Massimo Cattaneo

FONTI PER LO STUDIO DEI �MIRACOLI� DEL 1796‑97 NELLO STATO DELLA CHIESA: I VERBALI DEL PROCESSO CANONICO

 

Negli ultimi anni si � assistito ad un aumento d'interesse nella storiografia italiana per le diverse forme, politiche e religiose, che lo scontro tra Rivoluzione francese e Chiesa assunse in Italia e in particolare nello Stato Pontificio. Dopo un iniziale attendismo, la Chiesa and� via via realizzando nel corso degli anni novanta del Settecento una strategia mirante a determinare nella popolazione un sentimento di sempre pi� forte ostilit� verso tutti coloro che, francesi o italiani che fossero, ci si ostinava anche dopo la caduta di Robespierre a chiamare giacobini. Si ricorse a tale scopo ad una massiccia campagna di propaganda condotta attraverso l'azione capillare e incessante di predicatori itineranti e di parroci di campagna, la pubblicazione di giornali, di libelli polemici, a volte anonimi, dai toni infiammati e di corpose dissertazioni storico‑ teologiche 1. In questo corpus propagandistico � possibile rintracciare uno schema interpretativo degli eventi contemporanei. Esso poggiava su una serie di analogie storiche (tra Rivoluzione francese e Riforma protestante, tra francesi e barbari, tra la temuta occupazione di Roma e il sacco del 1527), cui si aggiungeva la fortissima ripresa della letteratura apocalittica z. Tutto ci� portava a conclusioni e a strategie diverse. polarizzate tra i due estremi della fiduciosa attesa di un intervento divino e degli inviti alla mobilitazione di massa per combattere, armi in pugno, una sorta di nuova crociata contro i rivoluzionari 3. La �profi�lassi� anfgiacobina messa in atto dalla Chiesa and� a costituire il terre�no ideale su cui fior� nel triennio 1796‑991'insorgenza armata antifran�cese che ebbe, com'� noto, una larga base di adesione popolare. All'interno del quadro storico qui rapidamente delineato si colloca un fenomeno, fino ad oggi poco indagato dagli studiosi, che all'epoca dei fatti colpi in varie regioni dello Stato della Chiesa la sensibilit� religiosa di grandi folle di fedeli appartenenti a diversi ceti sociali: l'ondata di �miracoli� che ‑ partendo il 25 giugno 1796 da Ancona ‑dove nella cattedrale di S. Ciriaco l'immagine di Maria raffigurata in un dipinto apr� gli occhi e con‑inci� a muoverli ‑ raggiunse nel breve volgere di un'estate numerose zone dello Stato, compresa Roma. Gi� vent'anni or sono V.E. Giuntella, nel suo libro Roma nel Set�tecento, lamentava l'insufficiente conoscenza del fenomeno perfino a livello della sua diffusione geografica, segnalando inoltre la necessit� di �uno studio di tutta la documentazione messa insieme dalle autorit� ecclesiastiche� 4. A tutt'oggi manca ancora uno studio approfondito che colga il fenomeno nella sua globalit�, sia a livello di dimensione spa�ziale sia per quanto riguarda l'insieme delle cause culturali ad esso sottese e degli effetti che in diverse direzioni esso determin�. Il tipo di �miracolo� pi� diffuso consisteva nel �prodigioso� mo�vimento degli occhi in immagini raffiguranti, sotto diverso titolo, la Madonna. In genere si trattava di apertura delle palpebre seguita dal moto orizzontale o verticale delle pupille; pi� di rado i fedeli videro anche chiudersi le palpebre. Il moto delle pupille fu in genere letto come un messaggio di rassicurazione che la Vergine voleva inviare ai suoi devoti. II moto perpendicolare, in particolare, simboleggiava la funzione di mediazione svolta dalla Madonna tra i fedeli in preghiera e Dio: nel sollevare il suo sguardo verso il cielo la Vergine li faceva partecipi dell'intenzione di perorare presso il Signore i loro interessi. La chiusura delle palpebre venne invece interpretata come un segnale di diniego. Chi riceveva questo segno restava sgomento e senza pi� speranza nella realizzazione della propria richiesta. Si pu� ipotizzare che il triplice movimento ripetesse singolarmente, attraverso lo sguardo di Maria, il movimento che si deve fare per trac�ciare il segno della Croce, portando infine le mani giunte al petto. Accanto a questa tipologia � possibile per� ritrovare anche � miracoli� diversi o nel soggetto dell'immagine coinvolta (Ges� Bambino, Cristo sulla Croce, santi) o per la natura stessa del fenomeno (sudora�zioni, lacrimazioni, movimenti di scheletri e di statue, rintocchi miste�riosi di campane durante la notte, guarigioni) 5. Colpisce la rapidit� con cui la buona novella dei �miracoli� si diffuse a macchia d'olio, arrivando a toccare sia centri urbani che sperduti luoghi di campagna, ed il parallelismo tra l'arrivo della notizia in una determinata localit� e l'inizio nella stessa di un nuovo evento m�raco�loso. Le zone coinvolte furono tantissime. A mo' di esempio si pos�sono citare i casi di Urbania, S. Angelo in Vado, Mercatello, Monte Marciano, Montalboddo (oggi Ostra), Jesi, Osimo, Recanati, Monte�santo (oggi Potenza Picena), Macerata, Samano e Ascoli nelle Marche; Gubbio, Perugia e Todi in Umbria; Montefiascone, Viterbo, Calcata, Civitavecchia, Frascati, Veroli, Torrice, e Ceprano nel Lazio 6. In un saggio pubblicato diversi anni fa, Renzo De Felice aveva indi�viduato come chiave di lettura del fenomeno il sentimento di paura che colp� le popolazioni dello Stato della Chiesa all'arrivo delle notizie sul�l'invasione francese delle Legazioni (19 giugno 1796) e di quelle, pure allarmanti, riguardanti l'andamento delle trattative tra papato e Na�poleone, sfociate poi nelle sfavorevoli clausole dell'armistizio di Bolo�gna (23 giugno 1796). Paura che, in molte zone, s'innestava sulle sof�ferenze materiali causate da una crisi economica ai limiti della carestia e su una sensibilit� popolare gi� fortemente sollecitata dalla propaganda antigiacobina 7. Pu� essere interessante rilevare come proprio ad An�cona esistesse un consistente nucleo giacobino nei confronti del quale le autorit� avrebbero istituito di li a poco un processo 8. Il pericolo di una congiura giacobina fu spesso agitato anche a Roma. Qui gi� da alcuni anni si erano pi� volte sparse voci riguardanti presunti progetti sediziosi filofrancesi. Nel 1794 c'erano stati anche dei processi contro il gruppo di Nicola Corona e Liborio Angelucci, futuri protagonisti della Repubblica Romana. In realt� il giacobinismo ro�mano non era in grado, da solo, di orientare la storia della citt� verso esiti rivoluzionari: troppo pochi i simpatizzanti e troppo confuse le loro idee. Ma a livello popolare le voci su presunte congiure trovarono sicuramente credito, contribuendo vieppi� a creare un clima d'incertez�za e d'ansiosa attesa di eventi rassicuranti 9. A Roma, il 28 giugno 1796, un �Invito Sagro� del Cardinale Vica�rio Giulio Maria della Somaglia chiam� la popolazione a partecipare a un devoto triduo di ringraziamento per l'accordo appena raggiunto con la Francia, da celebrarsi nei giorni successivi (30 giugno‑1 e 2 luglio) durante i quali tutte le chiese parrocchiali avrebbero dovuto esporre il Santissimo Sacramento 10. Le notizie sui prodigi di Ancona giunsero rapidamente e nei primissimi giorni di luglio erano certamente gi� oggetto di pubblica discussione 11. Il giorno 8 una solenne cerimonia ac�compagn� la ricognizione del corpo di Benedetto Giuseppe Labre 12. Il 9 luglio si diffusero voci di una congiura giacobina mirante a deportare il Papa e a mettere a sacco la citt� (voci che tornarono a ripetersi due giorni dopo), mentre un altro �Invito Sagro� annunciava per il giorno successivo l'inizio di sante missioni che si sarebbero svolte per dieci giorni in sei piazze romane 13. La mattina dello stesso sabato 9 la co�siddetta Madonna dell'Archetto cominci� a muovere gli occhi. La piccola immagine, un dipinto di Giandomenico Muratori della fine del XVII secolo, era gi� molto nota ai fedeli. Si trovava ‑ e si trova tuttora ‑nel Rione Trevi vicino a Piazza SS. Apostoli, in un angusto vicoletto cui si accedeva da via S. Marcello. Vi compariva la figura a mezzo busto della Vergine con gli occhi aperti, in un atteggiamento modesto e dimesso. Prevalse in quella occasione il moto orizzontale delle pupille. La fonte finora pi� utilizzata dagli storici per ricostruire gli eventi prodigiosi della capitale � stata l'opera dell'abate Giovanni Marchetti dal titolo De' prodigi avvenuti in molte sagre immagini specialmente di Maria SS. secondo gli autentici processi compilati in Roma. Memorie estratte e ragionate da D. Gio. Marchetti Esaminatore Apostolico del Clero e Presidente del Ges�. Con breve ragguaglio di altri simili Pro�digi comprovati nelle Curie Vescovili dello Stato Pontificio, pubblicata a Roma nel 1797 da Zempel presso Vincenzo Poggioli 14. Il testo � indubbiamente prezioso sia per le notizie che fornisce su pi� di cento im�magini e circa un migliaio di testimoni, sia per l'interpretazione gene�rale del fenomeno proposta dall'autore nel lungo Ragionamento preli�minare. Marchetti cerc� di dimostrare, in maniera non banale e comun�que interessante per ricostruire il punto di vista ufficiale della Chiesa, l'effettiva origine soprannaturale di quanto era accaduto nelle immagini sacre della capitale. Avvaloravano per lui questa conclusione la quantit� delle testimonianze a favore e le precauzioni prese da molti spettatori, che avevano fatto pi� osservazioni da posizioni diverse, verificato con l'ausilio del compasso gli spostamenti delle pupille, controllato l'even�tuale azione dei raggi solari o delle candele, escluso fenomeni di rifra�zione nei casi in cui l'immagine fosse protetta da un vetro. N� si pote�va, secondo Marchetti, pensare a una frode, perch� sarebbe stato tecni�camente impossibile manomettere e truccare cos� tante immagini o cor�rompere cos� tante persone di tutti i ceti, per di pi� fino al punto di convincerle a giurare il falso. Come ci informa lo stesso Marchetti, il libro gli fu commissionato dal Cardinale Vicario Giulio Maria della Somaglia, che film� di proprio pugno tutte le copie delle due edizioni pubblicate a Roma. Eguali nel lesto, esse differivano per la presenza, in quella pi� costosa, di ripro�duzioni delle ventisei immagini ufficialmente riconosciute come prodi�giose. La celerit� nella pubblicazione e l'aver previsto un'edizione pi� economica, e quindi di pi� facile diffusione, sono interessanti spie della volont� d'informare rapidamente e quanto pi� largamente possibile la popolazione 15. Per integrare questa fonte ho avviato da tempo la lettura dei verbali del Processo Canonico formale, istituito a Roma con decreto del 1 ot�tobre 1796. La documentazione, fino ad oggi ignorata dagli storici, � conservata presso l'Archivio Storico del Vicariato di Roma e occupa interamente i volumi 359 e 360 del Fondo Cause di Santi, dal titolo Processo, accertamenti e conclusione sui vari casi prodigiosi di Sacre Immagini della Beata Vergine che si asserisce abbiano mosso gli oc�chi 16. L'ottimo stato di conservazione del manoscritto e l'ordinata calligra�fia rendono il testo di facile lettura da un punto di vista squisitamente tecnico. Non si tratta del resto delle carte stilate durante gli interroga�tori, usate invece con molte probabilit� da Marchetti per la sua opera, ma di una successiva trascrizione dei verbali. Questi furono stilati dal notaio della Sacra Rota Francesco M. Mari, in luogo del notaio del Tribunale del Vicariato Giuseppe Cicconi 17. Il primo tomo, dopo una rapida presentazione del Processus, com�prende il Decreto dell'Eminentissimo e Reverendissimo Sig. Cardinale Vicario per la facolt� di principiare il presente processo (p. 3), i costituti di 41 testimoni (pp. 7‑ 745) e, fuori numerazione, due indici: il primo delle materie contenute nel volume e de' testimoni esaminati; il secondo delle Madonne e delle Deposizioni dei testimoni, probabil�mente aggiunto posteriormente da un archivista. Il primo interrogatorio reca la data del 5 ottobre 1796 (teste il sacerdote secolare Pietro Meli). II secondo volume (10 settembre 1796 ‑ 2 febbraio 1797) ha pi� o meno la stessa struttura, con la differenza che in luogo del decreto ini�ziale c'� ovviamente il decreto che pose termine alla procedura (Decre�tum approbationis, pp. 726‑734) e che vi compaiono anche gli Interro�gatorj per l'esame de' Testimonj, cio� la serie di dieci domande poste invariabilmente ad ogni teste. I costituti riguardano altre 45 persone (pp. 2‑725). In totale i testimoni interrogati furono 86 e le immagini riconosciute come realmente miracolose 26, tutte mariane ad eccezione di due raffi�guranti Ges� crocifisso: una conservata nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni in Aino, l'altra in casa di Giovan Battista Pucci. Di queste immagini, 11 si trovavano all'interno di chiese, 11 in edicole di strada, 3 appartenevano a privati (casa Pucci al primo piano di Palazzo Ornani, singolarmente lo stesso dove in periodo repubblicano si stabil� la reda�zione del �Monitore di Roma�, casa Galli, Palazzo Bolognetti); una in�fine si trovava nel Palazzo Conti, o dell'Impresa, nella stanza del banco del lotto 18. Attraverso le testimonianze emergono anche notizie su altre immagini che avrebbero mosso gli occhi e riferimenti precisi, in nu�mero peraltro abbastanza limitato, ad altri testimoni oculari dei prodigi. Particolare questo alquanto strano se si pensa che contemporaneamente le persone interrogate attestarono la presenza di moltitudini di fedeli che inneggiavano collettivamente alla Madonna. Tra le esclamazioni pi� ricorrenti viene citata �Evviva Maria�, espressione destinata a diventare di l� a poco il grido di battaglia degli insorgenti. L'interrogatorio iniziava con il giuramento del teste, che in posizione genuflessa e poggiando le mani sul Vangelo pronunciava le parole rituali �Ita promitto, et juro, sic me Deus adiuvet, et haec SS. ejus Evangelis� o l'equivalente in italiano. Dopo l'ammonimento � de vi et importantia juramenti� , che costituiva in pratica il primo interrogato�rium, seguivano altre nove domande, ciascuna articolata in pi� punti. Oltre alle proprie generalit� (nome, cognome, et�, domicilio, profes�sione) il teste doveva infatti fornire una lunga serie d'informazioni al promotore fiscale del Tribunale del Vicariato, Candido M. Frattini che conduceva la procedura. Esse riguardavano in particolare i �miracoli� direttamente osservati dal teste, con la richiesta di molti chiarimenti al fine di appurarne l'attendibilit�: descrizione accurata dell'immagine e del movimento degli occhi; eventuale presenza di vetri, candele, riflessi solari e quant'altro avesse potuto ingannare gli occhi; uso o meno da parte del teste di lenti o altri strumenti ottici e condizioni della sua vista; uso di strumenti tecnici, come il compasso, per verificare pi� �scienti�ficamente� il movimento delle pupille nell'immagine. Venivano poi in�dagate le sue reazioni emotive e il comportamento della folla che lo cir�condava. La decima ed ultima domanda richiedeva formalmente al teste di informare le autorit� su coloro che avessero negato la veridicit� dei prodigi:

 

�Finalmente s'interroghi se sappia, o abbia inteso dire, che qualcuno di quelli, che si trovavano presenti, ed osservavano li suaccennati prodigii sia di contrario parere e chi sia questi, e per quali ragioni cos� pensi.�

 

Mala risposta fu tendenzialmente negativa o comunque evasiva. Domande e risposte si susseguivano con un'apparente monotonia nel corso degli interrogatori, che duravano generalmente tre o quattro ore. Una lettura attenta dei documenti pennette per� di ricostruire, in maniera pi� articolata di quanto risulti nell'opera di Marchetti, l'atmo�sfera religiosa in cui si verificarono gli eventi. Ad esempio la testimonianza del � libraro� Camillo De Cupis ci for�nisce un'interessante descrizione della tensione emotiva presente tra la folla che assistette al primo �miracolo� romano, quello della Madonna dell'Archetto:

 

�non potevo trattenere le lagrime, e sempre pi� si aumentava il desiderio di vedere con li miei propri occhi ci�, che da tutti sentivo contestato. Certo si �, che non poco dovetti soffrire per la calca immensa, che sembrava sempre pi� crescere, e se non vi fossero stati di guardia altri Soldati, certamente poteva accadere qualche cosa di sinistro� 19.

 

Nelle ore successive del 9 luglio, come in una reazione a catena, i prodigi si rinnovarono in numerosi altri punti della citt�: vicolo delle Muratte, Palazzo dell'Impresa, edicola sacra nei pressi di S. Andrea della Valle, Chiesa Nuova, Chiesa dei religiosi di S. Giovanni di Dio, via dell'Olmo, via de' Giubbonari (casa Galli), immagine posta sotto un piccolo arco contiguo alla Chiesa di S. Maria di Grotta Pinta, Arco della Ciambella (vicino S. Maria in Monterone), Piazza SS. Apostoli, Palazzo della Consulta, Piazza Venezia (casa Bolognetti). In tutti questi casi a muovere le �luci� furono immagini mariane. Nei giorni seguenti l'esplosione di �miracoli� coinvolse tutta Roma, continuando con notevole intensit� fino al gennaio 1797; poi il feno�meno and� attenuandosi 20. Particolarmente lungo fu l'interrogatorio di Padre Gaetano Palma, napoletano, Procuratore Generale della Congregazione dei Pii Operai, testimone oculare dei �miracoli� di ben otto immagini. Il suo costituto impegn� il tribunale per quattro giornate comprese tra il 12 e il 19 otto�bre 1796. Avendo sentito che l'immagine di Maria Vergine posta nel Vicolo delle Muratte aveva mosso gli occhi, Palma si era recato a venerarla �spinto da una santa curiosit� di volerne essere [...] spettatore�. Il suo desiderio fu prontamente esaudito e cos� egli interpret� i movimenti delle pupille di Maria:

 

�dir� di avere creduto io, che la mossa perpendicolare degli occhi significasse che la SS. Vergine portasse all'Eterno Padre le preghiere dei di lei divoti; colla mossa poi orizzontale ci volesse dare ad intendere il suo amore verso i medesimi divoti, mostrando con quel giro d'occhi che lei teneva a se [sic] presenti tutte quelle persone che ivi si trattenevano a venerarla ed indicando che le teneva sotto la sua valevolissima protezione� zl.

 

L'interrogatorio di Giuseppe Antonio Sala, futuro autore deRomano degli anni 1798‑99, si svolse invece in un'unica giornata e occupa solo dieci pagine del manoscritto 22. Lontano dalle folle che s'ammassavano innanzi alle edicole sacre e nelle chiese, Sala assi�stette al �prodigio� nella quiete della casa di un amico, Giovan Battista Pucci, assieme a pochi altri testimoni: lo stesso Giovan Battista e la moglie Maria, l'abate Vadorini e una donna di servizio di cui non fece il nome. L'immagine, un dipinto ad olio su tela, rappresentava Ges� sulla Croce ed � l'unica di cui Sala parl� in sede processuale. La de�scrizione del �portento� fu molto accurata:

 

�consisteva questo nell'elevazione delle pupille, le quali andavano a nascondersi quasi del tutto sotto le palpebre superiori, in maniera tale che non rimaneva del ne�gro che una piccola porzione, quale specialmente nell'occhio destro si pu� parago�nare ad un punto matematico, ed a proporzione che si ricoprivano le pupille sotto le palpebre si scopriva maggiormente il bianco degli occhi suddetti. Indi dopo brevis�simo spazio di tempo tornavano le luci ad abbassarsi, ed a riporsi nel loro Stato primiero� 23.

 

I1 tono delle risposte, quasi tutte piuttosto brevi, sembra distaccato. Non che Sala non credesse ai �miracoli�, ma evidentemente erano gi� allora presenti nella sua mente le preoccupazioni che in seguito avrebbe meglio esplicitato nelle pagine del Diario romano:

 

� Se in luogo di una fiducia, che degenerava in presunzione, avessimo interpretato quelle occhiate per un avviso del Cielo, che minacciava straordinarj castighi, come pure varie persone le interpretarono, e se avessimo saputo profittarne; non ci troveremmo forse in s� dura situazione� 24.

 

Fra i testimoni troviamo anche due esuli francesi: un sacerdote della Normandia, Martino Bertin Desmardelles, e il Vicario Generale della Diocesi di Digne (Provenza), Pierre d'Hesmivy d'Hauribeau 25. Quest'ultimo not� che generalmente il movimento miracoloso avveniva nei momenti in cui maggiore era il fervore del popolo e �pubblica� la sua preghiera:

 

�e dico cos� che sembrava, che questo [il popolo] volesse costringere la Vergine SS.ma ad operarlo con pi� frequenza� 26.

 

Gli ottantasei testimoni furono convocati dal Tribunale ecclesiastico in base ad evidenti criteri di selezione sociale e religiosa. Affinch� un'immagine potesse essere considerata �effettivamente� prodigiosa era necessario che almeno quattro persone, pubblicamente note per 1,1 loro probit� e fede, esprimessero su ci� un parere positivo concorde 27. Dagli elenchi dei testimoni emerge un numero elevato di soggetti ap�partenenti al clero: quarantacinque, tra cui sei parroci (delle seguenti chiese: SS. XII Apostoli, S. Carlo ai Catinari, S. Lucia alle Botteghe Oscure, S. Martino ai Monti, S. Maria di Grotta Pinta, S. Giovanni in Aino), due vice‑parroci e tre monsignori destinati a diventare cardinali (Di Pietro, Gabrielli, Sala). La composizione sociale del restante gruppo di testimoni � abbastanza varia. Vi figurano, oltre a nobili e borghesi benestanti, anche elementi del popolo. Bisogna per� tener presente che in molti casi si trattava di persone legate da vincoli di la�voro e di fedelt� alle classi alte e al clero. Solo tre invece furono le donne interrogate formalmente e si trattava di mogli di altri testimoni: Maria Clementina Micocci Pucci, il cui marito viveva di rendita, la marchesa Isabella Petroni Bolognetti e Anna Felice Pila, moglie di Lu�dovico Galli, computista del Banco dei Depositi del Monte di Piet� 28. I testimoni erano certi di aver visto le immagini sacre muovere gli occhi e ci� li aveva rinfrancati circa i futuri esiti della difficile congiun�tura politica ed economica. E' evidente che un fenomeno di tali proporzioni non pu� essere spiegato ricorrendo a interpretazioni semplicisti�che. Si pu� ipotizzare che una convenienza politica reale e pressarne spinse parte della Chiesa a credere ai �miracoli� e ad influenzare il po�polo romano, culturalmente orientato a ritenere possibili interventi di�vini nella storia umana mediante le tradizionali forme della manifesta�zione portentosa; quasi a pretenderli in determinate situazioni d'incer�tezza esistenziale. Ma questo � solo un aspetto del problema. E' certo infatti che moltissimi uomini e donne di diversi ceti sociali videro �realmente�, o meglio credettero fermamente di vedere, i movimenti prodigiosi e le altre manifestazioni meravigliose. La loro �buona fede� � attestata anche da altre fonti. Cos� si legge, ad esempio, nella lettera scritta proprio il 9 luglio 1796 da Giacomo Patti di Roma al suo amico Pietro Giezzi di Treja, curiale e futuro Pretore della cittadina marchi�giana durante la Repubblica:

 

Mi affretto a parteciparle i strepitosi prodigi operati in questo giorno dalla Vergine SS.ma in questa Capitale. [...] Oggi poi tutte le S. Immagini di Maria SS.ma le pi� antiche che esistessero sulle pubbliche Piazze, Strade, e Botteghe hanno aperto spessissimo, o serrati alternativamente gli occhi. Alle ore 24 ne ho veduta io una nella Bottega di un Facocchio, ho veduto replicare il prodigio pi� volte, e non mi sono potuto ingannare, avendolo veduto da faccia a faccia 29.

 

Cosa rese possibile questa copiosa �eruzione� di �miracoli� che lo stesso Marchetti defin� �specialissimi� per l'inconsueta quantit�, tanto da spingerlo a dire che forse il fenomeno �non ha esempio in tutta la Storia�? 30

Per rispondere a tale domanda, occorre innanzitutto considerare il tipo di cristianesimo operante concretamente nello Stato della Chiesa alla fine del XVIII secolo, sicuramente pi� diversificato nelle tipologie comportamentali rispetto al modello ideale indicato dal Concilio di Trento, e la contigua problematica del rapporto tra cristianesimo e ma�gia. Nella realt� spirituale quotidiana queste due dimensioni dell'espe�rienza esistenziale non si presentavano come entit� distinte da un preciso spartiacque ontologico ma configuravano piuttosto due mentalit� in continua osmosi. Ci� influiva sia sulla religiosit� delle classi subalter�ne, sia, anche se in maniera diversa, su quella delle classi colte 31. Se partiamo da questo vissuto religioso concreto, allo stesso tempo pi� stratificato e meno coeso dei modelli teorici ufficiali, il miracoloso ci appare come un proficuo terreno di incontro tra mentalit� apparente�mente opposte ma in realt� unite, seppur su livelli di consapevolezza diversi, dal comune sforzo di garantire una risposta a quella �crisi della presenza� sperimentata dalle persone quotidianamente ma con partico�lare angoscia nei momenti di pericolo. E ci� tanto pi� quando, in virt� della sollecitazione psicologica operata dalla propaganda antifrancese, il pericolo avesse finito quasi col perdere la sua connotazione umana (di eserciti nemici efficienti e spietati ma pur sempre costituiti da uomini in carne ed ossa) assumendo i contorni imprecisi e terrificanti del diaboli�co, del maligno, del millenario scontro tra il Bene e il Male. 1 �miracoli� rappresentavano un universo segnico capace di supe�rare le barriere sociali e culturali e di arrivare a toccare il cuore di tutti, saldando cos� in un unico fronte, in contrapposizione al mondo mo�derno persone che altrimenti difficilmente la Chiesa sarebbe riuscita ad orientare verso questa comune scelta di campo. Come ha giustamente osservato Luigi Fiorani: �In realt�, per le dimensioni oggettive e la forte presa collettiva, ci troviamo di fronte a un episodio di grande significato umano e sociale; questo sommovimento devozionale infatti non solo coinvolge tutta la citt�, ma determina una singolare e propizia ricapitolazione dei ceti e delle forze su cui la societ� religiosa poteva contare� 32. Di fronte alla minaccia di una scristianizzazione della societ�, ci� che interessava al potere ecclesiastico era mantenere l'ege�monia a livello di modello culturale attraverso un'azione rivolta diretta�mente a condizionare le coscienze dei singoli. Che i �miracoli� venis�sero interpretati come un segno di rassicurazione maternamente inviato dalla Madonna, senza precise indicazioni pratiche, o che fossero visti come un esplicito invito alla difesa armata della religione, aveva un'importanza relativa. Essi erano comunque completamente interni ad una strategia �offensiva�, di riconquista culturale delle posizioni perdute e di prevenzione rispetto al pericolo di ulteriori avanzate della mentalit� laica. Alcuni storici hanno del resto individuato gi� in questo periodo, ancora immerso nel clima rivoluzionario, quella strategia di �riconqui�sta� messa in atto dalla Chiesa in reazione all'attacco della cultura laica che si dispiegher� poi sempre pi� marcatamente con la Restaurazione ottocentesca 33. Nel fenomeno dei �miracoli� del 1796‑97 ritroviamo vari elementi di queste linee strategiche: l'incredibile numero di eventi prodigiosi, la grandissima partecipazione popolare e il ruolo da protagonista giocato dalle immagini mariane, preludio dell'accresciuta importanza che la figura di Maria avrebbe conosciuto nel secolo successivo come oggetto privilegiato del culto popolare e veicolo, consapevolmente usato dalla Chiesa, di valori etici, religiosi e politici.

 

* II presente lavoro � un primo e parziale risultato di una ricerca finalizzata ad una tesi di laurea sui �miracoli� del 1796‑97 con particolare riferimento a Roma (cattedra di Storia moderna del prof. F. Pitocco, Facolt� di Lettere e filosofia dell'Universit� �La Sapienza� di Roma; la tesi � seguita dalla dott.ssa Stefania Nanni).

1. Tra i giornali si distinsero in tal senso le gazzette stampate a Bologna, Assisi e Foligno, gli � Annali di Roma� dell'abate Mallio e il �Giornale ecclesiastico di Roma�. Su quest'ultimo si veda G. Pignatelli, Aspetti della propaganda cattolica a Roma da Pio VI a Leone XII, Roma, 1974.

2. Cfr. M. Caffiero, La nuova era. Miti e profezie dell'Italia in Rivoluzione, Genova, 1991.

3. Vedi ad es.: Eccitamento a popoli della Italia ad armarsi, e a difendersi da' francesi e a detestarne le massime distruttive della Religione, de' Governi, e della .Societ�, [s.n.], Cosmopoli [i.e. Venezia], 1796. Sul frontespizio compare la scritta Con Approvazione.

4. Cfr. V.E. Giuntella, Roma nel Settecento, Bologna, 1971, p. 197, nota 2.

5. Ad Ancona, sempre nella cattedrale di S. Ciriaco, il movimento degli occhi si verific� anche in un'immagine di S. Anna e in quella del patrono della citt�. Inoltre,

aperta l'urna in cui era conservato il corpo del santo, sembr� ai fedeli che anche questo si fosse leggermente mosso come per rivolgersi verso di loro. Cfr. G. Marchetti, Raccolta

di varie lettere che descrivono e attestano i prodigiosi segni veduti costantemerue in vari luoghi della Marca..., Roma, 1796. Ma molti altri potrebbero essere gli episodi da citare. Ad esempio a Civitavecchia nella Chiesa di S. Maria, alla presenza del parroco Padre Tommaso Pacini e di numerosi fedeli, una statua di S. Fermina mosse le mani e le braccia (15 luglio 1796, ma i primi �miracoli� nella citt� sono del 10 luglio). Un episodio simile avvenne nell'immagine in bassorilievo detta della Madonna della Piet� e altri

�miracoli� coinvolsero immagini di Ges� e di S. Vincenzo Ferreri (o Ferrer). Cfr. C. De Paolis, Rivoluzione e suggestione religiosa nell'Alto Lazio, in � La Critica Sociologica�, gennaio‑marzo 1990, pp. 77‑87.

6. Per i �miracoli� nelle Marche, cfr. A. Emiliani, I francesi nelle Marche, Falerone 1912; M. Leopardi, Autobiografia, con appendice di A. Av�li, Roma, 1883, narrazione

disincantata e scettica dei prodigi di Ancona, Montesanto, Recanati e Loreto. Per i �miracoli� di Viterbo e Civitavecchia, cfr. C. De Paolis, op. cif.; per Veroli, cfr. M. Stirpe, 1 < miracoli� del 1796 nella diocesi di Veroli, in Studi in onore di Filippo Caraffa, Roma, 1986. E' importante notare che in altre zone d'Italia si erano gi� precedentemente verificati �miracoli� in momenti di particolare tensione emotiva collettiva causata dal pericolo di un prossimo arrivo dei francesi. II primo episodio fu probabilmente quello della �prodigiosa� burrasca che nel gennaio 1793 imped� alla flotta dell'ammiraglio Truguet di raggiungere le coste sarde. Ancor pi� importante per il tema qui trattato � l'episodio di Arezzo. Il 15 febbraio 1796, un'immagine raffigurante la Madonna del Conforto cambi� aspetto, diventando candida da annerita qual era. Il prodigio giunse al culmine di una situazione di diffusa paura popolare per il pericolo dell'arrivo delle truppe di Napoleone, cui si aggiungeva il timore provocato dalle numerose scosse di terremoto che da alcuni mesi sconvolgevano la citt� e che secondo le cronache dell'epoca sarebbero cessate dopo il �miracolo�. A questa tensione emotiva il vescovo della citt�, mons. Marcacci, aveva risposto promuovendo in varie maniere la devozione popolare pi� tradizionale. Un altro prodigio avvenne il 29 maggio 1796 a Torricella (diocesi di Taranto) dove una statua in legno della Vergine cominci� a lacrimare e a secernere sudore. Nel luglio mons. Capecelatro, giansenista e futuro giacobino, riconobbe ufficialmente il �miracolo�. Cfr. M. Pieroni Francini, Immagini sacre in Toscana dal tumulto di Prato al �Viva Maria�, in Culto dei sarti, isrituzior� e classi sociali in et� preindustriale, a cura di S. Boesch Gajano e L. Sebastiani, L'Aquila, 1984.

7. R. De Felice, Paura e religiosit� nello Stato della Chiesa alla fine del XVIII secolo, in Italia Giacobina, Napoli, 1965, pp. 289‑316.

8. Le accuse furono quelle di tentata cospirazione, di discorsi sediziosi, di �eccessivo genio favorevole per la Nazione Francese�. Cfr. C. Trasselli, Processi politici romani dal 1792 al 1798, in �Rassegna Storica del Risorgimento�, fase. XI, 1938, pp. 1495‑1524 e fase. XII, 1938, pp. 1613‑1654 in particolare si veda il Ristretto del processo politico istruito in Ancona nel 1796, pubblicato da Trasselli fra gli allegati (pp. 1633‑1645).

9. Questo atteggiamento psicologico si determin� anche nei ceti colti. Cos� scrive�va, ad esempio. Giuseppe Cernitori (bibliotecario della Casa del Ges�) al vescovo di Bre�scia G. Nani (lettera datata Roma, 25 giugno 1796): �Dapertutto vi sono e Giacobini, e malcontenti; I voti nella vittoria de' Francesi fanno vedere il flagello del Cielo [...1 L'unica speranza � nel Cielo�, Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II di Roma, Fondo S. Gregorio, 71, lettera n. 228..

10. Biblioteca Casanatense di Roma, Fondo Domenicano, Per. Est. 18.97.111.

11. A tal proposito si veda soprattutto la gi� citata Raccolta di varie lettere..., curata dall'abate Marchetti e stampata a Roma presso Zempel (data sul frontespizio 13 luglio 1796). Vi troviamo una serie di lettere che vari personaggi, tra cui il vescovo Ranuzzi, inviarono a partire dal 27 giugno 1796 da Ancona a Roma per comunicare la notizia dei �miracoli�.

12. Sulla figura di Labre e sulla significativa contiguit� temporale tra l'episodio cita�to e i �miracoli� mariani di Roma, cfr. M. Caffiero, Santit� e controrivoluzione: il caso di Benedetto Labre, in �Dimensioni e problemi della ricerca storica�, n. 2, 1989, pp. 83�104.

13. Invito Sagro per le Sante Missioni, emanato dal Card. Vicario Giulio M. Della Somaglia, Roma 9 luglio 1796, Biblioteca Casanatense di Roma, Fondo Domenicano, Per. Est. 18. 97. 174. Nell'Invito compariva anche un accenno ai prodigi voluti da Dio nei giorni precedenti: �Le voci dei suoi prodigj risuonano ora mai per tutta la nostra Italia, e fra poco ancora s'ascolteranno di l� da Monti�. Le piazze prescelte per le Mis�sioni furono: Piazza Navona, Piazza Barberini (missionario G. Marchetti), Piazza Co�lonna, Piazza di S. Maria in Trastevere, Piazza di S. Maria de' Monti, Piazza di S. Gia�como in Borgo.

14. Futuro vescovo in partibus infidelium di Ancyra (oggi Ankara), l'abate Giovanni Marchetti si era gi� distinto in passato per le polemiche antigianseniste e antifrancesi condotte sulle pagine del Giornale ecclesiastico di Roma, di cui era uno dei principali collaboratori, e attraverso una prolifica attivit� pubblicistica. La struttura generale della sua opera � modellata, come si desume gi� dal titolo, sulle risultanze dei processi formali. A queste egli aggiunse numerose altre notizie emerse da documentazioni extragiudiziali e, in appendice, un breve compendio di relazioni ufficiali compilate dalle autorit� ecclesia�stiche su �consimili prodigj, ammirati in questo tempo fuori Roma�. Si viene cos� a conoscenza dei nomi di centinaia di persone che non furono interrogate formalmente ma che si erano comunque dichiarate disponibili a sottoporsi a costituti regolari tanto da sottoscrivere delle deposizioni giurate, raccolte ed inviate alla Curia da parroci o da autorit� religiose di monasteri e di conventi. In questo vasto gruppo di testimoni figu�rano molte suore e personaggi gi� noti agli storici, come il chirurgo Liborio Angelucci, futuro console della Repubblica Romana del 1798‑99, e Tommaso Gabrini, parroco della Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio a Fontana di Trevi, che era stato in passato confessore di Benedetto Giuseppe Labre e testimone al processo apostolico istruito sulla figura del futuro santo. Cfr. M. Caffiero, Santit� e controrivoluzione: il caso di Benedetto Labre, op. cit.

15. Il libro di Marchetti ebbe una notevole diffusione e fu anche tradotto in francese (edizioni di Hildesheim 1799 e Parigi 1801) e in inglese (Londra 1801). Lo stesso accadde ad altre sue opere, tradotte anche in altre lingue (spagnolo e tedesco). Cfr.: Biografia degli italiani illustri nelle scienze, lettere ed arti del secolo XVIII e de' contemporanei..., a cura di Emilio De Tipaldo, voce su � G. Marchetti�, vol. VIII, Vene�zia 1841, pp. 348‑357. Nello stesso anno 1797, presso lo stampatore vescovile Gio�vanni Tomassini di Foligno, fu pubblicato quasi integralmente il solo ragionamento preliminare posto da Marchetti all'inizio della sua opera (Ragionamento sui prodigj avvenuti in molte sagre immagini specialmente di Maria SS.ma.._ pp. 63). Nell'avver�tenza al lettore troviamo esposte le ragioni che avevano sconsigliato l'edizione com�pleta del testo: la sua eccessiva lunghezza, il costo elevato (cinque paoli la versione coi �rami�), la natura del tema trattato (fatti soprannaturali, �difficolt� terza per chi ci crede un po' poco�). Viceversa il solo Ragionamento era �di s� piccola mole da non atterrire alcuno�, costava solo sei baiocchi, era sufficiente a �dileguare le prevenzioni e la dubbiezza, e persuadere chi non vuole essere ostinato� e poteva �spargersi ne' grandi e ne' piccoli paesi, ove forse tra non molto si parler� di tali Prodigj.�

16. Desidero ringraziare in questa sede il Direttore dell'Archivio, mons. Gabriele Crognale, che mi ha gentilmente permesso la consultazione dei documenti. 1 due volumi sono stati mostrati al pubblico nella Mostra iconografico‑documentaria Rivoluzione francese e Roma, Roma 16 maggio‑4 giugno 1990, organizzata dalla Primaria Associa�zione Cattolica Artistico‑Operaia. Le edizioni Artistico‑Operaia hanno pubblicato un ca�talogo della mostra (Roma, 1990).

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