Giuliano Procacci

THOMAS MANN, SETTEMBRINI E MAZZINI

 

Tra i libri della biblioteca di Thomas Mann conservati presso il Thomas Mann Archiv della Eidgen�ssische Technische Hochschule di Zurigo si trova la fotocopia di un volume di scritti politici di Mazzini pubblicato a Lipsia nel 1911 presso l'editore Reichenbach e tradotto e curato da Siegfrid Flesch. L'originale, che faceva parte di quel lotto della sua biblioteca che l'autore dei Buddenbrook fu costretto ad ab�bandonare in Germania, � andato perduto 1. Si tratta della riproduzione del primo volume dell'edizione Daelli del 1861, che contiene gli scritti mazziniani degli anni 1831‑1832 2. A questo primo volume presumi�bilmente avrebbero dovuto seguire gli altri fino al completamento dell'opera, ma cos� non fu. Quello che avrebbe dovuto essere il primo volume fu anche l�ultimo. Si pu� congetturare che a questa interruzione non furono estranee le vicende della guerra e, in particolare, l�entrata in guerra dell'Italia a fianco dell'Intesa. Quel volumetto pubblicato a Lip�sia rimase perci� l�unica fonte per quei lettori tedeschi che fossero inte�ressati a conoscere il pensiero di Mazzini e che non leggessero l�ita�liano. Tra questi il pi� illustre fu certo Thomas Mann che con �questo idioma celeste�, per usare l�espressione di uno dei suoi personaggi, il cavaliere d'industria Felix Krull, aveva scarsa, se non nessuna fami�liarit� 3.

Non sappiamo a che data esattamente questo volume mazziniano entrasse nella sua biblioteca. Sappiamo solo, come egli stesso ci fa sa�pere, che esso �un bel giorno, senza mio merito o fatto intenzionale, mi capit� fra le mani quasi mandato dal cielo� 4. Sappiamo per� con cer�tezza che egli lo lesse e che la lettura non lo lasci� indifferente. Anche in questo caso � possibile che uno stimolo alla lettura delle pagine maz�ziniane sia venuto dall'ingresso dell'Italia in guerra nel maggio 1915. Quel che � certo � che Thomas Mann, che era allora impegnato nella stesura delle Considerazioni, non era e non poteva essere un lettore neutrale. Quando ad esempio l'occhio gli cadde su quel passo del Ma�nifesto della Giovine Italia �ai popoli liberi della Germania e agli uo�mini liberi della Francia� in cui si definiva �bella e santa missione� quella di �ferire l'Austria al core, togliendole il fior de' suoi dominii5, egli trovava in queste affermazioni, che citava testualmente, la con�ferma che �Mazzini, democratico e repubblicano� era �un deciso pre�cursore, intorno al 1830, dell'odierna guerra dell'Italia contro l'Au�stria6. Anch'egli, come gli irredentisti e i dimostranti del maggio ra�dioso, �pretendeva la cerchia alpina come confine dell'Italia verso il Nord e pretendeva Trieste� 7. Non vi � perci� da sorprendersi se, quando nell'ottobre 1917 giunse la notizia della rotta di Caporetto, Thomas Mann traesse un �respiro di gioia� e ravvisasse nella sconfitta italiana �la sconfitta di Mazzini e di D'Annunzio, cio� dell'incendiario retore demo‑repubblicano e del pagliaccio politico‑estetistico, l'uno e l'altro da me odiati con tutto il cuore� 8.

Non si trattava per� solo di questo, di vicende belliche e di suscetti�bilit� nazionali. L'insofferenza nei confronti di Mazzini, al punto da fargli �rovesciare le budella� 9, aveva in Thomas Mann radici pi� pro�fonde e pi� generali. �Trovo in Mazzini ‑ leggiamo sempre nelle Con�siderazioni ‑ allo stato puro e nel suo rigoglio, il massone latino, il de�mocratico, il letterato della rivoluzione, il retore del progresso; da lui imparo a considerare lo "spirito" come qualcosa di mezzo tra il Grande Oriente e il club giacobino. In lui posso ammirare lo spettacolo di un attivismo che non conosce ostacoli, non affetto da pallore di dubbi e che ora si aderge in cospetto del suo popolo declamando con tutta l'ampiezza del suo gesto, fissi gli occhi al cielo, ora, contratti i pugni, balza in giro frenetico a incitare, a istigare, a provocare� 10.

A prova di questo giudizio cos� tagliente e della identificazione di Mazzini con la figura del �civil letterato� Thomas Mann sciorinava tutta una serie di citazioni mazziniane: era negli scritti di Mazzini che il �dogma� dell'eguaglianza �veniva innalzato a religione delle anime� 11 e che, a partire appunto da questo �dogma�, si procedeva a un'assurda associazione tra �Cristo e la stampa� e tra �morale e tecnica� 12. E che cosa dimostrava la formula derivata direttamente dal linguaggio della Convenzione ricorrente negli scritti di Mazzini � un principio, e le sue conseguenze� 13, con le sue �poche e mostruose parole�, se non �il pi� squallido, duro e disumano dottrinarismo14.

Le reminiscenze e le citazioni mazziniane non sono confinate sol�tanto alle Considerazioni di un impolitico. Nella Montagna incantata il nome di Mazzini compare, se non erro, una sola volta e incidentalmente accanto a quelli di Voltaire, Lafayette, Napoleone, Franklin, Washing�ton e Garibaldi, tutti affiliati alla massoneria 15. Egli � per� ugualmente presente, con le sue idee e le sue parole, per cos� dire in incognito o per interposta persona.

Tutti i lettori della Montagna incantata ricordano la figura di Settem�brini, di volta in volta �Mentore� o �suonatore d'organetto� a seconda che prevalga in Hans Castorp l'attrazione o il fastidio verso di lui. Cir�ca la derivazione di questo nome di famiglia gli studiosi hanno avanzato diverse ipotesi, la pi� accreditata, ma anche la pi� scontata delle quali consiste nell'identificazione con il noto patriota meridionale Luigi Set�tembrini 16. Interpellato in proposito l'autore della Montagna incantata ha

fornito di volta in volta risposta diverse, se pur sempre elusive, ora limitandosi ‑ come nella lettera a Harry W. Rudman del 24 marzo 1950 a far cenno a un'imprecisata �associazione storica�, forse con la data del XX settembre, ora, secondo una testimonianza di Benedetto Croce riferita da Cesare Cases in una lettera a Hans Saueressig, affermando di ignorare l'esistenza della figura storica di Luigi Settembrini e anzi di aver attribuito originariamente al suo personaggio il nome di Ottobri�ni 17. Nessuno, a quanto mi consta, ha pensato a Mazzini. Eppure � proprio lui, che, come vedremo, Thomas Mann aveva in mente quando metteva in bocca al suo Settembrini le sue lunghe tirate patriottiche e umanitarie.

Non vi � dubbio che il linguaggio di Settembrini sia quello della �scuola democratica� del Risorgimento e tali sono anche le sue coordi�nate mentali e la sua strumentazione intellettuale. I termini che pi� ri�corrono sulle sue labbra sono quelli di �progresso�, d'�incivilimento�, di �umanit� e, soprattutto, di �civilt�, della quale egli considera culla e alfiere l'Europa occidentale. Per contro egli aborre a tal punto l'O�riente slavo e �asiatico� da non gradire la compagnia dei �Sarmati� o�spiti del Berghof. In Europa egli rivendica orgogliosamente il primato italiano, anche se concede al mondo germanico il merito di esser stato la culla della Riforma protestante e dell'invenzione della stampa 18. Non bastano per� certo queste affinit� di linguaggio e queste concordanze per suffragare la nostra ipotesi. Dopo tutto Mazzini non � il solo rap�presentante della �scuola democratica� risorgimentale, anche se ne � il principale esponente. Ma vi sono indizi e pezze d'appoggio pi� consi�stenti.

Tutti ricordano l'appassionata evocazione che Settembrini f� della figura del suo nonno Luigi �grande patriota, come dire un agitatore politico, oratore e giornalista� 19. Ebbene le parole e i pensieri che egli attribuisce al suo avo e coetaneo di Mazzini non solo sono per il conte�nuto e per il timbro di derivazione mazziniana, ma in essi � incastonata una serie di citazioni letterali estratte dagli scritti di Mazzini. Come Mazzini, anche il nonno patriota era convinto che fosse necessario

�colpire a morte e distruggere l'Austria� 20 e, come Mazzini, anch'egli �accomunava d'un fiato categorie che fino allora Castorp era stato av�vezzo a considerare molto distaccate l'una dall'altra�, quella della �tec�nica� e quella della �morale�; anch'egli infine scorgeva in Cristo colui che �primo, rivel� il principio di uguaglianza e dell'unione, dopo di che la stampa aveva largamente provveduto a diffonderlo� 21. Sono, come si � visto, le citazioni di Mazzini gi� utilizzate nelle Considerazio�ni, ma non sono le sole. E' probabile anzi che lavorando alla Montagna incantata Thomas Mann abbia ripreso in mano il volume mazziniano della sua biblioteca per ricercarvi nuovi spunti per nutrire l'eloquio lati�no del suo personaggio. E li trov�: nel suo scritto sulla Fratellanza dei popoli Mazzini aveva auspicato un sommovimento dei popoli europei in cui � le moltitudini, che ora giacciono mute ed inerti, � si sarebbero sollevate� a � stendere le picche del cittadino sull'altare dell'umanit� 22. Ebbene questa stessa espressione ricorre sulle labbra del nonno di Set�tembrini 23 e ritorna nelle pagine conclusive del romanzo, quando, rie�vocando il duello con Naphta nel quale Settembrini � si era comportato con senso di umanit�, l'autore esprime il dubbio che �quando il senso umano si fondeva entusiasta con la politica nell'idea della vittoria e del dominio dell'incivilimento e la picca del borghese era consacrata su�1'altare dell'umanit�,... egli obiettivamente fosse ancora del parere di astenersi dal sangue� 24. Nella affettuosa rievocazione che il nipote fa della figura del nonno egli ricorda anche un suo discorso �a gran voce e in pubblico... al tempo della rivoluzione di Luglio� nel quale egli aveva affermato che �un giorno tutti gli uomini avrebbero collocato quei tre giorni di Parigi accanto alle sei giornate della creazione del mondo� 25. Ebbene anche questo inconsueto paragone deriva da Maz�zini e in particolare dalla notissima lettera a Carlo Alberto di Savoia del maggio 1831, dove si pu� leggere appunto che �Iddio cre� in sei giorni l'universo fisico, in Francia in tre fu creato l'universo morale� 26. Per la verit� Mazzini aveva a sua volta tratto lo spunto per questo ardito ac�costamento da un'altra fonte e in particolare dal proclama che l'avvoca�to Giovanni Vicini, presidente del governo provvisorio della citt� e provincia di Bologna, aveva pubblicato il 25 febbraio 1831 nella sua citt� per salutare la decadenza del potere temporale dei Papi e celebrare la vittoria del moto insurrezionale in corso nelle Legazioni. In esso, fra una congerie di riferimenti storici e di frasi altisonanti, si poteva leggere infatti che �dopo le tre memorande giornate di Parigi, i cui portenti leg�geranno i posteri con ammirazione associando quelle con riconoscenza alle sei prime della creazione dell'Universo, lo spirito di libert� che bolliva negli animi prese maggior lena. . . � 27. Pi� tardi Mazzini definir� questo proclama �un lungo pedantesco e poco degno scritto� 28, ma ci� non gli aveva impedito di appropriarsi a suo tempo di una delle sue pi� retoriche affermazioni. A1 proclama del Vicini e all'accostamento in es�so contenuto tra le trois glorieuses e le sei giornate della creazione ave�va fatto esplicito riferimento il curatore dell'edizione tedesca del 1911 nella sua prefazione 29. Rimane perci� dubbio se Thomas Mann abbia tratto questa �perla� direttamente dalla lettura della lettera a Carlo Al�berto o da quella della prefazione, per quanto il riferimento da lui fatto a un pronunciamento �in pubblico� faccia propendere per la seconda ipotesi. Comunque, nell'un caso o nell'altro, la fonte cui egli attingeva era certamente quel volumetto mazziniano capitato nella sua biblioteca casualmente in qualche data compresa tra il 1911 e il 1915.

Lascio naturalmente agli studiosi di Thomas Mann giudicare se que�sta piccola nota erudita possa avere pi� o meno interesse e se essa contri�buisca o meno a mettere meglio a fuoco la controversa e ambigua figura di Settembrini. Forse anche per lui pu� valere il giudizio di assoluzione che nelle pagine conclusive delle Considerazioni Thomas Mann d� della figura di quel Mazzini che in precedenza aveva detto di odiare, come d'Annunzio, �con tutto il cuore�. �Il suo spirito � straniero in Germania; a casa sua, lo ripeto, no, era un italiano nato, una espressione consueta della sua razza. Pu� aver suscitato odio e subito persecuzioni: ma non � apparso mai, nemmeno per un attimo, davvero scostante, sbandato, mostruoso, un fenomeno di natura sotto spirito, un vitello a due teste; senza trascurare che nel caso di Mazzini (come addirittura in quello di Zola) �l'unit� di pensiero e azione� non rimase una frase letteraria, ma che i manifesti e i programmi politici di Mazzini sono solo il sedimento letterario di un'autentica vita di lottatore e di martire, la cui posta era l'uomo stesso� 30. Una sorta di saluto delle armi al �civil letterato�.

 

1. G. Mazzini, Politische Schriften. Ins Deutsche Ubertragen und eingeleitet von

Siegfrid Flesch. Band I, Leipzig, 1911. Debbo questa segnalazione alla dott. Susanna Sa�lerno che vivamente ringrazio.

2. G. Mazzini, Scritti editi e inediti. Edizione diretta dall'autore. Vol. L, Politica, Milano, 1861.

3. Cfr. E. Kopper, Quest'idioma celeste in Arcadia. Zeitschrift f�r vergleichende Literaturwissenschaft, 1966, fasc. 2, pp. 192‑209. L'autore cita fra l'altro le testimo�nianze di Elisabeth Mann Borgese e di Lavinia Mazzucchetti (cfr. pp. 193‑194).

4. T. Mann, Considerazioni di un impolitico, Bari, 1967, p. 344.

5. G. Mazzini, Scritti editi e inediti, cit., pp. 313‑314: �ferire l'Austria nel core to�gliendole il fior fiore de 'suoi dominii�.

6. T. Mann, Considerazioni, cit., p. 201.

7. Ibid. La rivendicazione del �cerchio superiore delle Alpi al Nord� e di Trieste � esplicitamente avanzata da Mazzini nelle Istruzioni generali per gli affratellati nella Giovine Italia (cfr. G. Mazzini, Scritti editi e inediti, cit., p. 108).

8. T. Mann, Considerazioni, cit., p. 465.

9. T. Mann. Considerazioni, cit., p. 344.

10. Ibid.

11. G. Mazzini, Scritti editi e inediti, cit., p. 357. �Innalzeremo a religione degli animi il dogma dell'eguaglianza�.

12. Ibid. Il passo cui Thomas Mann si riferisce � il seguente: �...dacch� Cristo cacci� una base all'associazione, bandendo agli uomini il principio di eguaglianza, senza la quale non vi � associazione possibile, dacch� la stampa cre� un vincolo universale e concesse a quanti sentivano dentro la consacrazione a una missione di sviluppo sociale, di coordinare i loro sforzi individuali, di stampare una grande unit� morale in tutti gli ele�menti materiali, che avevano alle mani, la tendenza all'associazione, l'anelito alla fratel�lanza europea crebbe evidentemente e senz'arrestarsi� (cfr. G. Mazzini, Scritti editi e inediti, cit., p. 288).

13. Il passo cui Thomas Mann si riferisce � il seguente: �La giovent� � balda, confi�dente, animosa; ed essa sapr� non arrestarsi a mezzo il cammino, sapr� riduce il simbolo rivoluzionario: un principio e le sue conseguenze� (G. Mazzini, Scritti editi e inediti, cit., p. 312). Quest'ultima espressione, che Mazzini deriva dalla Convenzione, ricorre per� per usare il termine di Thomas Mann, ad abundantiam, negli scritti mazziniani (cfr. Ibid., pp. 125, 175, 369‑372).

14. T. Mann, Considerazioni, cit., p. 344.

15. T. Mann, Tutte le opere, vol. IX, Ga montagna incantata, Milano, 1965, p. 861 862.

16. Cfr. E. Kopper, Quest'idioma celeste, cit., pp. 196‑197.

17. I. B. Jonas, Thomas Mann und Italien, Heidelberg, 1969, p. 69.

18. T. Mann, Opere, cit., vol. IX, pp. 865‑866. �L'invenzione della stampa e la Riforma sono e restano i due pi� alti meriti che l'Europa centrale abbia acquistati a vantaggio dell'umanit�. Cfr. anche p. 1201: �La polvere da sparo, la stampa... E' innegabile, le avete inventate voi!�. Analogo concetto in G. Mazzini, Scritti editi e inediti, cit., pp. 302‑303: �L'antico vigore germanico, che trovava nel secolo di Lutero tanti difensori valenti alla libert� religiosa e politica, s'� svegliato dal sonno che lo occupava. La stampa combatte per emanciparsi nel paese che diede la stampa alla civilt�.

19. Ibid., vol. IX, p. 251.

20. Ibid., vol. IX, p. 259.

21. Ibid., vol. IX, p. 257.

22. G. Mazzini, Scritti editi e inediti, cit., p. 289.

23. T. Mann, Opt:re, vol. IX, p. 258. : �...consacrare la picca del cittadino sull'altare dell'umanit�.

24. Ibid., vol. IX, p. 1199.

25. Ibid., vol. IX, p. 257.

26. G. Mazzini, Scritti editi e inediti, cit., p. 71.

27. Cfr. La Rivoluzione dell'anno 1837 nello stato romano. Memorie storiche e do�cumenti editi e inediti raccolti e pubblicati da Gioacchino Vicini, Imola, Tip. Galeati e figlio, 1889, pp. 105‑110, dove � riprodotto il testo integrale del proclama del Vicini del 25 febbraio 1831. Il passo relativo alla rivoluzione di luglio � a p. 109.

28. G. Mazzini, Scritti editi e inediti, cit., p. 99.

29. G. Mazzini, Politische Schriften, cit., p. XXXI.

30. T. Mann, Considerazioni, cit., p. 486.