Brunello Mantelli

 

ASPETTI DELL'EMIGRAZIONE ITALIANA IN GERMANIA: I BRACCIANTI E I LAVORATORI EDILI (1939‑41)(*)

 

 

La tesi che cercher� di argomentare in queste pagine � che, negli anni immediatamente precedenti l'invasione della Polonia e l'inizio della seconda guerra mondiale, una parte dei gruppi dirigenti italiano e tedesco cerc� di realizzare una sorta di collaborazione nella gestione della mano d'opera, scaricando verso la Germania quote della disoccupazione italiana, che era assai forte in alcuni settori, in particolare il bracciantato e l'edilizia. Ad una completa pianificazione dei flussi si opponevano per� differenze legate alla politica sociale (per esempio la resistenza italiana ad inviare donne nelle campagne tedesche) ed a diverse strategie imperialistiche, che si esprimevano in un solo parziale coordinamento per quanto riguardava i problemi valutari (ci� fu all'origine del freno posto dalla Germania nel 1939, dovuto all'accumularsi del deficit nei rapporti di clearing con l'Italia).

L'avvitarsi della spirale bellica, con il conseguente progressivo scivolamento dell'Italia in un ruolo di junior partner del III Reich, ne trasform� il ruolo in quello di riserva di mano d'opera e ne restrinse gli spazi di contrattazione, che si limitarono quasi solo al "tirare sul prezzo". Il governo di Roma cerc� cio� di incassare pi� rimesse possibile. Ma vediamo ora come si avvi� il meccanismo negli ultimi anni dell'anteguerra.

(*) In queste pagine si espongono alcuni primi e parziali risultati di una ricerca ancora in corso, che ha per obiettivo la ricostruzione delle vicende dei lavoratori italiani in Germania dal 1938 al 1943.

 

1. Braccianti dalla piana del Po alla Germania centrale

Il primo scambio di note diplomatiche che riguardi la possibile assunzione di braccianti di nazionalit� italiana da impiegare nel�l'agricoltura tedesca risale al mese di aprile del 1937. A prendere l'iniziativa � l'ambasciata tedesca di Roma, con due comunicazio�ni, rispettivamente del dodici e del quindici del mese(1). La prima richiesta � ben poca cosa: la Germania vorrebbe assumere cinque�cento lavoratori agricoli stabili di cittadinanza italiana ma di lin�gua tedesca, che dovrebbero quindi obbligatoriamente essere re�clutati fra i sudtirolesi. Di l� a tre giorni, per�, vengono richiesti anche stagionali:

"Sarebbe vivamente desiderato di assumere (...) anche circa 1500‑ 2000 lavoratori agricoli ambulanti italiani. Con la preferen�za di mano d'opera femminile verrebbero in questione in prima linea individui di lingua tedesca, ma possono essere presi in con�siderazione anche individui provenienti da regioni diverse dall'Al�to Adige. Le persone in questione potrebbero, al termine della loro attivit�, nell'autunno inoltrato, esportare in Italia i loro risparmi per una somma di 350 RM a persona".

Come si vede, anche in questo caso si tratta di cifre piuttosto basse; la questione viene discussa dalle autorit� italiane con i responsabili dell'ambasciata di Berlino e con funzionari dei Mi�nisteri dell'agricoltura e degli interni, oltre che della Direzione generale italiani all'estero (Die) e della prefettura di Bolzano(2).

Ci� che ne scaturisce � la proposta, comunicata alle autorit� ger�maniche il 2 giugno(3), di aprire trattative ufficiali a livello inter�governativo.

I colloqui iniziano a Roma, presso il Ministero degli affari esteri, il successivo 21 luglio e si concludono, dopo una settimana, con la firma di un protocollo generale e di due accordi relativi rispettivamente ai 500 lavoratori fissi, il cui arruolamento dovreb�be iniziare subito, ed agli stagionali, il cui numero resta impreci�sato e che, comunque; partiranno l'anno successivo, nel 1938(4). Come viene accuratamente precisato nell'introduzione al proto�collo, il livello a cui la trattativa viene condotta � chiaramente quello intergovernativo, sia pure delegando la conduzione dei la�vori a funzionari non del massimo rango: i capi delegazione e firmatari delle intese sono infatti per l'Italia Attilio De Cicco, vice direttore generale della Die, per la Germania Alexander Wende, consigliere ministeriale e capo divisione del Ministero del lavoro del Reich (Reichsarbeitsministerium ‑ RArbM). Fra i tedeschi non compare alcun esponente della Corporazione del Reich per l'ali�mentazione (Reichsndhrstand), mentre fra gli italiani � presente Franco Angelini, presidente della Confederazione fascista dei la�voratori dell'agricoltura (Cfla)(5). Sar� proprio quest'ultimo a pe�sare in modo decisivo sull'andamento della discussione, vincendo le perplessit� italiane che hanno a fondamento il timore di un incremento della propaganda pangermanica in Sud Tirolo, a se�guito delle preventivate 500 assunzioni. Angelini infatti fa notare che:

"anche nell'attuale periodo di intenso lavoro agricolo, l'Italia conta 147.000 disoccupati della categoria ed � necessario cercare in ogni modo di diminuirne il peso. [Quindi] la Delegazione ita�liana fa notare all'E.V. [il ministro degli Affari Esteri] che bench� la richiesta attuale di 500 unit� lavorative non apporti nessun sensibile sgravio alla massa dei disoccupati, pu� essere opportuno aderirvi per non compromettere le trattative che la delegazione tedesca intende in�ziare subito circa l'assunzione per l'anno pros�simo di mano d'opera agricola stagionale, la cui cifra ascendereb�be ad alcune migliaia di unit�. Tale mano d'opera stagionale non sarebbe altoatesina ma d'ogni regione d'Italia"(6).

Saranno proprio considerazioni del genere a sbloccare la situa�zione, portando cos�, il 28 luglio, alla firma delle intese. Da parte tedesca si valut� con precisione quelli che erano i propositi italiani nel condurre i colloqui. Nella relazione al Ministero degli esteri tedesco (Auswartiges Amt‑AA) il consigliere di legazione Gustav R�diger, membro della delegazione germanica, rifer� infatti che:

"Da parte italiana si � fatto chiaramente capire che il consenso del governo �taliano all'accordo sull'assunzione di lavoratori sud�tirolesi va interpretato come una concessione che ci � stata fatta. Gli italiani danno particolare importanza, come ci hanno aperta�mente dichiarato, alla conclusione positiva del secondo accordo, che riguarda gli stagionali. Essi ci hanno richiesto fin d'ora di impegnarci ad assumere, il prossimo anno, una quota determinata di braccianti italiani, ed hanno dichiarato di essere senz'altro in grado di metterci a disposizione 10.000 od anche 20.000 lavoratori agricoli"(7).

Addirittura, a giudizio del funzionario, la delegazione italiana dava l'impressione di aspettarsi che la Germania si dichiarasse disposta a coprire l'intero suo fabbisogno di braccianti stagionali per gli anni a venire, attraverso l'impiego di emigranti italiani.

La questione, cruciale per l'Italia, degli stagionali � l'oggetto specifico della trattativa berlinese del 3 dicembre(8), a conclusione della quale da "parte tedesca ed italiana, si � dichiarato che nel�l'anno 1938 la cifra dei lavoratori potr� raggiungere il numero di 10 mila e fino a quello di 30 mila se in Italia saranno messi a disposizione elementi idonei e se la situazione del Conto `Trasfe�rimenti vari' permetter� la rimessa di risparmi di salari per un tal numero di lavoratori".

Non posso qui soffermarmi sulle questioni legate al problema delle rimesse. Per quanto riguarda la selezione degli emigranti le autorit� italiane decidono che se ne debba occupare la Cfla in collaborazione con il Commissariato per la colonizzazione e le migrazioni interne e che i braccianti non partano singolarmente ma organizzati in squadre (in un primo momento si parla di sei, otto persone, poi il numero verr� portato a dieci, venti), sotto la guida di un caposquadra e, se ne necessario, di un interprete; entrambi dovranno essere iscritti al Pnf(9). E' fin troppo evidente che l'ultima disposizione � tesa a garantire un forte controllo sui lavoratori, sia per motivi politici, sia, come del resto aveva espli�citamente raccomandato l'ambasciata di Berlino, "in quanto il successo dell'esperimento sta appunto nella buona prova che dar� questo primo contingente di lavoratori agricoli italiani". Circa le regioni da cui trarre i contingenti, l'attenzione si appunta sulle aree agricole della Lombardia e del Veneto, dove c'� sovrabbondanza di forza‑lavoro e dove sono per tradizione presenti coltiva�zioni analoghe a quelle praticate in Germania (patate e barbabie�tole prima di tutto), cos� da poter venire incontro all'esplicita richiesta tedesca di poter disporre di mano d'opera gi� esperta.

A quanto risulta dal dettagliatissimo rapporto compilato da una commissione speciale della Cfla, che, dal 24 gennaio al o febbraio del 1938 visita le zone dove i lavoratori agricoli italiani dovreb�bero insediarsi(10), da parte italiana si prevede di mandare, nel corso del 1938, 28.900 braccianti, di cui 5000 fissi ed il resto stagionali, suddivisi, per la provenienza, come segue:

 

Province d'origine dei braccianti. Previsione della Cfla

Provincia

Totale

Percentuale

Aquila

200

0,7

Bari

800

2,8

Belluno

300

1,0

Bergamo

500

1,7

Bologna

1800

6,2

Bolzano

100

0,3

Brescia

400

1,4

Cremona

600

2,1

Ferrara

2100

7,3

Forl�

1500

5,2

Macerata

50

0,2

Mantova

1000

3,4

Modena

2300

8,0

 

 

 

 

Province d'origine dei braccianti. Previsione della Cflla

 

Provincia

Totale

Percentuale

 

Padova

2100

7,3

 

Parma

800

2,8

 

Piacenza

300

1,0

 

Ravenna

1500

5,2

 

Reggio Emilia

1700

5,9

 

Rovigo

2100

7,3

 

Trento

1500

5,2

 

Treviso

1350

4,7

 

Udine

1800

6,2

 

Venezia