Simonetta Bernardi

FERDINAND GREGOROVIUS NEL CENTENARIO DELLA MORTE (1891‑1991)

 

In occasione della ricorrenza del centenario della morte di Ferdinand Gregorovius, personaggio di spicco nella Roma travagliata nel mutamento da nucleo centrale dello Stato Pontificio a capitale del Regno d'Italia, si � tenuto, presso l'Istituto Storico Germanico di Roma, un convegno che ha messo a confronto studiosi di diverse nazionalit� e formazioni. I lavori, che pure rischiavano di svolgersi su piani distinti per le specifiche tematiche affrontate: Gregorovius politico, viaggiatore, poeta, diarista, storico, cultore dell'arte e della natura, si sono perfettamente integrati e da essi � emerso un quadro che si pu� considerare il pi� completo per inserire il personaggio nei limiti che gli competono e ristudiarne l'opera. Nell'introdurre i lavori, J. Petersen traccia un lucido profilo di Gregorovius mettendone in evidenza le componenti spirituali, culturali e politiche che lo resero un cosi attento e sensibile osservatore delle vicende cui fu partecipe. Il grand tour, che dette una svolta determinante alla sua vita, pur potendo esser visto secondo l'ottica goetiana del pellegrinaggio culturale alla riscoperta della storia la ricerca di archivi di pietra (G. Cusatelli, Gregorovius e la tradizione del viaggio dei tedeschi in Italia) ‑ si pu� pi� verosimilmente interpretare come la fuga di un politico deluso dalla Germania post‑rivoluzionaria del 1848‑49, al fine di ritrovare un nuovo equilibrio spirituale mediante il contatto con una realt� pi� aderente alla natura. La prima meta di Gregorovius alla ricerca di rinnovati impulsi vitali, � stata infatti la Corsica (F. Pomponi, Gregorovius alla scoperta della Corsica) di cui descrisse, con stile giornalistico, paesaggi e costumi, ma dove anche frequent� la colonia dei fuorusciti francesi: gli ideali politici erano ancora emergenti nella sua spiritualit�. Ma l'autentica rivelazione della personalit� di Gregorovius si ebbe nel viaggio in Italia: doveva trattarsi di un viaggio per ritrovare se stesso ed esplicare la propria vena poetica ‑ in realt� legata a schemi letterari tradizionali (E. Osterkamp, Ferdinand Gregorovius poeta) ‑ si trasform� in un soggiorno che interess� il periodo centrale (1852‑1874) nonch� il pi� fertile della sua vita. Le premesse spirituali e culturali secondo le quali egli affront� l'Italia e in particolare Roma sono state messe in lucida evidenza da H.W. Kruft (Gregorovius e la visione di Roma) il quale distingue il Gregorovius da Gibbon, Niebuhr e Mommsen ‑ autori con i quali pu� venire spontaneo allinearlo ‑ sia per il suo diverso approccio con le questioni storiche, il suo rivolgersi al medioevo, periodo fino ad allora considerato di tran�sizione, quindi senza caratteristiche peculiari, sia soprattutto perch� questo autore concepiva far storia come il ritrarre una forma di esisten�za per cui la sua ricerca scaturiva dalle stesse radici da cui scaturivano i suoi lavori poetici e giornalistici. Il suo primo contatto fu con il mondo culturale piemontese: qui prese consapevolezza della crisi della lettera�tura italiana divisa tra l'attaccamento ai classici e le nuove tendenze ric�che di fervori nazionali. Questo ambiente rivitalizz� in Gregorovius tutte le aspirazioni e gli ardori delusi dagli eventi del '48 e matur� in lui il passaggio da poeta, viaggiatore, giornalista, osservatore del mondo in breve, a storico. Un quadro molto dettagliato di tale cammino ideale � tracciato da J. Petersen (L'immagine del17talia contemporanea nei �Wanderjahre�) e si pu� ulteriormente approfondire con la rilettura dei diari del Gregorovius, presentati in una nuova edizione completa e commentata (M. Volkel, l diari romani di Ferdinand Gregorovius). Si tratta di due diari: il primo copre tutto il periodo italiano (1852‑1874), il secondo, rimasto finora nella gran parte inedito, riguarda il tempo suc�cessivo (1875‑1889) fin quasi alla sua morte. Le annotazioni in essi contenute sono molto interessanti sia perch� sono un continuo com�mento del Risorgimento italiano visto dagli occhi di un tedesco, sia perch�, dal racconto della sua vita quotidiana nella Roma di Pio IX, emerge un Gregorovius attento ed analitico osservatore della societ� che lo circonda, e, soprattutto, perch� ci mostrano la genesi della sua opera fondamentale, la Storia della citt� di Roma nel medioevo. Un primo approccio con le vicende del papato Gregorovius lo affronta nel saggio Le tombe dei papi, da lui stesso considerato opera preparatoria della maggiore Storia di Roma (M. Borgolte, Fra �essay inglese� e �studio storico�. �Le tombe dei papi� del Gregorovius 11854‑81 J). Sorto con la forma letteraria dell'essay, tale lavoro fu pi� volte ripreso dall'autore il quale aveva concepito il proposito di esporre la storia del papato e della sua decadenza attraverso i monumenti funerari. Tale progetto tuttavia non consegu� risultati soddisfacenti per la frammenta�riet� della documentazione ‑ le tombe sono conservate in successione solo a partire dal sec. XIV e Gregorovius non si impegn� a cercarne altre, specie extra urbane ‑ ma, soprattutto, per la scarsa partecipazione dell'autore a una ricerca di tal genere: il suo interesse era per la vita dell'uomo, e il mondo romano era per lui continua fonte di sollecita�zioni. Come si configurasse tale ambiente � stato lucidamente descritto da G. Talamo (La societ� romana durante il soggiorno di Gregorovius): con un dettagliato esame del movimento demografico, dei rapporti fra classi sociali, dell'andamento dei prezzi e dei salari, del mutamento del tenore di vita, egli mostra sotto quali aspetti materiali e spirituali la Ro�ma che accolse il Gregorovius agli inizi degli anni Cinquanta non fosse pi� la stessa ch'egli lasci� capitale d'Italia. E questa trasformazione fu vissuta da Gregorovius in maniera drammatica: dalla sua profonda comprensione ed attaccamento agli aspetti pi� nascosti ‑ l'anima ‑ di Roma, scatur� la sua accorata, per quanto inutile, difesa dei pi� recon�diti valori della citt� nei confronti della ventata innovatrice della buro�crazia post‑unitaria armata di piccone. Gregorovius, personaggio ormai celebre ‑ cittadino onorario di Roma, accademico dei Lincei, accade�mico di San Luca ‑ segue con pena e raccapriccio lo stravolgimento di un assetto urbanistico cos� pieno di significato: il disfacimento della sua Roma medievale (C. De Seta, Gregorovius e le polemiche sui cambia�menti urbanistici di Roma dopo il 1870). Tenta di opporsi a questo saccheggio elargendo consigli alle pubbliche autorit�: propone, fra l'altro, la compilazione di un Album Tiberinum ‑ documentazione sistematica di quanto si trovava lungo le sponde del fiume ‑; stigmatizza con severi giudizi gli amministratori della nuova capitale; quindi passa alla pubblica denunzia pubblicando sul Beilage zur Algemeinen Zeitung una lettera aperta al presidente dell'Accademia di San Luca, architetto Andrea Busiri Vici, in cui depreca le distruzioni in nome di una pre�sunta modernizzazione. Tutte queste iniziative rimasero lettera morta e al Gregorovius, oramai lontano, ma sempre partecipe della vita di Roma, non rest� altro che l'amarezza di veder sconvolta la sua citt�. Ma, pur soffrendo questa trasformazione, il Gregorovius ritrov� in essa degli elementi perenni con valenza universale: la forza spirituale della Chiesa, l'incalzare delle ideologie razionali. Ritrova dunque papato e impero, Germania e Italia, cattolicesimo e riforma, medioevo improntato alla fede e et� moderna alla scienza: tutti concetti con validit� generale che egli applicher� in egual misura alla Roma medievale e a quella risorgimentale. E proprio l'interesse per Roma medievale si pu� interpretare come un tentativo di spiegarsi le vicende di cui � testimone con il ricostruire il processo che condurr� alla fine dello Stato Pontifi�cio. E pur se il primo impulso del Gregorovius nel narrare il tramonto di Roma ha in s� una sollecitazione poetica ‑ la visione dal ponte Quat�tro Capi delle rovine di un'antica grandezza ‑ su questo primo impulso

si sovrappone l'interesse per la rinascita di Roma, che diventer�, fatto unico nella storia, per la seconda volta signora del mondo. Proprio la nascita e il trionfo del cristianesimo spiegano la rinascita di Roma: infatti i principi universali di questa religione dovevano esplicarsi da una sede gi� predisposta a diventare il centro ideale dell'umanit�. Da ci� consegue che la rinascita di Roma ‑ la Roma medievale ‑ avviene in funzione di una palingenesi cristiana (G. Amaldi, Gregorovius storio�grafo della citt� di Roma: l'alto medioevo, una rilettura). Alle vecchie strutture del potere imperiale si sostituiscono i simboli della nuova religione: Pietro e Paolo sono i creatori leggendari della nuova Roma. 1 vescovi romani del sec. V, quali successori di Pietro, acquisiscono particolare autorit� nel mondo cattolico, emanando da Roma nei grandi concili ecumenici definizioni decisive del dogma cristiano, e subentrano in tal modo agli imperatori cristiani quali artefici della rinascita di un ordinamento universale. Tale � la condizione essenziale perch� si possa realizzare la fusione fra mondo antico e mondo moderno ‑ inteso come mondo emerso dalla fusione con i popoli nuovi, i germani ‑: la persi�stenza di Roma come elemento di coesione del mondo cristiano. E il fi�ne ultimo di questa fusione fra mondo antico e mondo moderno, fra la tradizione latina e i popoli nuovi � quello di preparare una nuova Evo�luzione dell'umanit�: il primato della ragione e della scienza da cui con�segue la riforma protestante e l'affermarsi delle ideologie nazionali. Ma il Gregorovius pu� essere considerato un vero storico? Le sue opere sono frutto di una ricerca metodica sostenuta da una ricognizione accu�rata delle fonti oppure scaturiscono da una visione momentanea che suscita interpretazioni sentimentali? La visione della vita condiziona le sue interpretazioni? In breve si pu� a miglior ragione considerare giornalista e romanziere? A tali domande, che hanno condizionato il giudi�zio su Gregorovius nel secolo trascorso dalla sua morte, ha dato una risposta dal punto di vista storiografico A. Esch (Gregorovius storio�grafo della citt� di Roma: il tardo medioevo e primo rinascimento, una rilettura). Con un'analisi approfondita sui temi trattati e non trattati da Gregorovius nella storia di Roma nel periodo tardo medievale‑rinasci�mentale, sul suo approccio con gli argomenti, sulla metodologia segui�ta, sull'uso delle fonti ‑ all'epoca l'Archivio Vaticano non era accessi�bile ‑ lo studioso ne quantifica la valenza scientifica e mostra quanto di ancora attuale resta nel suo lavoro, quanto fu solo frutto della sugge�stione del momento. Da questo esame emerge un Gregorovius storico totale, antesignano di metodologie pi� recenti, con un gran talento atemporale nel rappresentare i fatti nei loro nessi storici tenendo conto dei settori vitali pi� diversi, capace di congiungere il racconto e la riflessione storica, strettamente legato alle fonti anche quando ‑non le cita. Questa valutazione, tuttavia, � frutto di una rilettura fatta a un se�colo di distanza, suffragata da un bagaglio di conoscenze ben consi�stente e sostenuta da un'analisi metodologica molto raffinata, mentre il giudizio dei contemporanei e degli immediati successori � molto pi� condizionato dal momento contingente. Infatti come le vicende cui par�tecip� da protagonista ebbero un peso determinante nella sua produzio�ne letteraria, ugualmente influenzarono i giudizi che i contemporanei e i pi� prossimi successori espressero su di lui (A. Forni, La fortuna di Gregorovius in Italia). In effetti si tratta di giudizi compositi in cui concorrono sia la sua figura politica, sia la sua valenza letteraria, sia la sua credibilit� di storico. L'uno o l'altro di questi fattori � prevalso secondo la contingenza del momento, per cui mentre nei primi anni della sua discesa in Italia si celebr� il poeta rivoluzionario, durante il suo soggiorno romano l'attenzione s'incentr�, sia positivamente che in senso negativo ‑ 1874: condanna da parte della Congregazione dell'In�dice ‑ sullo storico del medioevo; infine, specie negli ambienti cattolici, la fama di letterato con caratteristiche divulgative mise in ombra le sue qualit� di storico. Tutto ci� ebbe ripercussioni negative non tanto sulla diffusione quanto sulla chiave di lettura della sua opera: essendo entrata nei circuiti della letteratura popolare, la Storia di Roma ha avuto nume�rose per quanto sempre pi� scadenti edizioni che hanno falsato lo stu�dio critico dell'autore. Questo convegno ha aperto la strada a una nuova e pi� serena riflessione sull'opera di Gregorovius: � auspicabile che tale impulso a ristudiare e rivalutare la Storia della citt� di Roma nel Medio Evo sortisca esiti positivi.