Introduzione

di Emma Fattorini

I due articoli che proponiamo in questa sezione fanno parte di un più ampio progetto di ricerca dal titolo: Relazioni eccellenti. Uomini e donne nella religiosità novecentesca. Questo progetto è promosso dai Dipartimenti di Storia delle tre Università di Roma e coinvolge anche personalità non appartenenti al mondo accademico, studiose e protagoniste di queste stesse relazioni, come, tra le altre, Romana Guarnieri e Paola Gaiotti, che per età e biografie hanno vissuto in prima persona molte delle vicende che sono oggetto delle nostre ricerche.

Una prima ragione di interesse di questo progetto, infatti, è quello di mettere a confronto almeno tre generazioni di studiosi/e: docenti, testimoni e giovani studiosi/e si incontrano a partire da interrogativi suscitati dalle diverse sensibilità generazionali, ma con un confronto diretto con le fonti e la memoria dei protagonisti. Archivi e archivi della memoria sono, infatti, il fulcro di queste ricerche che in grande parte si rifanno a fonti del tutto inedite.

Riteniamo che mettere al centro della ricerca il tema della relazione sia oggi una delle piste più significative, oltre che originale e poco indagata, per comprendere il contributo e la presenza femminile nella storia del cattolicesimo otto-novecentesco. Il tema dell'amicizia, che nell'antichità classica vedeva la complicità maschile nella dimensione guerriera e politica e quella femminile nella sfera della domesticità e del privato, trova un momento di particolare ricchezza nel rapporto tra uomo e donna nel primo romanticismo tedesco. Una vera e propria miniera per cogliere l'affermarsi delle identità di genere in età moderna, quando attraverso scienza, filosofia e letteratura, prende corpo un'affascinante spiritualità femminile che, a differenza del tardo romanticismo ottocentesco, non proporrà l'amicizia tra uomo e donna nelle vesti estenuate e sentimentaleggianti di una divisione dei ruoli secondo gli stereotipi conservatori. «La fragilità femminile ­ scrive Claudia Mancina che ha condotto degli studi molto interessanti sull'argomento ­ e la volontà di dominio maschile non corrispondono affatto, secondo gli autori del tempo, a differenze naturali tra i due sessi». (C. Mancina, Oltre il femminismo, il Mulino, Bologna 2002, p. 35).

«Cosa c'è di meno accettabile nella nostra etica, nelle nostre opinioni e nella nostra arte migliore, della femminilità esagerata, che cosa c'è di peggio di una mascolinità esasperata?», scriveva Friedrich Schlegel. Lo spirito di quella cultura consisteva dunque nel «favorire lo sconfinamento reciproco dei ruoli per realizzare una femminilità autosufficiente e una mascolinità mite e tranquilla». L'amicizia tra uomo e donna può sconfinare nel sentimento amoroso delle Affinità elettive di Goethe così come nei disegni luciferini delle Liaisons dangereuses ma in entrambi i casi si è raggiunta una parità tra uomo e donna nella sfera intima e spirituale. Parità nella vita interiore che non corrisponde alla parità pubblica e politica che si raggiungerà non per la via romantica ma per quella illuministica, strada maestra dei diritti, dell'uguaglianza che porterà al suffragismo e alle conquiste novecentesche della cittadinanza. La via romantica è dunque quella dell'interiorità, quella della differenza femminile tutta giocata sull'intimità delle proprie relazioni, luogo privilegiato di inveramento e di esaltazione della sua densità e della sua funzione morale.

Non c'è dubbio che questa radicale parità sul piano interiore abbia avuto la sua origine fondante nel cristianesimo. Il fatto che «non ci sia più né uomo né donna, né schiavo né libero davanti a Dio», come si legge nel Nuovo Testamento, afferma un'uguaglianza radicale perché ne è garante una paternità che trascende i generi.

È interessante vedere come questa parità interiore che si declina nell'epoca moderna anche in termini laici sia, e fino a che punto, debitrice della tradizione religiosa, quale sia la fenomenologia di questo incontro, quale sia stato lo specifico del contributo religioso e via dicendo. È questo un percorso studiato nella storia medioevale e moderna (pensiamo alle grandi coppie mistiche e monastiche o alle relazioni femminili con i direttori spirituali ecc.), ma decisamente poco studiata nell'età contemporanea.

Sembrerebbe, si potrebbe dire così, più facile stabilire i contorni di alcune grandi coppie celebri del lontano passato piuttosto che di quelle più vicine a noi: è stato studiato come ci sia, nella mistica di Teresa d'Avila rispetto a quella di Giovanni della Croce, una maggior messa in gioco del corpo o come nei corrispettivi fondatori e fondatrici prevalgano, soprattutto nell'agiografia, alcuni tratti "più femminili". In S. Scolastica, ad esempio, una minor rigidità sulle regole rispetto a S. Benedetto quando il santo fa visita al monastero femminile e, sorpreso da un temporale, non riesce a tornare in orario nel monastero maschile. Un altro momento di intimità eccellente è il sogno che si narra di S. Chiara su S. Francesco. Un sogno fusionale in cui S. Chiara succhia da S. Francesco un seno turgido di latte. E tante altre narrazioni agiografiche si possono ritrovare nella storia antica e moderna.

Credo che sia ormai giunto il tempo di un rinnovamento profondo dell'approccio alla storia della religiosità femminile contemporanea non più come oggetto di studio separato, ma che prende luce e illumina a sua volta, con le sue enormi, anche se spesso sotterranee, influenze, le stesse, diverse spiritualità maschili novecentesche. Non è certo un novità che le donne, alleate con le istituzioni ecclesiastiche nel progetto intransigente, per arginare gli effetti corrosivi della secolarizzazione, abbiano svolto un'influenza molto forte nel contenere la scristianizzazione dei settori maschili, in primo luogo in famiglia con i mariti e i figli.

Ora si tratta di indagare come le specifiche "virtù" della religiosità femminile influiscano e in che direzione sulla spiritualità maschile, sia in situazioni collettive ma più spesso in relazioni private, alcune di particolare rilievo anche pubblico, altre restate rigorosamente intime.

In primo luogo è stato studiato il contributo pratico-fattivo femminile, da quello quasi ancillare delle suore e delle missionarie rispetto ai sacerdoti ­ penso per tutte all'ordine della Consolata di Torino ­ a quello emblematicamente rappresentato da Armida Barelli, "cassiera", ma ben di più, dell'Università Cattolica. «Lei non è fatta per la contemplazione ­ la redarguiva Padre Gemelli ­ lei cucirà le nostre opere».

In secondo luogo ­ opposto e complementare al primo ­ è stata ancor più sottolineata una qual spiritualità intimistica e mariana, mistica e sentimentale, molto idealizzata, in sostanza spesso svalorizzata quando non temuta. «Più una donna è donna e più è vicina a Dio» scriveva l'autrice della Femme eternelle, la von Le Fort, suggerendo l'idea romantica di uno speciale rapporto tra donna e Dio. Se ne concluderebbe che dal femminile avviene un'intercessione tutta particolare, più intima e sicura per il cammino interiore di avvicinamento a Dio. La donna, nelle vesti di una rinnovata Beatrice, diventa il tramite più efficace di conversione: emblematico il rapporto tra Clemente Rebora e Adelaide Coari che lo condurrà alla conversione.

Oltre a indagare questi contributi specifici sarebbe tempo ormai di ricostruire il debito che tanti uomini di fede hanno contratto nell'aver incontrato alcune donne nel loro cammino interiore. Un dato che accomuna tante di queste figure femminili è la straordinaria capacità e curiosità nell'intrecciare rapporti con persone e situazioni tra loro assai diverse. Valga per tutte, emblematica di questo modello femminile novecentesco, la vicenda di suor Maria di Campello, vero centro e snodo di relazioni mondiali. Intima amica di Ernesto Buonaiuti, il sacerdote capofila dei modernisti italiani, sarà sospettata ella stessa di eterodossia. Ciò che le viene imputato è anche di non scegliere un'inquadratura canonica per le donne raccolte intorno al suo eremo, distante, protetto, nascosto, ma da cui passa "il mondo", come è stato molto bene ricostrui- to in un'ottima biografia spirituale (R. Morozzo della Rocca, Maria dell'eremo di Campello. Un'avventura spirituale nell'Italia del Novecento, Guerini e Associati, Milano 1999). Rapporti di amicizia con don Primo Mazzolari, Ambrogio Donini, padre Davide Maria Turoldo, don Giuseppe De Luca e, fuori dall'Italia, con Gandhi e Schweitzer.

Una vocazione a essere irradiazione di rapporti è ben presente nella stessa figura di don De Luca che diventa punto di incontro di straordinarie figure femminili che entrano in relazione tra loro tramite lui. Ne scrive qui Vanessa Roghi, dottoranda presso l'Università di Cagliari, che sta studiando la figura di una di queste donne, la prima che don Giuseppe incontra e che non abbandonerà mai pur tra mille allontanamenti, Angela Zucconi.

Ma noi ci vogliamo occupare anche di come queste influenze e rapporti abbiano pesato nelle associazioni cattoliche, di come cioè si sia giunti, attraverso quali tensioni, alle organizzazioni miste. E quanto queste abbiano sviluppato una cultura della parità, sempre preziosa nella tradizione cattolica, a prezzo però di impoverire la più efficace espressione autonoma delle donne.

Cristina Luccioli ci offre qui un'interessante sintesi della sua brillante tesi sull'emblematico caso di scontro all'interno dell'Azione cattolica intorno alla prorompente e prepotente figura di Armida Barelli che volle accorpare la componente femminile della fuci nell'Azione cattolica femminile, destando più di una opposizione.

Si tratta ­ per concludere ­ di ribaltare in parte l'ottica con cui abbiamo studiato il problema fino ad ora: non più solo vedere cosa le donne hanno dato alla Chiesa e alla religiosità novecentesca, ma quanto il mondo religioso maschile sia cambiato nell'incontro con loro. Non solo quanto le donne ritrasmettessero fuori, di ciò che apprendevano nei confessionali, ma di come i confessori ­ fossero eccellenti preti come don De Luca o semplici parroci di provincia ­ abbiano finito con il modificare la loro antropologia, prima che la loro teologia, la comprensione del mondo secolarizzato nell'ascoltare la saggezza pratica e, insieme, il rigore spirituale di tante donne.