Michal Reiman

I PAESI DELL'EST EUROPEO E LA CRISI DEL MODELLO SOVIETICO DI SOCIALISMO

 

Il 1968 rappresent� un tentativo di prendere le distanze dal modello sovietico di organizzazione della societ�, un tentativo soltanto parzialmente cosciente e maturo. Ci� che mancava era un'idea precisa della sostanza e della collocazione storica del socialismo sovietico. I rappresentanti delle tendenze comuniste riformatrici erano stati a lungo influenzati dall'idea che con Stalin si era giunti a una revisione di principio del leninismo originale. Non avevano ancora acquisito un sufficiente distacco critico verso il socialismo in quanto tale, nonch� un sufficiente distacco critico nei confronti del marxismo in quanto corrente ideale nata e sviluppatasi nel XIX secolo. Gli slogan sulle vie nazionali, sui modelli nazionali di socialismo erano non di rado una reazione all'incapacit� della politica sovietica di decidersi a favore delle riforme. Il socialismo sovietico si era affermato come reazione alla profonda crisi della civilt� industriale ai suoi esordi, che era sfociata nella guerra mondiale 1914‑1918. La crisi era stata causata in primo luogo da due fattori: un ruolo decisivo aveva svolto il fatto che lo sviluppo socioeconomico degli Stati sviluppati aveva superato i confini nazionali ed era ormai dipendente dai mercati e dalle fonti esterne di materie prime ed energia. La politica, per�, era rimasta nazionale, tributaria degli interessi nazionali immediati, degli egoismi nazionali. Non esisteva alcun meccanismo efficace per la loro armonizzazione, per attenuare i conflitti d'interesse. Un altro problema era costituito dal basso grado di sviluppo dei meccanismi di regolazione e appianamento degli antagonismi interni sociali e politici, nonch� degli antagonismi di carattere nazionale. Ci� era connesso all'insufficiente maturit� dei sistemi politici democratici, al peso specifico ancora notevole delle formazioni assolutistiche o semiassolutistiche (o ai loro residui), in particolare per l'Europa centrale, sudorientale e orientale. Tali debolezze si manifestavano con maggiore intensit� soprattutto quando nello sviluppo politico in�terno intervenivano fattori esterni, anzitutto conflitti bellici tra grandi potenze e loro prevedibili conseguenze. Non intendo occuparmi delle reazioni occidentali e delle soluzioni date in occidente a quella crisi. La risposta sovietica fu il prodotto della rivoluzione del novembre 1917. E' importante, peraltro, avere presenti i parametri reali di quella rivoluzione. L'ideologia sovietica l'ha intesa come rivoluzione socialista, il che ha influenzato anche il modello poli�tico‑sociale storicamente realizzato. Oggi tuttavia quella concezione va revocata in dubbio nel suo insieme. Sotto la spinta degli avvenimenti bellici del 1917 in Russia croll� il tradizionale sistema sociale e politi�co, gi� notevolmente corroso. Insieme rovinarono i presupposti di fondo di quella che era al tempo la via russa verso la moderna civilt� industriale, che, va detto, era ben lontana dall'essere costruita, dal punto di vista economico e da quello sociale. Nel 1917, quindi, si verific� non soltanto la distruzione del tradizionale regime sociale e po�litico, ma anche il crollo delle forme allora esistenti della civilt� indu�striale. Si tratt� di una catastrofe nazionale e statale di portata mai vista. Produzione e trasporti si arrestarono quasi del tutto, la societ� viveva al di sotto del minimo indispensabile, si erano spezzati i rapporti sociali preesistenti, i legami tra le nazionalit� e i gruppi sociali. L'intero terri�torio dello Stato era sconvolto da una guerra civile tanto distruttiva quanto crudele, vennero dispersi o fisicamente liquidati i ceti proprietari e istruiti. Le perdite culturali e materiali risultarono enormi, in parte non pi� sostituibili. Le perdite statistiche di popolazione (compreso il man�cato incremento naturale) sono state calcolate per gli anni 1917‑1921 in una cifra che si aggira tra i 20 e i 30 milioni. Soltanto le perdite per la carestia del 1921‑1922 furono paria 5,2 milioni di persone. Lo sviluppo politico della rivoluzione non fu condizionato da una qualche forza particolare o dalla capacit� organizzativa dei bolscevichi, bens� soprattutto dalla debolezza delle classi possidenti e istruite. Non vi furono peraltro solamente inesperienza di governo e scarsa autorit� del gruppo politico dirigente. La base sociale e l'influenza ideale di una politica liberale erano oltremodo ridotte, il che si doveva alla limitata consistenza numerica, alla dispersione e all'immaturit� degli strati medi delle citt� e delle campagne orientati verso il regime capitalistico. Di fatto, il potere fu a lungo nelle strade, e i bolscevichi se ne impadroni�rono. La rivoluzione dell'ottobre 1917 non fu e non poteva essere una ri�voluzione socialista, come la immaginava il marxismo originario. Per una rivoluzione del genere mancavano in Russia i presupposti fondamentali. Fu una rivoluzione plebea in un paese nel quale non si era compiuto il passaggio alla moderna civilt� industriale. E' vero per� che le sue caratteristiche furono del tutto particolari. Con essa giunse al potere un partito che si atteneva a un programma socialista. Il ruolo dell'ideologia socialista nella rivoluzione russa non va assolutamente sottovalutato. Essa confer� alla rivoluzione una prospettiva sociale uni�versale apparentemente chiara, che fu insieme oggetto di convinzione e di fede. Per molto tempo tale ideologia � stata fatta propria dalla mag�gioranza della popolazione dell'Urss ed ha legittimato rinunce e vittime. ila agito con forza anche fuori dei contini sovietici. Tutto ci� non ha mutato in ogni caso il carattere di quella rivoluzione, che � sorta sulla base di contrasti tanto profondi: in primo luogo, il contrasto immanente tra il carattere reale della vita sociale e la sua espressione ideologica elaborata dal partito di governo. Questo si ritrov� privo della capacit� di cogliere la realt� vera, di esprimere in maniera adeguata i propri obiettivi politici e sociali. In secondo luogo, la rivoluzione realizz� imme�diatamente le idee egualitarie plebee, mentre la sua prospettiva di lungo periodo era condizionata dalla possibilit� dell'accelerazione del ritmo del progresso sociale ed economico, dalla capacit� di garantire l'in�dustrializzazione e la modernizzazione del paese. Tale prospettiva non poteva realizzarsi nel quadro dei rapporti sociali usciti dalla rivoluzione e venne ineluttabilmente smentita dallo sviluppo successivo. Ambedue le contraddizioni ricordate hanno segnato la storia ulteriore dell'Unione Sovietica e sono state all'origine di tendenze sfavorevoli. Occorre riflettere, inoltre, sulla natura del partito bolscevico. L'ideologia di regime ha presentato il partito dei bolscevichi e i suoi capi come rappresentanti di una politica scientificamente motivata. Uno sguardo pi� ravvicinato non conferma questa immagine. Per la sua composizione, il Partito bolscevico era un partito plebeo. I suoi iscritti, in maggioranza, avevano aderito al partito nel corso della rivoluzione del 1917 e in seguito. Essi si distinguevano per il radicalismo sociale e politico, ma il livello della loro istruzione era in genere basso. Piuttosto limitate, se non trascurabili, erano le esperienze di una cosciente parte�cipazione alla vita politica di cui potevano disporre. Ai vertici si trovava invece uno strato ristretto di intellettuali rivoluzionari e tra loro vi erano intellettuali con una fortissima personalit�, come per esempio Lenin e Trockij. In maggioranza, tuttavia, essi non avevano avuto un'istruzione superiore sistematica, avevano acquisito profonde conoscenze da auto�didatti, nel corso della loro attivit� rivoluzionaria. Erano caratterizzati da una forte sensibilit� per il modo di pensare politico, erano orientati all'assunzione del potere per via rivoluzionaria. Si erano impadroniti di conoscenze in una serie di campi della scienza, ma in questi stessi, campi non erano, salvo eccezioni, delle autorit�. Le loro idee erano per lo pi� puramente finalistiche e addirittura di carattere dilettantesco (come esempio si possono ricordare le escursioni leniniane in camp, filosofico). Gli esponenti bolscevichi non disponevano di esperienze pratic!ic nel campo dell'organizzazione e del governo dei processi vitali di una societ�. Le loro conoscenze in proposito erano teoriche, nel migliore dei casi. Non potevano accettare l'idea che la societ� postrivoluzionari potesse essere una societ� capitalistica. Ci� avrebbe privato di senso � loro rivoluzione. Applicarono quindi alla riedificazione le proprie immagini di quella che doveva essere una societ� socialista. Ne deriva, una situazione del tutto originale, sul piano storico difficilmente ripeti�bile: le acquisizioni teoriche servirono da surrogato alle conoscenze pratiche, alle esperienze che mancavano. Il risultato fu il sistema del cosiddetto comunismo di guerra. Un regime che segn� in permanenza e profondamente l'aspetto dell'ordinamento postrivoluzionario. Non intendo in questa sede occuparmi della qualit� della concezione originale marxista della societ� e della sua evoluzione, che meriterebbe una trattazione a parte. Baster� ricordare che il progetto socialista marxista era stato pensato per paesi di avanzata civilt�. La sua realizza�zione avrebbe dovuto cominciare quando e dove fossero risultate esau�rite le possibilit� contenute nel capitalismo. Una simile delimitazione del progetto costituiva, insieme, una garanzia contro l'avventurismo ri�voluzionario: i partiti marxisti avrebbero dovuto evitare di assumere i i potere mediante rivoluzioni che non avrebbero potuto realizzare il loro programma. La limitazione cui ho accennato ha influenzato fortemente il socialismo europeo e ha permesso, in ultima analisi, il passaggio dal progetto marxista originario a nuove forme di pensiero sociale e socia�lista fondate sul pluralismo. I bolscevichi andarono per un'altra strada. Revisionarono la delimi�tazione, contenuta nel progetto marxista originario, e di fatto separa�rono il progetto stesso dai presupposti materiali e culturali necessari per la sua realizzazione. Di ci� tratt� apertamente, del resto, lo stesso Lenin nei suoi ultimi scritti (per esempio le note su Suchanov); perch� il pro�letariato non avrebbe dovuto assumere il potere anche in una situazione immatura e utilizzarlo per farla poi maturare? E' necessario rilevare che quella revisione signific� un allontana�mento dal marxismo in uno dei suoi punti fondamentali. E' vero che cos� il progetto socialista diventava applicabile oltre che ai paesi avan�zati a quelli non avanzati e utilizzabile per la soluzione dei problemi dell'arretratezza e del sottosviluppo, se ne perdeva per� il senso origi�nale. Per di pi� alla suddetta revisione si accompagnava la ridefinizione delle idee sul modello politico della societ� socialista. In una situazione di arretratezza il progetto socialista non poteva essere espressione della volont� della maggioranza della popolazione (in prevalenza contadina, nel caso in esame): per questo il potere politico dovette concepire se stesso come �dittatura del proletariato�, vale a dire dittatura del partito rivoluzionario, cio� dei suoi gruppi dirigenti. E questo andava ben oltre le note marxiane, peraltro non sviluppate e non precisate sulla �dittatura del proletariato�, ed era in contrasto con le pi� tarde valutazioni di En�gels sull'importanza della democrazia politica. Nelle discussioni degli anni Sessanta non di rado si presero in esame i tre sistemi succedutisi nella storia dell'economia e della societ� sovietica: il �comunismo di guerra�, la Nep e il sistema di gestione economica basato sulla pianificazione centralizzata. Il sistema del �comunismo di guerra� fu aspramente criticato, gli altri due furono, almeno in parte, idealizzati. A proposito della Nep si ritenne che essa aveva orientato la vita economica lungo una giusta linea di principio e che il suo positivo rapporto nei confronti dell'economia di mercato aveva in qualche modo anticipato le successive riflessioni sulla riforma del sistema socialista. Il sistema dell'economia pianificata dall'alto, nelle forme che aveva assunto, veniva sottoposto a una durissima criti�ca, ma non veniva rifiutato nel suo complesso. Si pensava che esso avrebbe potuto venire riorganizzato e rinnovato con l'aiuto di elementi dell'economia di mercato. Simili considerazioni appaiono oggi imprecise e infruttuose. In ma�niera inesatta era interpretato gi� il sistema di partenza, quello del �comunismo di guerra�. E di qui derivavano le deformazioni dell'im�magine della Nep, soprattutto della Nep del periodo leniniano. La politica del �comunismo di guerra� si componeva di due mo�menti che il pensiero del tempo distingueva (ci� vale in particolare nel caso di Lenin): da un lato si trattava di costruire il sistema dell'econo�mia socialista, dall'altro di realizzare un sistema di economia di guerra. Caratteristico del primo momento era il fatto che lo Stato era e divent� nei fatti proprietario di tutta la produzione e dei servizi nelle citt� (nel 1920 vennero statalizzate anche le imprese pi� piccole). Nelle campa�gne lo Stato sottraeva ai contadini tutte le �eccedenze� della loro ge�stione. La produzione cos� concentrata doveva poi essere redistribuita, secondo determinati criteri, sia mediante la rete cooperativa statale sia sotto il controllo dello Stato, all'esercito e ai consumatori urbani, e do�veva garantire alla campagna il compensa per i prodotti agricoli requisiti. Il mercato veniva combattuto, nel 1920 se ne prevedeva la sollecita e completa soppressione. Anche il denaro doveva venire abolito. Il la�voro veniva organizzato sulla base del dovere lavorativo universale. A questo sistema di �economia socialista� si collegava il sistema del�l'economia di guerra, propria del �comunismo di guerra�, che consisteva nella subordinazione delle attivit� economiche ai bisogni bellici, nella militarizzazione della produzione e di momenti sostanziali della vita civile nel suo insieme, nel fatto che in cambio delle �eccedenze� della loro gestione i contadini non ricevevano praticamente alcuna compensazione (vale a dire che non veniva fornito loro alcun prodotto industriale). Queste realt� fondamentali vanno ricordate anzitutto perch� se non si tengono presenti non risulta comprensibile il successivo passaggio alla Nep, un passaggio imposto dal malcontento delle citt� e dalle grandi ri�bellioni dei contadini dell'inizio del 1921. In origine, comunque, quel passaggio non doveva significare la liquidazione del sistema di �economia socialista� degli anni 1918‑1920, bens� doveva servire a porre fine all'unilaterale orientamento bellico della vita economica, a li�quidare la militarizzazione e a sostituire le requisizioni delle � ecceden�ze� ai contadini almeno con lo scambio parziale di prodotti tra citt� e campagna, tra industria e agricoltura. La Nep come sistema economico fondato sul mercato nacque sol�tanto nell'estate e nell'autunno 1921. Fu il risultato del crollo del si�stema di �economia socialista�. I contadini cessarono le consegne ob�bligatorie, l'industria venne collegata al mercato. Accanto a ci�, a causa della precedente politica governativa e in conseguenza delle sfavorevoli condizioni atmosferiche, un territorio con 35 milioni di abitanti era mi�nacciato dalla carestia. Soltanto di fronte a questa situazione Lenin di�chiar� che il tentativo di introdurre senza indugi il socialismo in Russia era stato un errore, che sarebbe stato un grande progresso la �sempli�ce� introduzione del sistema del capitalismo di Stato. La Nep, come accettazione sia pur parziale del capitalismo, aveva cio�, agli occhi del partito di governo, il carattere di politica imposta dalle circostanze. Si spiegano cos� l'espressione di Lenin �la Nep con�tinuer� a lungo�, ma anche la precisazione‑limitazione di Trockij � a lungo, ma non per sempre�. In questa direzione, del resto, si svilup�parono le ultime riflessioni leniniane. Penso in questo caso al suo saggio Sulla cooperazione, nel quale � vero che non si definiva un er�rore l'ammissibilit� del capitalismo, ma si raccomandava lo sviluppo delle cooperative quale mezzo che permettesse di fare a meno del capi�tale privato. Lo sviluppo maggiore della Nep si realizz� dopo la morte di Lenin. Nel 1924 vennero aboliti gli ultimi residui dello scambio in natura, soprattutto la tassa in natura per la campagna. La massa principale delle merci si cominci� a scambiare tramite il mercato. Nel 1925 a questo si aggiunsero possibilit�, limitate, per l'affitto della terra e per l'impiego della mano d'opera. La Nep venne caratterizzata da Rykov non come una ritirata, ma come �via principale� per il passaggio al socialismo. Avrebbe dovuto accompagnarsi all'incremento delle forme socialiste di gestione economica sulla base del mercato. A prova di ci� veniva por�tata la crescita della produzione dell'industria di Stato, l'aumento del suo peso specifico sul complesso dell'economia nazionale. Il fallimento avvenne a causa della contraddizione gi� indicata tra l'ambiente economico‑sociale derivato dalla rivoluzione del 1917, e la necessit� di garantire una rapida crescita economica. Un ruolo decisivo ebbe, senz'altro, l'isolamento dell'Urss dal mercato internazionale e il mancato afflusso di capitali stranieri, in concreto: di prestiti e crediti dall'estero. E' vero che a partire dal 1924 1'Urss registr� alti ritmi di incremento, ma essi si dovevano prevalentemente alla riattivazione di vecchi impianti. La quantit� e la qualit� delle merci prodotte non erano tali da motivare a sufficienza i contadini a produrre per il mercato. Non vennero realizzati i piani per 1'import e l'export, l'approvvigionamento delle citt� e dell'industria non corrispondeva alle attese del partito al potere. A ci� si aggiunse il desiderio di aumentare il contributo finan�ziario della campagna all'edificazione industriale. La spinta ad accele�rare i ritmi di sviluppo, poi, crebbe a causa della congiuntura occiden�tale. Essa continu� fino all'autunno 1929 e venne rafforzata, nei diri�genti sovietici, dal timore di un'eventuale guerra. La gravit� della situazione venne colta in ritardo dai governanti, tutti concentrati nella lotta contro l'opposizione interna di partito. In propo�sito si delinearono opinioni divergenti. Da una parte Stalin, dall'altra Bucharin e Rykov. Ne deriv� una profonda crisi politica. Il fatto � importante perch� il giudizio su quei contrasti di opinione ebbe in seguito una sua specifica funzione nella formazione delle idee dei comunisti ri�formatori, nell'Urss e anche in Cecoslovacchia. Rykov e Bucharin in�tendevano mantenere la situazione nel quadro della Nep, non furono tuttavia in grado di proporre una soluzione che potesse permettere il ra�pido superamento della crisi, stante quello che era il possibile incre�mento del volume degli investimenti industriali. E fecero l'errore di ap�poggiare lungamente Stalin nelle questioni di politica interna, permet�tendogli in tal modo di consolidare le proprie posizioni. Va inoltre rilevato un limite delle discussioni tra gli storici sovietici, e anche cecoslovacchi, degli anni Sessanta, consistente in un giudizio incerto e falsato sulle opinioni e le proposte di Trockij. Pi� di ogni altro uomo politico, negli anni successivi alla morte di Lenin, Trockij perce�p� il pericolo di un fallimento nel contenuto socialista della rivoluzione. Lo consider� anzi ineluttabile, nel caso di una crescita dello sviluppo capitalistico nel mondo. Si sforz� di fronteggiarlo in politica interna con le limitazioni imposte ai ceti capitalistici e con i privilegi concessi ai ceti proletari. Questo aspetto dell'attivit� di Trockij fu pi� evidente di altri a causa della pressione della �opposizione di sinistra�, i cui rappresentanti, tuttavia, non sempre avevano idee concordi. In ogni caso, in nessun senso la posizione di Trockij pu� essere definita con�traria alla Nep. Si deve anzi dire che per quel tempo egli aveva idee moderne sulla direzione dello sviluppo economico (anche se non � stato possibile verificarne in maniera coerente la loro realizzazione pratica). Questi i suoi punti di partenza: necessit� di inserire 1'Urss nel sistema della divisione internazionale del lavoro, di concentrarsi su determinati settori industriali e sforzarsi di raggiungere in questi ultimi gli indici economici e tecnici mondiali. I ritmi dello sviluppo non potevano es�sere fissati arbitrariamente, la base per calcolarli dovevano essere i ri�sultati realmente raggiunti prima della guerra. Sempre a giudizio di Trockij, l'equilibrio tra industria e agricoltura non poteva essere perseguito mediante l'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli, legati al livello dei prezzi mondiali. Condizione dell'equilibrio era la riduzione dei costi della produzione industriale, vale a dire l'edificazione e la modernizza�zione dell'industria. Dopo il 1929 Trockij, Rykov e Bucharin si trova�rono insieme a rifiutare i metodi staliniani di industrializzazione e collettivizzazione, e cio� il modello imposto da Stalin per la soluzione dei problemi economici e sociali di lungo periodo. A merito di Trockij, inoltre, va ascritta la capacit� di vedere per tempo l'acutezza del pro�blema della burocratizzazione nell'Unione Sovietica. Per contro: la sua posizione contraria alle repressioni staliniane divenne del tutto chiara soltanto quando le stesse investirono il partito o gli ex iscritti al partito. Il sistema della pianificazione dall'alto dell'economia fu il prodotto della soluzione staliniana della crisi degli ultimi anni Venti. Esso era subordinato alle esigenze di un acceleramento artificioso dei ritmi di sviluppo dell'industria pesante e degli armamenti, della forzosa con�servazione dello squilibrio tra industria e agricoltura, dell'imposizione costante di un basso livello di vita per la popolazione. Come modello quel sistema si riallacciava alle ricordate idee contenute nel saggio di Lenin Sulla cooperazione, anche se non le riprendeva integralmente. E non era neppure identico, come non di rado si ritiene erroneamente, al regime del �comunismo di guerra�. Esso era cresciuto dalla Nep e aveva quindi un diverso rapporto verso il mercato e la circolazione del denaro. Ne riconosceva l'inevitabilit�, meglio: la necessit� e l'utilit�. I1 suo presupposto fondamentale, comunque, era il monopolio statale della produzione della distribuzione, delle forme di propriet� cooperati�va e di quelle in precedenza sottoposte ad un controllo indiretto da parte dello Stato. Fu questo a portare alla sostanziale espropriazione del pi� largo strato della popolazione della Russia: i contadini. Quel sistema pot� essere costruito e saldamente fondato solo con i mezzi del terrore preventivo. Per la sua conservazione fu necessario dar vita a un regime politico che escludeva la possibilit� del dissenso e il formarsi di una opposizione. Condizione prima, peraltro, era l'asso�luto, generale isolamento (soprattutto in termini di flusso delle in�formazioni) dal mondo circostante. Il modello staliniano poteva venire spacciato per socialista soltanto in base alle forme esteriori dei rapporti di propriet�. Tutto questo si riflesse nel complesso dell'ideologia, la quale si rifaceva peraltro alla originaria revisione del marxismo operata da Lenin. Punto di partenza dell'ideologia sovietica era la divisione del socialismo in due fasi: il socialismo e l'edificazione del comunismo. Mentre per quest'ultimo si postulava il pi� alto livello mondiale di produzione e di cultura, il socialismo ‑ si affermava ‑ avrebbe potuto sor�gere a un pi� basso livello di sviluppo, che tuttavia non veniva in alcun modo definito con maggiore precisione. Determinanti, in ogni caso, dovevano essere: la formazione di �rapporti di produzione socialisti�, il monopolio �socialista della propriet� dei mezzi di produzione�. Cos� il socialismo poteva esistere anche in una situazione di miseria, di fame e di terrore. Ho ritenuto di dovermi soffermare a lungo sui problemi del sociali�smo sovietico d'anteguerra non soltanto perch� esso ebbe una certa funzione nei dibattiti ideali che negli anni Cinquanta e Sessanta con�dussero alla cristallizzazione delle correnti dei comunisti riformatori, ma anche perch� permettono di comprendere alcuni momenti dello svi�luppo dei �paesi socialisti� nel periodo successivo al secondo conflitto mondiale. L'affermazione del modello sovietico in questi paesi, non signific�, nella realt�, costruzione del socialismo, bens� l'assunzione da parte degli stessi di problemi di sviluppo e forme di gestione e di orga�nizzazione della societ� sorti originariamente nell'Urss. Il passaggio dei paesi dell'Europa centrale e sudorientale alla �co�struzione del socialismo� non pu� essere considerato il risultato di una loro evoluzione internar, sebbene quel tipo di sviluppo esercitasse un'influenza non certo trascurabile, bens� soprattutto e principalmente la conseguenza di una diversa dislocazione dei rapporti di forza tra le grandi potenze. La guerra aveva offerto all'Urss una certa possibilit� di procedere ad un rinnovamento del proprio regime interno. Tale possibilit� era costi�tuita dalla rottura dell'isolamento nell'arena politica internazionale, dall'ingresso nella coalizione antihitleriana e dal grande prestigio che l'Unione Sovietica aveva conquistato con la partecipazione alla scon�fitta della Germania nazista e dei suoi alleati. Va tuttavia precisato che, all'interno del paese, vi era la coscienza che le forme del socialismo sovietico non erano attraenti per l'Europa e che esse potevano anzi mi�nare la riconquistata autorit� dell'Urss in campo internazionale. Testi�monianza di ci� sono le riflessioni e le considerazioni di allora da parte di Stalin sulle �vie specifiche al socialismo�, riflessioni e considera�zioni che non erano tanto episodiche come sarebbe apparso in seguito. Ancora a parecchi anni di distanza esse trovarono un riflesso nel rapporto di Chru���v al XX Congresso del Pcus e influenzarono inoltre la concezione della politica estera sovietica degli anni Sessanta. Le potenzialit� di rinnovamento del regime sovietico, tuttavia, non si tradussero in realt�. Ci� venne precluso dagli obiettivi imperiali della politica sovietica, che erano emersi in modo evidente gi� nel 1939. Fa�cevano da ostacolo la forza d'inerzia del regime e la pesante eredit� della sua politica repressiva. Stalin si ispirava, peraltro, ai modelli della politica imperiale del secolo XIX e dei primi anni del XX: accordi tra le grandi potenze sulle sfere di influenza, controllo sui governi degli Stati subordinati e saccheggio economico dei paesi dipendenti e cos� via. Fu questo che in larga misura contribu� alla rottura della coalizione antihit�leriana e alla nascita della �guerra fredda�. La dirigenza sovietica ripu�di� la tesi delle �vie specifiche al socialismo� e cominci� a orientarsi alla riproduzione del modello consolidatosi negli anni Trenta. Sotto di�versi punti di vista, anzi, le soluzioni in precedenza adottate nell'Urss furono trasposte in forme persino aggravate. Le idee di una nuova guerra mondiale avevano influenzato la politica sovietica tino alla met� degli anni Cinquanta. D'altra parte, i dirigenti del Pcus dovevano scontare il peso delle perdite belliche e della loro compensazione, non�ch� della desertificazione di una porzione notevole del territorio, quella economicamente pi� sviluppata, e cio� la parte europea dell'Urss. Gli obiettivi imperiali della politica sovietica furono decisivi per le sorti dell'intero �blocco sovietico�. Quest'ultimo aveva alle spalle una pesante eredit� storica: la frattura nel sistema delle relazioni internazio�nali in Europa, la liquidazione di una serie di regimi statali autonomi, la decimazione delle �lites nazionaliste il soffocamento del pluralismo politico ed ideale che avevano accompagnato l'instaurazione del �nuovo ordine europeo� da parte dei nazisti e dei loro alleati. In tutti era stata profondamente scossa la fiducia nel carattere positivo dell'ordinamento europeo prebellico, nei fondamenti del sistema economico‑sociale preesistente. Si cercavano quindi nuove soluzioni. Il regime sociale sovietico, grazie al contributo essenziale offerto dall'Urss alla sconfitta del nazismo, si era conquistato un credito di fiducia in diversi paesi, tra i quali vi era anche la Cecoslovacchia. Gli obiettivi imperiali della poli�tica sovietica impedirono per� all'Urss di offrire a quei paesi un'alternativa accettabile di sviluppo, in primo luogo la possibilit� di cercare autonomamente una propria strada. Le soluzioni sovietiche persero presto la loro forza di attrazione ed autorit� morale nell'Europa centrale e sudorientale. Mosca non teneva in alcun conto gli interessi e le peculiarit� dei propri alleati, imponeva soluzioni che inevitabilmente generarono il malcontento e la resistenza nelle diverse popolazioni. Dietro le pressioni sovietiche e tramite i con�siglieri sovietici, in quei paesi venne introdotta la pratica del terrore preventivo di massa. Tutto ci� non poteva restare senza conseguenze, non poteva non provocare gli effetti che si verificarono gi� negli anni 1953‑1956 con i disordini e le sollevazioni nella Ddr, in Cecoslovac�chia, Polonia e Ungheria. Neanche allora, tuttavia, la politica sovietica colse l'occasione per un rinnovamento sia pure in condizioni divenute ben pi� difficili. Il mondo occidentale non aveva ancora portato a termine la ricostruzione e la ri�presa postbellica. Le differenze nei risultati economico‑sociali dei due si�stemi non erano poi tanto visibili. L'Occidente, per di pi�, risentiva ne�gativamente del peso della sua politica nelle colonie e nel Terzo mondo preso nel suo insieme. Sicch� neanch'esso offriva all'Oriente un'alter�nativa convincente. D'altra parte, la critica al regime staliniano, al tem�po di ChruA��v, risvegli� le speranze di una riforma nel blocco sovie�tico e sembr� offrire all'Europa centrale e sudorientale un maggiore spa�zio per una politica indipendente. Nel Terzo mondo 1'Urss aveva con�quistato, inoltre, una possente retrovia. Apprezzabili poi erano consi�derati i risultati conseguiti nel campo della scienza e della tecnologia (tecnica missilistica e satelliti, energia atomica, ecc.). Nel decennio suc�ceduto alla fine della guerra nei paesi dell'Europa centrale e sudorientale erano stati attuati mutamenti radicali delle strutture politiche e socio�economiche. Un ritorno al passato ‑tenendo conto peraltro dell'opposi�zione sovietica ‑ poteva apparire estremamente difficile, doloroso e privo di risultati. Pi� accettabile appariva la prospettiva della riforma, della modernizzazione e della democratizzazione delle strutture esistenti. A mio parere le possibilit� di cambiamenti positivi nell'Urss e ne' blocco sovietico risultarono vanificate subito dopo il 1956. Un ruolo decisivo svolsero, in questo senso, gli avvenimenti della rivoluzione nazionale ungherese. Se si fosse arrivati a un'alleanza dei regimi rifor�matori di Polonia, Ungheria e Jugoslavia la soluzione militare da part sovietica sarebbe risultata difficilmente praticabile. Non si pu� neanche dimenticare che inizialmente Chru���v era propenso ad un'alleanza con Tito nella lotta contro le forze della conservazione nell'Urss e nei blocco sovietico. La rivoluzione nazionale ungherese ‑ e qui a mio giu�dizio fu la sua debolezza ‑ rese vana la prospettiva di una simile alleanza. Fece balenare davanti agli occhi dei comunisti riformatori del tempo il fantasma della �restaurazione del capitalismo�. Suscit� il ti�more di una frantumazione totale del blocco sovietico e di un indeboli�mento globale dell'Urss. Provoc� quindi la mobilitazione delle forze conservatrici: la rivoluzione ungherese venne soffocata nel sangue, vennero riaffermati gli slogan delle �leggi generali dell'edificazione so�cialista�, dell'�internazionalismo proletario�. La parola d'ordine delle �vie nazionali� al socialismo venne surrogata da quella del �rispetto delle particolarit� nazionali e storiche� dei singoli paesi. La critica allo stalinismo perse cos� la propria efficacia. Lo squilibrio tra il senso e il contenuto del progetto riformatore prima e dopo il 1956 si fece evidente. Negli strati politicizzati delle diverse societ� si diffu�sero disillusione e frustrazione. Di fatto, dopo il 1956, l'unit� tra la parte democratica dell'opinione pubblica, l'ala riformatrice dei comunisti e la politica riformatrice ufficiale � esistita soltanto in quanto e nel momento in cui la corrente dei riformatori, nel suo insieme, si sentiva minacciata dalla controriforma dei conservatori. L'apporto maggiore dell'epoca di Chru���v, nell'Urss, fu l'aver messo fine al terrore preventivo di massa. Del resto, la ristrutturazione della base economico‑sociale della societ� era ormai finita e il terrore quindi non era pi� funzionale, impediva il consolidamento. Questo fatto ag� sulla politica pi� dell'esacerbazione morale per le �violazioni della legalit� socialista�. Tale esacerbazione, peraltro, per quanto riguardava il regime, era connessa agli interventi che avevano colpito quei comunisti i quali non si erano macchiati di �deviazionismo�. La liquidazione del terrore preventivo di massa comport� un muta�mento sostanziale dell'atmosfera della societ�, permise un nuovo inizio verso un pluralismo ideale e politico. Tuttavia non si ebbero mutamenti fondamentali nel sistema politico e sociale dell'Urss. Restava inalterato il monopolio del potere politico ed economico, non mutarono il carat�tere imperiale e gli interessi globali della politica sovietica. L'arenamento delle riforme chruscioviane debilit� la societ�. Divent� inevi�tabile una reazione conservatrice, che per lunghi anni dopo la caduta di ChruA��v (1964) ha reso impossibili cambiamenti di una certa rilevan�za. Le correnti riformatrici vennero spinte ai margini della scena po�litica, quando non furono soffocate. 1 riformatori all'interno dell'esta�blishment si piegarono alla nuova congiuntura sociale e cessarono di presentare progetti di riforma. La Primavera di Praga del 1968 si afferm� in un momento in cui le possibilit� di una positiva riforma del regime sovietico erano gi� per�dute. Il rapporto di forze sulla scena internazionale era notevolmente mutato. E' vero che per una serie di anni ancora 1'Urss riusc� a mante�nere un suo potenziale militare e di potere ed anzi per certi versi ad ac�crescerlo. Si esaurirono invece rapidamente i margini per avviare pro�gressi in campo economico, per garantire un livello adeguato di forni�ture di beni essenziali, per permettere una vita politica e ideale pi� ricca ed articolata. Soprattutto nei paesi dell'Europa centrale e sudorientale la situazione era fortemente influenzata dal ristabilimento del peso econo�mico e politico dell'Europa occidentale. Era chiaro che 1'Urss aveva perso nella competizione con il �capitalismo�. Sempre pi� in primo piano, quindi, emergeva non la riforma ma un mutamento di sistema. Il nuovo corso cecoslovacco non poteva costituire lo stimolo per la ripresa del movimento per le riforme nell'Urss. Si scontrava con gli orientamenti conservatori dei dirigenti della politica sovietica, che ave�vano addirittura rinunciato anche alle proposte moderate di riforma dell'economia (la riforma Kosygin). Incontr�, � vero, una larga eco in parte degli intellettuali, che per� non avevano alcuna influenza sulla elaborazione della politica sovietica, erano esposti a forti pressioni da parte del potere e perfino alla repressione diretta. I dirigenti di Mosca, nella loro maggioranza, assunsero fin dall'inizio un atteggiamento ostile nei confronti della Primavera di Praga: erano disposti ad ac�cettare, come massima concessione, soltanto mutamenti di quadri e manovre politiche, che non intaccassero la sostanza delle cose. Un diverso atteggiamento sovietico nei confronti di quanto accadeva in Cecoslovacchia avrebbe postulato la rinuncia, da parte della dire�zione sovietica, alla politica imperiale e al suo quadro globale. Negli effetti finali, per�, ci� avrebbe inevitabilmente portato alla perdita del controllo sui paesi del blocco. I dirigenti moscoviti (ed egualmente le direzioni conservatrici nei paesi del blocco sovietico), proprio per via del loro conservatorismo, allora si rendevano conto, meglio dei comu�nisti riformatori, che un mutamento di struttura avrebbe significato l'avvio di cambiamenti sistemici. Facendo queste affermazioni non intendo sostenere che l'intervento militare del 1968 fosse l'unica eventualit� cui la politica sovietica po�tesse far ricorso. Il conflitto tra il conservatorismo sovietico e la politica riformatrice cecoslovacca era ineluttabile. Altro problema era, invece, il modo per risolverlo. A quel tempo 1'Urss era fortemente interessata alla riduzione della tensione internazionale, alla codificazione dello status quo in Europa, alla riduzione delle spese per gli armamenti. Essa era attivamente impegnata per una Conferenza sulla sicurezza europea. Teoricamente parlando, quindi, l'Urss avrebbe potuto prendere in considerazione determinati cambiamenti delle priorit� economiche, una parziale liberalizzazione del sistema politico in Cecoslovacchia, senza che ci� dovesse necessariamente mettere in pericolo i suoi obiettivi pi� generali. La situazione in Cecoslovacchia non era cos� esplosiva da minacciare di sfuggire immediatamente al controllo, presentava ancora spazi di manovra politica. Il problema era quindi se la dirigenza sovietica sarebbe stata disposta ancora a proseguire manovrando tatticamente, se essa sarebbe stata capace di conquistare contraenti abbastanza influenti in Cecoslovacchia per una politica del genere. Dal punto di vista cecoslovacco, invece, tener conto delle idee dei sovietici avrebbe comportato anche in seguito l'abbandono del programma originario della Primavera. E ci� avrebbe condotto all'acutizzazione dei contrasti interni al campo dei riformatori, alla perdita di autorit� dei comunisti. In questo senso pu� servire da esempio, pur con le inevitabili diversit�, l'evoluzione polacca successiva al 1981. Si pu� riflettere su un'altra possibilit� di sviluppo politico per il 1968: la costituzione di un blocco formato da alcuni �paesi socialisti� che aspiravano a una maggiore indipendenza dall'Urss. 1 germi di una tale evoluzione si ebbero, in quell'anno, con l'avvicinamento che si ebbe tra Cecoslovacchia, Romania e Jugoslavia. Instabile era invece la situazione in Polonia, dove due anni dopo si ebbe il rovesciamento di Gomulka, e in Ungheria, la cui dirigenza aspirava a riforme moderate. Un problema era poi costituito dall'asincronia nella maturazione dei cambiamenti. Una tattica che avesse avuto come obiettivo l'ulteriore conservazione del movimento riformatore in Cecoslovacchia non avrebbe soltanto finito per accrescere il pericolo di una degenerazione (molto dipendeva da chi ed a quali condizioni avrebbe potuto essere salvaguardato quel movimento), ma anche dalla possibilit� di unire i movimenti riformatori nei diversi paesi. D'altra parte, nel pensiero comunista riformatore della Cecoslovac�chia degli anni Sessanta, si tendeva a sopravvalutare gli elementi socialisti del modello sovietico e a sottovalutare, o addirittura a dimenticare, il carattere imperiale della politica sovietica. Il presupposto di partenza era la riforma del modello di tipo sovietico. Si parlava, � vero, della necessit� di un modello cecoslovacco di socialismo. Ma questo non era inteso come strumento di trasformazione che avrebbe compor�tato l'abbandono del sistema politico ed economico‑sociale esistente. Proprio per questo non si and� oltre un giudizio estremamente impre�ciso sulle precedenti tappe della storia sovietica. Il pensiero comunista riformatore cominciava appena allora l'approccio a un giudizio critico sull'eredit� marxiana e leniniana. L'intervento armato in Cecoslovacchia ebbe conseguenze catastrofi�che sull'influenza sovietica sulla scena politica della sinistra europea. Provoc� il disfacimento del movimento comunista in Europa. Fall� il tentativo di ricerca di una �terza via�, poich� il superamento dei feno�meni delle crisi sistemiche nei paesi avanzati e la loro crescita econo�mico‑sociale e culturale imped� ai partiti comunisti di costruirsi una base sociale e politica pi� ampia e duratura. All'interno del blocco so�vietico dopo il 1968 venne distrutta qualsiasi base di massa per tentativi riformatori comunisti. Nei movimenti di opposizione a prendere in mano l'iniziativa, ad avere la supremazia, furono quelle correnti che aspiravano al cambiamento del sistema e del regime sociale. Tutto ci� ha interamente confermato la fine del periodo favorevole alle riforme nell'Urss e nel blocco sovietico sulle basi dell'ordinamento comunista. Il che peraltro ha ricevuto un'ulteriore conferma dagli sviluppi avutisi dopo il 1985. Non mi sembra si possa comunque dire che il 1968 abbia avuto una qualche influenza sostanziale sull'insuccesso delle aspirazioni dei co�munisti riformatori sovietici. Una svolta essenziale si era avuta in quel paese nel 1964, o al pi� tardi nel 1967: la stanchezza per le scosse e i sacrifici di decenni di sviluppo sovietico si rivel� fattore straordinaria�mente profondo e di lunga portata. Demoralizz� la societ�, togliendole la volont� di operare attivamente per il cambiamento. 1 rappresentanti delle correnti riformatrici restarono deboli fino al 1985, senza un se�guito sul terreno politico e su quello sociale. La stessa perestrojka non cominci� come movimento dal basso, ma come processo avviato dall'alto. L'ascesa al potere dei riformatori fu resa possibile solamente dalla scomparsa di tutti i maggiori rappresentanti della politica conser�vatrice e dalla situazione di vicolo cieco nella quale l'Urss si era venuta a trovare a causa della politica imperiale. Per le riforme era ormai trop�po tardi. Il regime sovietico, a prezzo di tensioni indicibili di tutte le ri�sorse e di sacrifici giganteschi da parte della popolazione, aveva ripor�tato la Russia e 1'Urss al livello degli anni precedenti la rivoluzione, aveva assicurato al paese, sia pure in via temporanea, una posizione da seconda potenza mondiale. Non era riuscito per� a realizzare i suoi propositi originali: costruire nell'Urss una civilt� altamente sviluppata e gettare cos� le basi per la societ� socialista. A met� dell'ottavo decennio che ci separa dalla rivoluzione del 1917 l'Urss continua a essere un paese fortemente arretrato rispetto ai paesi che sono ai vertici della civilt� mondiale.