Maria Grazia Pastura Ruggiero

 

LO STATO E LA �RES FRUMENTARIA� A ROMA

ALA PRIMA MET� DEL CINQUECENTO

 

1. Premessa

 

Il controllo della produzione e del commercio dei cereali, dal consumo dei quali dipendeva la sopravvivenza di intere citt� e regioni, ha sempre avuto la connotazione di un formidabile strumento di potere politico; come, d'altronde, la capacit� di assicurare la costanza dei rifornimenti ha offerto spesso quasi da sola al gruppi economicamente dominanti la legittimazione a governare 1.

E' diretta conseguenza di questa premessa ‑ e topos storiografico sul quale non conviene insistere ‑ il fenomeno del precoce accentrarsi sul problema del grano dell'attenzione degli Stati regionali, che agli albori dell'et� moderna sostituiscono gradualmente gli antichi Stati comunali e signorili, ed il conseguente progressivo passaggio della cura del problema annonario ‑con particolare riferimento alle citt� capitali ‑ dalle antiche magistrature cittadine a quelle centralizzate dei nascenti Stati. Che anzi, proprio il successo da essi ottenuto in questo campo, come in altri simili, rappresenta per alcuni storici una delle cause del prevalere degli Stati regionali rispetto agli assetti politico‑territoriali preesistenti 2.

Meno studiati sono il modo attraverso il quale il nuovo ceto dominante, ed il ceto dirigente che ne � espressione, giungono alla creazione

stabile di strutture relativamente centralizzate per il governo della pro�duzione e della distribuzione dei grani e degli altri generi annonari sul territorio controllato, e le valenze che ‑ nel corso dei secoli XV e XVI ‑ la politica annonaria degli Stati regionali assunse. Mio intento � ap�punto quello di delineare i modi e i tempi di questo processo con rife�rimento a Roma ed allo Stato ecclesiastico, e con riguardo alla prima met� del secolo XVI 3.

Le motivazioni politiche che spinsero i papi a porsi per questa via non sono dissimili da quelle che mossero negli stessi anni i sovrani di altri Stati. Per Roma, in particolare, i fenomeni che concorsero al suc�cesso dell'azione intrapresa dal ceto dirigente curiale sono in parte noti.

E' stato sottolineato il fenomeno del progressivo arrendersi della Curia municipale alla sempre maggiore invadenza di quella papale, in questo come in altri campi della gestione cittadina, fin dagli albori dell'et� moderna 4.

Le cause di questo fenomeno sono state individuate in molteplici fattori. Anzitutto nella sostanziale identit� di prospettive politiche tra il Comune di Roma e la Curia papale nel governo del territorio, cio� nel comune interesse a ridurre a ragione i baroni romani, che controllavano larghe zone del tradizionale distretto annonario, vale a dire delle antiche province ‑ ora costituenti il Lazio ‑ del Patrimonio, di Marittima, Cam�pagna, Lazio e Sabina. E, nella lotta contro la grande feudalit� romana, le possibilit� di successo dell'azione politico‑militare della Curia, cer�tamente pi� incisiva, erano di gran lunga maggiori di quelle del Co�mune.

Una seconda causa � stata identificata nella decadenza del ceto mer�cantile locale, che deteneva il potere nella Roma della prima et� mo�derna, presto soppiantato dai �mercatores Romanam curiam sequen�tes�, cio� dalle grandi case mercantili italiane (specialmente liguri e to�scane), che invasero nel corso del secolo XV la piazza finanziaria no�mana, richiamate in gran numero dal trasferimento stabile nella citt� eterna del pontefice; nel secolo successivo, la politica di progressiva espansione della fiscalit� curiale e del debito pubblico, capaci di offrire occasioni straordinarie di investimento e di affari, contribu� ad incre�mentarne l'afflusso.

Terza, ma non ultima causa in ordine di importanza, fu il progres�sivo impoverimento del Municipio romano, privato gradualmente nello scorcio del secolo XV, e con maggior decisione nel nuovo secolo, di quasi tutte le sue entrate tradizionali, trasferite alla Camera apostolica, l�organo amministrativo‑finanziario della Curia pontificia 5.

A questi fenomeni vanno coniugati quelli, concorrenti, del progres�sivo aumento della popolazione cittadina e del progressivo impoveri�mento delle campagne circostanti Roma, che avevano costituito nel pe�riodo comunale la fonte principale di rifornimento della citt� 6.

Dinanzi a tali mutate realt� la Curia papale disponeva di una capacit� d'azione assai pi� incisiva di quella della Curia municipale. Il papa e la sua Camera godevano, infatti, di un pi� ampio credito presso le grandi case mercantili, l'intermediazione delle quali si riveler� ben presto indi�spensabile per provvedere al rifornimento della capitale su mercati sempre pi� lontani; della capacit� di controllo di un territorio molto pi� vasto del tradizionale distretto annonario romano: ci� che consentiva di far affluire a Roma i grani delle pi� lontane province dello Stato che ne erano forti produttrici, come, ad esempio, la Marca e la Romagna; di una rete di relazioni internazionali che permettevano al pontefice di rivolgersi, in caso di necessit�, ai sovrani esteri per fornire la sua capitale di grani siciliani, spagnoli, francesi e mitteleuropei.

L'avvio del processo, che vede la Curia papale affiancarsi a quella municipale per poi progressivamente scalzarla 7, � indubbiamente da collocarsi all'indomani del trasferimento stabile a Roma del pontefice, dopo il periodo avignonese e il Grande Scisma. Sono conservati, a partire dalla met� del Quattrocento, i conti di un'Annona pontificia gi� pienamente inserita nella compagine cittadina con numerosi magazzini di grani 8.

Le fasi di questo processo nel corso del secolo XVI sono appunto l�oggetto specifico della mia indagine.

Vorrei per� anticiparne sinteticamente alcuni momenti ed alcune li�nee fondamentali di tendenza, che mi sembrano bene individuabili, no�nostante la riconosciuta difficolt� di tracciare i percorsi della nascita e della crescita della burocrazia pontificia: percorsi che, in questo come in altri campi, sono tutt'altro che lineari, ma subiscono interruzioni e ri�torni che rendono particolarmente accidentato il cammino.

Certamente la forza stessa delle difficolt� con le quali il ceto diri�gente curiale dovette misurarsi nel governo dell'annona ne condiziona�rono incisivamente l'azione: difficolt� di natura tecnica, economica e sociale che furono comuni a tutti i creatori di Stati dell'Europa tra il Quattrocento ed il Seicento, legate alla produzione (scarsa resa dei ter�ritori coltivati, determinata dall'assetto della propriet� terriera), allo stoccaggio (difficolt� di conservare i cereali per un lungo periodo), al mercato (scarso sviluppo della rete commerciale ed elevatissimo costo dei trasporti) 9.

Queste difficolt� indussero il governo pontificio ad impegnarsi in una politica di costante ed attento controllo della produzione e della commercializzazione dei prodotti cerealicoli, perennemente oscillante tra prudenti aperture e rigide chiusure del mercato. N� valse a modifi�care, o quantomeno ad attenuare, questo incerto andamento delle direttive pontificie in materia annonaria il tentativo, operato dai papi a partire da Clemente VII, di introdurre una sorta di scala mobile che rendesse automatico il sistema, legando le concessioni dei permessi di esporta�zione al prezzo dei cereali 10.

Perseguendo questo stesso fine, d'altra parte, il ceto dirigente cu�riale cerc� di fornirsi di strumenti di governo funzionali all'obiettivo ‑sempre cercato e mai raggiunto ‑ di gestire il problema dell'approvvi�gionamento sul lungo periodo.

In questo quadro, sono proprio i momenti di crisi che suggeriscono soluzioni in grado di esprimere, anche quando la crisi � cessata, capa�cit� di controllo del sistema.

E' questo il caso delle strutture di governo del mercato cittadino che, introdotte dalla Curia pontificia negli anni di crisi seguiti al sacco di Roma del 1527, divengono poi un organismo stabile e sufficientemente articolato, che soppianta quello, preesistente, di origine municipale.

E' questo ancora il caso dei commissari papali, inviati episodica�mente prima e stabilmente poi nelle province dello Stato ecclesiastico a curare gli accaparramenti di grano per la capitale, che si trasformano gradualmente in organi stabili di controllo della produzione e del com�mercio dei cereali.

E' questo, infine, il caso della Congregazione cardinalizia sopra l'Annona che, istituita da Clemente VII negli anni di crisi, divenne in seguito un modello costante di riferimento per tutti i pontefici, come organo di propulsione e di organizzazione, al massimo livello burocra�tico, degli interventi in materia annonaria.

L'esito finale di questo processo fu la costruzione di una struttura sufficientemente articolata, con diramazioni su tutto il territorio dello Stato, in grado da una parte di avviare verso la capitale il surplus pro�duttivo delle province ‑ in particolare di quelle annonarie II ‑ e, dall'al�tro, di controllare il mercato, dal rifornimento alla panificazione a prez�zo calmierato, allo scopo di assicurare l'alimentazione di base anche ai ceti meno abbienti.

Tutto questo meccanismo richiedeva uno sforzo finanziario e di or�ganizzazione commerciale che le strutture della burocrazia curiale pontificia non erano in grado di sostenere direttamente. Di qui il ricorso all'intermediazione del ceto mercantile che, nel periodo del quale ci oc�cupiamo, � quello dei �mercatores Romanam curiam sequentes�; di

qui, ancora, l'affidamento della gestione finanziaria ed organizzativa dell'approvvigionamento annonario all'organo di governo finanziario ed amministrativo centrale dello Stato, la Camera apostolica, unico or�ganismo che poteva disporre ‑ come dir� ‑ dei mezzi necessari per ga�rantire ai mercanti la restituzione delle somme anticipate e che, con gli stessi mercanti, aveva una continuit� di rapporti commerciali e finan�ziari coinvolgente molti altri aspetti della vita amministrativa dello Stato.

In conseguenza di ci�:

���������� il governo dell'Annona di Roma diviene un problema di portata

����������� statuale;

���������� il camerlengo ‑ capo della Camera apostolica, coadiuvato dai chie�rici di Camera ed assistito dalla Congregazione cardinalizia a partire dal secondo ventennio del secolo XVI ‑ assurge al ruolo di mas�simo responsabile dell'approvvigionamento della capitale;

���������� i mercanti divengono i veri protagonisti ed i veri interlocutori del

����������� camerlengo nella gestione annonaria;

���������� il Comune di Roma viene gradualmente tagliato fuori dai giochi po�litici e finanziari che regolano il rifornimento della citt�, perdendo una prerogativa che era stata delle pi� importanti nella sua storia precedente.

Con l'inoltrarsi del secolo, un altro fenomeno si affianca a quelli sopra enunciati, ed � il fenomeno della progressiva crescita politica dei magistrati chiamati a coadiuvare il camerlengo nella gestione degli ac�cresciuti compiti dello Stato: i chierici di Camera. Crescita evidente nella quantit� e qualit� dei compiti loro affidati, determinata dalla com�plessit� dei problemi che uno Stato in costante espansione poneva ad organismi collegiali ‑ come la Camera apostolica ‑ impari ad assolverli con la velocit� e puntualit� che la situazione richiedeva 12.

Nasce nel ceto curiale romano, a met� del secolo, la consapevolezza della necessit� che siano strutture monocratiche ad occuparsi della ge�stione di settori chiave dell'amministrazione; e non � un caso che l�attenzione si appunti specialmente sul problema annonario, problema squisitamente politico per motivi di immagine e per sostanziali ragioni di ordine pubblico, come ha giustamente sottolineato il Tilly 13. N� � un caso che proprio a met� del secolo uno scritto di Marco Vegerio della Rovere, vescovo di Senigallia ed autorevole membro della Curia, si occupi ex professo proprio dell'Annona 14.

Sotto i pontificati di Paolo III, Giulio III e Paolo IV si assiste ‑ come vedremo ‑ a diversi tentativi di creare organi di governo monocratici esterni alla Camera apostolica; tentativi tutti falliti, che costituiscono tuttavia graduali passi verso l�istituzione, avvenuta negli anni Sessanta del secolo XVI ‑ di una struttura monocratica all'interno della Camera ‑la prefettura dell'Annona, appunto ‑ modellata sulla base delle espe�rienze accumulate nella prima met� del Cinquecento.

Il compito al quale ora mi accingo � quello di ripercorrere questo cammino, sulla scorta di documentazione in gran parte inedita.

 

2. II primo quarto del secolo XVI

 

Anche un pontificato brevissimo come quello di Pio III, che regn� per pochi giorni (dal 22 settembre al 18 ottobre 1523), ha lasciato trac�ce documentarie della preoccupazione del pontefice, �in crastinum as�sumptionis�, di rifornire di grano la capitale. Rivolgendosi al tradizio�nale granaio di Roma ‑ la provincia del Patrimonio ‑ e utilizzando strut�ture fiscali gi� esistenti sul territorio ‑ i doganieri delle�tratte� ‑ egli cerca di limitare il ruolo dei monopolisti della produzione e dello smer�cio dei cereali e di costringerli ad avviare verso Roma il surplus pro�duttivo, senza riguardo alla dignit� dei detentori delle scorte: i mona�steri di San Paolo e di San Gregorio e l�ospedale di Santo Spirito in Saxia sono i bersagli ‑ esplicitamente indicati nei provvedimenti ‑ di questa politica 15.

La presenza di commissari mandati dalla Camera apostolica in so�stituzione o al fianco degli antichi grascieri del Comune di Roma nel territorio annonario � accompagnata, nel periodo di Giulio II, dalla presenza di commissari papali mandati a raccogliere grano nelle altre province dello Stato, in particolare nel perugino e nella Marca 16. Su queste province, del resto, come sui territori annonari, la Camera di�sponeva di un importante mezzo di controllo del commercio dei generi cerealicoli: quello della concessione dei permessi di esportazione (�tratte�), rilasciati da emissari camerali, i gi� citati doganieri delle trat�te 17.

Nel primo quarto del secolo, tuttavia, la prospettiva politica del con�trollo del commercio nelle province lontane sembra orientata a garantire un gettito fiscale, piuttosto che la continuit� dei rifornimenti dell'An�nona romana. Gli approvvigionamenti di cereali dalla Marca sono spo�radici e legati a necessit� straordinarie, anche a causa dei grandi costi del trasporto via terra.

Tuttavia, anche se non sembra si possa asserire che su queste pro�vince gravi, in questo periodo, il �privilegio della capitale�, per dirla con il Revel, si pu� per� affermare che in alcuni provvedimenti papali e camerali comincia ad affacciarsi un indirizzo politico di tal genere 18.

Nel territorio annonario, invece, si esercita tendenzialmente, gi� dallo scorcio del Quattrocento, una pesante politica di congelamento dell'iniziativa privata e di controllo della distribuzione dei prodotti ce�realicoli, come prosecuzione di un indirizzo che era stato del Comune di Roma prima che del pontefice.

Ci� si evince da due provvedimenti, il primo dei quali risale alla fine del secolo XV, il secondo � del pontificato di Giulio II.

Con il primo, del 22 aprile 1499, Alessandro VI, per venire incontro alle esigenze dei coltivatori di Corneto e per non scoraggiare oltre mi�sura fattivit� agricola di questo territorio ‑ il pi� ricco del distretto an�nonario ‑ concorda con il Comune la divisione della produzione cerea�licola eccedente il fabbisogno locale in � terzi�, uno dei quali era desti�nato ad essere venduto obbligatoriamente all'Annona di Roma a prezzo da stabilirsi dalla Camera, mentre gli altri erano commerciabili, sia pure con l'obbligo di pagare la tratta in caso di esportazione 19.

Con il secondo provvedimento, nel 1508, si vieta in tutto il distretto _ e pi� precisamente nel raggio di cinquanta miglia dalla capitale ‑ l�ac�quisto di grano eccedente il fabbisogno proprio e della propria famiglia. in questo caso l�obiettivo � limitare eventuali accaparramenti da parte dei grandi proprietari e dei mercanti, ma ad essere colpito � anche in maniera generalizzata il commercio nei territori annonari, sia pure permanendo vaste frange di contrabbando e di esportazione clandestina 20. II territorio compreso nelle cinquanta miglia � quindi, comprensibil�mente, il destinatario della maggior parte dei provvedimenti annonari. Sia di quelli, sopra ricordati, che riguardavano il controllo della distribuzione dei grani, sia di quelli diretti ad incoraggiare la produzione agricola, quali la concessione del diritto di mettere a coltura i terreni la�sciati incolti dai proprietari, o il richiamo della mano d'opera forestiera, ottenuto mediante la concessione di particolari agevolazioni ai lavoratori che dal territorio senese venivano per antica tradizione a dissodare le terre del Patrimonio 21. Un momento assai importante, per quanto attiene al controllo del commercio dei cereali, � costituito dall'imposizione, da Roma, del prezzo al quale dovevano essere compiute le contraffazioni tra privati e con la Camera 22.

Che il ruolo predominante nel controllo del territorio annonario sia ormai, nel corso del Cinquecento, appannaggio del papa e, per lui, della Camera apostolica e del camerlengo, � dimostrato dalla circostan�za che � appunto la Camera ad emanare tutti i provvedimenti citati 23.

Anche il controllo del mercato interno romano sembra prevalente. mente affidato a funzionari di nomina camerale. Accanto ad un com�missario che doveva sorvegliare il ganglio vitale di Ripa Romea per impedire che i mercanti ripali esportassero generi alimentari da Ro�ma 24, si trova infatti nel 1511 un �Commissario generale� di Roma, che doveva probabilmente interessarsi dello smercio del grano dell'An�nona 25.

II controllo da loro esercitato doveva essere efficace, dal momento che il magistrato capitolino fa diverse rimostranze tra il 1517 ed il 1520 contro i commissari che andavano a porsi sotto la giurisdizione dei presidenti della Camera apostolica a preferenza di quella capitolina, e contro le ingerenze di magistrati camerali in una materia ‑ quella annonaria ‑ che era stata restituita alla competenza del Campidoglio da Giulio II 26. L'attenzione degli ufficiali capitolini si appunta, soprattutto, sulle prevaricazioni operate dai magistrati camerali sul fronte del mercato cittadino, e, in particolare, contro la loro tradizionale giurisdizione sui fornai27.

A1 contrario, il Municipio romano si dimostra molto pi� remissivo rispetto alle iniziative adottate dalla Camera per il rifornimento di grano alla citt�.

In questo campo, infatti, esso sembra accontentarsi di un ruolo marginale, suppletivo di eventuali carenze nell'iniziativa camerale 28.

Mi sembra tuttavia di poter affermare che la Camera apostolica era ormai in grado di imporre complessivamente la propria politica a quella del magistrato municipale. Nel marzo del 1516, ad esempio, concludendo un contratto con Giuliano Leni per l'importazione in citt� di 15.000 rubbi di grano, la Camera si impegna con il mercante a permettergli di vendere il suo frumento in regime di monopolio nel periodo dal primo maggio alla met� giugno: e, nel consentire ci�, fa a meno dell'assenso degli ufficiali comunali, nonostante la loro gelosa e pi� volte difesa giurisdizione sui fornai, destinatari di quella fornitura 29.

E' inoltre del 3 gennaio 1524 un breve del papa che ordina l'affissione �in tutti i luoghi dello stato� di un editto del camerlengo, cardinale Armellini Medici, e dei chierici di Camera, che detta una serie di norme �pro commoditate Annone Alme Urbis� 30.

 

3, La lezione del Sacco di Roma

 

Decisiva importanza riveste, per il progredire del cammino intra�preso sulla via della centralizzazione, 11 pontificato di Clemente VII, caratterizzato dalla sperimentazione di nuove formule di governo in cespo annonario, come in altri campi, in particolare quello fiscale e fi�nanziario. Si affaccia, con papa Medici, un nuovo modo di gestire il potere, capace di mettere a frutto ‑ in circostanze eccezionali e per far fronte ad eventi indubbiamente straordinari ‑ la lezione politica assor�bita dal papa nella temperie culturale della sua Firenze.

Durante il suo pontificato, in particolare, diviene pi� stretto che per il passato l�intreccio di interessi tra la Camera e le grandi case mercantili �Romanam curiam sequentes�, che gradualmente assumono il ruolo di vere e proprie comprimarie nella gestione degli affari finanziari dello Stato. Tra questi, importanza non secondaria riveste appunto la ge�stione dell'Annona.

Dagli inizi del suo pontificato e fino al sacco di Roma sono i mer�canti fiorentini Bernardo Bracci e soci, appaltatori della salara di Roma, che governano il commercio granario del distretto. E' presente anche un interesse dei Sauri, che sembrano detenere nello stesso periodo il monopolio delle esportazioni di grano dal Patrimonio 31. La loro ge�stione, che poteva contare sulla complicit� del camerlengo Armellini, � per� rovinosa. II computista della Camera, nelle note di revisione dei conti consegnati dal Bracci per il giudizio contabile, fa al mercante pe�santissimi addebiti, che coinvolgono anche l�operato dell�Armellini. Egli contesta al Bracci di aver versato indebitamente al camerlengo la gabella del �giulio e due terzi� a rubbio di frumento: infatti, sostiene il computista, �i grani non solo di Corneto ma del Patrimonio et di ogni altro luogo tra i confini di Siena et quelli di Gaeta e quali vengono a Roma per uso della Corte romana non sono soggetti a tale imposi�tione�. Invita poi il mercante a presentare la documentazione per alcune partite di grano che egli asserisce di aver procacciato per l�Annona e che, al contrario, non risultano mai essere pervenute a Roma. L'Ar�mellini, che era per� morto da due anni all'epoca del giudizio contabile, viene accusato per contro di aver provocato alla Camera un danno �ul�tra dimidium�, per aver infranto le norme che regolavano il �privilegio dei capalbiesi�, gi� ricordato; gli si contesta, in particolare, di aver ceduto ai mercanti un beneficio che era della Camera 32.

L'analisi del computista non resta senza seguito. Le sue puntuali e documentate osservazioni inducono il chierico di Camera incaricato della revisione dei conti ‑ Antonio Pucci vescovo di Pistoia ‑ ad inviare un commissario nel Patrimonio, con il compito di indagare sulle quan�tit� di cereali incettate dal dicembre 1523 al maggio 1527 dai mercanti e ‑ per loro e per il cardinale Armellini ‑ da Tommaso Vinciguerra, loro gestore; sui prezzi degli acquisti, sulle convenzioni concluse e sui pagamenti fatti tanto in denaro che in cereali 33.

Per questi fatti il Bracci finisce prigioniero a Castel Sant'Angelo, dal quale uscir� nell'ottobre del 1831 ‑ dietro pagamento di una cauzione di ben 4.000 ducati ‑ per intercessione della madre, che aveva fatto pre�sente al papa la critica situazione del prigioniero, affetto da mal caduco e quasi cieco 34. Ma la politica predatoria portata avanti dai mercanti, in combutta con il massimo rappresentante della magistratura curiale, se�gna una battuta d'arresto nel tentativo di centralizzazione e di esautora�zione dei magistrati capitolini. Le stesse comunit� si ribellano, rifiutan�dosi di consegnare ai commissari camerali grano gi� venduto al Brac�ci 35.

D'altronde, la riluttanza delle comunit� del distretto annonario a consegnare ai commissari camerali il grano destinato all'Annona romana � ampiamente documentata. Alcuni episodi di intolleranza rag�giungono, in questo periodo, i livelli di vera e propria ribellione, come nel caso degli abitanti di Zagarolo, Colonna e Guadagnolo, feudi dei Colonna, che assalgono e uccidono gente che portava grasce a Roma. La situazione dell'ordine pubblico, specie a nord di Roma, favoriva episodi del genere, compromessa com'era dalla turbolenta presenza dei mercenari della milizia imperiale ‑ ai quali si univano i fuoriusciti ‑ che esaltava la situazione di endemica rivolta dei baroni e domicelli locali 36.

Stretto dalla morsa degli eventi ‑ che sfoceranno tragicamente nel sacco di Roma ‑ Clemente VII introduce nel sistema annonario romano un elemento di novit�, che costituir� un punto di riferimento per la po�litica dei suoi successori in questo come in altri campi della gestione di affari dello Stato. Egli crea, cio�, una Congregazione cardinalizia, alla quale affida il compito di gestire il delicatissimo problema del riforni�mento annonario di Roma. In questa soluzione istituzionale Clemente VII pu� considerarsi l'iniziatore di un metodo di governo che, attraverso varie vicende, verr� riproposto nel corso del secolo e conoscer� una sistematizzazione soltanto nello scorcio del Cinquecento, con i pontificati di Sisto V e di Clemente VIII. Nel 1524, con il gi� ricordato provvedimento con il quale aveva provveduto a regolare la produzione agricola nel distretto di Roma, papa Medici aveva anche istituito una Congregazione mista, curiale e municipale, con il compito di far rispettare il provvedimento stesso. Della Congregazione facevano parte, per la Curia, i cardinali Antonio Maria Ciocchi del Monte (il futuro Giulio III) ed Andrea della Valle 37. A questi stessi cardinali, in epoca antecedente al

5 dicembre 1526, il pontefice conferisce poi l�incarico di curare l'Annona di Roma 38.

I due personaggi godono della fiducia dei romani e a pi� riprese sar� loro conferito dal papa il delicato compito di governare la capitale in momenti particolarmente difficili 39. Sembra quindi di poter asserire che la scelta di Clemente VII, di incaricarli della gestione dell'Annona, ri�sponda non solo all'esigenza di trovare soluzioni istituzionali adeguate a risolvere il problema dell'approvvigionamento di Roma, ma anche a quella di adottare una formula di governo che fosse di compromesso e di mediazione tra i due opposti partiti: camerale e municipale.

Dal primo punto di vista ‑ quello per cos� dire operativo ‑ la solu�zione pare dare, nell'immediato, buoni frutti. Infatti, i due cardinali - ed in particolare il del Monte ‑ si muovono immediatamente per provvedere di grano la citt� stretta d'assedio e terrorizzata dalle voci di guerra imminente, facendo acquistare notevoli quantit� di frumento nella Marca e nel ducato d'Urbino per mezzo di Luigi Gaddi, mercante fiorentino e tesoriere della Marca. Il grano si riveler� prezioso per sfamare la citt� in occasione del sacco 40.

La loro opera, tuttavia, non sostituisce ‑ ma affianca ‑ quella del ca�merlengo, che continua ad affaccendarsi intorno al problema annononario, spedendo commissari in giro per lo Stato allo scopo di raccogliere grano �pro Almae Urbis populo et militari exercitu�: adempimento che ‑ come egli dichiara quasi a voler rivendicare un primato camerale ‑ costituisce uno dei principali problemi e delle principali spese che il papa e la Camera sono costretti ad affrontare e sostenere quotidianamente per la difesa e la conservazione dello Stato ecclesiastico 41.

L'evento memorabile del sacco costituisce una pausa nel processo istituzionale promosso da Clemente VII. Nel generale sconvolgimento che ne segu� la struttura curiale venne meno ai suoi compiti. Un documento ufficiale rivela che in quel pe�riodo il grano dell'Abbondanza, solito vendersi a 18 giulii il rubbio, era stato venduto a sei ducati (si tratta appunto del grano fornito da Luigi Gaddi), mentre quello dei mercanti privati era salito addirittura a 14 ducati il rubbio, � e non se ne trovava� 42.

A sopperire alle necessit� di sopravvivenza di una popolazione di�spersa, piegata dalla malattia e dalla fame, non erano rimasti che i magistrati municipali, i quali avevano supplito alla diaspora della Curia distribuendo casa per casa il grano requisito agli stessi cittadini romani 43. Il ritorno del papa a Roma segna l�inizio della riorganizzazione dell'annona camerale. Il camerlengo, sempre affiancato dalla Congre�gazione cardinalizia, riprende le fila della politica annonaria interrotte durante il sacco, adottando una serie imponente di provvedimenti che si muovono in tutte le direzioni, come richiedeva la gravit� del momento.

Commissari papali vengono inviati in tutto lo Stato, ed in particolare nei territori vicini a Roma, per raccogliere grano per la capitale 44. Inol�tre ci si rivolge ai mercati esteri (Provenza, Napoli, Genova, Sicilia) per il rifornimento di Roma, pur tra le mille difficolt� costituite dagli atti di pirateria dei predoni del mare e di terra e dalle insidie naturali, che rendevano particolarmente aleatorio questo tipo di rifornimento 45.

Si torna contemporaneamente a controllare, attraverso il sistema delle tratte, il mercato marchigiano, che tuttavia sembra ancora costituire un serbatoio del quale servirsi solo in caso di necessit� 46. Infatti, se � vero che nel 1527 si ordina alle comunit� della provincia di raccogliere presso il governatore il grano destinato a Roma 47, gi� nel 1530 si autorizza Alessandro Calcagni, commissario delle tratte, ad esportare dalla Marca ben 10.000 rubbi di frumento, pagando alla Camera il diritto di tratta di uno scudo per rubbio 48.

E ci� accade mentre il papa stringe con il vicer� di Sicilia un curie, (o patto, che configura una sorta di cointeressenza per l'imperatore sugli utili che la Camera avrebbe ricavato dalla vendita del grano siciliano in Roma 49. Ci si rivolge inoltre allo stesso Carlo V ed al re di Francia perch� non ostacolino il rifornimento in Avignone e nel contado Venaissino di modeste quantit� di grano destinate al consumo di Roma 50. Evidentemente l'esperienza mercantile suggeriva come preferibile la soluzione di acquistare i grani esteri, trasportati via mare, a quella di approvvigionarsi di grani prodotti nel territorio dello Stato, affrontando per� i disagi e i costi del trasporto via terra, del resto non meno ri�schioso, data la gi� ricordata situazione di disordine in cui versavano i territori vicini alla capitale 51.

Anche per salvaguardare i rifornimenti annonari si affronta quindi il problema dell'ordine pubblico, mediante la costituzione di un corpo di cavalieri al comando di Girolamo Scledo, vescovo di Vaison e mag�giordomo del papa, che tenga a ragione le comunit� e i baroni dell'Umbria, del Patrimonio e della Sabina. Allo Scledo � data la fa�colt� di entrare nelle citt�, terre e luoghi dello Stato, anche di quelli im�muni, e di perseguire e punire i reati, comminando anche la pena capi�tale 52.

1 comuni del Patrimonio sono assoggettati ad una tassa, i proventi della quale dovevano servire a finanziare i provvedimenti da adottare per rendere sicure le strade della provincia 53. Si nomina anche un commissario, che faccia valere contro chiunque la norma in base alla quale coloro che trasportavano generi annonari e di grascia destinati alla capitale non potevano essere assoggettati a rap�presaglia. Nella stessa ottica, il camerlengo continua a rilasciare salva�condotti alle carovane cariche di vettovaglie destinate al consumo di Roma 54. La duttilit� con la quale il ceto curiale adattava la sua azione alle esi�genze di rifornimento cerealicolo � dimostrata anche da altri provvedimenti in apparenza contrastanti con il regime di rigido controllo gene�ralmente imposto al mercato, ma tutti ubbidienti all'esigenza di inco�raggiare in ogni modo l'afflusso di cereali nello Stato, e principalmente nella capitale. Con questo scopo, ad esempio, il camerlengo giunge persino ad autorizzare i fornai a vendere a prezzo libero il prodotto della pianificazione di stoccaggi di cereali posseduti dalla loro Universit� fuori Roma 55, o a concedere al padrone di due navigli carichi di grani un salvacondotto che gli consenta di toccare i porti dello Stato senza essere costretto a vendervi la propria mercanzia, per la considerazione, esplicitamente enunciata nel provvedimento autorizzativo, che la concessio�ne avrebbe reso possibile la decisione del mercante di vendere il grano nello Stato ecclesiastico