Premessa

di Maria Teresa Mori e Lucetta Scaraffia

Negli ultimi anni si è verificata una vera e propria riscoperta delle donne che hanno partecipato, a vario titolo, al Risorgimento e alla costruzione dell’Italia liberale, ma manca ancora uno studio su un personaggio interessante come Margherita Albana Mignaty, nonostante l’importanza del suo ruolo intellettuale e sociale. Certo gli interessi di Margherita, sostenuti da una vivida curiosità verso tutte le problematiche del suo tempo, non riguardavano solo la politica, che la coinvolse e appassionò soprattutto negli anni dell’unificazione nazionale, ma anche e soprattutto l’arte, la letteratura, la religione. Una religione laica spiritualista che condivideva con molti intellettuali della sua epoca e che l’aveva avvicinata alla teosofia e allo spiritismo. Forse la sua vita sentimentale, molto libera, la rendeva poco adatta ad essere trasformata in esempio di virtù nazionali da esibire nelle raccolte agiografiche postrisorgimentali, e questo può spiegare l’oblio in cui è caduta.
Margherita ha avuto invero l’onore di un intenso ritratto biografico scritto da Edouard Schuré e pubblicato nel suo volume Donne inspiratrici (tradotto e pubblicato in Italia da Laterza, nel 1930)1, ma per quanto questa opera abbia conosciuto un grande successo e una straordinaria diffusione – la traduzione italiana è stata fatta sull’undicesima edizione francese – è stata dimenticata, come tutto il movimento di cultura esoterica che ha caratterizzato l’Europa fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.
Margherita Albana nacque a Corfù, allora protettorato inglese, da una famiglia agiata, sorella maggiore di due fratelli maschi. Il suo anno di nascita rimane misterioso: secondo Angelo De Gubernatis è intorno al 1830, per Edouard Schuré nel 1831, ma i suoi due biografi, che le erano legati da rapporti sentimentali differenti ma entrambi molto intensi, come vedremo, le fanno uno sconto di diversi anni, volendo probabilmente assecondare una civetteria dell’amica2. È rivelatrice una lettera datata 24 agosto 1831, giorno del compleanno di Margherita, in cui lo zio Frederick Adam, facendole gli auguri, le scrive affettuosamente: «Giovane come sei, sei abbastanza vecchia per capirmi quando ti dico che i prossimi cinque o quattro anni sono quelli da cui dipende il tuo avvenire»3. Sono parole che fanno pensare a un’interlocutrice adolescente, intorno ai quattordici, quindici anni, coerentemente, del resto, al tono generale di tutto il gruppo di lettere datato intorno ai primi anni Trenta e indirizzato dallo zio alla nipote, con ogni evidenza ancora giovane in quel tempo ma certamente non più bambina. Sir Adam, allora alto commissario per le isole Jonie4, e la moglie Nina Palatianò, zia di Margherita per parte materna, non avendo figli, avevano chiesto e ottenuto di adottare come tale la nipote: la portarono quindi con loro in India dopo che lui divenne governatore di Madras, ricoprendo questa carica dal 1832 al 1837. Per una giovane come Margherita, intelligente, colta, curiosa della vita e sensibilissima l’impatto con l’India, il suo clima, la sua natura, la sua spiritualità fu forte e destinato a lasciare tracce profonde, costituendo forse il primo viatico per quell’attenzione al misticismo esoterico che ne caratterizzò, da adulta, gli interessi. Trasferitasi poi con la famiglia a Roma, qui essa conobbe Giorgio Mignaty, pittore originario di Cefalonia, e lo sposò nei primi anni Quaranta, stabilendosi con lui in diverse città italiane (tra cui Venezia) e infine, intorno al 1844-45, a Firenze. La coppia ebbe tre figli: due, Demetrio Federick ed Elena, morti rispettivamente a diciotto mesi nel ’46 e a cinque anni nel ’53, l’altra, Aspasia, pittrice dilettante, molto vicina alla madre fino alla morte di lei5.
A Firenze Margherita, che scriveva e parlava correntemente inglese e francese, oltre che greco e italiano, si inserì con autorevolezza nella vita sociale e mondana e cominciò a gestire un salotto dall’impronta cosmopolita e aperta, punto di incontro di stranieri e intellettuali di passaggio in città ma anche di molti esponenti dell’élite liberale locale. Le stanze della casa di via Larga (poi via Cavour), dall’arredamento suggestivo ed esotico, colorate da vivaci paraventi di lacca e scialli orientali, costituivano una sorta di luogo di contatto tra la Destra moderata di stretta osservanza e un’area di opinione più mobile e vasta, come dimostra l’elenco dei frequentatori, da Ubaldino Peruzzi a Francesco Dall’Ongaro, ad Angelo De Gubernatis6. Negli anni dell’unificazione Margherita appoggiò con passione la causa italiana scrivendo dal 1859 al 1866 apprezzate corrispondenze fiorentine per il “Daily News”: agli occhi dell’opinione pubblica inglese una signora di origini greche che, da Firenze, scriveva a favore dell’indipendenza italiana doveva costituire l’incarnazione stessa del mito romantico della nazione, unendo idealmente al Risorgimento la Grecia per cui Byron era morto combattendo.
Morì a Livorno il 20 settembre del 1887: la salma ebbe pubblici onori, esposta in una sala della stazione di Firenze dove Edouard Schuré e Angelo De Gubernatis recitarono un’orazione funebre7.
L’immagine che ricordi e testimonianze ci hanno tramandato di lei è quella di una donna particolare, la cui sensibilità, cultura, fascino fisico emanavano un intenso magnetismo, capace di incantare uomini e donne8. Molte furono, infatti, le sue relazioni: l’epistolario di Margherita, conservato nella Biblioteca Nazionale fiorentina, rivela un’ampia cerchia di corrispondenti ed amici, uomini e (moltissime) donne, italiani e stranieri, illustri e sconosciuti, in sintonia con la vivacità intellettuale, la curiosità umana, che tutti sembrano riconoscerle9.
Nei saggi che seguono, ne ripercorreremo la vita attraverso la dimensione dell’intenso rapporto con due uomini sui quali si esercitò in modo determinante la sua influenza: Pasquale Villari e Edouard Schuré.

Note

1. E. Schuré, Donne inspiratrici, Laterza, Bari 1930. Edizione originale: Femmes inspiratrices et poétes annonciateurs. Mathilde Wesendork, Cosima Listz, Marguerite Albana Mignaty, Perrin et Co., Paris 1908.
2. Cfr. A. De Gubernatis, Dizionario biografico degli scrittori contemporanei, successori Le Monnier, Firenze 1879 ad vocem e E. Schuré, Donne inspiratrici, Laterza, Bari 1930, p. 103. I genitori di Margherita erano Demetrio Albana e Caterina Palatianò.
3. Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, cv, b. 192, 73. Presso la biblioteca fiorentina è conservata una nutrita corrispondenza di Sir Adam alla nipote.
4. Un profilo biografico su Frederick Adam (1781-1853), tra l’altro generale dell’esercito inglese a Waterloo, in Dictionary of National Biography, edited by L. Stephen and S. Lee, Smith Elder e Co., London 1908, vol. 1, ad vocem.
5. Secondo la testimonianza di Schuré, Elena era una bambina precoce, dotata di particolare sensibilità e preveggenza (Donne inspiratrici, cit., pp. 128 ss.). I piccoli Mignaty sono entrambi sepolti, a Firenze, nel Cimitero degli Inglesi; Aspasia, invece, in quello evangelico “Degli Allori”, accanto ai genitori.
6. Sul salotto della Mignaty, che De Gubernatis definisce «animato e continuo conversare di uomini dotti» (Dizionario biografico degli scrittori contemporanei, cit., ad vocem), oltre alla testimonianza di E. Schuré (Donne inspiratrici, cit., pp. 34-5) cfr. G. Artom Treves, Anglo-fiorentini di cento anni fa, Sansoni, Firenze 1953, pp. 186-7 e M. T. Mori, Salotti. La sociabilità delle élite nell’Italia dell’Ottocento, Carocci, Roma 2000, pp. 85 ss. e Regesto, ad vocem.
7. Cfr. Margherita Albana Mignaty. Parole di compianto proferite sopra la salma in una sala della stazione ferroviaria di Firenze nel pomeriggio del 30 settembre 1887 da A. De Gubernatis ed E. Schuré, Tip. Luigi Niccolai, Firenze 1887. Margherita, sepolta nel cimitero evangelico “Degli Allori”, riposa in una semplice tomba accanto al marito Giorgio (1824-95) e alla figlia Aspasia. Recita l’epigrafe, in francese: «Greca ha donato il suo grande cuore all’Italia il suo spirito universale all’umanità la sua anima ardente all’Ideale».
8. Sophia Hawthorne, ad esempio, descrive Margherita, da lei incontrata nel settembre del 1858 durante un soggiorno a Firenze, come una splendida bellezza mediterranea: «The lady was a queenly woman, with glorious eyes and brow, and shining black hair curling, from a coronet of braid, down her cheeks, like flexible paragon» (Notes in England and Italy, G. P. Putman and Son, New York 1872, 18691, p. 489). T. Adolphus Trollope, nel suo libro di memorie, ricorda la Mignaty come una donna bellissima, che molti pittori imploravano di posare per loro (What I remember, Bentley and son, London 1872, vol. 2, p. 311).
9. Tra i corrispondenti di Margherita, oltre a quelli citati in seguito, qualche nome indicativo: Malwida von Meysenburg, Cesare Correnti, Carlo Cantoni, Francesco Dall’Ongaro, Camillo Boito, Ludmilla Assing, Alfred von Reumont.