I manuali elettorali
nella Francia contemporanea (1870-1945).
Materiali per un censimento bibliografico della letteratura di edificazione civica

di Yves Déloye

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Le diverse forme della pubblicistica civico-pedagogica

I manuali elettorali occupano una posizione privilegiata fra le fonti di diversa natura – archivistica, iconografica, a stampa, statistica – che lo storico può utilizzare nel lavoro di ricostruzione delle vicende del suffragio elettorale in Europa. Essi, infatti, sono una vera e propria chiave di accesso ai meccanismi di istituzionalizzazione normativa – tanto morale che giuridica – costitutiva del momento elettorale, offrendo l’accesso a un universo discorsivo che storicamente gioca un ruolo centrale nel processo variegato di imposizione e di apprendistato sia del «dovere elettorale», sia dei saperi e delle competenze tecniche della pratica elettorale moderna1.
Prima di procedere all’analisi di questo tipo di testi, tuttavia, lo storico si trova di fronte a una difficoltà metodologica: come circoscrivere il corpus di questi manuali elettorali caratterizzati – come si vedrà – tanto dalla ricchezza contenutistica quanto dall’eterogeneità formale? Lo stesso termine “manuale elettorale” è, in effetti, molto più difficile da definire con rigore e concisione di altri generi di discorso politico o elettorale, come le canzoni politiche o le professions de foi2. Variabili per forma e dimensioni (da poche a diverse centinaia di pagine), dal contenuto giuridico più o meno accentuato, scritti non di rado con ambizioni “demopediche” dichiarate, realizzati da autori di calibro e condizioni diverse (pedagoghi, giuristi, uomini politici, pubblicisti, ecclesiastici), con tirature talvolta significative e altre volte più modeste, espressione di metodi pedagogici diversificati (dalla forma catechetica classica “domanda-risposta” a quella dei futuri codici elettorali), i testi di edificazione civica si possono suddividere schematicamente in tre sottoinsiemi: letteratura pedagogica, letteratura tecnica e giuridica, letteratura di propaganda elettorale. Sarebbe però sbagliato, dal punto di vista analitico, analizzarli come se fossero totalmente separati a causa della sostanziale e vicendevole porosità di questi generi discorsivi, che purtuttavia dispongono ciascuno di una propria tecnica di elaborazione e di un proprio specifico pubblico.
È quindi possibile individuare alcuni meccanismi di circolazione dei saperi che caratterizzano queste opere e che spiegano l’efficacia di una produzione editoriale in forte espansione a partire dalla metà del xix secolo3.

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La manualistica scolastica

Un primo gruppo è costituito dall’insieme dei testi di supporto pedagogico che si propongono – in contesti differenti (l’ambiente ovattato di una classe scolastica o della lezione di catechismo, ma anche le campagne elettorali, quando questo tipo di letteratura è spesso riciclata) – di contribuire alla socializzazione elettorale e politica, valorizzando e legittimando il gesto elettorale. Questo insieme di testi, erede dei catechismi repubblicani redatti durante la Rivoluzione francese4 e della letteratura di educazione politica del Quarantotto, partecipa fortemente alla costruzione normativa dell’istituzione elettorale, svolgendo un ruolo fondamentale nell’apprendistato del voto in Francia. A titolo esemplificativo, vale la pena ricordare quantomeno i numerosi manuali di morale e di istruzione civica che, a partire dall’anno scolastico 1882, diventano il cuore dell’insegnamento pubblico francese.
Questi manuali rispondono programmaticamente alla riforma repubblicana dell’insegnamento primario che assegna alla nuova disciplina dell’educazione morale e civica, diventata obbligatoria e laica, un ruolo centrale nei programmi scolastici5. Disciplina principe, l’educazione morale e civica ha la propensione a permeare, di fatto, tutti gli insegnamenti, dalla matematica alla storia, passando per il francese e le discipline pratiche. Occorre fare una precisazione storica: lungi dall’essere consensuale, questa proposta pedagogica e morale – tanto più efficace in quanto si accompagna all’introduzione dell’obbligo scolastico per i bambini dai 6 ai 14 anni – è al centro di vivaci dispute ideologiche che contrappongono principalmente cattolici e repubblicani, attraversando tutta la storia della Terza Repubblica.
I manuali scolastici rappresentano per lo storico interessato alla socializzazione politica stricto sensu, alla cultura o alle mentalità della società francese, una fonte privilegiata, tanto più significativa in quanto ha costituito a lungo la base principale, il testo di riferimento per le attività quotidiane degli insegnanti delle scuole primarie francesi. Oggetto sacralizzato per alcuni, i manuali sono stati allo stesso tempo al centro di contese in cui, attraverso autentiche mobilitazioni collettive, i diversi attori hanno tentato di imporre, non senza contraddizioni, il loro contenuto e il loro uso. Questa “guerra dei manuali” è un buon indicatore dei dibattiti che circondano la socializzazione civica in Francia, fin dagli esordi della Terza Repubblica.
Nella storia dell’editoria scolastica una tappa decisiva è segnata dalla legge del 28 marzo 1882 che fonda il sistema dell’educazione primaria repubblicana, stabilendone l’obbligatorietà, la gratuità e la laicità. I libri scolastici, e in particolare quelli consacrati all’insegnamento morale e civico, diventano oggetto di un’attenzione particolare da parte dei pedagoghi e delle case editrici, sia repubblicane che cattoliche. Il 29 gennaio 1890 un decreto impone ai maestri di fare ricorso ai libri nelle loro attività didattiche e ne prescrive la natura e il numero per ogni livello d’insegnamento.
Pur così sacralizzati, i manuali scolastici non cessano di essere, peraltro, al centro dello scontro politico: dapprima con la messa all’Indice da parte del Vaticano il 15 dicembre 1882, successivamente con la dichiarazione di condanna di alcuni manuali di morale e di storia da parte dei vescovi di Francia il 14 settembre 1909 e, infine, con la censura di diversi titoli scolastici sotto il regime di Vichy. La loro influenza potenziale è tanto più grande in quanto essi sono utilizzati non solo dagli insegnanti e dagli allievi, ma anche dai genitori, per i quali sono spesso il solo libro con cui vengono in contatto nel corso di tutta la vita6.
All’interno di questa letteratura scolastica dalle tirature talvolta molto significative7, la preoccupazione di promuovere un’espressione elettorale sincera e razionale si confonde con la volontà di inculcare al futuro cittadino il valore dei propri doveri di elettore. Questo apprendistato si propone di modificare i comportamenti dei ragazzi e dei loro genitori per sensibilizzarli alla solennità dell’atto elettorale, così da farne «une sorte d’instinct acquis», per riprendere le celebri parole di Paul Bert8. Sottolineando, in maniera ripetuta, il carattere gratificante della partecipazione elettorale, questa letteratura “demopedica” intende disegnare soprattutto i contorni della normalità in tema di comportamento elettorale. Certo, repubblicani e cattolici non s’incontrano assolutamente sulle componenti e sulle dimensioni dell’atteggiamento elettorale atteso; ma gli uni e gli altri hanno ampiamente contribuito, attraverso questa letteratura pedagogica, all’invenzione dell’elettore moderno e alla dimestichezza con le pratiche di delega elettorale9.

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I catechismi elettorali

Accanto ai manuali scolastici occorre menzionare i catechismi elettorali pubblicati in abbondanza dalla Chiesa cattolica durante tutta la Terza Repubblica. L’episodio probabilmente più importante si colloca nel contesto del Ralliement della Chiesa francese alle istituzioni repubblicane avvenuto all’inizio degli anni Novanta dell’Ottocento ed è rappresentato dall’introduzione di lezioni complementari di catechismo, centrate sui doveri elettorali dei cristiani, nelle edizioni già in uso del catechismo cattolico10. La lezione contenuta nell’edizione della diocesi di Périgueux e di Sarlat, ad esempio, fa del voto un atto di fedeltà religiosa paragonabile alla preghiera:

D. Comment le Chrétien peut-il défendre l’Église?
R. Le Chrétien peut défendre l’Église principalement par la prière, par l’exemple, et, s’il est électeur, par le vote.
D. Pour qui l’électeur chrétien doit-il voter?
R. L’électeur chrétien doit voter pour les candidats sincèrement dévoués à la religion et à l’Église11.

Le competenze pratiche attivate per diffondere queste lezioni complementari illustrano, in modo molto preciso, la strategia di socializzazione civica scelta dal clero francese. Originariamente la lezione, che sarà in seguito incriminata dal Consiglio di Stato, è diffusa tramite un foglio volante distribuito dal sacerdote ai bambini durante il catechismo settimanale12. Quest’opzione fu scelta, ad esempio, dal vescovo di Mende che fece stampare 10.000 esemplari della lezione complementare da incollare nelle pagine finali dei catechismi tradizionali. In un secondo tempo, furono le stesse librerie che s’incaricarono di attaccare e rilegare i fogli supplementari. Infine, la lezione fu inserita in un punto preciso della nuova edizione appositamente stampata13.
Il percorso della lezione di cui il vescovo di Coutances ordina l’insegnamento è altresì molto significativo. All’inizio di gennaio del 1891, la lezione è impartita oralmente dai parroci. Qualche mese più tardi, il vescovo fa distribuire ai bambini il testo della lezione su un foglio volante, che i sacerdoti devono incollare alla fine del manuale. Nell’autunno del 1892, i nuovi catechismi disponibili inseriscono la lezione nel corpo del volume, in cui va ad occupare definitivamente un apposito spazio sotto la denominazione di lezione 8bis14. Questo inserimento progressivo della lezione dedicata ai doveri elettorali dei cristiani descrive perfettamente il ruolo che i vescovi le assegnano. In principio, la sua stessa configurazione materiale in forma di foglio volante ne fa una lezione eccezionale, isolata dall’insieme della dottrina catechistica e insegnata quasi in deroga ad essa. Con il passare del tempo, la lezione s’integra in modo sempre più durevole e armonioso nel catechismo, perdendo ogni statuto di eccezionalità e conquistandosi un posto accanto agli altri comandamenti divini. Nel catechismo della diocesi di Quimper e di Léon, la lezione, distribuita inizialmente sotto forma di complemento stampato su foglio volante15, s’integra in seguito alla ventesima lezione consacrata al quarto comandamento16. Da precaria, la lezione diventa definitiva, segnando l’estensione del campo d’influenza del dogma cattolico preconizzata da Leone xiii. In quel momento, la frontiera fra una pedagogia elettorale destinata ai futuri cittadini e un’iniziativa di educazione civica più ampia e aperta al mondo degli adulti, è ancora largamente porosa: le lezioni dei “catechismi aumentati” saranno frequentemente riprese nella stampa cattolica del tempo (in particolare nelle numerose Semaines religieuses) e lette dal pulpito al momento delle funzioni che precedono gli appuntamenti elettorali importanti17. Questa permeabilità spiega perché le lezioni di catechismo elettorale costituiscano a lungo nelle terre cattoliche francesi un supporto efficace alla mobilitazione elettorale e all’edificazione civica. Molto dopo l’innovazione degli anni Novanta dell’Ottocento, alla vigilia delle consultazioni legislative del 1936, un catechismo elettorale bretone continua a mostrarsi, ad esempio, fermissimo su questo punto:

Le Catholique qui s’est rendu coupable de faute grave soit en s’abstenant indûment, soit en votant contre sa conscience catholique, est tenu de confesser sa faute au saint tribunal de la pénitence. C’est là la loi de l’Eglise et il n’est peut-être pas superflu de la rappeler18.

È quindi opportuno riflettere sull’estrema permeabilità esistente fra questi diversi strumenti di edificazione civica e sulla pluralità dei loro molteplici usi.

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Le guide elettorali

Il secondo gruppo censibile (anch’esso ben lungi dall’essere a tenuta stagna) è composto da numerose guide elettorali dal profilo prevalentemente tecnico e giuridico. Il che non impedisce a questi testi di assolvere realmente una funzione educativa e politica, in particolare quando si tratta di organizzare praticamente le operazioni elettorali o di comunicare i “trucchi del mestiere” che consentono di affrontare strategicamente la lotta elettorale. Redatti generalmente da giuristi, talvolta da uomini politici (Jules Ferry ne pubblica uno nel 1869) o da ecclesiastici19, questi testi intendono «examiner de près et dans leurs détails les difficultés pratiques d’une élection»20. Autentico Abécédaire de l’électeur, per riprendere il titolo di un opuscolo pubblicato nel 1924, questo tipo di opere – sovente illustrate e non più lunghe di qualche decina di pagine – ambisce a imporre una visione legittima del voto. Così facendo, questa pubblicistica partecipa anche alla costruzione normativa dell’istituzione elettorale. Bisogna votare? Come mobilitare gli elettori? Come e per chi votare? Sono queste le domande pratiche a cui essa risponde. La stesura di queste guide elettorali attinge a differenti modalità didattiche. Sul modello dei manuali di educazione civica pubblicati durante la Rivoluzione del 1789, i primi manuali adottano di frequente la forma domanda-risposta tradizionale dei catechismi, che sarà in seguito continuamente ripresa dagli autori vicini agli ambienti cattolici. Monsignor Jean-Baptiste Martin, protonotaro apostolico, pubblica nel 1902 un Catéchisme électoral en cinq leçons a favore dei candidati dell’Action libérale di Jacques Piou. Altri manuali assumono la forma della profession de foi sull’esempio di quella del candidato della terza circoscrizione elettorale della Nièvre che nel 1869 propone un Petit manuel électoral à l’usage de MM. les électeurs.
È quanto mai complicato circoscrivere il corpus di questa letteratura tecnica e giuridica, e tanto più complesso inventariarne i suoi molteplici usi. Occorrerebbe, infatti, prendere in considerazione e analizzare le guide del cittadino o dell’elettore (quali, ad esempio, la Petit guide pratique de l’électeur d’après les documents officiels in vendita presso la Librairie populaire nel 1887), le professions de foi, i manifesti didattici, i catechismi civici o elettorali, gli almanacchi repubblicani o cattolici (quali l’Almanach du bon Français pubblicato da un’associazione cattolica nel 1890), in una parola: l’insieme degli scritti che mirano a definire, non senza contraddizioni, i contorni del civismo e della cittadinanza elettorale.
Non limitandosi a informare gli elettori sulle disposizioni giuridiche che regolano le operazioni di voto, le guide elettorali moltiplicano i consigli pratici e impegnano il cittadino a un’autentica vigilanza civica «avant, pendant et après le vote» (titolo di un Manuel électoral pratique del 1906). Alcuni capitoli sono dedicati alle frodi e ai reati elettorali, alle minacce e alle violenze contro gli elettori o ancora alle modalità di contestazione offerte dalla legislazione agli elettori insoddisfatti dallo svolgimento delle operazioni elettorali. Talvolta i manuali elettorali si trasformano in autentici piccoli trattati giuridici. In questo caso, sono spesso destinati «à l’usage des officiers municipaux et [sont] indispensables à quiconque veut faire valoir ses droits électoraux ou solliciter un mandat électif», come recita ambiziosamente il Code manuel des électeurs et des éligibles proposto da A. Maugras nel 189321. Proponendo numerosi modelli di processi verbali, di lettere di ricorso presso le giurisdizioni competenti in materia elettorale, di tabelle per conteggiare i risultati del voto, i manuali contribuiscono a una standardizzazione delle operazioni elettorali e alla socializzazione secondaria degli “ufficiali” della democrazia rappresentativa incaricati della sua realizzazione pratica. Questo genere di manuali è dunque utile soprattutto ai presidenti degli uffici elettorali e ai funzionari chiamati ad organizzare le votazioni perché mette a loro disposizione un compendio della legislazione deputata a codificare le elezioni politiche, anticipando il principio stesso del Code électoral che in Francia è un’invenzione recente (legge 30 marzo 1955). Questo tipo di pubblicistica s’incarica di riunire le leggi e i decreti promulgati dalle pubbliche autorità allo scopo di inquadrare le operazioni elettorali e di assicurare il loro regolare e libero svolgimento. Logicamente, vi si trovano più spesso le disposizioni specifiche delle elezioni politiche: requisiti per essere elettore, preparazione e revisione delle liste elettorali, condizioni di eleggibilità e di ineleggibilità, organizzazione della pubblicità elettorale, realizzazione del processo di voto (procedure preparatorie, operazioni elettorali, suffragio per procura), disposizioni penali; così come le ordinanze specifiche dei differenti tipi di consultazione. I redattori completano la parte ufficiale con l’aggiunta di testi complementari, quali la legge del 30 giugno 1881 sulle riunioni pubbliche.
Al di là di questa dimensione pratica, i manuali elettorali mostrano, tuttavia, anche lo svilupparsi di un’autentica “scienza elettorale” nel significato di un complesso di formule teoriche e soluzioni giuridiche, in breve di saperi e competenze tecniche capaci di “organizzare” il suffragio universale22. Tale scienza elettorale, infatti, non intende soltanto fornire consigli e competenze pratiche in materia di mobilitazione politica o di contenzioso elettorale, ma s’interessa – a monte – alle condizioni giuridiche e costituzionali in cui si svolge il gioco elettorale. In tal modo, essa si propone di produrre delle conoscenze scientifiche sia sulla natura dell’elettorato sia sulle forme legittime di espressione della sovranità. La consultazione della letteratura tecnica e giuridica qui esaminata permette di constatare la sua ampia diffusione alla fine dell’Ottocento.

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La letteratura di propaganda politico-elettorale

Il terzo gruppo di testi è rappresentato dalla letteratura di propaganda politica ed elettorale. Caratterizzati da una vocazione maggiormente di parte, questi opuscoli si propongono di contribuire all’educazione del cittadino, pur indirizzandolo politicamente. A partire dalla crisi politica del 16 maggio 1877, quando le istituzioni repubblicane parvero in pericolo, questa pubblicistica ha un particolare sviluppo e si mostra innovativa per quanto riguarda le politiche di diffusione popolare messe in atto. L’esempio più interessante, in questo caso, è quello di un opuscolo di propaganda repubblicana pubblicato anonimo subito dopo lo scioglimento della Camera da parte di Mac-Mahon e a cui, peraltro, un analogo catechismo conservatore si prende la briga di rispondere colpo su colpo. Firmato «un elettore, repubblicano per patriottismo», questo Petit catéchisme électoral – estratto dal giornale “La France” del 16 agosto 1877 – si compone di appena 15 pagine, è di fattura classica con lo schema domanda-risposta e si propone di orientare il voto degli elettori a favore dei 363 deputati del “Blocco di Sinistra” che avevano sfiduciato il Presidente della Repubblica. La sua originalità consiste nella strategia di diffusione adottata. L’opuscolo è venduto ad un prezzo molto basso (5 centesimi) e ne è liberamente consentita la riproduzione dell’edizione parigina – pubblicata nella Librairie des placards populaires, incoraggiando il moltiplicarsi delle edizioni, in particolare in provincia23, malgrado la sorveglianza cui continua a essere sottoposta, in questo periodo, l’attività di commercio ambulante24. Questi opuscoli di propaganda, spesso di dimensioni ridotte, impiegano tecniche di scrittura diversificate e si presentano sotto forma di conversazione25, favorendo in tal modo la messa in scena di elettori, spesso appartenenti alla classe rurale, che discutono tra loro di questioni elettorali. In numerosi dialoghi, attraverso brevi conversazioni politiche, “Jacques Bonhomme” è utilizzato come personificazione del contadino francese per antonomasia, in omaggio ai ribelli della Grande Jacquerie del 135826.
Una posizione specifica all’interno di questa letteratura è occupata da quei testi che mescolano elementi di “scienza elettorale” e formule ideologiche miranti a mobilitare l’uno o l’altro settore dell’elettorato. La Guide de l’électeur aux élections législatives de 1902, ad esempio, si presenta «comme un petit recueil de documents qui a pour but de rappeler aux électeurs les principales dates et les noms des principaux hommes politiques»27. Oltre a un capitolo intitolato Ce qu’il faut savoir avant de voter, questa guida d’ispirazione repubblicana contiene un «tableau graphique de la durée des Ministères de la troisième République» così come una tabella ricapitolativa dei principali voti dei deputati del dipartimento compreso in quella determinata edizione. Alcune guide elettorali si presentano in maniera ancora più apertamente militante, sia che si propongano di mobilitare gli elettori in favore di un candidato o di una formazione partitica, come ad esempio la Guide des électeurs catholiques del 1891, sia che facciano propaganda per la riforma elettorale come il Petit catéchisme de la représentation proportionnelle, distribuito nel 1904 dalla Ligue pour la représentation proportionnelle.

6
Conclusioni

Indipendentemente dalla loro forma e dal loro utilizzo, i manuali elettorali, che si è cercato in questa sede di censire attraverso categorie molto larghe, contribuiscono storicamente a rendere naturali le operazioni elettorali e a codificarle. Grazie ad essi, l’atto elettorale diventa progessivamente – anche se in maniera ineguale a seconda dei tempi e dei luoghi – un comportamento normale e ovvio. Insegnando ai cittadini a “saper votare”, condannando con forza l’astensionismo elettorale, sollecitando l’interesse degli elettori per la cosa pubblica, i manuali rafforzano i meccanismi di mobilitazione politica e permettono l’invenzione dell’elettore moderno, ovvero di un tipo di elettore capace di dare una ben determinata e specifica forma alle proprie rivendicazioni politiche e di accettare docilmente il principio della delega politica28. La tab. 2 permette di riassumere i principali effetti politici che è lecito attendersi da questa letteratura di edificazione civica, tenendo conto delle configurazioni specifiche della sua divulgazione popolare (più o meno larga, in funzione delle reti di diffusione).
Che si tratti di proporre esempi di comportamento civico, di trasmettere i saperi e le competenze tecniche necessarie a compiere il gesto elettorale o ancora di contribuire alla codificazione delle operazioni di delega elettorale, questa letteratura proteiforme e prolifica è estremamente sensibile alle fluttuazioni ideologiche e alle linee di frattura fra grandi famiglie politiche. Lungi dall’essere estranea alla competizione elettorale, che inquadra e rende possibile questo tipo di letteratura, essa ne è, allo stesso tempo, un riflesso perfetto e, ancor più, una risorsa per quanti sanno – oggi come ieri – giocare con le regole elettorali.

(traduzione di Pietro Finelli e Gian Luca Fruci)

Note

1. L’articolo, pur fondandosi principalmente su fonti francesi relative, in maniera prevalente, alla Terza Repubblica, intende proporre una prospettiva socio-storica più generale.
2. Per il caso francese cfr. l’opera classica di A. Prost, Vocabulaire des proclamations électorales de 1881, 1885 et 1889, puf, Paris 1974. Per il periodo della Seconda Repubblica, mi permetto di rinviare a Y. Déloye, Se présenter pour représenter. Enquête sur les professions de foi électorales de 1848, in M. Offerlé (éd.), La profession politique (xixe-xxe siècles), Belin, Paris 1999, pp. 231-54.
3. Cfr. il censimento bibliografico proposto da L. Quéro, Les manuels électoraux français. Objets d’élection (1790-1995). Note pour l’étude de l’institutionnalisation de la délégation politique, in “Scalpel. Cahiers de sociologie politique de Nanterre”, 2-3, 1997, pp. 11-58. L’autore propone un primo inventario che attesta la particolare importanza della produzione disponibile sotto la Terza Repubblica (più del 52% delle opere censite riguarda questo periodo). La Seconda e la Terza Repubblica da sole rappresentano il 72% dell’editoria rilevata da questo autore, la cui rassegna si basa, tuttavia, su una definizione restrittiva della nozione di manuale elettorale, trascurando in particolare la letteratura propriamente educativa (soprattutto i manuali scolastici, di cui si mostrerà l’importanza a partire dal loro uso differenziato anche al di fuori delle aule scolastiche). Il censimento proposto sottovaluta parimenti il contributo specifico della Chiesa cattolica e della sua nebulosa associativa a questo lavoro di edificazione civica. Sulla questione mi permetto di rinviare a Y. Déloye, Les voix de Dieu. Pour une autre histoire du suffrage électoral: le clergé catholique et le vote (xixe-xxe siècle), Fayard, Paris 2006.
4. Il più celebre dei manuali rivoluzionari è senza dubbio quello di Auguste-Étienne-Xavier Poisson de La Chabeaussière, Catéchisme français ou Principes de morale et de politique républicaine, pubblicato per la prima volta nell’anno ii (1794) e oggetto di ben 72 edizioni fino al 1893. Sul tema cfr. la classica inchiesta di J. Morange e J.-F. Chasaing, Le Mouvement de réforme de l’enseignement en France (1760-1798), puf, Paris 1974, soprattutto pp. 97 ss.; J. Hébrard, La Révolution expliquée aux enfants: les catéchismes de l’an ii, in M.-F. Lévy (éd.), L’enfant, la famille et la Révolution française, O. Orban, Paris 1990, pp. 171-92. Sui catechismi politici nella Francia del xix secolo è in corso di svolgimento una tesi di Dottorato ad opera di Jean-Charles Buttier presso l’Institut d’Histoire de la Révolution Française (Université Paris i Panthéon-Sorbonne) sotto la direzione di Jean-Clément Martin.
5. Mi si permetta di rinviare a Y. Déloye, École et citoyenneté. L’individualisme républicain de Jules Ferry à Vichy: controverses, Presses de la fnsp, Paris 1994.
6. Gli autori di manuali sperano, in effetti, che questi testi circolino all’interno delle famiglie e contribuiscano così alla socializzazione secondaria dei genitori; proprio da questo intento esplicito deriva l’interesse a integrare la letteratura pedagogica nel corpus dei manuali elettorali.
7. A titolo di esempio si segnala che il manuale scritto da Paul Bert (L’instruction civique à l’école, Librairie Picard-Berheim & Cie, Paris 1882), all’epoca ministro dell’Istruzione pubblica, raggiungerà una tiratura di oltre 130.000 esemplari fra il 1882 e il 1883, mentre il manuale redatto da Ernest Lavisse sotto lo pseudonimo di Pierre Laloi (La première année d’instruction civique, A. Colin, Paris 1880) sarà stampato, considerando solo il 1881 e il 1882, in circa 123.000 copie.
8. P. Bert, De l’éducation civique. Conférence faite au Palais du Trocadéro le 6 août 1882 au profit des bibliothèques populaires syndiquées du département de la Seine, Librairie Picard-Berheim, Paris s.d., p. 15.
9. Per un’analisi più approfondita del sistema di opposizioni ideologiche che attraversa, lungo tutta la Terza Repubblica, questa letteratura pedagogica, cfr. Déloye, École et citoyenneté, cit., pp. 122-32. Per ulteriori considerazioni metodologiche su questa fonte, cfr. Id., Les origines intellectuelles de la socialisation civique. Sources et questions, in “Sociétés contemporaines”, 20, 1994, pp. 111-28.
10. La tab. 1 riassume la situazione dei 17 vescovadi che hanno proceduto a questo tipo di aggiunte.
11. Archives Nationales (d’ora in poi an), f 19 5444, supplemento al Catéchisme du diocèse de Périgueux et de Sarlat.
12. Su questo episodio, cfr. P. Vismara-Chiappa, Église et État en France au début du Ralliement: l’affaire des catéchismes électoraux d’après les archives vaticanes (1891-1892), in “Revue d’histoire de l’Église de France”, 181, 1982, pp. 213-33; Y. Déloye, Socialisation religieuse et comportement électoral en France. L’affaire des catéchismes augmentés (xixe-xxe siècle), in “Revue française de science politique”, lii, 2002, 2-3, pp. 179-99, ora in Y. Déloye, O. Ihl, L’acte du vote, Presse de Sciences Po, Paris 2008, cap. 9.
13. an, f 19 5444, Rapporto del prefetto di Lozère al ministro della Giustizia, 30 agosto 1892.
14. Ivi, Lettera del ministro dell’Interno al Guardasigilli, 21 aprile 1892.
15. Ivi, La Semaine religieuse du diocèse de Quimper et de Léon, 45, 6 novembre 1891, p. 754. La lezione esiste in versione francese e bretone. “Le Courrier de la Cornouaille”, quotidiano bilingue il cui programma si riassume nel dittico «Catholique et Breton toujours», pubblica questo testo in bretone nell’edizione del 14 novembre 1891. Un’altra edizione bretone in 5.000 esemplari della lezione sulle votazioni sarà stampata nel 1914, Dever er Grechénion a-pe vé boéhereh, 1914, bnf 8º Lb57 15414.
16. A partire dal Catéchisme du diocèse de Meaux, scritto nel 1686 da Bossuet, si estende per tradizione il contenuto del iv comandamento («Tes père et mère honoreras, afin de vivre longuement») a «tous [les] supérieurs, pasteurs, rois, magistrats et autres». Singolarmente, il Catéchisme impérial del 1806 collegherà a questo comandamento la lezione vii sui doveri dei sudditi verso Napoleone i. Su questo bricolage teologico-politico cfr. lo studio classico di A. Latreille e quello di E. Germain (Langages de la foi à travers l’histoire. Mentalités et catéchèse. Approche d’une étude des mentalités, Fayard-Mame, Paris 1972) nonché l’analisi più recente di B. Plongeron, Le Catéchisme Impérial (1806) et l’irritante leçon vii sur le Quatrième commandement, in R. Brodem, B. Caulier (éd.), Enseigner le catéchisme. Autorités et institutions xvie-xxe siècles, Presses de l’Université de Laval-Cerf, Laval-Paris 1997, pp. 141-59. Nel 1890 mons. Isoard unirà la lezione di catechismo che ha appena finito di scrivere al primo precetto del Decalogo («Un seul Dieu tu adoreras et aimeras parfaitement»). Il che lo autorizza a sostenere che «il est absurde de faire la supposition qu’un Catholique, lorsqu’il agit comme citoyen, n’est pas tenu d’observer en tout, pour tout, et vis-à-vis de tous, la loi de Dieu et les commandements du Saint Evangile»; Mgr. Isoard, Instruction pastorale sur les devoirs des électeurs catholiques, Imp. J. Niérat, Annecy 1890, p. 15.
17. Cfr. Déloye, Les voix de Dieu, cit., pp. 137-76.
18. Père Y.-L. Rozec, Ar Voterez. Le Vote. Ar Gatoliged hag ar voterez. Les Catholiques et le devoir électoral, Mouladuriau an Arvor, Guingamp 1935, p. 22.
19. Sul modello di quello pubblicato dall’abbé Bertoye, Les Élections de 1893. Ce qu’il faut faire, Maison de la Bonne Presse, Paris 1893.
20. Anonimo, Petit catéchisme électoral principalement destiné aux départements bretons, Paris 1863.
21. Il titolo completo di quest’opera è di per sé un programma: Code manuel des électeurs et des éligibles. Guide pratique à l’usage des officiers municipaux et indispensable à quiconque veut faire valoir ses droits électoraux ou solliciter un mandat électif […] avec formules disséminées dans le texte, A. Girard & E. Brière, Paris 1893. Di formazione avvocato, il suo autore si attribuisce la vocazione di «mettre le droit [électoral] en pratique» (p. i).
22. Sull’emergere della scienza elettorale come autentica “scienza di governo”, cfr. il recente articolo di N. Dompnier, Le laboratoire de la Chambre des députés. D’une somme de savoir-faire à une «science électorale» (1870-1958), in O. Ihl et alii, Les sciences du gouvernement, Economica, Paris 2003, pp. 25-37. L’autrice fornisce, tuttavia, una definizione troppo restrittiva di “scienza elettorale”, insistendo soprattutto sulla sua dimensione “pragmatica” (nel senso di Frederik George Bailey) senza riconoscerne la dimensione teorica che giustifica, in particolare, il forte investimento della scienza giuridica francese in queste problematiche. Lo sviluppo della scienza elettorale – che si declina in molteplici varianti ideologiche – obbedisce, tuttavia, a una logica analoga: contribuire con un sapere così plasmato alla razionalizzazione della vita politica francese; il che significa al contempo concorrere alla trasformazione del gioco politico e “servire” coloro che ne sono i principali produttori.
23. Anonimo (firmato «Un électeur, républicain par patriotisme»), Petit catéchisme électoral, Librairie des placards populaires, Paris 1877. La controedizione conservatrice è firmata per simmetria mimetica: «Un électeur, anti-républicain par patriotisme». La bnf conserva, oltre a numerose edizioni parigine, anche le edizioni pubblicate a Saint-Omer, Troyes e Vesoul.
24. Su questa modalità di diffusione, cfr. l’eccellente monografia di L. Fontaine, Le Voyage et la mémoire. Colporteurs de l’Oisans au xixe siècle, Presses Universitaires de Lyon, Lyon 1984.
25. Altri opuscoli prendono la forma di conferenze o di temi di lettura destinati alla socializzazione secondaria degli elettori. Cfr., a titolo esemplificativo, L. F. Métérié-Larrey, Quand vous serez électeurs. Lectures et thèmes de conférences à l’usage des cours d’adultes et des bibliothèques populaires, Berger-Levrault, Paris 1896.
26. Nel quadro di un’abbondante letteratura cfr., ad esempio, P.-O. Lissagaray, Jacques Bonhomme. Entretiens de politique primaire, Le Chevalier, Paris 1870. Allo stesso genere discorsivo appartiene anche il Petit catéchisme électoral. Suivi de Aux électeurs des campagnes. Réflexions d’un paysan conservateur, J.-B. Bezier, Château-Gontier 1878.
27. Anonimo, Le Guide de l’électeur aux élections législatives de 1902. Documents statistiques des événements politiques de la Troisième République, Rigail Frères Éditeurs, Paris 1902. Si cita in questa sede l’edizione destinata al dipartimento di Seine-et-Oise (rinvenuta nelle Archives départementales, c. 2 m 107). L’editore propone, in effetti, una declinazione locale del suo manuale elettorale (cfr. il c. 3 m 353 [2] delle Archives départementales d’Indre-et-Loire, dove si trova, ad esempio, l’edizione preparata per questo dipartimento). In una corrispondenza con il prefetto del Loiret, l’editore prospetta «d’établir une édition spéciale pour chacune des circonscriptions [du] département en faveur du candidat de la Défense républicaine» (ad 2 m 107, lettera del 22 marzo 1902).
28. Si può così comprendere come i manuali elettorali accompagnino, nella maggior parte dei paesi, l’instaurazione o la restaurazione delle istituzioni democratiche. Ad esempio, il Cile post-Pinochet vede moltiplicarsi a partire dal 1988 i manuali elettorali – il più delle volte pubblicati da associazioni o fondazioni legate alla Chiesa cattolica o alla difesa dei diritti umani – allo scopo di consolidare la transizione democratica. In un certo numero di paesi africani di lingua inglese (Kenya, Lesotho, Ghana, Zambia), alcune Commissioni nazionali per la democrazia – non di rado aiutate dal segretariato del Commonwealth – hanno diffuso, all’inzio degli anni Novanta del Novecento, numerosi opuscoli pratici e manifesti elettorali con l’intento di abituare i cittadini alle loro nuove responsabilità. All’interno della stessa Unione Europea, paesi come Spagna e Germania non hanno esitato a pubblicare dei nuovi manuali elettorali destinati a favorire l’esercizio del diritto di voto dei residenti comunitari in seguito all’entrata in vigore del Trattato di Maastricht nel 1993.