Rosario Villari

 

RICHELIEU E OLIVARES

 

Attraverso la comparazione tra Richelieu e Olivares, Elliott ripro�pone 1 il problema generale dell'antagonismo tra Francia e Spagna e del ruolo che le due nazioni ebbero in una fase cruciale della storia euro�pea. II presupposto del libro � che i due personaggi siano stati interpreti autentici dello spirito e delle capacit� delle rispettive nazioni: un pre�supposto scontato per il versante Richelieu ma finora tutto da dimo�strare nel caso di Olivares.

Anche per questo, oltre che per il precedente lungo impegno di ri�cerca sulla storia spagnola (che va dal libro sulla rivolta catalana alla recentissima grande biografia di Olivares), l'interesse dell'autore non � distribuito ugualmente tra i due termini della comparazione; egli non si propone di affrontare in egual misura e con la stessa intensit� i pro�blemi storici dei due paesi. E' la storia della Spagna che gli interessa in modo preminente. II confronto tra Richelieu e Olivares � un momento, una tappa obbligatoria dell'analisi e del giudizio sulla Spagna del XVII secolo.

Il confronto fu fatto gi� all'indomani della caduta di Olivares, come Elliott ricorda. E serv� allora a sottolineare il fallimento di Olivares, contribuendo a creare le premesse per l'oblio storiografico o per un giudizio storico fortemente riduttivo sulla sua opera. Secondo Elliott, gli avversari interni di Olivares, promuovendo e avallando questo giu�dizio, non hanno reso un buon servigio alla �reputazione� (politica e storica) del loro paese. Sottovalutando l'opera di Olivares, non solo non si � messa a fuoco la sua personalit�, ma si � anche sottovalutata la riserva di energie politiche, ideali e morali che la monarchia spagnola mantenne anche durante la sua decadenza. Ne � nata una visione in parte schematica o deformata di tutta la storia europea del ventennio 1620‑40. Elliott si � dunque proposto una impresa di revisione storiografica. Non nel senso della rivalutazione delle ragioni e della capacit� politica di Olivares: � non intendo affatto patrocinare ‑ scrive ‑ la causa di Oli�vares, i cui fallimenti sono sotto gli occhi di tutti �; ma nel senso di suggerire una visione pi� equilibrata della storia europea del periodo; di riconoscere il ruolo di grande potenza che la Spagna ha continuato a svolgere nel periodo di Olivares; di non fare apparire sconfitta ed emarginata la monarchia spagnola prima che essa lo sia stata vera�mente. �E' illusorio ‑ scrive ancora Elliott: e non si pu� non dargli ra�gione ‑ pensare di poter raggiungere una visione completa di quest'e�poca sino a quando non porremo Francia e Spagna sullo stesso piano�. Credo che questo libro abbia raggiunto lo scopo, che era non gi� di dare una visione pi� completa dell'epoca ma di suggerire concretamente una delle premesse necessarie per operare qualche importante rettifica della interpretazione tradizionale. Elliott non ha ragione di temere che il lettore, costretto a volgere lo sguardo ora all'uno e ora all'altro dei due personaggi, come in una specie di � Wimbledon storiografica�, corra il rischio di buscarsi un torcicollo. Per parte mia, ho avuto l'impressione opposta. Mi sembra, cio�, che il segreto dell'operazione condotta da Elliott sia il progressivo accostarsi e, ad un certo punto, quasi sovrapporsi delle due figure. Ferma restando la diversit� dei temperamenti personali e delle condi�zioni in cui l'uno e l'altro dovettero operare, i programmi che elabora�rono, le aspirazioni di riforma che nutrirono, i metodi che praticarono, gli ostacoli ed i rischi a cui andarono incontro coincidono largamente, nella ricostruzione di Elliott. Li uni il loro stesso antagonismo, al quale furono legati non solo i limiti ma anche le possibilit� di successo dell'azione politica di entrambi. E' un dramma in cui soltanto l'atto fi�nale, cio� la sconfitta dell'uno e la vittoria dell'altro, segna una netta distinzione o meglio scava un abisso tra i due. Un abisso sul piano po�litico, che poi, secondo Elliott, si � riversato in modo meccanico o ar�bitrario anche nella storiografia. Molte considerazioni si possono fare, in generale, sul rapporto tra storiografia e realt� storica. Nel caso in questione, forse il peso condi�zionante dello scontro politico e la sua influenza sulla ricostruzione storica sono stati particolarmente forti. Indubbiamente gli storici di una volta avevano la tendenza ad essere teneri con i vincitori e spesso non erano in condizione di comprendere o di sostenere che il contributo dei vinti al processo storico pu� essere non meno importante di quello dei vincitori. Un'ipotesi attuale pu� rendere pi� chiaro il concetto: sarebbe giusto, da parte degli storici futuri, trascurare o mettere in ombra il significato di innovazione e la portata liberatoria dell'opera di Gorbaciov, se egli (Dio non voglia) fosse travolto dalle spinte centrifughe delle na�zionalit�, dai conservatorismi o dai radicalismi di vario tipo prima di dare consistenza e stabilit� alla riforma del sistema politico e della so�ciet� sovietica? L'accostamento non sembri arbitrano, anche se le si�tuazioni sono enormemente diverse. Olivares fu travolto dalle resisten�ze e dalle spinte centrifughe che si sollevarono impetuosamente all'in�terno della monarchia. Detto questo, bisogna riconoscere che il naufra�gio ‑ il termine � stato usato da Elliott nell'ultimo capitolo della biogra�fia di Olivares ‑ si pu� spiegare, restando nella metafora, con l'im�provviso e incontrollabile scatenamento degli elementi naturali, con preesistenti difetti della nave, oppure, talvolta, con la condotta della navigazione e con le cattive qualit� del comando.

Su due punti essenziali � basata, mi pare, la valutazione di Elliott. Il primo � il riconoscimento della validit� del programma riformatore di Olivares, dei suoi contenuti ideali, del suo accordo con le esigenze dei tempi: e qui credo che il problema principale sia la corrispondenza tra le intenzioni e la concreta azione politica, insieme a quello dell'interna coerenza del progetto. E' indubbio, d'altra parte, che Olivares aveva una completa e incrollabile dedizione al servizio del sovrano, come allora si diceva, cio� al bene ed agli interessi generali della Spagna, e cerc� di trasmetterla o imporla a tutto l'apparato di direzione dello Sta�to. Su questo punto (che � notevole in un'epoca in cui lo spirito di im�pegno collettivo era piuttosto debole e non del tutto chiara era l'idea delle responsabilit� generali delle classi dirigenti) la somiglianza con Richelieu � veramente profonda. Il secondo aspetto riguarda le condi�zioni generali dei due paesi: Elliott tende a mitigare, per quel tanto che basta a sollevare una serie di interrogativi ed a suggerire una visione pi� dinamica ed aperta delle vicende europee della prima met� del Sei�cento, la crudezza e il semplicismo dell'immagine tradizionale di un inarrestabile declino da una parte e di una irresistibile ascesa dall'altra. Nel 1595, uno dei numerosi sostenitori della ripresa della monarchia francese, David Rivault signore di Flurence, che in seguito sarebbe stato precettore di Luigi XIII, fece un'osservazione piena di verit�: �I segni delle nostre disgrazie resteranno per sempre in Francia�. Si rife�riva alle guerre civili che nei trent'anni precedenti avevano travagliato e sconvolto il paese. Non saprei dire se questi segni siano riconoscibili nella Francia di oggi; ma certamente erano evidenti e molto gravi nella Francia di Richelieu. Nel confronto tra i due paesi, il nucleo centrale (castigliano) della classe dirigente spagnola appare pi� omogeneo e pi� saldamente legato al destino della monarchia. La Francia aveva, da questo punto di vista, una profonda debolezza. Ed � vero che oggi, alla luce delle nuove ricerche, �le differenze tra i due paesi si vanno facendo pi� sottili di quanto apparissero una ventina d'anni fa�.

A proposito della coesione nazionale, tuttavia, e della presenza poli�tica e culturale dei due paesi nell'Europa e nel mondo del XVII secolo, il discorso deve necessariamente andare oltre gli orientamenti degli strati superiori e pi� ristretti delle classi dirigenti. Sia in Francia che in Spagna si cre� tra XVI e XVII secolo un movimento politico‑intellet�tuale a sostegno della monarchia, dello Stato, per il rafforzamento del tessuto unitario nazionale. La mia impressione � che in Francia la col�laborazione tra potere e cultura suscit�, in certi periodi decisivi, una diffusa e nuova mobilitazione di forze interne e proiett� all'esterno un'immagine relativamente dinamica e positiva del paese. Qualcosa di analogo avvenne anche in Spagna? Elliott sostiene che prima del b�en�nio 1639‑40 la Spagna conservava quasi intatto il suo prestigio come grande potenza. Mi sembra che, fino ad un certo momento, ci� sia vero sul piano militare. Pi� in generale, invece, la �reputazione� della Spa�gna aveva subito colpi pesanti gi� nei decenni precedenti. A1 tempo di Olivares, al timore per il suo espansionismo, per la tendenza ad espor�tare la sua decadenza e le sue contraddizioni e per il suo rigido tradizio�nalismo ed all'idea della sua crisi economica e sociale non corrispon�deva pi� la convinzione che i suoi dirigenti fossero sicuri di s� e onni�potenti (il credito che 1'antispagnolismo di Traiano Boccalini o, pi� tar�di, della Gazette de France trov� in tutta Europa non � casuale). Il per�sonaggio dei Promessi Sposi al quale Manzoni attribuisce, con una ironia che non sembra dettata soltanto dal senno del poi, una illimitata fiducia nella potenza del Conte Duca era, alla fine degli anni '20 (al tempo della guerra di successione di Mantova), gi� un po' anacroni�stico.

Gli avversari spagnoli contemporanei di Olivares sostennero che la sua opera aggrav� i mali e la debolezza della Spagna, le sue fratture in�terne (etniche e sociali), e danneggi� irreparabilmente la sua �reputa�zione� politica. E' probabile che essi proiettassero sul Conte Duca i lo�ro propri difetti, i loro aspetti negativi, e che le loro resistenze ai pro�getti di riforma fossero uno dei fattori principali di accelerazione del declino. Il problema, tuttavia, non � di prender partito in quella antica controversia ma di superare la sua influenza sul giudizio storico relativo all'apporto che la Spagna ha dato alla vita politica europea e mondiale di quel periodo. Rimuovere l'ostacolo di un giudizio su Olivares troppo unilaterale e troppo influenzato dalle polemiche e dai contrasti del mo�mento favorisce il riconoscimento di questo apporto, con i suoi aspetti

positivi e con le sue contraddizioni e i suoi limiti. Alla fine della sua vi�ta, Olivares disse che la gratitudine non di questo mondo. Forse non si pu� parlare propriamente di gratitudine, ma mi pare che la cultura storica e politica spagnola (come tutti gli studiosi che hanno interesse per il XVII secolo) riconosca il valore che hanno, per l'aspetto che ho indicato, l'opera complessiva di John Elliott e questo volume in parti�colare.

 

1. John H. Elliott, Richelieu e Olivares, tr. it., Torino, Einaudi, 1990, pp. 170.