Francesca Laureti

 

LA VITA SOCIALE DEL CLERO NELLA ROMA DEL SETTECENTO. INDAGINE SU QUATTRO PARROCCHIE

 

Per condurre la nostra indagine sulla condizione socio‑professionale del clero romano nel �'700, abbiamo esaminato gli Stati delle Anime delle quattro parrocchie di S. Andrea delle Fratte, S. Eustachio, S. Lorenzo in Damaso e S. Lorenzo in Lucina nei due anni 1718 e 1790 (1). Queste parrocchie, tutte centrali, sono state scelte innanzitutto perch� possiedono una documentazione che copre l'intero secolo: bisogna per� sottolineare che all'abbondanza di informazioni fornita dalle fonti relative a S. Andrea delle Fratte S. Eustachio e S. Lorenzo in Damaso, fa riscontro una notevole penuria di dati riguardanti S. Lorenzo in Lucina (quasi mai si annota il mestiere e l'et� delle persone censite, dunque anche degli ecclesiastici che vivevano al "secolo"). Inoltre esse presentano differenze notevoli per ci� che concerne il tessuto sociale e la consistenza numerica degli ecclessiastici, la quale seppur rilevante in tutte le Cure d'Anime esaminate, � certo di maggiore entit� a S. Eustachio e a S. Andrea delle Fratte che non a S. Lorenzo in Damaso e a S. Lorenzo in Lucina, entrambe di grande prestigio e molto popolate nelle quali gli esponenti del clero, poco numerosi, dovevano svolgere una gran mole di lavoro.

Prima di esaminare i dati forniti dalle nostre fonti relativi alla consistenza numerica della popolazione religiosa, bisogna premettere che esiste una grande differenza tra il numero dei sacerdoti censiti dal parroco negli Stati delle Anime da un lato e quello da lui annotato nella Lista delle Anime; questa lista era una sorta di prospetto numerico della parrocchia articolato in determinate categorie che veniva annualmente inviato alla Segretaria del Cardinal Vicario (2) . Tale differenza ci induce a ritenere che i curati attuassero una cernita fra gli ecclessiastici da censire, segnandone solo una parte; altrimenti dovremmo pensare, per entrambi gli anni considerati, a macroscopici errori di calcolo da parte loro il che non �: noi, comunque, ci atterremo alle cifre ricavate dallo spoglio dei "Libri". Se nel 1718 gli ecclesiastici secolari ammontavano a 1139, nel 1790 si registra un calo non indifferente (796), pur essendo tale anno ancora sereno per lo Stato della Chiesa prima che su di esso si abbatta la tempesta rivoluzionaria. E' da notare che tale diminuzione dei sacerdoti � maggiore a S. Lorenzo in Lucina (da 425 a 328) e a S.Andrea delle Fratte (da 374 a 173), dove nel 1718 essi erano pi� numerosi; invece a S. Eustachio e a S. Lorenzo in Damaso la loro presenza si mantiene quasi sugli stessi livelli del passato (da 183 a 146 nella prima e da 157 a 149 nella seconda) (3).

Sempre nell'ambito del clero maschile, se ci soffermiamo sui regolari osserviamo che nelle nostre fonti non compaiono quasi mai, cosa che non deve affatto stupire perch� i conventi gelosi della loro autorit� rifiutavano di aprire le loro porte ai parroci per far censire i presenti (4). Sono registrati nello Stato delle Anime di S. Eustachio soltanto due frati figli del principe Giustiniani, che vivevano nel palazzo con i genitori, un fratello prete governatore di Civitavecchia e la numerosa servit�; "al secolo" vivevano anche due cappuccini a S. Andrea delle Fratte con un cardinale ed un prete confessore. Nello Stato delle Anime di quest'ultima parrocchia figurano anche i frati del convento di S. Andrea delle Fratte nonch� undici oblati residenti nel convento della Trinit� dei Monti: tutti vivevano insieme a sacerdoti e chierici. Gli oblati erano dei religiosi che senza professare i voti osservano la regola del convento in cui vive vano vestendone l'abito: lo potevano per� deporre nel caso decidessero di uscir�ne e spesso amministravano le parrocchie dipendenti dalle ab�bazie in cui avevano fatto la loro professione (5). I regolari regi�strati nelle due parrocchie di S. Andrea delle Fratte e di S. Eu�stachio sono dunque soltanto 31, non si fa menzione di essi a S. Lorenzo in Lucina mentre a S. Lorenzo in Damaso � presente il solo clero secolare.

Inoltre negli Stati delle Anime di S. Andrea delle Fratte, S. Eustachio e S. Lorenzo in Lucina, dove sorgevano i monasteri di S. Giuseppe di S. Chiara e delle Orsoline, i curati non solo annotavano la presenza delle monache ma precisavano il loro ruolo (coriste, converse), segnalando inoltre eventuali educan�de: nel 1790 registriamo un lieve aumento di esse rispetto al 1718.

Dopo aver esaminato la consistenza della popolazione reli�giosa, interessandoci la condizione socio‑professionale del clero romano nel �'700, abbiamo focalizzato la nostra attenzione sugli ecclesiastici secolari; infatti essi vivendo al "secolo" esercitano una professione o un mestiere anche se non mancavano casi ra�rissimi di regolari che svolgevano un'attivit� vivendo fuori del convento.

In virt� delle informazioni forniteci dai nostri documenti, ab�biamo potuto attuare una distinzione fra il clero di alto e basso rango che implica una condizione socio‑economica assai diversa a seconda dell'appartenenza degli ecclesiastici all'una o all'altra categoria.

Per quanto riguarda il clero di alto rango, bisogna premettere che esso occupava una posizione di predominio all'interno della classe nobiliare con la quale coincideva poich� in uno stato come quello Pontificio le reali leve del potere erano tutte in mano agli ecclesiastici; se dunque le grandi famiglie patrizie possono avvantaggiarsi in termini di ricchezza e prestigio sociale della carriera di un loro parente, � pur sempre quest'ultimo ad occuparsi del governo della chiesa e dello stato senza che i suoi con�giunti possano realmente influenzarne l'andamento (6). A confer�ma di ci� i documenti esaminati registrano fra i canonici due 0lgiati e due Chigi. I canonici godevano i frutti di una prebenda detta canonicato in una chiesa cattedrale o collegiata e avevano l'obbligo di risiedere nel luogo dove era situata la chiesa loro assegnata, assistere agli uffici canonicali che vi si celebravano e in�fine partecipare alle riunioni capitolari. Se i documenti mostra�no che alcuni canonici osservavano tale obbligo di residenza, dobbiamo ricordare come vi fossero canonici chiamati "privile�giati", i quali avevano il diritto di godere la loro rendita senza l'obbligo di risiedere o di assistere alle officiature; anche di co�storo registriamo la presenza negli Stati delle Anime dove figurano canonici di S. Maria in Trastevere e S. Nicol� in Carcere che risiedevano per� nelle nostre parrocchie. Tra i canonici oc�cupavano una posizione di particolare prestigio quelli di S. Pietro in Vaticano, S. Giovanni in Laterano e S. Maria Maggiore che celebravano le funzioni solenni nelle cappelle pontificie, secondo quanto aveva stabilito papa Alessandro VII con due bre�vi del 1655 e del 1657 per dare maggior decoro alle funzioni (7). I capitoli delle tre basiliche eleggevano i sei ecclesiastici ritenuti pi� idonei con il voto segreto e li presentavano attraverso il loro cardinale arciprete al Papa che li nominava scegliendoli Sovente tra i membri dell'aristocrazia romana; dopo le elezioni riceveva�no molto spesso il titolo di "prelato domestico" al quale si ac�compagnava un adeguato stipendio. E' il caso di un esponente dei Massimi, canonico di S. Pietro, prelato domestico Pontificio registrato a S. Eustachio e indicato anche come Chierica della Camera Apostolica.

II chiericato di camera era uno degli uffici vacabili potendosi acquistare per una cifra che oscillava tra i 40 e i 45.000 scudi ed era la via pi� costosa ma sicura per entrare nella carriera prela�tizia (8). Infatti tra i chierici della camera i Papi sceglievano non solo il tesoriere generale, ma anche l'uditore generale della Ca�mera (infatti a S. Lorenzo in Damaso � registrato un Chierico di Camera, uditore che lavora con il Vice‑Cancelliere). Essendo per� le due cariche incompatibili tra loro, colui che veniva no�minato uditore invece di sborsare 56.000 scudi, prezzo dell'uffi�cio, nel rassegnare il chiericato versava solo i 14.400 scudi che costituivano la differenza tra le due cariche (ci� avveniva anche se egli era nominato Tesoriere onerale)(9).

Insieme all'auditore, al quale veniva affidata l'istruzibne di una causa, alla Cancelleria erano presenti altri ecclesiastici di rango elevato come il caudatario che sosteneva l'estremit� delle vesti al Papa, ai cardinali e ai vescovi: inoltre aveva l'obbligo di preparare i paramenti sacri della Cappella Domestica del cardi�nale per la celebrazione della messa che spettava a lui di of�ficiare (10). La corte sfarzosissima del Vice‑Cancelliere (sia ai tempi dell'Ottoboni che di Enrico Duca di York), si componeva poi di alcuni cappellani e beneficiati di S. Lorenzo in Damaso come le nostre fonti mostrano. Presenti anche a s. Eustachio e a S. Lorenzo in Lucina, i benef�ciati possedevano nelle basiliche cattedrali e collegiate un beneficio: residenziale se obbligava a risiedere nel luogo della prebenda; semplice quando veniva a mancare tale obbligo.���� mtcamente meno precaria. Come generalmente mostrano gli

����������� Che il potere spettasse all'alto clero � confermato anche dalla registrazione, nello Stato delle Anime di S. Eustachio del 1790 di Monsignor Santobono Vice‑Legato di Bologna, al quale era dunque affidato il governo dello stato di Bologna in assenza del Legato. E da rilevare infatti che soltanto entrando nella prelatura si poteva aspirare ad incarichi cos� importanti come il "Governo Generale", ossia il governo di una delle province dello Stato come Bologna; al contrario tali incarichi erano preclusi ai laici (11). Il governo delle province era una delle vie, attraverso la quale dunque si iniziava la carriera prelatizia, perch� � proprio mediante i "Governi Generali" che si ascendeva alle nunziature.

Alla prelatura inoltre gli ecclesiastici dottori in legge potevano accedere anche attraverso le segreterie di congregazione: � il caso di uno dei sacerdoti presenti a S. Eustachio che il parroco censiva come avvocato, Segretario della Congregazione della SS. Nunziata(12).

Sempre in questa parrocchia risiedeva un'eminente personag�gio il Reggente di Cancelleria e Ponente di Segnatura che, dopo il Vice‑Cancellerie, presiedeva alla Cancelleria apostolica in qualit� di presidente della stessa e di luogotenente del Vice�Cancelliere; in caso di assenza o di impotenza di quest'ultimo, nonch� in caso di vacanza della carica, quest'alto prelato lo so�stituiva nelle sue funzioni. Inoltre doveva nominare il giudice nelle cause istruite dal Vice‑Cancelliere e in quelle delle segna�ture di grazia e giustizia; questa carica, acquistabile, con 25.000 scudi poteva essere alienata dal reggente solo con il consenso del Papa (13).

Infine tra gli esponenti del clero di alto rango non mancano ambasciatori cardinali e vescovi che vivevano in grandi palazzi con la loro servit�, spesso numerosa. Il tenore di vita del clero di basso rango al contrario era assai modesto e gli ecclesiastici, che vivevano solitamente da privati cittadini cercavano spesso un'attivit� che permettesse loro di condurre un'esistenza economicamente meno precaria.Come generalmente mostrano gli Stati delle Anime, essi trovano un'occupazione in qualit� di se�gretario bibliotecario e maestro di casa presso qualche illustre prelato o presso qualche nobile famiglia. All'interno delle gran�di famiglie romane, l'ecclesiastico poteva anche svolgere il ruolo del precettore dei figli dei nobili; i principi Borghese avevano un precettore che si occupava del primogenito Camillo, un secondo dei tre figli minori e il terzo dei paggi che risiedevano nel palazzo (14).

Alcuni sacerdoti come maestri di scuola insegnavano a scrive�re e a fare di conto ai ragazzi del popolo, vivendo spesso pove�ramente in una stanza subaffittata senza neppure un serva an�ziana che si prendesse cura di loro.

Nei collegi incentrati in gran parte a S. Lorenzo in Lucina e a S.. Andrea delle Fratte, i sacerdoti svolgevano il ruolo di ret�tore e preferito, come mostrano gli Stati delle Anime, i quali an�notano talvolta non solo il numero complessivo degli alunni (Collegio de� Maroniti, Propaganda, dei Greci, Liegese), ma an�che il loro nome et� e provenienza come accade per il collegio Nazareno nel quale i fanciulli appartengono tutti a nobili fami�glie.

Inoltre I' ecclesiastico era spesso rettore di un convento, come � testimoniato dalle nostre fonti che talvolta registrano l'attivit� degli altri sacerdoti che vivevano con lui. Nel convento di S. Andrea delle Fratte sono censiti anche un procuratore generale, un frate computista, il sottoparroco e il parroco autocensitosi anche egli frate, che come molti suoi fratelli, reggeva una par�rocchia essendo i secolari insufficienti. A questo proposito biso�gna sottolineare che molto gravoso era il compito di questi par�roci, svolgendo la loro attivit� pastorale in parrocchie molto po�polate ed assai movimentate: il caso di S. Lorenzo in Damaso merita di essere segnalato per la sua peculiarit� (15).

In questa se il titolare ufficiale della cura era il Vice‑Cancelliere, essa ira in realt� affidata ad un curato scelto dal Cardinal Vicario dopo aver bandito un concorso ed aver prescelto tre concorrenti che sottoponeva all'esame dei canonici del Capito�lo, riservandosi per� l'ultima decisione; essendo assai impegna�tivo un tali incarico, il parroco e il sottoparroco erano affiancati dalla Congregazione dei Padri Confessori istituita nel 1611 dal Vice‑cancelliere Montaldo a tale scopo. I Confessori secolari, avevano l'obbligo di risiedere nella loro casa in via de'Leutari, non dovevano essere pi� di sei (infatti sia nel '18 che nel '90 erano cinque), dovevano confessare ed insegnare la dottrina cri�stiana, assistere i malati e i moribondi, conformemente a quanto prescritto dal Montalto al momento della fondazione e con�fermato poco dopo da Paolo V con un breve (16).

E' interessante notare nel 1790 la presenza in S. Lorenzo in Damaso di sei preti ex‑Gesuiti, provenienti da Portogallo Spa�gna e Regno delle Due Sicilie, ossia dai domini dei Borboni che tra il 1760 e il 1770 avevano espulso questi religiosi dalle loro terre e costretto papa Clemente XIV a sopprimere la Compa�gnia di Ges� con il breve "Dominus ac Redemptor" il 27‑7‑1773.

Infine gli ecclesiastici svolgevano quei compiti intimamente legati al loro ministero quali sagrestano, sottosagrestano etc.; al�cuni di essi poi abitavano nella casa adiacente ai due monasteri di S. Giuseppe e delle Orsoline occupandosi unicamente della salute spirituale delle monache, come indicano i documenti con la dizione confessore delle monache.

Gli Stati delle Anime esaminati permettono poi di calcolare l'et� media dei sacerdoti delle quattro parrocchie, nonch� la stessa et� media in relazione alla condizione socio‑professiona�le; al contrario rarissime volte conosciamo l'et� dei pochi rego�lari censiti, mentre non viene mai registrata quella delle mona�che che vivevano nei tre monasteri di S. Giuseppe S. Chiara e delle Orsoline.

Se nel 1718 l'et� media dei preti � di 40,5 anni nel 1790 appa�re aumentata di circa quattro anni (44,6 anni): bisogna per� fa�re una precisazione relativamente a queste cifre. Nel 1718 il cal�colo � puramente indicativo, perch� solo di una piccola parte di preti censiti ci � pervenuta l'et� (187 su 983), quasi tutti concen�trati a S. Andrea delle Fratte e a S. Lorenzo in Damaso: quasi mai infatti essa � registrata a S. Lorenzo in Lucina e a S. Eusta�chio. Al contrario nel 1790 di ben 415 su 438 conosciamo l'et�, perch� oltre ai due Stati delle Anime suddetti, anche quello di S. Eustachio � assai preciso nel riportarla: rimane invece lacu�noso il libro parrocchiale di S. Lorenzo in Lucina.

A seconda dell'appartenenza dei sacerdoti al clero di alto o basso rango assistiamo sia nel 1718 che nel 1790 ad una notevo�le differenza riguardo all'et� media, che appare sempre pi� ele�vata tra gli ecclesiastici del primo gruppo rispetto a quelli del se�condo gruppo (nel 1718 50,1 anni dell'alto clero contro i 37 an�ni del basso clero; nel 1790 45,4 anni contro 44,1 anni). E' da notare tuttavia che la differenza nel 1790 tra i due contingenti � assai minore che nel passato grazie, senz'altro, alla maggior con�sistenza numerica dei gruppi esaminati. Probabilmente tale dif�ferenza � dovuta al fatto che ad incarichi di responsabilit�, riser�vati all'alto clero, non si arrivava mai, in questo secolo ormai ab�bastanza lontano dai fasti nepotistici, prima di una certa et�. Tuttavia l'et� media dei due gruppi presenti nelle nostre parroc�chie deve essere considerata solo un'indicazione parziale, tenendo ben presente che la realt� non pu� essere illuminata completamente da cifre che si riferiscono ad una minoranza.

Stessa cosa si pu� affermare quando ci volgiamo a considera�re nel 1718 l'et� media, 44,9 anni, in relazione alle professioni e ai mestieri svolti dai preti; nel 1790 invece tale et� media, 46 an�ni, pu� essere ritenuta esplicativa della realt� delle quattro par�rocchie, essendo annotata per quasi tutti coloro che svolgevano un lavoro per vivere dignitosamente (17).

Oltre alla condizione socio‑professionale e all'et� gli Stati delle Anime ci forniscono la provenienza di una parte dei preti censiti, mentre nulla ci dicono dei regolari e delle monache; in�dicazione ancora una volta parziale perch� riferita ad una mino�ranza di ecclesiastici, in genere a coloro che svolgevano un'atti�vit� lavorativa o agli appartamenti all'alto clero spesso romani. Infatti se la provenienza � registrata diligentemente per entram�bi gli anni considerati a S. Lorenzo in Damaso e per l'anno 1790 a S. Eustachio, sempre molto lacunosi appaiono i registri di S. Andrea delle Fratte e S. Lorenzo in Lucina. Sia nel 1718 che nel 1790 notiamo una rilevante presenza di preti provenienti dalla Spagna e da quello che abbiamo indicato con la dizione "Regno di Napoli/Sicilia/Regno delle Due Sicilie", in riferimento alle varie dominazioni che si susseguirono in questi luoghi pri�ma che si costituisse nel 1734 il Regno delle Due Sicilie. Infatti nel 1718 i preti Spagnoli costituivano il gruppo pi� numeroso (49,8%), seguiti a grande distanza da quelli provenienti dallo Stato Pontificio pari al 21,5%; questi ultimi nel '90 costituivano invece il gruppo egemone con il 58,5% contro il 14,3% degli Spagnoli.

Per quanto riguarda la notevole quota di ecclesiastici prove�nienti dalla Spagna, � da notare che essi sono distribuiti equa�mente in tutte le parrocchie esaminate e non soltanto a S. Eu�stachio dov'era situato il convento di S. Giacomo degli Spagnoli dove nel 1718 sono censiti un prete primo infermiere, un prete maggiordomo e venti sacerdoti pellegrini oltre al rettore.

Dei sacerdoti appartenenti allo Stato della Chiesa alcuni era�no romani seguiti da quelli di Lazio, Marche, Umbria, Maritti�ma e Campagna. Naturalmente non mancavano gli ecclesiastici che giungevano da altri stati italiani quali il Granducato di To�scana e Genova; infine in consonanza con il carattere universale di Roma centro della religione cattolica diffusa in tutto il mon�do, nei documenti si registra la presenza di preti provenienti an�che dalle Fiandre, dall'Impero Asburgico e addirittura dalla Si�ria (18).

Poich� la maggior parte degli esponenti del clero di S. Eusta�chio, S. Lorenzo in Damaso, S. Andrea delle Fratte e S. Loren�zo in Lucina viveva al "secolo" sia nel 1718 che nel 1790, abbia�mo soffermato la nostra attenzione su quegli aggregati domesti�ci dei quali l'ecclesiastico pu� essere rispettivamente capofami�glia, semplice membro della famiglia naturale o convivente.

Anzitutto sono state applicate a tali famiglie le sei categorie di Peter Laslett: 1) solitari; 2) aggregati senza struttura familia�re; 3) aggregati domestici semplici; 4) aggregati domestici estesi; 5) aggregati domestici multipli; 6) aggregati con struttura inde�terminata ma con tracce di rapporti di parentela fra i membri (19).

Inoltre al loro interno abbiamo distinto tra "famiglie senza con�viventi estranei" e "famiglie con conviventi estranei" per en�trambi gli anni considerati.

Se nel 1718 le 128 "famiglie senza conviventi estranei" costi�tuivano appena il 25,3% della 504 censite, nel '90 il numero di tali nuclei e rimasto pi� o meno inalterato con 126 aggregati pa�ri al 26,3% nonostante la diminuzione delle famiglie censite (478 contro 504). In entrambi gli anni considerati possiamo con�siderare il netto predominio della categoria dei solitari che co�stituivano il 67,9% della 128 famiglie censite nel '18, ma solo il 35,2% degli individui presenti in esse: si tratta infatti di preti che vivono soli in tutte le parrocchie esaminate, ma concentrati soprattutto a S. Lorenzo in Lucina. Anche nel 1790 resta di no�tevole entit� la quota dei solitari, ma rispetto al 1718 osservia�mo una flessione che non manca di far sentire la sua influenza, in termini di percentuale, sia dal punto di vista delle famiglie (52,3% contro 67,9% del '18), sia da quello degli individui (18,1% contro il 35,2%).

Seguono a grande distanza gli "aggregati domestici semplici" il numero dei quali nell'arco del secolo appare per� in notevole crescita costituendo nel '90 il 23,8% dei nuclei presenti contro il 10,1% del 1718, mantenendo cos� intatto il divario tra aggregati e individui viventi in essi: il peso percentuale di questi ultimi � pari al 42,6% (contro il precedente 27,5%). Tale divario tra nu�clei e individui mostra chiaramente che, se il peso percentuale degli "aggregati domestici semplici" sul totale delle famiglie non � certo di grande rilevanza (neppure nel 1790), notevole � inve�ce l'influenza delle persone viventi in questi nuclei familiari, composti da almeno tre individui.

Lo stesso discorso � valido per le famiglie estese per le quali registriamo un notevole incremento nel 1790 reppresentando il 10,3% degli aggregati (contro il 5,4% del passato), ma ben il 26,4% degli individui presenti in esse (15,3% nel 1718).

E' infine da rilevare la diminuzione degli "aggregati domestici multipli" pari al 3,1% (contro il 7,8%), mentre il numero dei membri della famiglia biologica costituiva il 4,1% contro I'11,7% del 1718; registriamo cos� un calo pi� pronunciato degli individui che non delle famiglie di questa categoria.

Per quanto riguarda la loro composizione, le famiglie estese presentano una notevole variet� di combinazioni: talvolta infatti convivevano marito moglie e figlio prete a cui si aggiungeva uno dei genitori del c.f. rimasto vedovo, talaltra con la coppia co�niugale abitava un fratello prete del capo‑famiglia e un nipote rimasto orfano. Le famiglie multiple sono in genere costituite invece nelle nostre parrocchie da genitori anziani che vivono con un figlio sposato c.f. pi� un altro figlio generalmente prete. Se soffermiamo poi la nostra attenzione sul mestiere esercitato dai c.f. dei vari nuclei familiari, possiamo osservare che general�mente si tratta di persone appartenenti al popolo minuto (pic�coli artigiani, facchini, tintori); l'attivit� del c.f. � solitamente annotata nelle scritture parrocchiali di S. Andrea delle Fratte S. Eustachio e S. Lorenzo in Damaso, quasi mai nel libro di S. Lo�renzo in Lucina, lacuna piuttosto grave qualora si pensiche que�sta cura d'anime � la pi� estesa, la pi� popolata e con il maggior numero di ecclesiastici fra quelle esaminate (20).

Se nel 1718 le 376 "famiglie con conviventi estranei" rappre�sentavano il 74,6% dei 504 nuclei registrati, nel 1790 costituiva�no pur sempre il 73,6% con 352 aggregati su un totale di 478: prima di analizzare i dati in nostro possesso � necessario fare al�cune precisazioni. Abbiamo distinto la famiglia naturale dai conviventi presenti al suo interno, considerando poi la "famiglia di convivenza" (famiglia di sangue + conviventi), non senza pri�ma avere analizzato l'incidenza percentuale di ogni categoria sul totale degli aggregati.

Se nel 1718 i 144 "aggregati senza struttura familiare" costitui�vano il 38,2% delle famiglie censite, nel 190 tale categoria non � pi� dominante nell'ambito della tipologia delle famiglie, regi�strandosi una forte flessione (26,4% dei nuclei presenti). Pi� o meno invariata, ossia di scarsa entit�, � l'incidenza percentuale dei membri della famiglia di sangue pari al 15,1% (rispetto al 13,9% del 1718); ci� non stupisce qualora si pensi che tali ag�gregati sono formati solitamente da due persone (per es. un prete e sua sorella zitella). Al contrario un forte calo registrano i conviventi (servitori, tintori, ecclesiastici), che dal passato 28,3% scendono nel '90 al 16,3%: di conseguenza quando focalizziamo la nostra attenzione sulla "famiglia di convivenza" osserviamo che anche la sua influenza percentuale � assai dimi�nuita rispetto al 1718 (14,2% contro il 24,4%).

Rimanendo inalterato il divario tra aggregati e individui, ab�biamo la conferma che l'incidenza dei primi � maggiore dal pun�to di vista della tipologia delle famiglie che non a livello degli individui coinvolti in esse.

Nel 1718 dopo le famiglie appartenenti alla categoria 2 si col�locano gli "aggregati domestici semplici" che rappresentavano solo il 22,6% dei nuclei censiti ma ben il 39,4% dei membri del�la famiglia biologica, cui si aggiungevano il 33,6% dei conviven�ti. L'incidenza percentuale della "famiglia di convivenza" � dun�que pari al 35,3%, il che mostra la maggior rilevanza degli indi�vidui presenti nelle famiglie di questa categoria rispetto al peso degli stessi aggregati domestici sul totale delle famiglie. Nel 1790 per� osserviamo diversi mutamenti per questi aggregati che, sono divenuti il gruppo egemone, rispetto al 1718: innanzi�tutto un leggero incremento di tali aggregati che costituivano il 27,5% contro il precedente 22,6%. Inoltre � interessante notare che, se l'incidenza percentuale dei membri della famiglia biolo�gica pari al 38,9% � rimasta invariata, c'� invece un fortissimo calo fra i conviventi rappresentanti appena il 16% contro il 33,6% dell'anno precedentemente esaminato. A causa di questo calo viene ridimensionato nel '90 lo iato fra gli aggregati (27,5%) e gli individui presenti nella "famiglia di convivenza" (24%), contro rispettivamente il 22,6% e il 35,3% del 1718.

Gli Stati delle Anime consultati specificavano sovente l'attivi�t� del c.f., permettendoci cos� di identificare la posizione sociale della famiglia nella quale il sacerdote � inserito. Se soprattutto a S. Eustachio i nuclei familiari appartenevano in maggioranza al ceto borghese dei "professionisti" (c.f. avvocati, notai, medici e lettori di Sapienza), a S. Andrea delle Fratte e a S. Lorenzo in Damaso sono ancora pi� numerose le famiglie a capo delle qua�li troviamo degli artigiani (orafi, filaoro, ebanisti ma anche pi� modesti falegnami e sarti). Un discorso a parte meritano le fa�miglie dell'aristocrazia romana formate, oltre che dalla famiglia biologica, da un numero veramente imponente di personale domestico che testimonia lo sfarzo in cui i nobili vivevano: i Bor�ghesi nel loro palazzo impiegavano in varie mansione ben 146 uomini e 94 donne!

Un breve cenno meritano i solitari che nel 1790 registrano un leggero incremento (18,1% rispetto al precedente 15,4%), ma il cui peso percentuale in quanto persone singole rimane attestato intorno al 7%. Si nota per� un cospicuo aumento del peso per�centuale dei conviventi pari al 20,9% rispetto al passato 14,8%: da ci� deriva anche un leggero aumento percentuale della "fa�miglia di convivenza" (16,5% contro il ll2,8%), permettendoci cos� di trovar consolidato l'equilibrio tra tali famiglie e gli ap�partenenti ad esse. Dobbiamo sottolineare che, se con il solita�rio c.f. vivevano mediante 5,8 persone, nel caso di personaggi co�me il Vice‑Cancellerie Enrico Duca di York i conviventi sono issai pi� numerosi comprendento una folta schiera di domestici � sei ecclesiastici (elemosiniere, caudatario, gentiluomo, mae�stro di camera, beneficiato ed infine Chierico di Camera e Udi�tore del Duca di York) (21).

Un lieve aumento registravano nel 1790 gli "aggregati dome�stici estesi" con il 13,3% sul totale delle famiglie (contro il 1.0,6% passato), con un parallelo lieve aumento percentuale dei membri della famiglia naturale pari al 28,4% (contro il 24,7% nel 1718); invece registriamo un'impennata fra i conviventi che dal 12,5% salgono al 33,5%. Come conseguenza assistiamo al venir meno del sostanziale equilibrio tra aggregati e individui ri�levato nel 1718 (rispettivamente 10,6% e 15,6%), affermandosi lhvece nel '90 la maggiore incidenza degli individui della catego�ria 4 (32,5%) rispetto al peso esercitato dagli aggregati che � appena del 13,3%. In entrambi gli anni considerati scarso rilievo percentuale hanno gli aggregati delle categorie 5 e 6, che si pre�s�ntavano rispettivamente stabili e in leggera crescita rispetto al 1718.

Concludendo possiamo affermare che la classificazione del Laslett, applicata a quei nuclei familiari nei quali � inserito un ecclesiastico, permette di formarci un'idea abbastanza chiara d�lle strutture familiari nella Roma del �'700 mostrando da un lato la costante crescita delle famiglie semplici, la leggera flessio�ne dei solitari che rimangono per� una quota considerevole, e il calo notevolissimo a fine secolo degli aggregati della categoria 2; dall'altro lato mostra la scarsa incidenza che per tutto il seco�lo hanno le famiglie estese e multiple.

 

1. Archivio Storico del Vicariato di Roma (A.S.V.R.), Fondo parrocchiale di S. Lorenzo in Lucina, Libri di Stato d'Anime, 1718, 1790; A.S.V.R., Fondo parrocchiale di S. Andrea delle Fratte, Libri di Stato d'Anime, 1718, 1790; A.S.V.R., Fondo parrocchiale di S. Lorenzo in Damaso, Libri di Stato d'Anime, 1718, 1790; A.S.V.R., Fondo parrocchiale di S. Eustachio, Libri di Stato d'Anime, 1718,1790;

2. Dall'insieme di questi prospetti veniva tratta annualmente la "Lista di Stato delle Anime dell�Alma citt� di Roma" presentata al Papa in occasione della Pasqua. Per maggiori e pi� approfondite notizie vedi: C. Schiavoni, introduzione allo studio delle fonti archivistiche per la storia demografica di Roma nel Seicento, "Genus" ‑Vol XXVII ‑ n. 1 ‑ 4 ‑ 1971;

3. A.S.V.R., ibidem;

4. Cfr. R. Traina, Caratteristiche di registrazione dello Stato delle Anime a Roma, in "Le fonti della demografica storica in Italia", Atti del seminario di demografia storica 1971 ‑ 1972, Vol. I, parte I, Roma ed. C.I.S.P. 1974, pp. 364 ‑ 365.

5. Cfr. F. Moroni, Dizionario di erudizione storico‑ ecclesiastica, Venezia, 1848.

6. Cfr. V. E. Giuntella, Roma nel Settecento, Cappelli editore, Bologna 1971,PP. 63 ‑ 65

7. Cfr. F. Moroni, op. cit. Subito dopo quelli delle quattro basiliche patriarca�li, seguivano come importanza, prestigio, ricchezza e numero i canonici di S. Lo�renzo in Damaso.

8. Cfr. V. E. Giuntella, op. cit., p. 63.

9. Cfr. F. Moroni, op. cit.

10. Cfr. F Moroni, op. cit.

11. Cfr. V. E. Giuntella, op. cit., p. 63.

12. Cfr. V. E. Giuntella, op. cit., p. 63.

13. Cfr. F. Moroni, op. cit.

14. AS.V.R . ibidem.

15. Sar� utile ricordare al lettore che nelle competenze "juspatronali" di que�sta parrocchia ricadeva la cancelleria e che quindi tutta la vita religiosa, ammi�nistrativa, economica e sociale di questa ruotava attorno a questo luogo deputa�to.

16. Cfr. F. Gemini, Aspetti sociali e religiosi della parrocchia di S. Lorenza in Damaso nel Settecento, in "Ricerche per la storia religiosa di Roma", Estratto 4,(1980), pp. 165 ‑ 169.

17. A.S.V.R., ibidem.

18. A.S.V.R., ibidem.

19. Per questa tipologia si veda E. Laslett, Famiglia e aggregato domestico in Famiglia e mutamento sociale, a cura di M. Barbagli, Bologna, Il Mulino, 1977, pp. 30 ‑ 54.

20. A.S.V.R., ibidem.

21. A.S.V.R., ibidem.

 

 

 

 

Renata Ago

Il 29‑30 maggio si � tenuto presso il nostro Dipartimento e presso la Fondazione L. e L. Basso un convegno dal titolo Eco�nomia familiare e organizzazione delle risorse.

Hanno partecipato V. Hunecke dell'universit� di Berlino, E. Saurer dell'Universit� di Vienna, A. De Clementi e A. Berrino dell'Universit� di Napoli, G. Levi dell'Universit� di Viterbo, D. L. Caglioti e O. Raggio dell'Istituto Universitario Europeo di Firenze, A. Groppi della Fondazione L. e L. Basso, oltre a M. Caffiero, M. D'Amelia, M.A. Visceglia, A. Caracciolo e R. Ago del nostro Dipartimento.

Questa rivista prevede di dedicare uno dei prossimi fascicoli alla pubblicazione delle varie relazioni.