Mar�a Victoria L�pez Cord�n

DALL'UTOPIA INDIANA ALLA MALEDIZIONE DELL'ORO: L'AMERICA NEL PENSIERO SPAGNOLO DEL XVI E XVII SECOLO

 

I. Introduzione

 

La presenza spagnola in America oltre a trasformare profondamente la realt� amerindia ebbe importanti conseguenze anche sul processo storico della Spagna, sia sul piano socio‑economico che culturale. Gli storici spagnoli e stranieri che si sono occupati del tema hanno prestato particolare attenzione alle ripercussioni che l'impatto ebbe sulla congiuntura economica ‑analizzando il rapporto tra l'arrivo dei metalli preziosi e la cosiddetta �rivoluzione dei prezzi� ‑ e agli effetti demografici e istituzionali del processo di colonizzazione. Allo stesso tempo, per�, attraverso lo studio dei dibattiti giuridici e morali che gi� all'epoca si erano verificati, essi hanno messo in risalto in modo esplicito il carattere polemico di quella conquista. Ci� ha prodotto un'importante bibliografia che in questi ultimi anni, in occasione del centenario e in seguito alla revisione critica di alcune impostazioni, si � notevolmente arricchita. Pur tuttavia non � stata ancora raggiunta una vera interconnessione tra gli studi sulla storia spagnola e quelli sul Nuovo Mondo, tanto che alcuni lavori evitano di affrontare il problema della reciprocit�, come se l'annessione fisica di territori fosse un fenomeno diverso dal processo di integrazione istituzionale e mentale. E infatti, fino alla met� circa del XVII secolo l'America fu, per la maggior parte degli spagnoli, uno spazio geografico sconosciuto che si riusciva appena a immaginare e che suscitava sentimenti contraddittori di curiosit� e di diffidenza al tempo stesso. Persino per coloro che le attribuivano un'importanza particolare ‑ salvo per chi c'era gi� stato ‑ i confini e le caratteristiche fisiche e umane apparivano indefiniti, come se �todo aquel orbe�, come lo chiamava Las Casas, fosse privo di riferimenti concreti e le sue singolarit� e le sue novit� potessero essere comprese soltanto attraverso il loro mondo. E' vero che la conquista fu seguita fin dall'inizio attraverso lettere, rapporti, allegati e cronache dissimili sia nelle intenzioni che per importanza, ma la stessa avidit� dei lettori provoc� una vera confusione tra le opere degne di fede e quelle che azzardavano ipotesi strampalate, che sembravano rifarsi pi� ai romanzi di cavalleria che alla realt� delle lontane Indie e delle varie �rep�blicas gentllicas� 1. Secondo la Bibliotheca Americana Vetust�ssima, intorno allla met� del XVI secolo erano state pubblicate sull'America z pi� di trecento opere, e sebbene figurassero resoconti cos� importanti come quelli di Colombo, Vespucci, Pedro M�rtir, Enciso, Juan Dial, Cort�s, Oviedo, Mart�n de Valencia, Zumarraga, Alvar N�nez, il loro contenu�to era offuscato dalla forza immaginativa di altri racconti in cui l'Arca�dia e l'Eldorado, i giganti e le amazzoni, i paesaggi esotici e gli animali fantastici venivano rappresentati secondo i modelli dell'immaginazione medievale o del mito, da poco recuperato, dell'et� dell'oro del mondo antico 3. Che il lettore di allora preferisse estasiarsi di fronte a un mondo fantastico piuttosto che accettare la normalit� degli abitanti di quel continente � comprensibile, soprattutto se si tiene conto delle cause che impedivano la diffusione di una veritiera informazione sull'Ameri�cal 4. Meno comprensibile � invece che alcuni umanisti preferissero dipendere dagli insegnamenti geografici del mondo classico piuttosto che accettare la testimonianza diretta dei loro contemporanei. Tale atteggiamento fece s� che il realismo e la precisione descrittiva di alcuni cronisti, preoccupati di dimostrare l'autenticit� delle loro testimonianze, venissero riconosciuti solo dopo circa tre secoli 5. Per tali motivi non � difficile capire perch�, pi� che una realt� tangibile, l'America fosse per gli spagnoli del XVI secolo un mito e un problema. Un mito, che ispirava fantasie e progetti e che serviva da valvola di sfogo per sfuggire alla durezza dei tempi; un problema, che minacciava di stravolgere la comprensione dello spazio circostante e al quale verr� attribuita la colpa di una serie di mali che sembrava non avessero n� urna spiegazione n� un rimedio e che cominciavano a far vacillare la potente monarchia spagnola. In entrambi i casi le opinioni furono condizionate pi� dalla congiuntura peninsulare ed europea che dalle circostanze americane e vennero formulate indipendentemente dalle osservazioni di chi conosceva quei territori e faceva di tutto per inserirli nei progetti dei governanti, mettendone in risalto l'estrema importanza e gli indubbi vantaggi che ne sarebbero scaturiti se fossero stati adeguatamente amministrati. Non tutti i punti di vista coincidevano: la preparazione intellettuale e gli interessi immediati di chi aveva dato corpo a tali speculazioni incisero tanto quanto il fatto che, nella maggior parte dei casi, si cercasse di evadere dalla propria realt� e di eludere i problemi di una critica politica diretta. Si tratta senza dubbio di una visione selettiva perch� la trasmissione del pensiero ci colloca gi� nell'ambito delle minoranze capaci di leggere, ma che senza dubbio merita di essere studiata perch� ha esercitato un'evidente influenza sulla rappresentazione mentale di un circolo pi� vasto, per il quale il concetto e il nome di America erano privi di un significato specifico.

 

2. L'impatto della scoperta

 

Dalla pubblicazione della prima lettera di Colombo, nel 1493, fino alle Informaciones, scritte su commissione del vicer� Toledo nel 1570, le notizie provenienti dall'America erano sempre state accolte con grande curiosit�. Curiosit� comprensibile, vista l'importanza dell'e�vento, e al tempo stesso diversa da quella provocata da avvenimenti collegati con altre aree, anch'esse poco conosciute, come la costa afri�cana, il lontano Oriente e lo stesso nord Europa. Nonostante la lonta�nanza, nessuno di questi luoghi era imprevisto o casuale, n�, d'altro canto, meritava di essere inserito nella categoria del nuovo. E' proprio questa espressione che fa meglio intendere in che misura i castigliani videro d'improvviso mutata la loro rappresentazione geografica del mondo come unit� culturale. Fino ad allora i contorni delle terre remote erano sfumati quando non sconosciuti, ma mantenevano un rapporto chiaro di continuit� con quelle comprese nella delimitazione cartogra�fica. Essa comprendeva buona parte dell'Africa e dell'Asia, con i suoi imperi sconosciuti, ma, soprattutto e prima di tutto, comprendeva un'Europa vista dal Mediterraneo, in cui le caratteristiche fisiche e cul�turali dei paesi e dei paesaggi sembravano quasi immutabili ed erano in perfetta sintonia con le qualit� morali attribuite all'insieme dei suoi abi�tanti. Fossero queste negative o positive, non rispondevano n� a cause storiche n� a circostanze modificabili, ma alla natura stessa, e come il clima, la vegetazione o i fiumi, anch'esse erano inalterabili 6. In conformit� con questa visione, gli uomini erano quasi automaticamente nobili o superbi, vanitosi o furbi, fieri o poco affidabili e come i difetti e le qualit� provenivano dalla nascita, cosi i rapporti tra le diverse co�munit�, fossero o meno (organizzate in stati, dipendevano pi� da queste peculiarit� interne che d;a interessi politici. Gli stereotipi nazionali, gi� ben definiti agli inizi dell 1500, vennero rafforzati dai continui conflitti che si verificarono durante tutto il secolo, fino al punto da spiegare in termini di inimicizia natturale gran parte degli antagonismi di quell'epo�ca. E ormai trasformati iin valori immodificabili, si mantennero intatti per gran parte del XVII: secolo e, in alcuni casi, anche oltre 7. Senza che si raggiungesse, natluralmente, la stessa precisione usata nel carat�terizzare gli abitanti di luna qualsiasi nazione europea, la natura delle popolazioni dell'Africa ce persino di quelle dell'Asia era, almeno nelle sue linee generali, ben conosciuta e veniva descritta con aggettivi pre�cisi. Ma tali conoscenze; non servivano in nessun modo n� per descri�vere l'immagine dell'A .rnerica n� per definire le caratteristiche ‑ nel senso di qualit� e difettti �naturali� ‑ dei suoi abitanti autoctoni. Lo stesso termine di scopeirta che si and� imponendo presupponeva non solo qualcosa di imprevisto ma anche di diverso, che costringeva a una particolare cautela nel momento di esprimere giudizi. Ad accentuare tale indeterminatezza, ben visibile nei primi resoconti, contribuivano inoltre la sporadicit� e la selezione delle notizie.

Il primo elemento di differenziazione di cui gli spagnoli si resero conto rispetto ad altri ambiti fu quello della discontinuit� geografica. Tra il vecchio e il nuovo continente c'era un vasto oceano, difficile da attraversare, che fino ad allora aveva impedito ogni forma di influenza o di contatto. Un mare imponente e sconosciuto che anche molto tempo dopo che era stata raggiulnta la terra ferma faceva credere di essere ap�prodati su di un'isola piiuttosto che su un continente. Essi si resero conto inoltre della ricca,variet� interna che impediva ogni sorta di de�scrizione di carattere gerlterico. Sempre in base alle loro categorie i cro�nisti, ufficiali o improvvisati, sottolinearono la ricchezza linguistica e seppero cogliere le differenze tra le varie culture, notando l'abisso che separava gli isolani, gentte rude e innocente che viveva in case di legno e di paglia, dagli abitantii autoctoni della Nuova Spagna, i quali dimo�strarono una tale ammiratzione nei confronti di Hernan Cort�s da spin�gerlo a chiedersi, in un primo momento, se veramente meritassero di essere schiavizzati g. E pii� volte sottolinearono la loro �rareza� ‑ vale a dire, la loro originalit� rispetto alle civilt� fino ad allora conosciute ‑ e il loro totale isolamento, non tanto fisico o geografico, quanto culturale, dalla tradizione occidentale che li emarginava dalla storia e rendeva im�possibile qualsiasi tipo di confronto. Questi tre elementi, rompendo il blocco compatto delle concezioni del mondo, ostacolarono la sovrap�posizione puramente meccanica dei nuovi territori a quelli gi� noti cos� come la gratuita attribuzione ai suoi abitanti di determinate qualit� no�rali.

Comunque, bench� significative, non furono queste le uniche que�stioni ad essere affrontate: altre considerazioni di carattere molto di�verso impedivano agli spagnoli di rifugiarsi nella comoda dottrina della differenza, vale a dire, nel semplice disprezzo del diverso, che in que�sto caso era anche oggetto di conquista. Secondo una mentalit� caval�leresca le gesta potevano essere giudicate solo in relazione all'impor�tanza dei vinti. E se, agli effetti della fama, combattere con masnade non era lo stesso che combattere con eserciti, non lo era neanche scon�trarsi con aborigeni arretrati o con nazioni, barbare forse, ma dotate, secondo le parole di Vitoria, di un �cierto orden en sus cosas� 9, gelosi della propria indipendenza e capaci di opporre resistenza. Anche sul piano religioso, la conversione era tanto pi� meritevole quanto pi� arduo risultava abbattere un impianto teologico preesistente che sor�prendeva per la sua complessit� 10.

Pertanto, nella misura in cui, i protagonisti, soldati o monaci, vole�vano veder riconosciute le loro imprese, essi dovevano evitare di smi�nuirle con gratuite e facili denigrazioni nei confronti di una popolazione indigena, le cui caratteristiche suscitavano sconcerto. Quei territori, in cui cose e persone erano �diferent�simas� 11, costituivano inoltre la piattaforma ideale per costruire una societ� nuova, o, perlomeno, per fare qualche tentativo di rinnovamento. In un momento in cui il vecchio mondo era diventato inaspettatamente ostile e la minaccia costante delle eresie, dei turchi o dei conflitti politici sembrava sconvolgere ogni cosa e alimentava il pessimismo, l'opportunit� di porre le basi di un nuovo mondo, lontano da tali problemi e per giunta in terre particolarmente fertili e ricche, poteva quantomeno apparire come un seducente ri�chiamo.

 

3. Tra l'invenzione e il paradigma

 

N� nella penisola, n� fuori di essa, esisteva una trasmissione diretta delle notizie che arrivavano dall'America; esse passavano attraverso un doppio filtro: quello della teologia e quello dell'erudizione classica. A causa della mancanza assoluta di punti di riferimento, per buona parte del secolo si rese necessario interpretare l'informazione che si riceveva mettendo in discussione in molti casi la veracit� delle testimonianze. Le maggiori reticenze non erano di ordine scientifico o morale, bens� mentale: bisognava inserire l'ignoto in categorie comprensibili, pun�tualizzando e sminuzzando descrizioni contraddittorie; bisognava uti�lizzare il linguaggio convenzionale per esprimere immagini che spesso lo trascendevano; gli esempi creavano confusione e lo sforzo costante per contenere la fantasia entro i limiti del concesso, risultava inutile quando non controproducente. Ma soprattutto sembrava imprescindi�bile trovare una spiegazione che tranquillizzasse i pi� timorosi e dissi�passe i dubbi degli scettici, aiutando a capire i perch� di ci� che era inaspettato. Un tale ragionamento, dotato allo stesso tempo di autorit� e coerenza, non poteva non appoggiarsi alla religione. Fino ad allora la Sacra Scrittura era stato il punto di riferimento obbligato per la com�prensione di qualsiasi evento straordinario, fausto o infausto, che alte�rasse il decorso quotidiano e, alle soglie del XVI secolo, in piena rina�scita dell'esegesi biblica, non era possibile prescindere da essa. La Bibbia non solo confermava la veracit� di quanto era stato gi� scoperto, ma lo aveva profetizzato confermando le evidenze e rafforzando, al tempo stesso, il proprio valore come fonte di conoscenza scientifica 12.

Furono molti i passaggi della Sacra Scrittura a dare forza all'idea che, direttamente o indirettamente, la conoscenza di quelle terre non era sfuggita alla sua autorit� e che, soprattutto nelle Profezie, c'erano delle allusioni inequivocabili a ci� che ad un certo punto si sarebbe trovato. Come � stato recentemente osservato, i protagonisti delle prime spedi�zioni, e in particolar l'ammiraglio Colombo, ne erano talmente convinti da negare, in alcune occasioni, i propri meriti privilegiando una spie�gazione coerente e finalistica della loro esperienza. E se lo facevano loro non c'era nessun motivo a che altri non ne seguissero l'esempio. L'identificazione delle navi di Tarsi, cariche d'oro e d'argento, con i galeoni che ritornavano dalle Indie fu un'idea che sedusse stimati scritturisti che non nascondevano la gioia di verificare con quanta facilit� i luoghi profetici e l'etimologia si adattassero alle coste e ai mari del Nuovo Mondo 13.

Di fronte all'imprevisto e al caso, l'inserimento del nuovo mondo in un corpus globalizzante e armonico ne facilitava la comprensione e l'integrava in una concezione della storia che non era ciclica ma rettili�nea. E quando l'esegesi biblica cominci� ad essere troppo compro�messa, il provvidenzialismo storico di queste concezioni si rafforz� e gli spagnoli divennero lo strumento di una volont� superiore 14. In questo senso, i teologi non solo dovettero risolvere i dubbi morali sui termini in cui veniva affrontata la conquista, ma dovettero fornire gli strumenti intellettuali che ne permettessero la comprensione, mante�nendo un equilibrio costante tra tradizione ed esperienza.

L'�invenzione� dell'America venne per� fatta anche attraverso altre vie pi� profane e meno compromesse. Le fiabe e i miti del mondo greco‑latino, recuperati dagli umanisti, e le fantasie dei romanzi caval�lereschi, cos� in voga all'epoca, si incarnarono improvvisamente negli uomini e nei paesaggi che si andavano scoprendo, tanto da condi�zionare per certi aspetti l'interpretazione della realt�, come se si trattasse di una allucinazione collettiva. Hidalgos nella maggioranza dei casi, cadetti o di scarsa fortuna, i conquistatori non erano letterati ma, per loro ammissione, soldati ambiziosi in cerca di fortuna 15. Tutti ave�vano, comunque, sentito parlare dell'Et� dell'Oro e del regno delle amazzoni ed erano sorprendentemente creduli nei confronti degli avve�nimenti eroici e straordinari di cui parlavano opere come Amad�s de Gaula e Palmer�n de Oliva, o le loro numerose continuazioni 16. I due fattori fondamentali che integravano questo genere, l'eroe e la sceno�grafia, potevano essere facilmente trasferiti alla situazione americana, dove lo scenario naturale e l'aspetto fantastico di alcune imprese riva�leggiavano in forza espressiva con i paesaggi fantastici e i continui pe�ricoli dei protagonisti di quei racconti. In entrambi i casi, la geografia, che condiziona l'uomo, si trasforma in un elemento inseparabile dalle sue peripezie vitali incidendo sul processo della sua evoluzione. Cos� Colombo, nel suo terzo viaggio, colpito dalla prima visione della terra�ferma americana, dovette ricorrere alle sue conoscenze bibliche per identificarla con il paradiso terrestre, mentre gli uomini di Cort�s, meno trascendentali ed eruditi ma altrettanto meravigliati, paragonarono lo spettacolo di Citt� del Messico a �gli incantesimi raccontati nel libro di Amad�s�. E cos� fu per molti altri 17.

Nella �invenci�n de las Indias� di cui parla P�rez de Oliva, il pro�cesso materiale della scoperta e della delimitazione cartografica dei nuovi territori fu accompagnato da un non meno complesso processo intellettuale, che nel tentativo di assimilarli e di interpretarli, tenter� di stabilire degli elementi di connessione, cercando nella memoria con�fronti e riferimenti 18.

La visione dell'America non fu mai univoca, tuttavia i condiziona�menti spaziali e temporali di carattere generazionale consolidarono un substrato comune e fecero s� che posizioni contrapposte trovassero gli stessi punti di riferimento nei racconti pi� significativi di un orizzonte storico‑culturale che era comune. D'altro canto, la relativizzazione dei valori implicita in ogni processo di differenziazione e confronto, non tard� a dare i suoi frutti e, da quanto � possibile osservare in certi scritti, si cominci� a scoprire negli indios condizioni e virt� che si cre�devano definitivamente perdute e che potevano servire da modello alla societ� dell'epoca. In qualche modo questa contemplazione ammirata sul piano morale presenta caratteri di invenzione che in realt� rispon�dono a inquietudini preesistenti nella mente degli europei e che per�mettono di proiettare su quel continente un rovesciamento completo della realt� sociale dominante. Non � un caso che nella maggior parte dei resoconti elogiativi dei primi scopritori e nelle aspirazioni di molti frati missionari si sottolineassero in particolare tre cose: la semplicit� degli indios, che li faceva essere �contenti di ci� che offre la natura� 19 e agire senza doppiezze o malizie, rendendo cos� possibile un'interes�sante e immediata identificazione tra primitivismo e virt�; la presenza in essi di una religiosit� naturale, con caratteri di intimismo e ascetismo che l'avvicinavano al cristianesimo primitivo e che faceva prevedere un futuro in cui si sarebbe diffusa la vera fede 2�; alcune forme di vita in comune, tra le quali risaltava la mancanza di bisogni superflui e di avidit�: tra gli indios non esisteva il danaro e la propriet� privata era quasi inesistente 21. Non � un caso che queste tre caratteristiche siano presenti nell'isola descritta da Tommaso Moro il quale, come altri scrittori dell'et� moderna, ambienta la sua costruzione paradigmatica in America e mette in risalto, come condizioni simultanee e imprescindi�bili, due aspetti del nuovo mondo: l'isolamento, sottolineato dall'insu�larit�, e la contemporaneit�, vale a dire il rapporto diretto con le con�dizioni storiche dell'epoca, con le sue aspirazioni e le sue avversioni. Sono ormai ben note la rapidit� e l'incisivit� con cui si diffuse l'Utopia di Moro in Spagna, e ben nota � l'importanza che nella genesi dell'o�pera ebbero i resoconti delle esplorazioni spagnole e portoghesi, che offrirono una soluzione formale alle sue preoccupazioni 22. La sua opera, insieme a quelle di Erasmo, accompagn� i viaggi di molti sco�pritori e occup� un posto d'onore nelle prime biblioteche americane, mentre religiosi come luan de Zumarraga, D. Vasco de Quiroga o lo stesso Las Casas, ne fecero un ambizioso programma politico che cer�carono di mettere in pratica 23. Come il giurista inglese, anche gli utopisti americani erano convinti che non era sufficiente guardare al passato e che qualsiasi progetto si volesse realizzare, doveva essere la conseguenza delle tensioni del tempo e della capacit� di assimilare l'insegnamento di altre popolazioni, apparentemente meno civilizzate. In entrambi i casi non si trattava di fare profezie ma di proporre un cambiamento e di proiettare un'immagine esemplare, che non servisse da meta, ma da modello 24.

 

4. Le utopie americane

 

Se � vero che il pensiero utopistico, cos� come si manifesta nell'et� moderna, sembra derivare dal dialogo tra l'Europa e l'America, non stupisce che il suo sviluppo nel mondo iberico sia particolarmente si�gnificativo dal momento che spagnoli e portoghesi non solo offrirono materiali preziosi per la sua elaborazione ma si impegnarono a realiz�zarlo pur con esiti diversi 25. Ma tralasciamo ora gli esempi che danno sostegno alla nostra ipotesi e l'analisi della critica storica degli ultimi anni 26 e soffermiamoci, invece, su alcuni casi concreti che ci permettono di capire la visione di quegli spagnoli che, senza conoscere le In�die, le assumevano come punto di riferimento attraverso un doppio equivoco: quello delle aspettative reali e quello dei paradigmi politici.

Il primo a creare il mito di un continente privilegiato e di una popo�lazione in stato quasi naturale fu lo stesso Cristoforo Colombo 27, ma chi pi� contribu� alla sua diffusione fu l'umanista italiano Pedro M�rtir de Angler�a che affront� gli eventi indiani con una mentalit� molto di�versa da quella dei primi viaggiatori 28. Egli non and� mai nelle Indie, ma la sua curiosit� e la sua condizione di cronista lo spinsero a interro�gare Colombo e altri viaggiatori subito dopo il loro ritorno, contra�stando e depurando le notizie secondo il migliore stile giornalistico e in seguito, riportandole attraverso le sue lettere nelle D�cadas del Nuevo Mundo, scritte tra il 1494 e il 1500 e pubblicate nel 1511 29. L'impor�tanza dell'opera non si esaurisce in se stessa, poich� la personalit� dell'autore, che risiedette a corte e che cont� tra i suoi discepoli i pi� importanti erasmisti spagnoli, ne facilit� la diffusione e la rese una prestigiosa fonte storiografica, tanto che autori importanti come P�rez de Oliva e lo stesso Las Casas ne fecero il loro punto di riferimento 30. Il suo racconto, che cercava di presentare quel mondo come incontami�nato fino all'arrivo degli spagnoli, serv� a molti altri umanisti per esprimere, attraverso l'uso di perifrasi, la loro profonda scontentezza nei confronti della societ� del tempo. E' il caso del vescovo Antonio de Guevara e della sua opera Libro Aureo del Emperador Marco Aurelio, che contiene la nota fiaba del �villano del Danubio> da alcuni conside�rata un racconto utopistico 31. Nonostante il discusso scrittore ambienti la sua storia nel passato, i riferimenti alla conquista americana sono evidenti cos� come � evidente il significato della grande dignit� che ca�ratterizza il personaggio del barbaro, un uomo dall'aspetto fiero, dai lunghi capelli e ricoperto di pelli, di gran lunga superiore dal punto di vista morale ai suoi conquistatori 32. Lo stesso Alfonso de Vald�s, cos� immerso nei problemi europei, non riusc� a resistere a questa sugge�stione, come dimostrano alcune idee contenute nell'apologo del re Po�lidoro nel suo Discurso de Mercurio y Car�n 33. D'altro canto, vista l'importanza del tema della dignitas hominis negli umanisti spagnoli nell'epoca di Carlo V, da Vives a Fox Morcillo, e il continuo ricorso al confronto pi� o meno fantastico, non � facile distinguere in molte opere il pensiero utopistico dagli obiettivi didattici o puramente moralistici. Ma l'espressione pi� chiara dell'utopia americana la formuler� qualche anno pi� tardi un altro erasmista spagnolo. Mi riferisco al saggio inti�tolato Somnium di Juan de Maldonado, pubblicato nel 1541 ma scritto nel 1532. In questi ultimi anni molti autori si sono occupati di questo scritto polemico e del suo autore 34. L'argomento � molto semplice ed � sulla linea del Somnium Scipionis di Cicerone. L'autore, un chierico residente a Burgos, in una notte d'autunno particolarmente significativa ‑ non solo per lui che ha vinto una cattedra ma per gli abitanti del posto che hanno visto passare la cometa e festeggiato la fine dell'assedio dei turchi a Vienna ‑ si addormenta e sogna. Allo stesso modo di Beatrice, gli appare una dama gi� morta, donna Maria de Rojas, la quale, con la scusa dei suoi interessi astronomici, gli propone di trasportarlo nel fir�mamento affinch� possa contemplare direttamente le stelle. Una volta in cielo, scende in primo luogo sulla luna che lo sorprende con la sua bella e fertile natura, molto simile a quella che esisteva sulla terra �quando gli uomini vivevano in armonia con essa e con la volont� di�vina� 35. Visita anche una citt� perfettamente progettata e organizzata, in cui uomini e donne vivono con grande semplicit� e castit� di costu�mi. Onorano i re, che si occupano del governo in prima persona, hanno magistrati giusti, non conoscono n� invidie n� discordie e hanno proi�bito e messo al bando i vizi. Ritornato sulla terra dopo questa esperien�za straordinaria, Maldonado viene abbandonato dalla cortese compagna in un luogo sconosciuto del continente americano e qui la sua sorpresa � ancora pi� grande. L�, dove dieci anni prima erano approdati per casa dei navigatori spagnoli, poi morti, vittime dei propri eccessi, aveva at�tecchito, nonostante il loro comportamento, un cristianesimo elementare che si praticava con devozione. Sebbene il luogo fosse abbastanza popolato, funzionava automaticamente, senza nessun tipo di coercizio�ne. I sacerdoti erano saggi e integri e si occupavano del culto e dei fe�deli; i magistrati avevano pochissimo lavoro e il governo era quasi ine�sistente dal momento che �cada uno era su propria ley� 36, e la popola�zione, a prescindere dal sesso, partecipava ad ogni tipo di cerimonia e di feste pubbliche in un ambiente paradisiaco dove non c'era posto n� per la malvagit� n� per l'ipocrisia e nessuno si vergognava �di ci� che non arrecava n� danno n� repulsione� 37. In questo ambiente, la gente era fiduciosa e felice e non c'erano dissapori poich� �ognuno ha beni propri, ma tutti sembrano essere in comune, e nessuno � povero e chi ha di pi� non nega agli altri ci� di cui hanno bisogno� 38. E il lavoro, dal momento che si faceva collettivamente e mal per lucro, era molto pi� produttivo e tollerabile. Pur non disponendo di libri sacri e pur es�sendo il rito religioso molto elementare, i precetti evangelici venivano osservati, grazie all'intelligenza e alle buone abitudini della comunit�, con una fedelt� ammirevole. Un brusco risveglio interrompe il sogno di Maldonado il quale, per non limitare l'immaginazione del lettore, evita qualsiasi riflessione.

Il punto di partenza del racconto, il viaggio prima verso la luna e poi nel nuovo continente, costituisce un eccellente pretesto per commentare nella migliore tradizione erasmista, la relativit� delle considerazioni umane e lo scarso fondamento di alcuni giudizi. La visione panoramica del mondo, che esalta l'unit� dell'insieme, permette di contemplare il territorio europeo nella giusta dimensione; infatti citt� e paesi si unifor�mano man mano che impiccoliscono cos� come i continenti mostrano la loro vera immagine geografica soltanto se visti dal di fuori del mon�do 39. Dall'alto, inoltre, si sfumano anche gli affanni terreni, che per�dono di significato una volta superata la barriera della morte e risultano incomprensibili alle genti semplici di altre latitudini. E ci� significa che il male sta nelle abitudini e non nella natura e che in definitiva, l'uomo pu� aspirare a un mondo felice senza bisogno di morire n� di trasferirsi su di una stella. La citt� lunare e la citt� indiana presentano, anche se su piani diversi, molte caratteristiche comuni: tutte e due sono isolate e lontane, nascoste tra un paesaggio fertile e coltivato che permette agli abitanti una vera autarchia economica; non manca loro nulla e, pur non conoscendo il danaro, ogni cosa ha un determinato valore. Si mostrano nudi senza che in ci� ci sia malizia o disonore, come, secondo i reso�conti storici, avveniva tra gli indios e il carattere della reciprocit� e dell'uguaglianza � l'elemento pi� significativo dei rapporti tra i sessi. La vita pubblica � ordinata dall'autorit� del diritto, che prevede comun�que che in quel lontano paese indiano �cada uno es su propia ley� e non conosce altro limite che quello divino. L'aspetto paradossale di questa situazione � che nessuna cosa, di per s�, � eccezionale o anor�male, ma il fatto che non sia corrotta o soggetta a condizionamenti inu�tili, fa s� che la societ� sia ricca e felice tanto da stupire il chierico di Burgos. La possibilit� che esistano mondi migliori in altri pianeti, in cui uomini e donne si comportano in armonia con una natura non cor�rotta sorprende e meraviglia senza per� suscitare grandi sentimenti di emulazione. Pur tuttavia, la collocazione di questi stessi elementi in uno spazio determinato della geografia conosciuta, lascia aperta la porta alla speranza. L'utopia di Maldonado, che si inserisce nella tradizione lette�raria della contrapposizione tra la citt� reale e quella ideale, non � n� rimpianto dell'et� dell'oro n� fantasia sul futuro, � invece un modello che vuol criticare il presente e al tempo stesso orientare il senso dei cambiamenti che si devono intraprendere. Egli sfrutta l'interesse che suscitano le usanze di altre popolazioni per presentare i vantaggi di un sistema sociale radicalmente diverso nell'organizzazione e nelle abitu�dini e, attraverso il trasferimento del passato al presente, pretende che diventi pi� verosimile, sostituendo la lontananza del tempo con la di�stanza geografica. Come molti umanisti della sua epoca, vuole liberare l'essere umano da legami superflui ed � allora quando scopre nel pro�prio orizzonte storico riferimenti concreti negli unici uomini che vivono prescindendo da essi e in perfetta sintonia con la natura 4�.

La stretta relazione tra il cristianesimo semplice praticato da queste popolazioni e la religione naturale degli abitanti di Utopia non � sicura�mente casuale, poich� probabilmente i due autori utilizzano le stesse fonti e si muovono all'interno di coordinate ideologiche piuttosto si�mili. Maldonado e Moro vedevano un rapporto stretto tra l'evangelismo umanista che propugnava il loro maestro Erasmo e la semplicit� delle credenze delle popolazioni primitive interessate pi� all'orazione che al culto e che cercavano nella fede norme di condotta individuale e so�ciale. Il tempo passato tra le due opere e l'impegno molto pi� tiepido di Maldonado nei confronti dell'erasmismo, spiegano perch� egli ricorra alla finzione dell'indottrinamento previo da parte di alcuni spagnoli che servono da intermediari tra la religione primitiva e quella rivelata. Tuttavia, vista l'imprudente condotta e il pessitmo esempio dei predicatori, l'autore castigliano sembra voler sottolineatre sia il carattere razionale del messaggio cristiano e la sua perfetta corlrispondenza con la religione naturale sia la capacit� degli indigeni di smpplire da soli a una forma�zione insufficiente 41. Il silenzio del chieirico di fronte alle insistenti domande di chi vuole approfittare della sua, visita per migliorare la pro�pria elementare formazione cristiana, rivella che egli non solo non ha niente da dire ma che riconosce la superiorit� morale dei suoi anfitrio�ni 42. Il suo atteggiamento � in un certo senlso ambivalente: ottimistico rispetto alla natura umana, perch� in nessuln momento dubita che, per�sino nel vecchio mondo, possano trovarsi � fiombres frugales y mujeres honestas� 43; critico, rispetto alla realt� del suo tempo che soffoca le buone disposizioni e permette che 1'avidit�i e la lussuria si impadroni�scano delle anime. Perch� quando �tutti g;li occhi volano avidi dietro una moneta d'oro�, le leggi �vengono disprrezzate e calpestate per inte�resse o per piacere� e non si ha fiducia �n� nella forza della natura n� nella provvidenza div�na� 44, rimane difficile apprezzare gli enormi vantaggi di conservare intatte l'integrit� personale e la semplicit� di vita. Vale a dire, la virt� che isolata si manifesta con difficolt�, fiorisce con pi� vigore nell'ambiente appropriato, oppure ‑ ed � la stessa cosa ‑la bont� naturale pu� realizzarsi e dare i migliori frutti solo se in conso�nanza con l'ambiente sociale. Il risveglio dli Maldonado � forse l'unica soluzione possibile a questo e ad altri dilemmi che i suoi viaggi fanta�stici gli hanno suscitato. E non osa rispondere neanche a quello pi� immediato: gli indios e il loro ospite sannto che gli spagnoli, �che gi� occupano parte del litorale del paese confinante� 45, possono arrivare in qualsiasi momento, ma mentre gli uni aspettano fiduciosi pensando di ricevere degli insegnamenti, l'altro tace e tteme che con essi scompaia l'ultima roccaforte di un mondo felice.

 

5.II peso della realt�

 

Verso la met� del XVI secolo il mito del buon selvaggio e il sogno dell'et� dell'oro si vanno progressivamentte indebolendo. Si perde la novedad delle Indie e comincia a profilarsii la vera realt� d'America: si conoscono meglio i territori, si discutono problemi concreti e si cer�cano, oltre al bottino, terre e redditi. L'emozione provocata nella peni�sola dalle notizie della ricchezza dell'Impero degli incas sembra rinno�vare la fiducia nella fertilit� di quelle terre lontane e stimola nuove fan�tasie 46. Ma quando, qualche anno dopo, arriva la notizia della scoperta simultanea delle miniere in Messico e in Per�, nel 1545‑46, da una parte e dall'altra dell'Atlantico gli animi sono ormai pronti per abban�donare i sogni e occuparsi dello sfruttamento sistematico delle vene d'argento. La guerra non era terminata, n� contro gli indigeni n� tra i conquistatori spagnoli, ma, anche se si governava dalla Spagna, la rete istituzionale cominciava a infittirsi 47. Negli stessi anni Bartolom� de Las Casas, consacrato vescovo di Chiapa, ritornava in Spagna per lan�ciare l'ultima battaglia a favore della libert� degli indios. Gli argomenti esposti nel suo lungo e aspro dibattito con Gin�s de Sep�lveda non erano nuovi ma significativi: l'identit� essenziale della natura dell'uomo e la sua capacit� di civilizzarsi 48. Come gli utopisti, riprendeva la te�stimonianza colombiana relativa alla religione naturale attribuita ai lu�cayos e ai tamos, che per� estendeva all'insieme degli indigeni, giusti�ficando il politeismo di alcune popolazioni, e persino i sacrifici cruenti, in funzione di una religiosit� cos� profonda che era persino capace di sacrificare vite umane 49. Il mito del buon selvaggio ha nel domenicano uno degli esponenti pi� decisi: genti �quanto mai semplici, senza mal�vagit� n� doppiezze�, scriver� nella Brevlsima relaci�n de las Indias, esaltandone in particolare la povert� ‑ �non hanno n� vogliono avere beni temporali� ‑ e la predisposizione alla conversione, �capaci e docili per la buona dottrina� 5�. Se tale caratterizzazione risente di un certo semplicismo, per cui le popolazioni in oggetto vengono paragonate a dei bambini bisognosi di tutela, tuttavia lo sforzo di dimostrare che in nessun modo esse erano inferiori ai popoli antichi serv� per neutraliz�zare gli aspetti negativi presenti in altri resoconti 51. Si � scritto che Las Casas pi� che pronunciarsi a favore degli indios volesse attaccare gli spagnoli per modificarne il comportamento. Effettivamente, non si pu� capire questa polemica, come molte altre discussioni ideologiche del�l'epoca, senza metterla in relazione con la critica delle forme di vita prevalenti nel vecchio continente e dalle quali si vuole fuggire o con la fantasia o attraversando il mare verso un continente sconosciuto. Si spiega cos� perch� soldati e monaci volessero agire senza limitazioni esterne e perch� senza sforzi apparenti siano passati dal piano dell'invenzione a quello concreto, o attraverso l'azione o scrivendo, a seconda delle circostanze. E' questo il caso di Las Casas, di Zum�rrag~i o di Motolin�a che oltre a difendere o a convertire gli indios cercano anche di riformare la societ� spagnola ricorrendo ad esempi presi dalla propria esperienza 52. Ci� spiega le ripercussioni delle loro proteste e lo sforzo costante per separare l'applicazione dei principi nell'una e nell'altra parte dell'Atlantico 53. Da ottiche diverse anche alcuni viag�giatori, stanchi di cercare l'Eldorado, preferirono riconquistare i terri�tori invasi per farne dei regni indipendenti rompendo ogni vincolo con il passato 54. Perch� nella percezione della realt� americana che hanno gli uni e gli altri niente � gratuito: tutti vedono ci� che vogliono vedere in conformit� ai propri interessi o agli obiettivi finali che senza dubbio perseguono. E tutti cercano di cambiare in meglio, personalmente o collettivamente, rispetto a un punto di partenza al quale non si vuole ritornare.

Sia perch� le Indie potessero acquistare una fisionomia globale e specifica all'interno della monarchia spagnola sia per un semplice ri�flesso del clima europeo successivo al 1559, il fatto � che da quel mo�mento le polemiche assunsero un aspetto nuovo e una prospettiva di�versa, pi� pratica che morale. Gli scritti utopistici non parlano pi� di due mondi, il peninsulare e l'americano, e preferiscono concentrarsi o sull'uno o sull'altro. In Spagna l'utopia si nasconde dietro la moda pa�storile o il lirismo della mistica di San Juan de la Cruz 55, e quando si manifesta in modo diretto non osa offr�re alternative politiche o sociali, n� stabilire confronti che potrebbero risultare critici verso il presente. Non ci sono paradigmi, al massimo allusioni velate alla necessit� di ri�forme concrete senza entrare in contrasto con il provvidenzialismo esultante 56. Forse per questo le opere pi� significative non sono scritte da spagnoli ma da sudditi provenienti da altre parti dell'Impero i quali hanno una concezione del tempo e una sensibilit� storica diverse. Nelle Indie sar� Garcilaso de la Vega a descrivere, basandosi sulla vita so�ciale dell'antico Per�, quella che poi sar� considerata la seconda utopia andina 57. Utopia retrospettiva, come conseguenza di una triplice idea�lizzazione che deriva dalle fonti utilizzate, dalle testimonianze orali rac�colte dai suoi parenti incas e dalla propria memoria, nostalgica evoca�trice della patria d'origine. La formazione neoplatonica gli permette di idealizzare la storia inca e al tempo stesso di narrare le �hazanas de los espanoles�; di elogiare, cio�, il padre come conquistatore e inorgoglirsi della sua stirpe materna; di unire il legame con la cultura occidentale e l'influenza dell'utopia cristiana con le idee dominanti tra la nobilt� an�dina sconfitta, spiegando in qualche modo la passivit� quasi mistica degli indigeni di fronte ai soldati spagnoli e cercando l'armonia tra op�posti fin troppo inconciliabili. 1 Comentarios Reales sono un'evidente mistificazione dell'impero inca, presentato come un governo di giusti�zia e uguaglianza sociali, che anticipa e prepara il terreno per la cate�chesi cristiana. Garcilaso fa qui l'apologia del passato ma critica anche, in modo quasi furtivo, un presente che non gli piace; come Las Casas, parla di �restituci�n�, denuncia errori e abusi e cerca delle alternative senza per� rinunciare al mondo duale in cui vive e con il quale si sente profondamente compromesso 58. II suo sincretismo culturale chiude un ciclo della storiografia indiana, caratterizzata dal tentativo di conciliare due tempi e due culture diverse attraverso il gioco dell'immaginazione.

Ben diverso � il caso di Campanella. Suddito ribelle della monarchia spagnola, il domenicano italiano in pi� occasioni tratt� il tema del Nuovo Mondo e i problemi derivati dalla conquista e dalla cristianizza�zione dei territori occupati. Evidente � il rapporto tra la sua celebre Citt� del Sole e le citt� indiane (seguendo il modello di Moro), cos� come sono evidenti le somiglianze di certi aspetti dell'organizzazione sociale, sebbene la sua fantasia sia ambientata in Oriente, Ceylon o Sumatra e non nelle Indie: la gente vive in comune, lavora e non ha beni propri, � contenta di vivere in una societ� ugualitaria in cui nessuno mente e non ha bisogno di nascondere i propri sentimenti, ognuno apprende dal�l'altro e uomini e donne svolgono funzioni molto simili. Certo, il tempo non passa invano e si notano cambiamenti significativi, come l'amore per la scienza, una disciplina pi� rigida o il fatto che i personaggi vada�no vestiti, ma nella sostanza il modello rimane immutato. Moderna e antica al tempo stesso, la sua utopia � un programma d'azione che si proietta nel futuro ma che in nessun modo � considerata impossibile dal momento che � l'espressione dell'utopia cristiana. I riferimenti indiretti all'America nella sua opera pi� personale, diventano proposte concrete nell'altrettanto nota De Monarchia Ispanica, in particolare nei capitoli XXXI e XXXII nei quali sostiene la necessit� che la Spagna abbandoni le questioni irrisolte nei territori europei, per dedicarsi in modo esclusivo all'immane opera di diffondere il vangelo tra gli indigeni del nuovo mondo. Sostenitore della conversione per vie pacifiche e persuasive, introduce un principio di colpa nel sostenere che l'avidit� dei primi conquistatori fu la causa principale che imped� ai missionari di raccogliere i frutti sperati, dal momento che quegli abitanti semplici e ingenui �si sarebbero consegnati agli spagnoli, che credevano dei, se non si fossero ricreduti davanti al loro comportamento corrotto e dissoluto� 59. Per risolvere il problema propose un piano di colon