aveva ereditato l'onere di organizzare il lancio della pellicola, informava dell'imminente prima visione pubblica del film «in venti grandi città», cui sarebbe seguita una distribuzione «con un ritmo superiore al normale» nelle piccole città, «per arrivare anche ai minimi centri abitati dove ci sia un impianto cinematografico»: ciò affinché tutti gli italiani potessero «riconoscersi in questa sintesi cinematografica della grande vicenda nazionale dal 1914 al 1932»12. L'intento primario della pellicola, dunque, era quello di promuovere un'azione di propaganda sul piano interno, fornendo al «popolo italiano», attraverso il persuasivo strumento del cinema, una forte spinta a indentificarsi nel paese trasformato dal fascismo. Tuttavia, come già accennato, nell'operazione Camicia nera era stato previsto anche un rilevante impegno per incentivarne la circolazione all'estero. L'intenzione di promuovere il film oltrefrontiera ben si inquadrava nel clima che aveva accompagnato le celebrazioni del decennale, caratterizzato dalla diffusa percezione di una crescita d'attenzione delle opinioni pubbliche straniere verso il fascismo e dalla conseguente volontà di accrescerne la capacità di irradiazione al di là dei confini nazionali, mediante la promozione di una più sistematica azione di propaganda destinata all'estero13. Interpretando questo esteso stato d'animo lo stesso commissario Gray si era speso per rilanciare la presenza delle produzioni Luce nei circuiti stranieri, ad esempio tentando di rinforzare le agenzie dell'Istituto all'estero14. Alla domanda se Camicia nera sarebbe stata esportata, perciò, illustrando enfaticamente su quale retroterra avesse potuto fiorire l'idea delle proiezioni a Parigi, Berlino e Londra, egli rispondeva risoluto: «Naturalmente sì. Ha tutti i requisiti per interessare e già dalle prime informazioni che mi vengono sento che si sta formando una atmosfera di aspettazione per questa sintesi della vita italiana dalla Guerra al Decennale fascista». Ma Gray dimostrava maggior realismo, aggiungendo che il «diverso clima politico dei diversi Paesi» avrebbe reagito «con diversa sensibilità» al film, per quanto poi si dichiarasse ancora una volta sicuro che «le folle, le grandi folle, che alla creazione artistica innervata di realtà si abbandonano lealmente» avrebbero risposto «con la pienezza del cuore», cosicché il film avrebbe certamente avuto «un effetto profondo e duraturo». Non potendo però negare l'incontestabile concretezza dei fatti, Gray si affrettava anche a dare un'importante e chiara smentita: «Non è esatto, come fu stampato, che la visione avverrà contemporaneamente in Italia e all'estero; anche per le necessità tecniche di doppiaggio la visione italiana precederà di qualche settimana quelle di Berlino, di Londra, di Parigi e di New York»15. Adducendo ragioni squisitamente tecniche, dunque, Gray dimostrava definitivamente l'inconsistenza della notizia delle contemporanee proiezioni estere, che pure aveva goduto di vasto credito, privando di un significativo tassello lo spettacolare lancio del film il 23 marzo: quella suggestiva eco oltreconfine dell'omaggio cinematografico dell'Italia intera all'azione rigeneratrice del fascismo.

La vicenda delle proiezioni di Camicia nera a Parigi, Berlino e Londra non si esaurisce tuttavia nel caso delle mai effettuate rappresentazioni del 23 marzo: da qui, anzi, prende solamente inizio. L'obiettivo di portare il film di fronte al pubblico delle tre capitali europee, e poi dei rispettivi paesi, quale punto di partenza di un'ampia promozione del film all'estero, fu in effetti comunque perseguito, con esiti, come vedremo, tutt'altro che scontati e complessivamente deludenti, con la sola significativa eccezione della Germania, da poco a guida nazionalsocialista. Seguire le sorti di Camicia nera oltreconfine permette quindi di indagare, attraverso un caso concreto dalle forti valenze emblematiche, le modalità operative e le reali capacità della propaganda cinematografica fascista all'estero ­ un ambito tuttora poco studiato ­ in un momento in cui verso di essa si catalizzavano le più accese aspettative del regime.

La notizia dell'imminente trasmissione per corriere di un esemplare del film fu comunicata agli ambasciatori italiani a Berlino, Londra e Parigi dal sottosegretario agli Esteri Suvich il 24 marzo 1933, insieme a queste precise istruzioni:

D'intesa con il Commissario straordinario all'Istituto Luce On. Gray, prego V. E. di voler prendere accordi con l'agente costà della Luce per rendere possibile la visione privata del film da parte di V. E. in modo che Ella sia in grado di giudicare sulla sua proiettabilità in codesto paese.

Ove Ella ritenga a suo giudizio che il film in complesso possa essere integralmente rappresentato, V. E. potrà far provvedere o provvedere per una prima visione privata ad inviti. Ove invece Ella giudicasse necessario delle correzioni e dei tagli, resta inteso che ogni modifica non avrà però di fatto luogo senza il preventivo benestare dell'On. Gray o del Direttore generale della "Luce" che preavvertiti, potranno, molto probabilmente, anche recarsi costì di persona.

La proiettabilità parziale e totale del film sarà giudicata naturalmente in base a criterio di opportunità pratica e politica16.

Dunque fu addirittura il ministero degli Affari esteri, per mano del suo sottosegretario, ad affidare direttamente ai massimi rappresentanti italiani nelle tre capitali europee il compito di occuparsi della promozione del film. Tuttavia, pur essendo chiamati in gioco attori nient'affatto secondari, e pur essendo identico il punto di partenza, Parigi, Berlino e Londra non risposero al "film del decennale" in egual modo. Conviene partire dal caso più controverso, e più ampiamente documentato, quello di Parigi.

2. Le turbolente vicende di "Camicia nera" a Parigi

L'ambasciatore italiano nella ville lumière, il conte Pignatti Morano di Custoza, fu preavvertito dell'intenzione di favorire in ogni modo il successo di Camicia nera all'estero, e del conseguente impegno richiesto ai rappresentanti italiani, alcuni giorni prima della comunicazione ufficiale di Suvich. Il commissario Gray, legato a Pignatti da rapporti d'amicizia, lo aveva informato sin dal 10 marzo che Camicia nera, ormai terminato, era destinato anche ai circuiti stranieri, «soprattutto le grandi capitali». In questo progetto, cui si teneva molto, Parigi aveva ovviamente un ruolo importante. Per questo, dato «il carattere del film» e date «le esigenze prevedibili di tagli e di correzioni», Gray affermava di non voler lasciare l'onere della faccenda «completamente nelle mani dei nostri Agenti» e annunciava che avrebbe inviato direttamente all'ambasciatore, appena pronta, la copia per Parigi. Pignatti avrebbe dovuto visionare il film presso l'ambasciata, insieme al rappresentante dell'Istituto Luce, Giuseppe Esposito, per rendersi conto, «dal lato politico», delle «necessità di mutamenti»; a Esposito sarebbe toccato poi di provvedere alle pratiche per la censura, ai sottotitoli e «a organizzare magari una prima grande visione per inviti che dovrà avere carattere ufficioso», per la cui riuscita, comunque, Gray scriveva di confidare completamente nell'ambasciatore, «sempre in rapporto al carattere politico del film stesso»17.

Pignatti rispose a Gray di lì a qualche giorno, prospettando la possibilità di organizzare la proiezione a inviti già il 7 aprile, se la pellicola fosse giunta in tempi brevi, ma anche dicendosi dispiaciuto che il film non si potesse rappresentare in contemporanea con l'Italia. Data la necessità di tagli, certamente giustificata dalla presenza di «punti scabrosi», c'era da temere che la visione integrale del film in Italia potesse avere «sfavorevoli ripercussioni sulla versione purgata» presentata a Parigi qualche tempo dopo. Inoltre, se i commenti francesi alla visione italiana fossero risultati ostici, sarebbe divenuto «assai difficile» trovare «una bella Sala» e in più «non pochi inviti sarebbero certo declinati»18.

L'ambasciatore era seriamente impensierito. Due giorni dopo sentì il dovere di avvertire delle reazioni che Camicia nera poteva suscitare oltralpe anche il capo di gabinetto del ministero degli Affari esteri, Pompeo Aloisi19. Ricevuta poi la comunicazione ufficiale dell'imminente invio della pellicola ­ e quando questa non era ancora giunta a Parigi ­ addirittura propose preventivamente di cambiarne il titolo, adducendo la giustificazione, piuttosto convincente, che con quello attuale si rischiava di «vedere respinti i biglietti, dai francesi, in parte per convinzione, in massima parte per timore di fastidi». L'ambasciatore poneva anche un problema di forma, giudicando inopportuno «che il rappresentante diplomatico italiano convitasse a una manifestazione di quel genere» e suggerendo che gli inviti fossero piuttosto rivolti dal rappresentante del Luce20.

Agli inizi di aprile, dopo aver visionato il film presso l'ambasciata, Pignatti comunicò al ministero e a Gray i tagli a suo avviso necessari, precisando che si intendeva fissare al 21 aprile la «prima visione privata, per inviti». Egli individuò due passaggi che potevano urtare la sensibilità dei francesi: una scena che si svolgeva a Tunisi, in cui tre emigranti italiani in cerca di lavoro venivano umiliati, e la raffigurazione di una «carta geografica riguardante il Patto di Londra contrapposto al Trattato di Versaglia», nella quale era evidenziata la disattenzione degli alleati verso le rivendicazioni italiane sulla Dalmazia. Pignatti indicava infine un terzo passaggio su cui intervenire, quello delle immagini di navi, aeroplani e soldati che accompagnavano il discorso di Mussolini a Littoria, che poteva risultare minaccioso per il chiaro riferimento al potenziamento bellico dell'Italia. Le sue proposte apparvero del tutto condivisibili a Suvich, che autorizzò anche la soppressione di un cartello, inquadrato nella scena di Tunisi, sul quale erano riportate le paghe differenziate a seconda della nazionalità dei lavoratori. Il sottosegretario rimase invece fermo sulla questione del cambiamento di titolo, da Pignatti nuovamente sollecitato per il timore che molti si sarebbero astenuti dalla rappresentazione «credendo di trovarsi di fronte a uno dei soliti Film prettamente documentari fascisti»: doveva rimanere Camicia nera21.

Tutto sembrava pronto per la prima visione del film. Eppure, solamente il giorno prima della data stabilita, Pignatti informò all'improvviso che la proiezione doveva essere rinviata, per l'impossibilità di reperire una sala. A breve inviò un rapporto più esteso, nel quale indicò una nuova data per la rappresentazione: il 9 maggio, quando, lo aveva rassicurato il rappresentante del Luce, si sarebbe avuta una sala. Significativamente, però, Pignatti sottolineava di nuovo le proprie preoccupazioni per le reazioni che il film avrebbe potuto provocare. Nonostante i tagli approvati, avvertiva, c'era da aspettarsi «qualche mordace critica da parte della stampa parigina», anche se comunque egli non si sentiva di proporre «di amputare la storia»22.

Malgrado le buone intenzioni ­ Pignatti aveva scritto che avrebbe vegliato affinché fosse assicurata «una bella sala, per la sera del 9 maggio» ­ anche il secondo appuntamento, già slittato di due giorni, fu disatteso. Di questo «nuovo inaspettato mutamento» l'ambasciatore informò il ministero il 26 aprile, senza poter dare alcuna spiegazione, in quanto Esposito era partito alla volta di Bruxelles23. Solo alcuni giorni dopo Pignatti illustrò succintamente agli Esteri le difficoltà che si stavano palesando: «Esposito informa di non essere riuscito a vendere il film. Per assicurare la visione per inviti egli dovrebbe affittare una sala. Per questa serata egli prevede una spesa di circa 10 mila franchi»24. E finalmente, in un rapporto spedito quello stesso giorno, fornì più ampie e dettagliate spiegazioni, allegando anche una lettera indirizzatagli il giorno precedente dal rappresentante del Luce25. Dalle parole di Esposito emergevano con chiara evidenza gli ostacoli che avevano causato i due successivi differimenti della rappresentazione del film e che avevano fatto scrivere a Pignatti: «egli non riesce a portare in porto questo affare di "Camicia nera"». La progettata «serata di gala» era vincolata alla riuscita delle trattative avviate per vendere i diritti del film a una casa cinematografica francese. Il rappresentante del Luce aveva tentato in ogni modo di piazzare il film, interpellando le principali case con cui era in buoni rapporti, ma tutte, sebbene in un primo tempo si erano dette interessate alla pellicola ed erano apparse invogliate all'acquisto, avevano poi troncato le trattative. «È inutile dire», commentò Esposito, che tutte le «tergiversazioni» non erano derivate dal film in sé, bensì da preoccupazioni di tipo politico, vale a dire dal timore dei proprietari di sale di «torbidi antifascisti durante le rappresentazioni» e anche, forse soprattutto, «per non apparire come dei propagandisti dell'idea fascista in un paese dove tale idea non è benvista». In precedenza Esposito aveva informato anche l'Istituto Luce sui «motivi occulti» che impedivano alle case di impegnarsi a proiettare il film, individuabili a suo parere nell'«aumento di preoccupazione» seguito all'«aumentata campagna antifascista» che aveva preso nuovo impulso «per i fatti di Germania», e nel conseguente timore delle case cinematografiche di «incidenti gravi nelle loro sale quando si decidessero a proiettare Camicia Nera»26.

Stanti queste condizioni, per Camicia nera non si poteva sperare in nessun tipo di valorizzazione commerciale in Francia. Secondo Esposito non rimaneva dunque che tentare di salvare lo scopo propagandistico che il film si proponeva, cercando «tutti i mezzi per ottenere una sala nella quale proiettarlo»27. Prima di prendere in considerazione l'ipotesi di affittare una sala, Pignatti suggerì invece un intervento diretto dell'Istituto Luce sui rappresentanti in Italia delle grandi case cinematografiche francesi, per chiarire «le ragioni della freddezza delle ditte francesi» e discutere «eventuali ulteriori tagli che fossero richiesti», da escludersi comunque per la serata a inviti «nella quale il Film dovrebbe essere dato nell'edizione da noi voluta». «Se sarà constatata la cattiva volontà delle case francesi», era la risoluta posizione del diplomatico, si sarebbe potuto «fare loro intendere ragione»: «Se a Parigi temono disordini per l'esibizione di "Camicia Nera" il pubblico italiano può a sua volta, e a maggior ragione, essere indotto a reagire contro l'ingiusto sabotaggio delle case francesi»28.

I propositi bellicosi di Pignatti non ebbero però seguito. Di lì a breve, infatti, Esposito comunicò al Luce una clamorosa quanto inattesa notizia: «Malgrado note difficoltà trovato acquirente potrei ottenere che metta disposizione fondo perduto centomila franchi per adattazione francese serata gala prima pubblicità et tentare se possibile successivo sfruttamento nelle dieci sale concesse»29. L'entusiasmo, però, durò poco. Come riferì sconsolato alcuni giorni dopo all'ambasciatore, le condizioni poste dal potenziale acquirente si erano rivelate tali da avergli fatto ritenere più dignitoso per l'Istituto «dar passata all'affare». A questo punto, cercando una possibile via d'uscita in una faccenda ormai davvero intricata, Esposito arrivò alla risoluzione estrema di dare addirittura a proprie spese la serata di gala, prevista per il 7 giugno alla sala Pleyel30.

Sulla strada del tanto agognato traguardo si intromise però un nuovo ostacolo. Durante le settimane di vano lavoro per la promozione di Camicia nera in Francia, Esposito aveva visto deteriorarsi i suoi rapporti con i dirigenti del Luce. In effetti, il 31 maggio Gray gli notificò il licenziamento. La notizia «inaspettata e brusca» ­ scrisse Esposito all'ambasciatore ­ gli giungeva «in pieno lavoro per l'organizzazione del Gala di Camicia Nera». Tuttavia, il suo «dovere di disciplinato fascista» gli imponeva di continuare l'opera avviata, considerato anche il fatto che un'interruzione ne avrebbe provocato il fallimento definitivo31. Probabilmente con un certo sollievo, l'ambasciatore dava subito notizia agli Esteri della confermata intenzione di Esposito di dare il film «a sue spese» il 7 giugno, cui mancava ormai solo una settimana32.

Proprio quest'ultima fu la data decisiva: quella sera finalmente Camicia nera fu proiettato «nella più grande sala di Parigi» e davanti a circa duemila spettatori. «La visione del film è stata applaudita ripetutamente», informò Pignatti, che, visti i precedenti, ebbe a commentare: «Il successo è stato certamente superiore all'attesa»33. La faccenda, però, non si chiuse nemmeno allora. Dopo la proiezione, realizzata in modo così rocambolesco, si aprì un nuovo fronte di polemiche, concentrate, ancora una volta, su Esposito. Quella presentata a Parigi risultò infatti un'edizione "addomesticata" del film, per un intervento attribuito proprio all'ex rappresentante del Luce. Ad accorgersi del "misfatto" fu il direttore degli italiani all'estero Piero Parini; a risponderne fu chiamato l'ambasciatore, che avrebbe dovuto visionare preventivamente la pellicola. Quale colpevole, appunto, fu indicato Esposito, di cui Gray deplorò la «sensibilità più commerciale ed esterofila che nazionale»34. In realtà, l'ex rappresentante del Luce funzionò da perfetto capro espiatorio. Nell'illustrare a Gray i tagli effettuati, l'ambasciatore insistette su presunte astuzie dispiegate da Esposito per evitare un suo controllo prima della proiezione; quindi, allontanando da sé ogni responsabilità ­ ma la mistificazione apparirà evidente ­ si premurò di mettere in risalto il successo comunque raggiunto:

Esposito sapeva che io tenevo in modo speciale alla scena del trattato di Versaglia così efficacemente realizzata nel film a guisa di una mannaia che tronca le sacrosante rivendicazioni italiane. Esposito non ha di fatto soppresso quel punto, ma l'ha abbreviato, rendendolo quasi inintelligibile. Alle mie rimostranze ha opposto che i francesi si sono lagnati anche della visione così com'è stata ridotta. Ho replicato che la storia non si cancella e che sarebbe stato bene che i francesi fossero stati messi in condizioni di rendersi conto dei sentimenti unanimi del popolo Italiano. Esposito ha tagliato infine il finale trionfale del film e non mi rendo proprio conto perché l'abbia fatto [] La sala era magnifica e gremita. Nessun incidente e applausi frequenti, in alcuni punti nutriti35.

Insomma, i tagli che avrebbe colpevolmente eseguito Esposito coincidevano con quelli suggeriti a suo tempo da Pignatti36. Questi, comunque, poté contare sull'appoggio pieno del commissario del Luce, il quale assicurò il «Caro Ambasciatore ed Amico» che avrebbe fatto conoscere agli Esteri «come certi addomesticamenti ad uso francese del film Camicia Nera» fossero da imputare «ad inconcepibili violazioni, da parte del Comm. Esposito, dei miei ordini e delle tue più autorevoli istruzioni»37.

A parte il clamoroso scaricabarile, la riuscita presentazione di Camicia nera a Parigi, seppur tanto dilazionata, costituì davvero un insperato successo, rimarcato anche dalle compiacenti parole di un giornalista del parigino "Temps", che descrisse la serata come «une petite victoire diplomatique dont nos amis italiens de Paris se montrèrent justement fiers»38. Infatti, fatta eccezione per alcune rappresentazioni organizzate negli anni seguenti a cura dei consolati italiani in Francia per le proprie collettività39, Camicia nera non ebbe nessun'altra occasione di essere presentato al pubblico francese.

Dopo i falliti tentativi di Esposito di vendere la pellicola oltralpe ­ e dopo che alla metà di giugno la guida della rappresentanza del Luce a Parigi era passata al successore designato, Giuseppe Collinucci ­ sembrò rinascere qualche speranza di vedere il film nelle sale cinematografiche francesi. Agli inizi di luglio, Gray comunicò all'ambasciatore la notizia della firma di una convenzione tra il Luce e i signori Giuseppe Testa e Guido De Giorgio «per la concessione in noleggio del film "Camicia Nera" per la Francia e le Colonie», commentando compiaciuto: «Si sarebbe così avverato il nostro sogno di far giungere il film del fascismo anche alle masse francesi»40. In realtà, all'avverarsi del «sogno» mancava ancora un importante tassello: il visto della censura francese. Alla notizia dell'effettiva conclusione del contratto per lo sfruttamento del film in Francia, Pignatti, cui era stato nuovamente richiesto di collaborare quale supervisore della «definitiva edizione francese», reagì avvertendo che bisognava «fare i conti con la Censura», che certamente avrebbe preteso «tagli importanti»41.

L'ambasciatore era stato addirittura ottimista: la strada per ottenere l'autorizzazione a proiettare il film in Francia si rivelò tutta in salita. Si scoprì infatti che, a seguito di una domanda presentata da Esposito alle autorità competenti sin dal marzo precedente, il film era già stato giudicato non idoneo alle proiezioni in sale pubbliche di spettacolo «per il suo carattere spiccatamente politico e ciò potendo dar luogo a manifestazioni da parte del pubblico»42. In ottobre ci si trovava ancora in una situazione di stallo, nonostante vari appelli inoltrati all'ufficio del controllo cinematografico dai concessionari del film. Frattanto, con il precoce esonero di Collinucci dalla guida dell'agenzia parigina, naufragava il progetto di Gray di rilanciare la rappresentanza del Luce, il cui rendimento era risultato, a detta del nuovo presidente dell'Istituto, Paulucci di Calboli Barone, «pressoché nullo»43.

A quel punto l'ambasciata stessa, nelle persone dell'incaricato d'affari e dell'addetto commerciale, fu chiamata a dare un valido aiuto alla pratica per conseguire il permesso di proiettare Camicia nera in Francia. Grazie a una prima sollecitazione, si riuscì così a ottenere un nuovo esame del film, fissato per il 28 ottobre. Inoltre il 10 novembre, quando ancora non erano giunte notizie, l'ambasciata consegnò un promemoria al direttore generale degli affari politici del Quai d'Orsay, per chiedere un intervento sul servizio competente al fine di sbrigare, per quanto possibile, le formalità relative al visto di censura44. La commissione per il controllo cinematografico visionò la pellicola il 25 novembre. In via riservata si seppe che alcuni membri avevano espresso parere sfavorevole, mentre altri avevano dichiarato che, fatti alcuni tagli, il film sarebbe potuto passare. Tuttavia, ormai giunti al gennaio 1934, non era stata ancora comunicata alcuna risposta ufficiale, anche se ufficiosamente si era saputo che il film non aveva ottenuto il permesso. Prontamente fu inviata una nuova nota al Quai d'Orsay, affinché autorizzasse il servizio di controllo cinematografico a condurre un ulteriore esame del film, prendendo atto della disponibilità del Luce a operare i tagli eventualmente ritenuti necessari. Grazie all'intervento del ministero degli Esteri francese il film fu così riesaminato45.

Tutte queste premure non servirono però a nulla: alla fine di febbraio Pignatti comunicò che, nonostante i tagli e le aggiunte apportati, la commissione aveva ancora una volta escluso il film dalle proiezioni in sale pubbliche di spettacolo «per il suo carattere spiccatamente politico». In via ufficiosa si era fatto sapere che avrebbe potuto ottenere il visto della censura se ridotto «a documentario», apportandovi cioè notevoli tagli. Ma a queste condizioni Pignatti espresse il parere di «rinunciare alla proiezione del film in Francia, piuttosto che mutilarlo nei suoi passaggi più importanti e togliergli anche ogni bellezza artistica»46. Dopo quasi un anno dall'uscita di Camicia nera, si consumava così fino in fondo il fallimento della tentata diffusione del film in Francia.

3. "Schwarzhemden": il pieno successo
a Berlino e nella Germania nazionalsocialista

Camicia nera giunse a Berlino in un momento del tutto particolare. Dopo la nomina di Hitler a cancelliere in gennaio e le elezioni politiche di marzo, i nazionalsocialisti si erano saldamente insediati alla guida del paese e procedevano a grandi passi alla costruzione della dittatura totalitaria. Nonostante le ben note rivalità e i numerosi contrasti di interesse tra l'Italia e la Germania, i due fascismi al potere cercarono in quei mesi punti di incontro e di contatto in vari campi, sulla base della ribadita affermazione dell'affinità ideologica dei propri sistemi47. Quindi, proprio le implicazioni politico-propagandistiche di Camicia nera, che in Francia ne avevano reso problematica e alla fine impossibile la circolazione, favorirono al contrario la sua diffusione in Germania. Qui, infatti, il "film del decennale" ottenne ampio riconoscimento sia sul piano politico, sia dal punto di vista commerciale.

Già alla fine di marzo, il direttore della sede di Berlino dell'Istituto Luce, Guido Parisch, scrisse che Goebbels, ministro per la Propaganda, aveva garantito che la direzione del partito nazionalsocialista avrebbe dato alle proiezioni di Camicia nera «il massimo appoggio» e «il suo protettorato». Ma Parisch riportò notizie lusinghiere anche sugli esiti delle trattative commerciali. Numerose case tedesche avevano avanzato «offerte importanti»; tra tutte aveva infine scelto quella della Europa-Film, del gruppo dell'importante casa di produzione Tobis, che già in passato aveva curato il lancio di due documentari Luce «con enorme vantaggio della nostra propaganda fascista». Alle cure della Tobis era stata affidata anche l'organizzazione della serata a inviti, da tenersi il giorno prima dell'uscita ufficiale del film, programmata, secondo i desideri della casa di produzione, per il 20 aprile, genetliaco di Hitler. Alla rappresentazione di gala, riferiva ancora Parisch, sarebbero stati invitati «il Governo tedesco, la Direzione del Partito e il Corpo Diplomatico Straniero, nonché la Colonia Italiana»48.

Qualche tempo prima della grande serata giunse nella capitale tedesca anche il direttore dell'Istituto Luce, il console Nicola Sansoni, il quale, insieme allo stesso Parisch, fu ricevuto da Hitler. Sansoni illustrò al cancelliere l'organizzazione del Luce e lo invitò personalmente alla prima rappresentazione di Camicia nera. Nei giorni seguenti, dopo aver visitato le principali istituzioni cinematografiche tedesche, ebbe un colloquio anche con Goebbels, con cui strinse accordi per lo scambio di pellicole tra i due paesi. In quell'occasione il ministro tedesco espresse il desiderio di compiere presto un viaggio nella capitale italiana, viaggio che, come è noto, realizzò alla fine di maggio49.

Nel favore di tali amichevoli relazioni fiorite anche in campo cinematografico, con uno slittamento di soli pochi giorni rispetto alla data prevista, la sera del 27 aprile fu presentata l'edizione tedesca di Camicia nera: Schwarzhemden. Il grande cinema di Berlino che ne ospitava le rappresentazioni, l'Ufa Palast am Zoo, era stato appositamente addobbato per l'avvenimento. L'ingresso dell'edificio era sovrastato da tre drappi che riproducevano la bandiera italiana, affiancata da quella tedesca e dal vessillo nazista. Il lungo muro alla destra dell'entrata presentava in basso quattro fasci littori posti ai lati di tre finestroni, mentre più in alto era occupato per tutta la lunghezza dal titolo del film scritto a grossi caratteri. Nella parte superiore, infine, compariva un grande pannello raffigurante un corteo di fascisti, che sventolavano bandiere italiane50.

La prima, riferì l'ambasciatore Vittorio Cerruti, era stata preceduta «da un'intensa preparazione di stampa e di pubblicità» a cura sia della società acquirente sia dell'Ufa, proprietaria del cinema, cosicché «a Berlino ed in tutta la Germania l'aspettativa era vivissima». L'apprezzamento del pubblico per la pellicola era stato notevole e aveva raggiunto il culmine «nel quadro del discorso di S. E. il Capo del Governo a Littoria», la cui traduzione fu proiettata in simultanea. La visione del film era stata preceduta dall'esecuzione di alcuni pezzi musicali ad opera della banda di un reggimento di ss, a cominciare da Giovinezza, «ascoltato in piedi dagli spettatori e vivamente applaudito». Fino all'ultimo momento si era aspettato l'arrivo di Hitler, il quale aveva garantito la sua presenza, alla fine mancata per l'insorgere di impegni imprevisti. In rappresentanza del governo era comunque intervenuto il ministro Goebbels, che si era congratulato con l'ambasciatore per il successo del film. L'edizione tedesca di Camicia nera, spiegava ancora il massimo diplomatico italiano in Germania, era il risultato di un «lavoro di adattamento» svolto sulla base delle indicazioni da lui stesso fornite, che egli aveva avuto cura di seguire con costanza durante la fase di attuazione tramite una persona di fiducia e il cui esito finale aveva personalmente controllato. Pertanto Cerruti poteva comunicare il suo pieno compiacimento per il risultato conseguito. «Lo scopo prefisso, cioè quello di mostrare gli elementi essenziali del film, adattandolo contemporaneamente al gusto del pubblico tedesco» gli sembrava «soddisfacentemente raggiunto»: ne erano prova «le critiche della maggiore stampa berlinese, tutte indistintamente favorevoli». Cerruti allegava infatti numerosi ritagli di articoli dedicati a Camicia nera apparsi su vari giornali tedeschi, tra cui la "Deutsche Allgemeine Zeitung" e l'"Angriff". In tutti erano diffusamente riportati i contenuti del film, su cui si esprimevano giudizi lusinghieri, insieme ad ampie descrizioni della grande partecipazione del pubblico, accorso in massa. Non mancavano riferimenti a possibili paralleli tra quanto era raccontato nella pellicola e la situazione vissuta allora dai tedeschi nel proprio paese51.

In effetti, le rappresentazioni di Camicia nera divennero in tutta la Germania un vero e proprio evento. Dopo Berlino, il film continuò il suo giro trionfale nelle altre città tedesche, a partire da Monaco, dove fu dato in contemporanea nei tre principali cinematografi, e la cui stampa, pure, non mancò di elevare alti elogi alla pellicola52.

4. Londra e la Gran Bretagna: la pellicola dimenticata

Se a Parigi si era tentato a lungo, seppur invano, di lanciare Camicia nera presso il pubblico francese, mentre a Berlino, e di riflesso in tutta la Germania, l'accoglienza per il film era stata la più calorosa, il caso di Londra ebbe uno sviluppo ancora diverso e per certi versi sorprendente, rappresentando, dal punto di vista delle velleità propagandistiche coltivate dal regime per Camicia nera, il caso più deludente. In Gran Bretagna, infatti, l'ipotesi di immettere il film nei circuiti commerciali per raggiungere il pubblico straniero ebbe vita breve. Ciò che sorprende in quanto si verificò oltremanica è soprattutto la gestione sommessa della questione, anche a paragone delle concitate vicende parigine e dell'ampia ufficialità delle rappresentazioni di Berlino. Il carattere tutto speciale impresso alla promozione di Camicia nera all'estero sembrò sfuggire completamente ai referenti dell'ambasciata italiana a Londra. Sulle due tappe indicate da Suvich per predisporre il lancio del film ­ la preparazione di un'edizione adatta al pubblico locale e l'organizzazione della serata di gala a inviti, entrambe garantite, seppur in contesti diversi, sia da Pignatti sia da Cerruti ­ l'ambasciata a Londra, allora guidata dall'ex ministro degli Esteri Dino Grandi, ebbe al contrario un atteggiamento totalmente defilato: non risulta infatti che abbia preso alcuna iniziativa. Anche la questione della valorizzazione commerciale del film non coinvolse l'ambasciata, che delegò totalmente il responsabile dell'agenzia Luce a Londra.

All'origine dovette esserci stato un difetto di comunicazione, o quantomeno un'incomprensione. Camicia nera fu infatti scambiato per una delle pellicole periodicamente spedite all'ambasciata dalla Direzione generale degli italiani all'estero, per permettere ai consolati e ai Fasci di organizzare proiezioni per le collettività nazionali, un settore di attività particolarmente incentivato in questi anni. Dunque il film di Forzano ebbe lo stesso identico trattamento di precedenti pellicole inviate a Londra a questo scopo, a partire da Guerra nostra nel 1931, passando per Discorso di S. E. il Capo del Governo a Torino, Anno ix e Decennalia nel 1932, per finire con Impianti idroelettrici in Italia e Viaggio di S. M. il Re in Eritrea, giunti nello stesso periodo di Camicia nera: dopo essere stato proiettato a Londra «a varie riprese» a cura del Fascio alla fine di aprile, fu messo a disposizione degli altri consolati italiani in Gran Bretagna per nuove rappresentazioni private destinate agli italiani all'estero53. Qualche tentativo di piazzare commercialmente il film fu tuttavia fatto. In luglio ­ scriveva ancora Grandi ­ la pellicola era depositata presso la cancelleria dell'ambasciata «a disposizione del rappresentante a Londra dell'Istituto "Luce" per trattative di vendita a Case e Agenti cinematografici locali», dopo, comunque, che alcune proiezioni erano già state effettuate a Londra, Oxford e Liverpool e altre ancora erano in programma a Manchester e Cardiff: una circostanza piuttosto inusuale, visto che, in una simile situazione di attesa per l'esito delle trattative commerciali, Camicia nera fu negata ai consolati italiani in Francia, che pure ne facevano pressante richiesta54.

L'attenzione per Camicia nera si riaccese alla fine del 1933, quando il nuovo presidente dell'Istituto Luce fece conoscere al ministero degli Affari esteri il desiderio di un'associazione culturale londinese, la Film Society, che organizzava proiezioni private di «filmi [sic] di vario genere con speciale riguardo a quelli che non hanno avuto l'autorizzazione della censura inglese per proiezioni pubbliche», di presentare la pellicola di Forzano. Il Luce si diceva ben disposto a effettuare l'invio, ma, essendo privo di fondi per la propaganda, domandava al ministero di assumersi le spese di trasporto e di dogana e anche quelle per il noleggio della pellicola, che l'Istituto non poteva esimersi dal richiedere55. Il capo di gabinetto Aloisi provvedeva immediatamente a informare Grandi, chiedendo un suo parere, anche riguardo al carattere dell'associazione richiedente. L'ambasciatore, oltre a dare rassicurazioni sulla serietà della Film Society, rivelava a questo punto quanto evidentemente non era noto né a Palazzo Chigi né all'Istituto Luce, e cioè che una copia di Camicia nera, trasmessa «tempo fa» dalla Direzione generale degli italiani all'estero «per proiezione alle Colonie Italiane nel Regno Unito», era tuttora a disposizione dell'ambasciata56. Messo al corrente del fatto, Paulucci di Calboli non si dimostrò per nulla sorpreso, ma anzi, oltre ad autorizzare la concessione della copia del film ancora a Londra all'associazione, ne approfittò per chiedere un interessamento dell'ambasciata affinché segnalasse «il nominativo di qualche ditta cinematografica inglese disposta ad acquistare la licenza per lo sfruttamento del film "Camicia Nera" in Inghilterra»57.

Dopo questa comunicazione, però, le tracce di Camicia nera si perdono di nuovo, per riapparire in modo casuale alcuni mesi dopo. Nell'ottobre 1934 il consolato generale a Glasgow diede notizia del grande successo ottenuto dalle proiezioni di Camicia nera e del documentario Roma monumentale. Pochi giorni dopo anche il consolato generale a Dublino maniestò l'intenzione di proiettare il film di Forzano, chiedendone una copia58. A occuparsi della questione era a quel punto Galeazzo Ciano, allora alla guida del sottosegretariato per la Stampa e la propaganda, che, nella sua Direzione generale per la propaganda, aveva ereditato la gestione del servizio di distribuzione delle pellicole per le collettività italiane all'estero59. Dimostrando maggior cognizione di causa dei suoi predecessori, persino dello stesso presidente del Luce, Ciano manifestò grande stupore alla notizia della libera circolazione di Camicia nera tra i consolati italiani d'oltremanica. Rilevando come per il film sussistessero «in taluni paesi, limitazioni derivanti da accordi particolari stipulati dall'Istituto Luce», chiese subito chiarimenti all'ambasciata60. La risposta fornita dal consigliere Leonardo Vitetti si poneva in linea con la gestione tutta dimessa riservata dalle autorità italiane a Londra alla vicenda Camicia nera sin dagli inizi, dando però anche un'importante notizia sulle sorti del film in Gran Bretagna:

Il locale Ufficio della "luce" mi ha assicurato che nessuna difficoltà si era verificata per la proiezione di "Camicia Nera" in Gran Bretagna. L'Ufficio anzidetto ha a suo tempo avviato trattative per la vendita della pellicola stessa ma ha dovuto interromperle nessuna casa britannica sembrando in definitiva disposta ad acquistare un film di carattere prettamente italiano e propagandistico per il quale questo pubblico non poteva avere un interesse diretto61.

Insomma, nonostante tutte le sue peculiarità, anche il caso inglese confermava nei suoi esiti quanto già appurato nel caso francese: l'assoluta non commerciabilità in paesi democratici di una pellicola di propaganda fascista quale era Camicia nera.

Dopo il preciso richiamo di Ciano, anche l'esemplare inviato in Gran Bretagna rientrava definitivamente in Italia, senza aver mai raggiunto i circuiti commerciali britannici. Quelle «grandi folle» che anche all'estero, secondo Gray, avrebbero risposto «con la pienezza del cuore» al «film del decennale», nei fatti, nei due principali paesi europei cui il film era destinato, non ebbero neanche l'opportunità di vederlo.

Note

1. La voce del mondo, in "L'Eco del cinema", xi, n. 113, aprile 1933, p. 1.

2. Cfr. Il film della passione fascista, in "La Tribuna", 5 marzo 1933, p. 6; C. D'Errico, Camicia Nera: film della Guerra e della Rivoluzione, ivi, 21 marzo 1933, p. 6; Il film dell'Italia fascista. "Camicia Nera", in "La Stampa", 7 marzo 1933, p. 5; M. Gromo, Il film del Decennale. "Camicia Nera", ivi, 24 marzo 1933, p. 3; F. Sacchi, Camicia Nera il film del Decennale, in "Corriere della sera", 21 marzo 1933, p. 3; La vivissima attesa per "Camicia Nera", in "Il Messaggero", 14 marzo 1933, p. 3; Camicia Nera: film del Decennale, ivi, 23 marzo 1933, p. 3; "Camicia Nera" il film del Decennale. L'epopea italiana dal 1914 al 1932, in "Il Giornale d'Italia", 21 marzo 1933, p. 5.

3. Cfr. Ph. V. Cannistraro, La fabbrica del consenso. Fascismo e mass media, Laterza, Roma-Bari 1975, pp. 287-8; J. A. Gili, Stato fascista e cinematografia. Repressione e promozione, Bulzoni, Roma 1981, p. 86, ed E. G. Laura, Le stagioni dell'aquila. Storia dell'Istituto Luce, Ente dello spettacolo, Roma 2000, pp. 74-8. Analisi critiche del film in M. Argentieri, L'occhio del regime. Informazione e propaganda nel cinema del fascismo, Vallecchi, s. l. 1979, pp. 87-92, e G. P. Brunetta, Storia del cinema italiano. Il cinema del regime 1929-1945, vol. ii, Editori riuniti, Roma 1993, pp. 131-2. Su Forzano cfr. la voce di A. Cimmino in Dizionario biografico degli italiani, vol. 49, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma 1997, pp. 262-5.

4. Laura, Le stagioni dell'aquila, cit., p. 74.

5. P. Minghetti, Lo "scandalo" di "Camicia Nera", in "Immagine. Note di storia del cinema", iii, 1984, n. 2, pp. 20-7, p. 21.

6. Sacchi, Camicia Nera il film del Decennale, cit.

7. Le solenni manifestazioni romane. Il film "Camicia Nera" proiettato in 22 città, in "Il Popolo d'Italia", 23 marzo 1933, p. 1.

8. Il film della passione fascista, cit., e Il film dell'Italia fascista, cit.

9. Cfr. F. Savio, Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943), Sonzogno, Milano 1975, pp. 51-2; Gili, Stato fascista e cinematografia, cit., p. 86; Brunetta, Storia del cinema italiano, cit., vol. ii, pp. 132-3; Laura, Le stagioni dell'aquila, cit., p. 76, e anche Minghetti, Lo "scandalo" di "Camicia Nera", cit., p. 21. Non riporta la notizia, invece, Argentieri, L'occhio del regime, cit.

10. Brunetta, Storia del cinema italiano, cit., vol. ii, pp. 132-3.

11. Cfr. Laura, Le stagioni dell'aquila, cit., p. 77; sulle contrastate vicende produttive del film cfr. anche Minghetti, Lo "scandalo" di "Camicia Nera", cit. Su Gray si veda la voce di G. Sircana in Dizionario biografico degli italiani, vol. 58, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma 2002, pp. 778-60.

12. La vivissima attesa per "Camicia Nera", cit.

13. Cfr. B. Garzarelli, Fascismo e propaganda all'estero: le origini della Direzione generale per la propaganda (1933-1934), in "Studi Storici", xliii, 2002, n. 2, pp. 477-520. Mi sono occupata più estesamente dell'organizzazione della propaganda all'estero nel regime fascista nel volume di prossima uscita per le Edizioni dell'Orso di Alessandria, dal titolo "Parleremo al mondo intero". La propaganda del fascismo all'estero, in cui presento i risultati delle ricerche condotte per il dottorato in Storia dell'Italia contemporanea (Università degli studi Roma Tre, Dipartimento di studi storici, geografici e antropologici, xiii ciclo).

14. Con esiti, come vedremo più avanti per il caso di Parigi, abbastanza deludenti. In proposito si veda anche Archivio centrale dello Stato (acs), Ministero della Cultura popolare (Mcp), Gabinetto, b. 9, fasc. 50 "Istituto nazionale 'Luce'", Relazione a S. E. il Capo del Governo del presidente dell'Istituto Marchese Paulucci di Calboli Barone, Roma, 31 marzo 1934, cc. 23-6.

15. La vivissima attesa per "Camicia Nera", cit.

16. acs, Mcp, Direzione generale per la propaganda (Dgp), b. 68, fasc. "Invio di films in Francia. Itinerario n. 7", sottofasc. 3, telespresso di Suvich alle ambasciate italiane a Berlino, Londra, Parigi, 24 marzo 1933. Cfr. anche ivi, la lettera di Gray a Suvich, 23 marzo 1933.

17. Archivio storico del ministero degli Affari esteri (asmae), Rappresentanza italiana in Francia (1861-1950) (Francia), b. 215, fasc. "Istituto nazionale 'Luce' (con documenti di anni seguenti)", sottofasc. "Anno 1933. Istituti. Istituto Nazionale 'Luce' (Film 'Camicia Nera')", lettera di Gray a Pignatti, 10 marzo 1933.

18. Ivi, lettera di Pignatti a Gray, copia, 17 marzo 1933.

19. Cfr. acs, Mcp, Dgp, b. 68, fasc. cit., sottofasc. 3, telegramma personale di Pignatti ad Aloisi, 19 marzo 1933.

20. Ivi, telegramma posta di Pignatti al ministero degli Affari esteri, 28 marzo 1933.

21. Ivi, b. 77, fasc. "Materiale vario di propaganda in Francia", telegramma di Pignatti al ministero degli Affari esteri e al commissario straordinario dell'Istituto Luce, 5 aprile 1933, e telegramma di Suvich a Pignatti, 9 aprile 1933. Gran parte della documentazione raccolta in questo fascicolo è conservata in copia anche in asmae, Francia, b. 215, fasc. cit., sottofasc. cit.

22. acs, Mcp, Dgp, b. 77, fasc. cit., telegramma di Pignatti al ministero degli Affari esteri, 20 aprile 1933, e telegramma posta di Pignatti al ministero degli Affari esteri, 22 aprile 1933.

23. asmae, Francia, b. 215, fasc. cit., sottofasc. cit., telegramma di Pignatti al ministero degli Affari esteri, copia, 26 aprile 1933.

24. acs, Mcp, Dgp, b. 77, fasc. cit., telegramma di Pignatti al ministero degli Affari esteri, 10 maggio 1933.

25. Ivi, telegramma posta di Pignatti al ministero degli Affari esteri, 10 maggio 1933, con allegata la copia di una lettera di Esposito, datata 9 maggio 1933. Sulla lettera di Pignatti è presente il visto di Mussolini. L'originale della lettera di Esposito, indirizzata all'ambasciatore, è conservato in asmae, Francia, b. 215, fasc. cit., sottofasc. cit.

26. Ivi, copia della lettera di Esposito a Gray, 2 maggio 1933, allegata alla lettera di Esposito a Pignatti, 2 maggio 1933.

27. Lettera di Esposito, 9 maggio 1933, cit.

28. Telegramma posta di Pignatti, 10 maggio 1933, cit.

29. asmae, Francia, b. 215, fasc. cit., sottofasc. cit., telegramma di Esposito all'Istituto Luce, copia, 12 maggio 1933.

30. Ivi, lettera di Esposito a Pignatti, 23 maggio 1933.

31. Ivi, lettera di Esposito a Pignatti, 31 maggio 1933.

32. acs, Mcp, Dgp, b. 77, fasc. cit., telegramma di Pignatti al ministero degli Affari esteri, gabinetto e Direzione generale degli italiani all'estero, 31 maggio 1933.

33. Ivi, telegramma di Pignatti al ministero degli Affari esteri, gabinetto e Direzione generale degli italiani all'estero, 8 giugno 1933.

34. Ivi, b. 68, fasc. cit., sottofasc. 3, lettera di Gray a Suvich, 24 giugno 1933.

35. Ivi, copia della lettera di Pignatti a Gray, 20 giugno 1933, allegata alla lettera di Gray a Suvich, 24 giugno 1933, cit.

36. Oltre al telegramma di Pignatti, 5 aprile 1933, cit., cfr. anche il seguente appunto dell'ambasciata, s.d., intitolato Tagli eseguiti: «1°. ­ Scena a tunisi. Tagliato da "negri 10 franchi" fino dove escono dalla stanza. 2°. ­ Scena del discorso del duce a littoria tagliato il passaggio delle navi da guerra e ripreso il discorso dalla parola "ora". 3°. ­ La seconda visione della carta geografica riguardante il patto di Londra e Versailles sarà pure soppressa» (asmae, Francia, b. 215, fasc. cit., sottofasc. cit.).

37. Ivi, lettera di Gray a Pignatti, 24 giugno 1933.

38. acs, Mcp, Dgp, b. 68, fasc. cit., sottofasc. 3, L'Italie à Paris, articolo del "Temps" del 25 giugno 1933, allegato al telegramma posta di Pignatti al ministero degli Affari esteri, 26 giugno 1933.

39. Cfr. ad esempio asmae, Francia, b. 215, fasc. cit., sottofasc. cit., telespresso del console italiano a Lione al sottosegretariato per la Stampa e la propaganda, 8 gennaio 1935, e telespresso del console italiano a Strasburgo al ministero per la Stampa e la propaganda, 12 maggio 1936.

40. Ivi, lettera di Gray a Pignatti, 7 luglio 1933. Per la sostituzione di Esposito cfr. ivi, lettera di Pignatti al console a Parigi Silvio Camerani, copia, 4 luglio 1933.

41. Ivi, lettera di Gray a Pignatti, 12 luglio 1933, e lettera di Pignatti a Gray, copia, 20 luglio 1933.

42. Ivi, lettera dell'incaricato d'affari dell'ambasciata, F. Fransoni, a Paulucci di Calboli Barone, copia, 11 ottobre 1933; cfr. anche ivi, Promemoria per il R. Incaricato di Affari, 10 ottobre 1933. Da agosto Paulucci di Calboli Barone era il nuovo presidente dell'Istituto Luce (Laura, Le stagioni dell'aquila, cit., pp. 92-3).

43. asmae, Francia, b. 215, fasc. cit., sottofasc. "Italia. Istituti. Istituto Nazionale Luce (Sezione di Parigi)", lettera di Paulucci a Pignatti, 21 ottobre 1933. Nuove speranze si riponevano nel successore Fausto Aloisi, incaricato su segnalazione di Pignatti.

44. Cfr. ivi, sottofasc. "Anno 1933", cit., lettera di Fransoni al ministero degli Affari esteri, copia, 24 ottobre 1933, e Aide-memoire, Paris, le 10 novembre 1933.

45. Cfr. ivi, appunto del consigliere commerciale, 1° dicembre 1933; lettera di Pignatti al ministero degli Affari esteri, copia, 23 gennaio 1934; promemoria, Paris, le 23 janvier 1934, e lettera del Ministère des Affaires Etrangères, Direction politique, all'ambasciata italiana a Parigi, 9 febbraio 1934.

46. Ivi, lettera di Pignatti al ministero degli Affari esteri, copia, 24 febbraio 1934.

47. Cfr. J. Petersen, Hitler e Mussolini. La difficile alleanza, Laterza, Roma-Bari 1975, pp. 111 ss.

48. acs, Mcp, Dgp, b. 91, fasc. "Invio di films in Germania", sottofasc. 3, copia della lettera di Guido Parisch a Cerruti, 28 marzo 1933, allegata al telespresso di Cerruti al ministero degli Affari esteri, 30 marzo 1933.

49. Il Direttore della Luce a Berlino, in "L'Eco del cinema", xi, n. 114, maggio 1933, pp. 2-3. L'articolo riferiva anche che tra il Luce e l'Ufa era stata conclusa una convenzione secondo cui da quel momento «le visioni della settimana sonora verranno riportate nella versione originale in entrambi i Paesi, a integramento reciproco del proprio giornale cinematografico». Sui rapporti tra Italia e Germania in campo cinematografico, dalla fine degli anni Venti alla Seconda guerra mondiale, cfr. M. Argentieri, L'asse cinematografico Roma-Berlino, Edizioni Libreria Sapere, Napoli 1986.

50. La descrizione è tratta dalle foto pubblicate dal "Legionario", n. 20, 20 maggio 1933, p. 18, a commento dell'articolo di R. di Brancaleone, Camicia Nera a Berlino.

51. acs, Mcp, Dgp, b. 91, fasc. cit., sottofasc. 3, telespresso di Cerruti al ministero degli Affari esteri, 2 maggio 1933. Sul successo, anche di stampa, della presentazione di Camicia nera a Berlino cfr. pure Entusiastico successo della prima visione di "Camicia Nera" a Berlino, ed Entusiastici commenti tedeschi per il film "Camicia Nera", in "Il Messaggero", 28 aprile 1933, p. 1, e 29 aprile 1933, p. 7.

52. Cfr. Vivo successo di "Camicia Nera" nei cinematografi di Monaco, in "Il Messaggero", 4 maggio 1933, p. 1.

53. acs, Mcp, Dgp, b. 118, fasc. "Invio di films in G. Bretagna", telespresso di Dino Grandi al ministero degli Affari esteri, 6 luglio 1933. Sulle attività dei Fasci italiani in Gran Bretagna in questi anni, cfr. C. Bandoli, I Fasci italiani all'estero e l'educazione degli italiani in Gran Bretagna (1932-1934), in "Studi emigrazione", xxxvi, 1999, n. 134, pp. 243-81.

54. Cfr. asmae, Francia, b. 215, fasc. cit., sottofasc. "Anno 1933", cit., telespresso della Direzione generale degli italiani all'estero al consolato a Chambery e, per conoscenza, all'ambasciata a Parigi, 19 maggio 1933, e lettera di Collinucci alla direzione dell'Istituto Luce, copia, 1° luglio 1933.

55. acs, Mcp, Dgp, b. 119, fasc. "Film Society di Londra", lettera di Paulucci di Calboli al ministero degli Affari esteri, 18 dicembre 1933.

56. Ivi, telespresso di Aloisi all'ambasciata a Londra, 8 gennaio 1934, e telespresso di Grandi al ministero degli Affari esteri, 31 gennaio 1934. Quanto scrive Grandi conferma con tutta evidenza il fraintendimento sorto sulla destinazione di Camicia nera.

57. Ivi, telespresso della Direzione generale degli italiani all'estero all'Istituto Luce, 3 marzo 1934; lettera di risposta di Paulucci di Calboli, 11 marzo 1934, e telespresso della Direzione generale degli italiani all'estero all'ambasciata a Londra, 21 marzo 1934.

58. Cfr. ivi, fasc. "Invio di films in G. Bretagna. Itinerario n. 15", sottofasc. 4, telespresso del consolato generale a Glasgow al ministero degli Affari esteri, 29 ottobre 1934, e telegramma di Ciano a Londra, copia, 10 novembre 1934.

59. Cfr. ivi, sottofasc. 5, telespresso di Ciano all'ambasciata a Londra, copia, 21 settembre 1934.

60. Ivi, sottofasc. 4, telespresso di Ciano all'ambasciata a Londra, copia, 19 dicembre 1934.

61. Ivi, telespresso di Vitetti al sottosegretariato per la Stampa e la propaganda, 1° gennaio 1935.