Antonio Missiroli

 

ALLE ORIGINI DELLA QUESTIONE TEDESCA:LA NASCITA DELLE �DUE GERMANIE" (1945‑1949)

 

 

La rivoluzione democratica dell'autunno 1989 in Germania orientale ha avuto un duplice effetto: ha abbattutto il regime di Erich Honecker, cio� il punto di maggior resistenza alla perestrojka all'interno del blocco sovietico, innescando una reazione a catena che ‑da Praga a Sofia a Bucarest ‑ ha finito per smantellare definitivamente ci� che restava del sistema comunista postbellico. E ha minato in modo irreversibile le basi stesse dello Stato tedesco‑orientale: tanto le basi materiali quanto le basi di legittimazione, come gli avvenimenti successivi avrebbero dimostrato.La rivolta morale e civile dei cittadini di Lipsia, di Dresda e Berlino � cos� sfociata, pochi mesi dopo, in un plebiscito per l'unificazione immediata con l'altra Germania. Dalle elezioni tenutesi nel marzo 1990 all��adesione" effettiva della Ddr alla Brd, nell'autunno seguente, la dinamica verso l'unit� � diventata irresistibile, saltando via via gli ostacoli giuridici, i problemi economici, i vincoli internazionali.

A rendere possibile in meno di un anno ci� che � apparso impossibile per oltre quaranta, cio� l'unificazione tedesca, � stato soprattutto il mutato clima internazionale, e in particolare le relazioni est/ovest. Il passaggio dal conflitto ancora latente nella prima met� degli anni Ottanta alla potenziale cooperazione della fine del decennio � stato infatti decisivo, cos� come decisivo era stato, nel creare le condizioni per la divisione della Germania, il passaggio dalla potenziale cooperazione al conflitto latente (fra est e ovest, fra Usa e Urss) determinatosi nella seconda met� degli anni Quaranta. I media parlano, oggi, di "fine del dopoguerra", condensando il senso della svolta cos� avvenuta nel passaggio "da Yalta a Malta", con riferimento all'incontro fra il presidente ame�ricano Bush e Michael Gorbaciov al centro del Mediterraneo nel dicembre 1989. Proprio per questo pu� risultare utile e interessan�te ripercorrere ‑ come in un flash‑back cinematografico "da Malta a Yalta" ‑ la meccanica degli avvenimenti che port�, pi� di qua�rant'anni fa, dalla guerra antifascista alla guerra fredda, dall'oc�cupazione alla divisione della Germania. Le note che seguono intendono ricostruire i "fatti" in modo ordinato e dettagliato(1), ma senza rinunciare ‑ come insegna la miglior tradizione documenta�rista ‑ al "commento" e, soprattutto, ad un preciso schema di lettura.

 

1. I Tre Grandi

 

il 25 aprile 1945, mentre a San Francisco si teneva l'assemblea di fondazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, a Torgau, una piccola localit� sul fiume Elba, si congiungevano per la prima volta reparti dell'esercito americano e dell'Armata rossa. Gli epi�sodi spontanei di fraternizzazione fra i soldati, che da direzioni opposte avevano attraversato mezza Europa per combattere e sconfiggere lo stesso nemico,sarebbero diventati da allora un simbolo della coalizione antihitleriana: della sua forza, dei suoi limiti, della sua fragilit�.

Poche ore prima, nella notte fra il 23 e il 24, Heinrich Himmler aveva fatto pervenire agli Alleati occidentali (tramite il conte Bernadotte, vicepresidente della Croce rossa internazionale) una proposta di pace separata ‑ con l'offerta di capitolazione del Terzo Reich solo di fronte alle armate guidate da Eisenhower ‑ al fine di rivolgere poi uno sforzo bellico comune contro l'Armata rossa. Il rifiuto delle potenze occidentali era stato nettissimo: l'obiettivo di guerra, formulato su iniziativa del presidente americano Roosevelt fin dal vertice di Casablanca, nel gennaio 1943, restava la "resa incondizionata" (unconditional surrender) della Germania e dei suoi alleati. Pochi giorni dopo, il 30 aprile, prima Hitler poi Go�ebbels (che il Fuhrer, nel testamento, aveva nominato suo succes�sore) si tolsero la vita assieme ai loro familiari nel bunker sotto la Cancelleria, a Berlino. La resa definitiva del Terzo Reich, sot�toscritta dall'esecutivo presieduto dall'ammiraglio Dtinitz e indi�rizzata tanto ad Eisenhower che al maresciallo Zukov, venne una settimana dopo, con decorrenza dall'8 maggio 1945. Il 5 giugno, con una dichiarazione comune, i Quattro Grandi ‑ vale a dire Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica ‑ assunsero formalmente tutti i poteri sul territorio tedesco definito "entro i confini del 1937" [fig. 1], dando vita ad un Consiglio di controllo (Kontrollrat) paritetico a cui avrebbero fatto capo tutte le decisio�ni politico‑amministrative del regime di occupazione (2). La guerra in Europa era finita. La Germania ‑ per riprendere una famosa formu�lazione del primo presidente tedesco‑federale, Theodor Heuss ‑ era stata allo stesso tempo "sconfitta" e "liberata". Vinta la guerra, gli Alleati si trovavano ora di fronte al compito di organizzare la pace.

Fin dalla prima Conferenza anglo‑americana del Quebec, nel�l'agosto 1943, le discussioni sull'assetto da dare alla Germania e all'intera Europa centrale dopo la guerra avevano occupato uno spazio particolare nelle consultazioni interalleate. La Conferenza tripartita dei ministri degli esteri di Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica, tenutasi a Mosca nell'ottobre sempre del 1943, oltre ad assumersi l'impegno di portare in giudizio i principali responsabili delle atrocit� naziste (e a proclamare la volont� di ristabilire l'indipendenza dell'Austria), aveva deciso di formare un organismo permanente, la European Advisory Commission (Eac), con il compito di presentare relazioni e proposte ai governi alleati (a cui fu associata, in seguito, anche la Francia)(3). Il proble�ma della Germania fu quindi affrontato a Teheran, alla fine di novembre, nel primo summit fra Roosevelt, Churchill e Stalin, con l'obiettivo di concordare una politica comune che impedisse, in futuro, il risorgere di una minaccia tedesca in Europa e nel mondo. Questa politica avrebbe dovuto avere, evidentemente, due dimen�sioni: una economica, orientata al contenimento e al controllo del potenziale industriale tedesco, e una pi� strettamente territoriale. Roosevelt propose ad esempio di dividere la Germania in 5 Stati autonomi e in due zone sotto amministrazione delle Nazioni Unite, nella Ruhr e nel Mare del Nord; Stalin avanz� la richiesta di uno slittamento ad occidente dei confini dell'Urss, accettando contem�poraneamente il principio di una compensazione ad ovest per la Polonia (a spese, naturalmente, della Germania); Churchill, sen�z'altro interessato ad impedire la rinascita di una Germania forte e minacciosa, ma attento anche a non ripetere gli errori compiuti a Versailles, non si oppose ad uno smembramento del territorio del Reich, suggerendo comunque la massima severit� nei confron�ti della Prussia, considerata il vero motore dell'aggressivit� e del militarismo tedeschi, e il contemporaneo accorpamento degli altri Stati in un'unica confederazione. Sull'obiettivo di un frazionamento territoriale e amministrativo, comunque, non sembravano sussistere divergenze di principio.

Il frutto pi� coerente di questa impostazione fu senz'altro il cosiddetto Piano Morgenthau, predisposto nell'estate del 1944 dall'allora segretario al Tesoro statunitense, Henry Morgenthau jr., ma ispirato in gran parte dagli ambienti militari. Il piano era articolato in 14 punti, e proponeva il disarmo totale e una massic�cia deindustrializzazione della Germania (Germany's road to pea�ce leads to the farm), il pagamento delle riparazioni, la punizione dei criminali di guerra e un rigido controllo politico sulla vita pubblica e sull'educazione dei giovani. Dal punto di vista territo�riale, stabiliva la cessione all'Unione Sovietica di gran parte della Prussia orientale e della Slesia meridionale e l' assegnazione della Saar alla Francia; il resto della Germania doveva essere raggrup�pato in due diversi Stati, uno meridionale ed uno settentrionale, con il bacino della Ruhr e i porti del Nord sotto controllo interna�z�onale. Formalmente accettato da Roosevelt (Churchill ne prese atto, pur manifestando la sua contrariet�, in occasione della secon�da Conferenza in Quebec, a settembre), il piano incontr� la ferma opposizione del segretario di Stato Cordell Hull, del segretario alla Guerra Stimson e del consigliere del presidente Harry Hop�kins, e fu presto accantonato. Non divent� dunque mai un docu�mento ufficiale della politica americana, n� tantomeno alleata, anche se influenz� in modo determinante la famosa direttiva Jcs 1067 (Joint Chiefs of Staff) dello Stato Maggiore, che avrebbe invece orientato la politica di occupazione statunitense dal 1945 al luglio 1947, comportando fra l' altro un forte controllo politico su partiti, sindacati e stampa (4).

Al progetto di pace "cartaginese" delineato dal Piano Morgen�thau si sostitu� via via un approccio diverso, meno punitivo, atten�to da un lato a non imporre alla Germania post‑hitleriana un nuovo, fatale Diktat, dall'altro a preservarne l'unit� soprattutto economica, anche in vista del pagamento di eventuali riparazioni di guerra. Alla Conferenza di Yalta ‑ il secondo summit fra Roosevelt, Churchill e Stalin, tenutosi nel febbraio del 1945 in Crimea ‑l'ipotesi dello smembramento territoriale non fece passi avanti sostanziali, mentre gli Alleati si accordarono definitivamente sulla delimitazione delle rispettive zone di occupazione (disegnata in base all'estensione territoriale del Reich nel 1937, e formalizzata nel settembre 1944 nel cosiddetto Protocollo di Londra), sulla necessit� di un controllo militare congiunto e sul principio delle riparazioni, che sarebbero state calcolate in tre forme: impianti e beni industriali, forniture di merci, prestazioni di manodopera. Stalin insistette inoltre per fissare un ammontare complessivo di riparazioni paria 20 miliardi di dollari (10 dei quali destinati all'Unione Sovietica) come futura base di discussione, con l'evi�dente obiettivo di assicurarsi risorse certe per la ricostruzione postbellica. Fu anche approvata, non senza resistenze, la piena partecipazione della Francia all'occupazione della Germania, e fu deciso che la zona francese sarebbe stata ritagliata dalle zone gi� assegnate alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti, senza quindi in�taccare la zona orientale, assegnata all'Urss. Infine, i Tre Grandi stabilirono che il futuro confine orientale della Polonia avrebbe coinciso sostanzialmente con la cosiddetta "linea Curzon" ‑ trac�ciata all'indomani della prima guerra mondiale per delimitare il confine "etnico" fra Polonia e Urss, poi modificata a vantaggio di Varsavia dopo la guerra russo‑polacca dell'anno successivo, infi�ne praticamente ristabilita come frontiera russo‑tedesca con il patto Molotov‑Ribbentrop ‑ e che la Polonia avrebbe perci� avuto diritto a consistenti aumenti territoriali (accessions) a nord e ad ovest, a danno della Germania: l'esatto ammontare di questi "au�menti" ‑ Stalin avanz� una serie di proposte, che incontrarono alcune riserve da parte di Churchill, ma che non furono formal�mente n� approvate n� respinte ‑ sarebbe stato fissato in occasione della futura conferenza di pace(5).

L'8 maggio 1945, il giorno stesso della capitolazione del Terzo Reich, il presidente americano Harry Truman (in carica dal 12 aprile, cio� dalla morte di Roosevelt) firm� il decreto che dispo�neva la fine delle forniture ‑ militari e non ‑ agli alleati in base alla Legge affitti e prestiti: il decreto fu stranamente applicato con estrema efficienza, rapidit� e puntigliosit�, e non manc� di provo�care proteste, soprattutto da parte sovietica. Pochi giorni dopo Winston Churchill parl� per la prima volta, in relazione a quanto stava accadendo nell'Europa centro‑orientale controllata dall'Ar�mata rossa, di una "cortina di ferro" (iron curtain) che impediva di sapere e di capire. L'episodio di Torgau sembrava insomma gi� lontano ‑ il 1 luglio, in base ad un precedente accordo fra Usa e Urss, le truppe statunitensi si erano ritirate da alcune regioni della Sassonia, della Turingia e del Meclemburgo(6), mentre gli angloa�mericani avevano assunto il controllo delle rispettive zone di Ber�lino (seguiti, in agosto, dai francesi) ‑ e la prospettiva di una comune Deutschlandpolitik alleata cominciava a fare i conti con le prime incrinature e i primi sospetti.

Fu in questo clima che il 17 luglio si apr� a Potsdam, alla periferia di Berlino, il terzo summit fra i Tre Grandi, con all'or�dine del giorno la conclusione della guerra nel Pacifico ‑ il 26 la conferenza approv� fra l'altro una dichiarazione congiunta, che suon� come un ultimatum al Giappone(7) ‑ e la riorganizzazione complessiva dell'Europa e, in particolare, della Germania. Stabi�lita fin dall'inizio la volont� di trovare una soluzione concertata che preservasse l'unit� economica del territorio tedesco, le con�sultazioni e le trattative si concentrarono soprattutto su due punti: il confine occidentale polacco e le riparazioni. All'inizio dei lavori Stalin comunic� infatti di aver assegnato formalmente ad ammi�nistrazione polacca [fig. 1] non solo quei territori ‑ come Danzica, la Pomerania e la Prussia orientale(8), o l'Alta Slesia attorno a Katowice ‑ che gi� a Yalta l'Urss aveva indicato come possibili "aumenti" destinati alla Polonia, ma anche la zona ‑ fertilissima, ricca di carbone e, soprattutto, abitata da una popolazione in gran parte tedesca (circa 400.000 persone) ‑ stretta fra il corso occiden�tale e il corso orientale del fiume Neisse, comprendente la Bassa Slesia e parte del Brandenburgo e raccolta attorno alla citt� di Breslavia, l'odierna Wroclaw. Contemporaneamente, Stalin insi�stette per formalizzare quote fisse di riparazioni, aprendo anche un contenzioso sulla loro composizione zona per zona. I partner occidentali, oltre a protestare per quello che Truman avrebbe definito successivamente un "fatto compiuto", fecero osservare al�l'Urss che l'aver intaccato unilateralmente l'integrit� dei cosid�detti former German territories, cedendone una parte alla Polonia, era anche una premessa poco incoraggiante per una soluzione comune del problema delle riparazioni. Alla fine, Stati Uniti e Unione Sovietica siglarono un compromesso, proposto dal segre�tario di Stato americano Byrnes, che sanciva la piena libert� di ciascuna potenza occupante di riscuotere (o di non riscuotere) riparazioni di guerra dalla propria zona nella forma e nella misura ritenute pi� opportune. In cambio della rinuncia sovietica alla fissazione di somme precise, Washington accettava la frontiera occidentale polacca sull'Oder‑Neisse come soluzione transitoria, in attesa di una soluzione definitiva (final determination) legata al futuro accordo di pace (peace settlement)(9). Quanto alla popola�zione tedesca che viveva nei territori ad est del confine sull'Oder�Neisse ‑ quasi 10 milioni di persone, nel 1939, ridotte nel 1945 a circa la met� ‑ gli accordi di Potsdam auspicavano che il loro trasferimento verso occidente, cio� fuori della Polonia, si svolges�se "in modo ordinato e umano"(10).

Il compromesso Byrnes‑Molotov, se contribu� a sbloccare l'im�passe in cui si era venuta a trovare la conferenza, introdusse tuttavia un principio ‑ quello, sostanzialmente, del cuius regio, eius religio ‑ che, oltre ad intaccare in modo decisivo l'idea stessa dell'unit� economica del territorio tedesco, solennemente procla�mata proprio a Potsdam, avrebbe avuto ricadute e conseguenze di grande portata sul futuro del regime di occupazione interalleato e dell'intera Germania. Anche lasciando da parte la questione del confine occidentale polacco, che avrebbe dato luogo di per s� a controversie senza fine, la difficolt� di trovare soluzioni accetta�bili per tutti (Francia compresa) e il vincolo dell'unanimit� in vigore nel Kontrollrat avrebbero infatti lasciato sempre pi� spazio a iniziative unilaterali nelle singole zone, in sintonia con gli inte�ressi delle rispettive potenze occupanti: a livello economico, na�turalmente, ma anche a livello politico e amministrativo, dove perfino le cosiddette "4 D" decise sempre a Potsdam ‑ demilita�rizzazione, denazificazione, decartellizzazione e democratizzazio�ne ‑ sarebbero state applicate in misura, in tempi e con modalit� diverse a seconda delle priorit� di volta in volta individuate dalle autorit� di occupazione. La prospettiva di una Deutschlandpolitik comune avrebbe cos� perso sempre pi� credibilit�, e la divisione delle riparazioni si sarebbe rivelata, alla prova dei fatti, il primo passo verso la divisione del territorio.

 

2. L���anno zero� e l'occupazione

 

II regime di occupazione concordato a Yalta e perfezionato a Potsdam prevedeva dunque per il territorio tedesco ‑ e, parallela�mente, per il territorio austriaco, dove per� rappresentava una soluzione volutamente provvisoria, in vista del ripristino dell'uni�t� e dell'indipendenza statale, di un governo centrale autonomo e della Costituzione del 1920(11) ‑ la divisione in quattro zone di occupazione, per estensione e struttura anche molto eterogenee fra loro [fig. 2]. Una amministrazione quadripartita, la cosiddetta Kommandatura, era destinata a sovrintendere anche la ex capitale Berlino (cos� come Vienna), che era per� situata al centro della zona di occupazione sovietica [fig. 3]. Veniva contemporanea�mente soppressa, come entit� territoriale e amministrativa, la Prussia, divisa oramai fra Unione Sovietica, Polonia e zone di occupazione (12) . Le ex province che la componevano sarebbero state integrate nelle regioni (Lander) che le autorit� militari alleate si apprestavano a reintrodurre.

La zona americana copriva le regioni meridionali e centro‑oc�cidentali del vecchio Reich: la Baviera (senza il distretto di Lin�dau, sul lago di Costanza, e senza il Basso Palatinato), parte del Baden (compresa Stoccarda) e parte del Wtirttemberg, l'ex Land dell'Assia e l'ex provincia prussiana dell'Assia‑Nassau. Nelle trattative avviate durante la guerra, era la zona destinata alla Gran Bretagna; quando Londra e Washington decisero di scambiarsi le rispettive aree, gli Stati Uniti si vollero tuttavia riservare l'ammi�nistrazione di Brema e del suo porto, sul Mare del Nord, che fu cos� assegnato alla zona americana. La sua superficie complessiva era di 116.670 Kmq, gli abitanti 16,7 milioni, che aumentarono per� rapidamente con l'arrivo dei profughi provenienti, soprattutto, dai Sudeti. Comprendeva sia grandi aree agricole, nelle quali viveva ancora la maggioranza della popolazione, che distretti industriali ad altissimo sviluppo, soprattutto in Assia e nei dintorni di Stoccarda (che dipendevano per� sensibilmente, quanto a materie prime, dal bacino della Ruhr situato nella zona britannica). La sede del comando militare americano, l'Office of Mi�litary Government US‑Zone (Omgus), si trovava a Francoforte sul Meno.

La zona britannica era la pi� popolata, con 22,7 milioni di abitanti per 97.300 Kmq.. Copriva tutta la Germania centroset�tentrionale (esclusa Brema), e cio� l'ex provincia prussiana dello Schleswig‑Holstein, Amburgo, l'Hannover, gli ex L�nder Braun�schweig, Oldenburg, Lippe e Schaumburg‑Lippe, la Westfalia e i distretti di Colonia, Aquisgrana e Diisseldorf. Comprendeva an�ch'essa sia zone prevalentemente agricole, come le pianure del nord (dove si concentr�, dopo il 1945,l'immigrazione tedesca dai territori orientali), che l'enorme bacino industriale e minerario della Ruhr. Il comando militare britannico, che disponeva anche di un consistente apparato burocratico‑amministrativo (inferiore solo a quello sovietico), si trovava a Bad Oeynhausen, in Westfalia.

La zona francese, ritagliata come s'� detto da quelle assegnate in un primo tempo a Stati Uniti e Gran Bretagna, era la meno

estesa di tutte, 39.000 Kmq per 5,8 milioni di abitanti. Compren�deva le regioni sud‑occidentali, al confine con la Francia. Senza contare la Saar, controllata dai francesi gi� dal 1919 al 1935 e per la quale vigeva un regime particolare(13), copriva infatti le aree dell'Assia e del Palatinato collocate sulla riva sinistra del Reno, i distretti di Coblenza e di Treviri, parte del Baden (Friburgo) e del Wtirttemberg (Tubinga), e infine Lindau, al confine meridionale della Germania, contigua alla zona di occupazione francese in Austria (che comprendeva il Vorarlberg e il Tirolo). A parte il distretto industriale e minerario della Saar e il polo chimico attor�no a Ludwigshafen, la struttura produttiva era sensibilmente fra�zionata, tanto nell'industria quanto in agricoltura. Sede del co�mando militare francese era Baden Baden.

La zona sovietica (Sowjetische Besatzungszone o Sbz, come ,continu� ad essere chiamata ancora per molti anni), infine, com�prendeva parti delle ex province prussiane della Pomerania, del Brandenburgo e della Slesia, e gli ex Llinder Sassonia, Turingia, Meclemburgo e Anhalt, ed era abitata da 17, 3 milioni di abitanti su una superficie di 121.600 Kmq, appena superiore a quella della zona americana. Geograficamente era la zona pi� a est (e Ostzone fu infatti l'altra sua denominazione corrente), anche se "nei con�fini del 1937" o del 1914 [fig. 1] corrispondeva invece alla Ger�mania centrale, o Mitteldeutschland. Si trattava in gran parte di aree agricole con una produttivit� molto bassa, mentre le regioni meridionali, e in particolare la Sassonia, ospitavano insediamenti industriali di grande importanza, anche se dipendenti dalla Ruhr e dall'estero per le materie prime. Il comando sovietico, la Sowjetische Militkradministration in Deutschland (Smad), si tro�vava a Karlshorst, un distretto di Berlino, di cui l'Urss controlla�va il settore orientale, comprendente 402 Kmq. (su 883) e circa 1.200.000 abitanti (su 3.200.000) [fig. 3].

La difficolt� di costruire e di praticare una Deutschlandpolitik comune a tutte e quattro le potenze vincitrici nasceva, evidente�mente, anche dalla diversit� di interessi e di obiettivi di ciascuna di esse. Lo stesso processo alla leadership del Terzo Reich ‑ deciso fin dalla conferenza di Mosca dell'ottobre 1943, e tenuto dimostrativamente a Norimberga (la citt� dei congressi della Nsdap e delle grandi parate del regime) dal novembre 1945 al settembre 1946 ‑ fu s� celebrato sotto l'autorit� di una corte paritetica inte�ralleatta, che si mosse con criteri relativamente omogenei ed ebbe il merito non indifferente di svolgere un preziosissimo lavoro di accerltamento e di pubblicizzazione dei crimini nazisti. Ma, oltre a noni risolvere in modo convincente il problema delle fonti giu�ridiche del proprio operato (il diritto dei vincitori o quello proces�suale vigente), fin� per concludersi con una riserva sovietica su parte della sentenza finale(14). Le linee di conflitto e le differenze di approccio fra gli Alleati non nacquero tuttavia soltanto, o prin�cipalmente, dalla montante contrapposizione fra est e ovest, e del resto gli anni dal 1945 al 1949 registrarono evoluzioni significa�tive anche nella condotta delle singole potenze occupanti.

Unione Sovietica e Francia, per esempio, condividevano l'in�teresse per la sicurezza e le riparazioni. L'una e l'altra volevano cio� garantirsi da un ritorno della minaccia tedesca, puntando a compensazioni territoriali (la Saar per la Francia, lo slittamento dei confini verso ovest per l'Unione Sovietica) e al controllo del potenziale economico dell'ex Reich: non a caso insistettero a lungo per l'internazionalizzazione del bacino della Ruhr, e furono le pi� solerti a mettere in opera il compromesso di Potsdam sulle riparazioni, requisendo interi impianti industriali e notevoli quantit� di beni finiti dalle rispettive zone di occupazione(15).

Anche dal punto di vista amministrativo, inoltre, francesi e sovietici lasciarono pochissimo spazio all'iniziativa e all'autogo�verno della popolazione tedesca: i francesi congelando di fatto la vita pubblica della propria zona e ritardando il pi� possibile sia la ricostituzione dei partiti che l'insediamento di amministrazioni tedesche nei L�nder (Sud‑Baden, Sud‑Wurttemberg e Renania‑Pa�latinato, oltre naturalmente alla Saar); i sovietici costituendo subito in Berlino strutture di governo centralizzate per l'intera Sbz, con tanto di apparato burocratico, e autorizzando l'immediata ri�costituzione dei partiti politici (e di un sindacato unico, il Freie Deutsche Gewerkschaftsbund, anch'esso centralizzato), ma sotto il proprio controllo e la propria influenza (16). In questo conte�sto, l'istituzione anche nella zona orientale di cinque Lander (Brandenburgo, Meclemburgo, Sassonia, Sassonia/Anhalt e Tu�ringia) ebbe fin dall'inizio una portata molto ridotta, tanto da dare alla loro successiva soppressione un impatto tutto sommato con�tenuto: nel luglio del 1952, infatti, una riforma amministrativa di segno stal�nista e centralistico abol� tutte e cinque le regioni, sostituendole con 14 distretti (Bezirke) disegnati in modo abba�stanza casuale [fig. 4].

La Gran Bretagna, pur condividendo i timori francesi e sovie�tici nei confronti della Germania (e pur non disdegnando i benefici che un eventuale indebol�mento del potenziale industriale tedesco ,avrebbe potuto arrecare al proprio declinante apparato produtti�vo), era invece orientata soprattutto, come si � detto, a non ripetere gli errori di Versailles e a non favorire cos� un avvicinamento strategico fra una Germania umiliata e impoverita e un'Unione Sovietica interessata ad estendere sempre pi� la propria influenza in Europa centrale. La sua zona di occupazione fu cos� contrasse�gnata dall'incoraggiamento dato dalle autorit� militari alle pr�me forme di autogoverno locale e di democrazia "dal basso", sul modello appunto del responsible government inglese, e dalla ra�pida ripresa della vita politica: i nuclei fondamentali dei futuri partiti e sindacati tedesco‑occidentali sorsero proprio nella zona britannica, fra Hannover, Colonia e la Ruhr, costituendo da subito un polo concorrenziale rispetto alle organizzazioni formate, nel frattempo, nella zona sovietica'(17). D'altra parte, la maggiore esitazione di Londra nel promuovere i L�nder (Schleswig‑Holstein, Bassa Sassonia, Nordreno‑Westfalia e Amburgo) si spiega anche con la sua aspirazione, rimasta viva anche all'indomani della di�visione della Germania, a coinvolgere Mosca in una soluzione diplomatica del problema tedesco.

Infine, la difficile situazione economica in patria ed il continuo moltiplicarsi dei focolai di crisi sia nel Mediterraneo che nell'area del Commonwealth non permisero al governo britannico di far fronte in modo adeguato agli immensi compiti legati alla ricostru�zione dell'apparato produttivo e commerciale tedesco. La decisio�ne presa da Bevin e Byrnes, nel novembre del 1946, di dare vita alla Bizona anglo‑americana nacque infatti, almeno inizialmente, da considerazioni di natura soprattutto economica, come primo passo (unilaterale) verso la realizzazione dell'unit� economica proclamata a Potsdam. Uno dei suoi effetti principali, tuttavia, fu la progressiva perdita di influenza politica della Gran Bretagna, che rese sempre pi� la questione tedesca un fattore interno alle relazioni fra Stati Uniti e Unione Sovietica(18).

Fra il Piano Morgenthau e la formazione della Bizona erano intercorsi poco pi� di due anni, durante i quali l'approccio ameri�cano aveva conosciuto un'evoluzione che, legata anche ad esperienze ed analisi esterne al teatro tedesco (ed europeo), aveva avuto modo tuttavia di manifestarsi con particolare chiarezza pro�prio in Germania. Da Yalta in poi la Deutschlandpolitik statuni�tense aveva puntato in primo luogo a tenere in piedi la coal�zione antinazista ‑ cercando quindi, come a Potsdam, un compromesso con l'Urss, e rinviando perci� le scelte pi� controverse (policy of postponement) ‑ e in secondo luogo ad esercitare uno stretto con�trollo politico ed economico sul territorio tedesco (la direttiva Jcs 1067), ma nel segno comunque della sua tradizionale open‑door‑policy, fissata fra l'altro fin dal 1941 nella Carta Atlantica. Smi�litarizzazione e denazificazione erano i corollari pi� immediati di questa politica, che per il resto vedeva con favore il decentramento amministrativo in chiave federalistica e lo sviluppo della stampa indipendente ‑ gli anni dal 1946 al 1948 videro una straordinaria proliferazione di nuovi periodici politico‑culturali come "Die Zeit", "Der Spiegel", "Der Ruf ' e i "Frankfurter Hefte" ‑ e con sfavore la rinascita dei partiti. La zona americana fu cos� la prima ad introdurre i Lander (ricollegandosi anche ad una secolare tra�dizione tedesca, interrotta dalla centralizzazione nazista), ad inse�diarvi leader di provate convinzioni regionalistiche e a farvi ap�provare Costituzioni autonome: cos� in Baden‑Wurttemberg, in Baviera, in Assia, infine a Brema. Lanci� inoltre quasi subito iniziative volte a diffondere nella popolazione civile una coscien�za democratica, prima svolgendo regolari e accurate ricerche de�moscopiche, poi autorizzando giornali e riviste, infine promoven�do attivit� di vera e propria reeducation, in cui furono spesso impegnati anche gli antifascisti tedeschi emigrati negli Stati Uniti dopo il 1933(19). Non favori invece la rapida ricostituzione di partiti e sindacati, in base ad una diffidenza d� fondo ricondu�cibile non solo all'esperienza della guerra contro Hitler, ma anche al timore del comunismo e del "socialismo": un timore che trov� nel generale Lucius D. Clay, governatore militare in Germania fino al maggio 1949, la sua incarnazione pi� visibile(20).

Notevolissimo, infine, fu l'impegno americano (di Washington, delle autorit� militari e perfino di organizzazioni non‑governative come la celebre Cooperation for American Remittance to Europe (Care) negli aiuti materiali alla popolazione durante i primi due inverni del dopoguerra, dominati da freddo, fame, malattie, mer�cato nero e criminalit�. E' anzi molto probabile che proprio l'e�sperienza della Stunde Null, dell`�anno zero" e dello stato disastroso dell'economia e della vita civile tedesca ‑ assieme, come si c accennato, a considerazioni strategiche di carattere globale (la scelta della politica di containment nei confronti dell'Urss) ‑ ab�biano determinato quella svolta nella politica americana che, an�ticipata in un famoso discorso del segretario di Stato Byrnes a Stoccarda, nel settembre 1946, sulla volont� di ridare al popolo tedesco "un posto d'onore fra le nazioni libere e pacifiche del mondo", si sarebbe poi concretizzata nella costituzione della Bi�zona, nel lancio del Piano Marshall e, successivamente, nella ri�forma monetaria del 1948 e nella creazione dello Stato occidenta�le. A sancire questa svolta anche dal punto di vista burocratico fu, nel luglio 1947, l'adozione ufficiale ‑ in sostituzione della vecchia 1067 ‑ di una nuova direttiva, la Jcs 1779, che dava priorit� all`azione costruttiva" in materia di riparazioni, riconversione industriale e aiuti, e sollecitava la formazione di un governo fe�derale tedesco autonomo(21).

Quanto all'Unione Sovietica, essa cerc� con tutta probabilit� di perseguire contemporaneamente due distinte politiche, in attesa che si chiarissero le relazioni fra gli Alleati e le prospettive del nuovo ordine postbellico: una politica di intesa e di concertazione, attraverso il Kontrollrat e le periodiche conferenze dei ministri degli esteri, con l'obiettivo di raggiungere una soluzione comune per la Germania che le consentisse di ottenere sicurezza ai confini e aiuti (sotto forma di riparazioni dirette e/o di crediti) per la propria ricostruzione; e una politica di fatti compiuti e atti unila�terali nella propria zona di occupazione, mirante ad assicurarsi sia una posizione di forza nelle future trattative multilaterali, che vantaggi materiali e politici immediati(22). Le due politiche sarebbero tuttavia risultate fra loro del tutto incompatibili, perch� la seconda avrebbe finito per togliere credibilit� alla prima e per produrre reazioni di segno uguale e contrario da parte delle potenze occidentali. Si sarebbe innescata cos� quella che � stata definita una "meccanica reattiva", in base alla quale ciascuna parte avrebbe teso a leggere il comportamento dell'altra come un test di volont� di cooperazione o, viceversa, di conflitto, reagendo in modo speculare e conseguente (23).

In presenza di intese multilaterali tutto sommato ambivalenti e dilatorie, dunque, la svolta da una fase di tendenziale cooperazio�ne, conclusasi a Potsdam, ad una fase di conflitto crescente, cul�minata con la divisione della Germania e l'integrazione dei due Stati tedeschi nei blocchi politico‑militari contrapposti della guer�ra fredda, sarebbe stata scandita da una serie di circostanze, de�terminatesi di volta in volta ad est e ad ovest, percepite via via come test negativi e tali da indurre dall'altra parte, in un classico meccanismo di escalation, circostanze altrettanto negative e con�flittuali. L'approdo del 1949 non sarebbe stato dunque gi� implicito nello scenario del 1945, quanto piuttosto il frutto di una catena di azioni e reazioni prodotta, pi� o meno consapevolmente, dai principali attori politici allora presenti sul teatro tedesco.

 

3. Dalla cooperazione al conflitto

 

Il primo passaggio dell'escalation � senz'altro rappresentato dall'unificazione forzata, promossa e imposta dalle autorit� di occupazione nella primavera del 1946, fra socialdemocratici e comunisti della zona sovietica in un partito unico, la Sed (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands). Non che non esistessero ‑soprattutto in quelle regioni, come la Sassonia e la Turingia, in cui il movimento operaio aveva avuto fino al 1933 un solido adicamento e una tradizione unitaria ‑ spinte "dal basso" per il superamento delle divisioni ideologiche e politiche degli anni denti e Trenta: nelle prime settimane dopo la capitolazione erano stati anzi i socialdemocratici, e non i comunisti, a proporre l'unif�icazione dei due partiti. Ma non c'� dubbio che l'iniziativa della Smad e del leader comunista Ulbricht ‑ che seppe sfruttare anche l'antagonismo fra il centro berlinese della Spd, diretto da Otto Grotewohl, e l'ufficio (Bilro) di Hannover, facente capo a Kurt Schumacher ‑ produsse un fatto compiuto di estrema gravit�, in una fase, per di pi�, in cui le chances per una soluzione concordata almeno del problema tedesco non erano ancora del tutto esau�rite.

Se l'obiettivo dei sovietici e del gruppo dirigente della Kpd (Kommunistische Partei Deutschlands), rientrato in Germania ne�gli ultimi giorni di guerra al seguito dell'Armata rossa, era quello di scongiurare un'egemonia socialdemocratica sul movi�mento operaio centro‑europeo ‑ un'egemonia che proprio le prime libere elezioni allora in corso di svolgimento sembravano chiara�mente prospettare (24) ‑ il risultato dell'operazione, portata a termine con i congressi paralleli di Spd e Kpd nell'aprile 1946, fu di rafforzare i sospetti delle potenze occidentali (e degli stessi tede�schi) sulle reali intenzioni dell'Urss. Non solo, ma la creazione della Sed costitu�, con un anticipo di anni che non pu� non colpire, un grave precedente (e un esempio) per le fusioni "dall'alto" di partiti operai portate a termine successivamente in altri paesi dell�'Europa centro‑orientale, senza dare inoltre al nuovo partito la consistenza e la capacit� di attrazione sperate: alle prime (ed uniche) elezioni per il Consiglio cittadino della cosiddetta Gross�-Berlin, comprendente tutti i settori della ex capitale, svoltesi il 20 ottobre 1946, la neocostituita Sed avrebbe ottenuto infatti soltanto 19,8% complessivo dei voti, di fronte al 48,7% della Spd e al 22,2 della Cdu(25). Infine, la creazione della Sed colp� e indebol� in modo decisivo l'unica forza politica, cio� la Spd, che avrebbe potuto svolgere un ruolo democratico gesamtdeutsch, pantede�sco(26). La divisione del movimento operaio fra est e ovest anticip� e prefigur�, cos�, la divisione del paese(27).

Le tensioni e le fratture all'interno delle forze politiche tede�sche affermatesi fin dalle prime consultazioni regionali promosse dalle forze di occupazione fra il 1946 e il 1947 [tab. 1 ] nascevano del resto sia dalla difficile ripresa della vita democratica, dopo oltre dodici anni di dittatura totalitaria, che dalla grande variet� di situazioni in cui i diversi gruppi si trovavano ad operare. Nella stessa Spd (Sozialdemokratische Partei Deutschlands), oltre al dualismo fra est e ovest, erano infatti rintracciabili pi� "anime":quella terzaforzista e nazional‑unitaria di Schumacher, anticomunista e anticapitalistica allo stesso tempo, ancora legata al vocabolario "marxista" della lotta di classe (28); quella rappresentata dal vecchio gruppo dirigente in esilio a Londra, rientrato in Germania solo nel febbraio del 1946 e facente capo ad Erich Ollenhauer; quella proveniente dall'organizzazione clandestina Neu Beginnen, pi� incline invece all'intesa con i comunisti, e che sarebbe ricon�fluita nel partito solo dopo il fallimento di altre esperienze; e quella, infine, erede del vecchio riformismo regionale e ammini�strativo socialdemocratico, favorevole ad una pi� stretta collabo�razione con gl� angloamericani e forte soprattutto in Baviera e nelle citt� anseatiche(29).

Analogamente, l'antica divisione del liberalismo weimariano fra un'anima nazional‑conservatrice e un'anima democratico‑progressista si riprodusse prima con la costituzione della Deutsche Partei (DP), radicata soprattutto in Bassa Sassonia, poi con la formazione, all'inizio del 1948, della Fdp (Freiheitlich‑Demokratische Partei), forte pi� che altro nella Germania sud‑occidentale e in Assia, alla cui presidenza fu eletto un tipico esponente della tradizione wei�mariana come Theodor Heuss. Solo in una fase successiva, una volta rotta la breve esperienza unitaria con la Liberai‑Demokratische Partei (Ldpd) orientale fondata da Wilhelm Kulz, la Fdp avrebbe assunto ‑ grazie anche alla scomparsa della DP, nel corso degli anni Cinquanta ‑ il suo classico profilo di partito di ceto medio, oscillante fra sensibilit� liberai‑democratica e rappresentanza degli interessi del mondo industriale e finanziario tedesco‑federale(30).

Ma il vero fatto nuovo nel sistema dei partiti tedeschi fu sen�z�altro la fondazione della Cdu/Csu. Come per socialdemocratici,comunisti e liberali, anche per i cristiano‑democratici il nuovo inizio prese avvio da Berlino e dalla zona sovietica, ma il partito-la Christlich‑Demokratische Union, che divenne per� formal�mente un'organizzazione a livello federale solo nel 1950 � fu subito caratterizzato al suo interno da una grandissima variet� di tendenze: fu infatti a favore di una "terza via" fra socialismo e capitalismo (e fra est e ovest) a Berlino, sotto la guida di Jakob Kaiser; clerical‑conservatore a Colonia, dove dopo una prima fase pi� radicale prevalse la personalit� dell'allora quasi settantenneKonrad Adenauer (gi� borgomastro della citt� renana fino al 1933); liberale e protestante con Karl Arnold in Westfalia; socia�listeggiante nella Francoforte di Eugen Kogon; e cattolico e par�ticolarista in Baviera, dove si organizz� come Christlich‑Soziale Union(31) suoi programmi politici risentirono nei primi anni del�l� influenza dell'ala sindacale