Giorgio Rossi

TASSA SUL MACINATO, GIURISDIZIONE BARONALE E �DEFINIZIONE� DEL TERRITORIO ROMANO NEI SECOLI XVII E XVIII

 

Introduzione

 

Le affermazioni del Goubert a proposito del �marasma� amministrativo francese nell'ancien r�gime possono per molti aspetti applicarsi anche alle istituzioni dello Stato ecclesiastico. Le �barocche circonvoluzioni delle circoscrizioni� complicavano, � vero, la vita quotidiana degli abitanti, ma non in quella misura che colpisce l'uomo del XX secolo. Insomma, secondo fautore, questo marasma non costituiva per i francesi dell'ancien r�gime �un motivo di meraviglia� t. Per gli abitanti di Roma e del suo territorio, dai vertici sino al �mercenario� di campagna, sar� motivo, se non di meraviglia, sicuramente di grosse complicazioni e liti.

Il problema consiste nel vedere se la complicazione sia accidentale e imprevista o direttamente insita in certi atti, come (appalto della gabella del macinato per i tre distinti territori di Roma, dell'Agro e del Distretto, di cui appunto vogliamo qui occuparci. Si tratta di verificare se la chiave interpretativa del Goubert possa e in che modo essere valida per (amministrazione ecclesiastica. Sostiene infatti che �per quanto riguarda gli amministratori questo marasma contribuiva a moltiplicare le cariche, le ostentazioni di vanit�, i contrasti e le occasioni di lievi o consistenti profitti�

Altri aspetti in verit� sono strettamente connessi a quello della tassa sul macinato, che sar� occasione di numerose e sottili controversie da met� Seicento a tutto il secolo XVIII, soprattutto per la zona dell'Agro romano.

Il tema della politica fiscale pontificia viene in genere ricondotto, nella storiografia recente, al dibattito sulla �modernit� o sul �ritardo� dello Stato pontificio nel periodo dell'et� moderna 3. La stessa discussione sulle entrate spirituali e temporali assume una diversa connota�zione in riferimento a questa problematica 4. Al di l� delle diverse inter�pretazioni, � fuor di dubbio per� che, se gi� si possono individuare delle linee orientatrici, occorre tuttavia, come � stato rilevato, appro�fondire e focalizzare il funzionamento delle strutture politiche e ammi�nistrative dello Stato ecclesiastico, quali l'esercizio dell'appalto, il pri�vilegio dell'esenzione, la detenzione del debito pubblico, il rapporto tra dicasteri, tra comunit� e centralismo 5. Proprio la struttura del sistema di esazione andrebbe meglio analizzata per capire la strategia fiscale in diversi periodi e circostanze, e per giudicare se si possa parlare di immobilismo ovvero di duttilit� a proposito dell'appalto, considerato dal Lutz segno di �arretratezza� rispetto al controllo diretto dell'esazione fiscale 6.

Anche �l'asserita iniquit� del trattamento della periferia rispetto alla capitale� 7 non pu� essere assunta a norma interpretativa, perch� il motivo del contendere sar� proprio il tentativo, riuscito, da parte dei feu�datari di sganciarsi dall'Agro di Roma per �traslocare� nel Distretto, dove la tassa del macinato era pi� bassa. Si evidenzia cos� il dibattuto problema del rapporto tra citt� e campagna, tra la riaffermazione, questa volta fondamentalmente vincente, dell'autonomia baronale di campagna nei confronti dell'autorit� centrale dominante.

E' in questa ottica che � stato avvertito che �proprio per la citt� e distretto di Roma esiste una tale molteplicit� di contributi da un lato, di esenzioni dall'altro, che ogni calcolo si fa particolarmente complesso� 8. Non � certamente questa una prerogativa di Roma e della sua larga periferia, perch� situazioni simili sono molto comuni, soprattutto quando entra in questione il nodo della �territorialit�. La tassa sul macinato dell'Agro romano per i secoli XVII e XVIII evidenzia in maniera chiara l'insieme di queste aspirazioni, tentativi e contraddi�zioni, anche perch� supportati da una scienza giuridica sempre pi� ag�guerrita e smaliziata.

Viene a evidenziarsi in questa vicenda il nodo della �definizione� di Agro romano e secondariamente di Distretto, cio� della limitazione ter�ritoriale della periferia della citt�, importante per il criterio della tassa�zione sia annonaria che delle altre gabelle. La zona della vasta campagna romana assume significato e confini diversi a seconda della strut�tura cui si vuol far riferimento, sia questa amministrativa, fiscale o ecclesiastica.

 

1. La tassa sul macinato (1630‑1797): centralismo e auto��������� nomia

 

L'origine e lo sviluppo della tassa del macinato sono indicativi di una politica fiscale pontifica double face: vivace e capace di adattamenti nel secolo XVII e nei primi del XVIII, piuttosto statica e contraddittoria per tutto il secolo XVIII. Ma anche per questo secondo periodo sar� opportuno cercare di capire se si sia trattato di effettiva incapacit� o di calcolo politico.

La gabella sul macinato sarebbe stata �inventata e imposta dal Senato e Popolo Romano fin dall'anno 1460 alla ragione di b. 3 per rubbio� 9. Mala politica del macinato ha inizio in maniera sistematica solo con Urbano VIII 10.

La Camera Apostolica �molto esausta di denari�, �li presenti rumori di guerra�, la necessit� della difesa militare dello Stato furono l'occasione per l'imposizione, il 29 maggio del 1630, della gabella di 1 giulio su ogni rubbio di grano macinato in tutto lo Stato ecclesiastico, eccetto Roma e il Distretto 11, a conferma di una politica tributaria det�tata da esigenze contingenti, ma capace di rispondere con immediatezza alle necessit� che si presentavano. Male �continue spese� per la difesa dello Stato obbligarono Urbano VIII ad estendere, con motu proprio del 12 agosto 1643, la gabella aumentata a 2 giuli per rubbio di grano alle �Comunit� et Universit� delle Citt�, Terre, e Luoghi che sono nel Distretto di Roma� 12, con una formulazione che dar� luogo a diverse e contrastanti interpretazioni, perch� si trattava di definire il significato di Distretto, di Comunit� e di Universit�.

Rimaneva ancora esclusa dalla nuova gabella la citt� di Roma, il che potrebbe far pensare ad una situazione di privilegio della citt� domi�nante rispetto alla larga periferia. Ma cos� non � stato perch� dopo po�chi mesi dall'imposizione della gabella del Distretto, e precisamente il 9 dicembre 1643, Urbano VIII impose una gabella molto pi� pesante, di 12 paoli, per Roma e �suoi suburbij�, fermo restando il pagamento dei 3 baiocchi, cui da tempo la citt� era soggetta. L'esazione della gabella venne data in appalto per nove anni per l'annua corresponsione di sc. 143 mila 13.

I Conservatori della Camera pubblicarono i capitoli dello strumento di appalto, nei quali veniva chiarito che chi volesse introdurre dal di fuori farine in �Roma o sua Campagna� dovesse pagare all'appaltatore come se avesse macinato in �Roma o suoi suburbij�. Cos� pure i �Padroni e Affittuarij de' Casali Romani soliti a pigliar pane e far fare il pane in Roma per li loro lavoranti e Massarie non possino far provvi�sione di pane e farina [...] fuori di Roma ne' Castelli convicini o al�trove� 14.

La tassa sul macinato nasce quindi da una motivazione non nuova: far fronte alle spese della guerra che venivano ad aggravare la situazio�ne della gi� esausta cassa statale. Urbano VIII continuava quel lungo processo di accentramento e di rafforzamento dello Stato, nel tentativo di assorbire i grandi feudi e di sminuire il potere baronale. La devolu�zione di Urbino (1630) e soprattutto la guerra di Castro (1642) com�portarono un costo molto elevato, pi� di dodici milioni di scudi 15. Nella vicenda della tassa sul macinato si rifletter�, pur nella ristretta en�tit� del fatto, lo svolgimento della politica papale nei secoli XVII e XVIII.

La gabella del macinato, dopo aumenti, soppressioni o diminuzioni, ai primi del secolo XVIII, sotto Clemente XI, si era attestata su 30 baiocchi per il Distretto e su 83 per Roma, �Agro e Territorio Ro�mano� 16. La differenza era consistente per cui i baroni e gli affittuari dell'Agro romano cercavano in tutti i modi di farsi considerare come facenti parte del Distretto e non dell'Agro, al fine di pagare la tassa inferiore. Anche l'appaltatore del macinato del Distretto era riuscito ad estendere la gabella del Distretto fino alle porte di Roma con evidente pregiudizio della Dogana Generale alla quale spettava l'esazione della gabella di Roma e dell'Agro. I proprietari e gli affittuari delle tenute dell'Agro si accordavano infatti con l'appaltatore del Distretto per una somma pattuita oppure macinavano nei molini dell'Agro senza il bollettino del macinato di Roma.

L'acquiescenza o la debolezza della Dogana Generale favor� la co�struzione da parte dei baroni di nuovi forni nell'Agro. La possibilit� di consistenti guadagni aveva sollecitato l'iniziativa di imprenditori privati che si rivolgevano ai proprietari ecclesiastici o laici per la costruzione di nuovi molini e forni, prospettando notevoli vantaggi, come � il caso della lunga vertenza con il Vescovato di Porto e S. Rufina nel 1705 17.

Di fronte a questi abusi la Dogana Generale reagisce, cercando di ri�prendersi i diritti sul macinato dell'Agro e di impedire l'apertura di nuovi forni o addirittura di demolire quelli costruiti senza autorizzazione.

Il Camerlengo ottiene da Clemente XI nel 1704 la formazione di una Congregazione particolare, di cui faceva parte anche il Prefetto dell'an�nona, il futuro cardinal Nuzzi 18. La presenza del Prefetto non � casua�le, perch� i legami e gli interessi con questa gabella erano strettissimi. Del resto i Prefetti dell'annona avevano gi� pubblicato dei bandi su questa gabella, come quello del 1666 19.

Alla offensiva della Dogana Generale rispondono immediatamente �tutti� i proprietari delle tenute, dei forni e dei molini e anche l'appalta�tore del Distretto. La Congregazione particolare 1'8 maggio 1704 emana una risoluzione contenente una pericolosa e pregiudizievole concessio�ne in favore dei grossi feudatari. Mentre da una parte si reprimeva l'abuso invalso, obbligando a pagare la gabella del macinato di Roma di baiocchi 83 per rubbio di grano, invece dei 30 del Distretto, anche per il grano che si macinava e per il pane che si spianava nei forni dei casali dell'Agro, dall'altra parte si prefiggeva il termine di due mesi ai padroni dei casali �ad deducendum eorum Iura super praetensa exemptione� 20.

A prima vista non si comprende bene il perch� di questa conces�sione. Infatti l'esenzione non riguardava il pagare o meno la gabella, quanto l'essere esenti dal pagare quella pi� alta di Roma e dell'Agro e poter pagare invece quella minore, di baiocchi 30, prevista per il Di�stretto, come del resto avevano sempre fatto trasgredendo le disposi�zioni dei bandi. La mobilitazione dei proprietari e le ragioni addotte, che si riducono in realt� al potere di giurisdizione detenuto dai feudatari sulle loro propriet� e secondariamente alla �equivoca� definizione di Agro romano, avevano aperto una pericolosa breccia, che sar� abilmente sfruttata dai baroni.

La causa si protrarr� per tutto il 1704 e il 1705, senza poter essere risolta. La Congregazione particolare ad alcuni conceder�, ad altri ne�gher�, ma soprattutto cercher� di prender tempo: �Dilata et interim su�persederi in molestiis et coadiuventur probationes� 21. Le prove richie�ste per non pagare la tassa del macinato di Roma e dell'Agro erano in realt� �iura super praetensa iurisdictione�, quella famosa concessione della �qualit� giurisdizionale� che, a determinate condizioni, avrebbe fatto considerare la propriet� feudale come � territorium separatum� e quindi non �de Agro� anche se materialmente �in Agro�, ma come �un luogo del Distretto� in virt� appunto della qualifica giurisdizionale. La politica della dilazione e della indefinizione se da una parte complicava la questione, dall'altra lasciava la possibilit� alla Camera Apostolica di non compromettersi completamente con i potenti feudatari, che tanta voce avevano per l'approvvigionamento granario di Roma e per l'alleanza con molti del ceto curiale 22. Infatti ormai molti proprietari si davano da fare per dimostrare la qualit� giurisdiz�onale delle loro te�nute.

La Carnera decise allora di separare l'appalto dell'Agro da quello di Roma, fermo restando il pagamento della gabella di b. 83 come era prima. Questa soluzione non solo non tolse gli abusi, ma aument� gli inconvenienti. Dietro chirografo di Clemente XI del 25 novembre 1705 il Camerlengo Giovanni Battista Spinola concesse per la prima volta �l'appalto della Gabella del Macinato per i Forni e Molini posti nell'Agro, e Territorio di Roma da esigersi nel modo appunto che si paga in Roma�, riservandosi alcuni forni che si erano accordati con la Camera. L'appalto fu concesso a Giovanni Battista de Carolis e Giovanni Paolo suo figlio per 1250 scudi l'anno per la durata di circa dieci anni, fino al 1716 23. Il territorio romano, in senso lato, per la tassa sul macinato veniva cos� diviso in quattro appalti: Roma, Agro, Distretto, Marittima e Campagna. Il de Carolis, che gi� aveva l'appalto del Di�stretto e di Marittima e Campagna, era riuscito a farsi assegnare anche quello dell'Agro.

E' evidente che in ci� � stato favorito dai grossi proprietari che in questo modo potevano continuare a operare come prima, cio� ad accordarsi con il de Carolis per una somma convenuta senza essere rigidamente ancorati al pagamento di 83 baiocchi per rubbio di grano. Questo modo di procedere, causa di �quamplures [...] abusus et cor�ruptelas� 24, malgrado editti gi� pubblicati all'inizio dell'appalto dell'Agro, durer� per altri due successivi appalti, fino al 1734, perch� gli appaltatori dell'Agro erano gli stessi del Distretto. In realt� il de Carolis aveva tentato di far pagare di pi� ai proprietari, ma poi aveva dovuto desistere. Tuttavia, per evitare un abuso generalizzato, negli editti fu�rono specificati i forni e le tenute, in tutto diciotto, soggette al paga�mento della gabella di b. 83. In realt� saranno solo queste e non molte altre a pagare la gabella di b. 83 25.

La svolta avviene nel 1734 e dar� origine a �controversie mai eccitabili da mente umana�, come enfaticamente si esprimeva il difen�sore degli appaltatori dell'Agro Santori e Grilli 26. Nel 1734 infatti, per la prima volta, l'appalto del macinato del grano viene concesso ad appaltatori diversi da quelli del Distretto. L'appalto del Distretto � appannaggio di Giovanni Andrea Conti per sc. 41.5001'anno; l'appalto dell'Agro se lo aggiudicano Santori e Grilli per 1.700 scudi l'anno per nove anni. Si viene a rompere cos� quell'equilibrio e quel �modus vi�vendi� basato essenzialmente sul compromesso, sull'accordo, sulla violazione della legge ma tale che non ledesse in maniera vistosa nes�suno. L'errore dei nuovi appaltatori Santori e Grilli � stato quello di voler far fruttare al massimo l'appalto, applicando rigorosamente e in fondo giustamente le disposizioni degli editti. A questo sconvolgimento di tradizioni consolidate, di equilibri di interessi ormai trovati si sono ribellati non solo baroni, affittuari, appaltatori del Distretto, ma in fon�do anche la Camera Apostolica, che se in un primo tempo, come era doveroso, si era schierata con Santori e Grilli, alla fine obbligher� con il proprio atteggiamento ambiguo gli appaltatori a far causa contro di lei 27. Santori e Grilli ottengono nel 1734 e 1735 dal Tesoriere generale e dal Camerlengo dei bandi nei quali vengono rimesse in discussione le esenzioni del 1704 e 1705, con in pi� delle disposizioni gravemente compromettenti per padroni e affittuari: �Tutte le tenute situate nell'A�gro Romano e come sopra descritte nella Tassa fissa delle strade rinno�vata dell'anno 1706 nelle quali anche non vi siano n� Molino n� Forno, s'intendono comprese nell'Appalto del Macinato dell'Agro Romano e siano soggette al pagamento della Gabella alla ragione di baiocchi 83 per rubbio di grano� 28. Tutte le tenute che pagavano la tassa delle strade, senza eccezione di alcun genere, erano soggette alla gabella, comprese quelle dove semplicemente si consumava pane: con questa disposizione �surrettizia� venivano d'un colpo eliminate le esenzioni derivate dalla qualit� giurisdizionale delle tenute. I feudatari insorgono, con alla testa i pi� rappresentativi, il Capitolo di S. Pietro e i Borghese, e con una tattica intelligente si coalizzano, creano confusione, danno contemporaneamente battaglia in tribunali diversi. Clemente XII � ob�bligato allora, nel 1736, ad avocare tutte le cause direttamente e unica�mente al Camerlengo e a istituire una Commissione particolare.

La Congregazione deputata a risolvere l'intricata causa era composta dai prefetti di importantissimi dicasteri, come il Camerlengo, il Teso�riere generale, il Prefetto dell'annona, il Presidente delle strade, il Fiscale 29. Il 7 settembre del 1736 emise una sentenza di grande rile�vanza, avversa agli appaltatori dell'Agro Santori e Grilli, ma tendente anche a limitare il potere giurisdizionale dei baroni: �Tenutas habentes jurisdictionem habitu cum actuali eius exercitio teneri ad solutionem gabellae macinatus ad rationem ob. 30 pro quolibet rubro frumenti tantum� 30. Viene ribadito il valore della giurisdizione, con la precisa�zione per� che questa deve essere attualmente e fattivamente operante, deve possedere cio� dei requisiti, che si cercher� di esplicitare. La Congregazione specifica anche alcune tenute che rientrano in questa esenzione; per altre, come quella del Sasso dei Patrizi, la decisione � sempre quella di rimandare: �dilata�; i proprietari hanno trovato il mo�do di esimersi ancora dal pagamento.

In questa situazione di stallo entrano decisamente in scena, per sal�vaguardare i loro interessi, gli appaltatori dell'Agro Grilli e Santori. E' ormai battaglia aperta tra feudatari, Camera Apostolica, appaltatori e anche la categoria dei pastori. Nel 1740 gli appaltatori ricorrono alla Congregazione dei Conti contro la Camera Apostolica. Mettono in evi�denza il mancato introito che pure, secondo le disposizioni dell'appalto, avrebbero dovuto avere. In primo luogo accusano la Camera Aposto�lica di essersi riservata delle tenute con forni gi� presenti o che in se�guito sarebbero stati aperti. In secondo luogo denunciano la collisione tra Camera Apostolica e proprietari; in particolare fanno rilevare che la Congregazione Camerale non ha mai preso una posizione chiara e de�cisa in favore degli appaltatori. Fanno ricadere sull'atteggiamento am�biguo della Camera Apostolica il fatto che nessuno dei proprietari, dal 1735, ha voluto pagare �nemmeno un quattrino�, eccetto le solite di�ciotto tenute espressamente elencate nei bandi; per l'azione �della mag�gior parte delle tenute ritenute pretese giurisdizionali� rimasero debitori della Camera della somma di sc. 3.000 circa. Per rubbia 31.306 dal�l'anno 1735 fino alla fine dell'appalto novennale �nec obulum pro h.i gabellam a maiori parte Possessorum Tenutarum Agri Romani exigere valuerunt� ; in realt� gli appaltatori non hanno potuto godere nemmeno due delle dieci parti del loro appalto. A tutto ci� c'� da aggiungere le spese per le liti �intrigatissime e dispendiosissime� 31.

Ma un altro ceto entra in scena contro gli appaltatori: gli affidati. Anche i pecorari, che vengono nella Campagna romana a pascolare i greggi e prendono a colonia le tenute dell'Agro, pretendono con il pri�vilegio della fida di non essere tenuti al pagamento di questa gabella n� come coloni n� come pastori, per il fatto che lavoravano la terra dopo la stabbiatura delle pecore. Di questo privilegio approfittano subito anche i padroni o affittuari delle tenute dell'Agro. Per il fatto che anche essi tengono animali nelle tenute, sono riusciti a munirsi del privilegio della fida e come affidati hanno preteso l'esenzione del pagamento della ga�bella 32.

E' una congiura incrociata contro l'appalto, che vede lo stringersi o lo sciogliersi di alleanze dettate dall'interesse immediato. I pastori di�ventano coloni e i proprietari diventano pastori a seconda delle circostanze. Alla Camera Apostolica interessava soltanto non perdere l'in�troito fissato nell'appalto. Per il resto cercava di barcamenarsi senza troppo ledere gli interessi legati all'agricoltura e alla pastorizia. La vittima da sacrificare era la pi� debole, gli appaltatori appunto. Questi ca�piscono il gioco della Camera che non vuole prendere posizione, �non si sa con quale motivo di ragione�, e che abbandona al proprio destino il naturale alleato; era la Camera stessa in prima persona che doveva tutelare gli interessi legati all'appalto 33.

La richiesta di risarcimento da parte degli appaltatori era dunque giustificata, perch� non erano state chiaramente rispettate le disposi�zioni contenute negli articoli dell'appalto. Ma la Congregazione dei Conti nel 1745 rigetta la richiesta di defalco con una motivazione anche irridente. Afferma infatti che la colpa � esclusivamente degli appaltatori perch� non sono riusciti ad ottenere il pagamento totale della gabella, mentre avrebbero potuto avere la possibilit� di farlo in base alla risolu�zione della Piena Camera del 1736, che diceva che �per tenute giurisdizionali si intendino e sieno quelle nelle quali si esercita l'attuale giurisdizione colla retenzione dei Ministri necessari�. Avrebbero dovu�to quindi costringere al pagamento tutte quelle tenute che non rispon�devano ai requisiti proposti e se non l'hanno fatto la colpa � loro 34.

La lunga lite con gli appaltatori, lo scontro sempre in atto con la Camera, la pericolosa risoluzione del 1736 che prevedeva la fattiva giurisdizione e la presenza di lavoratori in tenute pressoch� disabitate, hanno indotto i baroni dell'Agro a compiere un atto non facilmente ri�scontrabile nella storia della feudalit� romana. Si costituiscono in �societ� e prendono essi stessi l'appalto della gabella del macinato dell'Agro, almeno a iniziare dal 1760 e fino alla fine del secolo, preci�samente fino al 1797, come prevedeva il contratto. Gli editti nominano come appaltatori i baroni pi� rappresentativi: il Capitolo Lateranense e Vaticano, l'Arciospedale di S. Spirito, Doria Pamphili, C�rsini, Altieri, Borghese �et altri padronali de Forni�. Vengono sempre specificate le diciotto tenute, con l'avvertenza per� che sono soggette alla gabella an�che le altre tenute dell'Agro, e suona strana la consueta annotazione che �non siano defraudati� riferita ai nuovi appaltatori. Dalla tassa sono ancora escluse le tenute in causa nel 1704‑05 e nel 1736, �sopra de' quali pende ancora indecisa la causa della Congregazione Camerale� 35.

Per tutto un secolo circa non si era potuto o, meglio, non si era voluto risolvere il difficile conflitto tra l'affermazione dell'autorit� del centro e la salvaguardia dell'autonomia baronale. Ma il compromesso, la dilazione, il soccombere del pi� debole, la scelta della politica �immediata� possono essere gi� considerate, a seconda della prospet�tiva, una risposta e una risoluzione.

 

2. Il territorio elastico: l'Agro romano

 

I motivi addotti dai proprietari di tenute dell'Agro per non pagare la gabella di b. 83 per rubbio di grano, ma quella di b. 10 del Distretto, si riducono essenzialmente a due: il significato �equivoco� di Agro e il potere di giurisdizione.

La causa, come si � detto, si sviluppa intorno al 1736 quando il ter�mine di Agro romano viene usato con molta frequenza, ma ancora con molta incertezza. Del resto questa ambiguit� arriver� fino alla fine dello Stato pontificio; � sufficiente vedere i contrasti che ancora si sviluppe�ranno lungo tutto l'Ottocento, sempre a proposito di questa gabella 36.

I riferimenti, durante la lite, agli editti seicenteschi di Urbano VIII complicano ulteriormente la questione perch� la terminologia, ma spes�so anche il contenuto, non � chiara. Urbano VIII nell'imporre la gabella nel 1643 per Roma e dintorni nomina �Roma e suoi suburbii�. Gli stessi Conservatori in quell'anno indicano al pi� �Casali Romani� e �sua Campagna�: nel 1736 queste espressioni vengono interpretate come �Roma e Agro romano�. Lo stesso Camerlengo Spinola, nell'isti�tuire nel 1705 il primo appalto dell'Agro, parla di forni esistenti �nell'Agro o territorio di Roma�, ma nello stesso bando viene usata anche la dicitura �Agro e Territorio� e questa indeterminazione la si ri�trova molte volte in editti e bandi dei successivi anni. I punti di riferi�mento per tentare di ovviare a questa incertezza saranno soprattutto, durante la causa del 1736, il riferimento alla �Taxa viarum� come si era definita dopo il catasto alessandrino e ai giuristi, in modo particolare al De Luca, ma anche a considerazioni di carattere amministrativo, come il criterio della tassazione.

Il significato del termine �Agro romano� viene a specificarsi e a im�porsi, senza per� che diventi criterio riconosciuto e accettato da tutti, con la �Carta� del Cingolani e con l'opera dell'Eschinardi. Il Nibby afferma che il Cingolani nella sua carta �descrisse l'Agro Romano pro�priamente detto� 37. La �Carta Topografica dell'Agro Romano� venne stampata nel 1692 38. Nella dedica, scritta in realt� dall'Eschinardi, vengono spiegati i motivi per cui era stata fatta: la �perfetta ammini�strazione dell'annona� e �l'esatta cultura de' campi�. Ma nella stessa dedica viene usata l'espressione �Campagna di Roma�, segno che i due termini per quel periodo in realt� si equivalevano 39.

La carta del Cingolani � in stretta correlazione con il Catasto Ales�sandrino del 1660 40che, � opportuno ricordarlo, � stato compilato al fine di una pi� equa e precisa imposizione della � Taxa viarum�. Nella polemica che si sviluppa nel 1736 ci si richiamer�, per contestare gli editti sulla gabella del macinato, alla vera natura di questo catasto. Alessandro VII aveva ordinato al p. Francesco Eschinardi di preparare una �Carta Topografica� delle tenute dell'Agro per sintetizzare in ma�niera organica tutto il materiale raccolto nel catasto. La morte di Ales�sandro VII nel 1667 imped� questo progetto, ripreso poi dal Cingolani, che utilizz� per la sua carta del 1692 sia il materiale del catasto che l'ispezione personale ai luoghi. L'Eschinardi, dietro invito del Cingo�lani, controll� la carta, esaminando anche lui, per quanto gli � stato possibile, i luoghi descritti nella carta. Partendo dai dati contenuti nella carta cingolana, 1'Eschinardi pubblic� nel 1696 41 �un'operetta di erudizione�, in realt� una guida di Roma e dintorni, divenuta in seguito �rarissima� e ricercata dai forestieri 42. Neanche nell'opera dell'Eschi�nardi vi era per� l'elenco delle tenute comprese nella carta del Cingola�ni, che fu compilato nelle nuove ristampe del 1704 43 e del 1770 44. Solo nella prefazione dell'edizione del 1770 Domenico Campiglia deli�mita i confini dell'Agro. E' opportuno ribadire che se ancora oggi per la delimitazione dell'Agro per i secoli XVII‑XIX ci si rif� essenzial�mente all'opera dell'Eschinardi e del Cingolani e ai successivi catasti come quelli del 1787 e 1803 e altri dell'Ottocento 45, per il periodo che ci interessa la carta cingolana era s� punto di riferimento, ma non criterio privilegiato per la delimitazione territoriale 46. Si dar� invece pi� valore legislativo e amministrativo alla �tassa delle strade�, come quella del 1706, derivata e aggiornata dal Catasto Alessandrino 47.

L'altro punto di riferimento per la delimitazione dell'Agro � la dot�trina giuridica, in particolare quella �eruditissimi Viri Eminentissimi Cardinalis De Luca� 48. In realt� anche nel De Luca ci sono incertezze e posizioni personali. I termini e il contenuto da specificare sono, nella disputa, quelli di territorio, Distretto, Agro romano. Il termine giuridi�camente pi� richiamato nei secoli XVII e XVIII � quello di Distretto, ma non per questo meglio precisato, a causa delle diverse accezioni sia nel tempo che negli atti pubblici 49. Per �Urbis districtum� si intendeva il territorio che si estendeva �circum circa� per 40 miglia S�. Questa delimitazione venne fissata da Gregorio XIII nel 1580, anno della ri�forma dello Statuto di Roma 51; prima infatti l'estensione del Distretto era di 100 miglia 52. Ma il De Luca a proposito del Distretto avverte: �Illud non esse vocabulum univocum sed aequivocum, quod etiam Agro Romano, quantum se protendit eius ambitus decem milliarum circum circa, convenire potest� 53. L'importante � qui far notare l'estensione dell'Agro, 10 miglia, anche se l'autore lo mette quasi per inciso e senza conferirgli gran peso giuridico. A1 termine Agro � stret�tamente collegato quello di pianura �ubi non sint montes ac loca ele�vata�.

II significato di pianura o di campagna di Roma non pu� applicarsi al Distretto, ma solo all'Agro, venendo cos� in pratica a equiparare i due termini Agro e Campagna 54. Il De Luca fa notare la difficolt� di comprendere il termine particolare di �planum� dal punto di vista grammaticale e la debolezza dal punto di vista giuridico 55.

Sia il Distretto che l'Agro formano il territorio di Roma. Se da una parte l'autore sembra privilegiare l'Agro come �proprium ac particulare territorium Romanae Civitatis, contraddistictum ab alio territorio magis lato, quod ad differentiam explicatur sub nomine districtus� 56, d'altra parte assegna maggior valore giuridico al Distretto quando afferma che Distretto e territorio sono sinonimi e �sonent in idem� 57, e soprattutto quando precisa che � quamvis ex quadam vulgi opinione, territorium Urbis reputetur illud quod explicare solet sub nomine agri Romani [...], attamen id nullam habet subsistentiam nisi quando subiecta mate�ria ita exigat justa casum� 58. Quest'ultima osservazione pu� essere as�sunta come regola generale e lo stesso De Luca cita il caso, �De Gabella equorum alias plani� a proposito della quale l'estensione territoriale del Distretto � uguale o addirittura �quid minus quam ager Romanus seu planum�, mentre in altri casi, soprattutto in esazione gabellare, il Distretto pu� estendersi anche al di l� delle 40 miglia 59.

L'estensione pertanto delle 40 miglia per il Distretto e delle 10 per l'Agro non � regola rigida di interpretazione. L'uso infatti di questi termini deve essere commisurato non solo al tempo di estensione di bolle, editti, contratti riguardanti queste delimitazioni territoriali, ammi�nistrative e giuridiche, ma pure al significato che in un determinato contesto venivano ad assumere. Altri elementi, quali l'osservanza consuetudinaria 60 e il potere di giurisdizione, rendevano non sempre age�vole l'esatta interpretazione legislativa.

La indeterminatezza territoriale e amministrativa � stato il motivo per cui tutte le parti in causa nella lite del 1736 avessero buon gioco nel re�clamare le proprie ragioni. Si giunge cos� a posizioni esattamente opposte, basate sempre sulla interpretazione delle disposizioni legisla�tive.

Per gli appaltatori della gabella dell'Agro, Grilli e Santori, l'Agro romano sarebbe la stessa cosa che territorio romano e quindi inglobe�rebbe anche il Distretto, cio� l'ambito territoriale delle 40 miglia. I motivi addotti sono quelli gi� esposti dal De Luca, usati con una certa fur�bizia, ma vengono avanzati altri criteri, per chiarire il significato di Agro. Secondo Santori e Grilli il limite tra Agro e Distretto sarebbe de�finito dall'appartenenza a �Citt� o Comunit� diverse. Infatti la tassa delle strade ordinata da Alessandro VII aveva lo scopo di riparare le strade del �territorio e Distretto� di Roma, e tutti i proprietari, in vista del Catasto Alessandrino, avevano presentato le piante delle tenute e dei casali esistenti nel territorio romano. La qual cosa, notano gli appalta�tori dell'Agro, non avrebbero fatto se casali e tenute fossero apparte�nute ad altre citt� o luoghi, cos� come non furono censite, per esempio, le tenute territoriali di Frascati, Albano, Velletri, Preneste, Campa�gnano 61. Si introduce quindi il concetto di centralit� o di polo di appartenenza delle citt� o delle comunit�, in questo caso Roma, come cri�terio di definizione di Agro, tralasciando invece il criterio deluchiano della distanza � circum circa�.

L'appaltatore del Distretto invece, rifacendosi soprattutto al signifi�cato �equivoco�, come lo aveva proposto il De Luca, e anche alla con�suetudine dei padroni di tenute dell'Agro di pagare la tassa del Distretto, dimostra che il Distretto ingloba pure l'Agro 62, rispondendo cos� in maniera totalmente opposta a Grilli e Santori.

In realt� quello che potrebbe suscitare sorpresa, ma forse non troppo, � il fatto che l'autorit� centrale abbia permesso per tanti anni l'abuso, da parte dell'appaltatore del Distretto, di riscuotere, malgrado appalti e bandi, la gabella delle tenute dell'Agro dei Gaetani, Giusti�niani, Ruspoli, Patrizi, Borghese, Capitolo di S. Pietro anche al tempo in cui la Camera Apostolica riscuoteva la gabella dell'Agro. L'osser�vanza consuetudinaria pertanto �religiose servanda et custodienda [...] tamquam lex contractus, qui adeo plenam obtinet firmitatem, ut illi nec Supremus Princeps derogare valeat� 63.

Ma non sono soltanto gli appaltatori a contendersi la terra: ci sono i grossi proprietari che non vogliono rinunciare al diritto consuetudinario di pagare la tassa pi� bassa del Distretto e faranno autentiche acrobazie legali per dimostrare che se anche fossero �in Agro� in realt� non sono �de Agro�. L'oggetto delle critiche pi� serrate � senz'altro la �taxa via�rum� di Alessandro VII e la mappa del Cingolani che comprendevano anche le tenute giurisdizionali.