Dove abitano i funzionari ministeriali. Un contributo alla definizione
di una mappa sociale di Roma
tra le due guerre

di Francesco Bartolini

La ricostruzione della localizzazione delle residenze dei gruppi dirigenti della burocrazia ministeriale può offrire un contributo significativo alla definizione di una mappa socio-economica di Roma. A mio giudizio questa indagine risulterebbe particolarmente interessante per gli anni Venti e Trenta, quando la capitale vive un periodo di rapide trasformazioni e, per molti aspetti, comincia ad assumere la fisionomia di una metropoli moderna. È consueto, al riguardo, sottolineare l’accelerazione dei processi di divisione e polarizzazione sociale, il crescente distacco tra una «Roma borghese» e una «Roma popolare»1, ma in realtà poco finora è stato fatto per verificare concretamente i caratteri e le dimensioni di questo fenomeno di ridistribuzione della popolazione romana all’interno della città che ha avuto, senza dubbio, conseguenze profonde sul successivo sviluppo urbano2.
Per cercare di evidenziare alcuni aspetti di questa complessa trasformazione, ho compiuto un rilevamento sugli alloggi dei funzionari di tre ministeri, Finanze, Tesoro e Interno3, negli anni 1914, 1925 e 1929, con l’obiettivo principale di verificare i cambiamenti intervenuti nella localizzazione delle residenze dall’immediato dopoguerra alla metà degli anni Venti quando, grazie soprattutto a un generoso sostegno pubblico all’edilizia privata (in particolare alle cooperative edilizie degli impiegati e pensionati dello Stato)4, c’è stata una forte ripresa delle costruzioni e una rapida espansione dell’abitato in aree periferiche della città. Come fonte ho utilizzato la Guida Monaci (degli anni, rispettivamente, 1915, 1926 e 1930) che contiene gli elenchi dei principali dirigenti dei ministeri con gli indirizzi delle loro abitazioni private. I campioni così elaborati, non perfettamente omogenei tra loro anche per i limiti stessi della fonte che registra crescenti lacune con il procedere degli anni5, non hanno alcun valore statistico ma consentono comunque di individuare ed esaminare alcune tendenze di questo significativo processo di ricomposizione sociale.
Nel 1914, alla vigilia della partecipazione alla Prima guerra mondiale, il 70,3% dei funzionari classificati6 risiede nei quartieri dei settori nord e nord-est della città, per lo più vicino alle sedi ministeriali, ossia via xx Settembre per i dicasteri economici e piazza San Pantaleo per quello dell’Interno. Come per gli impiegati d’ordine e subalterni7, le maggiori concentrazioni risultano nelle zone Castro Pretorio (20%)-Esquilino (12,2%), Ludovisi Sallustiano (16,1%)-Pinciano (3,6%), Salario (13,4%)-Nomentano (3,1%). Nuclei consistenti sono registrati nei rioni centrali (12,5%), dove abitano soprattutto i funzionari del ministero dell’Interno, e nelle aree settentrionali del rione Monti (8,1%). Significative anche le presenze nel quartiere Prati (6,7%), costituite quasi esclusivamente da funzionari di basso livello del ministero dell’Interno. Irrilevanti, invece, le percentuali in altre aree periferiche (Gianicolense 0,8%, Flaminio 0,5%, Appio Tuscolano 0,3%).
In una suddivisione per zone più circoscritte, i gruppi più consistenti sono registrati vicino alla stazione e in piazza Indipendenza (24,8%), tra Porta Salaria e Porta Pia (15,6%), intorno a via xx Settembre (8,6%) e in via Nazionale (8,6%). Le strade che ricorrono con maggiore frequenza sono via Palestro (dove abitano 13 funzionari), via Principe Amedeo (12), via Cavour (12), via Nomentana (12), via Alessandria (9), via Castelfidardo (7), via xx Settembre (7). In generale, la vicinanza alle sedi ministeriali sembra decrescere in relazione alla diminuzione del grado gerarchico. Per quanto riguarda Finanze e Tesoro, infatti, ministri, sottosegretari e direttori generali sono concentrati soprattutto nei prestigiosi quartieri Ludovisi e Sallustiano, nei pressi del palazzo ministeriale e, in misura minore, all’Esquilino e al Castro Pretorio. Tra i vicedirettori generali, gli ispettori generali e superiori e i capi divisione, invece, il gruppo più numeroso risiede al Castro Pretorio, mentre nella fascia inferiore, ossia tra gli ispettori e i capi sezione, la percentuale maggiore è registrata al Salario. Per quanto riguarda il ministero dell’Interno, oltre alle folte presenze al Castro Pretorio, al Ludovisi e al Sallustiano, risaltano una forte concentrazione nei rioni centrali (costituita soprattutto dagli ispettori generali) e alcuni gruppi rilevanti a Monti e Prati.
Undici anni dopo, nel 1925, quando cominciano a essere evidenti gli effetti della legislazione speciale per le cooperative ministeriali introdotta nel dopoguerra come elemento determinante di una politica di ricompense concesse dallo Stato per i meriti patriottici rivendicati dai ceti impiegatizi8, questo quadro risulta in parte modificato. Si è accentuata la concentrazione dei funzionari nel settore nord e nord-est della città (ora il 79% del campione)9, ma molti di loro si sono anche allontanati dalle sedi di lavoro stabilendosi in alcune aree periferiche in forte espansione, soprattutto i quartieri Pinciano e Trieste, dove sono sorte appunto le nuove palazzine costruite dalle cooperative sovvenzionate dallo Stato. I gruppi più numerosi risiedono tra Pinciano (12,8%)-Salario (11,9%)-Trieste (11%) e tra Castro Pretorio (14,9%)-Esquilino (12,2%). Rispetto al 1914, risultano in calo le percentuali registrate nei rioni centrali (6,7%) e a Monti (5,2%). Gli altri raggruppamenti sono tutto sommato poco consistenti, sia nella zona Prati (4,3%)-Delle Vittorie (1,5%) sia in altre zone periferiche (Montesacro 0,9%, Appio Latino 0,6%, Gianicolense 0,3%, Casilino 0,3%).
Nella suddivisione per aree più circoscritte, rispetto al 1914 diminuiscono le concentrazioni nelle zone tra stazione-piazza Indipendenza (15,9%), Porta Salaria-Porta Pia (11,9%), intorno a via Nazionale (6,7%) e a via xx Settembre (6,4%), mentre risaltano i nuclei residenti lungo l’asse di via Nomentana (11%) e nella zona intorno a piazza Verdi (7,9%). Mutano anche i nomi delle strade più ricorrenti: via Capodistria (13 funzionari); via Nomentana (12); via Cimarosa, via Piave, via Palestro (7); via Bormida, via Monteverdi, via Nizza, via Gaeta, via Salaria (6). Sono per lo più strade dove sono stati realizzati interventi di cooperative, in gran parte complessi di palazzine, come per esempio quello della “Vis Unita Fortior” in via Capodistria, o quello delle cooperative “Nizza” e “Savoia” in via Nizza. Ed è proprio a causa del potere di attrazione di questi nuovi alloggi periferici, moderni e ben costruiti, che sembra in parte ridimensionarsi il paradigma tra maggiore grado gerarchico e crescente vicinanza alla sede ministeriale per assumere invece più rilievo il prestigio e il decoro dell’area. Anche tra ministri, sottosegretari e direttori generali, infatti, i più vivono tra Salario e Pinciano, sebbene gruppi consistenti continuino a essere presenti nei quartieri Ludovisi, Sallustiano e Castro Pretorio. Nella fascia inferiore, ossia tra vicedirettori generali, ispettori generali e superiori e capi divisione, la maggiore concentrazione è rilevata nel quartiere Trieste per quanto riguarda i dipendenti del dicastero economico, all’Esquilino per quelli dell’Interno: una differenza spiegabile soprattutto con il trasferimento della sede di quest’ultimo ministero nel palazzo del Viminale all’inizio degli anni Venti. Non a caso, del resto, la cooperativa degli impiegati del ministero dell’Interno costruisce un grande complesso di palazzine e villini proprio all’Esquilino, tra viale Manzoni e via Statilia. In parte diverse sono le localizzazioni delle abitazioni di ispettori e capi sezione, per cui anche tra quelli del ministero delle Finanze è alta la percentuale dei residenti nella zona Castro Pretorio-Esquilino: un dato che, probabilmente, testimonia anche le difficoltà dei funzionari di grado inferiore a partecipare ai programmi edilizi delle cooperative nei quartieri Pinciano e Trieste.
Un’ulteriore testimonianza delle trasformazioni nella distribuzione delle residenze dei vertici ministeriali all’interno della capitale durante gli anni Venti è offerta dall’analisi del sondaggio relativo al 1929 che evidenzia, e in alcuni casi accentua, alcune tendenze già rilevate per il 1925. Innanzitutto risulta confermata la concentrazione nel settore nord e nord-est della città (77,9% del campione)10: ormai gran parte dei funzionari vive nei quartieri Trieste (19,4%), Pinciano (16,9%), Esquilino (11,5%)-Castro Pretorio (9,5%), Parioli (8,6%). Continuano a diminuire le percentuali registrate nei rioni centrali (6%) e a Monti (3,5%), ma anche al Ludovisi-Sallustiano (3,5%). Sempre ridotta la concentrazione nell’area Prati (2,5%)-Delle Vittorie (1,6%), mentre comincia a risultare apprezzabile quella a Montesacro, nella Città Giardino (2,9%). Nella suddivisione per aree più circoscritte la zona di piazza Verdi (14%) e l’asse di via Nomentana (10,8%) superano ormai i precedenti luoghi di concentrazione (stazione-piazza Indipendenza 9,5%; Porta Salaria-Porta Pia 5,1%; via xx Settembre 3,8%; via Nazionale 3,5%) ed emergono anche nuove aree, come quella intorno a viale Bruno Buozzi (6,4%), dove hanno costruito diverse cooperative ministeriali, e quella a ridosso di piazza Verbano (4,4%), centro di un grande complesso di fabbricati dell’Istituto nazionale case impiegati dello Stato (incis). Le strade più ricorrenti sono sempre quelle che attraversano aree edificate in gran parte da cooperative: via Capodistria (14 funzionari); via Cimarosa e via Antonelli (10); via Sebino e viale Regina Margherita (8); via Bormida e via Emilio del Cavaliere (7); viale Liegi (6).
Dunque da questo primo parziale sondaggio, che dovrebbe essere integrato con i dati degli altri ministeri, appare evidente come nella prima metà degli anni Venti i settori nord e nord-est di Roma si confermino luoghi prediletti dell’alta burocrazia ministeriale. Proprio in questo periodo, infatti, molti quartieri settentrionali, soprattutto Pinciano, Salario, Nomentano, Trieste e Parioli, consolidano quel loro carattere borghese, contraddistinto da un sostenuto decoro edilizio, che li differenzia nettamente dalle aree popolari della città. Del resto le cooperative degli impiegati e pensionati dello Stato, costituite per lo più da alti funzionari ministeriali, costruiscono palazzine soprattutto nei quartieri Trieste e Pinciano che, non a caso, nel rilevamento registrano gli indici maggiori di incremento (cfr. tab. 1). Su un campione ristretto di 40 funzionari che tra il 1914 e il 1929 traslocano cambiando quartiere, 11 si stabiliscono al Pinciano, 7 al Trieste, 5 al Salario, 4 al Nomentano, 3 ai Parioli e a Castro Pretorio, 2 all’Esquilino, e uno rispettivamente nei rioni Colonna, Monti, Prati e a Montesacro.
Lo sviluppo di nuove costruzioni alla periferia dell’abitato determina un allontanamento delle residenze dei dirigenti ministeriali dalle sedi di lavoro, ma favorisce anche la tendenza a vivere nello stesso stabile o nella stessa via. Al civico 1 di via Bormida, per esempio, un fabbricato della cooperativa “Vis Unita Fortior”, risiedono nel 1925 sei funzionari del ministero delle Finanze: tre capi sezione, due capi divisione e un ispettore superiore. Un fenomeno piuttosto diffuso, quest’ultimo, che negli anni Venti e Trenta ha avuto senza dubbio effetti profondi sul consolidamento del senso di appartenenza e sui processi di socializzazione della burocrazia ministeriale romana.
Naturalmente la concentrazione nei quartieri più settentrionali è accompagnata da un’accentuazione dell’esodo dai rioni centrali, da Monti e, in parte, anche dalla tradizionale area di insediamento di Castro Pretorio-Esquilino (cfr. tab. 1). Quest’ultima zona, costituita per lo più da edifici intensivi, rimane un luogo di residenza soprattutto per gli impiegati e per il personale di servizio anche se, come abbiamo visto, un gruppo consistente di dirigenti del ministero dell’Interno decide di stabilirsi lì all’inizio degli anni Venti, in un nuovo complesso di palazzine, proprio per essere vicini agli uffici del Viminale. Comunque, in generale, i funzionari ministeriali rifiutano i cosiddetti “casermoni” e aspirano a trasferirsi nelle nuove palazzine, che assumono presto una marcata connotazione sociale, divenendo simbolo di distinzione gerarchica e testimonianza di un’evoluzione dei bisogni quotidiani e delle esigenze di decoro dei ceti medi e borghesi della capitale.

Note

1. Cfr. I. Insolera, Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica 1870-1970, Einaudi, Torino 1993, pp. 103-4 (i ed. 1962).
2. Per un tentativo di elaborazione di una mappa socio-professionale di Roma alla metà degli anni Trenta cfr. A.-M. Seronde Babonaux, Roma. Dalla città alla metropoli, Editori Riuniti, Roma 1983, pp. 234-6.
3. Nel 1923 il ministero del Tesoro fu accorpato a quello delle Finanze.
4. Sul ruolo delle cooperative edilizie degli impiegati e pensionati dello Stato nello sviluppo di Roma negli anni Venti mi permetto di rinviare a F. Bartolini, Roma borghese. La casa e i ceti medi tra le due guerre, Laterza, Roma-Bari 2001, pp. 31-75.
5. Nella Guida Monaci del 1915 i nomi senza indirizzo costituiscono il 9,8%, in quella del 1926 il 21,9, in quella del 1930 il 36,2. Inoltre, nell’elaborazione del campione sono stati considerati solo i funzionari catalogabili in uno di questi tre raggruppamenti: 1. ministri, sottosegretari, direttori generali; 2. vicedirettori generali, ispettori generali e superiori, capi divisione; 3. ispettori e capi sezione.
6. Sono 359: 21 tra ministri, sottosegretari e direttori generali; 157 tra vicedirettori generali, ispettori generali e superiori, capi divisione; 181 tra ispettori e capi sezione.
7. Secondo un’indagine del ministero di Agricoltura, Industria e Commercio pubblicata nel 1908, la maggior parte degli impiegati ministeriali viveva nei rioni Esquilino-Castro Pretorio (che includevano gran parte del Nomentano e Tiburtino) e Trevi-Colonna (comprendenti Ludovisi Sallustiano, Pinciano, Salario e parte del Nomentano). Cfr. ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Ufficio del lavoro, Inchiesta sulle abitazioni degli impiegati d’ordine e subalterni in Roma e del personale ferroviario in Roma e in altre città d’Italia, Officina poligrafica italiana, Roma 1908, pp. 23-4.
8. Cfr. V. Vidotto, Roma contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2001, pp. 157-61.
9. Sono stati classificati 328 funzionari: 22 tra ministri, sottosegretari e direttori generali; 158 tra vicedirettori generali, ispettori generali e superiori, capi divisione; 148 tra ispettori e capi sezione.
10. Il campione è costituito da 314 funzionari: 19 tra ministri, sottosegretari e direttori generali; 169 tra vicedirettori generali, ispettori generali e superiori, capi divisione; 126 tra ispettori e capi sezione.