Enrico Da Gai

I �GRANARI� DELL'ANNONA

 

�...basta rivolgere il pensifro all'orribile sconcerto, e

disordine estremo che sopraggiunge in un popolo

qualora venisse ad un tratto a mancare 1�alimento necessario,

la disubbedienza, il tumulto, la disperazione,

il pericolo prossimo della vita turbano subito l'ordine

tutto del governo e non rimane in una citt� vestigio

alcuno di regolamento ....� 1.

 

L'Annona ed i primi suoi granai

 

Il regolare approvvigionamento di grano era, in Roma, diretta manifestazione dell'autorit�, della peculiarit� e, in un certo senso, anche della stessa legittimit� dello stato ecclesiastico: come tale, esso venne assicurato non solo tramite un'apposita legislazione tesa a vincolare i produttori al mercato della capitale, ma anche con la creazione di scorte pubbliche di cereali, da utilizzarsi in caso di calamit� e deterrente efficace nei confronti di manovre speculative tentate da panettieri e accaparratori. Nel XII secolo, in una sorta di torre del portico del tempio di Minerva presso il Foro di Nerva, pare sia esistito un �granaio dei cardinali� di dimensioni notevoli ed organizzato su tre piani ciascuno suddiviso in quattro campate: sembrerebbe dunque che, gi� allora, (apparato ecclesiastico fosse coinvolto, in qualche modo, nella gestione delle questioni annonarie 2.

E' tuttavia solo nel XV secolo che (amministrazione pontificia appare assumersi direttamente il compito di organizzare, tramite la magistratura dell'Annona, l'approvvigionamento granario della citt� 3 ed � a partire almeno dal 1450 che le fonti testimoniano, con una certa conti�nuit�, l'esistenza di magazzini destinati all'ammasso del grano 4.

Per un lungo periodo questi granai vennero ricavati in locali presi in affitto e privi di caratteristiche distributive e funzionali che li differen�ziassero dai comuni magazzini, se non forse circa l'umidit� ‑ partico�larmente dannosa per il grano ‑ e l'ubicazione nell'abitato che doveva essere tale da consentire un agevole movimento di entrata ed uscita del cereale, anche in relazione alla localizzazione delle botteghe di panifica�zione 5.

In altri termini, la dizione �granaro� non indicava uno specifico tipo edilizio: con esso si intendeva, infatti, un comune locale, una parte di abitazione, un sottotetto, una rimessa. Questo termine, dunque, po�trebbe corrispondere alle attuali cantine, dispense o ripostigli per le ri�serve alimentari di una famiglia o di una comunit� e a Roma, infatti, praticamente ogni convento, monastero, o residenza familiare di un certo rilievo disponeva di un �granaro� 6. L'attesa per il successivo raccolto, le difficolt� dei trasporti e l'incertezza dei rifornimenti, la paura ‑ radicata nella popolazione romana ‑ di rimanere senza l'unica forma di alimentazione alla portata di ognuno, determinavano dunque l'accumulo di scorte di grano pi� o meno consistenti 7.

Con un passaggio piuttosto naturale, (amministrazione annonaria dovette servirsi, da principio, proprio di locali di questo genere, ba�dando solo, evidentemente, a disporre di magazzini in ciascun quar�tiere.

Appare dunque chiaro che queste stanze‑deposito non potevano es�sere in grado di assolvere adeguatamente alle esigenze dell'intera citt�, soprattutto in occasione di quegli eventi straordinari ‑ calamit� naturali o anni santi ‑ che determinavano vistosi incrementi della popolazione 8.

E' solo durante il pontificato di Gregorio XIII (1572‑1585) che con la formalizzazione della Prefettura dell'Annona 9 si ebbe anche la co�struzione del primo granaio pubblico della capitale. Infatti, tra i princi�pali attributi del nuovo Prefetto, monsignor Andrea Spinola, figurava ora anche l'esclusiva per l'acquisto di grano in tutto lo Stato al preciso scopo di dotare la citt� di una scorta alimentare costante. In questo quadro si collocano, dunque, la decisione di dotare Roma, anche in vista del Giubileo del 1575, di un adeguato magazzino pubblico, i lavori per il potenziamento del porto di Civitavecchia 1� e la costruzione di magazzini presso il porto di Ripa Grande 11 dove veniva sbarcato il grano imbarcato a Civitavecchia. Quest'ultimo, potrebbe essere rico�nosciuto nel lungo e stretto edificio, proprio a ridosso della riva del fiume nel tratto rimasto fuori della Porta Portese quando Urbano VIII ricostru� le mura a Trastevere. La sua struttura, tramandataci da nume�rose vedute 12 e da un disegno del XVII secolo 13 ‑ dovette essere rea�lizzata tenendo presente esclusivamente le esigenze imposte dalle ope�razioni di scarico dalle imbarcazioni che dovevano attraccare proprio in quel punto.

 

II granaio di Gregorio XIII

 

L'area prescelta fu quella del colle Viminale all'interno del recinto delle antiche Terme di Diocleziano.

Bench� Pio IV (1559‑1565) avesse gi� creato un collegamento di�retto con il centro della citt�, quest'area era certamente lontana dall'abi�tato e dunque il nuovo granaio difficilmente avrebbe soddisfatto alla primaria esigenza di fornire un agevole approvvigionamento ai panifi�catori. E difatti la nuova costruzione si basa su presupposti diversi: senza sostituirsi alla rete di magazzini di ridotte dimensioni estesi all'intero territorio urbano, il granaio gregoriano � concepito come cen�tro di raccolta, conservazione e smistamento delle enormi quantit� di grano che in base alla nuova legislazione dovevano essere direttamente sottoposte al controllo dell'amministrazione pubblica. Allo scopo era necessario disporre di superfici estese ed era, dunque, inevitabile al�lontanarsi dall'abitato. Altri fattori dovettero comunque portare alla scelta del colle Vimi�nale. In primo luogo, l'area offriva condizioni climatiche e morfologiche particolarmente vantaggiose, quelle stesse che avevano spinto il ponte�fice a scegliere il Quirinale anche quale personale residenza 14: in alto rispetto all'abitato, l'area era al sicuro dalle frequenti inondazioni del Tevere e meno umida e pi� ventilata, condizioni queste indispensabili per la conservazione del cereale.

In secondo luogo, lo stesso Pio IV, promovendo la trasformazione di alcune aule delle Terme nella chiesa di S. Maria degli Angeli 15, aveva gi� offerto un �modello ideale� per un utilizzo produttivo degli imponenti ruderi.

Anche per la costruzione del granaio venne scelto di utilizzare parte delle strutture romane: un disegno attribuito a Martino Longhi il Vec�chio 16 illustra il progetto, teso a completare e riattare tre delle aule ter�mali comprese tra l'ingresso di S. Maria degli Angeli e l'aula ottagonale a volta, posta nell'angolo nord‑occidentale del blocco centrale delle Terme.

Possono farsi a questo proposito due considerazioni: di carattere utilitaristico la prima ed architettonico la seconda.

Gran parte dei muri perimetrali di quello che avrebbe costituito �l'involucro� del magazzino era ancora in piedi: in un'ipotesi di riadat�tamento, il fatto avrebbe consentito una consistente economia di denaro e di tempi d'esecuzione, particolarmente vantaggiosa, quest'ultima, per la prossima apertura dell'anno santo. Inoltre, come appare evidente nel disegno del Longhi, le preesistenze non ponevano vincoli condizionanti alla realizzazione di un simile impianto.

Il progetto prevedeva, infatti, la costituzione di navate scandite da pilastri collegati da arconi, sui quali tessere i nuovi solai. Nell'adottare un simile impianto strutturale in ciascuna delle aule termali, l'architetto non tenne in alcun conto le diverse planimetrie di queste e si limit�, piuttosto, a posizionare i pilastri in relazione alle esigenze poste dalla luce delle campate delle travi e degli arconi che egli pensava di realiz�zare.

L'intervento consistette, dunque, esclusivamente nella messa in opera di diversi livelli all'interno dei tre monumentali involucri, cer�cando nello stesso tempo di non occupare, con le strutture, spazio pre�zioso per l'immagazzinamento del grano. A quest'ultima esigenza � da collegare anche la scelta di collocare l'ampia scala �a cordonata� al di fuori della fabbrica, utilizzando le murature di un magazzino posto so�pra un imponente muro di costruzione della prima sala delle Terme 17. Inoltre, per evitare l'impegnativo lavoro di sfondamento della spessa muratura all'altezza del piano terreno del granaio, si ricorse ad una breve rampa che permetteva l'accesso alla cordonata direttamente dalla piazza di Termini: soluzione macchinosa e scomoda ‑ se si pensa che per passare dal piano terra al superiore, bisognava uscire dal granaio ‑giustificabile solo in funzione di un effettivo vantaggio.

La necessit� di sfruttare, per l'asciugatura del grano, le favorevoli condizioni climatiche del sito impose l'apertura di numerose finestre che il Longhi ottenne sfondando in pi� punti il muro dell'involucro termale, in corrispondenza di ogni interasse compreso tra le file interne di pilastri 18.

Come documentano alcuni pagamenti risalenti all'epoca della costruzione, alle finestre delle facciate vennero posizionate solo �ferra�te� e �reti di rame� allo scopo di proteggere le merci lasciando allo stesso tempo la libera circolazione dell'aria all'interno delle sale. Per ognuna delle tre aule trasformate in granaio, il Longhi predi�spose, come appare evidente nel disegno, una porta aperta direttamente sulla piazza di Termini, mentre 1'intercomunicabilit� interna doveva es�sere assicurata dalle aperture originarie esistenti tra le aule, la presenza delle quali � documentata dai numerosi disegni delle Terme pervenuti fino a noi.

Oltre al piano terreno rialzato rispetto al livello stradale, vennero ri�cavati due piani superiori coperti da un tetto a quattro falde. Questi tre livelli risponderebbero ad un preciso ciclo di immagazzi�namento del cereale in uso ancora oggi 19. Il grano infatti, condotto al livello pi� alto e steso sul pavimento, veniva continuamente rivoltato 20 per consentirne la ventilazione e l'asciugatura; successivamente passava al piano inferiore, adibito alla conservazione vera e propria. Alla fase di scarico corrispondeva il piano terreno, ove il grano veniva insaccato per essere trasportato ai forni. Questo sistema di funzionamento spinge a supporre che anche i solai dei due piani superiori del granaio grego�riano, cos� come saranno quelli dei successivi magazzini, fossero dotati di chiusini per il passaggio del grano da un piano al sottostante 21. Ipo�tesi avvalorata, peraltro, dalla mancanza di una scala tra il primo piano ed il piano terra.

E' da osservare, inoltre, che scavando diagonalmente nel muro pe�rimetrale venne realizzato un collegamento tra la cordonata e i due piani superiori, allo scopo, si presume, di far trovare il facchino in posizione assiale rispetto alla navata centrale del magazzino, percorrendo la quale avrebbe potuto agevolmente scaricare sui lati il grano.

Emerge, dagli elementi fin qui riscontrati, l'estrema funzionalit� di questo tipo di fabbriche gi� dalla loro prima realizzazione.

La stessa planimetria di progetto mostra bene che, in occasione dei lavori di trasformazione delle aule in granaio, si pens� anche ad una si�stemazione dello spazio antistante la chiesa di Santa Maria degli Angeli e delimitato dai blocchi di muratura dell'antico Calidarium. E' evidente, infatti, che il Longhi si pose il problema della promiscuit� dei due in�gressi: quello della chiesa e quello del granaio. Nel disegno, un sottile diaframma murario, rappresentato a matita, avrebbe dovuto separare la �piaza inanzi la chiesa� dalla cordonata posta in un fianco di questa. Dalla parte opposta, poi, una linea parallela al muro, indica l'esigenza di regolarizzare questo spazio che appare quotato come le aule del gra�naio.

 

L'ampliamento del granaio di Gregorio XIII

 

L'incarico di seguire le operazioni che avrebbero portato alla costru�zione del granaio, era stato affidato dal pontefice al nuovo prefetto Spi�nola e al �Cardinal nepote� Filippo Guastavillano 22, mentre nella vicenda costruttiva potrebbe avere avuto una parte di rilievo anche il Car�dinale Comaro, spesso a seguito del pontefice, nei sopralluoghi in citt� per le molte opere edilizie promosse da quest'ultimo 23.

Appaltatore principale dei lavori fu il �magister Jacobus Bartolinus de Civitate Castelli�. Egli, infatti, stipul� con la Camera i due principali contratti, quello per la realizzazione delle murature 24 e quello per i solai ed il tetto della fabbrica 25, associandosi poi, in un ulteriore con�tratto 26, ad un mercante per la fornitura del legname occorrente. Gia�como Bartolini

‑ fratello del pi� noto Matteo, impegnato nell'opera di adduzione dell'acqua da Pantano di Griffi alla piazza di Termini e definito dal Lanciani uno dei pi� instancabili faccendieri del tempo 2'7 ‑ mor� per� quando ancora i lavori erano in corso 28. Fu necessario a questo punto stipulare un ulteriore contratto con nuovi capomastri 29 in quanto era stata presa la decisione di ampliare il magazzino comprendendo an�che l'aula ottagonale adiacente, dalla parte nord, alle tre sale termali fin li riadattate. A partire dal 1577, infatti, l'Annona paga 80 scudi ai padri di S. Maria degli Angeli per l'affitto del �granaro tondo� e di l� a non molto, inizia a corrispondere i primi acconti a favore di �m.o Nicol� Molinella et m.o Domenico de' Biadi per lavori che haveranno da fare nella fabrica del Granaro tondo a Termine� 30.

L'ultima aula termale, quindi, venne trasformata in granaio subito dopo il completamento delle prime tre, senza per altro essere mai acquistata dall'Annona, che, ancora per tutto il XVIII secolo, pagher� il relativo affitto ai padri certosini 31.

Le planimetrie successive mostrano che anche per questa aula otta�gonale vennero costruiti alcuni pilastri, otto per l'esattezza, con la me�desima funzione dei precedenti.

Appare evidente, in questo ultimo intervento, l'adeguamento alla ri�soluzione tecnico‑planimetrica adottata nelle prime tre aule del granaio. La pilastratura, evidentemente considerata soluzione soddisfacente, fece venire meno qualunque tipo di considerazione di carattere archi�tettonico riguardante le caratteristiche della prees�stenza. In un organi�smo perfettamente centrale, infatti, si realizzarono le file parallele di pi�lastri mantenendo gli allineamenti delle aule precedentemente realizzate.

La direzione dei lavori dovette essere affidata al �Misurator della Camera� Mercurio Ramondi che, secondo la documentazione reperita, esegu� le stime e le �Misure� dei lavori. Queste perizie vennero poi �controfirmate da Ms Mart.o Longo Architetto di N.S.�, fatto questo che avvalora l'attribuzione del disegno dell'Accademia di S. Luca al Longhi 32.

Il prospetto del granaio gregoriano, secondo l'incisione di Natale Bonifacio del 1588, era ornato da una vistosa iscrizione, il cui testo ricalcava esattamente quello della lapide ancora esistente in sito 33. La questione appare certamente singolare in quanto, solitamente, sul fronte degli edifici, al di sopra del portale o al centro della fabbrica venivano collocate l'arme papale e la lapide piuttosto che iscrizioni sull'intonaco, per di pi� di tali dimensioni. Il fatto che non si tratti di una rappre�sentazione fuori scala della lapide allo scopo di consentirne la lettura � testimoniata dal rinvenimento del mandato di pagamento al pittore �Cola da Gennazzano�, �per Haver dipinto in cantone Tarme di N. S. delli Ill.mi Card.li Cornaro e Guastavillano et l'epitaffio dov'era 1'iscrittione nella facciata di detta fabbrica...� 34. Secondo la documen�tazione reperita, inoltre, il Cola venne anche pagato per l'esecuzione dello stesso lavoro fatto sulla �pietra del'epitaffio che � stato posto nella fabrica sotto l'arme di n. s....� 35 realizzatata poi, come l'emble�ma del pontefice, dallo scalpellino Rocco da Montefiascone.

Il granaio gregoriano, dunque, doveva avere in origine un aspetto molto simile a quello disegnato dal Bonifacio e, nel particolare contesto costituito dalle Terme, la grande iscrizione ‑ certamente realizzata con gli stessi caratteri romani della lapide ‑ pu� essere letta come una espli�cita allusione alle grandi iscrizioni dedicatorie romano‑imperiali.

Sebbene fosse gi� avvenuta una prima trasformazione �cristiana� dell'impianto termale, il valore simbolico del complesso doveva essere, all'epoca, ancora molto forte. La prima trasformazione, infatti, era stata preceduta da una cerimonia di benedizione delle Terme, colpevoli ‑ se�condo la tradizione ‑ di essere state realizzate con il lavoro forzato di 40.000 schiavi cristiani. Sull'abside della chiesa di S. Maria degli An�geli, la scritta �Quod fuit idolum nunc est Virginis. Auctor est Pius ipse Pater. Daemones aufugite�, si poneva come un costante esorcismo sull'architettura pagana 36. In un impianto cos� fortemente caratteriz�zato, non compreso all'interno dell'abitato e quindi non contaminalo da quelle situazioni d'uso decontestualizzanti pi� comuni ai ruderi della parte bassa della citt�, la trasformazione di qualche sua parte, doveva porsi infatti come un'operazione, se non azzardata, certamente �forte�. Tanto pi� che gli interventi papali, nonostante le notevoli dimensioni non erano ancora che modesta cosa nella vastit� dell'intero complesso. Di qui, sembrerebbe, la necessit� del pontefice di enfatizzare la propria opera e di celebrare con la grande iscrizione al centro della facciata, quasi in competizione con le antiche, la prima opera pubblica di questo tipo, certamente bene accetta dalla popolazione romana.

 

II granaio di Paolo V

 

�Per mantenimento delle vettovaglie [Paolo V] ha fabbricato Granari e Farinari, dove faceva conservare molta quantit� di grani e farina. E la farina particolarmente contro la Malitia de Fornari ed inondatione del fiume� 37. Nel 1609, dunque, a fronte di una poderosa attivit� di poli�tica annonaria, Paolo V (1605‑1621) promosse l'edificazione di un nuovo granaio. La fabbrica ‑ cos� come evidente nella pianta di Roma del Maggi del 1625 ‑ venne collocata in posizione adiacente alla riattata Rotonda termale dell'edificio gregoriano e perpendicolarmente ad esso. II pontefice consolid� in questo modo ‑ dopo che i lavori sistini aveva�no conferito alla piazza di Termini le caratteristiche di �abitato� 38 ‑ la vocazione urbana dell'area come centro annonario della citt�.

Questo nuovo edificio, che incorpora ulteriori porzioni dei ruderi delle strutture termali, ha lo scopo preciso, come recita l'iscrizione an�cora presente sul posto 39, di ampliare il primo granaio. Difatti tra i due corpi di fabbrica venne realizzato un passaggio di comunicazione di�retta. Fatto questo che deve aver creato non pochi problemi agli esecu�tori dell'opera, i quali, dovendo far corrispondere le quote interne dei vari solai a quelle dell'edificio preesistente, in presenza anche di di�verse quote nel livello del terreno, dovettero rinunciare al leggero rialzo del piano terra, utile alla protezione dei grani dalle possibili invasioni delle acque piovane. Il risultato fu che, nel 1612, a seguito proprio di un simile incidente, si rese necessario abbassare il livello del terreno intorno all'edificio. In tale occasione, inoltre, venne ammattonato il cortile sul retro e, al suo centro, venne eretta una fontana ottagonale 40, ben visibile nella pianta del Nolli e nelle planimetrie qui riprodotte.

La fabbrica paolina non presenta alcuna modifica sostanziale rispetto al granaio gregoriano, se non il fatto che il nuovo edificio venne solo in parte realizzato sui resti monumentali delle Terme. In una piccola sala ancora in piedi, adiacente alla grande aula ottagonale, venne collocata la scala a cordonata, mentre il magazzino, libero dagli spessi muri tra�sversali che caratterizzavano il Gregoriano, venne organizzato, al piano terra e a quello di �mezzo�, in una sala a quattro navate, divisa da tre file di pilastri collegati da ampi arconi. Le planimetrie dell'edificio re�datte da Valadier all'inizio del XIX secolo per studiare una possibile conversione dei granai in caserme per le truppe di occupazione france�si 41, mostrano bene come il �piano di cima� sia del paolino che del precedente granaio gregoriano, presentava una rarefazione della fitta maglia di pilastri.

Sui tre lati liberi dell'edificio, ad ogni campata interna corrispon�deva, in facciata, una apertura. Ci� che si realizz�, quindi, adattando alle preesistenze le nuove murature della fabbrica gregoriana, nel Pao�lino trova la sua libera esecuzione ed i pochi vincoli imposti dalle mu�rature termali vennero eliminati senza troppi problemi. Sembrerebbe, infatti, che la parte curva ‑ che � stata negli anni trenta del nostro secolo arbitrariamente ricostruita a fianco dell'iscrizione dell'arme di Paolo V ‑fosse stata demolita proprio in tale occasione per far si che il muro di facciata fosse perfettamente rettilineo. Inoltre, nella porzione di muro compresa tra la parte semicircolare e l'aula ottagonale del gregoriano si possono vedere anche le tamponature delle finestre e del portale princi�pale aperti, anche qui, mediante lo sfondamento del muro termale 42.

Secondo quanto stabilito nel contratto stipulato tra la Camera e i ca�pomastri muratori Marco Antonio Fontana e Pietro Bosciro il 29 otto�bre 1608, i lavori per la costruzione del granaio sarebbero dovuti ini�ziare �il giorno seguente doppo la solennit� de morti�, per essere con�clusi alla fine dell'aprile successivo 43. La straordinaria velocit� di ese�cuzione dei lavori prevista nel contratto (solo sei mesi) � per� messa in discussione dal reperimento di alcune notizie: mentre una prima �misura� del muratore Fontana, in data 8 novembre 1608, documenta l'effettivo inizio dei lavori 44, la visita di Paolo V al cantiere ancora nel novembre del 1609 45 testimonia il proseguire delle opere ad un anno dal loro inizio.

La gi� citata �misura� dei muratori, relativa alla costruzione del piano terreno di questa fabbrica, ha anche consentito di stabilire che i conteggi delle partite di lavoro realizzate ‑ solitamente eseguite dall'ar�chitetto incaricato o dal �sovrastante� della fabbrica ‑ vennero redatte da Gio. Maria Bonazzini. Questo architetto, noto per essere uno dei frequentatori dello studio di Flaminio Ponzio e forse suo stesso pa�rente, potrebbe aver avuto, dunque, l'incarico della costruzione della fabbrica.

La presenza del Bonazzini, per�, chiamerebbe direttamente in causa anche il Ponzio, al quale avrebbe potuto essere stata chiesta la reda�zione del progetto di ampliamento dell'opera pubblica sulla base della carica da lui rivestita di architetto camerale. Ipotesi poi avvalorata dalla prassi di lavoro caratteristica del Ponzio che, all'interno dei suoi canneri, prevedeva la costante collaborazione di assistenti 46.

I computi del Bonazzini, comunque, risultano successivamente ap�provati da Giulio Buratti, un architetto �misuratore� della Camera del quale si conosce l'intensa attivit� svolta, in particolar modo, presso i pontefici Paolo V e Urbano VIII 47.

 

II granaio di Urbano VIII

 

Un ulteriore ampliamento dei magazzini annonari venne disposto da Urbano VIII (1623‑1644) con il prolungamento della fabbrica paolina fino a strada Pia e la costruzione, su questa, di una testata con facciata architettonicamente definita, in netta contrapposizione a quelle austere e seriali delle fiancate e delle fabbriche precedenti. L'intervento, in un certo senso, mette la parola fine a una sorta di gioco del domino tra pontefici, che con aggiunte ed ampliamenti si proponeva da oltre ses�santa anni 48. Nel mese di novembre 1639, facendo seguito ad un ordine del Car�dinale Francesco Barberini ‑ al quale venne evidentemente affidato l'incarico della costruzione del granaio � �Fra' Michele da Bergamo Capucino sopraintendente di tutte le fabriche dilla R.da Camera� peri�zi� il terreno necessario alla costruzione bene evidente, nell'immagine del Maggi, sulla sinistra del paolino dietro al portale sulla piazza di Termini 49.

Nella �misura� del terreno � riportata una sommaria planimetria dalla quale risulta chiaramente l'estensione del sito: da ridosso i �Gra�nari vecchi� fino a �strada Pia�. Successivamente all'emissione di un breve datato 12 dicembre 1639, relativo all'ampliamento dei granai ai fini della pubblica utili�t� 50, si procedette all'acquisto del terreno, del �portone di travertino con parti di peperino� e dei �muri del terrazzo, selciata, et muri antichi, arbori, viti, vigna bassa, Gelsi, con altre scommodit�...� in parte visi�bili nella stessa immagine 51. Le differenze di livello esistenti tra la piazza di Termini e le varie parti di terreno acquistate dai padri di Santa Maria degli Angeli, gioca�rono un ruolo determinante nella progettazione. Anche in questo caso la soluzione