Luigi Laudanna


LE GRANDI RICCHEZZE PRIVATE DI ROMA AGLI INIZI DELL'OTTOCENTO



Nei primi anni dell'Ottocento a Roma, come è noto, non esistevano grandi imprese di tipo industriale, l'artigianato produceva quasi esclusivamente per il mercato locale e le attività commerciali erano limitate; quasi nessuno tra i proprietari fondiari dell'Agro Romano si impegnava nel miglioramento della produzione agricola e larghi strati della popolazione erano ridotti spesso a livelli di mera sussistenza, beneficiando delle grandi disponibilità finanziarie degli enti religiosi e assistenziali romani(1). All'inizio dell'Ottocento, e in verità già da molto tempo, data la scarsa dinamicità della vita economica, gran parte della ricchezza esistente in Roma rimaneva accumulata per lunghi periodi o nel possesso di beni immobili o nel possesso di Luoghi di Monte, cioè di titoli del debito pubblico dello Stato della Chiesa.

Grazie a due fonti, entrambe risalenti agli anni della dominazione napoleonica di Roma e conservate nell'Archivio di Stato di Roma (d'ora in poi A.S.R.), è possibile conoscere chi possedesse a Roma i maggiori patrimoni accumulati in Luoghi di Monte e chi possedesse i maggiori patrimoni investiti in beni immobili. In questo modo risulta possibile tracciare una sorta di quadro delle maggiori ricchezze esistenti in Roma, calcolare il grado di concentrazione della ricchezza e verificarne la distribuzione tra le diverse classi sociali. Diventa possibile, inoltre, confrontare il numero e la grandezza dei patrimoni accumulati in Luoghi di Monte con il numero e la grandezza dei patrimoni accumulati in beni immobili. Quest'ultimo aspetto, in particolare, è di notevole interesse, in quanto, tra il 1810 e il 1816, prima il governo francese e poi quello pontificio procedettero alla liquidazione dei Luoghi di Monte dello Stato della Chiesa e il risultato fu che gran parte dei patrimoni accumulati in Luoghi di Monte venne quasi del tutto eliminata. Dopo il 1816 il quadro delle ricchezze esistenti in Roma risulta completamente mutato: la proprietà di beni immobili rimase tutto sommato nelle mani degli antichi proprietari. Tutti i proprietari di Luoghi di Monte, invece, e in queste pagine si vedrà come fossero ben più numerosi dei proprietari di beni immobili, videro svanire nel nulla i loro patrimoni.

La prima fonte utilizzata è un lungo elenco contenente i nomi e i capitali di tutti i proprietari di Luoghi di Monte liquidati dal governo francese degli Stati romani a partire dal 1810, dal titolo "Stato dei Luoghi di Monte delli Stati Romani appartenenti ai proprietari quivi designati, verificati e liquidati, in esecuzione dell'art. 37 del decreto Imperiale del 5 agosto 1810, dal Consiglio di liquidazione creato dal detto Decreto, le cui rendite sono al di sopra dei 100 franchi", conservata in A.S.R., Direzione generale del debito pubblico, Debito pubblico francese, registri 1‑7. La seconda fonte è un elenco contenente i nomi e i capitali dei più ricchi proprietari di beni immobili del 1810, dal titolo "Liste degli individui più tassati del Dipartimento di Roma del 1810", in A.S.R., Miscellanea del Governo Francese (1809‑ 1814), cass.14/6.

Quest'ultimo elenco praticamente permette di conoscere tutti i proprietari romani di beni immobili con un patrimonio superiore a 5.000 scudi romani, e questa sarà anche la soglia minima di ricchezza per la nostra analisi dei più grandi patrimoni romani accumulati in Luoghi di Monte o in beni immobili all'inizio dell'Ottocento. Cosa volessero dire 5.000 scudi romani nel 1810 può essere reso chiaro da alcuni esempi: per un soldato semplice in servizio alla Dogana di Ripetta, con la paga ordinaria di 1,75 scudi al mese, essi rappresentavano circa 240 anni di stipendio; per un sergente in servizio alla Dogana di Ripa Grande ne rappresentaano cima 50; un medico, che avesse contata solo sullo stipendio rilasciato dal governo francese ai medici incaricati dell'assistenza ai poveri nel 1810, per guadagnare 5.000 scudi avrebbe dovuto avorare circa 30 anni; un giudice criminale al servizio della Preidenza delle strade avrebbe dovuto lavorare poco meno di 18 anni(2).

Entnmbi gli elenchi di proprietari romani che si sono citati rennere realizzati nel 1810, quando a Roma si era già avuta la soppressione degli enti religiosi e assistenziali da parte del governo francese e, in conseguenza di ciò, il quadro delle ricchezze che è possibile ricavare a partire da queste fonti riguarda solo una parte di tutte le ricchezze accumulate in Roma sia in Luoghi di Monte che in beni immobili, e precisamente riguarda solo quella parte di tali ricchezze che erano possedute da proprietari privati. Ne restano esclusi tutti gli ingenti patrimoni posseduti sia in Luoghi di Monte che in beni immobili dai mtmerosi enti religiosi romani(3).

Nel primo e nel secondo capitolo si analizzano i dati ricavabili rispettivamente dall'elenco dei proprietari di Luoghi di Monte e dall'elenco dei proprietari di beni immobili. Nel terzo si procede al confonto tra l'accumulazione in Luoghi di Monte e l'accumulazione in beni immobili, illustrando la diveisa diffusione che esse avevano a Roma. Nel quarto, infine, si considerano brevemente gli effetti della liquidazione dei Luoghi di Monte sul quadro generale delle ricchezze private esistenti in Roma. In appendice si riportalo gli elenchi alfabetici dei più ricchi proprietari romani di Luoghi di Monte e dei più ricchi proprietari di beni immobili.


1. I proprietari di Luoghi di Monte


Il debito pubblico dello Stato della Chiesa si venne costituendo lentamente a partire dal XVI secolo, mediante la unificazione progressiva di distinti prestiti pubblici, denominati Monti. Ogni Monte era suddiviso in numerosi titoli del debito pubblico, detti Luoghi del Monte, del valore nominale di 100 scudi romani. Il saggio d'interesse nominale dei Luoghi di Monte venne fissato al 3 % verso la fine del XVII secolo, rimase stabile al 3 % per tutto il XVIII secolo e, infine, fu ridotto all' 1,2 % nel 1801. Una serie di garanzie assicurava ai proprietari di Luoghi di Monte, comunemente detti montisti, sia l'integrità del capitale che la riscossione bimestrale degli interessi(4).

Per quanto riguarda la durata del credito realizzato dai montisti nei confronti dello Stato mediante l'acquisto di Luoghi di Monte, esso non aveva una durata prestabilita. Lo Stato, infatti, mediante la Segreteria dei Monti, si riservava la possibilità di restituire in ogni momento, dopo un breve preavviso, i capitali presi in prestito. I montisti, invece, non potevano richiedere direttamente alla Segreteria dei Monti: la restituzione del proprio credito e l'unico modo per riavere indietro i propri capitali era rivendere i Luoghi di Monte posseduti ad altri privati, ad un prezzo concordato tra le parti. Tutti i Luoghi di Monte, in conseguenza di ciò, oltre al valore nominale di 100 scudi, avevano anche un valore di mercato che saliva e scendeva in base alle diverse congiunture politiche ed economiche e in base gal ritmo della domanda e dell'offerta.   Il fatto che i montisti per ritornare in possesso dei propri capitali fossero costretti a vendere ad altri i propri Luoghi di Monte diede vita ad un fiorente mercato di titoli di stato con intermediari specializzati e un listino prezzi aggiornato settimanalmente già alla fine del Seicento(5).

Data la facilità di vendita dei Luoghi di Monte (anche se essi non divennero mai titoli al portatore: la cedola portava sempre iscritto il nome del proprietario e il passaggio di proprietà andava registrato nella Segreteria dei Monti che rilasciava una nuova cedola intestata al nome dell'acquirente), i montisti avevano garantita la possibilità di disporre in ogni momento dei propri capitali. In tal modo la preferenza per la liquidità, cioè il desiderio di poter disporre in contanti del proprio capitale, veniva soddisfatta molto più dall'investimento in Luoghi di Monte che non dall'altra grande forma di accumulazione di ricchezza esistente, il possesso di beni immobili. Come i beni immobili, inoltre, i Luoghi di Monte potevano essere vincolati e ipotecati mediante contratti di varia natura e costituivano un ottimo strumento di garanzia per ogni tipo di affari. A dimostrazione di ciò, nel corso della liquidazione dei Luoghi di Monte del 1810, ben     l' 85 % circa dei Luoghi censiti risultò interessato da contratti mediante i quali i montisti avevano disposto del capitale e/o degli interessi "parte in legati, parte in dotazioni, in pubblici stabilimenti, con obblighi di alimentare persone, di pagare assegnamenti, e delle altre infinite disposizioni, ipoteche di cambi, censi, crediti fruttiferi, cessioni di frutti, azioni legali, dichiarazioni, etc..."(6).

Le caratteristiche intrinseche dell'investimento in Luoghi di Monte (deposito sicuro per ingenti capitali, riscossione degli interessi, possibilità di rientrare in possesso facilmente del proprio denaro) e, ovviamente, la correttezza della Segreteria dei Monti nel gestire tutto il sistema dei Luoghi di Monte assicurarono ai Luoghi di Monte dello Stato Pontificio una notevole fama di stabilità e di sicurezza. Tale fama era paragonabile, nel corso del Settecento, a quella che avevano le Compere genovesi o i Monti toscani, ma era molto maggiore di quella dei titoli di stato veneziani, milanesi, spagnoli e napoletani, "scaduti a livelli bassissimi di rendita" e con un valore effettivo che non era che "una larva del nominale”(7). Indice evidente della sicurezza e della convenienza che potevano essere offerte dall'investimento in Luoghi di Monte dello Stato della Chiesa, le quotazioni di mercato dei Luoghi di Monte si mantennero costantemente al di sopra del loro valore nominale di 100 scudi per tutta la seconda metà del XVII secolo e durante tutto il XVIII secolo(8).

Nel 1809 il debito pubblico in Luoghi di Monte dello Stato della Chiesa, allora annesso all'Impero Francese, ammontava a 538.928 Luoghi di Monte. I proprietari di Luoghi di Monte risultavano essere 15.379(9).

Il 5 agosto 1810 venne stabilita con Decreto Imperiale la liquidazione totale dei Luoghi di Monte dell'ex‑Stato della Chiesa. I Luoghi di Monte posseduti dagli enti religiosi e assistenziali, in gran parte già soppressi dal governo napoleonico, vennero quasi completamente annullati. I Luoghi di Monte posseduti da montisti privati furono rimborsati limitatamente a una minima parte del loro valore (cfr. cap. IV).

Nel corso della liquidazione dei Luoghi di Monte i montisti privati furono invitati a presentare nella Segreteria dei Monti le cedole dei Luoghi posseduti, cioè i certificati che attestavano il loro credito nei confronti dello Stato, e, man mano che ciò avveniva, vennero redatti alcuni registri contenenti l'elenco nominativo dei montisti liquidati, la loro città di domicilio, il capitale posseduto in Luoghi, la data cui risaliva l'acquisto di Luoghi di Monte e la misura in cui essi fossero gravati da vincoli o ipoteche di varia natura. In tutto vennero compilati otto registri. I primi sette recano il titolo "Stato dei Luoghi di Monte delli Stati Romani appartenenti ai proprietari quivi designati, verificati e liquidati, in esecuzione dell'art. 37 del Decreto Imperiale del 5 agosto 1810, dal Consiglio di liquidazione creato dal detto Decreto, le cui rendite sono al di sopra dei 100 franchi". L'ottavo registro, più voluminoso degli altri, dal titolo "Libro Primo delle piccole partite", contiene i nomi dei montisti che percepivano una rendita inferiore a 100 franchi. In questi otto registri vengono raccolti i dati relativi ai patrimoni di 4.336 montisti, proprietari complessivamente di 218.470 Luoghi di Monte, il 92,9 % di tutti i Luoghi di Monte posseduti nel 1810 da montisti privati(10).

Per ciò che riguarda la città di domicilio dei montisti, nonostante la presenza di ingenti investimenti provenienti anche dal di fuori dello Stato della Chiesa (particolarmente notevoli quelli di montisti domiciliati a Genova), ben il 65 % circa dei montisti risulta domiciliato nella stessa città di Roma. In questa sede, come s'è detto, ci occuperemo dei soli montisti romani titolari dei maggiori patrimoni accumulati in Luoghi di Monte, titolari cioè dei patrimoni superiori a 5.000 scudi di valore nominale. Ma, come è ovvio, essi costituivano la minoranza dei montisti romani, la maggioranza dei quali aveva investito in Luoghi di Monte somme assai meno cospicue, a volte addirittura inferiori al valore di un solo Luogo di Monte, cioè inferiori a 100 scudi romani".

Nel 1810 i montisti romani con un patrimonio accumulato in Luoghi di Monte superiore a 5.000 scudi sono 410. Tutti insieme essi risultano creditori nei confronti dello Stato di circa 10 milioni di scudi. Analizzando la distribuzione dei patrimoni di questi 410 maggiori proprietari di Luoghi di Monte entro alcune fasce di ricchezza (tra 5 e 10.000 scudi, tra 10 e 25.000 scudi, etc.), è possibile ottenere il prospetto seguente, in cui viene indicato, per ognuna delle fasce di ricchezza, il numero dei montisti e il valore complessivo dei Luoghi da essi posseduti.


Distribuzione per fasce di ricchezza dei montisti romani con patrimoni di. oltre 5.000 scudi in Luoghi di Monte(12):


fasce di ricchezza

(in scudi)Numero

montistiCapitale

(in scudi)Oltre 250.000 scudi3950.000Da 100.001 a 250.00091.350.000Da 50.001 a 100.000161.140.000Da 25.001 a 50.000582.250.000Da 10.001 a 25.0001522.750.000Da 5.001 a 10.0001721.330.000totale4109.770.000





Da tale prospetto emerge l'esistenza di un numero assai limitato di montisti che avevano accumulato grandi fortune in titoli del debito pubblico dello Stato Pontificio. Come si vede, su 410 montisti con patrimoni in Luoghi di Monte al di sopra di 5.000 scudi, ben 324 possiedono patrimoni tra 5 e 25.000 scudi, 74 possiedono tra 25 e 100.000 scudi, e appena 12 detengono oltre 100.000 scudi in Luoghi di Monte.

Nella tabella seguente vengono riportati i nomi dei trenta montisti titolari dei maggiori patrimoni accumulati in Luoghi di Monte. Per ciascun montista viene indicato il capitale nominale posseduto in Luoghi di Monte, l'indice di grandezza del suo patrimonio rispetto al patrimonio del più ricco montista di questi anni, Francesco Ruspoli, e, infine, l'appartenenza o meno alla nobiltà romana, stabilita in base all'elenco delle famiglie nobili romane fissato in T.Amayden,   La storia delle famiglie romane, con note e aggiunte di C.A.Bertini, Roma 1967(13).

   

Montisti romani titolari dei maggiori patrimoni accumulati in Luoghi di Monte nel 1810:




nomeCapitale in Luoghi (in scudi)Indice grandezzaStatoRuspoli Francesco316.773100NobColonna Filippo314.47099NobDoria Pamphili Andrea295.97493NobLudovisi Boncompagni Luigi179.29056NobLepri Gfiuseppe Ambrogio172.09054NobBonaccorsi Alessandro170.02253NobColonna D’Avella Filippo165.27752NobChigi Agostino162.80051NobSagripante Vituzzi,fratelli149.44747NobLante Antonio128.20340NobGavotti Alessandro115.45436NobGabrielli Pietro113.94635NobSantacroce Publicola Francesco89.05028NobColligola Monthioni Carlo88.96328NobCavalletti Gaspare86.64627NobBorghese Camillo81.26425Pamphili Colonna Lorenzo81.05225NobCenci Bolognetti Virginio80.94525NobCaprara,famiglia80.49125-Rossi Vaccari Giuseppe79.69025NobCarpegna Gaspare70.22022NobSforza Cesarini Francesco21NobMassimi Cesi Marianna67.74421NobNegroni antonio60.64219NobBorghese Aldobrandini Francesco58.68018NobMartinez Franco56.80517NobMarescotti Francesco55.92517NobValdambrini Domenico53.03416-Martinez Paolo Maria50.82616NobDe Yorch,successione49.95215-


Da questo elenco i più ricchi montisti romani di questi anni risultano essere Francesco Ruspoli, Filippo Colonna e Andrea Doria Pamphili, tutti e tre membri della più antica nobiltà romana e tutti e tre con capitali dell'ordine di grandezza di 300.000 scudi investiti in Luoghi di Monte. Dalla colonna che riporta lo stato sociale dei montisti risulta che dei 30 montisti elencati ben 27 sono nobili e tutti nobili sono i 17 montisti più ricchi, a testimonianza delle grandi disponibilità economiche della nobiltà romana e, a ben vedere, anche della complessiva staticità della vita economica romana che faceva sì che la ricchezza esistente tendesse ad essere conservata e trasmessa a lungo nell'ambito di quelle famiglie già ricche da tempo, cioè, in definitiva, nell'ambito delle famiglie nobili.

Per diversi membri della nobiltà romana, dunque, i Luoghi di Monte servivano da deposito di ingenti capitali che non erano stati immobilizzati nell'acquisto di terra e non venivano impiegati in altri tipi di attività. Ma quanto erano mobili questi investimenti in Luoghi di Monte ? Per quanto tempo i più ricchi creditori romani dello Stato Pontificio conservavano il possesso dei loro Luoghi di Monte ? In base alle date di acquisto delle varie cedole di Luoghi di Monte possedute nel 1810 è possibile stabilire da quanto tempo i singoli montisti avessero investito i loro capitali in Luoghi di Monte e, quindi, quale fosse stato il processo di accumulazione dei singoli patrimoni consolidati in Luoghi di Monte.

Il più ricco montista romano, Francesco Ruspoli, risultava così detenere in gran parte Luoghi di Monte acquistati tra il 1770 e il 1780, mentre sia Filippo Colonna che Andrea Doria Pamphili possedevano Luoghi acquistati tra il 1760 e il 1770. Considerando i 12 montisti romani proprietari di oltre 100.000 scudi accumulati in Luoghi di Monte, nessuno di essi, con la sola eccezione di Alessandro Bonaccorsi, possedeva Luoghi acquistati prima del 1720. Complessivamente essi avevano acquistato il 20 % dei loro Luoghi di Monte prima del 1760, il 54 % prima del 1780 e il 75 % prima del 1790, cioè almeno venti anni prima. Solo il 3 % circa dei Luoghi di Monte posseduti da questi più ricchi montisti romanì era stato acquistato dopo il 1800, quindi da meno di dieci anni. Il processo di accumulazione dei più cospicui patrimoni consolidati in titoli del debito pubblico, dunque, durava nella maggioranza dei casi da vari decenni. Il possesso di Luoghi di Monte, almeno per i più ricchi montisti romani, non era una sorta di investimento a breve periodo e dal carattere speculativo. Esso era un investimento per lo più di media e lunga durata che, per la sicurezza, la stabilità e la rendita annua fruttata dagli interessi, si poneva quasi come un'alternativa al possesso di proprietà fondiariata.(14)

Se i più ricchi montisti romani del 1810 sono quasi tutti nobili, a livelli di accumulazione inferiore invece è il numero dei montisti borghesi a risultare più elevato. Nel prospetto seguente si indica lo stato sociale di tutti i montisti proprietari di oltre 5.000 scudi in Luoghi di Monte:


Distribuzione per fasce di ricchezza dei montisti romani proprietari di oltre 5.000 scudi in Luoghi di Monte:


Fasce di ricchezza(in scudi)N0biliborghesitotale%montisti borghesiOltre 250.000scudi

3

-

3

-Da 100.001 a 250.000

9

-

9

-Da 50.001 a 100.000

14

2

16

12,5Da 25.001 a 50.000

22

36

58

62,0Da 10.001 a 25.000

51

101

152

65,5Da 5.001 a 10.000

42

130

172

75,5Totale 14126941065,5



Come si vede, su 410 montisti romani con oltre 5.000 scudi accumulati in Luoghi di Monte, 269 risultano appartenere alla borghesia. Nella fascia di ricchezza compresa tra 10 e 25.000 scudi i borghesi rappresentano circa il 65 % del totale, tra 5 e 10.000 scudi raggiungono circa il 75 %.

Chi sono i membri della borghesia romana proprietari all'inizio dell'Ottocento di ingenti capitali in Luoghi di Monte ? Quale è il loro mestiere e quale è la fonte delle ricchezze da essi accumulate in titoli del debito pubblico dello Stato della Chiesa ? Dalla lettura dei nominativi compresi nello "Stato dei Luoghi di Monte " compilato nel 1810 emerge anzitutto la presenza, tra i membri della borghesia romana, di numerosi mercanti di campagna dell'Agro Romano: vale a dire, di quanti costituivano una ristretta cerchia di grandi affittuari di terreni, dediti in genere a vantaggiose ma rischiose speculazioni, per i quali, tra l'altro, i Luoghi di Monte potevano offrire ottime garanzie di solvibilità all'inizio di nuovi affari(15).

I mercanti di campagna che risultano aver investito maggiormente in Luoghi di Monte sono Domenico Valdambrini, titolare di circa 53.000 scudi in Luoghi di Monte, e i fratelli Giovan Battista e Domenico Canori, che in questi anni erano i mercanti di campagna che amministravano il maggior numero di tenute nell'Agro Romano(16) e che nel 1810 possedevano circa 31.000 scudi investiti in Luoghi di Monte. Patrimoni compresi tra 10.000 e 20.000 scudi in Luoghi di Monte figurano intestati a Marco Airoldi, Filippo e Domenico Maggi, Camillo Merolli, Pietro Liberti e alcuni altri. Complessivamente, al di sopra di 5.000 scudi di valore si contano circa una trentina di patrimoni in Luoghi di Monte attribuibili a mercanti di campagna dell'Agro Romano, il che, considerato che i mercanti di campagna all'inizio dell'Ottocento erano circa un centinaio, testimonia delle possibilità economiche di tale ceto sociale.

Cospicui investimenti in titoli del debito pubblico erano stati effettuati anche da alcuni dei maggiori esponenti dell'industria e dell'artigianato romano. Così, ad esempio, Saverio Benucci, proprietario di una fabbrica di terracotte, possiede un patrimonio di 217 Luoghi di Monte(17). Angelo Bonelli, importante industriale del ferro, e la famiglia di Saverio Pediconi, il più rinomato fabbricante di carrozze di questi anni, figurano anch'essi tra i più ricchi proprietari di Luoghi di Monte. Giovan Battista Sampieri, proprietario di un mulino, di due fabbriche di fil di ferro e di una cartiera, il tutto situato a San Pietro in Montorio(18), possiede 108 Luoghi di Monte.

La categoria degli artigiani romani che all'inizio dell'Ottocento investe maggiormente in Luoghi di Monte è quella dei gioiellieri, che a Roma lavorano tanto per la domanda della nobiltà, quanto, soprattutto, per quella delle chiese e del clero in genere. Dei 16 gioiellieri che si contano a Roma nel 1810, diversi hanno accumulato ingenti somme in Luoghi di Monte: Filippo Garroni, con la bottega a via della Minerva, possiede 176 Luoghi, Filippo Santelli, a via in Montorio, ne possiede 133, Lorenzo Custerman, con la bottega a via delle Colonne, ne ha 113, Giuseppe Gagliardi, con la bottega al vicolo della Morte, possiede 91 Luoghi di Monte(19). Ingenti patrimoni in Luoghi detengono alcuni speculatori e appaltatori romani, come Giovan Giacomo Acquaroni, "uno dei più ricchi e abili capitalisti e speculatori romani"(20), che nel 1810 possiede un patrimonio di 241 Luoghi di Monte. Non risultano proprietari di grandi capitali in Luoghi di Monte alcuni dei più ricchi banchieri romani dell'epoca, i quali, forse, avevano a disposizione possibilità di impiego per i loro capitali più redditizie dell'acquisto di titoli di Stato, che fruttavano, come s'è detto, un interesse del 3 %, ridotto all' 1,2 % nel 1801. Così, ad esempio, Giovanni Torlonia, da poco entrato nei ranghi della nobiltà grazie alle sue notevoli disponibilità economiche, possiede appena 26 Luoghi di Monte. Mentre Lorenzo Belloni e Domenico Lavaggi, banchieri anch'essi, posseggono rispettivamente 53 e 94 Luoghi di Monte ed entrambi sono interessati ai Luoghi di Monte anche in veste di agenti e procuratori di numerosi ricchi capitalisti genovesi(21).

Avvocati, come, ad esempio, Vincenzo Remoli Candiotti, proprietario di 134 Luoghi, e funzionari dello Stato, come Liberato Liberati, che possiede 340 Luoghi, o come Camillo Mochi, che ne possiede 61(22), forse medici, sono sicuramente presenti tra i proprietari di Luoghi di Monte, ma non sarebbe semplice, e forse neanche possibile, accertarne la maggiore o minore presenza tra i montisti romani all'inizio dell'Ottocento.

Dall'elenco dei capitalisti romani detentori dei maggiori patrimoni in Luoghi di Monte, dunque, risulta che, da un lato, sono alcuni membri della nobiltà a detenere quasi tutti i più cospicui patrimoni accumulati nel 1810 in titoli del debito pubblico, ma che, dall'altro lato, come s'è visto, al di sopra di 5.000 scudi di capitale, gli investimenti in Luoghi di Monte realizzati dalla borghesia romana corrispondono a circa i due terzi del totale. 

Un'ultima notazione: erano molti o pochi 410 patrimoni accumulati in Luoghi di Monte per un valore di oltre 5.000 scudi l'uno? Tenendo presente che Roma all'inizio dell'Ottocento contava circa 110‑120 mila abitanti e considerando che 5.000 scudi, come s'è accennato nell'introduzione, per chi poteva usufruire di stipendi e redditi normali, equivalevano al guadagno di molti anni, 410 patrimoni di tale entità sono sicuramente molti di più di quanti ci si sarebbe aspettati di trovare. In media circa un abitante su 300, contando anche donne, vecchi e bambini, risulta possedere un patrimonio accumulato in Luoghi di Monte superiore a 5.000 scudi. Né va dimenticato che questi sono i soli patrimoni accumulati in Luoghi di Monte da proprietari privati e che negli stessi anni a Roma vi erano almeno altri 330 patrimoni accumulati in Luoghi di Monte superiori a 5.000 scudi che erano intestati ad enti religiosi e assistenziali(23). Per giustificare un numero così elevato di patrimoni non sembrano sufficienti la tradizionale ricchezza della nobiltà romana o l'attività imprenditoriale della piccola e media borghesia. Molti di questi patrimoni, in realtà, difficilmente sarebbero potuti esistere senza il regolare ingente afflusso di denaro che per secoli aveva interessato Roma, sia in quanto capitale dello Stato della Chiesa sia in quanto centro della cristianità. Tale denaro, almeno in parte, non fosse altro che per il semplice funzionamento della curia e della macchina amministrativa dello Stato, veniva rimesso in circolazione all'interno della stessa città di Roma e, passato in mano a cittadini privati, data la sicurezza e la convenienza dell'investimento in Luoghi di Monte, finiva per trovare uno sbocco naturale proprio nell'acquisto di titoli del debito pubblico.


2. I proprietari di beni immobili

Il primo catasto generale della proprietà fondiaria dello Stato pontificio, in base al quale venne resa possibile l'istituzione di una imposta fondiaria, fu realizzato tra il 1777 e il 1783(24).

Annessa Roma all'Impero Francese, nel 1810, in base alle imposte fondiarie di quell'anno, venne compilato un elenco dei maggiori proprietari fondiari del Dipartimento di Roma. Nell'elenco, dal titolo "Liste degli individui più tassati del Dipartimento di Roma nel 1810", vengono riportati i nomi di 244 proprietari fondiari domiciliati a Roma(25).

Il più ricco di questi proprietari fondiari, il principe Camillo Borghese, risulta pagare un'imposta di 85.551 franchi, il meno ricco, un certo Lorenzo Severini, ne paga una di 132 franchi. Alle liste degli individui più tassati del 1810 è allegata la tabella dei coefficienti in base ai quali venne stabilita la tassazione dei beni rurali, partendo dalla loro valutazione catastale, e quella dei beni urbani, in base alla stima delle pigioni annue riscosse su di essi dai loro proprietari. Sia per le case che per le terre l'imposizione fiscale è rigidamente proporzionale al valore degli immobili posseduti: per un terreno con una valutazione catastale di 1.000 scudi romani la tassa è fissata a 6,3 scudi, per un insieme di terreni con una valutazione complessiva di 100.000 scudi la tassa è di 633 scudi; i beni urbani sono gravati da una tassa di 7,9 scudi ogni 100 scudi di pigione; se le pigioni riscosse annualmente da un proprietario ammontano a 10.000 scudi la imposta sale a 791 scudi.

Nelle liste viene riportata per ogni singolo proprietario fondiario l'imposta pagata nel 1810, ma senza che venga precisato se essa derivi interamente da beni urbani o interamente da beni rurali, né in che misura dagli uni e in che misura dagli altri.

Quale è la ricchezza reale che si cela dietro le cifre delle singole contribuzioni fiscali stabilite dal governo francese del 1810? E' chiaro che ci troviamo di fronte a contribuzioni fiscali che possono essere derivate non solo da due diversi tipi di ricchezza (beni urbani, case, e fondi rustici), ma anche da ricchezze valutate in due modi completamente diversi. Infatti, mentre i proprietari di case vengono tassati in base alla stima delle pigioni da essi riscosse su tali case, cioè in base al reddito fruttato in un anno dal loro patrimonio immobiliare, i proprietari di fondi rustici vengono tassati non in base al reddito annuo del loro patrimonio ma in base alla valutazione catastale di tale patrimonio.

Ciò che possono offrirci le cifre delle contribuzioni fondiarie del 1810 è, in definitiva, solo una sorta di classifica dei contribuenti fondiari, dal più tassato al meno tassato. Ma in che modo l'ufficio delle imposte dell'amministrazione francese degli Stati Romani era giunto alla determinazione delle imposte pagate da ogni singolo proprietario fondiario, sia che egli fosse titolare di sole case o di soli fondi oppure, e forse spesso, titolare sia di case che di fondi ? Ciò era stato possibile, è evidente, stabilendo un rapporto di equivalenza tra il valore di un certo patrimonio di fondi rustici e il valore di un certo numero di case da cui si potevano ricavare determinate pigioni. E' in base a tale rapporto che si arrivò alla determinazione delle singole contribuzioni fiscali, ed accettando tale rapporto di equivalenza diviene possibile esprimere in modo unitario il valore complessivo del patrimonio fondiario di ogni singolo proprietario tassato nel 1810, calcolando il valore di tale patrimonio come se la contribuzione di ognuno derivasse interamente dal possesso di soli fondi rustici. L'ordine di grandezza di ogni singolo patrimonio viene cioè calcolato utilizzando quel medesimo rapporto di equivalenza tra il valore di un certo patrimonio di case e il valore di un certo patrimonio di fondi che venne fissato dal governo francese nel 1810 e in base al quale vennero determinati il valore complessivo del patrimonio e la conseguente tassazione di ogni singolo proprietario. Tale rapporto di equivalenza, è vero, poteva essere stabilito, almeno in parte, in modo arbitrario, ma senza alcun dubbio doveva esprimere in modo complessivamente attendibile l'effettivo valore dei due diversi tipi di proprietà fondiaria(26).

Calcolato in questo modo il valore dei vari patrimoni, il più ricco dei proprietari fondiari romani inclusi nelle "Liste degli individui più tassati del Dipartimento di Roma nel 1810", il principe Camillo Borghese, risulta proprietario di beni immobili per un valore complessivo di circa due milioni e mezzo di scudi; il meno ricco, Lorenzo Severini, possiede immobili per un valore di circa 4.000 scudi. Nel 1810 i proprietari fondiari domiciliati a Roma con beni immobili per oltre 5.000 scudi di valore risultano essere 220; tutti insieme essi subirono un'imposizione fiscale complessiva derivante da una ricchezza in beni immobili di circa 18 milioni e settecentomila scudi. Analizzando la distribuzione dei patrimoni di questi 220 maggiori proprietari fondiari romani entro alcune fasce di ricchezza (tra 5 e 10.000 scudi, tra 10 e 25.000, etc.) è possibile ottenere il prospetto seguente, in cui viene indicato, per ognuna delle fasce di ricchezza considerate, il numero dei proprietari e il valore complessivo dei beni da essi posseduti.

Distribuzione per fasce di ricchezza dei 220 proprietari fondiari romani con immobili per oltre 5.000 scudi(27):

fasce di ricchezza(in scudi)Proprietari

(numero)%Beni immobili(in scudi)%Oltre 2 milioni

1

0,4

2.525.000

13,4Da 1 a 2 milioni

-

-

-

-Da 500.001 a 1milione

6

2,7

4.080.000

21,8Da 250.001 a 500.000

11

5,0

3.990.000

21,3Da 100.001 a 250.000

22

10,0

3.240.000

17.5Da 50.001 a 100.000

27

12.2

2.050.000

10,9Da 25.001 a 50.000

29

13,1

1.150.000

6,1Da 10.001 a 25.000

62

28,1

1.150.000

6,1Da 5.001 a 10.000

62

28,1

470.000

2,5Totale 22010018.655.000100



Da tale prospetto emerge una notevole concentrazione delle proprietà fondiaria nelle mani di pochi ricchissimi latifondisti.

153 proprietari posseggono patrimoni tra 5 e 50.000 scudi d valore, 60 proprietari posseggono patrimoni tra 50 e 500.000 scu di, solo 6 tra 500.000 e 1 milione di scudi; un proprietario fondiario, il principe Camillo Borghese, erede di una famiglia il cu patrimonio fondiario si era costituito in gran parte, e in modi estremamente rapido, nei primi decenni del '600(28), possiede una  ricchezza in beni immobili nettamente al di sopra di quella di tuta gli altri.

I proprietari fondiari inclusi nelle "Liste degli individui più tassati del Dipartimento di Roma nel 1810", dunque, pur se nettamente distinti dalla stragrande maggioranza della popolazion romana, del tutto esclusa dal possesso di beni immobili, non costituivano affatto una categoria omogenea in fatto di disponibilità economiche; dei 220 proprietari fondiari più ricchi, che detengono complessivamente immobili per un valore di circa 18 milioni settecentomila scudi, una quindicina di individui posseggono da soli oltre 9 milioni e mezzo di beni, mentre gli altri 9 milioni di beni sono distribuiti tra oltre duecento proprietari fondiari.

Chi sono i pochi proprietari fondiari romani, a parte i Borghese, nelle cui mani si concentra una parte notevole della ricchezza fondiaria detenuta da privati nel 1810 ? Dalle liste degli individui più tassati per il 1810 è possibile ottenere il seguente elenco dei 30 più ricchi proprietari fondiari domiciliati a Roma. Accanto al nome viene riportata l'imposta riscossa dall'amministrazione francese, in franchi, e il valore in scudi delle singole ricchezze fondiarie, ricavato a partire dalle imposte pagate da ciascun proprietario. Insieme al nome si cita la qualifica che compare nelle liste; in un'altra colonna si dà l'ordine di grandezza dei singoli patrimoni rispetto a quello dei Borghese, posto uguale a 100.

Proprietari dei più cospicui patrimoni fondiari esistenti in Roma nel 1810, in ordine di ricchezza(29):






Come si vede, Francesco Cesarini Sforza, con circa un milione di scudi in beni immobili, possiede meno della metà di Borghese, Luigi Pallavicini un quinto, i due più importanti banchieri roman dell'epoca, Gaspare Carpegna e Giovanni Torlonia, grosso modo un ottavo, Pamfilo Di Pietro, il mercante di campagna dell'Agro Romano col maggior patrimonio in proprietà fondiaria, meno di un dodicesimo.

Guardando alle qualifiche che compaiono nelle "Liste degli individui più tassati del Dipartimento di Roma nel 1810", 24 di questi 30 più ricchi proprietari fondiari vengono qualificati semplicemente come "proprietari"; tre, Giovanni Torlonia, Gaspare Carpegna e Giuseppe Di Pietro, sono definiti "banchieri"; due, Pamfilo Di Pietro e Vincenzo Paolini, figurano come "mercanti” Luciano Bonaparte è definito "senatore".

Ben 24 dei 30 più ricchi latifondisti romani, che nelle "Liste” sono quasi sempre definiti "proprietari", risultano appartenere al nobiltà romana, sia che si tratti di nobiltà recentemente acquisita, come nel caso dei Torlonia, sia che si tratti dell'antica nobiltà romana dei Colonna, dei Chigi, dei Borghese, etc.(30).

Tutti nobili risultano i 16 più facoltosi proprietari fondiari. La maggioranza schiacciante degli immensi latifondi in cui si concentra buona parte della proprietà fondiaria posseduta da privati all'inizio dell'Ottocento, dunque, è ancora saldamente nelle mani della nobiltà. Gli unici proprietari fondiari compresi nell'elenco dei 30 proprietari più ricchi che non rientrano nei ranghi della nobiltà romana, a parte Luciano Bonaparte e Stanislao Poniatoski, recentissimi protagonisti della vita economica romana (31), e cioè Giovan Battista Canori, Vincenzo Paolini e i fratelli Di Pietro, Pamfilo e Giuseppe, appartengono alla ristretta cerchia di ricchi mercanti di campagna dell'Agro Romano che, grandi fittavoli, ormai da alcuni decenni, soprattutto a spese delle proprietà ecclesiastica(32), tendono a divenire proprietari delle terre da essi amministrate.

Se l'accentramento delle maggiori ricchezze fondiarie nelle mani di poche famiglie della nobiltà romana risulta marcatissimo, la situazione a livelli inferiori di accumulazione assume aspetti molto diversi.

Nella tabella seguente vengono distinti i proprietari fondiari appartenenti alla nobiltà da quelli appartenenti alla borghesia; tanto tra i nobili che tra i borghesi vengono indicati su colonne differenti i proprietari fondiari che all'inizio dell'Ottocento erano dediti alla conduzione di terre nell'Agro Romano e quelli che non lo erano (rispettivamente indicati come "coltivatori" e "non‑coltivatori"). I membri della borghesia indicati anche come "coltivatori" sono i mercanti di campagna dell'Agro Romano.


Nobili e borghesi tra 1220 proprietari fondiari titolari di beni immobili per oltre 5.000 scud133:

fasce di ricchezza(29):



In totale, dei 220 proprietari fondiari romani con oltre 5.000 scudi in beni immobili, 121, il 55 %, appartengono alla nobiltà romana; risultano nobili ben 60 dei 96 proprietari fondiari con un patrimonio superiore a 25.000 scudi, ma solo 49 dei 124 proprietari che detengono beni immobili per un valore compreso tra 5 e 25.000 scudi.

Dalla colonna dei nobili che figurano anche tra i "coltivatori" dell'Agro Romano risulta che, contrariamente al generale assenteismo della proprietà nobiliare, alcuni dei più ricchi latifondisti di questi anni, come il principe Borghese, il duca Cesarini, o il principe Doria, sono direttamente impegnati nello sfruttamento di almeno parte delle loro grandi proprietà.

I mercanti di campagna, borghesi e "coltivatori" dell'Agro, che nel 1810 erano riusciti a divenire proprietari di cospicui patrimoni fondiari sono solo 18, su un totale di circa cento, quanti sono i mercanti di campagna all'inizio dell'Ottocento. Nessuno di essi possiede patrimoni fondiari per un valore superiore a 250.000 scudi. La mancata trasformazione di un numero più elevato di ricchi mercanti di campagna in grandi proprietari fondiari in parte era dovuta alla esistenza di numerosi vincoli di inalienabilità della proprietà fondiaria, soprattutto nobiliare e ecclesiastica, che in molti casi impedivano, o rendevano estremamente lenta, la creazione di nuovi grandi patrimoni, ma in parte essa, forse, rispecchiava una maggiore propensione dei mercanti di campagna verso investimenti più rischiosi ma a breve termine, legati ai cicli delle stagioni, e più redditizi(34).

Dal prospetto riassuntivo della presenza di nobili, borghesi e "coltivatori" dell'Agro Romano tra i proprietari fondiari con oltre 5.000 scudi in beni immobili, emerge, infine, la presenza di proprietari fondiari non appartenenti né alla nobiltà romana né al numero limitato di mercanti di campagna. I membri della borghesia non interessati direttamente alla coltivazione di terra costituiscono il 37 % dei 220 proprietari romani con oltre 5.000 scudi in beni immobili. Assenti nelle fasce di accumulazione superiori, dominio incontrastato della nobiltà, la loro presenza diviene preponderante nelle fasce di accumulazione inferiori: né nobili né mercanti di campagna sono 30 dei 62 proprietari con patrimoni tra 10 e 25.000 scudi e 39 dei 62 proprietari con patrimoni tra 5 e 10.000 scudi di valore.

Non è facile determinare il mestiere di questi proprietari fondiari appartenenti alla borghesia romana, la cui ricchezza in beni immobili, in genere, doveva essere relativamente recente. Tra di essi è possibile identificare alcuni dei più noti speculatori e appaltatori di questi anni, come Domenico Lavaggi, "uno dei grandi nomi della finanza romana"(35), proprietario di beni immobili per oltre 110.000 scudi, o come Luigi Marconi, affittuario della più importante manifattura di cotone esistente a Roma, quella delle Terme di Diocleziano, e titolare di una fabbrica di verderame(36), proprietario di circa 50.000 scudi in beni immobili. 

Tra i più ricchi proprietari fondiari del 1810 non mancano, infine, alcuni dei personaggi che erano riusciti a trarre vantaggio dalla recente vendita dei beni nazionali del 1798, come un certo Valentino Romani(37), proprietario di un capitale in immobili di circa 85.000 scudi.

In conclusione, le "Liste degli individui più tassati del Dipartimento di Roma nel 1810" ci offrono un quadro delle più grandi proprietà fondiarie caratterizzato da una elevatissima concentrazione del possesso di beni immobili. La nobiltà conserva una quota assolutamente preponderante dei grandi latifondi privati; solo pochi mercanti di campagna erano riusciti a diventare proprietari di consistenti patrimoni fondiari; la maggioranza dei medi patrimoni in beni immobili, tra 5 e 25.000 scudi di valore, appartiene a membri della borghesia romana estranei alla diretta coltivazione della terra.




3. Accumulazione in Luoghi di Monte e accumulazione in beni immobili

All'inizio dell'Ottocento, come s'è accennato, a causa della scarsa dinamicità della vita economica, l'accumulazione in Luoghi di Monte e l'accumulazione in beni immobili assorbivano una quota consistente di tutte le ricchezze esistenti in Roma. Il ruolo, l'importanza e la diffusione di ciascuno di questi due diversi tipi di accumulazione di capitali vengono chiaramente messi in luce se si confrontano la grandezza e il numero dei patrimoni accumulati in Luoghi di Monte con la grandezza e il numero dei patrimoni accumulati in beni immobili. Naturalmente un confronto di questo tipo va fatto tenendo presente che Luoghi di Monte e beni immobili rappresentavano due forme di ricchezza notevolmente diverse tra di loro. Capitali che considerati in base alle cifre nude, sembrerebbero equivalenti in realtà potevano così assumere un valore assai diverso se investiti in Luoghi di Monte oppure se consolidati in beni immobili. Tenendo presente che i dati in nostro possesso si riferiscono ai primi anni dell'Ottocento, quando la guerra, l'avvicendarsi dei governi, i tentativi più o meno attuati di vendita dei beni nazionali, le sospensioni del pagamento degli interessi sui Luoghi di Monte e tutto il clima generale di insicurezza, sia politica che economica, avevano reso estremamente fluttuanti tanto il valore della proprietà fondiaria quanto le quotazioni di mercato dei Luoghi di Monte(38).

In base al valore nominale dei patrimoni accumulati in Luoghi di Monte e in base al valore dei patrimoni accumulati in beni immobili, così come esso venne determinato nel 1810 all'atto della loro tassazione, dall'elenco dei più ricchi proprietari fondiari e dall'elenco dei montisti titolari dei maggiori patrimoni in Luoghi di Monte è possibile risalire al seguente prospetto comprensivo di tutti i patrimoni in Luoghi di Monte o in beni immobili superiori a 5.000 scudi di capitale, posseduti sia da membri della nobiltà che della borghesia.


Accumulazione di capitali in proprietà fondiaria e in Luoghi di Monte:

numero di patrimoni posseduti dalla nobiltà e dalla borghesia romana nel

1810(39):

Fasce di ricchezza (in scudi)nobiltànobiltàborghesiaborghesiaimmobiliLuoghiimmobiliLuoghiOltre 2 milioni1---Da 1 a 2 milioni----Da 500.001 a 1 milione6---Da 250.001 a 500.0001031-Da 100.001 a 250.0001696-Da 50.001 a 100.000181492Da 25.001 a 50.0002121837Da 10.001 a 25.000275135101Da 5.001 a 10.000224240130totale12114099270

Da questo prospetto emergono una serie di dati di notevole interesse. Il primo, e più evidente, è che i più cospicui patrimoni esistenti in Roma all'inizio dell'Ottocento erano accumulati in proprietà fondiaria e non in titoli di stato: mentre nessun patrimonio in Luoghi di Monte, sia in mano alla nobiltà che alla borghesia, supera 350.000 scudi di valore, esistono.ben 12 patrimoni fondiari, tutti in mano alla nobiltà, superiori a tale cifra; 6 sono superiori a 500.000 scudi, uno, come si ricorderà quello di Camillo Borghese, supera 2 milioni di scudi. Al di sopra di 50.000 scudi di valore, mentre esistono solo 28 patrimoni accumulati in titoli di stato, vi sono ben 67 patrimoni in beni immobili.

Dunque, anche se la presenza di consistenti accumulazioni in Luoghi di Monte è tutt'altro che trascurabile, la caratteristica dominante delle più ingenti ricchezze romane all'inizio dell'Ottocento è ancora il tradizionale possesso di proprietà fondiaria. Sommando il valore di tutti i patrimoni privati in Luoghi di Monte o in beni immobili che sono superiori a 5.000 scudi, si ha che su una ricchezza complessiva di circa 28 milioni e mezzo di scudi, oltre 18 milioni e mezzo sono consolidati in proprietà fondiaria e meno di 10 milioni di scudi sono accumulati in titoli del debito pubblico.

Il secondo dato che emerge da tale prospetto, e che era già stato messo in luce dall'analisi separata dei due tipi di accumulazione, è che nel 1810 sono nobili sia coloro che detengono i più grandi patrimoni fondiari sia coloro che possiedono i più cospicui patrimoni in titoli di stato. Risultano essere monopolio assoluto della nobiltà sia i patrimoni accumulati in Luoghi di Monte per un valore superiore a 100.000 scudi, sia quelli accumulati in beni immobili per un valore superiore a 500.000 scudi. Oltre il livello di ricchezza di 50.000 scudi, appartengono alla nobiltà 50 dei 67 patrimoni esistenti in beni immobili e ben 26 dei 28 patrimoni esistenti in Luoghi di Monte.

La nobiltà possiede il 55 % dei circa 10 milìoni di scudi accumulati complessivamente da tutti i montisti romani proprietari di oltre 5.000 scudi in Luoghi di Monte, e ben l'83 % dei 18 milioni e mezzo di scudi posseduti da tutti i proprietari fondiari con oltre 5.000 scudi in beni immobili.

Il terzo dato, anch'esso anticipato dalla lettura separata dei due elenchi in esame, è che la maggioranza dei patrimoni di media grandezza esistenti sia in Luoghi di Monte che in beni immobili, non era stata accumulata dalla nobiltà ma dalla borghesia romana.

Appartengono a membri della borghesia 75 dei 124 patrimoni accumulati in beni immobili con una consistenza tra 5 e 25.000 scudi (il 60 % circa), e 268 dei 382 patrimoni in Luoghi di Monte con una consistenza tra 5 e 50.000 scudi (il 70 % circa). A livelli medi di accumulazione il numero dei borghesi è, dunque, molto più elevato del numero dei nobili sia tra i proprietari fondiari che, soprattutto, tra i proprietari di titoli del debito pubblico. Oltre certe cifre i nobili aumentano decisamente, e ciò, è noto, sia per la esistenza di ingenti ricchezze appartenenti ad alcune famiglie di antica nobiltà, sia per la nobilitazione recente dei membri più ricchi della borghesia.

Il quarto e ultimo dato, forse il più significativo, che emerge da tale prospetto è che, considerando tutti i patrimoni superiori a 5.000 scudi, a Roma all'inizio dell'Ottocento esistono molti più patrimoni accumulati in titoli di stato che non patrimoni accumulati in proprietà fondiaria.

Nel 1810, dei 630 patrimoni che si contano a Roma, sia in Luoghi di Monte che in beni immobili, con un valore superiore a 5.000 scudi, solo 220 sono accumulati in beni immobili e ben 410, quasi il doppio, sono accumulati in Luoghi di Monte. La nobiltà

romana possiede 260 patrimoni in Luoghi di Monte o in beni immobili superiori a 5.000 scudi; di questi, 120 sono accumulati in proprietà fondiaria e 140 in Luoghi di Monte. Ancora più netta è la prevalenza numerica dei patrimoni accumulati in Luoghi di Monte rispetto a quelli accumulati in beni immobili, se si considerano i soli patrimoni in mano alla borghesia: su 369 patrimoni solo 99 sono accumulati in proprietà fondiaria e ben 270, quasi tre volte di più, sono accumulati in Luoghi di Monte.

La differenza tra la diffusione dei due tipi di accumulazione in un numero più o meno grande di patrimoni è espressa in maniera ancora più evidente nella tabella seguente ove si prescinde dalla distinzione tra nobili e borghesi. Nella prima e nell'ultima colonna vengono riportati il numero dei proprietari di soli beni immobili e quello dei proprietari di soli Luoghi di Monte; nelle due colonne centrali si riporta il numero delle persone i cui nomi compaiono sia nell'elenco dei più ricchi proprietari fondiari che in quello dei più ricchi montisti, cioè il numero di coloro che nel 1810 possedevano oltre 5.000 scudi sia in beni immobili che in Luoghi di Monte, distinti a secondo che nei vari patrimoni prevalessero gli immobili (colonna "immobili e Luoghi") oppure i Luoghi di Monte (colonna "Luoghi e immobili").


Patrimoni romani accumulati in Luoghi di Monte e/o in beni immobili con una consistenza superiore a 5.000 scudi(40):





Come si vede, il possesso di Luoghi di Monte costituiva il patrimonio di un numero di cittadini romani decisamente maggiore rispetto al numero di proprietari fondiari. Su 560 proprietari di patrimoni in Luoghi di Monte e% in beni immobili con oltre 5.000 scudi di capitale, 148, il     26,4 %, possedevano solo beni immobili, 64, l' 11,4 %, possedevano oltre 5.000 scudi sia in immobili che in Luoghi e 348, il 62,1 %, detenevano esclusivamente Luoghi di monte. Ben i due terzi circa degli individui che nel 1810 possectevano patrimoni superiori a 5.000 scudi in Luoghi di Monte e/o in beni immobili, dunque, avevano accumulato la loro ricchezza interamente in Luoghi di Monte.

La prevalenza numerica di proprietari di titoli del debito pubblico rispetto a proprietari di beni immobili assume proporzioni ancora più nette se si considerano solo i proprietari di patrimoni compresi tra 5 e 50.000 scudi; la situazione muta completamente se si assumono solo le ricchezze più ingenti, al di sopra di 50.000 scudi di valore. Considerando i soli proprietari di capitali compresi tra 5 e 50.000 scudi, su 475 proprietari, appena 119 risultano aver accumulato i loro patrimoni esclusivamente in proprietà fondiaria e ben 338, il 71 % circa, hanno accumulato i loro patrimoni esclusivamente in Luoghi di Monte. A questi livelli gli individui proprietari di grandi capitali sia in beni immobili che in Luoghi di Monte sono una piccola minoranza: appena 18, il 3,8 %.

L'importanza dell'accumulazione in Luoghi di Monte è, invece, nettamente inferiore quando si guarda ai massimi livelli di ricchezza della società romana. Su 84 proprietari di patrimoni in Luoghi di Monte e/o in beni immobili superiori a 50.000 scudi di valore, solo 10 possiedono i loro patrimoni interamente accumulati in Luoghi di Monte, 28 li hanno accumulati interamente in beni immobili e ben 46 proprietari posseggono ingenti capitali sia in beni immobili che in Luoghi di Monte; di tali 46 proprietari, 36 detengono la maggioranza della loro ricchezza accumulata in beni immobili e solo 10 hanno accumulato in titoli di stato più che in beni immobili.

Mentre al di sotto di 50.000 scudi di accumulazione, dunque, Luoghi di Monte e beni immobili sono, in qualche modo, ricchezze alternative (o si possiedono gli uni o si possiedono gli altri), molti dei più ricchi proprietari fondiari figurano, invece, anche tra i più ricchi proprietari di titoli di stato, e viceversa. Se la concentrazione delle ricchezze esistenti nella società romana era già risultata particolarmente elevata in base alla analisi separata della accumulazione in Luoghi di Monte, e, soprattutto, in base alla analisi della accumulazione in beni immobili, l'analisi congiunta delle due principali forme di accumulazione esistenti ci presenta una concentrazione della ricchezza ancora maggiore, dal momento che quegli individui che possedevano i maggiori patrimoni esistenti in Luoghi di Monte si rivelano, assai spesso, essere gli stessi individui che possedevano i maggiori patrimoni accumulati in beni immobili.

Nella tabella seguente si riportano i nomi dei proprietari dei 30 più grandi patrimoni privati romani così come risulterebbero dalla semplice somma aritmetica dei patrimoni accumulati dai vari proprietari in Luoghi di Monte e/o in beni immobili. Per ognuno viene indicata la ricchezza accumulata in beni immobili e/o in Luoghi di Monte, la somma di questi due tipi di ricchezza e, infine, la percentuale rappresentata dai Luoghi di Monte su tale ricchezza complessiva.


Proprietari dei più grandi patrimoni privati romani accumulati in beni

immobili e/o in Luoghi di Monte nel 1810(41):

nome

Borghese Camillo Cesarini Sforza Francesco Doria Pamfili Andrea Chigi Agostino Colonna Filippo Ruspoli Francesco Pallavicini Luigi Altieri (Paluzzo) Ceri, duca Barberini Carlo

proprietà

fondiaria

2.524.546

992.239

685.841

760.393

600.731

542.311

501.930

479.239

459.891

421.387

Luoghi totale %

di Monte Luoghi

81.264 2.605.810 3,1

69.198 1.061.437 6,5

295.974 981.815 30,1

162.800 923.193 17,6

314.470 915.201 34,3

316.773 859.084 36,8

25.124 527.054 4,7

26.614 505.853 5,2

459.891

38.321 459.708

8,3

134

nome

Rospigliosi Giuseppe

Boncompagni Ludovisi Luigi

Carpegna Gaspare

Gaetani, duca

Naro Patrizi Francesco

Lante Vincenzo (Antonio)

Torlonia Giovanni

Lepri Giuseppe Ambrogio

Filonardi Filippo

Bonaparte Luciano

Barberini Colonna Sciama

Poniatoski Stanislao

Di Pietro Pamfilo

Bonaccorsi Alessandro

Sagripante Vituzzi, fratelli

Bolognetti Cenci Virginio

Valdambrini Domenico

Serlupi Crescenzi Domenico

Gabrielli Pietro

Canori Giovan Battista

proprietà Luoghi

fondiaria di Monte

41.229

179.297

70.220

totale R(v

Luoghi

423.809 9,7

400.838 44,7

390.056 18,0

382.558

362.096

347.408

334.586

324.446

322.106

320.223

302.748

240.768

215.991

203.410

202.757

195.465

189.895

184.561

183.745

181.806

382.580 221.541

319.836

382.558

322.812

219.205

334.586

152.356

322.106

320.223

256.639

240.768

197.444

33.388

53.310

114.525

136.861

162.373

69.799

150.606

39.284

128.203

172.090

46.109

18.547

170.022

149.447

80.940

53.034

22.188

113.946

31.200

53,0

8,5

83,5

73,7

41,4

27,9

12,0

62,0

17,1



Come si vede, nessuno dei 30 maggiori patrimoni accumulati in beni immobili e/o in Luoghi di Monte risulta composto esclusivamente da Luoghi di Monte. 24 proprietari sono titolari di notevoli capitali sia in Luoghi che in beni immobili. Sei (il banchiere Giovanni Torlonia, il duca di Ceri ‑Odescalchi‑ il duca Gaetani, Filippo Filonardi, Stanislao Poniatoski e Luciano Bonaparte) possiedono esclusivamente beni immobili. Dei 24 proprietari di grandi patrimoni sia in Luoghi di Monte che in beni immobili, 7 (Camillo Borghese, Francesco Cesarini Sforza, Luigi Pallavicini, il principe Altieri, Carlo Barberini e il mercante di canipagna Pamfilo Di Pietro) hanno accumulato in proprietà fondiaria oltre il 90 % del loro patrimonio in Luoghi di Monte e/o in beni immobili. Per altri 7 proprietari (il banchiere Gaspare Carpegna, Agostino Chigi, Francesco Patrizi Naro, Matteo Barberini Colonna Sciarra, Domenico Serlupi Crescenzi e i mercanti di campagna Domenico Valdambrini e Giovan Battista Canori) i Luoghi di Monte incidono tra il 10 % e il 30 % della loro ricchezza complessiva. Per 6 (Andrea Doria Pamfili, Filippo Colonna, Francesco Ruspoli, Luigi Boncompagni Ludovisi, Vincenzo Lante e Virginio Cenci Bolognetti, tutti nobili) i Luoghi di Monte rappresentano tra il 30 % e il 50 % dei capitali accumulati. E, infine, per dei 30 più ricchi proprietari di beni immobili e/o di Luoghi di Monte, i Luoghi rappresentano la maggioranza della ricchezza accumulata (così è per Alessandro Bonaccorsi, per il quale i Lughi costituiscono addirittura l' 83 % del patrimonio totale, Giuseppe Ambrogio Lepri, Pietro Gabrielli e i fratelli Sagripante Vituzzi).

Per quanto riguarda le più ingenti ricchezze private esistenti in Roma nel 1810, dunque, gli stessi più ricchi proprietari fondiari, in granparte membri della nobiltà romana, possedevano in genere anche i più cospicui patrimoni accumulati in Luoghi di Monte e per essi i capitali consolidati in Luoghi di Monte, nella maggionza dei casi, restavano in secondo piano rispetto a quelli accuulati in proprietà fondiaria.Ben diversa però, come s'è visto, era la situazione per le ricchezze di media entità. Se un ristretto numer di ingenti patrimoni privati, quelli dei Borghese, dei Cesarini Sforza, etc., continuavano a fondarsi principalmente sulla grande concentrazione della proprietà fondiaria, la grande maggioranza delle ricchezze di media entità accumulate a Roma erano investite non in proprietà fondiaria ma in titoli di stato, in Luoghi di Monte. E a ben vedere, la grande concentrazione della proprietà fondiaria e la parallela diffusione dell'investimento in titoli di stato risultavano essere due fattori strettamente interdipendenti, causa ed effetto, almeno in parte, l'uno dell'altro. Per un verso, infatti, l'afflusso di capitali verso l'investimento in Luoghi di Monte era favorito proprio dalla oggettiva indisponibilità sul merito di una parte consistente della proprietà fondiaria che, soprattutto nel caso degli immensi latifondi ecclesiastici e nobiliari, era gravata da pesanti vincoli d'inalienabilità. Per altro verso era la diffusione degli investimenti in Luoghi di Monte che toglieva vitalità al mercato della proprietà fondiaria e faceva diminuire la domanda di beni immobili, così come accadeva, ad esempio, già alla fine del Seicento, quando si assisteva ad una "magna et excessiva excrescentia commercii Locorum Montium... cum non modico praeiudicio commercia praediorum aliorumque bonorum stabilium"(42).

Tra il Seicento e il Settecento, in conclusione, sia le caratteristiche intrinseche dell'investimento in Luoghi di Monte (soprattutto, come s'è detto, le notevoli garanzie di sicurezza, la puntualità nel pagamento degli interessi e la possibilità di disporre assai facilmente del capitale accumulato) sia la non commerciabilità di numerosi patrimoni fondiari avevano reso il possesso di Luoghi di Monte la forma di ricchezza più diffusa nella società romana, molto più diffusa che non il possesso di proprietà fondiaria, rimasta concentrata nell'ambito di pochi ingenti latifondi.



4. La liquidazione dei Luoghi di Monte (1810‑1816)

Per oltre due secoli e mezzo la domanda di Luoghi di Monte dello Stato della Chiesa da parte di coloro che avevano il problema di investire capitali in un luogo sicuro era stata molto alta e, in conseguenza di ciò, le quotazioni di mercato dei Luoghi di Monte si erano mantenute quasi sempre al di sopra del loro valore nominale di 100 scudi per Luogo(43).

Negli ultimi anni del Settecento e nei primi anni dell'Ottocento, però, le condizioni politiche ed economiche dello Stato della Chiesa si deteriorarono profondamente: la guerra, le invasioni, francesi, lo sconvolgimento delle finanze, l'instabilità e l'avvicendarsi dei governi, provocarono la fine di quelle garanzie di sicurezza che l'investimento in Luoghi di Monte aveva offerto per  così tanto tempo.

Nel corso della Repubblica Romana del 1798‑99 il pagamento degli interessi dei Luoghi di Monte venne sospeso. Nel 1801 i governo pontificio restaurato riprese il pagamento degli interess ma ad un saggio di interesse non più del 3 % ma dell'1,2 %. Ne 1806 il pagamento degli interessi venne completamente sospeso una seconda volta. In tali condizioni di assoluta incertezza i valore di mercato dei Luoghi di Monte crollò vertiginosamente, livelli inimmaginabili solo pochissimi anni prima, e rimase estre mamente basso, su una media di 10‑12 scudi per ogni Luogo de valore nominale di 100 scudi, per tutto il primo decennio dell'Ottocento(44).

Nel 1810, dopo che Roma fu annessa all'Impero Francese come s'è ripetutamente accennato, si procedette alla totale liquidazione del debito pubblico dell'ex‑Stato della Chiesa e in particolare si procedette alla liquidazione dei Luoghi di Monte. Secondo una prassi già largamente sperimentata in altri territori precedentemente annessi all'Impero Francese, il cardine della liquidazioni del debito pubblico fu il rimborso dei creditori dello stato per mezzo di beni nazionali, in gran parte beni immobili già propriet di enti religiosi e assistenziali che erano stati soppressi dal governo francese(45). Ai proprietari di Luoghi di Monte, in sostituzione dei loro capitali, venne assegnato un certo numero di "rescrizioni", cioè di certificati di credito validi per il pagamento dei beni nazionali che venivano messi in vendita. Il rimborso nominale dei capitali accumulati in Luoghi di Monte e, quindi, il valore delle “rescrizioni" concesse in risarcimento dei Luoghi posseduti, venne fissato a 24 scudi ogni Luogo di Monte, cioè 24 scudi ogni 100 scudi di valore nominale che si possedevano(46). In tal modo con la liquidazione dei Luoghi di Monte i montisti si videro annullare di un sol colpo ben il 76 % di tutto il capitale nominale da essi accumulato in Luoghi di Monte.

Ma non basta: nella grande maggioranza dei casi le perdite effettive subite dai montisti finirono per essere ancora più pesanti delle già pesantissime perdite nominali. La ragione di ciò è che, in genere, al risarcimento dei creditori dello stato vennero destinati beni nazionali di qualità assai mediocre(47), che, però, messi in vendita per mezzo di aste pubbliche i cui prezzi di partenza venivano fissati in modo completamente arbitrario, finirono per essere aggiudicati assai spesso a prezzi "molto al di sopra delle stime catastali più forzate"(48).

Le perdite subite dai singoli montisti variarono fortemente a secondo dei casi, sia perché esse dipendevano molto dal valore reale dei beni immobili avuti in cambio dei Luoghi posseduti, sia perché, come s'è accennato, negli ultimi anni, dopo il 1798‑99, si era assistito ad un tracollo completo del prezzo di mercato dei Luoghi di Monte. Da un lato coloro che avevano acquistato Luoghi prima del 1798 subirono perdite anche più elevate di quelle calcolabili a partire dal valore nominale dei Luoghi posseduti, dato che il prezzo di mercato dei Luoghi si era sempre mantenuto superiore, e spesso di molto, al loro valore nominale di 100 scudi l'uno; dall'altro lato, i montisti che avevano acquistato Luoghi dopo il 1798, a un prezzo medio di 10‑12 scudi per Luogo, e che costituivano poco meno del 20 % del totale(49), non solo non subirono perdite ma anzi, rimborsati a 24 scudi per Luogo, finirono per guadagnare, almeno dal punto di vista nominale fino al doppio di quanto avevano investito in Luoghi di Monte.

A parte la diversità delle perdite subite dai singoli montisti,la liquidazione dei Luoghi di Monte operata dal governo francese significò la scomparsa quasi totale della grandissima maggioranza, delle ricchezze accumulate in Luoghi di Monte.

Sconfitto Napoleone, il governo pontificio restaurato, col Motu Proprio 6 luglio 1816, riconobbe sia la liquidazione francese á :. debito pubblico che la corrispondente vendita di beni nazionali provvide a liquidare praticamente sulle stesse basi (con un rimborso non di 24 ma di 25 scudi per Luogo) i montisti non ancora liquidati dal governo francese(50).

Tra il 1810 e il 1816, dunque, i capitali accumulati in titoli del debito pubblico dello Stato Pontificio vennero quasi totalmente annullati, in modo definitivo e senza, in genere, nessuna consistente contropartita né in beni immobili né in qualunque altro modo(51).

Fu a Roma, dove nel 1810 risultava domiciliato il 65 % circa di tutti i montisti per i quali lo "Stato dei Luoghi di Monte delli Stati Romani" riporta il domicilio, che la liquidazione, prima francese e poi pontificia, dei Luoghi di Monte, fece sentire i suoi effetti maggiori. A Roma, nel giro di pochissimi anni, svanirono praticamente nel nulla sia le diverse migliaia di patrimoni di modesta entità accumulati in Luoghi di Monte, i quali, anche a detta del governo francese, formavano "la fortuna e l'agiatezza di un'infinità di famiglie", sia i due terzi circa di tutti i patrimoni privati accumulati in Luoghi di Monte e/o in proprietà fondiaria con una consistenza superiore a 5.000 scudi di valore.

Il quadro delle maggiori ricchezze esistenti in Roma, che si è cercato di tracciare fin qui in base a dati del 1810, venne, quindi, completamente modificato nel giro di pochi anni. Nel 1810, come s'è visto, su 560 individui proprietari di un patrimonio in Luoghi di Monte e/o in beni immobili superiore a 5.000 scudi di valore, 348, il 62,1 %, detenevano le proprie ricchezze accumulate esclusivamente in Luoghi di Monte; 148 individui, il 26,4 %, possedevano solo beni immobili; 64,l'11,4 %, possedevano sia Luoghi di Monte che beni immobili per oltre 5.000 scudi.

Come si ricorderà, la maggioranza degli individui la cui ricchezza era fondata soprattutto sul possesso di Luoghi di Monte erano esponenti della borghesia romana, mercanti di campagna, ricchi artigiani e commercianti, ceto medio in genere, e, quindi, la scomparsa nel nulla dei capitali investiti in Luoghi di Monte ebbe come diretta conseguenza il netto impoverimento proprio dei ceti economicamente più vitali della società romana.

Non erano invece in mano alla borghesia i più ingenti patrimoni: esistenti in Luoghi di Monte che, in genere, appartenevano agli stessi individui, nobili, proprietari anche di ingenti patrimoni fondiari; per questa élite di ricchi proprietari fondiari, nobili e proprietari di notevoli ricchezze in titoli di stato, la liquidazione dei Luoghi di Monte, provocando la distruzione della componente forse più mobile dei loro patrimoni, finì col rendere ancora più legata alla terra la loro ricchezza complessiva.

Contrariamente, infatti, ai capitali accumulati in Luoghi di Monte, la proprietà fondiaria uscì pressoché indenne dalla crisi politica ed economica dei primi anni dell'Ottocento, e, nonostante i ripetuti tentativi, più o meno attuati, di vendita di beni nazionali, rimase sostanzialmente nelle mani degli stessi proprietari fondiari di prima occupazioni francesi.

Non solo le grandi proprietà fondiarie rimasero intatte, ma il loro valore, il loro ruolo e la loro importanza complessiva risultarono notevolmente accresciute proprio a causa  della liquidazione dei Luoghi di Monte. Per decenni, infatti, forse per secoli, i patrimoni accumulati in Luoghi di Monte avevano operato in qualche modo da contrappeso ai patrimoni immobilizati nella terra:distribuiti tra un largo numero di individui, esponenti soprattutto della borghesia romana, essi avevano controbilanciato la la forte concentrazione della proprietà fondiaria nelle mani di pochi  ricchissimi latifondisti, esponenti, in genere, della nobiltà romana.

All’inizio dell’Ottocento, dunque, la liquidazione dei Luoghi di Monte non solo sprofondònel nulla il notevole numero di patrimoni accumulati in titoli di stato, ma fece anche sì che la ricchezza complessivamente esistente nella società romana si identificasse molto più di prima con il tradizionale possesso della terra e, di conseguenza, risultasse ancor più di prima concentrata nelle mani di pochi nobili e ricchi latifondisti.




NOTE



1. Indicazioni di carattere generale e bibliografia essenziale su Roma e lo Stato Pontificio all'inizio dell'Ottocento in M.Caravale‑A.Caracciolo, Lo Stato Pontificio da Martino V a Pio IX, Torino, 1967. In particolare sull'industria e sull'artigianato romano in questi anni cfr. R. De Felice, Aspetti e momenti della vita economica di Roma e del Lazio nei secoli XVIII e XIX, Roma, 1965; sullo stato delle terre dell'Agro Romano cfr., N.M.Nicolai, Memorie, leggi e osservazioni sulle campagne e sull'Annona di Roma, Roma 1803, voll.I‑III; il IV volume inedito in A.Canaletti Gaudenti, La politica agraria e annonaria dello Stato Pontificio da Benedetto XIV a Pio VII, Roma, 1947.

2. Le notizie sugli stipendi, riferiti all'anno 1810, sono in A.S.R. Miscellanea del Governo Francese (1809‑1814), cass.2/1 (funzionari della Presidenza delle strade), cass.2/6 medici) e cass.2/14 (soldati in servizio di dogara)..

3. Per ciò che riguarda gli enti religiosi e assistenziali romani, indicazioni sulle loro riechezze fondiarie in N.M.Nicolai, Memorie, leggi eossevazioni..., cit., vol.ll; i grandi patrimoni da essi posseduti in Luoghi di Monte sono indicati al completo in A.SR., Luoghi d Monte, Registri generali dei montisti, registri 1503‑1543, dal titolo "Registri generali dei montisti dei Monti uniti". Cfr. anche nota 23

4, Sulle caratteristiche generali dei Luoghi di Monte cfr. Giovan Battista De Luca, De Locis Montium non vacabildum Urbis, Roma, 1682, e Fabrizio Evangelista, Opus de LocisMontium Cameralium non vacabilium, Roma, 1767; fra le ricerche, ancora assai limitate, sui Luoghi di Monte, cfr. A.Lodolini, I "Morti Camerali" nel sistema della fnanza pontificia, in "Archivi storici delle aziende di credito", I, Roma, 1956, pp. 263‑278. Sulle garanzie di sicurezza concesse ai mentisti dello Stato Pontificio vd. C.De Welz, Magia del credito svelata, istituzione di pubblica utilità, Napoli, 1824, vol. II p. 350 s. 

5. G.B.De Luca, De Locis Montium..., cit., II, p. 26.

6. Queste osservazioni sono contenute in un rapporto datato 6 ottobre 1810 concernente le difficoltà di procedere velocemente alla liquidazione dei Luoghi di Monte proprio a causa dell'alto numero di ipoteche esistenti su di essi: A.S.R., Miscellanea del Governo Francese, cass.21/22.

7. G. Felloni, Gli investimenti finanziari genovesi in Europa tra il Seicento e la Restaurazione, Milano 1971, p. 168.

8. Sulle quotazioni di mercato dei Luoghi di Monte G.B. De Luca, De Locis Montium..., cit., cap. III, 22; F. Evangelista, Opus de Locis Montium..., cit., p. 38. Per gli ultimi anni del Settecento e i primi anni dell'Ottocento, cfr. la nota 43.

9. Questi dati si trovano in uno specchio riassuntivo del debito in Luoghi di Monte nel 1809, in A.S.R., Miscellanea del Governo Francese, cass. 21/28.

10. Il totale dei Luoghi posseduti da montisti privati in A.S.R., Miscellanea..., cit., cass. 21/28. Nel 1809 i montisti privati, indicati come "particolari" risultavano possedere 235.145 Luoghi di Monte; enti religiosi e assistenziali di vario tipo, indicati come "manomorte", possedevano 303.783 Luoghi di Monte.

11. Dei 4.336 montisti liquidati dal governo francese, il 20 9'o circa possedeva meno di 3 Luoghi di Monte, un altro 40 % possedeva da 3 a 15 Luoghi. In totale l'82 % circa dei montisti possedeva meno di 50 Luoghi, cioè meno di 5.000 scudi nominali. Solo 779 montisti possedevano oltre 5.000 scudi investiti in Luoghi di Monte; di questi, 410 erano domiciliati a Roma e 369 altrove, sia dentro che fuori lo Stato Pontificio (ben 66 a Genova, 24 a Firenze, 16 a Napoli, 13 a Milano, 7 a Parigi). Va sottolineato, comunque, che nello "Stato dei Luoghi di Monte" del 1810 si indicala città di domicilio dei montisti quale essa era nell'anno 1810 e ciò, ovviamente, può indurci a considerare come "romani" alcuni stranieri che si trovavano domiciliati solo temporaneamente a Roma (giunti casomai al seguito delle truppe francesi e recentissimi acquirenti di Luoghi di Monte) o, viceversa, a considerare "non romani" altri che nel 1810 erano temporaneamente doniciliati altrove (come, ad esempio, il card. Ercole Consalvi, Segretario di stato dello Stato della Chiesa, che risulta domiciliato a Reims).

12. Fonte della tabella è lo "Stato dei Luoghi di Monte de!li Stati Romani" in A.S.R., Direzione generale del debito pubblico, Debito pubblico francese, regg.1‑7. Il capitale posseduto dai montisti compresi nelle varie fasce di ricchezza è calcolato approssimativamente.

13. Va precisato che in questa tabella, come anche nelle seguenti, vengono indicati come "nobili" i montisti appartenenti a famiglie della nobiltà romana e che i montasti nobili, ma altrove, non a Roma, come ad esempio la famiglia De Yorch, qui figurano "non nobili". La ricerca dei patrimoni accumulati in Luoghi di Monte dai singoli montasti è facilitata dall'esistenza di un elenco alfabetico di tutti i montasti liquidati dal governo francese in A.S.R., Direzione generale..., Debito pubblico francese, rubrica 47.

14. E' interessante notare come l'analisi delle date delle cedole eseguita per i montisti genovesi proprietari nel 1810 di oltre 100.000 scudi accumulati in Luoghi di Monte fornisca risultati completamente diversi. I montisti genovesi defentori di tale quote di Luoghi erano otto (gli otto patrimoni erano intestati: famiglia Giustiniani, famiglia Canevaro, Antonio e Giovanni Brignole Sale, Giuseppe Negroni e altri, Ugo Spinola. Marcello Maria Nicola Durazzo, Luigi Grimaldi, Giulio Gavotti). Essi avevano acquistato solo il 15 % dei loro Luoghi dopo il 1780 e appena il 25 %o dopo il 1760, cioè da meno di cinquant'anni; ben il 46 % dei loro Luoghi era stato acquistato prima del 1720 e più del 12 % prima del 1700. La diversa durata del processo di formazione dei patrimoni accumulati in Luoghi di Monte da parte dei più ricchi montisti genovesi rispetto ai più ricchi montisti romani nasconde la diversa funzione economica che per essi ricoprivano i Luoghi. Mentre per i più ricchi montisti romani, infatti, in gran parte nobili e, come si vedrà, grandi proprietari fondiari, i Luoghi di Monte costìtuivano forse la parte più mobile delle loro ricchezze, per i montisti genovesi i Luoghi di Monte, insieme a titoli di altri debiti pubblici e alla proprietà fondiaria, rappresentavano, invece, la parte meno mobile dei loro patrimoni, rispetto ad investimenti a breve termine e più redditizi. Cfr. G. Felloni,Gli investimenti finanziari genovesi ..., cit., pp. 170 s.

15. La presenza di mercanti di campagna tra i montisti è determinata in base all'elenco degli individui che figuravano come "coltivatori" dell'Agro Romano del 1803 in N.M.Nicolai, Memorie, leggi e osservazioni..., cit., vol. II, pp. 230 s.; sulle attività dei mercanti di campagna cfr. ivi, Memorie, leggi e osservazioni..., IV volume inedito, pp. 146 s., in A. Canaletti Gaudenti, La politica agraria e annonaria..., Roma 1947.

16. N.M.Nicolai, Memorie, leggi e osservazioni..., cit. vol. II, p.230.

17. R. De Felice, Aspetti e momenti ...,cit. p. 265. La fonte da cui De Felice trae indicazioni sugli esponenti dell'industria e dell'artigianato romano è un catalogo sullo stato delle diverse manifatture esistenti in Roma nel 1810, cioè nello stesso anno cui si riferiscono i dati dello "Stato dei Luoghi di Monte”.

18. Ivi, pp. 269 e 278.

19. Ivi, p. 265. 

20. Ivi, p. 237. 

21. G. Felloni, Gli investimenti finanziari genovesi..., cit., p. 89. 

22. Elenchi nominativi di alcuni funzionari e impiegati romani in carica nel 1810 in A.S.R., Miscellanea del Governo Francese, cass. 2/1 e 2/5.

23. Dai "registri generali dei montisti dei Monti uniti" relativi agli anni 1807‑1808, in A.S.R., Luoghi di Monte, Registri generali dei montisti, registri 1503‑1543, gli enti religiosi e assistenziali romani proprietari di oltre 5.000 scudi in Luoghi di Monte risultano essere 333 (si tratta in particolare di monasteri, confraternite, chiese, collegi, ospedali). A parte il Monte di Pietà, che possedeva circa 15.000 Luoghi di Monte, e il Banco di Santo Spirito, che ne aveva oltre 8.000, gli enti religiosi che avevano accumulato i maggiori patrimoni in Luoghi di Monte erano la Congregazione di Propaganda Fide, con oltre 10.000 Luoghi, l'Archiospedale del Salvatore, con oltre 3.500 Luoghi, l'Archiconfraternita della Trinità de' Pellegrini, con oltre 2.500 Luoghi. In totale ben 20 enti religiosi e assistenziali romani possedevano in questi anni oltre 100.000 scudi di valore nominale accumulati in titoli di stato.

24. Cfr. P. Villani, Ricerche sulla proprietà e sul regime fondiario nel Lazio, in "Annuario dell'Istituto Storico Italiano per l'età moderna e contemporanea", vol. XII, Roma 1960,              pp. 97‑ 263. I dati del catasto generale dell'Agro Romano in N.M.Nicolai, Memorie, leggi e osservazioni…,cit.,vol.I.

25. Le “Liste degli individui più tassati del Dipartimento di Roma nel 1810” sono in A.S.R.,Miscellanea del Governo Francese, cass.14/6; quest’elenco dei maggiori contribuenti fondiari del Dipartimento è in doppia copia. Esso comprende i nominativi di 600 proprietari, 244 dei quali  risultano domiciliati a Roma. Delle due copie una è chiaramente una minuta; l'altra copia è firmata e risulta inviata al Signor Prefetto di Roma da parte del Direttore delle Imposte in data 5 ottobre 1810. Nella copia ufficiale non vennero riportati i nomi di alcuni contribuenti fondiari che comparivano nella minuta; in particolare mancano il nome di Luciano Bonaparte e mancano i nomi di diverse donne titolari di cospicui patrimoni.

26. Come è specificato nel testo le liste riportano per ogni proprietario fondiario la sua contribuzione in franchi. La tabella dei coefficienti in base ai quali vennero fissate queste contribuzioni, e grazie ai quali è possibile per noi esprimere il valore del patrimonio posseduto da ogni individuo che figura nelle liste, fornisce direttamente in scudi (eliminando l'ulteriore calcolo per tradurre in scudi la tassa espressa in franchi) l'ammontare del patrimonio tassato per un certo numero di franchi. Così, ad esempio 33,89 franchi è l'imposta di un patrimonio valutato 1.000 scudi, 33.887,97 franchi ‑ in maniera esattamente proporzionale ‑ è l'imposta di un patrimonio valutato un milione di scudi. La tabella dei coefficienti in base ai quali vennero fissate le contribuzioni è in A.S.R., Miscellanea del Governo Francese, cass. 14/7.

27. Fonte del prospetto in A.S.R., Miscellanea..., cit, cass. 14/6; il valore dei beni posseduti complessivamente dai proprietari compresi nelle varie fasce di ricchezza stato calcolato approssimativamente.

28. G. Pescosolido, Terra e nobiltà. l Borghese, Roma 1979, p. 24.

29. Fonte in A.S.R., Miscellanea..., cit., rass. 14/6; il valore del patrimonio di ognuno è stabìlito in base alla tabella in A.S.R., Miscellanea..., cit. cass.14/7.

30. Per la nobiltà di questi proprietari fondiari cfr. T. Amayden, La storia delle famiglie..., cit., Roma 1967.

31. Luciano Bonaparte era diventato proprietario soprattutto degli antichi possessi del Principe Giustiniani; cfr. P. Villani, Ricerche sulla proprietà e sul regime fondiario nel Lazio...,cit., p. 186.

32.  Ivi, Ricerche..., p. 181.

33. Per la nobiltà dei singoli proprietari cfr. T. Amayden, La storia delle famiglie...; cit., l'elenco dei "coltivatori" di terreni dell'Agro Romano, sia che si trattasse di terreni di loro proprietà che, soprattutto, di terreni presi in affitto, in N.M.Nicolai, Memorie, leggi e osservazioni..., cit.; vol. II, pp. 230 s.; quest'elenco si riferisce all'anno 1803.

34. Sulle varie attività dei mercanti di campagna cfr. N.M.Nicolai, Memorie, leggi e  Osservazioni ...,cit.,_ IV vol. inedito in A.Canaletti Gaudenti, La politica agraria..., cit., pp‑ 146s.; cfr. anche R. De Felice, Aspetti e momenti..., cit., pp. 170 s.

35. Ivi, Aspetti e momenti..., p. 189. 

36. Ivi, Aspetti e momenti..., p. 244.

37. Ivi, Aspetti e momenti..., p. 236.

38. Una panoramica generale della situazione politica ed economica dello Stato Pontificio all'inizio dell'Ottocento in M. Caravale‑A.Caracciolo, op. cit.; cenni sulle quotazioni di mercato dei Luoghi di Monte qui note 43 e 44. 

39. Fonti della tabella in A.S.R., Miscellanea..., cit. cass. 14/6, e A.S.R., Direzione generale del debito pubblico, debito pubblico francese, regg. 1‑7; per la nobiltà di ciascun individuo cfr.            T. Amayden,La storia delle famiglie..., cit.

40. Per le fonti cfr. nota precedente. Il confronto tra l'elenco nominativo dei montisti e quello dei proprietari fondiari presenta in alcuni pochi casi delle difficoltà in quanto non sempre per ogni individuo viene indicato il nome di battesimo (ad es. vi sono indicazioni del tipo "Liberti" o “Arcangeli") e non sempre a cognomi uguali corrispondono gli stessi nomi di battesimo (e in questo caso ci si può trovare di fronte a persone diverse, casomai parenti, o alla stessa persona che aveva più di un nome di battesimo o, infine, a un errore).

41. Per le fonti cfr. nota 39. Le somme aritmetiche della ricchezza accumulata in Luoghi di Monte e/o in beni immobili così come la percentuale di Luoghi di Monte rispetto n tali somme, ovviamente, possono solo darci un'idea di massima sull'effettiva grandezza del patrimonio posseduto da ogni individuo e sul posto occupato dall'investimento in Luoghi di Monte nell'ambìto del patrimonio complessivo.

42. G. B. De Luca, De Locis Montium..., cit. cap. B, 1.

43. L'ultima volta che le quotazioni di mercato dei Luoghi di Monte erano scese al di sotto del loro valore nominale di 100 scudi risaliva al 1640 circa, cfr. G. B. De Luca, De Locis Montium..., cit. cap. III, 22. Dopo la riforma dei Monti di Innocenzo XI (con la creazione del Monte San Pietro, in cui, tra il 1684 e il 1687, confluirono quasi tutti i Monti preesistenti) le quotazioni di mercato aumentarono costantemente fino araggiungere punte massime di oltre 140 scudi per Luogo intorno al 1750; cfr. F. Evangelista, Opus de Locis Montium..., cit. p. 38. Dopo il 1780, prima a causa delle spese per la bonifica delle Paludi Pontine e poi per sostenere le spese dei preparativi di guerra, si emise una grande quantità di Luoghi di Monte e, di conseguenza, le quotazioni di mercato scesero anno dopo anno; cfr. A.S.R., Camerale II, Luoghi di Monte, busta n. 3(riepiloghi annui sul debito pubblico in Luoghi di Monte). I Luoghi dell'ultimo Monte creato nello Stato Pontificio, il Monte Difesa del 1793, comunque, si vendevano ancora a più di 100 scudi l'uno.

44. Sul crollo completo delle quotazioni dei Luoghi di Monte durante la Repubblica Romana e nei primi anni dell'Ottocento; cfr. A.S.R., Camerale II, Luoghi di Monte, busta 3, "Lista delle partite sospese" (ove si dice espressamente che il "prezzo medio di piazza" in questi anni era di 12 scudi per Luogo) e A.S.R., Camerale II, Debito Pubblico, busta 7, "Fatto informativo sull'estinzione del debito pubblico", una lunga memoria datata 1816, da cui, a p. 49, risulta che "i Luoghi di Monte venduti dal 1800 al 1809 sono stati sempre contrattati per scudi circa 10 l'uno in contanti".

45. Una valutazione dettagliata della liquidazione dei Luoghi di Monte è in A.S.R., Camerale II, Debito pubblico, busta 7, "Fatto informativo sull'estinzione del debi pubblico". Per un confronto con le liquidazioni di altri debiti pubblici avvenute negli stessi anni, quasi sempre ad opera di governi napoleonici, cfr. G. Felloni, Gli investimenti finanziari genovesi..., cit., pp. 353 e s.

46. Le modalità della liquidazione vennero stabilite con il Decreto Imperiale 5 agosto 1810, in Bulletin des lois de l'Empire Français, IV série, Paris 1810‑1811.

47. A.S.R.Camerale Il,..., "Fatto informativo ... ", p. 9.

48. J. Moulard, Les lettres inédites du Comte Camille de Tournon Préfet de Rome (1809‑1814), Paris 1914, p. 174; cfr. anche G. Felloni, Gli investimenti finanziari genovesi..., cit. pp. 178 e s.

49. Nello "Stato dei Luoghi di Monte delli Stati Romani", A.S.R., Direzione generale del debito pubblico, debito pubblico francese, registri 1‑7,vengono indicate, come si è già detto, le date d'acquisto delle cedole di Luoghi di Monte possedute dai singoli montisti. L'indicazione citata nel testo sulla percentuale dei montisti che aveva acquistato dopo il crollo del prezzo di mercato dei Luoghi di Monte deriva da una analisi statistica compiuta su oltre il 25% di tutti i Luoghi di Monte liquidati nel 1810. 

50. In particolare si trattava di enti religiosi e assistenziali prima soppressi e ora ricostituiti. 

51. Inrealtà la liquidazione venne realizzata con procedure diverse per diverse categorie di creditori: 1) i montisti privati proprietari di oltre 16 Luoghi vennero rimborsati con beni nazionali, nel modo che s'è detto; 2) i montisti privati con meno di 16 Luoghi furono rimborsati (sempre a 24 scudi ogni Luogo di Monte) o con crediti dello Stato a volte direttamente in contanti e, quindi, le perdite subite da tali montisti, proprietari dei patrimoni più modesti, dovettero essere, in genere, meno pesanti di quelle subite dai montisti rimborsati con beni nazionali; 3) i montisti liquidati dal govemo pontificio dopo il 1816 vennero rimborsati con l'apertura di un credito di 25 scudi ogni Luogo Monte posseduto, sui registri del ricostituito debito pubblico dello Stato Pontificio.

52. Giornale del Campidoglio, 6 settembre 1809, p. 1.






APPENDICE

Elenco alfabetico dei proprietari di Luoghi di Monte e dei proprietari fondiari domiciliati a Roma  nel 1810 che risultano titolari di un patrimonio di oltre 10.000 scudi in Luoghi di Monte o in beni immobili.



Fonti di questa appendice sono lo “Stato dei Luoghi di Monte delli Stati Romani”,in A.S.R.,Direzione generale del debito pubblico, debito francese, registri 1-7(l’elenco completo in ordine alfabetico di tutti i montisti liquidati dal governo francese nel 1810, in A.S.R.,Doirezione generale…,debito pubblico francese, rubrica 47, ”Rubrica dei possessori  dei Monti”) e le “Liste degli individui più tassati del Dipartimento di Roma nel 1810”, in A.S.R., Miscellanea del governo francese(1809-1814), cass.14/6. La appartenenza alla nobiltà romana dei singoli proprietari è stabilita in base all’elenco delle famiglie nobili romane fissato in T.Amayden,       La storia delle famiglie romane, con note e aggiunte di C.A.Bertini, Roma 1967.



Cognome e nomeLuoghi di Monteproprietà

fondiariastatoAbbondi Giovanni-56.024-Accoramboni Virginio-41.096NAcquaroni Giovan Giacomo24.130--Airoldi Marco14.900--Allbertazzi Paolo24.035-Aldobrandini Borghese Francesco

58.68086.532

NAltemps Marco -27.966NAltieri Paluzzo26.614479.239NAndosilla Angelo-88.631NAngelotti Stanislai11.371--Ansidei Filippo17.567--Antonelli Enrico e Pietro 14.654-Arcangeli-16.843-Argenti Giovan Pietro16.100-NAuconi Odoardo-24.578-Azzolini Pompeo-42.046-Baila Maria Francesca16.987--Bandini Giovan Battista-nBarberini Carlo   38.321421.387NBarberini Colonna Sciarra M.

46.109

256.639

NBatisti Clelia10.013--Batisti Marco e Anna10.013--Bennucci Saverio21.717--Berardi Filippo 21.359--Bernini Francesco43.035-nBettini Gioacchino16.366--Biondi Francesco-NBischi Settimio-25.149-Bolis Simone-25.149-Bolognetti Cenci Virginio80.945114.525NBombelli Luigi25.305--Bonaccorsi Alessandro 170.02233.388N-320.223-Boncompagni Ludovisi Giuseppe

25.770

-

nBoncompagni Ludovisi Luigi179.297221.151NBonelli Crescenzi Pio49.79652.425nBonelli Leonardo18.592-NBonelli Tommaso e Luigi10.600-NBonfiglioli Giacomo40.399--Bonomi Maria Maddalena30.130--Borghese Camillo81.2642.524.546NBorgia Camillo14.519NBorioni Francesco17.237--Braschi Onesti Luigi 13.706128.931NBrugiotti Carpegna Vittorio19.847-NBrunetti Vincenzo37.900--Bruni Giovan Pasquale31.702--Bruni Giuseppe Maria31.702--Bruti Gaetano20.305--Bussi Giovan Battista 35.815-NBussi Giulio-42.654NCaffarelli Alessandro-65.953NCampana Prospero-19.011NCanali,prelato-16.104-Canori Giovan Battista31.200150.606-Canori Tommaso -11.437-Capalti Lorenzo-18.198-Capocaccia Luigi 12.317--Cappelletti Lorenzo-18.199NCaprara,famiglia80.491-Carabelli Domenico21.486--Crafa di Belvedere,famiglia12.198--Carani Massa Francesco10.700--Cardelli Alessandro-27.796NCarrozzini Pereira Marianna11.114--70.220319.836NCartoni Michele30.597--Casali Giovan Battista-111.835nCastelli Mandosi Gianni Maria 

13.043

-

NCatani-10.074-Cavalletti Gaspare86.64634.234nCelestini Giovanni -17.065-Cencelli Giuseppe10.193--Cenopieri Lazzaro10.500--Ceri,duca Odescalchi459.891NCernitori Teodosio10.225--Cerroni Giovan Battista-14.714-Cesarini Sforza Anna-41.714NCesarini Sforza Pierfrancesco

69.198

992.239

NCesi Giacomo Maria14.266-NCesi Muti,duchessa-22.975NCeva Francesco-21.824nChigi Agostino162.800760.393NChigi Montoro PatriziaPorzia -NClementi Vincenzo10.417--Colapietro Vincenzo-19.318-Colligola Giovan Battista-56.278nColligola Monthioni Carlo88.963-nColombi Nicola15.966--

-

13.662

nColonna Filippo314.470600.731NColonna D’Avella Fabrizio165.277-NColonna di Sugliano Andrea20.947-NCometti Giacomo e Orazio 15.674--Consalvi Ercole18.60712.342NConti Camillo15.078-NConti Luigi23.500-N

Corsi Francesco Antonio-25.539-44.479123.480nCostaguti Vincenzo15.806-nCostantini Francesco14.67583.320-Cristaldi Bellisario14.406-nCurti Girolamo15.773 -nCusterman Lorenzo11.331--Dandini Muzio18.225-n

12.148

-

-Degli Abbati Villa Francesco19.924-nDe Igarete Geltrude28.600--Del Bufalo Ottavio30.77552.006nDel Bufalo Rinaldo-30.329nDel Cinque Roberti Vittorio13.362-nDel Drago Urbano-22.468nDella Porta Vodiani Gherardo

32.653

-

-Della Torre Magno Mantica Domenic.

21.194-

nDel Nero Carbone-162.959nDe Nobili Vitelleschi Angelo-41.357nDe Ovis Marianna-12.149nDe Vecchis Fabio49.251--De Vecchis Luigi48.70311.684-Devillrs Ippolito32.536--49.952nnDigne Giuseppe17.785--Dionigi Ottavio10.791--Diotallevi Albertazzi Maria Rosa

17.984

-

-Di Pietro Francesco -19.666-Di Pietro Giuseppe-139.906-Di Pietro Pamfilo18.547197.444-Della Valle Rinaldo -27.150nDonnini Bianchi Maria Anna13.200-nDoria Pamphili Andrea685.841nErcolani Luigi23.403--Falconieri Orazio 16.167-NFalconieri Orazio e Clarissimo18.580-NFederici Giuseppe 17.040-NFeliciano Bernardo19.239--Filippani Pietro10.896--Filipponi Romualdo14.100--Filonardi Filippo-322.106NFiorelli Luigi14.176--Fiscer Francesco Saverio27.351--Floridi Isabella15.516--Fornaciari Lombardi Mario12.062--Forti Luigi e Pietro26.199--Franceschi Pietro16.05227.368NFranchi-37.487NFranzoni Mattia 10.776--Franzoni Rosario12.630--Frattini Candido Maria25.100-Frattini Francesco Maria25.800--Frattini Giuseppe Antonio 15.000--Frattini Michelangelo24.500--Frattini Pietro Paolo11.880--Frattini Filippo Maria13.442--15.100--Frattini Vincenzo Luigi41.376--Gabrielli Pietro 113.94669.779NGaetani,l’erede del duca-382.558NGalli Luigi19.75744.268NGambalunga Alessandro36.498--Grroni Filippo 17.646--Garzia Saverio10.553--Gavotti Alessandro115.45479.911NGavotti Virginia -38.581NGenti Filippo Antonio 48.009-NGerard Ippolito-18.197-Gerna Antonio12.708-Giannuzzi Domenico Vincenzo14.164--Gigli Agostino16.399-NGigli Luigi -35.370NGioazzini -15.370-Giorgi-77.273-Giorgi Andrea22.891-Giorgi Giusppe-11.525-Giraud,eredità35.062-NGiraud Francesco-48.120NGiraud Giovanni-67.262NGiraud Pietro 22.64653.189NGiustiniani Vincenzo-58.925NGramiccia Domenico22.486-NGramiccia Mario10.427-NGreci  Salvatore15.272-NGrillo Mondragoni Filippo-157.185NGuerrieri Filippo19.757-NGuerrieri Filippo e Galli Luigi21.263-NKauffeman Cristina10.000--Lancellotti Scipione-118.120NLante Vincenzo Antonio128.203219.205NLascaris D’Armis Paolo-17.243-Lavaggi Domenico10.425111.612NLenzi Giuseppe Maria14.940-LepriAnnibale24.334-NLepri Giuseppe Ambrogio172.090152.356NLepri Cusani Annamaria-100.340NLiberati Liberato33.999-nLiberti Pietro10.38825.879--10.884-Lunati -25.143-Maffei Agostino-31.387NMagalli Colomba10.000--Maggi Filippo e Domenico 13.305--Marchionni Maria Anna12.246--Marconi Luigi-51.924-Marescotti Francesco55.92538.853NMariani Paolo21.606-    -Mariotti Rosalba10.000--Mariotti Marziale Geltrude32.26914.200-Martinez Francesco24.682-NMartinez Franco56.805-Martinez Paolo Maria50.826-NMarziale Casimiro27.474--Maselli Stefanino13.020--Massimi Camillo-117.305NMassimi Emilio26.76922.310NMassimi Francesco 22.310NMassimi Cesi Marianna67.744-NMassimo Francesco -12.556NMassaruti Nicola e Maria12.217--Mattei Giuseppe -60.866NMauri Sifredi Luigi-18.831NMazzetti Angelo -71.100-Merolli Camillo10.754--Mignanelli Francesco11.03832.366NModio Costantini Felicita10.988--Monaldini Mignola Annamaria34.463--Monte Bentivoglio,creditori28.260--Morelli Luigi24.135--Morosi Francesco e Publio13.753--Muti Clemente19.18411.116NMuti Gian Paolo--NMuti Paparuzzi Giovan Battista 11.029-NMuti Paparuzzi G.Batt.e Franco12.981-NMuti Paparuzzi Girolamo-NNanni -19.125-Napolioni Girolamo14.586--Narducci Angelo Maria14.400--Naro Patrizi Francesco39.284322.812NNavone Gian Domenico25.821--19.326--Negroni Antonio60.64211.222NNicolini,marchese-21.399NNunez  Condisalvo32.79516.976NOlgiati Giovan Battista14.66022.978NOrigo Rondanini Anna-60.684NOrsini Filippo Bernardino44.918-NOrsini de’Cavalieri Ulderico37.48124.978NOssoli Antonio Giuseppe26.76060.684NOttaviani Fedele 10.034-NPaleotti Francesco-11.131NPallavicini Luigi25.124501.930NPalmieri Luigi-24.312Palocci Angelo11.005--Palombi Francesco33.486--Pamfili Colonna Lorenzo81.052-NPaolini Vincenzo-168.981Pappiani Giovbanni17.26612.867NPasolini Giuseppe-NPasqualoni Domiziano e Pietro35.034-NPastorelli Maria Antonia18.760-NPatrizi Montorio Porzia16.949-NPecci Lodovico-14.763-Pediconi Giuseppe e Gioacchino

28.352

-

-Pelagallo Carlo e Andrea13.685--Pellegrini Benedetto25.071-NPepoli Accoramboni Verginia24.398-NPereira Santiago Francesco11.000-Pericoli Pietro10.210--Persiani Gaetano e Gabriele17.070--Petrignano Paolo-14.403-Petrini Giacomo-10.708-Pianciani Alessandro-24.709N21.603--Piersanti Antonio e Alessandro15.965--Piersanti Felice10.055--Pitoni Giacomo17.000--Polverosi Camillo17.525--Poniatoski Stanislao-240.768-Pontici Egidio10.667--Porta Margherita-11.997NProferisce Simone 10.001--Putti Lorenzo-10.138-Raggi Giulio-54.082NRemoli Candiotti Vincenzo13.400--Resta,eredi11.459-Ricci Paracciani Pietro28.889120.210NRicciotti Francesco10.00044.503-Romani Valentino -84.855NRospigliosi Giuseppe41.229382.580NRossetti Michele-54.212-Rossi Arcangelo-NRossi Filippo12.665-NRossi Vaccari Giuseppe 79.69059.434NRucellai Orazio Giuseppe18.670-NRuffini Andrea-30.730NRuspoli Francesco316.773542.311NSacchetti Scipione-142.575NSagripante Vituzzi,fratelli149.44715.731NSala Domenico-12.325-Sala Giovanni-32.479-Salvatori Luigi e Maria15.580--Sampieri Annarosa-11.198NSampieri Giovan Battista10.851-NSantacroce Publicola Francesco

89.050

-

NSantelli Filippo13.300--10.187-NSantini Lentini Maria22.533-NSantucci Sebastiano e Nicola10.000--Sanzi Riganti Clementina12.219--Sarazzani Giuseppe Ignazio12.442-NSassi Maria21.885-NScaramucci Angelo Maria14.467--Scarlatti Augusto-17.304NSculteis Chiaveri Torlonia Anna10.000-NSerlupi Crescenzi Domenico22.188162.373NSforza Caprera Boadille Franco22.281-NSicurani Luigi-24.181-Silvestri Giuseppe-18.618Simonetti Filippo29.954-NSoderini Tiberio e Franco16.81813.302NSorbelonghi Raimondo18.227-NSpada Veralli Giuseppe41.33453.269NSparapani Gentile Margherita18.221--Stambrini Filippo--Stambrini Scipione17.000--Stampa Piero 26.67211.272NStorace Cesare Maria13.595--Tassoni Alessandro-17.430-Teodoli Girolamo-72.118-Toni Mattia e Carlo18.805--Torlonia Giovanni-334.586-Torlonia Giuseppe-19.972-Torre Giovanni-21.853NTorrente Sebastiano-12.609NTosi Giovan Battista29.080--Trincia Mattia10.277--Troli Antonio15.298--Valdambrini Domenico53.034136.861-Valentini Fulvio28.150--Valentini Giovan Battista25.349-NValentini Piero21.014-NVallemani Rinaldo e Giuseppe14.696-Verazzi Flavio17.800--Vincentini,il cavaliere-14.287NVincentini Orazio e Gabriele13.610-NVinci Eufemio31.772--Viscardi Filippo40.567--11.897-NZannetti -84.411-Zannoni Salvatore29.841-N