Marta Bizcarrondo

 

IL PARTITO COMUNISTA DI SPAGNA E IL FRONTE POPOLARE: APPUNTI STORIOGRAFICI

 

 

Il primo problema da esaminare � quello delle fonti. Con l'instaurazione della democrazia sono stati rimpatriati molti documenti del PCE sparsi per l'Europa, mentre da Mosca � giunta una serie interminabile di microfilms che riproduce i documenti del partito conservati negli Archivi della Terza Internazionale. Secondo la versione pi� accreditata, gli archivi del partito lasciarono la Spagna nel gennaio del 1939 su iniziativa del bulgaro Miniev/Stepanov ("Moreno" per il partito spagnolo), partendo da Barcellona su di un camion che arriv� a Figueras nel mese di febbraio e che venne poi requisito dalle autorit� francesi. Qui se ne perdono le tracce. Dei documenti conservati a Madrid molti vennero bruciati durante il periodo della Giunta Casado, alcuni caddero ih mani franchiste: ne fanno fede gli incartamenti comunisti che riguardano Madrid, che oggi possono essere consultati nella Sezione Guerra Civile dell'Archivio Storico Nazionale di Salamanca, e diverse serie di documenti di Bilbao e Barcellona. Una parte dei documenti comunisti sequestrati, riguardanti Madrid, � finita, per ragioni a noi ignote, non a Salamanca ma al Servizio Storico Militare di Madrid, dove � possibile consultare,per esempio,i documenti riguardanti la Radio Sur della capitale.

Comunque sia, il fondo organico centrale non � stato ancora localizzato, per cui i fondi di Mosca continuano ad essere della massima importanza. II fatto � che, in parte per ragioni note (l'impossibilit� di insultare fondi riguardanti due partiti senza il permesso esplicito di entrambi, come avviene per i resoconti decisivi dei delegati/tutori dell'Internazionale, primo fra tutti l'argentino Codovilla), e in parte per cause incerte (forse il desiderio di non rivelare dati su situazioni giudicate pregiudizievoli per l'immagine storica del partito), i fondi riprodotti dai microfilms di Mosca, presentano grandi lacune e, fatto pi� grave, loro significativit� diminuisce notevolmente dal 1934 in poi.

Ricordiamo che negli anni Sessanta la Commissione incaricata di redigere lo studio su Guerra y Revoluci�n en Espana, 1936-1939, presieduta da Dolores Ibarruri e formata da Manuel Azcarate, Luis Balaguer, Antonio Cord�n, Irene Falc�n e Jos� Sandoval, ha lavorato, praticamente senza restrizioni, nell'Archivio dell'Istituto di Marxismo‑Leninismo del Comitato Centrale del PCUS. Non resta che augurarci che i cambiamenti i corso nella politica culturale sovietica permettano un sensibile ampliamento dei fondi dell'Internazionale relativi al PCE.

Attualmente, gli archivi di cui si dispone e le fonti emerografiche consentono di riunire informazioni sufficienti per lo studio del partito comunista da un punto di vista della sociologia politica ed anche in rapporto ai mutamenti di strategia avvenuti tra il 1930 e il 1933. Qualcosa di simile succede per gli anni Venti, il cui studio risente forse pi� della scarsit� di fonti che della scomparsa dei documenti. La situazione diventa per� assai pi� incerta a partire dalla fine del 1933 e il blackout avvolge l'ambito del le grandi decisioni riguardanti la guerra civile. Ecco quindi che per il periodo tra il 1934 e il 1939, proprio quello di cui ci occupiamo, � possibile stilare solo un bilancio provvisorio dato che per la dipendenza del PCE dalla "Casa", i dibattiti e le principali informazioni che consentirebbero di valutare la svolta del Fronte popolare e l'applicazione della politica frontista restano per il momento esclusi dal campo visivo degli storici. Affrontiamo quindi il tema del significato del periodo e la discussione sulle interpretazioni storiografiche apparse nel corso di quest'ultimo decennio con questa riserva di fondo.

Certo, non si intende dimenticare il valore complementare di quelli che potremmo chiamare i "fondi di requisizione", perch� composti dai documenti sequestrati durante l'avanzata franchi�sta nella guerra civile. Si tratta dei fondi della Sezione Guerra Civil dell'Archivio Storico Nazionale di Salamanca (in prece�denza, fondi politico‑sociali dell'Archivio per la repressione della Massoneria e del Comunismo) e Guerra de Liberaci�n Nacional. Zona Roja del Servizio Storico‑Militare di Madrid. Si fa qui riferimento ad entrambi, bench� l'importanza del primo archi�vio sia decisamente superiore, perch� alcuni fondi sono stati di�visi, finendo in uno o nell'altro archivio per puro caso nell'eser�cizio del diritto di conquista (anche se non � da escludere che, talvolta, il mancato invio di un maggior numero di documenti a Salamanca si debba solo a trascuratezza). Sono fondi documen�tali condizionati in forte misura dalla loro stessa origine: quella, cio�, di creare le basi documentarie della repressione. Per que�sto, i nomi delle persone che appaiono in ogni documento sono sottolineati con croci e colori diversi, senza che ci sia dato cono�scere cosa significavano il rosso o il blu, se dipendesse dal fatto di apparire nella lista di coloro che davano contributi al Socorro Rojo Internacional o di aver inviato una lettera a un gudari (sol�dato basco) al quale le carte erano state sequestrate. Nel no�vembre del 1935, molto prima di iniziare la sollevazione, Franco aveva definito il suo obiettivo come la realizzazione di una "operazione chirurgica" (la Cruzada verr� pi� tardi) e i fondi di Salamanca avevano lo scopo di rendere possibile tale missione. Ecco perch� si conservavano documenti "con rojo dentro", ossia documenti con nomi riconoscibili e che potessero poi essere ri�cercati, e, d'altra parte, � questo il motivo per cui a Salamanca si fecero arrivare quei fondi che non erano stati eliminati in previ�sione dell'arrivo delle truppe di Franco. Cos� , per esempio, si conservano a Salamanca i fondi della Casa del Popolo socialista di Madrid (quelli che non sono rimasti presso il Servizio Storico Militare, come succede per la Agrupaci�n Socialista Madrilena, i cui documenti sono divisi tra le due sedi archivistiche), mentre i fondi comunisti riguardanti Madrid sono secondari. Diverso � il caso del Partito Comunista di Euzkadi, la cui documentazione, distrutta solo in parte, ha delle "sopravvivenze" che ci hanno permesso, per esempio, di recuperare gli atti del suo Primo Congresso, celebrato nel 1935. Siamo comunque in presenza di fondi imprescindibili per qualsiasi tipo di analisi realizzata da una prospettiva di sociologia politica e che inoltre offrono ele�menti sparsi di grande interesse per lo studio dell'evolversi della politica generale o regionale, anche se rimangono sempre dei vuoti ‑ salvo rare eccezioni ‑ quando si tratta delle riunioni in�terne delle direzioni.

Altri archivi, molto interessanti per ricostruire la storia del movimento operaio spagnolo del XX secolo, sono invece secon�dari per quanto riguarda il PCE. E' il caso, per esempio, dell'In�ternational Instituut voor Sociaale Geschiedenis di Amsterdam. I fondi della Fondazione Pablo Iglesisas consentono di verificare il versante socialista sugli interessanti temi dell'unit� di azione e della gestazione del Fronte popolare.

2. Il PCE � stato oggetto, gi� prima del 1936, di uno studio pionieristico di interesse non trascurabile. Si tratta del libro EI comunismo en Espana, pubblicato nel 1935 da Enrique Mator�ras, ex segretario del CC della Giovent� Comunista. I� autore era stato l'uomo di fiducia di Jos� Bullejos, segretario generale del partito, e la sua ottima conoscenza dell'organizzazione � ri�flessa nella struttura dell'opera. Abbandonata la militanza co�munista egli pass� nelle file cattoliche, e il libro vuole essere un contributo al suo nuovo credo. Egli ha scritto anche un opusco�lo, De comunista a cat�lico, in cui narra la sua traiettoria inizia�ta come venditore di giornali in un caff�, seguita dalla militanza comunista e culminata nel recupero della fede religiosa. Mator�ras pensa la sua cronaca delle attivit� del comunismo spagnolo in termini di denuncia di una minaccia per la pace sociale del paese. Dobbiamo dire che, secondo quanto ci � stato riferito da un suo parente, questo gli � costata la vita perch�, dopo il lu�glio del 1936, venne imprigionato e giustiziato. Tre citazioni sui comunisti tratte da questo opuscolo ci aiutano a capire le finali�t� di Matorras:

 

"E' giunto il momento di strappare la maschera ipocrita dietro la quale si nascondono e presentano la loro faccia, piena di marciume agli oc�chi del popolo, agli occhi di quella stessa classe operaia la cui miseria sfruttano per innalzarsi, sbattendo loro in faccia ci� che realmente so�no: degli ipocriti, dei vigliacchi e dei cinici (...)

Per mezzo dell'Internazionale Socialista, l'URSS ha montato il miglior servizio di spionaggio mai conosciuto nella storia dell'umanit� (...)

Ci troviamo davanti a un'ondata di propaganda demagogica, favorita e mantenuta dalla banca giudea che fa nascere sentimenti di odio nell'a�nimo semplice, non educato, dei lavoratori industriali e agricoli"(1).

 

Ci� significa che Matorras descrive i diversi aspetti dell'orga�nizzazione comunista, riferendosi quasi sempre al periodo 1931-�1933, per denunciare una minaccia. Tuttavia, nel suo insieme, l'opera � oggettiva e quasi tutti i riferimenti che offre e che ab�biamo potuto controllare si sono dimostrati affidabili (per esem�pio, l'atteggiamento del comunista basco Juan Astigarrab�a ri�spetto alle direttive sindacali provenienti da Mosca, cui i parti�colari, raccolti da Matorras, hanno ricevuto conferma dallo stes�so Astigarrab�a al suo ritorno in Spagna dieci anni fa, ormai ot�tantenne). Ne risulta un suggestivo esame anatomico del PCE durante il primo biennio repubblicano, avvolto da giudizi di va�lore peggiorativi. Eppure Matorras possiede un encomiabile de�siderio di oggettivit�, per cui la lettura del suo libro continua ad essere utile. Parlando, per esempio, della crisi della direzione di Bullejos nel 1932, egli avverte il lettore:

'Prima di tutto desidero premettere che non intendo difendere la posi�zione di nessuna delle due parti, ma che mi limiter� a riferire i fatti co�s� come sono avvenuti" (2).

Diverso � il caso del voluminoso libro di battaglia pubblicato dallo storico‑poliziotto del franchismo Eduardo Com�n Colomer dopo la guerra (3). Anche qui l'autore intende smascherare quel particolare spiegamento delle forze del Male nella storia che � il movimento comunista spagnolo, satellite di Mosca:

"Come d'abitudine in tutte le nostre precedenti opere, nella narrazio�ne dei fatti comprovati dai documenti, disveliamo poco a poco la ma�novra politica, trascurando quei fatti accidentali in cui la partecipazio�ne comunista � solo una comparsa, a rimorchio delle circostanze e pri�va di significato e importanza adeguata" (4).

Com�n disponeva di un eccellente archivio‑emeroteca perso�nale (che � passato alla Biblioteca Nazionale di Madrid, sebbe�ne forse non integralmente), e questo gli permette di riprodurre documenti che, prima della recente apertura degli archivi, erano fuori della portata dei ricercatori. Quanto al resto, le sue valuta‑

zioni sono estremamente grossolane e il significato storiografico dell'opera, errori compresi, appartiene pi� alla storia del fran�chismo che del movimento comunista.

Neppure meritano un giudizio molto favorevole i saggi storici ufficiali prodotti dal PCE in esilio. Nel 1960 venne pubblicata a Varsavia una Historia del Parodo Comunista de Espana, elabora�ta da una commissione di dirigenti e pubblicisti del PCE presie�duta da Dolores Ibarruri. Veniva esplicitamente presentata non come un lavoro finito ma come un abbozzo: "Questa Historia del Partilo Comunista de Espana � il risultato della ricerca e della redazione collettiva di una commissione del Comitato Centrale presieduta dalla compagna Dolores Ibarruri. Nello sta�to in cui viene presentata al lettore, deve essere considerata co�me una prima stesura, riassuntiva, del lavoro realizzato..." (5). Si tratta di una cronaca discretamente costruita, diretta a salva�guardare costantemente l'immagine ufficiale del partito, fino al punto di anticipare di due anni il cambiamento politico del 1934, in modo da attribuirlo a coloro che avevano sostituito Bullejos: Jos� D�az alla segreteria, ma anche la Pasionaria. E' la verit� ufficiale, che da allora non � stata pi� cambiata: "Nella storia del nostro partito il 1932 � l'anno della grande svolta, quando alla direzione furono chiamati Jos� D�az, Dolores Ibar�ruri e altri compagni che hanno avuto un ruolo importantissimo nello sviluppo e rafforzamento del Partito; quando venne cor�retta la linea dogmatica e schematica che frenava la crescita del Partito e, in un certo senso, lo allontanava dalle masse. Da quel momento ha inizio il processo di consolidamento e riaffermazio�ne del Partito Comunista di Spagna come avanguardia dirigente della classe operaia" (6). I redattori avevano potuto usare gli ar�chivi di Mosca, ma l'assenza di citazioni e quel senso di continua autogiustificazione (quando non di esaltazione) ha limitato con�siderevolmente la portata dell'opera.

Si collocano nella stessa linea i quattro volumi di Guerra y re�voluci�n en Espana, 1936‑1939, pubblicati a Mosca tra il 1967 e il 1977. La stessa commissione di prima si propone di fornire basidocumentarie della condotta del PCE durante la guerra civile, (ma questa volta la riproduzione di documenti originali rende l'opera pi� interessante, offrendo nell'insieme una panoramica completa sulla guerra dal punto di vista del partito. Sono questi i limiti della storia ad probandum, anche se si tratta di un'opera indubbiamente molto pi� consistente e con la quale si � dovuta misurare la storiografia posteriore.

Per chiudere il bilancio sul periodo ,anteriore al 1977 � neces�sario fare riferimento all'opera di Manuel Tun�n de Lara, auto�re di un'abbondante bibliografia sulla storia del movimento ope�raio, dove appare anche il PCE. Esempio pi� noto � il suo El movimiento obrero en la historia de Espana (7). Per quanto riguar�_la il PCE, Tun�n non va per� oltre un racconto informativo, forse per un certo pudore di vecchio militante. Solo quando, nel periodo della transizione democratica, cominciano ad apparire nuovi documenti e nuovi storici, Tun�n si sentir� chiamato a partecipare ai dibattiti sull'interpretazione di processi concreti ai quali aveva partecipato ‑ come il Fronte popolare ‑ pi� che a quelli sulla storia del partito.

E� bene notare che la storiografia sociale e politica della Spa�gna democratica non si � occupata del PCE con quell'intensit� che si sarebbe potuta immaginare nel 1975. E nemmeno tutti i suoi prodotti sono di alta qualit�. Pensiamo ai lavori dello stori�co catalano Joan Estruch, Historia del PCE, 1920‑1939 e El PCE en la clandestinidad, 1939‑1956(8). L�autore � cosciente che si sta muovendo in un corpus di fonti che ancora non riesce a dominare nella loro totalit�, e nella prefazione del primo libro citato avverte:

 

"Il presente studio non ha altra intenzione che quella di far conoscere una sintesi della storia del PCE fino al 1939, indicando una serie di ipotesi interpretative che aiutino a capire lo sviluppo dei fatti" (9).

Tuttavia, nell'interpretare processi come quello della politica comunista durante la guerra civile, Estruch si spinge forse oltre quanto autorizzato dalle sue fonti e questo gli fa meritare una sorprendente critica di Fernando Claud�n proprio nella prefa�zione all'opera. Le conclusioni dell'analisi di Estruch su questo punto appaiono precostruite, e Claud�n glielo fa notare.

 

"Considerare la "liquidazione delle conquiste rivoluzionarie" come l'asse della politica del PCE durante quel triennio decisivo della storia contemporanea della Spagna, il triennio della trasformazione del PCE in una autentica forza politica, in una forza significativa, mi sembra una semplificazione e un errore" (10).

Anche i miei lavori sulla sinistra socialista e il Fronte popola�re si collocano al limite delle possibilit� offerte dagli archivi del PCE. Quando, nel 1980, diedi il mio primo contributo pubblico al tema, in occasione del Colloquio sui Fronti Popolari (organiz�zato dalla Fundaci�n de Investigaciones Marxistas e dalla Facol�t� di Scienze Politiche) svoltosi a Madrid, nel PCE si stavano ancora catalogando i microfilms inviati da Mosca e mi fu possi�bile solo una consultazione parziale. Da questa ricerca sono nati gli articoli De las Alianzas Obreras al Frente Popular (11)Socialistas y comunistas ante la unidad:las Alianzas Obreras en 1935(12) e �Democracia y revolution en la estrategia socialista de la Segunda Rep�blica(13).Non si tratta qui di fare un autoelogio e nemmeno un'autocritica, ma penso che a suo tempo i miei saggi abbiano rappresentato un utile contributo documentario sulla genesi del Fronte popolare e che, per quanto riguarda le radici della radicalizzazione operaia durante la Repubblica, essi abbia�no introdotto la variabile dell' "immagine dell'URSS" quale polo capace di infrangere le barriere prestabilite tra socialisti e co�munisti, offrendo ai lavoratori esempio e rassicurazione nella lotta antifascista. Questa interpretazione � stata ripresa di re�cente da altri studiosi, non sempre per� in modo trasparente per il lettore.

Sempre prima che gli archivi socialisti e comunisti venissero resi accessibili al pubblico, Santos Juli� pubblic� un piccolo li�bro, basato fondamentalmente su fonti emerografiche, intitola�to Or�genes del Frente Popular en Espana (1934‑1936), nel quale offre una importante sintesi della problematica concernente il tema. S. Juli� sottolinea con ragione la fallacia insita nella pre�tesa del partito comunista di diluire la funzione svolta dal Co�mintern nella determinazione del Fronte popolare, attribuendo la grande svolta alla nuova direzione che sostituisce Bullejos nel 1932. Cos� scrive:

"Tanto inverosimile pretesa ha fatto s� che fosse retrodatata l'origine delle elezioni del 1933, nelle quali il comunista Bolivar ottiene il seggio di Malaga grazie a un "patto tra comunisti, socialisti e repubblicani", "vittoria", questa, che viene presentata come la "prima realizzazione del Fronte popolare" prima, naturalmente, che qualcuno a Parigi o a Mosca ne parlasse e molto prima del VII Congresso. Ma proprio in quelle stesse elezioni Largo Caballero veniva chiamato "il primo tradi�tore socialista" e si rinfacciava a quei "capi traditori" l'essersi ubriacati di "sangue operaio" (...). La politica del 1933 e della prima met� del 1934 � una politica di fronte unico che nasce dal basso, con tutti gli at�tributi che la caratterizzano in modo inconfondibile".

Juli� ricostruisce con cura il processo di rettificazione comu�nista, insistendo sul significato della tappa intermedia di "con�centrazione popolare", tra il periodo di unit� di azione, nel 1934, e quello di integrazione vera e propria nel Fronte popola�re:

"La concentrazione popolare si presenta, dunque, come una politica di transizione dall'unit� di azione a quella definitiva del Fronte popo�lare (che in Spagna venne per� chiamata blocco popolare fino al mo�mento delle elezioni). La nota caratteristica di questa transizione � il tono accentuatamente di sinistra, che va rapportato all'inesistenza di un precedente di unit� di azione con i socialisti, alla tradizione propria del PCE ed alla necessit� di marcare le distanze dai repubblicani".

Lo schema interpretativo di S. Juli� sfocia nella caratterizza�zione del Fronte popolare spagnolo del 1935 come "coalizione elettorale", la stessa fatta da Luis Araquistain nel gennaio del 1936. Il rifiuto dei repubblicani di aderire a un progetto comune con organizzazioni operaie a sinistra del PSOE e la superficiali�t� con cui i socialisti stessi assumevano l'alleanza, una volta rag�giunto l'obiettivo centrale dell'amnistia, indebolirono decisa‑

mente il significato politico della coalizione. Il ruolo svolto nel processo dai differenti attori politici � stato delineato nei lavori successivi di Juli�, grazie alla possibilit� di consultare le fonti ar�chivistiche nella Fundaci�n Pablo Iglesias e nell'Archivio del PCE, senza che questo impianto interpretativo venisse alterato. A partire da qui l'Autore ha portato a termine pubblicazioni di�verse, tra le quali risalta l'articolo "Sobre la formaci�n del Frente Popolar en Espana" (14). Da quel momento i lavori di Juli� si orientano verso lo studio del Fronte Popolare durante la guerra civile, con una insistenza via via maggiore sulla contrapposizio�ne tra il peso delle centrali sindacali e il carattere politico del Fronte Popolare. Come punto di collegamento tra queste due preoccupazioni ricordiamo la relazione The Origins and Nature of the Spanish Popolar Front (15), e il paper On the Making of the Spanish Popolar Front, letta per l'American Historical Associa�tion, nelle quali espone tesi similari senza variazioni sostanziali. Discuteremo pi� avanti il loro aspetto centrale.

Dopo che gli archivi comunisti e socialisti sono stati messi a disposizione dei ricercatori, Rafael Cruz (16) ha avuto la possibili�t� di realizzare una prima sintesi descrittiva nella quale la ge�stazione e lo sviluppo del Fronte popolare occupano, logica�mente, una posizione di rilievo. Lo ricostruzione puntuale dei processo fatta da R. Cruz consente di rilevare le ambiguit� della prima tappa del Fronte popolare, tra l'ottobre del 1934 e il mag�gio del 1935, sebbene l'autore sia estremamente cauto sulle in�terpretazioni generali. Ci si rende perfettamente conto della difficolt� di tradurre la politica di fronte unico, che nel 1934‑35 d� luogo alle Alleanze Operaie, nella nuova prospettiva del Fronte popolare. Non si capisce per� bene perch� R. Cruz defi�nisca la politica frontista dei comunisti come una "fuga in avan�ti", riferendosi alla congiuntura del 1935, nel quadro di una rico�struzione che chiarisce invece molto bene la periodizzazione del processo di cui ci stiamo occupando.

Anche se non ha apportato novit� sostanziali, ricordiamo an�che la cronaca degli avvenimenti politici elaborata da Manuel Tun�n de Lara nel suo libro Tres claves de la Segunda Rep�blica sotto il titolo Periodo getminal del Frente Popular (17), il cui princi�pale merito sta nel sottolineare il clima politico che, nella Spa�gna del 1935, favorisce la svolta. L�autore si basa pi� sulla pro�pria esperienza di giovane studente universitario comunista che sulla revisione di documenti. "In verit�, l'anno 1935 traboccava di riunioni tra repubblicani, e tra questi e i socialisti e comunisti (!), i quali si riunivano a loro volta; un anno carico di spinte di solidariet�, condivise anche dai militanti della CNT, e di effetti�va oppressione nelle imprese e nelle aziende agricole. Era l'an�no del carteggio tra Azana e Prieto, in esilio a Ostenda, mentre il partito socialista era diretto in pratica dal Carcel Modelo (in maggio, Fernando de los R�os diede le sue dimissioni dall'incari�co nell'Esecutivo per le frizioni che ci� provocava); l'anno in cui trionfavano Yeuma di Lorca e La sirena varada di Casona davan�ti a un pubblico aperto e radicalizzato... era in gestazione quello che sarebbe diventato il Fronte popolare spagnolo con le sue modalit�, con fattori specifici e privi di influenza straniera". Il conosciuto e ci� che ancora � indeterminato, permeano in parti uguali le descrizioni di Tun�n de Lara, indicando fino a che punto siano poco noti i mutamenti interni di alcuni degli agenti chiave del processo ‑ rapporto tra IC e PCE, partiti repubblica�ni, elaborazione della strategia delle alleanze da parte del cen�tro del PSOE ‑ e questo colloca alcuni aspetti in una prospettiva storica assai superiore al mezzo secolo che ci separa dagli avve�nimenti.

Su questa "dlimensione societaria" del Fronte popolare possia�mo contare su uno studio specifico di Ricard Vinyes dedicato al�la Catalogna (18). Si tratta di una ricerca originale che segue da vicino l'impatto sociale della politica di destra del 1934‑36 che spiegherebbe, sempre secondo Vinyes, la peculiarit� del Frente-�populismo in���������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������� Catalogna. Quella reazione spontanea, di segno unitario, antifascista, che non passa per i partiti, di cui parla Vinyes, pu� consentire la vittoria del front d'esquerres egemoniz�zato dal nazionalismo populista nel 1936, ma difficilmente con�sente di parlare di Fronte popolare. Ci� che l'autore chiama "letteratura essenzialmente francese" � in realt� l'interpretazio�ne di un progetto politico unitario che, pur con tutte le sue in�sufficienze, prende forma tra il 1934 e il 1936 a Parigi e a Ma�drid, ma non a Barcellona, dove il nazionalismo e soprattutto il sindacalismo anarchico in seno al movimento operaio generano una dinamica di frustrazione che sfocia negli avvenimenti del maggio 1937, qualcosa di molto diverso dal processo di articola�zione rappresentato dal modello di Fronte Popolare. In sostan�za, il libro di Vinyes apre una strada sommamente fruttifera per quanto riguarda la dislocazione metodologica verso il campo della sociologia politica, ma conduce ad un vicolo cieco: il fron�te popolare ha bisogno dell'antifascismo, ma non tutto l'antifa�scismo configura un Fronte popolare. Ci attendiamo quindi me�no deviazioni dalla prospettiva, anch'essa molto originale, pro�posta da altri ricercatori catalani, che per lo meno non hanno la pretesa di fornire una visione totalizzante. In questa linea si de�ve citare soprattutto La Catalunya populista di Enric Ucelay da Cal (19). Uno studio classico sull'originalit� della formazione del partito unitario comunista, il PSUC, nella tappa del Fronte po�polare ci � offerto da Josep Lluis Mart�n (20), superato, per quan�to riguarda l'informazione, dalla ricostruzione fatta da Miquel Caminal nella biografia del leader socialista e comunista catala�no Joan Comorera (21).

Il Fronte popolare durante la guerra civile � stato oggetto di un'attenzione molto pi� dispersiva, Come parte di studi generali o riferiti a organizzazioni specifiche. Alcune originali e polemi�che ipotesi interpretative si possono vedere in "Il Fronte Popo�lare nella guerra civile spagnola" di S. Juli� (22).

3. Alcuni problemi. Come � possibile intuire da questa rasse�gna bibliografica, le diverse fasi della storia del Fronte popolare in Spagna (nella cui problematica si includono i rapporti specifi�ci con il PCE) hanno ricevuto un'attenzione differenziata. Cer�cheremo di fare un bilancio delle tematiche e dei problemi.

Per determinare accuratamente la cronologia e le motivazioni d�rette che incidono sull'adozione da parte del PCE della tattica di Fronte popolare si continua a dipendere dall'apertura ancora non realizzata, degli Archivi dell'Istituto di Marxismo‑Lenini�smo di Mosca, E' beo nota l'evoluzione delle posizioni del PCE durante il 1934, ma non si sa praticamente nulla delle discussio�ni riguardanti i processi decisionali, avvenute a Mosca. Per il momento si pu� solo suggerire l'ipotesi che il cambiamento di rotta intrapreso dalla IC nel momento in cui si instaura la dire�zione di Dimitrov si riflette in un desiderio di correzione degli schematismi che fine a quel momento avevano permeato la po�litica del partito comunista spagnolo. Su questa svolta, che risa�le all'estate del 1934, dovette esercitare un ruolo importante l'informazione proveniente da ambienti della sinistra socialista ‑in particolare da personaggi come Julio Alvarez del Vayo o, pi� verosimilmente, Amaro del Rosal ‑ che fecero pervenire notizie sui preparativi rivoluzionari promossi dai socialisti. Ci� spieghe�rebbe il brusco caribiamento sulla questione delle Alleanze Operaie, poche settimane prima di una insurrezione operaia al�la quale non potevano non partecipare i comunisti se non vole�vano correre il rischio di rimanere definitivamente emarginati dal gioco politico delle sinistre spagnole.

Ma allora, perch� nell'ottobre del 1934 si realizza l'inflessio�ne verso il Fronte popolare? Lo scenario internazionale gioca qu� un ruolo determinante ‑ si veda, a questo proposito, il mio articolo "Le VIl Congr�s de l'Internationale communiste et la classe ouvri�re en Espagne" (23). La diplomazia britannica prende nota della caratterizzazione tranquillizzante offerta dall'edito�riale della Izvestia dell' 8 ottobre 1934 sugli avvenimenti nelle Asturie, visti come risposta, da una prospettiva di "rivoluzione democratico‑borghese", alla controrivoluzione fascista. La scel�ta dei termini non � irrilevante, dato che ci saremmo aspettati che l'insurrezione fosse applaudita in quanto prova dell'immi�nenza della rivoluzione proletaria. Assolutamente non si tratta�va di questo: alla Francia e all'Inghilterra gli avvenimenti spa�gnoli dovevano apparire come una ribellione operaia, in difesa per� della libert�. Da qui, penso, l'inserimento di una sequenza tanto convulsa come quella spagnola nel quadro del Fronte po�polare. La cieca dipendenza da Mosca ha frenato il radicalismo dei comunisti spagnoli e bench� il consolidamento della svolta abbia richiesto alcuni mesi, il primo passo era stato fatto, come ebbe a confermare Jos D�az nel suo famoso discorso tenuto al cinema Monumental di Madrid, quando il VII Congresso era gi� vicino e in Francia erano stati fatti progressi decisivi: al di sopra dell'ambiguit� di termini come "blocchi popolari" (evocatori, nelle nuove circostanze, del vecchio fronte unico dal basso)o "concentrazione popolare antifascista" (che riprendeva un'espe�rienza italiana alla quale, paradossalmente, si era opposto il PCI), il PCE completava una svolta di centottanta gradi dal punto di partenza della linea "classe contro classe" fino all'ado�zione di una nuova proposta che ne far� il paladino della demo�crazia repubblicana minacciata in un primo momento dalla de�stra cattolica e, pi� tardi, dalla sollevazione dei militari.

La questione � sapere se in questo processo il partito comuni�sta abbia finito per giocare un ruolo storico secondario. Questa l'interpretazione espressa ripetutamente da S. Juli� nei suoi ul�timi lavori: le prime righe del saggio gi� citato ("il Partito comu�nista di Spagna non ebbe alcun ruolo di rilievo durante gli ultimi mesi del 1935 e i primi mesi del 1936, nella formazione della coalizione delle sinistre che va sotto il nome di Fronte popola�re") non lasciano dubbi al riguardo. Si tratta per� di una mezza verit�, in contrasto, tra l'altro, con il peso che l'autore stesso as�segna al PCE nella formazione del Fronte popolare, di una bril�lante boutade da inquadrare nell'ambito delle sue interpretazio�ni. E' vero che il PCE era minoritario rispetto al PSOE e che, strettamente nel quadro delle negoziazioni che conducono al patto elettorale, ha avuto un ruolo marginale. Ci� non esclude, per�, che la prospettiva strategica in seno alle sinistre, quello che potremmo chiamare l'orologio puesto en hora, spetta ‑ nella critica congiuntura del periodo 1934‑36 ‑ esclusivamente al PCE, rafforzato dall'enorme prestigio dell'URSS (e del partito bolscevico e, quindi, di Stalin) negli ambienti operai. In pi�, la crisi interna del PSOE. Per cui � vero che la coalizione elettora�le in cui � trasformato il Fronte popolare spagnolo non � un ri�sultato dell'azione del PCE ed esso non pu� rivendicarne la pa�ternit�. Ma nel clima di unit� delle sinistre, sorto dopo l'ottobre 1934, il PCE assume un ruolo di attore di primo piano e di gran beneficiario, ruolo che diventer� ancora pi� importante dopo le elezioni di febbraio del 1936. Basti considerare i 17 deputati co�munisti per collocare la questione nei suoi giusti termini tanto rispetto al passato come al futuro.

Senza riserve possiamo sottoscrivere invece le considerazioni, sempre di Juli�, sulla debolezza del Fronte popolare spagnolo dopo la vittoria elettorale. Uno studio recente di Adrian Shu�bert sulle Asturie la spiega molto bene: dopo le elezioni soprav�vive l'impulso organizzativo unitario iniziato con le Alleanze operaie, ma si impongono atteggiamenti di sfiducia reciproca. Gli elementi d'ordine del Fronte popolare preferiscono il protagonismo del vertice parlamentare a scapito di un appoggio so�ciale che, pur continuando ad esistere, manca di proiezione po�litica concreta. La diagnosi di A. Shubert chiarisce il dualismo che domina la politica spagnola tra febbraio e luglio del 1936:

 

"A livello nazionale, la struttura del Fronte popolare non � mai andata oltre il comitato elettorale preposto alla selezione dei candidati. Solo repubblicani e socialisti avevano formato parte di tali comitati e dopo le elezioni nessuna delle due parti dimostr� un grande interesse. A Prieto "servivano poco"; a lui "interessavano i partiti politici e e le cric�che parlamentari".

Anche Azana voleva tornare ai normali strumenti politici nei suoi gabinetti e in parlamento. Nelle Asturie, per�, il Fronte po�polare continua a funzionare anche dopo il 16 febbraio 1936. Shubert conclude osservando:

 

"La trasformazione incipiente dei comitati del Fronte popolare in pro�tagonisti politicamente indipendenti che portavano avanti le richieste della classe operaia contrastava con la decisione di Azana e di Prieto di tornare agli schemi tradizionali della politica parlamentare e di imporre il potere del governo centrale. L'esistenza di un conflitto tra il potere centrale e le istituzioni locali lasciava presagire gli sviluppi av�venuti nelle Asturie durante la guerra civile" (24).

II dualismo, individuato dall'analisi di Shubert, sar� una carat�teristica strutturale della Spagna del Fronte popolare durante la guerra civile. Interpretazioni recenti hanno messo l'accento sul ruolo avuto dai sindacati, che avrebbero limitato il raggio di azione del Fronte popolare nella Spagna repubblicana. Tale giu�dizio sembra essere valido solo limitatamente all'egemonia della CNT in Catalogna (anche se esso ha una sua utilit� ideologica rispetto alla Spagna del 1980 e al rapporto PSOE‑UGT, ma si tratta di un "valore di scambio" diverso, all'interno dell'accezio�ne classica del termine). Dopo il 18 luglio 1936 c'� un consolida�mento delle precedenti fratture in campo repubblicano, con una chiara ripercussione sulle organizzazioni socialiste. Lo spazio politico resta frammentato, riflettendosi in una notevole debo�lezza all'interno del campo repubblicano sotto tutti gli aspetti. Cos�, la democrazia di tipo nuovo sognata da Togliatti nel suo articolo sulle particolarit� della rivoluzione spagnola entra in conflitto con una realt� assai pi� frantumata e precaria. Esiste un Fronte popolare ma mancano le strutture sociopolitiche ca�paci di sostenerlo. Esiste una mobilitazione antifascista delle masse ma vien meno la capacit� di canalizzare questo impulso dal punto di vista politico e militare (fino allo scoppio delle con�traddizioni in seno alla classe operaia, rappresentate da els fets de maig del 1937). Si difende la Repubblica e, non dimentichia�molo, i repubblicani sono i primi a disertare una lotta i cui pro�tagonisti sono costretti a divenire quelle forze operaie che mira�no per� ad altri obiettivi. La coerenza del progetto comunista si imbatte poi anche con le limitazioni proprie della politica perse�cutoria dei grandi processi, visibile nelle forme di eliminazione del trozkismo, la cui manifestazione pi� clamorosa � l'assassinio di Andr�s Nin nell'estate del 1937. Non vogliamo affermare l'e�sistenza di un museo degli orrori nella Spagna repubblicana, ma piuttosto ricordare, seppur schematicamente, il gran numero di limitazioni che hanno gravato sul Fronte popolare spagnolo du�rante la guerra.

L'analisi dovrebbe essere condotta a due livelli. Il primo corri�sponde indubbiamente al vertice, allo studio, cio�, di quella for�mula politica costituita dalla coalizione elettorale ad egemonia repubblicana, la quale, grazie all'appoggio operaio ottenuto per l'amnistia, porta alla vittoria di febbraio. Poi viene il doppio po�tere, segno da una parte della suicida debolezza del governo re�pubblicano (e qui, la responsabilit� � tanto di Casares Quiroga come di Azana) e, dall'altra, di una mobilitazione delle masse sulla quale si articola l'efficace risposta al golpe militare. Il fatto � che, dopo gli eroici episodi del luglio 1936, il dualismo si con�verte in una frammentazione estrema del potere operaio, con inevitabili ripercussioni negative sul piano militare. Ricordiamo che la proposta politica del governo Giral, tra luglio e settembre del 1936, non � altro che un prolungamento della formula poli�tica repubblicana in precedenza guidata da Casares Quiroga: continua il dualismo tra la resistenza popolare antifascista e la copertura governativa, nell'ambito, adesso, di un processo di dissoluzione dello Stato. Il governo di Largo Caballero cercher� di superare questa rottura, dalle disastrose conseguenze sul pia�no militare, unificando il potere in mano al "Lenin spagnolo", quasi un Leviathan che mantiene e supera le contraddizioni tra i poteri costituiti fin da luglio, tra il potere che va conquistando il PCE e quello che detiene territorialmente il sindacalismo anarchico attraverso il Consiglio di Aragona e in Catalogna. Si tratta di ottenere una somma di vettori evitando che si annulli�no fra loro. I risultati sono tutt'altro che disastrosi, visto che Madrid resiste e i fronti finalmente si stabilizzano. Purtroppo, n� Largo Caballero � all'altezza del suo ruolo n� tale giustappo�sizione di poteri � in grado di configurare uno Stato di Fronte popolare, cio�, un insieme di forze in cui gli elementi centrifu�ghi possano essere superati in funzione della formazione di poli comuni di elaborazione politica. La stabilizzazione a livello mili�tare rende pi� acute le contraddizioni tra i gruppi operai nel quadro di un'estrema conflittualit� (e di assenza di frontismo) offerto dalla Catalogna: il maggio del 1937, nel pieno della di�sfatta basca, segna la fine della sintesi imperfetta di Caballero e il principio della fine della guerra. Azana e Negr�n cercheranno poi, senza per� ottenere nemmeno un'unit� di intenti, di realiz�zare davvero la formula di Stato repubblicano forte poggiante sul Fronte popolare. Anche in questo caso non saranno trascu�rabili i risultati, da Teruel all'Ebro, per quel che riguarda l'orga�nizzazione dello sforzo bellico, ma sul piano politico l'unione delle sigle non riuscir� a far superare i rancori precedenti. E, nell'insieme, la guerra � gi� persa.

E' una storia abbastanza chiara per quanto riguarda l'evolu�zione del sistema politico che va sotto il nome di Repubblica spagnola o di Fronte popolare. Cio� come storia del vertice: del governo e dei partiti. Rispetto alla sociabilit� politica, sono ben note le insufficienze nelle aree pi� conflittuali (in Catalogna, per esempio o nel Paese Basco dove, nel 1937, si delinea persi�no un fronte nazionale egemonizzato dal Partito Nazionalista Basco). Ma � ancora tutta da scrivere la storia dei comitati del Fronte Popolare a livello locale. La diagnosi che fa Togliatti nei suoi rapporti sembra essere valida per l'insieme, alla luce degli avvenimenti e della scia di divisioni e di odi che la guerra ha la�sciato in eredit� alle stesse forze antifasciste. Ma, se si astrae da qualche studio che permette di parlare di eccezioni, tutto il re�sto deve ancora essere analizzato: